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Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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Cos'è la realtà? In che universo viviamo? Nell'universo illusorio e frammentato della meccanica classica e della nostra mente, o nell'universo olografico proposto da David Bohm, o in un universo ancora da scoprire?
TEORIE > CONCETTI > QUANTISTICA2
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Riguardo alla natura della realtà, che è un paradosso come altri importanti concetti, lo psicologo Doriano Dal Cengio scrive (vedi bibliografia 2021 - 2a parte): "Attualmente in ambito scientifico coesistono due differenti visioni che si rifanno a due diversi paradigmi, il modello meccanicistico di natura newtoniana che ha dominato il fare scienza negli ultimi cinque secoli e l’altra visione che facendo riferimento alle novità introdotte dalla prospettiva quantistica sta elaborando un paradigma basato sull’interconnessione di tutti i sistemi (visione olistica). L’interesse che stiamo avendo per questo confronto riguarda i riflessi che il nuovo paradigma sta apportando nel campo delle discipline che si occupano di sviluppo e crescita personale, di salute e malattia, passando per quei processi che sono alla base della guarigione in senso lato."  Il nuovo paradigma olistico ha dato anche la possibilità di elaborare nuove visioni dell'universo, della natura della realtà, della natura della mente, ecc. A questo riguardo David Bohm è stato, nel Novecento, un fisico e filosofo molto "creativo" che ha prodotto, oltre a importanti re-interpretazioni e matematizzazioni della fisica quantistica anche profonde speculazioni sulla natura dell'universo in cui viviamo. Nonostante che, forse anche a causa della prematura morte (75anni), avvenuta nel 1982, egli non sia riuscito a matematizzare le sue idee sulla concezione dell'universo, la sua speculazione filosofica rimane tra le più profonde ancora oggi presenti. Egli fu il creatore e promulgatore di alcuni nuovi concetti, che vennero accettati (non tutti e non da tutti) dalla comunità scientifica e ritenuti tuttora validi (non tutti e non da tutti), tra questi: (1) "ordine implicato" (è quello della meccanica quantistica, nascosto, dà poi origine alla realtà fenomenica); (2) "potenziale quantico" (che corrisponde a ciò che è poi stato denominato ordine implicato) (3) "ordine esplicato" (è la proiezione da livelli più elevati di realtà, dell'apparente stabilità e solidità degli oggetti e delle entità sostenute da un incessante processo di implicazione ed esplicazione), (4) "noosfera" (è la sfera del pensiero umano, costituita da tutte le menti che interagiscono sul pianeta); (5) "olomovimento" (nell'ambito del quale l'ordine dell'universo si sviluppa in maniera implicita (e non manifesta), permeando ogni regione di spazio e tempo). Sulla concezione della fisica quantistica, ad esempio Bohm ha scritto: "frammentazione, separazione, spazio e tempo sono solo un'illusione nata dalla nostra  limitata percezione della realtà." Le idee di Bohm furono influenzate dagli iniziali studi sui 'plasma', cioè da quei gas ionizzati i quali, in presenza di un elevato stato di ionizzazione (che elimina una significativa porzione delle molecole e degli atomi), assumono uno stato chiamato "quarto stato della materia" perché presentano interazioni elettromagnetiche determinanti per l'evoluzione dinamica del sistema. L'astrofisico Massimo Teodorani, nel suo libro "David Bohm - La fisica dell'infinito" scrive (p.47): "Il potenziale quantico che Bohm aveva sviscerato nella sua reinterpretazione della teoria quantistica corrisponde dunque all'ordine implicato e all'olomovimento che si genera da esso, solo che questa volta il potenziale quantico anziché essere trattato come un nuovo indispensabile termine della fisica viene ora contestualizzato in una vasta cosmologia gerarchica dove tutto è governato da un ordine implicato, in grado di guidare la manifestazione esplicata dell'universo come la sperimentiamo nella vita di tutti i giorni". Sulla natura illusoria di ciò che oggi percepiamo come realtà egli ha meditato a lungo, anche insieme al mistico indiano Jiddu Krishnamurti, arrivando alle seguenti conclusioni, come Massimo Teodorani scrive (p.56): "L'universo nel suo livello più profondo non contiene né spazio né tempo, ma solo coscienza, mentre tutto il resto, la frammentazione della realtà, la distanza tra gli oggetti, il fluire del tempo, sono solo illusioni che noi percepiamo nella realtà esplicata. Solo conoscendo il processo di olomovimento, tramite il quale si stabilisce una relazione e una dinamica tra mondo implicato (nascosto) e mondo esplicato (palese) noi possiamo fornire una chiave di lettura della realtà in cui viviamo." Questa natura illusoria della realtà era stata intuita dal grande Carl Gustav Jung che l'aveva approfondita per alcuni decenni col fisico quantistico Wolfgang Pauli, con il quale ha perfezionato la natura degli archetipi e dell'inconscio collettivo. Per approfondire questo tema andare alla pagina: "Jung e Pauli".
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COS'E' L'UNIVERSO SECONDO DAVID BOHM: Massimo Teodorani, a proposito del processo di costruzione dell'universo, proposto da David Bohm, nel suo libro "Bohm - La fisica dell'infinito" scrive (pp.42-43): "Nel contesto del nuovo indirizzo che prese il suo lavoro, Bohm sviscera una "cosmologia filosofica" (che può essere intesa anche come una metafisica) dove l'intero universo può essere pensato come un ologramma gigante e con caratteristiche continuamente dinamiche. Ciò genera quello che lui definisce "olomovimento", nell'ambito del quale si sviluppa in maniera implicita e non manifesta un ordine nell'universo. Un ordine nascosto che permea ogni regione di spazio e tempo, che Bohm chiama "ordine implicato", quello della meccanica quantistica, quello più vicino al pensiero e alle percezioni. Il mondo implicato, che è nascosto, dà origine come per magia alla realtà fenomenica, quella della materia percepita coi nostri sensi e con i nostri strumenti, l'ordine dello spazio e del tempo, della separazione e della distanza, dei segnali elettromagnetici, della forza meccanica e della causa effettiva, una realtà che opera sotto forma di quello che lui definisce "ordine esplicato", un mondo aperto e rivelato palesemente. L'ordine esplicato non è dunque altro che la proiezione da livelli dimensionalmente più elevati di realtà che hanno sede nell'ordine implicato. L'apparente solidità e stabilità degli oggetti e delle entità che operano nell'ordine esplicato sono generate e sostenute da un processo incessante di implicazione ed esplicazione, dove le particelle sub-atomiche si dissolvono costantemente nell'ordine implicato per poi ri-cristallizzarsi nell'ordine esplicato. I fisici, ancora oggi, tendono ancora a pensare in termini di ordine esplicato. Essi dissezionano la materia, cercando entità sempre più piccole fino alla particella ultima. Le loro equazioni fondamentali sono scritte usando le coordinate dello spazio e del tempo. E il loro mondo della fisica è distinto da quello della mente. La concezione di un mondo implicato era totalmente assente dalla fisica prima che emergessero come una bomba le profonde intuizioni di Bohm, nate proprio studiando a fondo non solo il formalismo ma anche il significato recondito della meccanica quantistica. Il concetto di ordine implicato nacque in Bohm quando egli iniziò ad avere delle visioni dell'infinito, che vedeva rappresentato in forma di un numero immenso di specchi sferici che si riflettono l'uno nell'altro, dove l'universo è composto di una infinità di riflessioni, e di riflessioni di riflessioni. Secondo la sua intuizione, ogni atomo riflette in questo modo e l'infinità di queste riflessioni è riflessa in ogni cosa: ognuna è una riflessione infinita del tutto."
Punti di riflessione
Se nulla è scollegato, tutto è un continuum e la realtà è illusoria, che ne rimane della dimensione solida e oggettiva? Illusione, come sostengono le antiche dottrine orientali. Anche la meditazione sul significato della coscienza assume importanti modificazioni, per passare da una precedente condizione di prodotto del pensiero, a una più attuale posizione di creazione dell’illusione di solidità. Anche sul fronte della medicina si annoverano influenze decisive: se il corpo è un “prodotto” olografico della coscienza, se ne deduce l’importanza di un approccio energo-vibrazionale a scopo preventivo-curativo, riducendo di conseguenza, ma non escludendo, la sfera d’azione della medicina allopatica. (Emanuele Cangini)
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Il mondo macroscopico può esistere solo se esistono lo spazio e il tempo e quindi la fisica che lo descrive ha caratteristiche locali, mentre il mondo microscopico non ha bisogno dello spazio e del tempo ma percepisce la guida e l'informazione in maniera istantanea, in tal modo che la fisica che lo descrive viene definita "non locale". Il mondo microscopico riflette l'esistenza di un infinito al di fuori dello spazio e del tempo e non riceve l'informazione da un luogo preciso, ma la riceve da tutto l'universo la cui "locazione" viene identificata in una specie di "prespazio", sede della coscienza dell'universo, un ordine che esiste sotto il livello delle particelle fondamentali e precede le nozioni di spazio e di tempo. (Massimo Teodorani p.28 del libro "Bohm")
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La realtà delle cose rimane la stessa, era così prima, era lì da sempre e sarà così anche dopo, è lo sguardo umano a essere limitato. La realtà, come ci ricorda giustamente Aldous Huxley, non è ciò che ci accade, ma quello che facciamo con ciò che ci accade. Siamo stati tutti educati in famiglia e a scuola a osservare il mondo secondo una logica newtoniana, di conseguenza siamo un po’ tutti portati a pensare ad esempio, che se le cose stanno proprio così non possono che essere così (stabilità della realtà), che il prima determina il dopo, che ogni causa produce un effetto, che il passato condiziona il presente e determina il futuro.(Doriano Dal Cengio p.10 del libro "La realtà delle cose)
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Secondo le tradizioni antiche esiste una memoria dell’Universo che nella tradizione Vedica viene chiamata Akasha, che in sanscrito significa etere o spazio. L’etere veniva considerato il primo dei cinque elementi alla base dell’intero Universo (etere, aria, fuoco, acqua, terra). L’etere nelle tradizioni antiche era l’elemento più puro che comprendeva gli altri elementi, tanto che in tutte le tradizioni veniva considerato come l’elemento più sottile e imponderabile che riempiva e dava “densità” all’Universo, al punto che fino all’Ottocento si pensava che fosse l’elemento attraverso cui si propagava la luce, concetto poi smentito, come del resto si smentì l’esistenza dell’etere stesso. Sempre nell’Ottocento si cominciò a parlare di archivi o registri akashici, intesi come una enorme biblioteca cosmica, energetica e vibrazionale che raccoglieva tutte le informazioni appartenute ad ogni essere vivente vissuto fin dall’alba della comparsa della vita e quindi si riteneva contenesse informazioni sul passato di tutta l’umanità ma anche tutte le possibilità future intese come ciò che potrebbe essere o accadere. Si sostiene che questa dimensione di memoria universale fosse presente negli antichi testi di tutte le tradizioni, nella Bibbia per fare un esempio, veniva chiamata “il libro della vita” e gli studiosi sostengono che questa idea appartenesse anche ai Sumeri, ai Babilonesi, agli Ebrei, ai Maya etc. (Doriano Dal Cengio)
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La realtà, come ci ricorda giustamente Aldous Huxley, non è ciò che ci accade, ma quello che facciamo con ciò che ci accade. Siamo stati tutti educati in famiglia e a scuola a osservare il mondo secondo una logica newtoniana, di conseguenza siamo un po’ tutti portati a pensare ad esempio, che se le cose stanno proprio così non possono che essere così (stabilità della realtà), che il prima determina il dopo, che ogni causa produce un effetto, che il passato condiziona il presente e determina il futuro. Se gli occhiali con cui guardiamo e di conseguenza affrontiamo la realtà delle cose è questa, è molto probabile che nel guardare le cose che compongono il nostro universo, cioè la nostra realtà, andiamo a selezionare, a cercare, a individuare gli elementi della realtà che confermano la logica di partenza, cioè la nostra idea di realtà, quella visione che riteniamo vera, quella che ci viene confermata proprio guardando il nostro passato, perché in fondo siamo convinti che il nostro passato condiziona il presente e determina il futuro. Detto in altre parole, se penso che gli altri non mi amano, sarò portato a vedere e a cogliere tutte quelle situazioni che mi confermano la convinzione di partenza: gli altri non mi amano. Se penso che la mia storia è stata pesante, nel senso che ho vissuto nell’infanzia o durante l’adolescenza, episodi traumatici, di abbandono, di maltrattamento, di lutto e così via, e coltivo la convinzione che non potrò mai fare una vita “normale” con una storia così, che non potrò mai essere felice o soddisfatto con un passato così, è molto probabile che nel mio presente sarò sensibile nel selezionare, nel cogliere, nel vedere, tutti quegli eventi "pesanti" che accadono nella mia vita e che mi confermeranno l’assioma di partenza e cioè che non potrò mai essere felice, perché il passato non si può cambiare, anzi continua a riflettersi e a condizionare il mio presente. Se in fondo penso di avere scarse capacità e un basso livello di autostima perché non ho avuto genitori “perfetti” che mi hanno insegnato ad apprezzarmi e a valorizzarmi e di conseguenza penso di non avere molte chance da giocarmi nella vita, è molto probabile che mi muoverò nella vita facendo varie scelte sbagliate che mi confermeranno le mie incapacità. Siamo dentro a quel meccanismo che Freud chiamava, di coazione a ripetere. Il fatto di riproporre continuamente determinati schemi di lettura e valutazione della realtà a cui seguono poi inevitabilmente la ripetizione degli stessi schemi comportamentali (scelte, azioni, decisioni), fanno si che nulla possa cambiare, perché nell’esperienza soggettiva della persona le cose sono sempre state così e quindi se sono sempre state così è ovvio che non si possono cambiare. E’ come se dicessimo, per fare un esempio, che vedendo da sempre nascere il sole ad est, percorrere il cielo durante il giorno per tramontare ad ovest alla sera, è ovvio che è il sole a muoversi e la terra a stare ferma. E’ l’assioma, la convinzione o il paradigma di partenza che condiziona la percezione, la valutazione e la conclusione che poi ne consegue, se cambia l’assioma di partenza si modifica tutto il processo percettivo con quello che ne consegue. Siamo esseri abitudinari, abbiamo bisogno di conferme, abbiamo bisogno di sapere che la nostra realtà è stabile, è quella che conosciamo da sempre, anche se non ci piace, anche se ci fa stare male, perché comunque il noto, ciò che conosciamo, è pur sempre più rassicurante dell’ignoto, ciò che non conosciamo. Questo modo di vedere la realtà, richiama per certi versi l’ambito dei giochi psicologici descritti da Eric Berne, psicoterapeuta fondatore dell’Analisi Transazionale, che con la sua teoria ci invita ad osservare l’agire umano, le relazioni umane, le scelte di vita, le decisioni prese, come mosse di giochi che tutti noi facciamo e che vanno a confermare le convinzioni che stanno alla base (assiomi) di quello che lui chiama il copione esistenziale, cioè la parte che decidiamo di recitare nel corso della nostra vita, sia che ce la siamo scelta, sia che ce l’abbiano data (nel corso dell’infanzia). Solitamente quando le persone iniziano una psicoterapia, non pongono né esprimono un bisogno di cambiamento, loro chiedono di essere aiutati a soffrire meno o se possibile a sopportare meglio ciò che vivono. Quello che si osserva è che non sempre nel corso della terapia le persone sono disponibili ad un cambio di prospettiva (cioè di paradigma) che invece sappiamo essere l’elemento chiave del cambiamento, perché quando cambia la prospettiva da cui si guardano le cose, le cose cambiano e di conseguenza cambia tutto quello che ne segue in termini di percezione, valutazione, convinzioni, decisioni e così via, come abbiamo visto con il passaggio dalla fisica classica a quella quantistica. (Doriano Dal Cengio)
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Noi esseri viventi non abbiamo il merito di proclamarci “coscienti”, o, ad un livello più basso, “intelligenti”. Noi siamo l‟uno e l‟altro senza saperlo perché la vita che rappresentiamo in noi stessi è il frutto di un disegno grandioso e unificante già presente negli elettroni che costituiscono gli atomi del nostro corpo. Gli elettroni non sono le particelle frammentate di un universo in pezzi ma sono i componenti di un unico immenso organismo cosciente, con il quale esse vivono all‟unisono grazie all‟azione di quel magico potenziale quantico, mistica emanazione di una realtà superiore. La nostra stessa coscienza, il fatto che essa esista, è la prova che dentro di noi alberga una emanazione di quel principio superiore che esiste in un “prespazio” che esiste fuori dal tempo e dallo spazio, e che ci ricorda ad ogni momento della nostra vita (specie nei momenti di illuminazione) chi siamo e di cosa siamo parte, a prescindere dalla misteriosa commedia che spesso ci troviamo a recitare. In questa ottica, quella che noi chiamiamo “intelligenza” non è altro che un muscolo del nostro corpo, atta ad agevolare i suoi movimenti inclusa l‟attività dei neuroni del nostro cervello, una caratteristica che è dissimile da individuo a individuo e che va a far parte del bagaglio dell‟ego. Ma la vera intelligenza risiede altrove, e il nostro vero “essere noi” non sta nel quoziente di intelligenza che possediamo ma nella nostra volontà di ricordare chi si cela dietro la maschera della commedia della nostra vita. Il nostro vero “io” non è una singolarità, ma è parte di una molteplicità che vive in sincrono con tutte le sue componenti, allo stesso modo in cui gli elettroni possono comunicare tra loro in maniera istantanea a qualunque distanza essi si trovino. Noi non siamo corpi  – ovvero conglomerati di cellule – che nuotano nell‟oceano, noi apparteniamo alle gocce di quell‟oceano, anzi, siamo quell‟oceano. La nostra coscienza, se opportunamente addestrata, serve a ricordarcelo, mentre gli elettroni che sembrano saltellare casualmente all‟interno degli atomi dei nostri corpi sono quel meraviglioso mezzo che ci unisce all‟universo nella sua totalità. (Massimo Teodorani)
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David Bohm è stato sicuramente il più rivoluzionario tra i fisici teorici. E‟ stato sicuramente il primo e forse l‟unico tra i fisici ad aver sviscerato il massimo del suo sapere sull'intima struttura dell‟universo usando soprattutto un modo intuitivo e filosofico di approccio ai problemi. Egli passò prima per i canali convenzionali della fisica, dove tutto il relativo sapere si esplica solo attraverso trattazioni matematiche. Ben presto egli si accorse, avventurandosi nel regno della teoria quantistica, che quella realtà fisica che crediamo  meccanicistica e  funzionante a  orologeria  diventa un  paradosso  quando  si passa  dal mondo ordinario a quello del mondo subatomico. Iniziò allora a cambiare metodologia di pensiero in maniera tale da trasformare la fisica in una filosofia dal sapore Platoniano e fortemente intrisa di misticismo, seppur mai svincolata da un suo proposito primario di derivarne una fisica completamente nuova. (Massimo Teodorani)
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Qui giace quella “forza” che  determina l‟esistenza dell‟universo, qui è riposta la chiave di quello che sembra un “determinismo  metafisico” anteposto a quello “indeterminismo fisico” previsto dalla fisica classica. A livelli  profondi, dunque, esisterebbe un ente dalle caratteristiche sia di spiritualità che di intelligenza, che  governerebbe tutta la realtà fenomenica, con un determinismo e una decisionalità che trascende  completamente il determinismo invocato dalla fisica classica pre-quantistica per descrivere solo una  parte della realtà. Fu così che Bohm concepì il concetto di “potenziale quantico”, prima sotto forma di un parametro  aggiuntivo da inserire nelle equazioni fondamentali della meccanica quantistica, e poi  espandendone il concetto a livelli talmente elevati che non era più possibile trattare con la  tradizionale matematica. (Massimo Teodorani)
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Ad un certo punto della mia vita, seppur essendo (come ora) di impostazione “quasi atea”, mi sono chiesto se la materia – dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande – abbia una coscienza, senza alcun bisogno di invocare la figura di uno o più Dei creatori delle religioni istituzionali. E infatti nella seconda parte della mia vita io ho anche studiato quella parte della meccanica quantistica che si occupa del fenomeno dell’entanglement – specie attraverso il lavoro interpretativo di David Bohm e di Wolfgang Pauli – dove appare chiaro che a certi livelli della realtà esiste un legame istantaneo tra particelle, se quelle particelle hanno interagito tra loro almeno una volta. Ovviamente, proprio per via delle leggi della meccanica quantistica noi non potremo mai usare l’entanglement come meccanismo di comunicazione istantanea dell’informazione, poiché quando cerchiamo di misurare il fenomeno noi – anche se dimostriamo l’esistenza del fenomeno – distruggiamo inevitabilmente la funzione d’onda che descrive quelle particelle legate dall’entanglement. Non potremo mai sapere quello che quelle particelle si sono dette, lo sanno solo loro. Proprio come se due persone comunicano telepaticamente e nessuno le può sentire. Esiste dunque una dimensione dell’esistenza la cui percezione diretta ci è preclusa se ci affidiamo alla nostra – seppur potente – scienza. Eppure, proprio attraverso questa strana fenomenologia della meccanica quantistica, è stata proprio la Fisica ad aprirci al più grande degli interrogativi: l’Universo ha una coscienza? Scientificamente non possiamo dimostrarlo, ma intimamente gli scienziati che riflettono e non si limitano ad analizzare meccanicamente la realtà, percepiscono che l’Universo ha di fatto una coscienza. Questa barriera che a certi livelli si frappone tra noi e certi livelli della realtà ci fa chiaramente capire che la nostra Scienza ad un certo punto si ferma. Nel momento in cui la nostra conoscenza diventa percettiva e non più analitica, la Scienza cessa di esistere come metodo, per lasciare il posto alla percezione individuale, non condivisibile, non falsificabile. (Massimo Teodorani)
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Una fra le lezioni principali che i fisici hanno dovuto apprendere in questo secolo [il XX] è che tutti i concetti e le teorie che noi usiamo per descrivere la natura sono limitati. A causa delle limitazioni essenziali della mente razionale, noi dobbiamo accettare il fatto che, come si è espresso Werner Heisenberg, "ogni parola o concetto, per chiari che possano essere, hanno soltanto un campo limitato di applicabilità". Le teorie scientifiche  non potranno mai fornire una una descrizione completa e definitiva della realtà. Esse saranno sempre approssimazioni alla vera natura delle cose. Per formulare la cosa in termini molto schietti, gli scienziati non si occupano della verità; essi si occupano solo di descrizioni limitate e approssimative della realtà. (Fritjoff Capra p.43 del libro "Il punto di svolta")
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L'idea che la realtà non è quella che sembra, che ci sono livelli di realtà possibili e che ognuno di questi livelli risulta reale in relazione alla prospettiva che si sceglie per guardare le cose, ha molte implicazioni psicologiche, come del resto l'idea l'idea che è l'osservazione a determinare ciò che si vede, è l'osservazione a far "collassare" la realtà quindi a rendere reale ciò che si osserva. Da questo punto di vista la realtà che viviamo, possiamo dire, diventa una proiezione di ciò che vogliamo vedere, di ciò che ci aspettiamo di vedere. In questo senso è evidente che il passato è condizionante, in quanto si riflette continuamente su ciò che scegliamo di osservare, portandoci a cogliere ciò che abbiamo già visto e conosciuto, preferendo, come si diceva, riconoscere il noto piuttosto che azzardare di avventurarci verso l'ignoto che non si conosce. Parlare di libertà di scelta, parlare di responsabilità, parlare di modificare il proprio destino, per essere protagonisti della propria storia significa in sostanza, darsi il permesso, come direbbe Eric Berne, di guardare da un'altra parte, di esplorare altre dimensioni, sperimentare situazioni diverse, di uscire da ruoli predefiniti, per poter imparare a vedere e vivere cose nuove. (Doriano Dal Cengio pp.219-220 del libro "La natura delle cose")
Sappiamo che spesso in ambito scientifico idee azzardate o innovative vengano viste nell’immediato con diffidenza se non con franca ostilità, perché anche gli scienziati come qualsiasi persona si affezionano alla “verità” che considerano vera. Ognuno di noi è ovviamente rassicurato più da ciò che conosce, che da ciò che non conosce, per cui c’è una inevitabile e comprensibile diffidenza verso il nuovo, tanto più se il nuovo rappresenta un cambio di paradigma, uno stravolgimento di un certo modo di vedere o percepire le cose.
Processo mentale di trasformazione tra i due universi (convenzionale e olografico) secondo David Bohm
David Bohm
L'Universo olografico di Bohm, l'ordine implicato e l'olomovimento
Massimo Teodorani, a proposito del processo di costruzione dell'universo, proposto da David Bohm, nel suo libro "Bohm" scrive (pp.42-43):

