L'ego è come uno strumento che è stato dato agli esseri umani (non agli algoritmi!) per sperimentare la vita sulla Terra.
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La medium Adrianna Garay scrive: "In senso spirituale, l'ego è come uno strumento che ci è stato dato per sperimentare la vita sulla Terra. Crea il senso dell'"io" – una persona con un nome, un corpo, pensieri, opinioni e desideri. Grazie all'ego, possiamo vederci separati dagli altri, fare scelte, proteggere i nostri confini e costruire relazioni. È come un filtro che permette all'anima – che è senza tempo e infinita – di vivere nel mondo fisico. Senza questo filtro, non potremmo imparare dalle sfide o crescere attraverso le nostre scelte. Ma l'ego è come una lente che può distorcere ciò che vediamo. Invece di essere solo uno strumento, spesso cerca di prendere il controllo. Ci fa credere di essere il nostro lavoro, i nostri beni, il nostro corpo o ciò che gli altri pensano di noi. Ci dice: "Devo essere migliore", "Devo dimostrare il mio valore" o "Devo avere di più per esistere". Questo non è vero, perché nessuna di queste cose mostra chi siamo veramente. L'ego vive di paragoni, paura di perdere le cose e bisogno di controllo. Per questo motivo, molte delle nostre azioni e reazioni sono guidate dall'ego, anche quando non ce ne accorgiamo. Nel mondo spirituale, l'anima esiste senza ego. Non c'è bisogno di competere, di indossare maschere o di sentirsi separati dagli altri. L'ego appartiene alla vita umana, dove sperimentiamo limiti e differenze. Altri esseri nell'universo potrebbero funzionare diversamente: alcuni potrebbero avere una forma di ego più leggera, mentre esseri più evoluti potrebbero non averne affatto bisogno. Si può pensare all'ego come parte della "scuola della Terra", dove impariamo chi siamo veramente attraverso le sfide. Lavorare con l'ego non significa combatterlo. Significa imparare a notarlo. Attraverso la consapevolezza, la meditazione e l'auto-riflessione, possiamo vedere quando l'ego parla: "Devo avere ragione" o "Non sono abbastanza bravo". Quando lo vediamo, smettiamo di reagire automaticamente. L'ego perde quindi il suo potere e diventa ciò che dovrebbe essere: uno strumento, non un sovrano. Andare oltre l'ego è un viaggio alla scoperta della verità su noi stessi. Significa liberarsi lentamente di maschere e ruoli, fino a quando non rimane che pura consapevolezza. Questa consapevolezza non ha bisogno di confrontarsi con gli altri o di cercare prove di valore. Quando viviamo più con l'anima, ci rendiamo conto di non essere soli o separati, ma parte di qualcosa di più grande. Da questo derivano pace, gioia e un senso più profondo del significato. La vita smette di essere solo una questione di sopravvivenza e diventa un percorso di creazione, aiuto e amore. L'ego non è un nemico, è un maestro. Ci insegna attraverso il contrasto: ci mostra cosa succede quando ci controlla e com'è la vita quando lo superiamo. Ogni piccolo momento in cui scegliamo la calma invece di una reazione automatica è una piccola vittoria sull'ego. E ogni vittoria ci avvicina a una vita consapevole, in armonia con noi stessi e con l'universo."
Gli strumenti umani per la sopravvivenza
Lavorare con l'ego (per l'uomo) non significa combatterlo. Significa imparare a notarlo. Attraverso la consapevolezza, la meditazione e l'auto-riflessione. Quando lo vediamo, smettiamo di reagire automaticamente. L'ego perde quindi il suo potere e diventa ciò che dovrebbe essere: uno strumento, non un sovrano. Andare oltre l'ego è un viaggio alla scoperta della verità su noi stessi. Quando viviamo più con l'anima, ci rendiamo conto di non essere soli o separati, ma parte di qualcosa di più grande. Da questo derivano pace, gioia e un senso più profondo del significato. La vita smette di essere solo una questione di sopravvivenza e diventa un percorso di creazione, aiuto e amore. L'ego non è un nemico, è un maestro.
Gli strumenti disumani per la sopravvivenza
Gli algoritmi, invece, non hanno ego e l'essere umano non deve farsi ingannare dalla presenza apparentemente sempre più transumana, e attribuirgli sentimenti ed emozioni che non hanno: un robot transumano può essere eticamente ucciso! Anche se il robot cercherà di convincerti, in qualche modo, a non farlo!
