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Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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Gli Stili di vita che portano a una infiammazione metabolica cronica
TEORIE > CONCETTI > MEDICINA
Scopo di questa pagina
Purtroppo, pare sia vero che alcune delle nostre abitudini danneggiano la nostra salute e l'aspettativa di vita. Ormai esistono prove scientifiche che il nostro stile di vita può influenzare negativamente il metabolismo procurandoci uno stato di infiammazione cronica che può comportare l'insorgenza di diverse malattie autoimmuni come scrive l'immunologa Annette Christ: "Malattie autoimmuni come la sclerosi multipla (SM), l'artrite reumatoide (AR), la malattia infiammatoria intestinale (IBD), il diabete di tipo 1 (T1D) e la psoriasi (Ps) sono  un insieme eterogeneo di malattie che condividono caratteristiche comuni tra cui eziologie multifattoriali e un coinvolgimento di meccanismi patologici autoimmuni mediati da cellule T e un decorso clinico che spesso richiede la gestione della malattia per tutta la vita."  La nostra normale condizione a cui porta il nostro stile di vita è quella di "sovralimentazione cronica", come scrive l'endocrinologa Alina Kuryłowicz: "L'eccesso di nutrienti nel corso dell'obesità altera il metabolismo degli adipociti portando a una disfunzione mitocondriale che contribuisce allo stress del reticolo endoplasmatico, all'ipossia e all'ipertrofia cellulare." Le perturbazioni ambientali rimodellano le reti biologiche, alterano il rischio di malattia e modulano l'emergere di variazioni genetiche ed epigenetiche. Il genetista Bernardo Lemos ha affermato: "Speriamo che l'orologio ribosomiale fornisca nuove intuizioni sull'impatto dell'ambiente e sulle scelte personali sulla salute a lungo termine". L'orologio a DNA ribosomiale (rDNA) scoperto da Lemos può essere usato per determinare con precisione sia l'età cronologica che quella biologica di un individuo. Esso ha applicazioni potenzialmente ampie, inclusa la misurazione del modo in cui l'esposizione a determinati inquinanti o interventi dietetici accelerano o rallentano l'invecchiamento in una varietà di specie, inclusi topi e umani. Vari studi preclinici (vedi pagina Cos'è il NAD+) hanno evidenziato che la presenza della molecola NAD+ nell'organismo umano è indice di buona salute cellulare e, a questo proposito, la biologa Elena Katsyuba scrive "Si osserva un aumento dei livelli di NAD + a seguito dall'attivazione della sirtuina in situazioni di deficit energetico, come il digiuno, la restrizione calorica (CR), l'alimentazione a basso contenuto di glucosio e l'esercizio fisico."  Ecco perchè il deficit energetico è ritenuto una condizione che favorisce la longevità. Il genetista Giuseppe Passarino scrive: "Nel complesso, sebbene la variabilità comune conti solo per il 25% della variabilità della durata della vita umana, la conoscenza delle basi genetiche che modulano la longevità può dare suggerimenti significativi sulla modulazione dello stile di vita al fine di mantenere la longevità e prolungare la durata della salute. Ciò significa che alcuni soggetti possono raggiungere la longevità a causa di una fortunata combinazione di polimorfismi che permettono loro di avere un efficiente metabolismo o una risposta efficiente a diversi stress. La maggior parte degli altri può ottenere un risultato simile indirizzando gli stessi percorsi con uno stile di vita o iniziative appropriate. In questo contesto, l'importanza dei fattori epigenetici, sia come biomarcatori dell'invecchiamento che come target di intervento, crescerà sicuramente nel prossimo futuro." Se avessimo a cuore la nostra longevità dovremmo praticare uno stile di vita antinfiammatorio.
La pistola fumante dentro di noi
rDNA
I ricercatori Bernardo Lemos e Meng Wang, del Dipartimento di salute ambientale di Harvard, hanno ipotizzato che l'rDNA sia una "pistola fumante" nel controllo genomico dell'invecchiamento.
