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Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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Interocezione ed Esterocezione: Il "sé biologico o immunologico" è un prodotto del sistema nervoso centrale e crea continuamente mappe neurali dello stato dei vari organi del corpo che i robot umanoidi non possono avere
TEORIE > CONCETTI > QUANTISTICA2
Scopo di questa pagina
La vita mentale dell'essere umano si fonda su un'architettura neurale formatasi in milioni di anni. Scrive lo psicologo Daniel Goleman nel libro "Intelligenza emotiva": Se parliamo in termini di biologia dei fondamentali circuiti neurali dell'emozione, dobbiamo ammettere che quelli di cui siamo dotati sono i meccanismi rivelatisi più funzionali nelle ultime cinquantamila generazioni umane - si badi bene, non nelle ultime cinquemila, e meno che mai nelle ultime cinque. Le forze che hanno plasmato le nostre emozioni, forze evolutive, lente e ponderate, hanno impiegato un milione di anni per compiere il loro lavoro; nonostante gli ultimi diecimila anni siano stati testimoni della rapida ascesa della civiltà e dell'esplosione della popolazione umana da cinque milioni a cinque miliardi di anime, essi hanno tuttavia lasciato pochissime tracce nella matrice biologica della vita emotiva umana."  La maggior parte delle persone, secondo uno studio limitato a poche migliaia di soggetti, passano il 46,9 per cento del loro tempo di veglia pensando a qualcosa di diverso da ciò che stanno facendo. Il motivo è, secondo lo psicologo Michael Corballis, che il vagare della mente ha portato a innumerevoli vantaggi all'evoluzione umana, quali: creatività, apprendimento, ragionamento, ecc. tutti vantaggi di cui i robot umanoidi sono piuttosto privi!

