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Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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Abbiamo bisogno di una "Macchina dell'esperienza"?
TEORIE > CONCETTI > Futuro
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Il concetto di esperienza sta per diventare più importante in vista della nuova stagione che sta per aprirsi con l'evoluzione di Internet verso la realtà virtuale, cioè verso quell'ambiente che è stato chiamato "Metaverso" dallo scrittore Neil Stephenson nel romanzo "Crash Snow". Il Metaverso è in fase di creazione e molte aziende stanno investendo sforzi e capitali enormi per crearlo, tra loro uno dei più famosi è Mark Zuckerberg che sta trasformando Facebook in Meta, cioè in un'azienda completamente dedicata alla realtà virtuale. Il filosofo Robert Nozick aveva già anticipato il tema nel 1974 nel libro "Anarchia, stato e Utopia", proponendo una "macchina dell'esperienza" che viene descritta e valutata in questa pagina. La domanda al centro della Experience Machine è: il piacere è tutto ciò che conta? Nozik aveva descritto la macchina dell'esperienza in questo modo "Immagina una macchina che possa darti qualsiasi esperienza (o sequenza di esperienze) tu possa desiderare. Quando sei connesso a questa macchina dell'esperienza, puoi avere l'esperienza di scrivere una grande poesia o di portare la pace nel mondo o di amare qualcuno ed essere amato in cambio. Puoi provare i piaceri "provati" di queste cose, come si sentono "dall'interno". Puoi programmare le tue esperienze per... il resto della tua vita. Se la tua immaginazione è impoverita, puoi utilizzare la biblioteca di suggerimenti estratti da biografie e arricchiti da romanzieri e psicologi. Puoi vivere i tuoi sogni più cari "dall'interno". Sceglieresti di farlo per il resto della tua vita?... Entrando, non ricorderai di averlo fatto; quindi nessun piacere verrà rovinato dal rendersi conto che sono prodotti dalla macchina". Si tratta di una domanda che si porrà a tutti gli utenti del Metaverso. Qual è stata la risposta di Nozick?
Robert Nozick ha risposto "NO", cioè ha risposto che la maggior parte degli esseri umani non riterrebbe conveniente dare in pasto la propria vita alla macchina della verità. Ciò principalmente per tre motivi: (1) perchè le persone ritengono ci sia una differenza enorme tra "fare un'esperienza" in una realtà (solo positiva) costruita artificialmente, piuttosto che "fare delle azioni in una realtà vera" soggetta a tutte le potenziali variabili (positive o negative) della vita reale; (2) perchè le persone vogliono "essere" delle persone "vere" piuttosto che dei fantocci che galleggiano in un serbatoio della macchina dell'esperienza; (3) perchè le persone vogliono vivere nella realtà (misteriosa e incerta) piuttosto che suicidarsi all'interno di una macchina indirizzata da qualcun altro. Infatti sembra che, per apprezzare la macchina dell'esperienza, bisogna essere sociopatici, ludopatici, o peggio....
Il punto chiave
Le esperienze vissute sono quelle che formano una persona, che le danno una identità: non il precipitato puro dell'esperienza pre-programmata. (Robert Nozick)
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Per essere felici e provare un vero piacere, bisogna anche provare un certo grado di tristezza e dolore: Il dolore, il desiderio e la tristezza sono essenziali per la propria felicità, sostiene questa argomentazione. Inoltre, la felicità si raggiunge spesso se perseguita solo indirettamente. Ci si può sforzare di avere una buona carriera, una vita familiare, ecc., ma spesso la ricerca è piena di sfide e battute d'arresto; eppure, tutti questi pezzi messi insieme costituiscono la felicità. Inoltre, a volte ottenere ciò che si desidera non aumenta realmente il proprio benessere. (Dana Angreicut)
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Sbagliare è umano, ma è assurdo perseverare nell’errore (errare humanum est, perseverare autem diabolicum) (Sant’Agostino d’Ippona)
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Se l'identità è davvero una costante, allora essere una persona diversa – per definizione – impedirebbe di rimanere se stessi. Il meglio che possiamo sperare è cambiare il nostro contesto. Questo è ciò che accade realmente quando gli individui usano gli equivalenti più vicini alle macchine di trasformazione: visitano i terapeuti per riformulare le conseguenze percepite del loro comportamento; pagano i chirurghi plastici per apportare differenze estetiche alle loro apparenze; prendono droghe per alterare le loro percezioni e partecipano alle lotterie per cambiare la loro ricchezza. (Sam Hill)
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Mi butto continuamente in situazioni e esperienze nuove, e proprio questo è il problema. (Erica Jong)