Nel contesto del nuovo indirizzo che prese il suo lavoro, Bohm sviscera una "cosmologia filosofica" (che può essere intesa anche come una metafisica) dove l'intero universo può essere pensato come un ologramma gigante e con caratteristiche continuamente dinamiche. Ciò genera quello che lui definisce "olomovimento", nell'ambito del quale si sviluppa in maniera implicita e non manifesta un ordine nell'universo. Un ordine nascosto che permea ogni regione di spazio e tempo, che Bohm chiama "ordine implicato", quello della meccanica quantistica, quello più vicino al pensiero e alle percezioni. Il mondo implicato, che è nascosto, dà origine come per magia alla realtà fenomenica, quella della materia percepita coi nostri sensi e con i nostri strumenti, l'ordine dello spazio e del tempo, della separazione e della distanza, dei segnali elettromagnetici, della forza meccanica e della causa effettiva, una realtà che opera sotto forma di quello che lui definisce "ordine esplicato", un mondo aperto e rivelato palesemente. L'ordine esplicato non è dunque altro che la proiezione da livelli dimensionalmente più elevati di realtà che hanno sede nell'ordina implicito. L'apparente solidità e stabilità degli oggetti e delle entità che operano nell'ordine esplicato sono generate e sostenute da un processo incessante di implicazione ed esplicazione, dove le particelle sub-atomiche si dissolvono costantemente nell'ordine implicato per poi ri-cristallizzarsi nell'ordine esplicato. I fisici, ancora oggi, tendono ancora a pensare in termini di ordine esplicato. Essi dissezionano la materia, cercando entità sempre più piccole fino alla particella ultima. Le loro equazioni fondamentali sono scritte usando le coordinate dello spazio e del tempo. E il loro mondo della fisica è distinto da quello della mente. La concezione di un mondo implicato era totalmente assente dalla fisica prima che emergessero come una bomba le profonde intuizioni di Bohm, nate proprio studiando a fondo non solo il formalismo ma anche il significato recondito della meccanica quantistica. Il concetto di ordine implicato nacque in Bohm quando egli iniziò ad avere delle visioni dell'infinito, che vedeva rappresentato in forma di un numero immenso di specchi sferici che si riflettono l'uno nell'altro, dove l'universo è composto di una infinità di riflessioni, e di riflessioni di riflessioni. Secondo la sua intuizione, ogni atomo riflette in questo modo e l'infinità di queste riflessioni è riflessa in ogni cosa: ognuna è una riflessione infinita del tutto
La concezione di un mondo implicato era totalmente assente dalla fisica prima di Bohm. Frammentazione, separazione, spazio e tempo sono solo un'illusione nata dalla nostra  limitata percezione della realtà?
Un grande fisico racconta l'origine dell'universo
Guido Tonelli racconta perchè l'essere umano, fin dagli albori (Neanderthal), ha sentito il bisogno di creare un racconto simbolico per descrivere l'origine dell'universo
L'Universo, secondo David Bohm, non può essere frammentato e l'essere umano vive solo l'illusione della frammentazione
Massimo Teodorani, a proposito dell'illusione della frammentazione, introdotta da David Bohm, nel suo libro "Bohm" scrive (pp.38-39):