Punto chiave di questa pagina
Lazar:  Il primo studio ha esaminato i meditatori a lungo termine rispetto a un gruppo di controllo. Abbiamo scoperto che i meditatori a lungo termine hanno una maggiore quantità di materia grigia nell’insula e nelle regioni sensoriali, nella corteccia uditiva e sensoriale. Il che ha senso. Quando sei consapevole, presti attenzione al tuo respiro, ai suoni, all'esperienza del momento presente e spegni la cognizione. È ovvio che i tuoi sensi sarebbero migliorati. Abbiamo anche scoperto che avevano più materia grigia nella corteccia frontale, che è associata alla memoria di lavoro e al processo decisionale esecutivo. È ben documentato che la nostra corteccia si restringe man mano che invecchiamo: è più difficile capire e ricordare le cose. Ma in questa regione della corteccia prefrontale, i meditatori di 50 anni avevano la stessa quantità di materia grigia dei meditatori di 25 anni. Quindi la prima domanda era: forse le persone con più materia grigia nello studio ne avevano più prima di iniziare a meditare. Quindi abbiamo fatto un secondo studio. Abbiamo preso persone che non avevano mai meditato prima e abbiamo sottoposto un gruppo a un programma di riduzione dello stress basato sulla consapevolezza di otto settimane.
Punti di riflessione
Il cervello non è solo una macchina per pensare, e il corpo non è là per muoversi. (Anil Seth)
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Sappiamo quale emozione stiamo vivendo in un dato momento solo grazie alle nostre sensazioni interocettive. (Kelly Mahler)
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Il radicamento nel singolo corpo è [per l'uomo] il prezzo da pagare per accedere a qualsiasi esperienza qualitativa. (Gerald Edelman, Giulio Tononi)
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La gente spesso dice che questa o quella persona non ha ancora trovato se stessa. Ma 'se stessi' non è qualcosa che si trova, è qualcosa che uno si crea. (Thomas Szasz)
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Sembra che siamo programmati per alternare divagazione mentale e attenzione, e che le nostre menti siano disegnate per vagare, che la cosa ci piaccia o meno. Per adattarci a un mondo complesso abbiamo bisogno di fuggire dall'hinc et nunc, considerare futuri possibili, rimuginare sugli errori passati, comprendere come funzionano le menti degli altri. Il vagare con la mente è soprattutto fonte di creatività, la scintilla dell'innovazione che porta nel lungo periodo a una crescita del benessere, piuttosto che a una sua diminuzione. (Michael Corballis)
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Molti sistemi biologici periferici esistono all'interno di una rete di connessioni neurali ed endocrine che mediano l'influenza del cervello sulla funzione biologica periferica. Connessioni dal corpo al cervello sono bidirezionali nella maggior parte di questi sistemi. Questa disposizione anatomica e funzionale permette alla mente di influenzare il corpo e viceversa. La meditazione è una forma di addestramento mentale che coinvolge la volontaria alterazione di schemi di attività neurale e può avere effetti sulla biologia periferica attraverso questi meccanismi. (Richard Davidson)
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Ciò che cerchiamo di fare è di creare un ambiente dove la gente possa imparare a rallentare nella vita - o forse anche a fermarsi - e familiarizzare con il calmare il corpo, osservando che cosa succede sia nel corpo sia nella mente e coltivando una certa sorta di intimità con il momento presente così com'è. Viviamo perlopiù nel futuro, preoccupandoci o pianificando, o nel passato, ricordando cose accadute prima e a volte deformandole del tutto. (Jon Kabat-Zinn)
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La meditazione, o addestramento mentale, è in grado di modificare le reti neurali e di coordinare le oscillazioni nelle regioni del cervello. La meditazione è uno strumento molto potente. Regola le funzioni neuroendocrine, ormoni che hanno possenti effetti su praticamente ogni sistema del corpo. Abbiamo imparato che la meditazione accresce la consapevolezza e l'impegno e potenzialmente aumenta il benessere migliorando il sistema immunitario. Può di fatto limitare le malattie. (Ralph Snyderman da "La meditazione come medicina p. 220)
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L'impatto dell'interocezione si estende oltre i riflessi omeostatici/allostatici: si propone che esso sia fondamentale per la motivazione, l'emozione (sentimenti affettivi e comportamenti), cognizione sociale e autocoscienza. Questa visione è supportata da un corpo crescente di prove sperimentali che collegano le funzioni fisiologiche periferiche ai processi mentali. (Manos Tsakiris, Hugo Critchley)
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Ho migliorato le mie capacità di ascolto. Riesco a rimanere concentrato sull'importante piuttosto che sull'urgente, mantenendo un atteggiamento calmo, rilassato e ottimista e non sono più distratto o infastidito dalle piccole cose. (Dave Gray)
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Uno studio condotto dalla neuroscienziata Sara Lazar, nel 2005, organizzato dal Max Planck Institute, ha scansionato il cervello di un gruppo di praticanti che dedicavano ogni giorno dai 30 ai 50 minuti per la pratica della Meditazione. Lo studio è durato alcuni mesi e i soggetti, maschi e femmine, sono stati scelti in età tra i 25 e i 60 anni. I risultati furono sorprendenti e inequivocabili. Nei soggetti che praticavano meditazione, rispetto ad un analogo gruppo sperimentale di persone simili ma non praticanti, si riscontrò un evidente aumento della materia grigia, principalmente nell’area frontale del cervello, con un accrescimento del potenziale mnemonico e di una velocizzazione dei processi decisionali. Fu osservato anche un aumento della capacità empatica e di comprensione delle altre persone. (Sara Lazar al.)
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L’amigdala è coinvolta nella regolazione dell’ansia, dell’aggressività, delle risposte allo stress, dei ricordi legati alle emozioni e della cognizione sociale. È coinvolta nell’attivazione della risposta “combatti o fuggi”, influenzando come reagiamo a situazioni potenzialmente pericolose. Sebbene ciò sia adattativo e ci aiuti a rimanere al sicuro, può diventare disregolato e portare a una risposta iperattiva. Coloro che hanno un’amigdala iperattiva possono percepire queste risposte anche quando non sono in pericolo. Ciò può essere stressante ed esauriente. Poiché l’amigdala è collegata a ricordi emotivi oltre che alle emozioni attuali, è coinvolta nei cosiddetti “flashbulb memories” o ricordi vividi e dettagliati di eventi sorprendenti e emotivamente significativi o momenti storici. (Interterapia)
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Come può qualcosa così semplice come una posizione yoga o lo star seduto a osservare il proprio respiro, come può qualcosa del genere portare a tutti questi diversi tipi di cambiamento? Quello che sappiamo è che, quando si ripete un comportamento più e più volte, questo può portare a cambiamenti nel cervello. Questo è ciò che viene chiamato plasticità cerebrale. Che significa semplicemente che il cervello è plastico e che i neuroni possono modificare, con l’esperienza, il modo in cui comunicano tra di loro. (Sara Lazar)
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Gli effetti sull’amigdala sono particolarmente interessanti, perché studi condotti su roditori posti sotto stress hanno rilevato un aumento nella dimensione dell’amigdala per effetto di tensioni continuative. In condizioni di forte stress e paura, questa parte del cervello tende ad aumentare le sue dimensioni. Questo è significativo, perché l’importanza dell’amigdala è rilevante nella nostra vita. (Andrea Di Terlizi)
Il "sé biologico o immunologico" crea continuamente mappe neurali dello stato dei vari organi del corpo allo scopo di mantenerlo in vita. L'interocezione è un prodotto del sistema nervoso centrale, un costrutto basato sull'integrazione di varie fonti. Nel tempo il significato di interocezione si è trasformato da restrittivo (che prevede solo le sensazioni derivanti dai visceri) a inclusivo (come esperienza fenomenologica dello stato corporeo, esperienza che è un prodotto del sistema nervoso centrale)
Interocezione: il sé biologico
Il sé è una componente critica della coscienza, e la consapevolezza di sé, il "sentire", rivela una profonda e ineludibile radice corporea, che non risiede soltanto nel cervello: la retroazione del corpo, a livello propriocettivo ed interocettivo, coinvolge tutto il corpo (di cui il cervello, naturalmente, fa parte).