esperienza
Are you the wolf?

No, I am experience
La domanda di Robert Nozick all'uomo moderno
Nel 1974 il filosofo Robert Nozick descrisse, nel libro "Anarchia, stato e utopia", una fantomatica (a quel tempo) macchina dell'esperienza: "Immagina una macchina che possa darti qualsiasi esperienza (o sequenza di esperienze) tu possa desiderare. Quando sei connesso a questa macchina dell'esperienza, puoi avere l'esperienza di scrivere una grande poesia o di portare la pace nel mondo o di amare qualcuno ed essere amato in cambio. Puoi provare i piaceri provati di queste cose, come si sentono "dall'interno". Puoi programmare le tue esperienze per... il resto della tua vita. Se la tua immaginazione è impoverita, puoi utilizzare la biblioteca di suggerimenti estratti da biografie e arricchiti da romanzieri e psicologi. Puoi vivere i tuoi sogni più cari "dall'interno". Sceglieresti di farlo per il resto della tua vita?... Entrando, non ricorderai di averlo fatto; quindi nessun piacere verrà rovinato dal rendersi conto che sono prodotti dalla macchina".
La macchina dell'esperienza di Robert Nozick
La domanda al centro della Experience Machine è: il piacere è tutto ciò che conta?
Ne descrivere il suo esperimento scrive Nozick (vedi bibliografia 2020):
(1)
Supponiamo che ci fosse una macchina per l'esperienza [1] che ti darebbe qualsiasi esperienza desideri... Ti collegheresti? Cos'altro può importare per noi, oltre a come le nostre vite si sentono dall'interno?... Primo, vogliamo  fare certe cose, e non solo avere l'esperienza di farle. Nel caso di certe esperienze, è solo perché prima vogliamo fare le azioni che vogliamo le esperienze di farle o pensare di averle fatte. (Ma  perché vogliamo fare le attività piuttosto che semplicemente sperimentarle?) Una seconda ragione per non collegarci è che vogliamo  essere in un certo modo, per essere un certo tipo di persona. Qualcuno che galleggia in un serbatoio è un blob indeterminato. Non c'è risposta alla domanda su come sia una persona che è stata a lungo nel serbatoio. È coraggioso, gentile, intelligente, spiritoso, amorevole? Non è solo difficile dirlo; non c'è modo che lo sia. Collegarsi alla macchina è una specie di suicidio... Ma dovrebbe sorprendere che ciò che  siamo è importante per noi? Perché dovremmo preoccuparci solo di come è riempito il nostro tempo, ma non di ciò che siamo?
... Impariamo che qualcosa è importante per noi oltre all'esperienza immaginando una macchina dell'esperienza e poi realizzando che non la useremmo. Possiamo continuare a immaginare una sequenza di macchine ciascuna progettata per colmare le lacune suggerite per le macchine precedenti.
(2)
Ad esempio, poiché la macchina dell'esperienza non soddisfa il nostro desiderio di  essere in un certo modo, immagina una macchina di trasformazione [2] che ci trasformi in qualsiasi tipo di persona vorremmo essere (compatibile con il nostro restare noi). Sicuramente non si userebbe la macchina di trasformazione per diventare come si vorrebbe, e quindi si collega alla macchina dell'esperienza! Quindi qualcosa conta oltre alle proprie esperienze e com'è uno... Vogliamo fare la differenza nel mondo?
(3)
Considera quindi la macchina dei risultati [3], che produce nel mondo qualsiasi risultato che produrresti e inietta il tuo input vettoriale in qualsiasi attività congiunta... La cosa più inquietante di [queste macchine] è il modo in cui vivono le nostre vite per noi... Forse quello che noi desideriamo è vivere (verbo attivo) noi stessi, a contatto con la realtà. (E questo, le macchine non possono farlo per noi.)
La descrizione di Sam Harris
La macchina dell'esperienza ha lo scopo di dimostrare che ciò che conviene ad ogni persona è vivere la propria vita senza cercare solo il piacere
1- fare effettivamente delle cose
2. essere effettivamente in un certo modo
3- essere in contatto con la realtà