In base agli sconcertanti risultati dell'esperimento EPR, in stretta connessione con il concetto di "potenziale quantico" elaborato da Bohm, emerge un quadro dell'universo in cui l'universo stesso, seppur nella sua infinità, è un insieme chiuso concentrato in un punto, dove qualunque apparente spostamento è solo un'illusione, da cui ne deriva che due particelle, nate da una sola particella, mantengono l'unità originaria anche a distanze grandissime. Qui risiede il grande mistero del cosmo, quello che David Bohm era riuscito a scovare fin dall'inizio delle sue ricerche con i plasmi. La materia non può essere realmente frammentata, ciò è solo un'illusione. L'universo nella sua interezza può essere compreso solo nella sua totalità, e la fisica classica, proprio agli inizi del secolo scorso, entrando nei meandri della meccanica quantistica, aprì al mondo una nuova porta verso l'ignoto. Ciò mandò in crisi quell'immenso castello della scienza che si credeva solido come una roccia, e ben pochi fisici al mondo accettarono la nuova sfida, preferendo ancorarsi al mondo illusorio e frammentato della fisica classica, dove tutto sembra effettivamente funzionare come un orologio, ma dove la dimensione più profonda dell'essere è preclusa alla conoscenza. David Bohm, in nome della ricerca di una "verità vera", accettò la sfida e in nome di essa combattè ogni genere di battaglie fino alla fine della sua vita, seppur nella frustrazione di non essere riuscito a trovare un operatore matematico adatto a descrivere la matrice reale che si cela dietro la nostra illusoria realtà. Fu proprio con il lavoro e il pensiero di Bohm che ebbe luogo la fine del dualismo Cartesiano, dove la fisica e la filosofia erano enti nettamente separati. Infatti la conferma teorica ed empirica della meccanica quantistica, in particolare il suo sviluppo non-classico effettuato da Bohm, dimostra che le assunzioni meccanicistiche e atomistiche della scienza Newtoniana e Cartesiana sono solo un'ottima finzione della realtà, seppure una valida approssimazione su scala macroscopica, ma non sono una reale descrizione del mondo ai suoi livelli fondamentali, specie quando ci si deve confrontare con il mondo subatomico. In questo modo la meccanica quantistica, e in particolare gli sviluppi messi a fuoco da Bohm, rappresentano l'unica porta possibile per descrivere la realtà nelle sue stesse fondamenta. Questo rappresenta un profondo processo trasformativo della fisica che la obbliga per forza ad interrogarsi sui suoi assunti e sui suoi metodi. Il metodo matematico di indagine dei fenomeni fisici è e resta valido, ma a livelli profondi la mente del fisico è costretta ad aprire anche nuovi orizzonti del pensiero che si riallacciano in parte alla filosofia Platonica e in parte alle filosofie e religioni del mondo orientale. Nel contempo i nuovi assunti che emergono da una interpretazioni profonda della meccanica quantistica richiedono nuove tecniche matematiche in grado di permettere una trattazione formalizzata di concetti completamente esotici come i fenomeni non-locali.
Massimo Teodorani scrive (p.38): "la conferma teorica ed empirica della meccanica quantistica, in particolare il suo sviluppo non-classico effettuato da Bohm, dimostra che le assunzioni meccanicistiche e atomistiche della scienza Newtoniana e Cartesiana sono solo un'ottima finzione della realtà, seppure una valida approssimazione su scala macroscopica, ma non sono una reale descrizione del mondo ai suoi livelli fondamentali"
Concetti come la "località" scompaiono in un universo in cui nulla è realmente separato da ogni altra cosa
Massimo Teodorani, a proposito dell'universo olografico non-locale, proposto da David Bohm, nel suo libro "Bohm" scrive (p.56):