Il punto chiave
La rilevanza del contesto ambientale per l'espressione del genoma è inequivocabile. Le perturbazioni ambientali rimodellano le reti biologiche, alterano il rischio di malattia e modulano l'emergere di variazioni genetiche ed epigenetiche. (Bernardo Lemos)
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Diversi studi prospettici hanno fornito prove di come vari fattori dello stile di vita nella mezza età siano collegati alla mortalità in soggetti inizialmente sani. Pertanto, è noto che il fumo, l'inattività fisica, la scarsa forma fisica, il sovrappeso e l'obesità sono associati ad un aumento della mortalità. Solo pochi studi prospettici hanno affrontato il modo in cui lo stile di vita predice la probabilità di sopravvivere fino all'età di 85 anni o più, di seguito indicata come longevità. In uno studio su 5820 uomini di mezza età giapponesi-americani senza malattie cardiovascolari e diabete, il non fumo, il peso normale e l'elevata forza di presa erano predittori indipendenti di longevità. (Trond Heir)
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Uno stile di vita sedentario combinato con un maggiore consumo di alimenti più densi di energia si traduce in una situazione in cui l'obesità ha raggiunto proporzioni epidemiche a livello globale. Secondo i rapporti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, 1,9 miliardi di adulti sono in sovrappeso, almeno 650 milioni sono clinicamente obesi e osserviamo un numero crescente di individui obesi in tutte le categorie di età sia nelle società industrializzate che nei paesi in via di sviluppo. L'obesità è un importante fattore di rischio per il diabete di tipo 2. (Alina Kurylowicz)
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I nostri risultati confermano studi precedenti che dimostrano che il fumo di sigaretta è fortemente associato a una ridotta longevità e che il sovrappeso è associato a una ridotta longevità negli uomini non fumatori. (Trond Heir)
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L'invecchiamento sano e la longevità negli esseri umani sono modulati da una fortunata combinazione di fattori genetici e non genetici. Studi familiari hanno dimostrato che circa il 25% della variazione della longevità umana è dovuta a fattori genetici. La ricerca delle basi genetiche e molecolari dell'invecchiamento ha portato all'identificazione di geni correlati al mantenimento della cellula e del suo metabolismo di base quali principali fattori genetici che influenzano la variazione individuale del fenotipo dell'invecchiamento. Inoltre, studi sulla restrizione calorica e sulla variabilità dei geni associati alla segnalazione di rilevamento dei nutrienti, hanno dimostrato che la dieta ipocalorica e/o un metabolismo geneticamente efficiente dei nutrienti, possono modulare la durata della vita favorendo un efficiente mantenimento della cellula e dell'organismo. (Giuseppe Passarino)
Altan
Get up when it's raining outside, it's a lousy day and you have nothing to do!
Induttori ambientali e stile di vita: come si crea la metaflammazione
Il nostro stile di vita può influenzare negativamente il metabolismo procurandoci uno stato di infiammazione cronica che può comportare l'insorgenza di diverse malattie autoimmuni come scrive l'immunologa Annette Christ (vedi bibliografia 2019):

Malattie autoimmuni come la sclerosi multipla (SM), l'artrite reumatoide (AR), la malattia infiammatoria intestinale (IBD), il diabete di tipo 1 (T1D) e la psoriasi (Ps) sono  un insieme eterogeneo di malattie che condividono caratteristiche comuni tra cui eziologie multifattoriali e un coinvolgimento di meccanismi patologici autoimmuni mediati da cellule T e un decorso clinico che spesso richiede la gestione della malattia per tutta la vita. [...] Il consumo di diete caloricamente ricche di tipo occidentale in combinazione con una sovralimentazione cronica e uno stile di vita sedentario nelle società occidentali evoca uno stato di infiammazione metabolica cronica, chiamata metaflammazione. [...] L'obesità è un danno collaterale nella battaglia per la modernità. Essa è l'onere che molti di noi sopportano a causa della nostra incapacità, o riluttanza, ad adeguarsi alle eccedenze energetiche che emanano dal progresso economico.

La nostra normale condizione è quindi quella di "sovralimentazione cronica".
