Alterità
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Giordano Liva scrive: "La costruzione dell’alterità nell’Europa moderna è un processo che è iniziato a partire dal Cinquecento, quando si vennero costituendo i grandi domini coloniali spagnolo, portoghese, olandese ed inglese. Per giustificare le politiche di sfruttamento delle risorse dei territori conquistati, la riduzione in schiavitù delle popolazioni indigene e, in alcuni casi, come quello dei popoli sottomessi dagli spagnoli, il genocidio, si arrivò a considerare questa “umanità altra” come una forma di subumanità. Non a caso gli indios furono definiti «omuncoli». Quando l’Europa esalta se stessa come portatrice dei valori universali della libertà, dell’eguaglianza e della democrazia, contro ogni forma di potere dittatoriale, sembra dimenticarsi dei crimini che alcuni paesi europei hanno commesso nei confronti di altri popoli nei secoli passati e che, in forme diverse, ancora commette contro uomini e donne che da Sud e da Est cercano di raggiungere il suo territorio, sperando di trovarvi le condizioni per una vita migliore. Ma il migrante, essendo visto come espressione di un’umanità “diversa”, non viene quasi mai riconosciuto come titolare del diritto alla mobilità, che invece consideriamo per noi stessi uno dei fondamentali diritti naturali in quanto inerente alla sfera della libertà personale. Mentre, ad esempio, riteniamo del tutto legittima l’aspirazione ad una vita migliore che spinge tanti nostri giovani ad andare all’estero per cercare lavoro, non facciamo lo stesso con i giovani provenienti dai paesi africani e asiatici. Infatti, o li si vede come soggetti pericolosi, capaci di minare la stabilità del nostro consorzio sociale o, nel caso migliore, come persone vulnerabili, vittime di trafficanti senza scrupoli che si approfittano della loro situazione di estremo bisogno e della loro “ingenuità”. Il disconoscimento dell’aspirazione ad una vita migliore è evidente anche nella separazione tra migranti legittimi e illegittimi. I primi sono tutti coloro che fuggono da paesi in guerra o da regimi dittatoriali, ovvero i richiedenti asilo, i secondi sono quelli che vengono definiti migranti economici, ovvero persone in cerca di un lavoro e di una vita più degna di essere vissuta. Ebbene, mentre ai primi si riconosce il diritto ad essere accolti, ai secondi si attribuisce l’etichetta di migranti irregolari, alimentando nei loro confronti un atteggiamento di diffidenza e di sospetto. Ma lo stesso rifugiato non è portatore a pieno titolo del diritto alla mobilità, in quanto non può decidere dove stare: la maggioranza dei migranti che giungono in Italia vorrebbe andare altrove, soprattutto nei paesi del Nord Europa, ma il Trattato di Dublino lo impedisce. In conclusione, se non si smantella l’immagine del migrante come essere umano diverso da noi e quindi portatore di diritti limitati, non si potrà mai attuare una politica dell’accoglienza inclusiva e rispettosa della dignità altrui."
Punto chiave di questa pagina
LA COMUNICAZIONE INTERCULTURALE: Il linguista Fabio Caon, nell'analizzare le competenze necessarie alla comunicazione interculturale "umana" elenca e descrive una serie di esigenze fondamentali per gli umani: saper relativizzare, saper sospendere il giudizio, saper comprendere emotivamente (empatizzare ed exotopizzare), saper ascoltare attivamente, saper negoziare i significati. Riguardo al saper negoziare i significati egli scrive: "La disponibilità ad ‘esporsi’, propria della sfera emotiva, unita alla consapevolezza razionale della propria ‘relatività’ possono favorire quel processo di spiazzamento che viene definito ‘transitività cognitiva’. La transitività cognitiva crea una sorta di ‘permeabilità’ relazionale e comunicativa, una disponibilità ad accogliere l’altro e a valutare se quel che egli ‘propone’ possa essere accolto e integrato nel nostro sistema cognitivo o se, invece, sia da accettare parzialmente o da rifiutare." Quando ci si trova in una situazione relazionale "interculturale" occorre sopportare il disagio dell'incertezza che nasce dall'urgenza classificatoria che può portare verso credenze pregiudiziali." Una macchina AI si trova proprio nella condizione di dover affrontare una relazione interculturale ogni volta che dialoga con un umano, e appare dunque chiaro che l'intelligenza artificiale non potrà mai ad avere le caratteristiche necessarie.
