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Cos'è la psicologia: è agentività, cioè direzione e pianificazione delle proprie azioni verso obiettivi
TEORIE > METODI > ARGOMENTAZIONE
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Forse non ce lo siamo mai chiesti, ma qual è l'origine dei nostri comportamenti volontari, non istintivi, cioè in quale modo l'essere umano ha iniziato a comportarsi in modo autonomo, volontario, ovvero non guidato dai suoi istinti come gli altri mammiferi? Non è facile rispondere a questa domanda ma lo psicologo evolutivo Michael Tomasello ha tentato e lo ha fatto nel libro "Dalle lucertole all'uomo", nel quale ricostruisce i passi che possono aver portato l'essere umano a costruire la propria autonomia dagli altri animali, e dal mondo, cioè ad agire secondo la propria volontà. Un'operazione che è riuscita solo all'essere umano e non ad altri animali. Tomasello ha ricostruito la storia di un 'agente' che non si limita a rispondere a stimoli, ma dirige, o addirittura pianifica attivamente le proprie azioni verso obiettivi, un agente che si autoregola prendendo decisioni informate in condizioni di incertezza. L'unico agente che in pochi millenni ha preso decisioni, nel bene e nel male, che hanno costruito il mondo che conosciamo, è l'essere umano. Michael Tomasello scrive (pp. 27-28): "L'ipotesi evolutiva è che, quando gli individui  si confrontano regolarmente con situazioni di incertezza, se la cava meglio chi di loro opera in modo agentivo, valutando con flessibilità la situazione del momento e prendendo una decisione informata dalle circostanze rilevanti qui e ora (forse con l'aiuto di un'euristica, vedi Gigerenzer et al., 2011) per poi controllare e autoregolare l'esecuzione del comportamento mentre si svolge. La mia ipotesi evolutiva è che i quattro tipi principali di organizzazione agentiva che conducono agli umani contemporanei si siano evoluti come risposte a quattro tipi principali d'incertezza, creati essenzialmente da quattro tipi differenti di interazione sociale. [...] Muoverò dal problema (la sfida ecologica) e cercherò di determinare quali meccanismi avrebbero potuto essere stati concepiti per risolverlo. Come terza e ultima cosa, poichè noi non possiamo osservare il comportamento di creature estinte, se vogliamo informazione sperimentale sul comportamento di antichi progenitori dell'essere umano, dobbiamo identificare delle creature attuali che fungano da specie modello". Per tentare di spiegare l'origine dell'agentività, Tomasello fa un passo avanti e scrive (p.37): "Attingendo dalla scienza delle decisioni umane (per esempio Yu, Dayan, 2005), propongo che l'organizzazione agentiva scaturisca quando gli organismi si trovano regolarmente al cospetto di un qualche tipo d'incertezza, per esempio il rischio (sono note le probabilità  dei possibili esiti), l'ambiguità (sono sconosciute le probabilità dei possibili esiti) e la volatilità (le probabilità di esiti possibili mutano imprevedibilmente mentre si esegue l'azione). E' dunque l'incertezza, allora come oggi, la molla che spinge l'essere umano a prendere le sue decisioni e la diversità di queste decisioni, secondo Michael Tomasello, dipende dalla storia e dalla crescita umana della singola persona, in termini di cultura, fruizione di letteratura, arte e...perchè no?...disturbi psichiatrici.
Altan
Punto chiave di questa pagina
AGENTIVITA': In che modo possiamo immaginare che l'essere umano si sia staccato dagli istinti, dall'agire di riflesso, e abbia inziato a pensare, staccandosi dal comportamento usuale degli altri mammiferi? In altre parole: come è nata la psicologia nella nostra mente? L'ipotesi evolutiva dello psicologo evolutivo Michael Tomasello è che, quando gli individui  si confrontano regolarmente con situazioni di incertezza, se la cava meglio chi di loro opera in modo agentivo, valutando con flessibilità la situazione del momento e prendendo una decisione informata dalle circostanze rilevanti rilevanti qui e ora. L'agentività, è dunque l'indirizzare il proprio comportamento verso un obiettivo, uno scopo scelto personalmente.