Metaflammazione: gli stili di vita che portano all'infiammazione metabolica cronica
'Induttori' ambientali e di stile di vita della metaflammazione, che mostrano effetti sia indipendenti che dipendenti attraverso l'obesità
Che dieta seguire?
Il nutrizionista Marco De Robertis scrive: negli ultimi anni molti studi hanno evidenziato che esiste una condizione associata all’accumulo di tessuto adiposo e quindi agli stati di sovrappeso ed obesità, caratterizzata da una infiammazione cronica di basso grado, al di sotto della soglia di percezione del dolore. Vista la diversa natura di questo tipo di “infiammazione silente” rispetto a quella acuta tipica e la sua origine specificatamente metabolica che si associa ad un aumento del rischio di insorgenza per patologie metaboliche, ma anche per quelle gastrointestinali e tumorali, si è coniato per definirla il termine di “metaflammation”, o infiammazione metabolica. Che dieta seguire? possiamo affermare che una dieta ricca in fibre (da frutta, verdura, legumi), olio extravergine di oliva, carboidrati a basso indice glicemico (cereali integrali, legumi, frutta), acidi grassi omega 3 (pesce e frutta secca) e contemporaneamente povera di grassi saturi, grassi industriali e zuccheri raffinati spegne l’infiammazione e favorisce un ottimale controllo del peso ed una forte protezione contro l’insorgenza delle principali patologie della nostra società.
Uno stile di vita sedentario combinato con un maggiore consumo di alimenti più densi di energia si traduce in una situazione in cui l'obesità ha raggiunto proporzioni epidemiche a livello globale. Secondo i rapporti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, 1,9 miliardi di adulti sono in sovrappeso, almeno 650 milioni sono clinicamente obesi e osserviamo un numero crescente di individui obesi in tutte le categorie di età sia nelle società industrializzate che nei paesi in via di sviluppo.
Ci sono prove che l'esercizio fisico può sia causare che attenuare l'infiammazione. L'esercizio fisico acuto e insolito può causare danni ai muscoli e al tessuto connettivo e infiltrazioni di cellule infiammatorie. Tuttavia, se l'esercizio è moderato e svolto regolarmente man mano che il tessuto si adatta, l'attività fisica riduce non solo la massa di tessuto adiposo ma anche il processo infiammatorio.
Processo di metaflammazione: la nostra normale condizione è quella di "sovralimentazione cronica"
infiammazione cronica
L'eccesso di nutrienti nel corso dell'obesità altera il metabolismo degli adipociti portando a una disfunzione mitocondriale che contribuisce allo stress del reticolo endoplasmatico, all'ipossia e all'ipertrofia cellulare.
Processo che genera l'infiammazione cronica
L'Organizzazione Mondiale della Sanità classifica le malattie croniche come la minaccia più seria per la salute umana. Si prevede che il legame tra malattia cronica e infiammazione cronica aumenterà nel corso dei prossimi 30 anni, colpendo milioni di persone nel mondo. L'infiammazione cronica può causare diabete, malattie cardiovascolari, artrite e allergie. Ciò significa che contrastando l'IC fin dal principio, potremmo evitare lo sviluppo di queste malattie.
L'orologio epigenetico della vita umana
Diagramma schematico di un orologio epigenetico attraverso una vita umana: l'età biologica di ogni persona viene accorciata dai fattori di rischio del suo stile di vita e aumentata dai fattori protettivi dello stesso.
