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Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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Teoria del Caos e stati mentali
TEORIE > CONCETTI > INCONSCIO e COSCIENZA
Il punto chiave
L’universo, lungi da essere ordinato come si riteneva (da Aristotele a Copernico e poi, seppure diversamente regolato, da Galileo e Newton fino ad Einstein), è in realtà il regno di sistemi disordinati — quelli ordinati sono l’eccezione. (Giorgio Parisi)
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Vi sono prove crescenti che l'attività cerebrale, come gran parte della natura, mostri un comportamento critico (Beggs e Plenz, 2003) e questo solleva alcune domande interessanti: ad esempio, l'attività cerebrale di esseri umani adulti sani mostra caratteristiche di criticità durante il normale stato di veglia coscienza, o ci sono altri stati di coscienza in cui queste caratteristiche sono ancora più pronunciate? (Robin Carhart-Harris et al.)
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Il fenomeno della criticità autorganizzata si riferisce a come un sistema complesso (cioè un sistema con molte unità costituenti che mostra proprietà emergenti a livello globale al di là di quelle implicate dalle sue singole unità) costretto a uscire dall'equilibrio da un apporto regolare di energia, inizia a mostrare proprietà interessanti una volta raggiunto un punto critico in una zona di transizione relativamente stretta tra i due estremi dell'ordine del sistema e del caos. (Robin Carhart-Harris)
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L'entropia è una quantità adimensionale che viene utilizzata per misurare l'incertezza sullo stato di un sistema ma può anche implicare qualità fisiche, dove alta entropia è sinonimo di alto disordine. L'entropia viene qui applicata nel contesto degli stati di coscienza e della neurodinamica ad essi associata, con particolare attenzione allo stato psichedelico. Lo stato psichedelico è considerato un esempio di uno stato di coscienza primitivo o primario che ha preceduto lo sviluppo della coscienza di veglia moderna, adulta, umana e normale. Sulla base dei dati di neuroimaging con la psilocibina, una classica droga psichedelica, si sostiene che la caratteristica distintiva degli "stati primari" sia l'elevata entropia in alcuni aspetti della funzione cerebrale, come il repertorio di motivi di connettività funzionale che si formano e si frammentano nel tempo. (Robin Carhart-Harris et al.)
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Non sembra esagerato affermare che gli psichedelici, usati in modo responsabile e con la dovuta cautela, sarebbero per la psichiatria ciò che il microscopio è per la biologia e la medicina o il telescopio è per l'astronomia. Questi strumenti consentono di studiare processi importanti che in circostanze normali non sono disponibili per l'osservazione diretta. (Stanislav Grof)
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In primo luogo, noi percepiamo il mondo reale come strutturato gerarchicamente, una struttura annidata in cui "questo normalmente appartiene a quello". Ad esempio, una testa normalmente ha 2 occhi, 2 orecchie, un naso e una bocca. Una testa è normalmente attaccata a un corpo che per un essere umano normalmente ha anche 2 braccia e 2 gambe. Un gatto normalmente ha una testa, 4 zampe e una coda. Le lettere formano le parole di una frase, le note formano la melodia di una canzone nell'album di un artista. E così via. Quella frase “questo normalmente appartiene a quello” è naturalmente modellata da un'architettura gerarchica. Il cervello modella il mondo come lo percepiamo, quindi rispecchia l'architettura gerarchica che percepisce. [...] I modelli profondi con molti livelli gerarchici hanno dimostrato di avere successo nell'astrazione, nell'apprendimento e nella rappresentazione della conoscenza in modo incrementale, una caratteristica ben nota per le persone che lavorano con reti neurali profonde. Pensa per un momento a tutte le cose che il cervello ha bisogno di imparare e modellare il mondo. Tutte le cose che sai sulla tua casa, il tuo villaggio/città, le stanze della tua scuola quando eri giovane, tutte le tue vacanze, la tua famiglia, le tue idee, ecc, ecc. Il mondo che conosci è grande e il tuo cervello ha immagazzinato tutto. (Karl Friston)
frattale
non linear mental states
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Il neuroscienziato Robin Carhart-Harris e i suoi colleghi hanno svolto uno studio sull'entropia del cervello umano nel quale scrivono: "Vi sono prove crescenti che l'attività cerebrale, come gran parte della natura, mostri un comportamento critico (Beggs e Plenz, 2003) e questo solleva alcune domande interessanti: ad esempio, l'attività cerebrale di esseri umani adulti sani mostra caratteristiche di criticità durante il normale stato di veglia coscienza, o ci sono altri stati di coscienza in cui queste caratteristiche sono ancora più pronunciate?"
Da cosa dipende la percezione cosciente
La neuroscienziata Heather A. Berlin scrive: "Piuttosto che dall'attivazione di specifiche regioni cerebrali, la percezione cosciente sembra dipendere da stati dinamici coordinati della rete corticale e dalla sincronizzazione transitoria di assiemi neurali ampiamente distribuiti "
Lo psichiatra Mauro Maldonato, nel libro "Come decidiamo" fa delle ipotesi sul contesto che può aver dato luogo al linguaggio umano (pp.12-13):