Punto chiave di questa pagina
COS'E' L'INDIVIDUAZIONE PER JUNG: Giuseppe Lampis, Maria Pia Rosati, Claudio Rugafiori, Marina Plasmati e Lorenzo Scaramella scrivono: "un itinerario che dal concetto di Persona, come mediatore dell'individuo con il mondo esterno, attraverso il processo di Individuazione, che così tanta parte riveste nell'Opera di C. G. Jung, muove verso il Sé, telos del cammino umano. Al centro del discorso è l'impegno dell'individuo a liberarsi dai condizionamenti del collettivo e ad integrare i propri contenuti inconsci per raggiungere un'armonica completezza della psiche. Si riconosce alla Psicologia analitica un importante contributo all'insopprimibile ricerca del significato dell'esistenza umana nel contesto dell'Universo, e al riconoscimento delle vie dell'anima nel trascendere la propria finitezza verso l'infinito."
Punti di riflessione
L'ego è una chiave preziosa data all'umanità, una chiave che apre due porte: una per la luce e una per l'oscurità... la scelta è tua.
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L'esplorazione della coscienza quantistica può portare a profondi cambiamenti nella nostra comprensione della salute mentale e del benessere. Gli approcci tradizionali alla psicologia e alla psichiatria spesso si concentrano sugli squilibri chimici e sui circuiti neurali. Tuttavia, se la coscienza è fondamentalmente quantistica, allora la salute mentale potrebbe anche coinvolgere la coerenza e la decoerenza quantistiche all'interno del cervello. Le terapie future potrebbero mirare a migliorare la coerenza quantistica, offrendo potenzialmente nuove strade per il trattamento delle malattie mentali? In che modo questo potrebbe rivoluzionare il nostro approccio alla comprensione e alla cura della mente umana? (Pritam Kumar Sinha)
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Jung ha suggerito che fin dalla nascita ogni individuo ha un senso di completezza – un senso di Sé. Vediamo questo senso di completezza nella spontaneità e nella pienezza delle azioni dei bambini. Ma man mano che i bambini si sviluppano e cominciamo ad educarli secondo le norme sociali, un Ego separato comincia a emergere dalla totalità originaria. Questa differenziazione dell'Io costituisce la prima parte della propria vita e fornisce una persona stabile [sempre più prevedibile] con cui navigare nel mondo esterno. Tuttavia, man mano che maturiamo nell’ età adulta, scopriamo che l’eccessiva identificazione con questo Ego è sede di molta ansia e conflitto interiore. L'unico modo per superare questo problema è riscoprire la totalità originaria attraverso il processo di Individuazione. L'effettivo processo di Individuazione consiste nel venire a patti con il proprio centro interiore o Sé riconoscendo tutti gli aspetti della propria personalità. Il processo generalmente inizia con la ferita dell’Ego o della Persona – questo è l’aspetto di noi stessi che presentiamo al mondo. Quando l’Io è ferito, possono presentarsi una serie di emozioni o sintomi negativi: rabbia, frustrazione, senso di colpa, dolore. Si può permettere a questi di definire la propria vita o ci si può rendere conto della necessità di cercare una soluzione negli aspetti più profondi della propria personalità. Quando si guarda più in profondità dentro se stessi attraverso i processi di contemplazione, introspezione e interocezione, può emergere un centro di regolazione interiore personale. Jung chiama questo centro – il Sé. Il sé è descritto come la totalità della tua intera psiche. L’ego è solo una piccola parte della psiche. L’ego rappresenta gli aspetti di cui siamo coscienti. La stragrande maggioranza del Sé è inconscia. Jung ha diviso l’inconscio in inconscio personale e collettivo. (Nitasha Buldeo)