Albert Bandura
Punti di riflessione
I primi organismi sul pianeta Terra non erano agenti psicologici. Non avevano bisogno di esserlo: erano venuti al mondo nuotando letteralmente nel cibo; erano organismi unicellulari che si limitavano a girovagare con la "bocca aperta". (Michael Tomasello - Dalle lucertole all'uomo p.46)
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Un senso di agenzia (agency)  si riferisce alla sensazione o all'esperienza di controllare le proprie azioni (Haggard e Chambon 2012). Il grado del proprio senso di agency dipende dalla volontà e dalla prevedibilità; cioè, le persone provano un più forte senso di agency quando il movimento è condotto facilmente, senza intoppi e come previsto. (Manami Sato)
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Anche quando le persone percepiscono lo stesso evento, il modo in cui lo descrivono può variare. Vedendo un bambino che insegue un vecchio, ad esempio, una persona potrebbe dire: La bambina insegue l'anziano, mentre un'altra persona vedendo lo stesso evento potrebbe dire: L'anziano è inseguito dalla ragazza. Cosa fa sì che i parlanti scelgano un'espressione piuttosto che un'altra? L'ordine relativo in cui i parlanti prestano attenzione alle informazioni visive può essere un fattore che influenza il modo in cui interpretano e descrivono linguisticamente gli eventi. (Manami Sato)
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La lucertola non sceglie di desiderare grilli gustosi: sceglie come inseguire questo grillo adesso. (Michael Tomasello - Dalle lucertole all'uomo p.60)
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Gli umani hanno bisogno di cultura per svilupparsi. Senza interazione sociale o linguaggio non solo non raggiungeremo il nostro pieno potenziale come specie, ma le nostre capacità cognitive e sociali sarebbero molto simili a quelle di altri primati. I bambini selvaggi ne costituiscono un esempio: senza contatto con altre persone, gli umani perdono ciò che ci rende speciali. (Yes, therapy helps)
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La precoce razionalità cooperativa umana costituì una psicologia radicalmente nuova, dal punto di vista sia cognitivo sia sociale. (Michael Tomasello - Dalle lucertole all'uomo p.144)
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Per secoli abbiamo costruito [...] una realtà fatta di entità fittizie, come le nazioni, come gli dèi, come il denaro, come le aziende. E la cosa sorprendente è che, con il dispiegarsi della storia, questa realtà fittizia è divenuta via via più potente, così che, oggi, le forze più potenti al mondo sono proprio queste realtà fittizie. Oggi, la sopravvivenza di fiumi e di alberi, di leoni e di elefanti, dipende dalle decisioni e dai desideri di entità fittizie, come gli Stati Uniti, come Google, come la Banca mondiale - entità che esistono soloamente nelle nostre immaginazioni [collettive]. (Yuval Harari) In questo contesto, la parola fittizio non significa "non reale", poichè queste entità reali lo sono; significa semplicemente "fatto esistere per consenso umano".  (Michael Tomasello - Dalle lucertole all'uomo p.161)