Nel lungo viaggio evolutivo della specie uomo, la consapevolezza ha facilitato la comunicazione tra consimili. In realtà, già prima dell'ominazione i primati possedevano una corteccia prefrontale in grado di elaborare informazioni, misurarne l'affidabilità e catalogarle per prendere decisioni. Il loro cervello era equipaggiato per effettuare previsioni; distinguere il meglio dal peggio, l'uguale dal diverso, l'utile dal dannoso; fondare aspettative sulle proprie azioni; agire secondo obiettivi; reprimere condotte sociali inappropriate. Quegli ominidi ignoravano la parola. Si esprimevano mediante suoni: grida, versi, sillabe, sottolineati da gesti e toni diversi. Ma non parole. Quelle arrivarono più tardi. Certo, si rivolgevano a se stessi. Ma il loro linguaggio interiore era troppo lento per quel mondo imprevedibile e insidioso. Passaggio evolutivo cruciale fu la comunicazione verbale che inaugurò uno spazio sociale che permise ai nostri antenati di utilizzare i vantaggi derivanti dalle creazioni di altri individui e, per altri versi, di confrontare la propria con altre forme di conoscenza per decisioni efficaci. Sì, perchè solo decisioni efficaci, se non le migliori in assoluto, avrebbero garantito loro la sopravvivenza. [...] Quella logica naturale li aiutò a evitare i predatori, a reperire cibo, a guarire ferite, a conoscere meglio le funzioni riproduttive, influenzandone profondamente le scelte che ne garantirono la sopravvivenza.

In quello scenario ancestrale, la differenza tra silenzio e rumore, ma anche il concetto di differenza in sè, non sarebbe stata concepito dall'essere umano se egli non avesse inventato il linguaggio. L'importanza di questa differenza apparve chiara, probabilmente, solo a partire dal V secolo a.C., quando, nella civiltà greca, la parola sacra (mythos) si distinse dalla parola argomentativa (logos).

Il neuroscienziato Robin Carhart-Harris insieme ai suoi colleghi, in un suo studio sostiene che il cervello umano attraversa gli stati mentali di maggiore creatività nell'incertezza (o entropia).  Egli scrive ( vedi bibliografia 2014):
L'ipotesi del cervello entropico propone che la qualità di qualsiasi stato cosciente dipenda dall'entropia del sistema misurato tramite parametri chiave della funzione cerebrale. L'entropia è un potente strumento esplicativo per la neuroscienza cognitiva poiché fornisce un indice quantitativo della casualità o del disordine di un sistema dinamico descrivendo contemporaneamente il suo carattere informativo, cioè la nostra incertezza sullo stato del sistema se dovessimo campionarlo in un dato momento. Quando applicato nel contesto del cervello, questo ci permette di fare una traduzione tra proprietà meccanicistiche e qualitative. Pertanto, secondo questo principio, una maggiore incertezza soggettiva o "perplessità" accompagna stati di maggiore entropia del sistema. Queste idee sono coerenti con il principio dell'energia libera di Karl Friston e lettori interessati all'inferenza bayesiana e ai meccanismi con cui si ipotizza che il cervello minimizzi l'energia libera/sorpresa dovrebbero consultare questo lavoro (Friston, 2010). L'entropia del sistema, così come viene applicata al cervello, è correlata a un altro tema caldo della neuroscienza cognitiva, ovvero la "criticità auto-organizzata" (Chialvo et al., 2007). Il fenomeno della criticità autorganizzata si riferisce a come un sistema complesso (cioè un sistema con molte unità costituenti che mostra proprietà emergenti a livello globale al di là di quelle implicate dalle sue singole unità) costretto a uscire dall'equilibrio da un apporto regolare di energia, inizia a mostrare proprietà interessanti una volta raggiunto un punto critico in una zona di transizione relativamente stretta tra i due estremi dell'ordine del sistema e del caos. Tre proprietà visualizzate dai sistemi critici che sono particolarmente rilevanti per il presente lavoro sono: (1) un numero massimo di stati "metastabili" o transitoriamente stabili (Tognoli e Kelso, 2014, (2) la massima sensibilità alle perturbazioni e (3) una propensione a processi a cascata che si propagano in tutto il sistema, denominati "valanghe" ( Beggs e Plenz, 2003). Vi sono prove crescenti che l'attività cerebrale, come gran parte della natura, mostri un comportamento critico (Beggs e Plenz, 2003) e questo solleva alcune domande interessanti: ad esempio, l'attività cerebrale di esseri umani adulti sani mostra caratteristiche di criticità durante il normale stato di veglia coscienza, o ci sono altri stati di coscienza in cui queste caratteristiche sono ancora più pronunciate?
[...] L'ego può essere definito come la sensazione di possedere un'identità o una personalità immutabile; più semplicemente, l'ego è il nostro "senso di sé". Tuttavia, è importante sottolineare che nella metapsicologia freudiana, l'ego non è solo una sensazione (di alto livello) di identità; è un sistema fondamentale che opera in competizione e cooperazione con altri processi nella mente per determinare la qualità della coscienza. È perché Freud ha descritto "l'io" in questo senso meccanicistico che può essere considerato un utile complemento al concetto più ampiamente utilizzato di "sé". In effetti, i termini "io" e "sé" sono sinonimi, tranne per il fatto che "l'ego" ha un background nella metapsicologia freudiana.
Com'è nata la coscienza?
l neuroscienziato Robin Carhart-Harris insieme ai suoi colleghi, nel suo studio, sulla coscienza scrive ( vedi bibliografia 2014):