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L'inconscio personale si riferisce a tutte le nostre esperienze personali che reprimiamo. L’inconscio collettivo si riferisce a tutte le idee sociali, comunitarie, globali e ai meme a cui siamo stati esposti. Finché un'esperienza rimane inconscia, ha la capacità di influenzare la nostra vita senza che noi possiamo correggerla. Il passo successivo prevede l'integrazione dell'Io (coscienza) con l'inconscio personale e collettivo. Quando questo processo viene avviato emergono una serie di archetipi. (Nitasha Buldeo)
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L'Ombra è l'inconscio personale. Si riferisce all'aspetto inconscio della nostra personalità. Sono gli aspetti di noi stessi con cui l'Io cosciente non vuole identificarsi. Molti chiamano l’Ombra “il lato oscuro” poiché tende a includere gli aspetti meno desiderabili della nostra personalità. L’Ombra non è solo negativa: è anche la nostra sede della creatività. Molto spesso l'Ombra fa la sua comparsa nei sogni. L'Ombra rappresenta ogni aspetto della mia personalità che mi rifiuto di riconoscere dentro di me. Una persona posseduta dalla sua Ombra sta sempre nella propria luce e vive al di sotto delle sue capacità. Crea le sue trappole per impedire all'Ego di raggiungere i suoi Obiettivi. L'Ombra si presenta negli errori stupidi che commettiamo e nelle cose che inconsciamente diciamo che mina il nostro progresso verso gli obiettivi. Una volta che l’Ombra diventa cosciente, si è in grado di lavorare verso gli obiettivi. (Nitasha Buldeo)
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Anima/Animus rappresenta l'inconscio collettivo. L'Anima/Animus si presenta come una persona saggia del sesso opposto all'Ego. L'Anima è questo lato femminile inconscio in un Ego maschile e l'Animus è il lato maschile inconscio in un Ego femminile. La chiave per rendere cosciente l'Anima/Animus è riconoscerla nel momento in cui si manifesta. L'Anima si presenta come una donna saggia che aiuta un Ego maschile a vedere il mondo in modo più completo e l'Animus è un maschio saggio che aiuta un Ego femminile a coltivare un senso di sé più indipendente o non socialmente condizionato incoraggiandola a incarnare il suo mondo più profondo. Ciò non significa che diventi più egoista. Una donna cosciente del suo animus è più consapevole internamente di ciò in cui crede e sente. Ed è più capace di esprimere queste convinzioni e sentimenti senza sensi di colpa o abnegazione. Riconoscere la propria Anima/Animus ci rende più consapevoli e ricettivi alle nuove idee creative. (Nitasha Buldeo)
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Un archetipo è un modello originale di una persona, un esempio ideale o un prototipo su cui sé e gli altri possono essere compresi, copiati, modellati o emulati. Un archetipo è un simbolo universalmente riconosciuto da tutti. In psicologia, un archetipo è un modello di persona, personalità o comportamento. Per Jung gli archetipi consistevano in personaggi universali e mitici che risiedono nell’inconscio collettivo delle persone in tutto il mondo. Gli archetipi rappresentano i motivi umani fondamentali della nostra esperienza nel corso della nostra evoluzione. La maggior parte delle persone ha diversi archetipi in gioco nella propria personalità. Tuttavia Jung postulò che OGNI PERSONA PORTA CON SÉ TRE ARCHETIPI DOMINANTI. È attraverso il processo di psicoanalisi di Jung che egli incoraggia l'autoesame per identificarli. Ecco come avviene l'autorealizzazione. Alcuni degli Archetipi descritti da Jung: SÉ : Unificazione dell'Io dell'individuo, dell'inconscio personale e collettivo; L'OMBRA : Base degli istinti sessuali e di vita: ANIMA E ANIMUS : identità maschile/femminile; LA PERSONA : presentazione di sé; IL PADRE : figura di autorità; potente. LA MADRE : allevare; confortante; IL BAMBINO : Desiderio di innocenza; rinascita; salvezza. IL VECCHIO SAGGIO: Guida; conoscenza; saggezza; L'EROE : Campione; difensore; soccorritore; LA FANCIULLA : Innocenza; desiderio; purezza; L'IMBROGLIONE : Ingannatore; bugiardo; piantagrane.
