Stuart Hameroff scrive: "Cos'è la coscienza? Gli approcci convenzionali la vedono come una proprietà emergente di interazioni complesse tra singoli neuroni; tuttavia, questi approcci non riescono ad affrontare le caratteristiche enigmatiche della coscienza. Di conseguenza, alcuni filosofi hanno sostenuto che i "qualia", ovvero un mezzo esperienziale da cui deriva la coscienza, esistano come componente fondamentale della realtà. Whitehead, ad esempio, ha descritto l'universo come composto da "occasioni di esperienza". Roger Penrose ha proposto una nuova fisica della riduzione oggettiva: "OR", che fa appello a una forma di gravità quantistica per fornire una descrizione utile dei processi fondamentali al confine tra teoria quantistica e classica. All'interno dello schema OR, consideriamo che la coscienza si verifichi se un sistema opportunamente organizzato è in grado di sviluppare e mantenere una sovrapposizione quantistica coerente fino al raggiungimento di uno specifico criterio "oggettivo" (una soglia correlata alla gravità quantistica); il sistema coerente si auto-riduce quindi (riduzione oggettiva:OR). "
Secondo lo psicologo e neuroscienziato Stanislas Dehaene la coscienza è il risultato di un'attività cerebrale che sollecita la neocorteccia al di là della sua soglia di attivazione. Egli scrive nel libro "Coscienza e cervello": "Prima che avvenisse l'ominazione, la corteccia prefrontale dei primati possedeva già uno spazio di lavoro nel quale le fonti d'informazione passate e presenti, debitamente soppesate per la loro affidabilità, potevano essere catalogate per guidare le decisioni. Da allora, un passaggio evolutivo chiave, forse peculiare degli esseri umani, sembra aver aperto questo spazio di lavoro agli input sociali provenienti dalle altre menti. Lo sviluppo di questa interfaccia sociale ci ha permesso di raccogliere i benefici di un algoritmo decisionale sociale: confrontando la nostra conoscenza con quella degli altri abbiamo preso decisioni migliori." Le ultime scoperte rese possibili dalle tecniche di imaging hanno permesso di ipotizzare un ruolo centrale per le nostre connessioni cerebrali, più che per i singoli gruppi di neuroni, cioè per il nostro Connettoma. Scrive Dehaene: "I nostri stati neuronali fluttuano incessantemente in una maniera parzialmente autonoma, creando un mondo interno di pensieri personali, e anche quando sono posti a confronto con identici input sensoriali, essi reagiscono differentemente, secondo il nostro umore, i nostri obiettivi e i nostri ricordi. [...] Ciò che ne emerge è un "presente ricordato". Una cifra personalizzata del qui e ora, arricchita da ricordi persistenti e da previsioni anticipate, che proietta costantemente una prospettiva in prima persona sul suo ambiente: un mondo interno cosciente." Il filosofo Thomas Metzinger ha indagato, nel libro "Il tunnel dell'io", le varie forme di coscienza di sé avvalendosi delle ultime ricerche neuroscientifiche. Egli sostiene che i nostri organi di senso sono limitati, nel senso che si sono evoluti solo per percepire, nell'enorme ricchezza del mondo, solo i fenomeni che consentivano la sopravvivenza. Per questo motivo l'esperienza cosciente non è l'immagine della realtà ma piuttosto, secondo la metafora di Metzinger, quella di un tunnel che ne cattura solo una piccola parte. Scrive Metzinger: "La coscienza è "l'apparire di un mondo". L'essenza del fenomeno dell'esperienza cosciente sta nel fatto che una singola e unificata realtà diventa presente: se siete coscienti un mondo vi appare. Ciò è vero sia per i sogni sia per gli stati di veglia, ma nel sonno profondo senza sogni nulla appare: non vi è disponibile il fatto che ci sia una realtà fuori di voi e che voi siate presenti in essa; non sapete addirittura di esistere. [...] Nell'evoluzione darwiniana, una prima forma di coscienza potrebbe essere comparsa circa 200 milioni di anni fa nelle primitive cortecce cerebrali dei mammiferi, fornendo loro la consapevolezza corporea e il senso di un mondo circostante e guidando il loro comportamento." Come riconoscere il mondo reale tra tutti i mondi immaginari possibili? Si chiede Metzinger: se l'Homo sapiens ha lentamente acquisito la capacità di immaginare condizioni alternative a quelle reali, come ha fatto a distinguere tra la realtà e la rappresentazione? Scrive Metzinger: "Gli esseri umani sanno che alcune delle loro esperienze coscienti non si riferiscono al mondo reale, ma sono soltanto rappresentazioni che hanno luogo nelle loro menti. [...] Avendo esperienza cosciente di alcuni elementi del nostro tunnel in termini di mere immagini o di pensieri relativi al mondo, siamo divenuti consapevoli della possibilità di avere rappresentazioni erronee. Abbiamo capito che talvolta commettiamo degli errori, poichè la realtà non è che un tipo specifico di apparenza. In quanto sistemi rappresentazionali evoluti, abbiamo potuto rappresentare uno dei fatti più rilevanti fra quelli che ci riguardano, ossia che "siamo" sistemi rappresentazionali. Siamo stati abili a cogliere i significati di nozioni come verità e falsità, conoscenza e illusione. Non appena siamo divenuti padroni di questa distinzione, l'evoluzione culturale è esplosa, poichè siamo diventati sempre più intelligenti aumentando sistematicamente le conoscenze e riducendo parallelamente l'illusione." I neuroscienziati Gerald Edelman e Giulio Tononi, alla luce degli attuali sviluppi dell'intelligenza artificiale (AI), sollevano dei dubbi sul tipo di coscienza cui possono aspirare i futuri manufatti. Essi scrivono: "Il radicamento nel singolo corpo è [per l'uomo] il prezzo da pagare per accedere a qualsiasi esperienza qualitativa. Vi è tuttavia un nuovo allargamento di conoscenza che si schiuderebbe in quel rimarchevole momento del nostro viaggio intellettuale. E' l'opportunità di vedere come un fenotipo radicalmente differente [AI] dotato della facoltà della coscienza di ordine superiore categorizzi in realtà lo stesso mondo, quel mondo che insieme condividiamo. La probabilità che questo fenotipo sarà come i nostri o anche come quelli di un animale complesso appaiono sempre più flebili." Nel 2022, con la pubblicazione del libro "Irriducibile" il fisico Federico Faggin ha avanzato una nuova ipotesi sulla natura della coscienza, ipotesi basata su esperienze personali e su analisi di fisica quantistica condotte dal fisico Giacomo Mauro D'Ariano. Tale ipotesi (ancora da verificare sperimentalmente) prevede che la coscienza non si generi all'interno del cervello ma che sia già presente nell'Universo dall'inizio dei tempi e costituisca, metafisicamente, l'essenza della realtà, come era già stato anticipato circa 2500 anni fa da alcune religioni orientali (il Tao, i Veda, il Buddismo). Ma, per avere prove più concrete sull'esistenza di una coscienza universale, dobbiamo andare alle numerose esperienze di premorte (NDE near death experience), delle quali parla Ervin Laszlo alle pagine 13-25 del libro "Mente immortale".