L'evoluzione della coscienza umana potrebbe essere avvenuta attraverso un processo di espansione dell'entropia relativamente rapida (con un concomitante aumento del disordine del sistema) seguito da soppressione dell'entropia (o riorganizzazione e assestamento del sistema). Pertanto, la proposta che la normale coscienza di veglia negli esseri umani sani, adulti e moderni dipenda dalla soppressione dell'entropia implica che esistesse uno stato relativamente prossimale a questo (ad esempio, nell'homo-sapiens arcaico e nei bambini) in cui l'entropia era relativamente elevata, poiché è negli stati primari. Il punto è che il cervello degli esseri umani moderni adulti è in una fase di assestamento piuttosto che di espansione.
Conclusioni (provvisorie): Il film della coscienza è diretto dall'attenzione, che decide quale contenuto può o non può svolgere la sua parte nel teatro dell'esperienza cosciente
Su quando è emersa la coscienza nell'essere umano non c'è ancora certezza scientifica, ci sono solo ipotesi quale quella del biologo Edward O. Wilson che la vede imminente e scrive: "Nel passaggio dalle "habilines" preumane a Homo Sapiens l'aumento graduale, benchè rapido, delle dimensioni del cervello indica che la coscienza evolse in tappe, in modo simile a quanto avvenne con altri sistemi biologici complessi come, per esempio, la cellula eucariotica, l'occhio degli animali, o la vita coloniale negli insetti. Studiando specie animali che hanno percorso solo un tratto della via che porta al livello umano, dovrebbe quindi essere possibile ricostruire i passaggi che, nella nostra specie, hanno portato alla coscienza" . Vedremo nei prossimi anni cosa ci diranno le neuroscienze, intanto sembra sicuro che la nostra mente è integralmente inconscia e varie tracce sono emerse nell'ultimo secolo a partire da Sigmund Freud e dalla sua interpretazione dei sogni, del lapsus, del motto di spirito, ecc. fino ad arrivare allo psicologo cognitivo
John Frederick Kihlstrom che nel 1987 ipotizza che molte abilità umane percettive e motorie (si pensi all'apprendimento della guida di un'auto) vengono rese mentalmente automatiche dall'esperienza e, solo successivamente, e non ce ne accorgiamo, diventano inconsce. Egli scrive, nel suo articolo "The cognitive unconscious": "La ricerca sulle abilità percettivo-cognitive e motorie indica che sono automatizzate attraverso l'esperienza e quindi rese inconsce. La ricerca sull'elaborazione automatica, la percezione subliminale, la memoria implicita e l'ipnosi indica che gli eventi possono influenzare le funzioni mentali anche se non possono essere percepiti o ricordati consa
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    Pagina aggiornata il 13 febbraio 2022

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    Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
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