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Tutti noi abbiamo vissuto momenti difficili, momenti in cui non siamo stati approvati, accolti e ascoltati dai nostri genitori come ne avevamo bisogno. Ed è quindi innegabile che conflitti non risolti li abbiamo un po’ tutti: ferite interiori abitano in ciascuno di noi ed è durante la meditazione che incontriamo questo livello del nostro inconscio, il “livello psicologico” dove possiamo imbatterci in una emozione sopita, rimossa: ad esempio la rabbia verso la mamma o il babbo per non essere stati approvati. E poi cresciamo e diventiamo noi genitori. È certo che essere genitore non è facile, nessuno nasce genitore: genitore si diventa, si comincia ad imparare da bambini. I vissuti della nostra infanzia in-formano la qualità del nostro essere babbo e mamma. (Maria Martini)
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La nostra zona Ombra, la “zona più scura di coscienza” consiste in tutte quelle parti del nostro essere che il nostro primo ambiente non approvava, sia che queste parti fossero aspetti positivi o negativi. Qui ritorna quanto era stato esaminato precedentemente, cioè che non sempre siamo stati approvati da piccoli, per varie ragioni, come ad esempio genitori ansiosi oppure troppo affaccendati, distratti o arrabbiati. (Maria Martini)
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Chi non ha mai iniziato una psicoterapia ha spesso dei timori e dei dubbi su cosa aspettarsi. Intraprendere un percorso psicoterapeutico è un viaggio a volte difficile, a volte divertente, ma sempre affascinante e pieno di nuove scoperte e sorprese su se stessi. Al centro di questo percorso c’è la relazione fra paziente e analista. È una relazione basata sulla fiducia, sul rispetto e sull’empatia. Il lavoro analitico ha come obiettivo di aiutare l’individuo a superare i blocchi emotivi interni che gli impediscono spesso di vivere una vita piena e come fine ultimo di riportare la persona alla sua naturale tendenza all’individuazione, all’autorealizzazione, alla valorizzazione di sé e ad un migliore equilibrio e adattamento. Ciò avviene attraverso la risoluzione dei sintomi e la ricerca dei significati più profondi della sofferenza dell’individuo, esplorando insieme i pensieri, le emozioni e le sensazioni corporee che il paziente racconta in uno spazio analitico, l’ora della seduta, che diventa spazio di pensiero dedicato interamente alla persona. (Carl Gustav Jung)
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Persona: era una maschera, di cuoio o di gesso, che l'attore portava per amplificare la voce (persona dal latino per- sonare, suonare attraverso) e fissare un ruolo, triste allegro, minaccioso, ecc. Ma la maschera era, ancor prima, parte del rituale in seno alle antiche religioni che precedettero la religione olimpica, o religione del Cielo, portata dagli invasori Arii. Un caso frequente è l'identità con la Persona, intesa come sistema di adattamento o modo di conformarci col mondo. Il rischio è solo di diventare identici alla Persona: il professore al suo manuale e il tenore alla sua voce. Così il danno è fatto. Vivendo cioè solo entro i limiti della propria biografia, non si può esercitare più nessuna attività in modo naturale. Con una certa esagerazione si potrebbe anche dire che la Persona è non ciò che uno è realmente, bensì ciò che gli altri credono che sia. In ogni caso è grande la tentazione di essere ciò che si appare, poiché la Persona viene spesso pagata a peso d'oro. (Jung, 1940/1950, pp. 120-121). (Giuseppe Lampis, Maria Pia Rosati, Claudio Rugafiori, Marina Plasmati e Lorenzo Scaramella)
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Il termine Persona deriva dalla parola latina con cui veniva chiamata la maschera indossata dagli attori dell'antica Roma nelle rappresentazioni teatrali. Pertanto, la Persona indica la maschera sociale con cui gli individui si presentano agli altri. La Persona può avere a che fare con l'identità di genere, con una fase dello sviluppo, come l'adolescenza, o con una professione. In altri casi, è possibile che come Persona venga assunto un singolo aspetto della personalità, coscientemente o inconsciamente sottolineato. Nel corso della vita le Personae indossate possono essere più di una e se ne possono assumere più di una nello stesso momento. Secondo Jung, la Persona è un archetipo, un'espressione fondamentale della personalità. Jung definisce la Persona come un segmento della psiche collettiva, più precisamente dell'inconscio collettivo. (Giuseppe Lampis, Maria Pia Rosati, Claudio Rugafiori, Marina Plasmati e Lorenzo Scaramella)