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Se da un lato la grande scimmia effettua un unico calcolo costi-benefici che, se eseguito accuratamente, è strumentalmente decisivo, dall'altro quando io, come essere umano provo a decidere se è meglio essere generoso con il mio partner oppure infrangere la mia promessa al partner o ancora ignorare il mio obbligo verso la mia cultura, non vi è una singola e migliore risposta. Per questa ragione gli esseri umani percepiscono autentici dilemmi morali, ed è una ragione per cui noi dovremmo concepire la situazione non come una normale presa di decisioni ma come conflitti interni a un individuo tra agentività differenti con obiettivi e valori differenti. [...] Nel nostro resoconto dell'agentività normativa umana, dobbiamo in qualche modo riconoscere il ruolo liberatorio e vincolante del giungere a maturità fra altre persone a cui ci lega una dipendenza vitale reciproca, sia cooperativa sia culturale. Nel caso dell'individuo, non vi è una soluzione scientifica a questa tensione essenziale, ma il riconoscerla costituisce, a un tempo, la fonte e l'energia di buona parte dell'arte e della letteratura più profonde dell'essere umano. E di più di qualche disturbo pschiatrico. (Michael Tomasello - Dalle lucertole all'uomo pp.164-165)
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In che modo i teorici nel campo dell'evoluzione culturale comprendono cos'è la "cultura" ? La definizione di Richerson e Boyd (2005) è abbastanza tipica del campo nel suo insieme e si rispecchia nelle definizioni fornite da Mesoudi (2011) e Henrich (2015). La cultura, dicono, è "l'informazione in grado di influenzare il comportamento degli individui che essi acquisiscono da altri membri della loro specie attraverso l'insegnamento, l'imitazione e altre forme di apprendimento sociale" (Richerson e Boyd 2005, 5). Ciò solleva l'ulteriore questione di cosa si intenda per "apprendimento sociale". In un'importante panoramica del lavoro sull'evoluzione culturale, Henrich fornisce una definizione di questa nozione chiave per la teoria dell'evoluzione culturale e della nozione di "apprendimento individuale" con cui viene regolarmente messa in contrasto: "... l'apprendimento sociale si riferisce a qualsiasi momento in cui l'apprendimento di un individuo è influenzato da altri e include molti tipi diversi di processi psicologici. L'apprendimento individuale si riferisce a situazioni in cui gli individui apprendono osservando o interagendo direttamente con il loro ambiente... (Henrich 2015, 12)" Una conseguenza di questo modo di definire le cose (conseguenza che Henrich riconosce esplicitamente) è che i due termini, 'apprendimento sociale' e 'apprendimento individuale', non sono esclusivi. In una specie come la nostra non accade quasi mai che ciò che un individuo apprende sia libero dall'influenza di altri. Anche nei casi estremi in cui apprendiamo sondando ciò che ci circonda ben lontano dalla compagnia sociale, quasi ogni aspetto degli ambienti con cui interagiamo - e quindi ciò che finiamo per imparare da quegli ambienti - è stato influenzato dalle azioni passate di altre persone. Le strutture e i contenuti delle nostre abitazioni e luoghi di lavoro, le costituzioni delle piante e degli animali addomesticati con cui interagiamo, gli ambienti coltivati ​​e ingegnerizzati in cui viviamo, sono stati tutti influenzati dalle attività dei nostri predecessori. (Stanford Encyclopedia of Philosophy)
L'agentività è la volontà di fare delle azioni che portino verso un obiettivo desiderato. L'agentività è quindi quella sensazione che dà all'essere umano la possibilità (o l'illusione talvolta) di 'potere governare gli eventi'. Quando questo desiderio assume un'entità patologica viene chiamato 'narcisismo'. Invece, quando questo desiderio, sparisce, viene chiamato 'depressione', che è quel malfunzionamento psicologico che interrompe la sensazione di poter intervenire a cambiare la situazione del proprio mondo.
Cos'è l'agentività comportamentale?