In un universo olografico e non-locale, perfino il tempo e lo spazio non possono essere più intesi come reali. Perché concetti come la "località" scompaiono in un universo in cui nulla è realmente separato da nessuna altra cosa. Il tempo e lo spazio tridimensionale, così come le immagini del pesce su due monitor separati, dovrebbero anche essere visti come semplici proiezioni di un ordine più profondo che unisce le parti apparentemente frammentate in un tutto. Ai suoi livelli più profondi, anche se qui è difficile trovare analogie e metafore in grado di visualizzare questo concetto, la realtà diventa addirittura un "super-ologramma" in cui il passato, il presente e il futuro esistono simultaneamente. Un giorno che la tecnologia umana unitamente a una raggiunta completa conoscenza dei poteri della mente si saranno sviluppati a sufficienza sarà forse possibile penetrare "osservativamente" nel profondo livello super-olografico della realtà e cogliere scene di un passato dimenticato oppure del futuro non ancora vissuto. Passato, presente e futuro convivono in un unico tutto che comunica con se stesso in maniera istantanea. L'universo nel suo livello più profondo non contiene né spazio né tempo, ma solo coscienza, mentre tutto il resto, la frammentazione della realtà, la distanza tra gli oggetti, il fluire del tempo, sono solo illusioni che noi percepiamo nella realtà esplicata. Solo conoscendo il processo di olomovimento, tramite il quale si stabilisce una relazione e una dinamica tra mondo implicato (nascosto) e mondo esplicato (palese) noi possiamo fornire una chiave di lettura della realtà in cui viviamo.
La matematica che descrive il grande disegno cosmico
Massimo Teodorani, a proposito dei tentativi di matematizzare l'ipotesi dell'universo olografico, proposto da David Bohm, nel suo libro "Bohm" scrive (pp.57-58):