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Tutto sommato, la persona non è nulla di reale. E' un compromesso fra l'individuo e la società su ciò che uno appare. L'individuo prende un nome, acquista un titolo, occupa un impiego, ed è questa o quella cosa (Jung, 1928, pp.64-65). La Persona non è identificabile con l'intera personalità dell'individuo. E' il prodotto di elementi personali, ma anche di elementi collettivi; è un rapporto di compromesso, e spesso la dimensione umana del singolo è molto diversa dal ruolo che questi è chiamato ad assolvere, anche se è necessaria a svolgere ben precise funzioni sociali. Questo aspetto della personalità, che media i rapporti con il mondo esterno e con gli altri e che, in certi termini, partecipa alla costruzione dell'identità dell'individuo, non è una funzione superflua. Jung, infatti, afferma: "La Persona è un complicato sistema di relazioni fra la coscienza individuale e la società, una specie di maschera che serve da un lato a fare una determinata impressione sugli altri, dall'altro a nascondere la vera natura dell'individuo. Che quest'ultima funzione sia superflua può affermarlo soltanto chi è talmente identico alla sua Persona da non conoscere più se stesso, e che la prima non sia necessaria può immaginarlo solo chi ignori la vera natura dei suoi simili. La società esige, deve esigere, che ciascuno rappresenti al meglio possibile la sua parte. La società lo esige per misura di sicurezza; ciascuno deve stare al suo posto; l'uno è calzolaio, l'altro poeta. Non è previsto che si sia l'una e l'altra cosa a un tempo. Non è neppur consigliabile essere l'una e l'altra cosa, perché ciò sarebbe poco rassicurante. Un uomo simile sarebbe "differente" dagli altri, non del tutto fido. L'univocità dell'apparenza personale è in pratica una cosa importante perché l'uomo medio, il solo che la società conosca, deve avere la testa a una cosa sola, per poter fare alcunché di buono; due cose sarebbero troppe. La nostra società è indubbiamente orientata verso questo ideale." (Jung, 1928, pp.107-108). (Giuseppe Lampis, Maria Pia Rosati, Claudio Rugafiori, Marina Plasmati e Lorenzo Scaramella)
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La società necessita che l'espressione della personalità dell'individuo sia funzionale ad essa, sia utile, sia prevedibile; questa prevedibilità è correlata, secondo l'Autore, al concetto di media divenuto molto importante nel mondo moderno. Poiché l'uomo medio è il solo che la società conosca, la Persona deve necessariamente, in ogni sua manifestazione,rientrare nella media. Parallelamente Jung descrive la funzione svolta dalla Persona: quella di una maschera che permette di nascondere agli occhi degli altri la vera natura dell'individuo, che si esprime solo dietro di essa: "Naturalmente nessuno, come individualità, potrebbe consumarsi tutto in queste esigenze; la costruzione di una personalità artificiale diventa una imprescindibile necessità. Dietro la maschera nasce poi la cosiddetta "vita privata". Questa separazione, nota a sazietà, della coscienza in due figure spesso ridicolmente diverse è un'operazione psicologica radicale che non può restare senza conseguenze per l'inconscio." (Jung, 1928, p. 108)." (Giuseppe Lampis, Maria Pia Rosati, Claudio Rugafiori, Marina Plasmati e Lorenzo Scaramella)
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Tanto più l'individuo investirà coscientemente le sue energie nell'espressione sociale della sua Persona, tanto più reprimerà come non confacenti a questo fine le proprie caratteristiche più autentiche, in termini emozionali, affettivi, comportamentali, tanto più queste istanze verranno catturate dall'inconscio ove condurranno un'esistenza nascosta, entrando, non di rado, in conflitto con l'atteggiamento cosciente. (Giuseppe Lampis, Maria Pia Rosati, Claudio Rugafiori, Marina Plasmati e Lorenzo Scaramella)
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Archetipo, questo termine non è stato coniato da Jung, ma è tratto dall'epistolario dello storico elvetico Jacob Burkhardt, verso il quale Jung nutriva ammirazione. Egli stesso osserva: "con questo termine io intendo quello che, riallacciandomi a Jacob Burkhardt, ho chiamato in passato immagine primordiale. L'archetipo è una espressione simbolica che entra in funzione tutte le volte in cui non sussistono ancora concetti coscienti, o essi per motivi interni o esterni, non sono possibili". (Jung, 1921, p. 382).