Quando è nata la psicologia nella mente umana? Ovvero, quando l'essere umano si è allontanato dall'istinto e dal comportamento degli altri mammiferi? Per ricostruire la nascita di ciò che oggi chiamiamo 'assetto psicologico' dobbiamo rivolgerci agli approcci evolutivi del comportamento animale, e quindi alla biologia, come scrive lo psicologo evolutivo Michael Tomasello nel suo libro "Dalle lucertole all'uomo", individuando la caratteristica di 'agentività' in un essere vivente. Egli scrive (p.12):

Gli esseri viventi si distinguono dai non viventi non tanto per una sostanza, o un'entità animante, quanto per un tipo speciale di organizzazione chimica. Analogamente potremmo dire che gli esseri agentivi si distinguono dagli esseri non agentivi non già per una sostanza o un'entità agentiva, bensì per un tipo speciale di organizzazione comportamentale. Tale organizzazione è basata su un controllo retroattivo, a feedback, con il quale l'individuo dirige il proprio comportamento verso degli obiettivi - molti o buona parte dei quali sono il frutto di un'evoluzione biologica - controllando o addirittura autoregolando questo processo attraverso decisioni informate e monitorando il proprio comportamento. [...] Come e perchè l'agentività si è evoluta, e perchè lo ha fatto di più in alcune specie (in alcuni domini comportamentali che in altre?) Un'ipotesi plausibile è che, in certi casi, la nicchia ambientale di una specie sia troppo imprevedibile nello spazio e nel tempo perchè degli accoppiamenti rigidamente programmati tra la percezione e il comportamento siano efficaci. Alla luce di tale imprevedibilità, la Natura - se, per facilità di esposizione, ci è concesso personificare il processo di evoluzione per selezione naturale (Okasha, 2018) - avrebbe bisogno di qualcuno, "sul posto" per così dire, che valuti le condizioni locali di azione migliore. A evolversi, quindi, è una psicologia sottesa all'agentività, che conferisce all'individuo - in alcune situazioni essenziali - la capacità di decidere da solo cosa fare seondo la sua valutazione migliore. Questo modo di operare rappresenta un'architettura organizzativa antica, caratteristica della maggior parte delle specie animali esistenti, e sosterrei addirittura che persino le formiche , i ragni e le api prendono alcune decisioni individuali, sebbene siano poche e molto vincolate. L'agentività non riguarda, quindi, le molte e svariate cose che gli organismi fanno - dalla costruzione dei formicai all'occultamento delle noci -, ma piuttosto il 'come' essi le fanno.

Tomasello si pone il compito di spiegare la storia evolutiva prima della comparsa degli umani moderni che equivale a costruire una visione della psicologia umana a "strati di cipollla": con un nucleo interno di processi elementari condivisi da tutti gli organismi e ulteriori strati che gli esseri umani condividono solo con gli altri mammiferi o primati e, infine, con lo strato esterno esclusivo della psicologia umana in tutta la sua vertginosa complessità. Tomasello si pone quindi nel libro i seguenti obiettivi (p.22):

Sulla linea evolutiva che porta in modo specifico all'essere umano, proporrò quattro tipi di agentività psicologica - quattro architetture organizzative riguardanti la presa di decisioni e il controllo comportamentale del singolo individuo - in quattro taxa rappresentativi di importanti antenati dell'essere umano, Essi sono, in ordine di comparsa evolutiva: l'agentività diretta a uno scopo negli antichi vertebrati; l'agentività intenzionale negli antichi mammiferi; l'agentività razionale nelle antiche grandi scimmie; e l'agentività socialmente normativa negli antichi umani.
Breve storia dell' "agentività comportamentale"
Come sono stati scelti gli agenti da analizzare
Gli agenti considerati da Michael Tomasello per condurre la propria ricerca sull'agentività umana sono quattro e sono stati scelti perchè, come scrive Tomasello (p.41): "Io sostengo che queste specie sono rappresentanti quanto mai ragionevoli dei tipi su cui mi sto concentrando; in effetti nelle mie scelte sono stato ispirato da descrizioni in letteratura secondo cui i primi organismi con un sistema nervoso erano vermiformi, i primi vertebrati erano simili a lucertole e i primi mammiferi erano simili a scoiattoli. Gli scimpanzè sono un eccellente esempio di scimmia antropomorfa utile a rappresentare le grandi scimmie primitive, e nel caso degli umani primitivi possiamo fare alcune analogie con i bambini umani contemporanei".