David Bohm non riuscì mai a rappresentare il concetto di olomovimento in uno schema matematico oppure in quello che avrebbe dovuto essere un "modello universale" della fisica. Come riuscire a rappresentare matematicamente una realtà dalla netta connotazione metafisica e dalle caratteristiche iper-dimensionali, e come agganciarla agli attuali modelli matematici che descrivono solo una realtà frammentata che interagisce freddamente con se stessa? Con l'aiuto di Basil Hiley, che aveva capacità matematiche ben superiori alla sue, Bohm ci provò indagando le proprietà degli spazi topologici. Egli si accorse infatti che l'ordine Cartesiano (valido per la fisica Newtoniana e per quella relativistica), ovvero il sistema di coordinate che viene normalmente usato usato dai fisici per rappresentare l'azione degli oggetti nella realtà, era ontologicamente incomprensibile con i nuovi concetti della meccanica quantistica, specie quelli che lui stesso aveva derivato fino a giungere al concetto di olomovimento. Nel limite classico i concetti di spazio e tempo sono gli unici in cui è possibile descrivere condizioni sperimentali, ma nel limite non-classico essi non valgono più. Occorreva allora un nuovo dominio ove poter rappresentare certi concetti così esotici, nella speranza di mettere a punto un modello matematico. Per questa ragione Bohm propose di usare gli spazi topologici che con le loro nozioni di "in mezzo a", "dentro a", "fuori di", e "vicino a" erano più adatti ai concetti che lui voleva esplicitare matematicamente. Infatti Bohm si accorse che proprio la topologia algebrica, che tratta di pure relazioni e non di cartesiane posizioni spazio-temporali, si avvicinava alle sue esigenze. E infatti il grande sogno non realizzato di Bohm era quello di una matematica interamente nuova per descrivere il mondo quantistico. Bohm non voleva creare un'algebra statica ma un'algebra del divenire, per descrivere il prespazio. E qui la coscienza e la fisica si incontrano, nel senso che mente e materia sono concepite come entità indivisibili. [...] Con l'aiuto del suo fedele collega Hiley fece il tentativo di matematizzare la sua teoria per tutto il resto della sua vita, ma senza riuscirci, se non forse negli ultimi attimi della sua vita, quando un giorno, poche ore prima di morire d'infarto nel taxi che lo riportava dall'ufficio a casa sua, aveva comunicato telefonicamente alla moglie che aveva avuto un'improvvisa illuminazione. Il suo sogno, assieme a Hiley, il fisico-matematico per eccellenza, era quello di abbandonare completamente il concetto Cartesiano di continuità di un punto nello spazio, in favore invece di relazioni topologiche, decisamente più appropriate al mondo quantistico che non punti dimensionali.Egli sognava di creare un modello matematico in cui la cangiante interazione "di tipo partecipante" tra ordine implicato e ordine esplicato, potesse essere espressa in un'algebra delle relazioni all'interno di una topologia senza numeri ma con semplici simboli. Quello che, assieme a Hiley, Bohm voleva descrivere era il cosiddetto "prespazio", quel regno dove alberga il tutto, assieme alla coscienza del tutto, e infatti la topologia algebrica, e in particolare quella particolare tecnica denominata "coomologia", aveva il compito di descrivere proprio un set di relazioni pre-spaziali. Questo lavoro con Hiley doveva rappresentare il coronamento di tutte le profondissime riflessioni di Bohm, che nel corso degli ultimi anni, si erano esplicate in forma sia logica che metafisica, ma non matematica. [...] Ma inevitabilmente, visto che si trattava di costruire un modello completamente unificante che unisse assieme sia il micro che il macro-mondo, era necessario, anzi, assolutamente indispensabile, trovare il modo di unire di unire la meccanica quantistica e la relatività (teoria che Bohm conosceva bene sia per averne profondamente discusso con Einstein che per aver scritto lui stesso un libro di testo su quest'argomento). E infatti proprio in questo tentativo di unificazione delle due più grandi teorie della fisica sotto l'aureola delle iper-uraniche tecniche della topologia, con gli anni emersero difficoltà tecniche talmente insormontabili - specie quando nella relatività generale si trattava di quantizzare la gravità - che questo obiettivo così agognato non venne raggiunto e il lavoro rimase incompiuto, nonostante fossero stati risolti diversi problemi, inclusi quelli insiti nella relatività ristretta che sembrava prestarsi piuttosto bene alla trattazione con le tecniche della coomologia.
L'universo nel suo livello più profondo non contiene né spazio né tempo, ma solo coscienza, mentre tutto il resto, la frammentazione della realtà, la distanza tra gli oggetti, il fluire del tempo, sono solo illusioni che noi percepiamo nella realtà esplicata. Solo conoscendo il processo di olomovimento, tramite il quale si stabilisce una relazione e una dinamica tra mondo implicato (nascosto) e mondo esplicato (palese) noi possiamo fornire una chiave di lettura della realtà in cui viviamo.
Glossario quantistico
Questo glossario descrive i termini più importanti della fisica di David Bohm, i testi sono tratti dai libri di Massimo Teodorani (David Bohm, Entanglement, Sincronicità -Macro):

  • Ordine implicato: Modello di realtà di derivazione quantistica creato dal fisico britannico David Bohm, e strettamente legato al concetto di potenziale quantico come "campo informativo" dalle caratteristiche marcatamente non-locali (cioè istantanee) in grado di governare il comportamento della materia senza esercitare su di essa campi di forza. L'ordine implicato esiste solo in una realtà al di là del tempo e dello spazio e il suo compito è quello di "informare" in maniera non-locale il cosiddetto ordine esplicato che rappresenta la realtà spazio-temporale e materiale in cui normalmente viviamo. L'ordine implicato può essere grosso modo comparato al termine di "coscienza dell'universo".

  • Ordine esplicato:  Non è altro che una fotografia convenzionale della realtà, dove c'è una chiara corrispondenza tra l'oggetto e la sua immagine.

  • Plasmi: Bohm si era accorto fin dai tempi dei suoi studi sui plasmi – ovvero quegli agglomerati di particelle cariche sia positive che negative che si trovano nei gas ionizzati – che essi visti al loro interno sembrano comportarsi in maniera del tutto casuale, nel senso che ogni particella che li compongono sembra muoversi per conto suo, ma quando i plasmi vengono visti nella loro totalità essi sono delle vere e proprie strutture intelligenti e compartecipanti. Sono un po‟ il modello in
    miniatura di un universo ancora più vasto. Fu proprio attraverso il comportamento collettivo dei plasmi che Bohm intuì la fondatezza di una “società comunista”, intesa come comunità di esseri con una loro individualità che partecipano tutti assieme ad un progetto armonico unificante più vasto. Ma la visione del marxismo di Bohm era una versione spiritualizzata di quello che invece nella realtà dei fatti si rivelò solo per essere un  arido e  larvale “materialismo dialettico” che aveva distrutto non solo la libertà dell‟individuo ma anche il concetto stesso di spiritualità collettiva.

  • Elettroni: Gli elettroni non sono le particelle frammentate di un universo in pezzi ma sono i componenti di un unico immenso organismo cosciente, con il quale esse vivono all‟unisono grazie all‟azione di quel magico potenziale quantico, mistica emanazione di una realtà superiore. La nostra stessa coscienza, il fatto che essa esista, è la prova che dentro di noi alberga una emanazione di quel principio superiore che esiste in un “prespazio” che esiste fuori dal tempo e dallo spazio, e che ci ricorda ad ogni momento della nostra vita (specie nei momenti di illuminazione) chi siamo e di cosa siamo parte, a prescindere dalla misteriosa commedia che spesso ci troviamo a recitare. In questa ottica, quella che noi chiamiamo “intelligenza” non è altro che un muscolo del nostro corpo, atta ad agevolare i suoi movimenti inclusa l'attività dei neuroni del nostro cervello, una caratteristica che è dissimile da individuo a individuo e che va a far parte del bagaglio dell‟ego.

  • Prespazio: rappresenta la matrice di tutta l‟esistenza, una matrice nascosta alla nostra realtà ordinaria, ma che può essere percepita solo quando si entra nel misterioso dominio delle particelle elementari. Allora dietro alla nostra realtà ordinaria esisterebbe una specie di “grande fratello” che tira le fila del nostro mondo muovendo le particelle infinitamente piccole che lo compongono e guidandone l‟esistenza. Qui giace quella “forza” che determina l‟esistenza dell‟universo, qui è riposta la chiave di quello che sembra un “determinismo metafisico”  anteposto  a  quell' “indeterminismo  fisico” previsto  dalla fisica  classica.  A  livelli profondi, dunque, esisterebbe un ente dalle caratteristiche sia di spiritualità che di intelligenza, che
    governerebbe tutta la realtà fenomenica, con un determinismo e una decisionalità che trascende completamente il determinismo invocato dalla fisica classica pre-quantistica per descrivere solo una parte della realtà.

  • Potenziale quantico: è un campo energetico in grado di governare il mondo partendo dalle sua fondamenta elementari. Non si tratta più di un campo elettromagnetico classico la cui intensità diminuisce con l‟inverso del quadrato della distanza – come  ad esempio un  campo elettromagnetico –  e  la  cui azione si  esplica con la propagazione di segnali luminosi non-istantanei ma a velocità limitata (ovvero 300.000 Km/sec), ma si tratta di un potenziale che si origina in un mondo nascosto che avvolge il nostro mondo di materia e che agisce sulle componenti apparentemente frammentate della nostra realtà fenomenica in maniera istantanea e  totalmente indipendente  dalla distanza a cui esso si trova rispetto alle particelle con cui esso interagisce. Non si tratta di un campo con una determinata intensità, esso non ha intensità, esso porta invece “informazione”. Le particelle non sentono né la sua intensità né la sua distanza, ma sentono invece la sua “forma”: questa forma le guida entrando in risonanza con esse in maniera completamente istantanea, o “non-locale” come si usa dire in fisica. Per questa ragione il potenziale quantico di Bohm viene anche denominato “campo informativo”, un campo
    diverso  dal  campo  elettromagnetico  della  fisica  classica.  Questo  campo  non  è  altro  che  la  “voce della coscienza” che sta dietro a tutta la realtà materiale, a partire dai suoi mattoni fondamentali che sono le particelle elementari come gli elettroni.