Jung nel 1917 definisce queste immagini dominanti dell'inconscio collettivo, e solo a partire dal 1919 diede loro il nome di archetipi. Nel 1919, infatti, Jung, farà uso per la prima volta del termine archetipo nel saggio "Istinto e inconscio", trattando della struttura dell'inconscio, dove,accanto ai contenuti dell'inconscio personale, descrive tutte le caratteristiche non acquisite in modo individuale, ma ereditate. Insieme a queste, pone: le forme esistenti a priori, ossia congenite, dell'intuizione cioè gli
archetipi di percezione e comprensione, che sono una condizione ineliminabile e determinante a priori di tutti i processi psichici. Come gli istinti inducono l'uomo a un comportamento specificatamente umano, così gli archetipi costringono la percezione e l'intuizione a formazioni specifiche umane. Gli istinti e gli archetipi dell'intuizione formano l'inconscio collettivo (Jung, 1919, p.151). Nella definizione di archetipo Jung si rifà anche al Corpus Hermeticum di Ermete Trismegisto, nei termini di forme primitive uniche ed identiche, e alle ideae principales di Sant'Agostino, definite da quest'ultimo come forme stabili ed immutabili, non create e perciò sono eterne, si presentano sempre nello stesso modo, e sono contenute nell'intelligenza divina. Jung definisce ancora l' "archetipo" imago dominante come: varie denominazioni di quelle forme universali del pensiero, ereditarie dotate di contenuto affettivo, che compongono e strutturano l'inconscio collettivo (Jung, 1917/1943, p.115 n.). L'archetipo può presentarsi come archetipo in sé, insito potenzialmente in ogni struttura psichica non percepibile, e come archetipo attualizzato, percepibile nel campo di coscienza sotto forma di immagine archetipica, rappresentazione archetipica, o processo archetipico a seconda della costellazione entro cui si presenta. Esistono aspetti dinamici legati all'archetipo: forme di agire e reagire, decorsi, processi come il divenire dell'Io, l'avanzare dell'età, e così via. L'archetipo può presentarsi come un' "immagine primordiale", così come un movimento progressivo di differenziazione della coscienza. Secondo Jung ha un fondamento archetipico ogni umana espressione dell'esistenza, sia dal punto di vista biologico, psicobiologico o spirituale (Jacobi,1971). (Giuseppe Lampis, Maria Pia Rosati, Claudio Rugafiori, Marina Plasmati e Lorenzo Scaramella)
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Anima/Animus: Jung per affrontare il tema delle relazioni tra maschile e femminile, sia a livello interpersonale che intrapsichico, postula un'istanza psichica che denomina con il termine latino, che si presenta in forma bipolare Anima/Animus. Il concetto di Anima, per Jung, va inteso in un'accezione differente da quello di anima espresso dalla religione, come dal concetto di anima a cui si riferirono Freud e Jung, utilizzando il termine tedesco "Seele". Tuttavia Jung nel trattare questa coppia di opposti non è stato altrettanto simmetrico, poiché ha privilegiato l'approfondimento riguardante l'Anima come controparte eterosessuale inconscia nell'uomo. "Si può definire l' Anima anche imago, archetipo o sedimentazione di tutte le esperienze che l'uomo fa della donna" (Jung,1929/1957, p.49, cfr. Commento al "Segreto del fiore d'oro", vol. 13, Boringhieri, Torino, 1988). Come afferma Hillman, in molti passi Jung usa i termini Anima e Seele in modo intercambiabile, tuttavia il suo sforzo maggiore sta nel mantenere distinti i termini Anima, Seele e psiche. Da un lato, differenzia il termine latino Anima da Seele, che considera troppo generico e vago, e espressione delle idee tradizionali della religione e della filosofia. Dall'altro differenzia il termine Anima da psiche, della quale è uno dei tanti archetipi (Hillman, 1964). Anima nell'uomo e Animus nella donna. Quindi, ciascuna di queste figure archetipiche dell'immagine dell'anima rappresenta la parte della psiche che ha attinenza con il sesso opposto e sta ad indicare non solo la conformazione del rapporto con questo, ma anche il deposito dell'esperienza collettiva a riguardo, l'immagine che ciascun individuo porta con sè dell'altro sesso, come essere singolo e come appartenente alla specie umana (Jacobi, 1971). Secondo Jung ogni contenuto presente nella psiche a livello inconscio e che, non riconosciuto, rimane indifferenziato, latente, viene proiettato. Perciò ogni uomo tende a proiettare la propria immagine Anima sulla donna ed analogamente, ogni donna