Punti di riflessione
All'ingresso dell'Oracolo di Delfi, i visitatori venivano accolti con il famoso comando "Conosci te stesso." Può sembrare ironico che questo comando venisse posto in un luogo in cui le persone andavano per conoscere se stesse da una fonte esterna. Forse, tuttavia, il comando aveva uno scopo diverso: ricordare alle persone quella conoscenza di sé che a volte si può meglio ottenere guardando all'esterno le opinioni degli altri, specialmente quelli più saggi di noi e con prospettive più distaccate, piuttosto che riflettendo da seduti, con il mento in mano. (Emily Pronin, Katherine Hansen)
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La nostra salute morale e intellettuale ritrae un gran giovamento quando ci troviamo obbligati a mescolarci con individui del tutto diversi, che non condividono le nostre aspirazioni e posseggono interessi e abilità, che dobbiamo fare uno sforzo per poter apprezzare.
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Si può dire che l'automazione della facoltà umana del linguaggio sia sempre stata e lo sia ancora la frontiera più avanzata dell'IA. (Guido Vetere Sole24Ore 1/11/20)
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Chiunque apra bocca automaticamente designa se stesso come "io" e l'interlocutore come "tu". "Io"e "tu" costituiscono dunque l'ossatura fondamentale di ogni situazione di scambio comunicativo. (Valentina Pisanty, Roberto Pellerey p.157)
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I fallimenti della comunicazione sono spesso dovuti all'incapacità di capire ciò che si intende attraverso ciò che viene detto. (Michael Thomas)
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Sulle orme di Peirce, potremmo affermare che la coscienza (in modo simile all’essere) è un concetto che gode di grande estensione ma di poca intensione. In parole più semplici, è un concetto vago. (Roberto Bottini)
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La competenza pragmatica, ampiamente definita come la capacità di usare la lingua in modo appropriato in un contesto sociale, è diventata oggetto di indagine in un'ampia gamma di discipline tra cui linguistica, linguistica applicata, antropologia, sociologia, psicologia, ricerca sulla comunicazione e studi interculturali. (Naoko Taguchi)
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Un contesto è una costruzione psicologica. (Dan Sperber, Deirdre Wilson)
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Il contesto può essere definito in generale come l’insieme di circostanze in cui si verifica un atto comunicativo. Tali circostanze possono essere linguistiche o extra-linguistiche. (Angela Ferrari)
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Mentre la pragmatica è stata costantemente definita come lo studio del linguaggio nel suo contesto socioculturale (Crystal, 1985,1997; Kasper 1997), non è chiaro ciò che un individuo ha bisogno di sapere per essere pragmaticamente competente e comunicare in modo appropriato ed efficace in un data situazione. (Veronika Timpe Laughlin, Jennifer Wain, Jonathan Schmidgall)
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Sebbene il linguaggio sia spesso considerato il mezzo attraverso il quale i nostri pensieri vengono resi consci, l'estensione del controllo cosciente del linguaggio può essere più un'illusione che la realtà. (Peter Gordon)
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La lingua può identificarsi con un ‘mezzo per raggiungere scopi’ (pragmalinguistica), indicare un ‘rapporto di ruolo sociale’ e l’‘appartenenza a un gruppo’ (sociolinguistica), essere ‘forma’ (nei diversi piani formali di fonologia, grafemica, morfologia, sintassi, lessico e testualità), definirsi ‘espressione di una cultura’ (etnolinguistica) e, infine, rappresentare uno ‘strumento del pensiero’ (nei termini di concettualizzazione) e uno ‘strumento di espressione’ a livello estetico. (Fabio Caon)
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L’insieme è, spesso, più della somma delle sue parti. Perché presenta, spesso, proprietà che non sono la semplice somma delle proprietà delle sue parti. Presenta proprietà emergenti. (Philip Warren Anderson)
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Domanda: La nostra mente è come un computer? Risposta di John Searle: «No. Il computer è una macchina puramente sintattica. Le menti hanno un contenuto mentale o semantico. I computer manipolano simboli complessi, di solito pensati come costituiti da codici di zero e uno. Ma le menti umane hanno molto di più di semplici simboli. Hanno il significato. Nel caso del computer, l'unico significato viene attribuito dall'esterno». (John Searle)
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Le premesse dell’ascolto attivo sono due: l’exotopia e l’autoconsapevolezza emozionale. Se vorrete, potete leggere gli articoli che ho dedicato a queste due chiavi dell’ascolto:
- L’"exotopia" si attiva quando, dopo aver cercato di metterti nei panni dell’altra persona, capisci che non ti vanno bene. Sono troppo larghi, o troppo stretti, il colore e lo stile non ti appartengono. Grazie a quei panni così diversi prendi coscienza dei tuoi e capisci che entrambi gli stili d’abbigliamento hanno pari diritto di esistere, pur nella loro (più o meno profonda) diversità. L’exotopia quindi è un processo di gran lunga più complesso dell’empatia. Come l’empatia richiede lo sforzo di decentrarsi rispetto al proprio punto di vista sulla realtà, senza però forzare l’altra persona ad entrare nei nostri schemi e senza perderci nei suoi.