cioè, in una parola, "vivere"
La macchina dell'esperienza di Nozick ha lo scopo di mostrare che ciò che conviene ad ogni persona è cercare di vivere la propria vita, nel bene e nel male, senza cercare a tutti i costi il piacere. Quindi è un rifiuto dell'Edonismo.
Il concetto di esperienza
Ci siamo mai chiesti cos'è l'esperienza che ogni persona fa nella vita reale? Di solito le persone pensano di sapere cos'è l'esperienza dato che, da quando sono nati, non hanno fatto altro che fare esperienze...quindi pensano che non ci sia molto da dire. Invece è utile chiederselo, prima di affrontare la visione di Robert Nozick. Ecco alcune definizioni:

Esperienza esterna ed ed esperienza interna


L'enciclopedia Treccani così definisce l'esperienza:

In generale, conoscenza diretta, personalmente acquisita, di una sfera particolare della realtà. John Locke e l’empirismo distinguono l’ e. esterna, o percezione dei fatti a noi esterni (sensazioni), e l’ e. interna, o percezione dei moti interni alla coscienza (riflessione). E. esterna ed e. interna costituiscono il presupposto di quell’ulteriore riflessione intellettuale che ne elabora i dati. Immanuel Kant accolse questo concetto dell’e., ma sostenne che l’e. presume necessariamente alcuni elementi ideali che non possono derivare da essa, ma uniti a essa ne costituiscono l’universalità e necessità (principi ‘a priori’ o ‘trascendentali’). Tra Otto e Novecento l’empiriocriticismo ha parlato di e. pura, i cui elementi ultimi e costitutivi sono le sensazioni, gli unici dati certi in base ai quali e alle loro connessioni studiare i fenomeni sia fisici sia psichici. In filosofia della scienza, con il termine e. si intende di solito il metodo sperimentale, ossia l’insieme delle procedure comprendenti l’‘esperimento’ e l’‘osservazione’. Si suole anche distinguere l’ e. comune, che è quella spontanea, senza regole, e l’ e. scientifica, che nell’osservazione dei fatti applica regole fornite dalla ragione.

I sensi, il rapporto con le cose e con gli altri


Mentre Educational Rai, con i suoi linguisti Sfefano Gensini e Giancarlo Schirru, così definisce l'esperienza:

La parola esperienza proviene per via colta dal sostantivo latino experientia, a sua volta derivato da experiens, participio presente del verbo experiri, cioè provare, sperimentare. Il termine, come avviene spesso per gli adattamenti dotti, non ha mutato sostanzialmente il suo significato da quello della corrispondente forma latina: indica infatti lo sperimentare o il conoscere direttamente un aspetto della realtà.
Nella tradizione filosofica il termine ha avuto un significato molto specifico, ristretto alla conoscenza ottenuta dal solo mondo fisico, intesa come separata dalla ragione e dall'idea: indica cioè quel tipo di conoscenza che parte dell’attività dei sensi. Nel linguaggio comune, la parola ha però usi più vari e indica in modo generico la conoscenza del mondo ottenuta attraverso la vita quotidiana, il rapporto con le cose e gli altri. Esperienza vuol dire in fondo aver attraversato una serie di eventi che, accumulati, hanno sviluppato un arricchimento interiore e una crescita morale. Per questo tendiamo ad associare l'esperienza alla maturità o alla vecchiaia. Oppure associamo il termine a ogni singolo atto che ha permesso di conoscere un particolare aspetto del mondo o della vita: ad esempio un viaggio, una difficoltà, un’avventura amorosa. O ancora intendiamo per esperienza la perizia che si raggiunge attraverso la consuetudine o l’applicazione costante in una determinata tecnica o in una professione.