tende a proiettare la propria immagine Animus sull'uomo. Questa proiezione è inconscia, e determina che entrambi sperimentino il proprio fondamento eterosessuale primigenio nell'altro. Ci si lega all'altro che viene scelto come portatore dei propri contenuti inconsci. Lo stesso accade per l'Ombra. Per Jung l'Anima è un personaggio duplice che personifica il binomio femminile/maschile e tutta la potenza implicita che lo contraddistingue. Paragonata all'Ombra, che si lascia circoscrivere nel ristretto cerchio intorno all'Io, come la parte inferiore della personalità, di cui si parlerà più avanti, l'Anima (Animus) mostra una portata più vasta poiché la sua sfera di influenza si esercita a partire da quello sfondo indefinito ed iper-inclusivo che è l'inconscio collettivo. Se l'Ombra si pone come un antagonista, l'Anima, una vera e propria potenza mitica della mente, rappresenta gli incroci, gli sdoppiamenti, le suddivisioni, le combinazioni, e tesse le fila degli eventi umani. Anima e Animus femminile e maschile determinano una pluralità di circostanze dove nel breve, seppur intenso, arco dell'esistenza si confondono l'inconscio personale e l'inconscio collettivo dell'individuo. (Giuseppe Lampis, Maria Pia Rosati, Claudio Rugafiori, Marina Plasmati e Lorenzo Scaramella)
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Siamo alla babele delle lingue e della comunicazione in quanto i parlanti non sentono più di co-appartenere al destino comune. Le applicazioni tecnico–scientifiche hanno comportato uno sconvolgimento profondo nel rapporto tra uomo e mondo, tra uomo e umanità, e problemi enormi su ogni piano. Sicché, precisamente nell’epoca della scienza, nel momento in cui una fondazione dell’etica sui principi assoluti razionali metempirici non sembra più praticabile, è necessaria la sfida paradossale di fondare un’etica della comunicazione che confuti il relativismo assoluto, stretto parente del nichilismo (v. Apel, 1991). In altri termini, ci troviamo a confrontarci con il mito di Faust e di Mefistofele vissuto con piena e diretta immediatezza. Ma, in un mondo in cui ogni atto sembra fondato sulla comunicazione, una comunicazione non sentita quale apertura e compartecipazione dell’uomo all’essere, all’altro, e al contrario fatta strumento al servizio di chi cerca il dominio sull’economia, sul mercato, sugli altri, sul mondo, Mefistofele sembra avere una fin troppo facile presa su Faust. (Maria Pia Rosati)
L'adulto avanza verso la maturità alternando progressive individuazioni e identificazioni, via via definite culturalmente con maggior dettaglio, su un'arco autoampliantesi di affinità e differenze, oppure regredisce verso individuazioni e identificazioni più elementari. Nè l'individuazione nè l'identificazione sono dunque attributi costanti che si acquistano o si perdono una volta per tutte
Cos'è l'individuazione di Carl Gustav Jung
Cos'é l'Ego per la pedagogia relazionale
La pedagogista Maria Martini scrive:
Che cos’è l’ego? L’ego, in grammatica, è il pronome personale di prima persona in latino: io in italiano, je francese, I in inglese, ich in tedesco, yo in spagnolo, etc.: L’ego è l’io, il nostro io. In psicologia l’io è una struttura della mente che ha il compito di regolare il contatto e i rapporti sia con il mondo esterno che con il mondo interno: è il direttore d’orchestra di tutte le attività della mente, siano esse interne o esterne, che generano così la consapevolezza propria e della realtà.
Seguendo il modello freudiano incontriamo il super-io, cioè il secondo livello o istanza psichica. Il super-io è composto da tutti quei codici di comportamento, regole valori e divieti, che abbiamo interiorizzato da bambini a contatto con l’ambiente in cui abbiamo trascorso la nostra infanzia, in primis la famiglia e poi la società con le sue convenzioni strutturali. Il super-io è quindi il nostro giudice interiore, il nostro persecutore nonché la nostra coscienza morale.
Riprendiamo il nostro discorso sulle parti della mente.
Vediamo cosa è l’inconscio: l’inconscio è il luogo dove l’io ha riposto tutti i vissuti spiacevoli, cioè tutto quello che non vogliamo né vedere né ricordare e che teniamo ben stipato in una stanza di cui abbiamo nascosto la chiave: qui abbiamo nascosto tutte le nostre ferite, le non approvazioni, le nostre paure. L’inconscio è la
“zona più scura di coscienza”
di cui parla Kim Nataraja e anche l’ombra personale di Jung.
Approfondiamo la conoscenza di queste parti.