  • Ologramma:  Un ologramma è una fotografia tridimensionale prodotta con la tecnica del Laser (un fascio monocromatico di radiazione). L'oggetto da fotografare viene prima immerso nella luce di un fascio Laser, poi un secondo fascio Laser viene fatto rimbalzare sulla luce riflessa dal primo e la luce risultante dalla figura d'interferenza, dove i due raggi s'incontrano, viene impresso su una pellicola. Quando la pellicola viene sviluppata è visibile solo un intrico di linee chiare e scure ma, illuminata da un altro fascio Laser, ecco apparire l'oggetto originale. Il risultato è così realistico da dare l'impressione della presenza dell'oggetto, come se si trovasse di fronte all'osservatore, tanto che è possibile girarvi attorno e percepire i cambi di prospettiva.

  • Non-località: Azione istantanea a distanza tra due o più enti fisici contemplata dalla teoria quantistica non classica. Questo principio viene espanso anche per spiegare la comunicazione istantanea tra le menti, come la telepatia.

  • Olomovimento: L'olomovimento può avere luogo fuori dal tempo come noi lo intendiamo ordinariamente. Se l'universo iniziò con il Big Bang e se ci sono buchi neri, allora noi alla fine dobbiamo spingerci fino a luoghi dove la nozione di tempo e spazio cessano di esistere. Qui tutto può accadere. Come vari cosmologi presentano la cosa, se un buco nero apparisse con un segno che lampeggia la parola "Coca Cola", la cosa non sorprenderebbe. All'interno della singolarità nessuna delle leggi come le conosciamo si applicherebbe. Non ci sono particelle, esse sono tutte disintegrate. Non c'è spazio nè tempo. qualunque cosa sia, va oltre ogni concetto che abbiamo al momento. La fenomenologia ivi presente implica che la totale base concettuale della fisica deve essere considerata come completamente inadeguata, La grande unificazione delle quattro forze dell'universo non potrebbe essere nulla più che un'astrazione di fronte a qualcosa che va oltre e che è completamente sconosciuto...Io [Bohm] propongo qualcosa di simile a questo: si immagini un mare infinito di energia che riempie lo spazio vuoto, con onde che si muovono al suo interno, che occasionalmente si avvicinano producendo un intenso impulso di energia. Diciamo che un particolare impulso si concentra e si espande, creando il nostro universo di spazio-tempo e di materia. [...] Ogni cosa emerge da un processo di apertura all'olomovimento, che poi si riavvolge nell'ordine implicato. [...] L'implicato e l'esplicato sono una totalità indivisibile e in continuo flusso.

  • Sincronicità: Parola creata dallo psicologo analitico Carl Jung per descrivere quell'allineamento di "forze universali" con le esperienze della vita di un un individuo. Jung riteneva che molte esperienze percepite come coincidenze non fossero meramente dovute al caso, ma riflettessero invece la creazione di un evento o circostanza come allineamento a tali forze. Il processo di diventare intuitivamente cosciente ed attivo in armonia con tali forze viene chiamato da Jung "individuazione". Infatti Jung riteneva che una persona con questa qualità potesse realmente plasmare gli eventi attorno a sé attraverso un processo di comunicazione della coscienza con quello che lui chiamò "inconscio collettivo".

  • Noosfera: Viene definita come "sfera del pensiero umano". Proprio come la biosfera è composta da tutti gli organismi sulla Terra e dalle loro interazioni, la noosfera è composta da tutte le menti che interagiscono sul pianeta.

  • Lunghezza di Planck: E' una lunghezza caratteristica, ottenuta in termini di tre costanti fondamentali - la velocità della luce, la costante di Planck e la costante gravitazionale - che rappresenta la scala più piccola dell'universo e caratterizza il "vuoto quantistico", dove le forze quantistiche e relativistiche si unificano e dove (in base alla teoria delle superstringhe) si entra in un regime non più di 3 ma di ben 10 dimensioni.

  • Inconscio collettivo: Termine derivante dalla teoria di Carl Gustav Jung, che indica l'insieme dei contenuti psichici universali preesistenti all'individuo e legati al complessivo patrimonio della civiltà. In esso hanno sede gli archetipi. Da un punto di vista psicologico i "miti" sono un modo di rappresentare gli archetipi che emergono dall'inconscio collettivo.

  • Topologia: Branca della matematica che si occupa di quelle proprietà degli insiemi che sono invarianti per omeomorfismi, cioè per corrispondenze biunivoche e "biocontinue". Essa riguarda lo studio di spazi  topologici, ovvero le cosiddette proprietà topologiche delle figure, cioè, proprietà che non cambiano in seguito a trasformazioni bicontinue una ad una (omeomorfismo). Due figure che possono essere deformate luna nell'altra sono chiamate omeomorfe, e sono considerate essere la stessa cosa dal punto di vista topologico. Per esempio un cubo solido e una sfera solida sono omeomorfe.

  • Coomologia: in matematica, essa è una tecnica che appartiene sia alla topologia algebrica che alla topologia differenziale, capace di esprimere basilare informazione topologica su particolari sistemi di figurazione in una forma particolarmente adatta al calcolo e alla concreta rappresentazione di classi comologiche. Una teoria di coomologia è basata sull'esistenza di forme differenziali con proprietà prescritte.
Il potenziale quantico e la metafora della nave secondo David Bohm
Massimo Teodorani, a proposito del significato di potenziale quantico, proposto da David Bohm, nel suo libro introduttivo alle idee di Bohm "Metafore dal prespazio" scrive (p.6):

Immaginiamo una nave che si trova in un mare in tempesta, senza nessuna visibilità, e in totale  balia degli eventi e del caso. Le sofisticate turbine di quella nave funzionano ancora a pieno ritmo e  con buona quantità di combustibile a disposizione, ma non sanno dove portare la nave, mentre gli  stessi marinai sono completamente disorientati. La nave deve assolutamente ritornare in porto, in  caso contrario la vita dell‟equipaggio sarà compromessa. Poi all'improvviso, superato lo shock i  marinai si ricordano di avere a bordo un radar, ma al contempo i motori della nave cominciano ad  andare a singhiozzo. Eppure il comandante non si perde d‟animo e dopo aver galvanizzato il suo  equipaggio decide di affidarsi completamente al radar che in breve tempo fornisce le coordinate del  ritorno. La nave volge la sua prua verso la destinazione e seppur attraversando onde alte 30 metri e  con qualche problema all'impianto elettrico che inietta benzina nelle turbine, dopo un certo tempo  vede finalmente profilarsi l‟agognato porto. Superando gli ultimi ostacoli, e navigando a visibilità  quasi zero e talora con il motore claudicante, la nave arriva alla fine in porto con tutti i marinai sani  e salvi e qualche albero rotto. Cosa significa questa metafora, la famosa “metafora della nave”,  usata da Bohm? Questa metafora rappresenta per intero il concetto di potenziale quantico e il suo  ruolo di guida nella realtà ai suoi livelli più intimi. Il radar non è altro che il potenziale quantico,  ovvero quella guida invisibile che determina la traiettoria degli oggetti. Esso rappresenta in tal  modo quel lato nascosto della realtà che Bohm non solo intuisce ma arriva ad inserire all'interno  dell‟equazione fondamentale della meccanica quantistica. Le turbine della nave non rappresentano  altro che la descrizione tradizionale della fisica classica, una descrizione che a sua volta non solo  rappresenta la “realtà fenomenica standard” (ovvero quella che descrive la nostra vita di tutti i  giorni) in maniera fedele, ma permette alla fisica stessa di esistere. Eppure, a livelli critici, quando  la coscienza dell‟equipaggio della nave è obnubilata dalla paura e dall'angoscia, quelle turbine  vengono usate senza una guida, il carburante viene consumato a vuoto, e la mancanza di una guida  rischia di far schiantare la nave contro gli scogli. Ma quando la coscienza ritorna e l‟equipaggio  rinsavisce ecco che comincia a ricordarsi che i motori sono indispensabili per portare la nave in  porto ma anche che se la nave stessa non è guidata verso coordinate ben precise, quelle turbine non  serviranno a nulla. Con questa metafora Bohm non si limita a spiegare il ruolo del potenziale  quantico nel guidare le particelle elementari entro una traiettoria prestabilita, ma mostra come il  regno da cui si origina il potenziale quantico è intimamente connesso con il regno della materia.  Non può esistere l‟uno senza l‟altro, ma se esistesse solo la materia l‟universo collasserebbe su sé  stesso in una struttura caotica perché le particelle andando in balia del caso finirebbero per  scontrarsi e annichilirsi a vicenda. Dunque l‟universo per esistere, la vita stessa, la bellezza dei  fiori, l'armonia del volo degli uccelli, l'arte più sublime di Michelangelo, hanno tutti bisogno di una  guida, ovvero di un potenziale creativo. Quel potenziale creativo non è altro che il potenziale  quantico, il quale guidando la traiettoria delle particelle, guida di conseguenza i conglomerati di  atomi – inclusi gli esseri viventi – che esse costituiscono. Ciò ci mostra che il potenziale quantico e  la coscienza sono la stessa cosa e che l‟universo senza coscienza non può assolutamente esistere.
Universo olografico sostenuto anche dallo psichiatra Karl Pribram
Lo psicologo Doriano Dal Cengio, nel descrivere l'attività scientifica del neurochirugo e psichiatra Karl Pribram, che ha insegnato a Stanford, cita in particolare le ricerche sulla memoria, che hanno permesso a Pribram di convalidare l'ipotesi del cervello olografico di Bohm, e scrive (bibliografia 2021):