È necessario, dunque, secondo il neurofisiologo Antonio Damasio (vedi bibliografia 2003), superare il dualismo corpo/cervello in cui anche le neuroscienze sono ricadute, e considerare le due componenti, strettamente intrecciate, che costituiscono il sé, cioè il "sé mentale" (che crea continuamente mappe neurali di oggetti ed eventi del mondo esterno che attingendo alla memoria ci permettono di ricostruire un'autobiografia e un senso di identità), e il "sé biologico o immunologico" (che crea continuamente mappe neurali dello stato dei vari organi del corpo allo scopo di mantenerlo in vita).
Le recenti tecniche di brain imaging hanno permesso di dimostrare che il feedback, integrato centralmente nel cervello, e proveniente da varie parti del corpo gioca un ruolo determinante nell'esperienza emotiva.
La consapevolezza corporea di sè include l’interocezione, ovvero il sentire il nostro respiro, la nostra digestione, la nostra attivazione, il nostro dolore, la nostra fatica, ecc e allo stesso tempo una consapevolezza di movimento e coordinazione fra le diverse parti del corpo e fra il corpo e l’ambiente.
Essa concerne l’essere in un presente emozionale soggettivo. L'interocezione è un prodotto del sistema nervoso centrale, un costrutto basato sull'integrazione di varie fonti. Nel tempo il significato di interocezione si è trasformato da restrittivo (che prevede solo le sensazioni derivanti dai visceri) a inclusivo (come esperienza fenomenologica dello stato corporeo, esperienza che è un prodotto del sistema nervoso centrale).
Il sé è una componente critica della coscienza, e la consapevolezza di sé, il "sentire", rivela una profonda e ineludibile radice corporea, che non risiede soltanto nel cervello, nel quale risiede il "sé mentale" (che crea continuamente mappe neurali di oggetti ed eventi del mondo esterno), ma anche il "sé biologico o immunologico" (che crea continuamente mappe neurali dello stato dei vari organi del corpo allo scopo di mantenerlo in vita).
Quindi la retroazione del corpo, a livello propriocettivo ed interocettivo, coinvolge tutto il corpo
Alcuni stimoli interocettivi
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Come l'essere umano percepisce se stesso nel mondo
Nella figura sottostante: Inferenza e percezione. Le frecce verdi rappresentano le predizioni esterocettive (e gli errori di previsione) alla base del contenuto percettivo, come l'esperienza visiva di un pomodoro. Le frecce arancioni rappresentano le previsioni propriocettive dell'azione relativa e l'esperienza della proprietà del corpo. Le frecce blu rappresentano le previsioni interocettive che stanno alla base dell'emozione, dell'umore e della regolazione autonomica.