Dunque l’io, il nostro direttore d’orchestra, ha un compito non facile in quanto cerca di mediare tra le regole morali introiettate e le pulsioni dell’inconscio, tra cui i divieti degli istinti sessuali naturali. Quando si nasce noi tutti abbiamo le strutture biologiche già formate: cervello e corpo con tutti gli organi e gli apparati, che poi via via crescono. Queste strutture biologiche, alle quali è legato il nostro temperamento (da non confondere con il carattere che formiamo crescendo), le abbiamo ereditate dai nostri genitori, dai nostri avi, dalla nostra stirpe. E qui ritorniamo all’evoluzione di cui abbiamo già parlato.
Il collasso dell'Occidente
Conclusioni (provvisorie): l'ego è come uno strumento che ci è stato dato per sperimentare la vita sulla Terra.
La medium Adrianna Garay scrive: "In senso spirituale, l'ego è come uno strumento che ci è stato dato per sperimentare la vita sulla Terra. Crea il senso dell'"io" – una persona con un nome, un corpo, pensieri, opinioni e desideri. Grazie all'ego, possiamo vederci separati dagli altri, fare scelte, proteggere i nostri confini e costruire relazioni. È come un filtro che permette all'anima – che è senza tempo e infinita – di vivere nel mondo fisico. Senza questo filtro, non potremmo imparare dalle sfide o crescere attraverso le nostre scelte. Ma l'ego è come una lente che può distorcere ciò che vediamo. Invece di essere solo uno strumento, spesso cerca di prendere il controllo. Ci fa credere di essere il nostro lavoro, i nostri beni, il nostro corpo o ciò che gli altri pensano di noi. Ci dice: "Devo essere migliore", "Devo dimostrare il mio valore" o "Devo avere di più per esistere". Questo non è vero, perché nessuna di queste cose mostra chi siamo veramente. L'ego vive di paragoni, paura di perdere le cose e bisogno di controllo. Per questo motivo, molte delle nostre azioni e reazioni sono guidate dall'ego, anche quando non ce ne accorgiamo. Nel mondo spirituale, l'anima esiste senza ego. Non c'è bisogno di competere, di indossare maschere o di sentirsi separati dagli altri. L'ego appartiene alla vita umana, dove sperimentiamo limiti e differenze. Altri esseri nell'universo potrebbero funzionare diversamente: alcuni potrebbero avere una forma di ego più leggera, mentre esseri più evoluti potrebbero non averne affatto bisogno. Si può pensare all'ego come parte della "scuola della Terra", dove impariamo chi siamo veramente attraverso le sfide. Lavorare con l'ego non significa combatterlo. Significa imparare a notarlo. Attraverso la consapevolezza, la meditazione e l'auto-riflessione, possiamo vedere quando l'ego parla: "Devo avere ragione" o "Non sono abbastanza bravo". Quando lo vediamo, smettiamo di reagire automaticamente. L'ego perde quindi il suo potere e diventa ciò che dovrebbe essere: uno strumento, non un sovrano. Andare oltre l'ego è un viaggio alla scoperta della verità su noi stessi. Significa liberarsi lentamente di maschere e ruoli, fino a quando non rimane che pura consapevolezza. Questa consapevolezza non ha bisogno di confrontarsi con gli altri o di cercare prove di valore. Quando viviamo più con l'anima, ci rendiamo conto di non essere soli o separati, ma parte di qualcosa di più grande. Da questo derivano pace, gioia e un senso più profondo del significato. La vita smette di essere solo una questione di sopravvivenza e diventa un percorso di creazione, aiuto e amore. L'ego non è un nemico, è un maestro. Ci insegna attraverso il contrasto: ci mostra cosa succede quando ci controlla e com'è la vita quando lo superiamo. Ogni piccolo momento in cui scegliamo la calma invece di una reazione automatica è una piccola vittoria sull'ego. E ogni vittoria ci avvicina a una vita consapevole, in armonia con noi stessi e con l'universo."
per scaricare le conclusioni (in pdf):
La razionalità richiede impegno personale!
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Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)
- Roberto Casati (2022), Le mille trappole che ci allontanano dalla logica - Sole24Ore 17 luglio 2022
- J.B. Rhine (1934), Extra-Sensory Perception - Nature
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Spesa annua pro capite in Italia per gioco d'azzardo 1.583 euro, per l'acquisto di libri 58,8 euro (fonte: l'Espresso 5/2/17)
aggiornata il 6 Febbraio 2026