Karl Pribram è stato un neurochirurgo che a partire dagli anni del dopoguerra si è interessato molto al cervello. Di origine austriaca, cresciuto in America, ha preferito dedicarsi alla ricerca più che alla clinica. E’ stato professore di psichiatria a Stanford e presso varie università americane. E’ noto soprattutto per le ricerche che hanno permesso di definire meglio la natura del sistema limbico (quello che Joseph LeDoux chiama cervello emotivo) e dei legami fra questo sistema neurobiologico deputato alla rielaborazione degli stimoli emozionali e la corteccia frontale, ha inoltre approfondito il ruolo dei gangli della base nell’organizzazione delle emozioni e della motivazione. E’ conosciuto anche per l’ipotesi olografica del cervello (o modello olonomico) che ha elaborato in collaborazione con il fisico David Bohm che aveva a suo tempo suggerito l’idea di un Universo Olografico. Le posizioni di Pribram, che hanno trovato nel tempo un certo consenso nella comunità scientifica, partirono dai suoi interrogativi sulla memoria. Dove vengono custoditi i ricordi?
La memoria, come la coscienza, è tuttora uno dei grandi misteri che riguardano il funzionamento e le potenzialità del nostro cervello. Tra l’altro va evidenziato il legame stretto che c’è fra memoria e coscienza, perché è ormai condivisa l’idea che non può esserci atto cosciente senza ricordi, in quanto i ricordi sono frutto delle esperienze vissute che vengono rielaborate e codificate in memoria, dando così origine all'insieme dei nostri apprendimenti e la coscienza con i suoi singoli atti coscienti, rappresenta la capacità della mente di interconnettere le esperienze passate (apprendimenti) con l’elaborazione degli stimoli proposti dall’esperienza vissuta nel presente.
E’ ormai assodato che i ricordi non vengono conservati da qualche parte nel cervello, come si credeva in un primo momento, non esiste un luogo della memoria. Finora si è individuato il ruolo dell’ippocampo, una struttura appartenente al sistema limbico, che sembra svolgere un ruolo importante nell’elaborazione e selezione delle informazioni che passano dalla cosiddetta memoria a breve termine, quella in cui sono contenute le informazioni che elaboriamo nel presente, alla memoria a lungo termine dove risiedono le informazioni legate al passato. Attualmente si ritiene che i ricordi vengano ricostruiti o recuperati assemblando pacchetti di informazioni distribuite in tutto il cervello. Questo è quanto credeva anche Pribram, il quale arrivò a sostenere che le informazioni non vengono registrate nei singoli neuroni, né a livello sinaptico, anche se è dimostrato che nuovi apprendimenti favoriscono l’aumento di connessioni sinaptiche fra reti neurali coinvolte, pensava piuttosto che fossero il risultato di oscillazioni elettriche a livello neurale che creano schemi o onde di interferenza in cui si codificano le informazioni. Il cervello, e in particolare la corteccia, da questo punto di vista avrebbe la capacità di convertire le onde di interferenza in ricordi. Questo spiegherebbe,secondo Pribram, da un lato la capacità del cervello di immagazzinare un’enorme quantità di informazioni in uno spazio relativamente ridotto e dall’altro la sua ipotesi olografica, in quanto la distribuzione non locale delle informazioni permette una connessione immediata fra le parti come ipotizzato nell’Universo Olografico immaginato da Bohm.
L’ipotesi di fondo è che l’esperienza vissuta venga, in fase di rielaborazione, scomposta come tante tessere di un mosaico sulla base delle informazioni fornite dagli organi di senso e dalle sensazioni emotive associate a quella esperienza e distribuite su tutto il cervello coinvolgendo nuclei cellulari specializzati in quel singolo aspetto (visivo, acustico, tattile, emotivo etc). Come nell’immagine olografica in cui il singolo frammento contiene l’intera immagine che si ricostruisce grazie all’interferenza di due onde che si incrociano, così il ricordo potrebbe essere ricostruito grazie all’interferenza prodotta dall’attività dei vari neuroni coinvolti nei “frammenti” del ricordo. Se il ricordo è distribuito in tutto il cervello, l’atto di ricordare potrebbe essere innescato da uno stimolo che attiva l’interferenza neurale, permettendo la ricomposizione dei singoli aspetti del ricordo. Questo aspetto è stato confermato da studi non solo di Pribram ma anche di altri ricercatori che lavorando con animali di laboratorio avevano potuto constatare che questi potevano ricordare, ad esempio il percorso di un labirinto, anche se veniva loro asportato buona parte del cervello. Rimane inoltre suggestiva l’idea che la rete olografica dell’Universo abbia una corrispondenza col nostro universo personale rappresentato da quel complesso groviglio di reti neurali che è il cervello, dove è iscritta in forma di ricordi/immagini la nostra vita. [...] L’idea di un cervello che funzioni anche con modalità quantistiche è un’ipotesi sostenuta non solo da Pribram. In questa direzione vanno anche le osservazioni e le ipotesi di Roger Penrose e di Stuart Hameroff, fisico e matematico inglese il primo, medico anestesista e ricercatore americano il secondo. Penrose e Hameroff avevano condotto studi e osservazioni separate ma entrambi interessati al funzionamento del cervello e al ruolo della coscienza. Nel 1992 iniziarono a collaborare mettendo insieme le rispettive conoscenze e arrivando all’ipotesi espressa nel loro modello ORCH-OR (ORCHestrated Objective Reduction), in cui ipotizzarono che la coscienza potesse essere l’espressione del funzionamento quantistico del cervello. Hameroff pose l’attenzione sui microtubuli, formazioni intracellulari che costituiscono l’ossatura dei neuroni cerebrali e che potrebbero essere, a suo giudizio, adatti ad una trasmissione quantistica in quanto in collegamento con i microtubuli di altri neuroni attraverso le cosiddette giunzioni gap, che sarebbero un diverso modo di trasmettere informazioni rispetto alle più note connessioni sinaptiche. Quando il divario tra le cellule è sufficientemente piccolo è possibile che le informazioni passino attraverso il cosiddetto tunnel quantico favorendo una trasmissione di informazioni rapido e capace di propagarsi su una vasta area cerebrale dando vita ad un atto cosciente. Quindi la coscienza o l’atto cosciente sarebbero nella visione di Penrose-Hameroff, il risultato del collasso d’onda conseguente ad una trasmissione quantistica di informazione che vede alla base l’attività dei microtubuli neurali. Va detto che questa teoria ha trovato diffidenza e ostilità in ambito scientifico. Non sappiamo se è vera o meno, sappiamo però che spesso in ambito scientifico idee azzardate o innovative vengano viste nell’immediato con diffidenza se non con franca ostilità, perché anche gli scienziati come qualsiasi persona si affezionano alla “verità” che considerano vera. Ognuno di noi è ovviamente rassicurato più da ciò che conosce, che da ciò che non conosce, per cui c’è una inevitabile e comprensibile diffidenza verso il nuovo, tanto più se il nuovo rappresenta un cambio di paradigma, uno stravolgimento di un certo modo di vedere o percepire le cose. [...] Anche l’idea di inconscio è andata modificandosi nel tempo passando da quello freudiano, sede di pulsioni primordiali e primitive, a quello junghiano sede di spinte evolutive (principio di individuazione) a quello eriksoniano, sede di potenzialità creative. Attualmente sulla scia della maggiore popolarità del paradigma quantistico o olistico si è portati a pensare all’inconscio come ad una dimensione della mente che ha uno stretto legame con il Campo Quantico. Il Campo Quantico viene solitamente descritto come una dimensione della realtà caratterizzata dall’assenza di causalità, dove non esiste né lo spazio né il tempo, dove è presente la non località e al contempo la globalità perché ogni dimensione è collegata a tutte le dimensioni del Campo, dove tutto è possibile in termini di configurazioni, ma non prevedibile (principio di indeterminazione), tutte categorie o concetti questi che possono essere utilizzati per descrivere l’inconscio o il subconscio come qualcuno ama chiamarlo. Anche questa dimensione psichica sembra caratterizzata da continue fluttuazioni o da sovrapposizioni di stati dove gli elementi della storia personale si sovrappongono e si mescolano secondo scansioni temporali non lineari, per cui un elemento richiama o si lega ad altre configurazioni psichiche della propria esperienza come accade ad esempio nei sogni, dove il personale si mescola col collettivo, o le esperienze infantili con i ricordi diurni. L’inconscio è caotico come le energie che vibrano nel mondo quantistico, è imprevedibile come l’orbita degli elettroni del mondo subatomico, l’atto cosciente in questa prospettiva si realizza quando il filtro dell’osservazione o dell’attenzione lo attualizza come selezione fra più possibilità, esattamente come il collasso d’onda attualizza la posizione di un elettrone quando si cerca di misurarlo.
Si sta inoltre affermando l’idea che la mente inconscia sia molto più estesa di quella conscia che per lo più viene ricondotta all’attività cerebrale e in particolare al ruolo dei lobi frontali, mentre si pensa che quella inconscia sia estesa a tutto il corpo, tanto che, secondo alcuni, il corpo è l’interfaccia dell’inconscio, il corpo è la “voce” dell’inconscio come del resto sostenuto anche dalla visione psicosomatica. La coscienza intesa come capacità di essere consapevoli e autoconsapevoli, cresce, si nutre ed evolve come capacità di attingere e rielaborare informazioni presenti nella mente inconscia, informazioni che sono entangled, cioè interconnesse. Alcuni autori che stanno rielaborando in chiave più psicologica le novità introdotte dal paradigma quantistico, stanno immaginando, come si diceva, che la mente, soprattutto nella sua dimensione più inconscia sia strettamente collegata alla mente universale intesa come espressione del Campo Quantico.