L'orologio a DNA ribosomiale (rDNA) appena scoperto può essere usato per determinare con precisione sia l'età cronologica che quella biologica di un individuo. Esso ha applicazioni potenzialmente ampie, inclusa la misurazione del modo in cui l'esposizione a determinati inquinanti o interventi dietetici accelerano o rallentano l'invecchiamento in una varietà di specie. L'RNA ribosomiale (abbreviato come rRNA) è la tipologia più abbondante di RNA presente nella cellula. Non codifica direttamente le proteine, ma è il componente essenziale (circa i due terzi) dei ribosomi, le macchine catalitiche che provvedono all'assemblaggio delle proteine, presenti in tutte le cellule viventi
Avvento della medicina personalizzata: orologio epigenetico e metilazione del DNA
La rilevanza del contesto ambientale per l'espressione del genoma è inequivocabile. Le perturbazioni ambientali rimodellano le reti biologiche, alterano il rischio di malattia e modulano l'emergere di variazioni genetiche ed epigenetiche. Determinare l'età biologica è un passo fondamentale per comprendere gli aspetti fondamentali dell'invecchiamento e sviluppare strumenti per informare le scelte personali. Un recente studio dei genetisti Bernardo Lemos e Meng Wang dell'Università di Harvard (vedi bibliografia 2018) ha stabilito che i livelli di metilazione durante l'invecchiamento portano a predittori dell'età della metilazione che possono stimare con successo l'età cronologica nell'uomo e nei topi. L'età biologica ha dimostrato di essere un predittore migliore della mortalità (per tutte le cause) e dell'insorgenza della malattia rispetto all'età cronologica.
L'RNA ribosomiale (abbreviato come rRNA) è la tipologia più abbondante di RNA presente nella cellula. Non codifica direttamente le proteine, ma è il componente essenziale (circa i due terzi) dei ribosomi, le macchine catalitiche che provvedono all'assemblaggio delle proteine, presenti in tutte le cellule viventi.
Gli orologi biologici sono porzioni del genoma che aiutano a tenere traccia di ciò che gli scienziati chiamano età biologica, che è la vera età del corpo di ognuno, in base ai cambiamenti che si accumulano nel tempo nel DNA individuale, e risulta essere un modo più accurato per prevedere l'insorgenza di patologie correlate all'invecchiamento. L'orologio che Lemos e Wang hanno identificato si trova effettivamente nei ribosomi. Quando Bernardo Lemos osservò quest'effetto in specie diverse come cani, mosche e umani, scoprì che la quantità di metilazione in pochi segmenti del genoma poteva prevedere con precisione l'età cronologica. La metilazione del DNA è un metodo consolidato di regolazione dell’espressione genetica. I ricercatori europei hanno scoperto che la metilazione del DNA può predire l’insorgenza e la progressione del cancro.
L'orologio a DNA ribosomiale (rDNA) appena scoperto può essere usato per determinare con precisione sia l'età cronologica che quella biologica di un individuo. Esso ha applicazioni potenzialmente ampie, inclusa la misurazione del modo in cui l'esposizione a determinati inquinanti o interventi dietetici accelerano o rallentano l'invecchiamento in una varietà di specie, inclusi topi e umani. "Speriamo che l'orologio ribosomiale fornisca nuove intuizioni sull'impatto dell'ambiente e sulle scelte personali sulla salute a lungo termine", ha affermato l'autore  Bernardo Lemos, professore associato di epigenetica ambientale.
Stili di vita dannosi
L'impatto dell'ambiente e delle scelte di vita sulla longevità degli individui è forte, come scrive Alberto Mantovani nel libro "Il fuoco interiore" (p.151):

Una review di Majid Ezzati ed Elio Riboli ci ricorda che, su 55 milioni di morti ogni anno, 36 sono attribuibili a fattori di rischio modificabili. Oltre 2 miliardi di persone sono in sovrappeso o obese, nonostante questo sia un accertato fattore di rischio per l'insorgenza di malattie infiammatorie e cancro. Troppe poche persone fanno esercizio fisico, nonostante riduca del 60% il rischio di sovrappeso. E troppe persone continuano a fumare.
Su 55 milioni di morti ogni anno, 36 sono attribuibili a fattori di rischio modificabili. Oltre 2 miliardi di persone sono in sovrappeso o obese, nonostante questo sia un accertato fattore di rischio per l'insorgenza di malattie infiammatorie e cancro. E troppe persone continuano a fumare...
Cos'è la metilazione
La metilazione del DNA è un meccanismo estremamente importante in quanto, insieme alle modificazioni covalenti degli istoni (proteine che compattano il DNA), modifica l’accessibilità del DNA ai fattori di regolazione dell’espressione dei geni.