Il primo a introdurre nella terminologia medica propriocezione, interocezione ed esterocezione fu il premio Nobel Charles Scott Sherrington nel 1906. In particolare il termine interocezione è oggi oggetto di molti studi a causa della sua influenza nell'esperienza emotiva umana.

  • Propriocezione (proprioception): è la percezione inconscia (di natura neurologica) del movimento, della posizione e dell'equilibrio del proprio corpo dovuto ai propriocettori, cioè alle sensazioni provenienti dalle terminazioni nervose dei muscoli e delle articolazioni oltre che dall'orecchio interno

  • Interocezione (interoception): è la consapevolezza dei segnali provenienti dal corpo dell'individuo (dai suoi organi interni quali cuore, polmoni, stomaco, ecc)

  • Esterocezione (exteroception): è la consapevolezza di tutti gli stimoli provenienti ai sensi dal mondo esterno al soggetto (stimoli visuali, uditivi, olfattivi, tattili, gustativi)
Percezione umana
Come la meditazione può cambiare i percorsi neurali bloccando il costante flusso narrativo
In assenza di compiti che richiedono attenzione deliberata la nostra mente tende a vagare, passando da un pensiero all'altro con fluidità. Come mostrato dagli studi degli psicologi Malia Mason et Al. (vedi bibliografia), questo vagabondaggio mentale segue dei percorsi neurali che costituiscono una modalità di base (chiamata Default Network) che si attenua quando l'attenzione della mente viene richiamata a un compito specifico. Le ricerche di Norman Farb si sono concentrate sul confronto neuronale di due tipi di focus attenzionale:

  • Focus narrativo: associato a esperienze nel tempo che seguono un percorso neurale posto nella corteccia mediale prefrontale

  • Focus esperienziale: associato all'esperienza somatica (basata sull'attenzione al corpo e al respiro) del "momento presente"

Scrive Jon Kabat Zinn nel libro "La meditazione come medicina" (p. 248):

L'addestramento del MBSR [un protocollo meditativo Mindfulness di otto settimane] si risolse in riduzioni marcate e pervasive dell'attività dei circuiti associati con il focus narrativo e un'aumentata attivazione della rete associata con il focus esperienziale. Ciò suggerisce che queste due forme molto diverse di auto referenzialità, che spesso avvengono in contemporanea, possono essere separate attraverso l'addestramento alla mindfulness, una scoperta che potrebbe essere di importanza clinica per allentare la presa di narrazioni egocentriche associate alla ruminazione mentale depressiva e ad altre abitudini inconsce di preoccupazione per se stessi e assorbimento in se stessi che causano e amplificano la sofferenza.

Le ricerche di Norman Farb offrono prove di plasticità attenzionale basate sull'esperienza, e dell'efficacia della meditazione sulla qualità dell'attenzione e la gestione delle emozioni. Scrive Carrie Heather (vedi bibliografia):

Ricerche recenti dimostrano che focalizzare l'attenzione sul flusso della narrazione della coscienza, come la memoria e l'autoconoscenza riflessiva, utilizza un percorso neurale separato rispetto a quello di focalizzare l'attenzione sull'esperienza sensoriale del momento presente. Secondo il neuropsicologo Norman Farb, esiste una fondamentale disconnessione neurale tra questi due distinti modi di autoconsapevolezza.

Quando dirigiamo la nostra attenzione sul respiro e sulle sensazioni corporee interne il nostro cervello si modifica, rafforzando il percorso neurale del focus esperienziale e sopprimendo il flusso indesiderato del focus narrativo. Attraverso la pratica meditativa costante diventa più facile accedere a questi percorsi neurali che incrementano l'attenzione per l'esperienza interiore (del corpo-cervello) nella vita quotidiana.
Scrive Norman Farb (vedi bibliografia 2007):