Esperienza da sé ed esperienza da altri

Il sito "psicologia e benessere" della casa edistrice Thea, così descrive l'esperienza:

Classicamente, l’esperienza è la conoscenza di concetti o eventi ottenuta tramite l’interazione o l’osservazione. Di per sé l’esperienza non ha lo stesso peso in tutti gli individui proprio perché l’interazione e l’osservazione sono processi molto complessi. Innanzitutto occorre distinguere l’esperienza da sé da quella da altri. L’ "esperienza da sé" è quella che più comunemente viene considerata. È quella che il soggetto acquisisce di persona, sulla propria pelle, vivendo. Non a caso un adulto sbaglia mediamente di meno di un adolescente proprio perché “ha più esperienza”; vivere una situazione già vissuta dovrebbe avere come conseguenza quella di viverla meglio della volta precedente, ovviamente se l’elaborazione dell’esperienza non è stata fallimentare. L’importanza dell’esperienza da sé è tale da essere riassunta nel classico motto "errare humanum est, perseverare autem diabolicum".  L’esperienza da altri è quella che il soggetto acquisisce per qualcosa che è accaduto o accade al di fuori di sé, contrariamente alla credenza comune, oggi l’esperienza da sé dà una minore quantità d’informazione rispetto a quella da altri. In altri termini, se ci riferissimo alla sola esperienza personale conosceremmo molto poco del mondo. Come può una persona dire cose sensate sui figli se non ne ha? Come può una persona dire cose sensate sull’adozione se non ha mai adottato un bambino? Come può una persona parlar male di un lavoro se non lo ha mai fatto? Come può una persona dire cose sensate sulla droga se non si è mai drogata? Di esempi come questi ce ne sono a migliaia e sono certo che a questo punto tutti hanno capito: è banale comprendere che non bisogna aver messo le dita nella presa della corrente per capire che è meglio astenersi dal farlo. Possiamo parlare di esperienza da altri diretta o indiretta. La prima l’abbiamo osservando o interagendo direttamente con le persone, in modo naturale, senza doverci preoccupare di studiare, cioè di acquisire dati con un’azione mirata all’acquisizione; la seconda è invece basata sullo studio, cioè quell’insieme di tecniche e di strategie che utilizziamo per acquisire conoscenza. Attualmente la distinzione fra le due forme è meno netta che per esempio un secolo fa, quando quella diretta era basata soprattutto sul contatto fisico con le persone; oggi lo sviluppo dei media porta nelle case moltissima informazione su ciò che accade agli altri nel mondo. Anche inconsciamente siamo condizionati dalle notizie che sentiamo nei telegiornali o da quelle che leggiamo sul giornale; se nella nostra città accadono molti fatti violenti, ecco che saremo portati a credere che la nostra città sia pericolosa, anche se nessuno di questi fatti è accaduto direttamente sotto ai nostri occhi. Ovviamente, un’informazione scorretta può alterare la nostra esperienza da altri diretta. Per l’esperienza indiretta il problema della corretta informazione è sempre esistito e si trasforma nel problema della
validazione delle fonti. [e della credibilità]