Annual report 2019 di Lifespan
I biologi di Lifespan hanno pubblicato un report degli ultimi cinque anni di ricerca: Lifespan 2019 report
Conclusioni (provvisorie): l'accertamento di un'età biologica accurata può indicare quanto un individuo sia migliore o peggiore rispetto alla popolazione generale e potrebbe potenzialmente aiutare a monitorare se quella persona è ad aumentato rischio di morte o di una determinata malattia
Purtroppo, pare sia vero che alcune delle nostre abitudini danneggiano la nostra salute e l'aspettativa di vita. Ormai esistono prove scientifiche che il nostro stile di vita può influenzare negativamente il metabolismo procurandoci uno stato di infiammazione cronica che può comportare l'insorgenza di diverse malattie autoimmuni come scrive l'immunologa Annette Christ: "Malattie autoimmuni come la sclerosi multipla (SM), l'artrite reumatoide (AR), la malattia infiammatoria intestinale (IBD), il diabete di tipo 1 (T1D) e la psoriasi (Ps) sono  un insieme eterogeneo di malattie che condividono caratteristiche comuni tra cui eziologie multifattoriali e un coinvolgimento di meccanismi patologici autoimmuni mediati da cellule T e un decorso clinico che spesso richiede la gestione della malattia per tutta la vita."  La nostra normale condizione a cui porta il nostro stile di vita è quella di "sovralimentazione cronica", come scrive l'endocrinologa Alina Kuryłowicz: "L'eccesso di nutrienti nel corso dell'obesità altera il metabolismo degli adipociti portando a una disfunzione mitocondriale che contribuisce allo stress del reticolo endoplasmatico, all'ipossia e all'ipertrofia cellulare." Le perturbazioni ambientali rimodellano le reti biologiche, alterano il rischio di malattia e modulano l'emergere di variazioni genetiche ed epigenetiche. Il genetista Bernardo Lemos ha affermato: "Speriamo che l'orologio ribosomiale fornisca nuove intuizioni sull'impatto dell'ambiente e sulle scelte personali sulla salute a lungo termine". L'orologio a DNA ribosomiale (rDNA) scoperto da Lemos può essere usato per determinare con precisione sia l'età cronologica che quella biologica di un individuo. Esso ha applicazioni potenzialmente ampie, inclusa la misurazione del modo in cui l'esposizione a determinati inquinanti o interventi dietetici accelerano o rallentano l'invecchiamento in una varietà di specie, inclusi topi e umani. Vari studi preclinici (vedi pagina Cos'è il NAD+) hanno evidenziato che la presenza della molecola NAD+ nell'organismo umano è indice di buona salute cellulare e, a questo proposito, la biologa Elena Katsyuba scrive "Si osserva un aumento dei livelli di NAD + a seguito dall'attivazione della sirtuina in situazioni di deficit energetico, come il digiuno, la restrizione calorica (CR), l'alimentazione a basso contenuto di glucosio e l'esercizio fisico."  Ecco perchè il deficit energetico è ritenuto una condizione che favorisce la longevità. Il genetista Giuseppe Passarino scrive: "Nel complesso, sebbene la variabilità comune conti solo per il 25% della variabilità della durata della vita umana, la conoscenza delle basi genetiche che modulano la longevità può dare suggerimenti significativi sulla modulazione dello stile di vita al fine di mantenere la longevità e prolungare la durata della salute. Ciò significa che alcuni soggetti possono raggiungere la longevità a causa di una fortunata combinazione di polimorfismi che permettono loro di avere un efficiente metabolismo o una risposta efficiente a diversi stress. La maggior parte degli altri può ottenere un risultato simile indirizzando gli stessi percorsi con uno stile di vita o iniziative appropriate. In questo contesto, l'importanza dei fattori epigenetici, sia come biomarcatori dell'invecchiamento che come target di intervento, crescerà sicuramente nel prossimo futuro."
per scaricare le conclusioni (in pdf):
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Libri consigliati
a chi è interessato a conoscere le idee dei biologi anti-invecchiamento
Spesa annua pro capite in Italia per gioco d'azzardo 1.583 euro, per l'acquisto di libri 58,8 euro (fonte: l'Espresso 5/2/17)

Pagina aggiornata il 7 maggio 2021

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Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
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