Per approfondire la prospettiva di Roger Penrose e Stuart Hameroff andare alla pagina: "Cos'è la vita".
Le leggi della meccanica quantistica svelano la natura immateriale della realtà annullando l'illusione della stabilità e della certezza "oggettiva" di cui l'uomo si è nutrito con la scienza classica. La fisica quantistica sostiene invece che l'universo è unificato, immateriale e dinamico. Il compito dell'essere umano è di renderlo "etico" utilizzando, per quanto possibile, il potere accresciuto delle leggi della fisica per migliorare la propria azione sul mondo fenomenico
La materia è la più forte illusione umana
Il fisico Guido Tonelli ha presentato nel 2014 in un seminario congiunto al CERN insieme a Fabiola Gianotti, la prima evidenza sperimentale della presenza del bosone di Higgs (che crea la massa nel nostro universo)
L’inconscio è caotico come le energie che vibrano nel mondo quantistico, è imprevedibile come l’orbita degli elettroni del mondo subatomico, l’atto cosciente in questa prospettiva si realizza quando il filtro dell’osservazione o dell’attenzione lo attualizza come selezione fra più possibilità, esattamente come il collasso d’onda attualizza la posizione di un elettrone quando si cerca di misurarlo.
Universo olografico
L'universo nel suo livello più profondo non contiene né spazio né tempo, ma solo coscienza, mentre tutto il resto, la frammentazione della realtà, la distanza tra gli oggetti, il fluire del tempo, sono solo illusioni che noi percepiamo nella realtà esplicata.
Conclusioni (provvisorie): Secondo David Bohm l'universo è un ologramma gigante governato da un olomovimento che crea incessantemente un ordine implicato e, conseguentemente, un ordine esplicato dal quale emerge la realtà fenomenica
Riguardo alla natura della realtà, lo psicologo Doriano Dal Cengio scrive: "Attualmente in ambito scientifico coesistono due differenti visioni che si rifanno a due diversi paradigmi, il modello meccanicistico di natura newtoniana che ha dominato il fare scienza negli ultimi cinque secoli e l’altra visione che facendo riferimento alle novità introdotte dalla prospettiva quantistica sta elaborando un paradigma basato sull’interconnessione di tutti i sistemi (visione olistica). L’interesse che stiamo avendo per questo confronto riguarda i riflessi che il nuovo paradigma sta apportando nel campo delle discipline che si occupano di sviluppo e crescita personale, di salute e malattia, passando per quei processi che sono alla base della guarigione in senso lato." Il nuovo paradigma olistico ha dato anche la possibilità di elaborare nuove visioni dell'universo, della natura della realtà, della natura della mente, ecc. David Bohm è stato, nel Novecento, un fisico e filosofo molto "creativo" che ha prodotto, oltre a importanti re-interpretazioni e matematizzazioni della fisica quantistica anche profonde speculazioni sulla natura dell'universo in cui viviamo. Nonostante che, forse anche a causa della prematura morte (75anni), avvenuta nel 1982, egli non sia riuscito a matematizzare le sue idee sulla concezione dell'universo, la sua speculazione filosofica rimane tra le più profonde ancora oggi presenti. Egli fu il creatore e promulgatore di alcuni nuovi concetti, che vennero accettati (non tutti e non da tutti) dalla comunità scientifica e ritenuti tuttora validi (non tutti e non da tutti) , tra questi: (1) "ordine implicato" (è quello della meccanica quantistica, nascosto, dà origine alla realtà fenomenica); (2) "potenziale quantico" (che corrisponde a ciò che è poi stato denominato ordine implicato) (3) "ordine esplicato" (è la proiezione da livelli più elevati di realtà, dell'apparente stabilità e solidità degli oggetti e delle entità sostenute da un incessante processo di implicazione ed esplicazione), (4) "noosfera" (è la sfera del pensiero umano, costituita da tutte le menti che interagiscono sul pianeta); (5) "olomovimento" (nell'ambito del quale l'ordine dell'universo si sviluppa in maniera implicita (e non manifesta), permeando ogni regione di spazio e tempo). Sulla concezione della fisica quantistica, ad esempio Bohm ha scritto:
"frammentazione, separazione, spazio e tempo sono solo un'illusione nata dalla nostra  limitata percezione della realtà." Le idee di Bohm furono influenzate dagli iniziali studi sui 'plasma', cioè da quei gas ionizzati i quali, in presenza di un elevato stato di ionizzazione (che elimina una significativa porzione delle molecole e degli atomi), assumono uno stato chiamato "quarto stato della materia" perché presentano interazioni elettromagnetiche determinanti per l'evoluzione dinamica del sistema. L'astrofisico Massimo Teodorani, nel suo libro "David Bohm - La fisica dell'infinito" scrive (p.47): "Il potenziale quantico che Bohm aveva sviscerato nella sua reinterpretazione della teoria quantistica corrisponde dunque all'ordine implicato e all'olomovimento che si genera da esso, solo che questa volta il potenziale quantico anziché essere trattato come un nuovo indispensabile termine della fisica viene ora contestualizzato in una vasta cosmologia gerarchica dove tutto è governato da un ordine implicato, in grado di guidare la manifestazione esplicata dell'universo come la sperimentiamo nella vita di tutti i giorni". Sulla natura illusoria di ciò che oggi percepiamo come realtà egli ha meditato a lungo, anche insieme al mistico indiano Jiddu Krishnamurti, arrivando alle seguenti conclusioni, come Massimo Teodorani scrive (p.56): "L'universo nel suo livello più profondo non contiene né spazio né tempo, ma solo coscienza, mentre tutto il resto, la frammentazione della realtà, la distanza tra gli oggetti, il fluire del tempo, sono solo illusioni che noi percepiamo nella realtà esplicata. Solo conoscendo il processo di olomovimento, tramite il quale si stabilisce una relazione e una dinamica tra mondo implicato (nascosto) e mondo esplicato (palese) noi possiamo fornire una chiave di lettura della realtà in cui viviamo." Questa natura illusoria della realtà era stata intuita dal grande Carl Gustav Jung che l'aveva approfondita per alcuni decenni col fisico quantistico Wolfgang Pauli, con il quale ha perfezionato la natura degli archetipi e dell'inconscio collettivo. Per approfondire questo tema andare alla pagina: "Jung e Pauli".
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a chi vuole approfondire la concezione dell'universo di David Bohm
Spesa annua pro capite in Italia per gioco d'azzardo 1.583 euro, per l'acquisto di libri 58,8 euro (fonte: l'Espresso 5/2/17)

Pagina aggiornata il 12 marzo 2024

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Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
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