- Praticare l’"autoconsapevolezza emozionale" significa invece avere la consapevolezza che siamo parte di sistemi relazionali dinamici e che le nostre emozioni sono l’emergere alla coscienza del ruolo attivo che giochiamo nella costruzione, conservazione e nel cambiamento di queste dinamiche. Andando al succo, significa che le nostre emozioni non sono reazioni spontanee alle cose che ci accadono, ma parlano del modo in cui stiamo interpretando le cose che ci accadono e ci danno informazioni preziose sulle azioni che stiamo per intraprendere.
(Michail Bachtin- Fabrizio Arrigoni)
Conclusioni (provvisorie): La pragmatica è sempre più una componente essenziale della capacità di linguaggio comunicativo interculturale per gli esseri umani (ma non per i robot umanoidi)
Il problema di applicare all'intelligenza artidiciale (AI) le regole che l'evoluzione ha inserito nell'intelligenza umana è che l'essere umano, oggi, non ha ben chiari molti dei meccanismi che governano le sue azioni, il suo linguaggio e la sua intelligenza. Siamo solo all'inizio di un adeguamento che vede oggi molte carenze nelle applicazioni di Intelligenza artificiale nell'impiego del linguaggio. Ad esempio l'intelligenza artificiale ha creato dei programmi (chatbot) che possono intrattenere conversazioni linguistiche con gli utenti. Sono quei programmi che usano modelli computazionali del linguaggio e che gli studiosi definiscono "pappagalli artificiali". Sono pappagalli perchè ripetono le frasi (ricombinate in modo computazionale) imparate dall'uomo, ma senza capire il loro significato reale. Questa conseguenza deriva dal fatto che il linguaggio si fonda prevalentemente su processi inconsci e quindi, come sostiene lo psicologo Peter Gordon "l'estensione del controllo cosciente del linguaggio può essere più un'illusione che la realtà." La vastità dei processi mentali aperti dal linguaggio nella mente umana, si avvicina di più agli usi che ne fa la "comunicazione interculturale" odierna, e soprattutto alle sue conseguenze sulle competenze pragmatiche e sul "pensiero" umano. Infatti il linguaggio è per l'essere umano molto più di un mezzo di comunicazione, come invece esso è oggi per l'intelligenza artificiale. Secondo il linguista Noam Chomsky il linguaggio umano è prevalentemente inconscio, come scrive: "Da uno stadio iniziale che coincide con le dotazioni proprie del LAD [Language Acquisition Device], per interazioni successive con i dati dell’esperienza, l’individuo elabora quel sistema di conoscenze che chiamiamo grammatica di una lingua e del quale non abbiamo consapevolezza alcuna essendo l’intero processo di natura inconscia. Per mezzo del linguaggio l'essere umano può, non soltanto comunicare ma, soprattutto, vivere in un mondo virtuale condiviso con altri. Infatti, la rappresentazione simbolica di oggetti, eventi, relazioni che il linguaggio permette, fornisce un efficace sistema di riferimento per generare nuove rappresentazioni, predire eventi futuri, pianificare azioni, organizzare ricordi: cioè quella che il filosofo Charles S. Peirce ha chiamato "semiosi illimitata" (un processo di significazione continuo di segni che producono altri segni). Le macchine potranno mai avere una semiosi illimitata? L'antropologo Terrence Deacon ha ipotizzato che il linguaggio si sia evoluto non con lo scopo di favorire la comunicazione, quanto per abilitare un "pensiero simbolico" utile alla sopravvivenza. Tra i vari scopi attribuiti al linguaggio ritengo particolarmente importante quello del linguista Uwe Porksen, autore di un libro ("Parole di plastica") nel quale ha descritto il degrado del linguaggio nelle società industrializzate della seconda metà del Novecento, secondo cui il linguaggio ha due scopi principali, che sono: l'arricchimento del mondo personale di ogni individuo e la capacità di condividere la