1. Urbilateri
più di 500 milioni di anni fa è comparsa una creatura vermiforme, il primo antenato degli umani che impiegava un sistema nervoso: era l'urbilaterio. Forse il suo comportamento era simile a quello di una creatura esistente e di cui sappiamo molto: il verme 'Caenorhabditis elegans'
2. Vertebrati
come rappresentanti dei primi agenti diretti a uno scopo, ho scelto le lucertole e altri rettili
3. Mammiferi
Come rappresentanti dei primi agenti razionali ho scelto gli Scoiattoli (e i loro cugini topi) con i quali sono stati svolti molti esperimenti comportamentali
4. Grandi scimmie
Come rappresentanti dei primi agenti razionali, ho scelto lo Scimpanzè, scimmie con le quali è stata svolta buona parte degli esperimenti comportamentali
Come funziona la "agentività comportamentale"
Tomasello scrive inoltre (p.60): "La pietra fondante dell'agentività comportamentale è un'organizzazione con un controllo a feedback, quella che riscopriamo nelle lucertole e in altri agenti diretti a uno scopo. [...] La presa di decisioni informata richiede che l'individuo presti attenzione a situazioni rilevanti per particolari obiettivi, a un tempo come opportunità o come ostacoli. E questa potrebbe essere la differenza essenziale rispetto a macchine, che percepiscono l'ambiente solo in modo stereotipato, senza la capacità di prestare attenzione in modo flessibile e selettivo a situazioni rilevanti per i loro obiettivi. Comunque, pur funzionando come decisori flessibili, gli agenti diretti a uno scopo possono prendere solo decisioni semplici: non esaminano nè scelgono tra molteplici possibilità comportamentali simultaneamente".
Umani primitivi
Umani primitivi in due differenti istanti del tempo evolutivo (basandomi sui riscontri archeologici del comportamento e sull'analogia con i bambini umani, con i quali sono stati svolti molti esperimenti comportamentali)
Dieci passi della formazione psicologica della mente secondo Michael Tomasello

1.
200 milioni di anni fa (nasce la pianificazione nei mammiferi)
Tomasello scrive (p. 65): "Circa duecento milioni di anni fa, avvenne un nuovo balzo nell'agentività comportamentale: si riorganizzò alla radice il modo in cui gli individui dirigono e controllano le proprie azioni. I mammiferi le dirigono verso gli obiettivi non solo flessibilmente ma anche intenzionalmente, poichè, prima di agire, simulano cognitivamente possibili piani di azione verso il proprio obiettivo; e controllano il proprio comportamento non solo prendendo decisioni del tipo procedo-non procedo, ma anche facendo scelte del tipo o/o mentre valutano gli esiti probabili dei piani possibili; poi supervisionano cognitivamente l'esecuzione del comportamento nel suo svolgersi".

2.
20 milioni di anni fa (nasce la logica nelle grandi scimmie)
Tomasello continua (pp.100-102): "Le prime grandi scimmie comparvero circa venti milioni di anni fa. Presto decine di specie antropomorfe avrebbero vagato per l'Africa e nel continente euroasiatico. [...] Le cinque specie di grandi scimmie oggi esistenti sono gli oranghi, i gorilla, i bonobo, gli scimpanzè e l'uomo. [...] Le risorse raggruppate con vie di accesso limitate creano situazioni di competizione sociale particolarmente intensa fra tutti coloro che vi si avvicinano allo stesso tempo, con la possibilità che alcuni individui cerchino di monopolizzarle. Questa nuova sfida socioecologica produsse grandi cambiamenti nel modo in cui si strutturarono i gruppi sociali delle grandi scimmie: le singole antropomorfe non si foraggiavano più in grandi gruppi, ma si scindevano in gruppi di foraggiamento più piccoli. [...] In aggiunta a un nuovo tipo di organizzazione sociale, la competizione per il cibo particolarmente intensa tra le grandi scimmie ha creato in loro un nuovo tipo di organizzazione psicologica (vedi Sterelny, 2004, per questo ragionamento riguardo all'essere umano, che vale per le antropomorfe in generale). Per un verso, le loro simulazioni cognitive e il loro pensiero divennero organizzati logicamente

3.