Un ostacolo allo studio della consapevolezza centrata sul presente è la consolidata tendenza della mente a vagare e diventare distratta dal momento presente in favore di un pensiero temporalmente distante e indipendente dallo stimolo.
Conclusioni (provvisorie): importanza del corpo per la costituzione della "mente"
Una caratteristica spesso trascurata della mente umana è la sua propensione a vagare. Il vagabondaggio della mente si attua in una serie di regioni corticali che sono attive quando il cervello è a riposo, cioè quando non è impegnato in un compito cognitivo specifico. Tali aree sono state denominate "Default Mode Network" (DMN). Secondo uno studio condotto dagli psicologi Matthew A. Killingsworth e Daniel T. Gilbert, le persone passano il 46,9 per cento del loro tempo di veglia pensando a qualcosa di diverso da ciò che stanno facendo. Questo "vagare" del pensiero, indipendente da stimoli, sembra essere la modalità di default della mente, che ha consentito grandi vantaggi evolutivi quali l'apprendimento, il ragionamento, la pianificazione, la creatività e tanti altri (e di questi aspetti scrive lo psicologo Michael Corballis nel libro "La mente che vaga"). Tuttavia esso può avere dei pesanti costi emotivi, come hanno evidenziato le psicologhe Sonja Lyubomirsky e Susan Nolan-Hoeksema. Infatti, quando l'oggetto delle divagazioni sono elaborazioni autoreferenziali focalizzate su se stessi, allora il pensiero ripetitivo e la predilezione per stati d'animo negativi provoca ciò che la Lyubomirsky e la Nolan-Hoeksema hanno denominato "ruminazione". Ci sono persone nelle quali questa tendenza a "ruminare" diventa un tratto stabile della loro personalità, portandole verso fenomeni depressivi più o meno gravi. Era noto da tempo ai neuroscienziati che l'attività cerebrale non si ferma mai, ma solo nel 2001 il neuroscienziato Marcus Reichle riuscì a registrare l'attività cerebrale in varie condizioni. Come abbiamo visto, in assenza di compiti che richiedono attenzione deliberata la nostra mente tende a vagare, passando da un pensiero all'altro con fluidità, e come mostrato dagli studi degli psicologi Malia Mason et Al., questo vagabondaggio mentale segue dei percorsi neurali che costituiscono una modalità di base (chiamata Default Network) che si attenua quando l'attenzione della mente viene richiamata a un compito specifico. Le ricerche di Norman Farb si sono concentrate sul confronto neuronale di due tipi di focus attenzionale: (1) Focus narrativo: associato a esperienze nel tempo che seguono un percorso neurale posto nella corteccia mediale prefrontale (2) Focus esperienziale: associato all'esperienza somatica (basata sull'attenzione al corpo e al respiro) del "momento presente". Scrive lo psicologo Jon Kabat Zinn nel libro "La meditazione come medicina": "L'addestramento del MBSR [un protocollo meditativo Mindfulness di otto settimane] si risolse in riduzioni marcate e pervasive dell'attività dei circuiti associati con il focus narrativo e un'aumentata attivazione della rete associata con il focus esperienziale. Ciò suggerisce che queste due forme molto diverse di auto referenzialità, che spesso avvengono in contemporanea, possono essere separate attraverso l'addestramento alla mindfulness, una scoperta che potrebbe essere di importanza clinica per allentare la presa di narrazioni egocentriche associate alla ruminazione mentale depressiva e ad altre abitudini inconsce di preoccupazione per se stessi e assorbimento in se stessi che causano e amplificano la sofferenza." La meditazione mindfulness è: "creare un ambiente dove la gente possa imparare a rallentare nella vita - o forse anche a fermarsi - e familiarizzare con il calmare il corpo, osservando che cosa succede sia nel corpo sia nella mente e coltivando una certa sorta di intimità con il momento presente così com'è. Tra l'altro iniziano a venir fuori evidenze neuroscientifiche (vedi bibliografia Sara Lazar) che riguardano una riduzione dell'attività dell'amigdala durante la meditazione che portano a una riduzione del cortisolo, e inoltre un ispessimento di diverse parti della materia grigia che consentono di immaginare un benefico ricablaggio dei percorsi neurali dovuto alla meditazione, ottenuto in poche settimane. Viviamo per lo più nel futuro, preoccupandoci o pianificando, o nel passato, ricordando cose accadute prima e a volte deformandole del tutto." Meditate gente...meditate...
per scaricare le conclusioni (in pdf):
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Pagina aggiornata il 12 maggio 2024

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Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
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