Prima di procedere nella descrizione di come questa elaborazione possa essere ottimizzata, è necessario ricordare che esistono molti individui che negano alla base, inconsciamente, il valore dell’esperienza (negazione dell’esperienza). Pensiamo alle persone che non sopportano di sbagliare, che si autopuniscono per i loro errori o peggio che tendono a punire con eccessiva severità chi sbaglia; non hanno capito che nessuno può pretendere di capire la vita senza l’esperienza: la ragione, da sola, non basta. Per convincersi, si consideri una persona molto intelligente che non sa giocare a scacchi e una persona mediocre che gioca da una vita. Il nostro genio si compra un libricino, impara le regolette del gioco (non ci vuole più di un’ora) e poi, dall’alto della sua intelligenza, decide di sfidare il nostro giocatore da caffè. Ebbene, nonostante quello che può pensare la maggioranza delle persone, il nostro genio farà una figuraccia perché gli scacchi, come la vita, sono soprattutto una questione di esperienza. È chiaro poi che, a parità di esperienza, conta la capacità di capirla, di elaborarla. Accanto alla negazione dell’esperienza troviamo due figure opposte nella gestione dell’esperienza, il recidivo e il praticone. Il recidivo è colui che fa sempre gli stessi errori e, di fatto, resta esistenzialmente sempre al punto di partenza. L’esperienza deve servire per fare le scelte giuste, mutando regole sbagliate in regole corrette: se non lo facciamo (si può continuare a perseverare nello stesso errore per l’incapacità di assimilare il processo che serve per evitarlo o per la pigrizia nel cambiare la propria vita o per altri mille motivi) tutta la nostra fatica è sprecata, siamo esistenzialmente stupidi. Come dobbiamo essere indulgenti con noi stessi al primo errore, così dobbiamo essere spietati quando lo ripetiamo: solo con questo atteggiamento riusciremo a migliorare la qualità della vita.



L'esperienza è dunque la conoscenza che l'individuo ha acquisito riguardo a una certa realtà.

Nel 2012 un articolo del creatore di esperienze Sam Hill (vedi bibliografia 2012), ha trattato del concetto di esperienza introdotto dal filosofo Robert Nozick nel libro "La vita pensata", in cui scrive:

Esiste una relazione integrale tra esperienza personale, identità e ideologia. Questa relazione è stata brevemente toccata dal filosofo politico Robert Nozick nell'esperimento mentale " Experience Machine", che ha pubblicato come parte della sua opera seminale "Anarchy, State and Utopia"
a metà degli anni settanta. La relazione è stata anche discussa in modo più dettagliato circa dieci anni fa dagli accademici di economia di Harvard James Gilmore e Joseph Pine in The Experience Economy. Ciò che rende questi due punti di vista particolarmente interessanti è che entrambi cercano di collocare il valore dell'esperienza in un contesto più ampio – spirituale, economico e filosofico. Nozick tratta le esperienze personali, l'identità personale e l'applicazione delle credenze personali come insiemi di valori paralleli (multisma intrinseco), ma non assegna loro necessariamente un valore relativo (affermando solo che l'esperienza non è l' essenza e la fine di tutto). Gilmore e Pine, tuttavia, descrivono l'esperienza e la trasformazione
come trampolini progressivi verso la ricerca di qualcosa di completamente più spirituale: un'eternità monistica, un imperativo religioso o un valore trascendente (ho detto che il loro era un libro di business?). Entrambi questi argomenti vanno in qualche modo a emarginare il valore dell'esperienza. Nozick sta attaccando più direttamente l'utilitarismo edonistico di quello che potrebbe essere chiamato "esperienzialismo", ma le sue argomentazioni sembrano ancora (certamente a prima vista) essere valide per procura. Gilmore e Pine credono che le esperienze siano importanti (questo è lo scopo principale del libro) ma alla fine solo come mezzo per un fine. Non considerano le esperienze come intrinsecamente preziose. ...Impariamo che qualcosa è importante per noi oltre all'esperienza, immaginando una macchina dell'esperienza e poi realizzando che non la useremmo. Possiamo continuare a immaginare una sequenza di macchine ciascuna progettata per colmare le lacune suggerite per le macchine precedenti. Ad esempio, poiché la macchina dell'esperienza non soddisfa il nostro desiderio di  essere in un certo modo, immagina una macchina di trasformazione che ci trasformi in qualsiasi tipo di persona vorremmo essere (compatibile con il nostro restare noi). Sicuramente non si userebbe la macchina di trasformazione per diventare come si vorrebbe, e quindi si collega alla macchina dell'esperienza! Quindi qualcosa conta oltre alle proprie esperienze e com'è uno... Vogliamo fare la differenza nel mondo? Considera quindi la macchina dei risultati, che produce nel mondo qualsiasi risultato che produrresti e inietta il tuo input vettoriale in qualsiasi attività congiunta... La cosa più inquietante di [queste macchine] è il modo in cui vivono le nostre vite per noi... Forse quello che noi desideriamo è vivere (verbo attivo) noi stessi, a contatto con la realtà. (E questo, le macchine non possono fare  per noi.)”
L'esperienza è dunque la conoscenza che l'individuo ha acquisito facendo delle azioni in una certa realtà
Il concetto di esperienza
Nel 2012 un articolo del creatore di esperienze Sam Hill (vedi bibliografia 2012), ha trattato del concetto di esperienza introdotto dal filosofo Robert Nozick nel libro "Anarchia, stato e utopia", Hill scrive:

Esiste una relazione integrale tra esperienza personale, identità e ideologia. Questa relazione è stata brevemente toccata dal filosofo politico Robert Nozick nell'esperimento mentale " Experience Machine", che ha pubblicato come parte della sua opera seminale "Anarchy, State and Utopia"
a metà degli anni settanta. La relazione è stata anche discussa in modo più dettagliato circa dieci anni fa dagli accademici di economia di Harvard James Gilmore e Joseph Pine in "The Experience Economy". Ciò che rende questi due punti di vista particolarmente interessanti è che entrambi cercano di collocare il valore dell'esperienza in un contesto più ampio – spirituale, economico e filosofico. Nozick tratta le esperienze personali, l'identità personale e l'applicazione delle credenze personali come insiemi di valori paralleli (multisma intrinseco), ma non assegna loro necessariamente un valore relativo (affermando solo che l'esperienza non è l' essenza e la fine di tutto). Gilmore e Pine, tuttavia, descrivono l'esperienza e la trasformazione
come trampolini progressivi verso la ricerca di qualcosa di completamente più spirituale: un'eternità monistica, un imperativo religioso o un valore trascendente (ho detto che il loro era un libro di business?). Entrambi questi argomenti vanno in qualche modo a emarginare il valore dell'esperienza. Nozick sta attaccando più direttamente l'utilitarismo edonistico di quello che potrebbe essere chiamato "esperienzialismo", ma le sue argomentazioni sembrano ancora (certamente a prima vista) essere valide per procura. Gilmore e Pine credono che le esperienze siano importanti (questo è lo scopo principale del libro) ma alla fine solo come mezzo per un fine. Non considerano le esperienze come intrinsecamente preziose. ...Impariamo che qualcosa è importante per noi oltre all'esperienza, immaginando una macchina dell'esperienza e poi realizzando che non la useremmo. Possiamo continuare a immaginare una sequenza di macchine ciascuna progettata per colmare le lacune suggerite per le macchine precedenti. Ad esempio, poiché la macchina dell'esperienza non soddisfa il nostro desiderio di  essere in un certo modo, immagina una macchina di trasformazione che ci trasformi in qualsiasi tipo di persona vorremmo essere (compatibile con il nostro restare noi). Sicuramente non si userebbe la macchina di trasformazione per diventare come si vorrebbe, e quindi si collega alla macchina dell'esperienza! Quindi qualcosa conta oltre alle proprie esperienze e com'è uno... Vogliamo fare la differenza nel mondo? Considera quindi la macchina dei risultati, che produce nel mondo qualsiasi risultato che produrresti e inietta il tuo input vettoriale in qualsiasi attività congiunta... La cosa più inquietante di [queste macchine] è il modo in cui vivono le nostre vite per noi... Forse quello che noi desideriamo è vivere (verbo attivo) noi stessi, a contatto con la realtà. (E questo, le macchine non possono farlo per noi.)”
Ora, quando confrontiamo i valori derivati ​​da Nozick con la Progressione del valore economico di Gilmore e Pine,  possiamo vedere (assumendo ovviamente che si possa concordare in primo luogo che le "trasformazioni" equivalgono a una questione di identità e in secondo luogo che qualsiasi eredità che ci proponiamo di raggiungere si allinea con la nostra posizione di vita) vengono presentati gli stessi tre valori, ma questa volta in una gerarchia basata sul principio economico della personalizzazione di massa. Questo può essere mostrato come tale:
Cos'è la "vita umana" secondo Robert Nozick
La nostra "vita", secondo Robert Nozick è il prodotto combinato di molte cose, riconducibili a una serie di valori i cui più importanti sono: (1) Esperienza: ciò che "sentiamo" (2) Identità; ciò che siamo (3) Eredità: ciò che facciamo (Cliccare per approfondire)
Nozick ci fornisce almeno tre motivi per cui non dovremmo volerci collegare alla macchina dell'esperienza:

Primo, vogliamo fare certe cose e non solo avere l'esperienza di farle. Nel caso di certe esperienze, è solo perché prima vogliamo fare le azioni che vogliamo le esperienze di farle o pensare di averle fatte. (Ma perché vogliamo fare le attività piuttosto che semplicemente sperimentarle?) Una seconda ragione per non collegarci è che vogliamo essere in un certo modo, essere un certo tipo di persona. Qualcuno che galleggia in un serbatoio è un blob indeterminato. Non c'è risposta alla domanda su come sia una persona che è stata a lungo nel serbatoio. È coraggioso, gentile, intelligente, spiritoso, amorevole? Non è solo difficile dirlo; non c'è modo che lo sia. Collegarsi alla macchina è una specie di suicidio. Sembrerà ad alcuni, intrappolati da un'immagine, che nulla di ciò che siamo può importare se non come si riflette nelle nostre esperienze. Ma dovrebbe sorprendere che ciò che siamo è importante per noi? Perché dovremmo preoccuparci solo di come è riempito il nostro tempo, ma non di ciò che siamo?
La progressione del valore economico secondo Gilmore e Pine
Le aziende che hanno definito il 2021: L'attenzione è una forma di valuta sempre più preziosa nell'era dell'informazione. Nel 2021, una manciata di aziende si è distinta dal gruppo, dominando la conversazione e influenzando la società in modi sia positivi che negativi. (Cliccare per approfondire)
esperienza
Principio del piacere e principio di realtà
Secondo Sigmund Freud tutte le scelte della psiche sono dettate dal principio del piacere: l’uomo desidera la sua felicità, l’appagamento immediato e incondizionato dei suoi desideri, ma tale desiderio si scontra quasi sempre con la realtà, ovvero con le costrizioni morali e le tradizioni sociali che sono ostili al pieno soddisfacimento del piacere. Spesso desideriamo così intensamente è al di là di ogni morale che è inevitabile non ottenere quasi mai ciò che vogliamo. Il principio del piacere si scontra con la realtà e ne deriva l’inevitabile frustrazione dei desideri.
Ecco allora che al principio del piacere può subentrare quello di realtà: esso cerca la soddisfazione del desiderio in relazione a ciò che la realtà può offrire.
Mentre il principio di piacere cerca la soddisfazione immediata del bisogno in modo completamente irrazionale, il principio di realtà persegue l’appagamento del desiderio ponendosi obiettivi estesi nel tempo e sublimando l’impossibile appagamento immediato in rappresentazioni sostitutive. In altre parole, di fronte all’impossibilità di un appagamento completo, il principio di realtà agisce in modo da adattare il soddisfacimento del desiderio alle situazioni avverse. Possiamo quindi aggiungere ulteriori specificazioni ai nostri livelli di coscienza.
esperienza
Sigmund Freud
piacere o realtà
Il trucco della Experience Machine è che, nonostante il richiamo di una vita di bei momenti all'interno del dispositivo, lo scopo dell'esperimento mentale di Nozick era persuaderci che la vita è ben più di semplici esperienze piacevoli. Era il rifiuto dell'Edonismo. Il punto della macchina, dice Nozick, non è dimostrare la bellezza della vita in Matrix, ma mostrare che dovremmo preferire una vita autentica nel mondo reale a una (in)autentica all'interno della macchina. Questa riflessione diventa utile adesso che sta per concretizzarsi la macchina dell'esperienza del futuro umano basato sulla realtà virtuale: il Metaverso
Conclusioni (provvisorie): Il 2021 è stato un anno di svolta per il mondo intero, e non solo perchè è stato l'anno della pandemia di Covid19 ?
