Brain
brain
europa
critic
Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
Vai ai contenuti
Anticipazione e futuro
TEORIE > METODI > ARGOMENTAZIONE
Scopo di questa pagina
In che modo ognuno di noi forma le proprie credenze sul mondo che abita? Non vi è dubbio che esse sono state create dalla nostra famiglia d'origine e dall'ambiente sociale in cui siamo stati immersi, però come mai le abbiamo accettate? Le domande sarebbero tante: Abbiamo fatto qualche resistenza o ci siamo bevuti proprio tutto? Come si sono formate le nostre catene interpretative? In che modo si forma il "senso comune"? Siamo stati manipolati, e da chi? Dalla nostra famiglia? Dagli amici? Dai professori? Dai colleghi? Da noi stessi? La risposta a queste domande ci convincerà della necessità di adottare un pensiero critico e di differenziarci dai nostri gruppi (sociali, politici, religiosi, ecc, ecc)?
L’habitus è l’insieme di pratiche spontanee, grossolane, che concorrono a costituire la naturalezza dell’individualità di ogni persona. L’habitus è ciò che consente alle persone di prendere decisioni, orientarsi fra le scelte, osservare il mondo e attribuirgli un significato. Qualsiasi azione, volontaria o meno, è frutto di un’elaborazione implicita dell’habitus. L'habitus è prevalentemente cosciente e parzialmente inconscio
Il punto chiave
Tutti gli sforzi per "conoscere il futuro" nel senso di pensare e "usare il futuro" sono forme di anticipazione. Allo stesso modo il futuro è incorporato in tutti i fenomeni, consci o inconsci, fisici o ideativi, come anticipazione. Il "Design of Anticipation (DoA)" copre tutti i "modi di conoscere" il dopo-di-adesso come anticipazione, da quelle forme di anticipazione che si osservano, ad esempio, in un albero che perde le foglie in autunno, fino alla pianificazione umana che tenta di colonizzare il futuro e si sforza di dare un senso alla novità emergente nel presente trovando ispirazione in futuri immaginari sistematicamente discontinui. Considerato come un "modo di conoscere", il DoA affronta la codificazione della miriade di sistemi di anticipazione, sia consci che inconsci. Il DoA sviluppa, ordina e diffonde descrizioni dei processi/sistemi di anticipazione o di come il dopo-di-adesso entra nella realtà. (Riel Miller et al. p.52)
_
Non c'è dubbio che stiamo vivendo in un momento di eccezionale innovazione. In così tante aree, l'ingegno umano sta rompendo vecchie barriere per inventare nuove cure per le malattie, nuovi mezzi di comunicazione, nuovi modi di organizzare gli affari e la vita. Vediamo l'innovazione verificarsi quando le persone affrontano sfide terribili e opportunità di ispirazione. In questo contesto, credo che capire perché e come "usare il futuro" diventi tanto più importante. Come ha sottolineato il filosofo e sociologo francese Edgar Morin, molto dolore, persino conflitto, nasce dalle contraddizioni che tutti noi sperimentiamo tra il vivere in un mondo complesso, dinamico e creativo e le strutture rigide, a volte deterministiche, che usiamo per comprendere questa realtà e le sue evoluzione, così come le scelte che offre. (Audrey Azoulay)
_

Cosa significa anticipare il futuro di una comunità/società di individui
Il filosofo Riel Miller, esperto di anticipazione presso l'UNESCO e responsabile di interventi sociali, scrive (vedi bibliografia 2010):