Nasce la razionalità (nelle grandi scimmie e negli umani)
Tomasello scrive (p.125-126): "Quel che sostengo è quindi che le grandi scimmie siano agenti razionali: pianificano obiettivi futuri che, al momento, non stanno sperimentando; fanno inferenze organizzate logicamente sulla base di una comprensione delle cause esterne e delle relazioni intenzionali che spiegano perchè le cose accadono [...] La mia ipotesi è che questi primati non potrebbero fare tutto ciò con l'organizzazione psicologica dei mammiferi in generale; le antropomorfe hanno invece bisogno di processi esecutivi più numerosi e migliori. (p.129): "Se le grandi scimmie sono già di per sé agenti razionali, quale ulteriore forma di agentività potrebbe essere a disposizione degli umani, tale da spiegare i molti prodotti e modi di vivere esclusivi della loro specie - come le tecnologie complesse, i sistemi simbolici complessi e le istituzioni culturali complesse che permettono loro di dominare completamente la nicchia dei grandi mammiferi sul pianeta Terra?

4.
Nasce l'agentività condivisa e collaborativa (nell'Homo sapiens sapiens)
Tomasello scrive (p.130): "I singoli primi umani formarono un'agentività congiunta con altri individui. Il secondo passo fu che gli umani moderni (il primo Homo sapiens sapiens, ancor prima dell'agricoltura e della civiltà) formarono gruppi culturali distinti, ciascuno alla ricerca dei prpri obiettivi collettivi, con le proprie pratiche culturali. [...] Un'autoregolazione normativa obbliga gli individui a dirigere e controllare le proprie azioni non solo individualmente, ma anche a conformarsi a criteri normativi dell'agentività condivisa a cui essi partecipano. Gli individui agenti in agentività condivise sono agenti socialmente normativi.

5.
Come la collaborazione sociale divenne obbligatoria e vennero isolati gli individui non collaborativi.
(Il 60% della crescita cerebrale riguardò adattamenti per interazioni collaborative)
Tomasello scrive: (p.132): "Quando i primi umani cominciarono a ricavare la maggior parte del cibo mediante la collaborazione, essa divenne obbligata; così, gli individui divennero dipendenti l'uno dall'altro - divennero interdipendenti - in modi immediati e urgenti. Un'altra dimensione di di questa interdipendenza fu la scelta del partner. Gli indivicui che non erano abili nella collaborazione - che per esempio erano incapaci di comunicare con efficacia - non venivano scelti come partner. Analogamente, gli individui che non erano motivati a cooperare - che per esempio provavano a fare man bassa del bottino - erano rifuggiti come partner. Come risultato, si verificò una selezione sociale estremamente forte a favore di individui capaaci di cooperare e motivati (Baumard et al., 2013). [...] I primi umani adattarono le proprie abilità, da grande scimmia di agentività razionale alle sfide del foraggiamento collaborativo - alle sfide cioè presentate da partner imprevedibili, ognuno con la propria agenda individuale - sviluppando la capacità di formare un'attività congiunta con un partner razionale. Ciò richiese tre insiemi di adattamenti che le grand scimmie non possedevano, insiemi sostenuti da un cervello grande circa il doppio di quello di un'antropomorfa. [...] Durante questo periodo circa il 60 per cento della crescita cerebrale dei primi umani riguardò adattamenti per interazioni collaborative.

6.