Il 2021 è stato probabilmente un anno di svolta per il mondo intero, e non solo perchè è stato l'anno della pandemia di Covid19, ma perchè esso ha mostrato in modo evidente le tendenze che domineranno il nostro mondo futuro nei prossimi decenni. Riguardo alla medicina, dopo il successo dei vaccini mRNA sviluppati sia da Biontech e Pfizer, sia da Moderna, sono emersi altri vaccini con lo stesso principio contro il cancro. Questi vaccini sono attualmente in sperimentazione avanzata e pare che saranno disponibili entro cinque anni. Riguardo alle pospettive del mRNA il fisico Riccardo Bugliosi scrive: "La start-up americana Moderna si è distinta per la padronanza di una biotecnologia basata sull’acido ribonucleico messaggero (mRNA) per la quale lo studio del ripiegamento delle proteine è essenziale. È riuscita a ridurre significativamente il tempo necessario per sviluppare un prototipo di vaccino testabile sull’uomo grazie al supporto della bioinformatica, di cui l’IA (Intelligenza Artificiale) è parte integrante."  L'altra importante tendenza riguarda il Metaverso e la realtà virtuale con la sua massiccia estensione a Internet e ai social networks, testimoniata dal cambiamento di nome di Facebook che diventa "Meta" e di cui Mark Zuckerberg ha descritto i primi servizi che la sua società renderà disponibili a breve. Sarà un cambiamento epocale i cui effetti saranno visibili nei prossimi decenni e, riguardo a ciò che ci attende, il giornalista Luca Pierattini scrive: "un nuovo universo fatto di esperienze, film, concerti, incontri, giochi e tutto ciò che riesci ad immaginare in forma digitale. Pensa alla tua routine quotidiana e declinala in formato virtuale: riunioni, incontri, pranzi, sport, fitness, film, fiere, videogiochi e acquisti saranno convertiti per essere disponibili nel nuovo ambiente 3D in via di costruzione. Serviranno anni (e miliardi di visori e occhiali smart) per poter vedere il metaverso in azione alla massima potenza. Eppure, c’è chi ci crede a tal punto da dedicargli il nome dell’azienda, come ha fatto l’ex gruppo Facebook, ora Meta, che ha presentato di recente la propria ipotesi di mondo virtuale esteso, spiegando agli utenti come sarà possibile invitare amici a casa, giocare, fare surf, incontrare i colleghi o partecipare ad un concerto senza spostarsi dal salotto di casa, in un batter d’occhio. Quali aziende ci hanno scommesso:  Abbiamo già parlato di Meta, ma anche Microsoft, Roblox, Epic Games, Tencent, Alibaba e ByteDance hanno già investito milioni di dollari sullo sviluppo del progetto. L’azienda di Redmond ha presentato Mesh per Microsoft Teams che ti consente di partecipare alle videochiamate in versione avatar, fornendo un senso di presenza condiviso in riunione. Il bello di questa idea è che puoi farlo da qualsiasi dispositivo, senza aver bisogno di occhiali o visori particolari, visto che ci penserà il cloud di Microsoft a costruire la realtà virtuale sfruttando l’intelligenza artificiale." Infine, riguardo alla Finanza e al Trading, ci sarà l'uso sempre più spinto dei Bitcoin, sopratutto nel Metaverso, che richiederà una regolamentazione e tutela degli investitori.
per scaricare le conclusioni (in pdf):
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


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Libri consigliati
a chi è interessato a capire cos'è l'esperienza
Spesa annua pro capite in Italia per gioco d'azzardo 1.583 euro, per l'acquisto di libri 58,8 euro (fonte: l'Espresso 5/2/17)

Pagina aggiornata il 3 gennaio 2022

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Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
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