Il mondo non è più complicato o complesso oggi di ieri; quando si tratta di vedere e agire in una situazione specifica è la capacità che fa la differenza, non il numero assoluto di permutazioni o addirittura la non familiarità. Ciò che sembra complicato a un bambino può sembrare un gioco da ragazzi per un adulto. In particolare, ciò che conta è la raffinatezza del nostro senso: la nostra capacità di scoprire, inventare e costruire il mondo che ci circonda. Ad oggi, sono stati compiuti notevoli sforzi per migliorare le capacità di creazione di senso. I decisori politici fanno appello a metodi familiari e intuitivi dell'esperienza quotidiana (preparazione e pianificazione), nonché a tecniche (come previsioni, scansione dell'orizzonte, scenari, opinioni di esperti) ritenute adeguate in base alle percezioni passate delle nostre esigenze e capacità. Tuttavia, la percepita proliferazione dei cosiddetti " I recenti progressi nella comprensione della complessità, dell'incertezza e dell'emergenza hanno aperto nuovi modi di definire e utilizzare il futuro. La domanda quindi non è come far fronte a un universo che sembra diventare più complesso, ma come migliorare la nostra capacità di sfruttare l'emergere di novità che ci ha sempre circondati.
Lo psicologo Urie Bronfenbrenner ha cercato di scoprire e documentare le interconnessioni sistemiche che legano lo sviluppo individuale e il contesto sociale in cui vive. L'autore è sempre stato fortemente convinto che le possibilità di crescita, di evoluzione e di benessere di ogni individuo non dipendano da una singola causa ma siano piuttosto legate a una complessa rete di strutture che comprendono gli individui con le loro specificità biologiche e psicologiche, l'ambiente, i gruppi, la cultura, la società nel suo insieme
futuro
Pensare un futuro diverso come quello di Philip Dick e le sue vertigini ontologiche
L'economista Christian De Cock, che insegna Organization Studies alla Copenhagen Business School, ha scritto un articolo nel quale contrappone alla visione realistica della società una visione utopistica quale quella presentata nelle opere fantascientifiche di Philip Dick, e scrive (vedi bibliografia 2009):

Il mio articolo mostra come il romanzo realista ha funzionato all'interno di un'ideologia sociale conservatrice per prevenire il cambiamento. Opere di fantasia come la fantascienza di Philip Dick aprono invece nuove possibilità di cambiamento e un futuro che non è del tutto delimitato dal presente ma, snaturandolo, lo apre a un'indeterminatezza virtuale che è lo spazio della libertà.
Conclusioni (provvisorie): nelle conversazioni sane, se vogliamo che siano felici, occorre gettare la maschera, ed essere ciò che intimamente siamo: il nostro "vero sè"
In che modo ognuno di noi forma le proprie credenze sul mondo che abita? Non vi è dubbio che esse sono state create dalla nostra famiglia d'origine e dall'ambiente sociale in cui siamo stati immersi, però come mai le abbiamo accettate? Le domande sarebbero tante: Abbiamo fatto qualche resistenza o ci siamo bevuti proprio tutto? Come si sono formate le nostre catene interpretative? In che modo si forma il "senso comune"? Siamo stati manipolati, e da chi? Dalla nostra famiglia? Dagli amici? Dai professori? Dai colleghi? Da noi stessi? La risposta a queste domande ci convincerà della necessità di adottare un pensiero critico e di differenziarci dai nostri gruppi (sociali, politici, religiosi, ecc, ecc)?
per scaricare le conclusioni (in pdf):
La razionalità richiede impegno personale!
Iscriviti alla Newsletter di pensierocritico.eu per ricevere in anteprima nuovi contenuti e aggiornamenti:
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)
Scrivi, se non sei d'accordo
Se ritenete che le tesi del "punto chiave" non vengano sufficientemente supportate dagli argomenti presenti in questa pagina potete esprimere il vostro parere (motivandolo).
Inviate una email con il FORM. Riceverete una risposta. Grazie della collaborazione.
Guarda le pagine correlate
Libri consigliati
a chi è interessato a capire come indirizzare il futuro
Spesa annua pro capite in Italia per gioco d'azzardo 1.583 euro, per l'acquisto di libri 58,8 euro (fonte: l'Espresso 5/2/17)

Pagina aggiornata il 18 giugno 2021

creative commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
Torna ai contenuti