L'Autoregolazione collaborativa è il comportamento richiesto a gran voce: così forse nacque il linguaggio
Tomasello scrive (pp.138-140): Benchè i gesti naturali non siano potenti come il linguaggio, i primi umani usavano indicare e mimare per pianificare collaborativamente e prendere insieme decisioni verso un obiettivo congiunto, ed erano soliti adattarsi cammin facendo a situazioni che non avevano previsto. [...] La mia ipotesi è, quindi, che i primi umani abbiano sviluppato abilità cognitive eslusive della loro specie - incluse soprattutto l'assunzione di prospettiva e la comunicazione collaborativa - per pianificare mentalmente e coordinare agentività congiunte volte a obiettivi congiunti. [...] Fatto di importanza cruciale è che i bambini umani, e quindi presumibilmente anche i primi umani, esprimono la protesta in termini normativi circa quello che si 'deve fare', o che 'si dovrebbe fare', o 'si farebbe', o si è tenuti a fare. E tale protesta normativa spesso funziona per spostare il comportamento del trasgressore in una direzione più cooperativa. Questo processo può essere considerato un tipo di autoregolazione collaborativa. [...] L'ipotesi evolutiva è che i primi umani abbiano cercato di controllare i partner collaborativi con una protesta comunicativa.

7.
Le agentività collettive dei gruppi culturali umani moderni scaturiscono dalla 'cooperazione in-group'
Tomasello scrive (pp.148-150): "Peter Turchin (2016) ha documentato empiricamente, con differenti tipi di prove, che i gruppi strutturati da un grado maggiore di coesione, di solidarietà  e di impegno di gruppo tendono ad avere risultati migliori nella competizione intergruppo rispetto ai gruppi non strutturati. E' stata quindi la competizione tra gruppi a creare le sfide ecologiche che hanno spinto piccoli gruppi dei primi umani coesi più debolmente a formare le agentività collettive dei gruppi culturali umani moderni. [...] Robert Boyd e Peter Richerson (2005) hanno argomentato che culture con convenzioni, norme e istituzioni "forti", sostenute dalla lealtà e dall'osservanza dei singoli membri del gruppo, formano unità di selezione che tendono a sopravvivere e persistere; e che, invece, culture che hanno convenzioni, norme e istituzioni "deboli", non sostenute dalla lealtà e dall'osservaanza dei singoli membri del gruppo, si frazionano e soccombono. [...] I gruppi culturali umani moderni divennero così agentività collettive che perseguivano obiettivi e prendevano decisioni come un corpo unico.

8.
Come cambia la psicologia individuale in un gruppo coeso e come nasce il conformismo
Tomasello scrive (pp. 150-152): "Il modo collettivo di fare le cose produsse due grandi cambiamenti nella psicologia individuale: Come primo cambiamento, gli individui, poichè dipendevano dal gruppo perla sopravvivenza, divennero sempre più interessati al benessere del gruppo stesso. Come secondo cambiamento, gli individui - poichè dovevano saper riconoscere i membri in-group e, cosa non meno importante, essere riconosciuti da loro come membri dell'in-group - cominciarono a conformarsi alle pratiche reciproche per esprimere la propria identità di gruppo. In questa maniera, gli individui umani moderni sono giunti a conformarsi attuvamente ai modi del gruppo - inclusi rituali religiosi e convenzioni arbitrarie come "segnali costosi" di appartenenza al gruppo - per esibire attivamente la propria identità di gruppo. [...] L'agentività collettiva degli umani moderni è stata così resa possibile da individui che hanno sviluppato uno spirito di gruppo verso gli obiettivi e il benessere della cultura, e la propensione a conformarsi ai modi di fare propri del gruppo. Gli individui non cooperativi erano esclusi dai vantaggi del gruppo, venendosi così a creare un tipo di selezione sociale di gruppo che Brian Hare e colleghi (2012) hanno chiamato autodomesticazione.

9.