sofferenza e, in tal modo, di resistervi. La competenza pragmatica è un processo "adattivo" mediato sia dalle risorse linguistiche di un individuo sia dalle modalità, i vincoli e le convenzioni socioculturali di una data situazione sociale. Nella mente umana si possono sviluppare tre tipi di competenze che definiscono il ‘sapere la lingua’: a. la competenza linguistica, basata sull’apprendimento e il potenziamento delle grammatiche fonologica, grafemica, morfosintattica, lessicale e testuale che regolano la lingua; b. la competenza extralinguistica, fondata sulla consapevolezza e la conoscenza dei linguaggi non verbali delle dimensioni cinesica, prossemica, vestemica e oggettemica; c. la competenza socio-pragmatica e (inter)culturale, incentrata sull’apprendimento della lingua in uso e sulla capacità di esercitare le diverse funzioni linguistiche nei relativi generi e atti comunicativi, espressioni e registri linguistici. Il linguista Fabio Caon, nell'analizzare le competenze necessarie alla comunicazione interculturale "umana" elenca e descrive una serie di esigenze fondamentali per gli umani: saper relativizzare, saper sospendere il giudizio, saper comprendere emotivamente (empatizzare ed exotopizzare), saper ascoltare attivamente, saper negoziare i significati. Egli scrive: "La disponibilità ad ‘esporsi’, propria della sfera emotiva, unita alla consapevolezza razionale della propria ‘relatività’ possono favorire quel processo di spiazzamento che viene definito ‘transitività cognitiva’. La transitività cognitiva crea una sorta di ‘permeabilità’ relazionale e comunicativa, una disponibilità ad accogliere l’altro e a valutare se quel che egli ‘propone’ possa essere accolto e integrato nel nostro sistema cognitivo o se, invece, sia da accettare parzialmente o da rifiutare."
La grande possibilità che ci offre la comunicazione interculturale è quella di guardare meglio gli altri grazie ad uno sguardo più attento ma, prima ancora, di guardare meglio noi stessi attraverso gli altri, potendo disporre di angolazioni plurali e inaspettate.
Perchè, oggi, le macchine parlano ma non capiscono ciò che dicono? Perchè non sono intelligenti! Infatti, come ha scritto il filosofo John Searle, la ragione risiede nella loro mancanza di proprietà emergenti. Le proprietà emergenti dei sistemi viventi permettono lo sviluppo della novità e dell’innovazione e forniscono una base credibile di come l’incremento della diversità e della varietà siano propedeutiche all’evoluzione. Le macchine non hanno proprietà emergenti, nè possono capire i significati: funzionano ma non capiscono!
Sembra
inoltre che il linguaggio umano sia prevalentemente inconscio, come
scrive lo psicologo Peter Gordon: "A
causa della natura inconscia e inaccessibile delle strutture e dei
processi linguistici, i tentativi di riflessione cosciente del
linguaggio sono spesso irti di possibilità di errore. [...] Quando
Chomsky iniziò a caratterizzare la natura estremamente complessa
della computazione grammaticale, notò la natura inconscia della
conoscenza sottostante alla grammatica e la paragonò all'idea di
"conoscenza tacita" esplorata dal filosofo Michael Polanyi.
Nei suoi scritti, Polanyi ha esplorato i modi in cui la conoscenza
può guidare il nostro comportamento in un modo che non è aperto
all'introspezione cosciente. È così che l'iceberg freudiano è
appropriato per descrivere il computo inconscio che va a produrre
l'esperienza cosciente del linguaggio che è abbastanza marginale in
molti modi."
per scaricare le conclusioni (in pdf):
La razionalità richiede impegno personale!
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Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)
- Dario Amodei (2026), The Adolescence of Technology
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Pagina aggiornata il 14 Febbraio 2026