Come autoregolare egoismo e parassitismo
Tomasello scrive (pp. 155-157): "Una delle scoperte più solide nelle scienze sociali è che la cooperazione diventa più complicata al crescere delle dimensioni del gruppo. Questo succede per molte ragioni, soprattutto per il diminuire del contributo proporzionale di ciascun individuo e con il diminuire della probabilità che l'inganno o il parassitismo siano scoperti (sono più anonimo, quindi posso farla franca eludendo). [...] Quando ci sono beni collettivi da cui ognuno nel gruppo trae beneficio - per esempio fonti comuni di acqua o legna da ardere - può nascere negli individui la tentazione di prendere tutto ciò che possono, caso mai anche gli altri facciano la stessa cosa, e da ciò deriva la "tragedia dei beni comuni", per cui i beni collettivi su esauriscono per tutti. Il comportamento individuale deve essere autoregolato dal gruppo. [...] I primi individui umani stabilirono impegni congiunti e li autoregolarono autorizzando ciascuna parte a richiamare l'altro a favore dell'agentività congiunta (mediante protesta) nel caso di trasgressioni. [...] Tutti i gruppi  culturali umani moderni avevano (e hanno) norme sociali, perlomeno per autoregolare attività in cui potrebbero avvenire conflitti dannosi per il gruppo, per esempio nella suddivisione delle risorse o nell'accesso ai partner. [...] L'interiorizzazione del processo di autoregolazione "noi>me" a livello di gruppo induce quindi gli individui a provare, oltre che una responsabilità verso un partner, un obbligo verso il gruppo culturale e i suoi standard normativi".

10.
I tre modi di agentività interiorizzati dagli umani moderni
Tomasello scrive (pp.158-160): "Gli individui umani moderni che hanno interiorizzato il processo dell'autoregolazione collettiva sono diventati non solo agenti razionali o cooperativi, ma agenti pienamente normativi operanti con una razionalità normativa di obbligo. Ancora una volta, ciò significava che gli individui umani moderni operavano simultaneamente con tre modi di agentività: con un "io" individuale che perseguiva il proprio interesse; con un agente collettivo "noi"  che operava tramite pratiche e norme collettive del gruppo, e con un agente di ruolo "me" che eseguiva i doveri che noi nel gruppo culturale obblighiamo me a compiere. [...] Gli umani moderni si ritrovarono ad abitare in un mondo oggettivo-normativo. Il processo cognitivo decisivo per creare questo mondo oggettivo-normativo è la capacità di distinguere, da un lato, tra prospettive o convinzioni soggettive e, dall'altro, la situazione o la realtà oggettiva. Le grandi scimmie non fanno questa distinzione: prendono il mondo per come appare loro e agiscono di conseguenza. Riescono a distinguere cosa un conspecifico sta percependo, ma non confrontano la sua sua prospettiva sulla situazione con la propria, e meno che mai con la situazione oggettiva. L[...] La mia ipotesi è quindi che i primi umani moderni, quando incominciarono a esprimersi e a scambiare prospettive mediante un linguaggio convenzionale, arrivarono a distinguere le convinzioni soggettive di individui da una realtà oggettiva. [...] Il risultato furono individui umani moderni, i quali compresero che la visione di una situazione da parte di un agente potrebbe essere corretta oppure non corretta: dipende dal fatto che quella visione corrisponda alla situazione oggettiva. Poi istruirono i loro piccoli a tal fine.
Come decidono gli umani moderni? E come decidiamo noi?
Come decidono gli umani moderni?
Tomasello scrive (p.165): "Se da un lato la grande scimmia effettua un unico calcolo costi-benefici che, se eseguito accuratamente, è strumentalmente decisivo, dall'altro quando io, come essere umano provo a decidere se è meglio essere generoso con il mio partner oppure infrangere la mia promessa al partner o ancora ignorare il mio obbligo verso la mia cultura, non vi è una singola e migliore risposta. Per questa ragione gli esseri umani percepiscono autentici dilemmi morali, ed è una ragione per cui noi dovremmo concepire la situazione non come una normale presa di decisioni ma come conflitti interni a un individuo tra agentività differenti con obiettivi e valori differenti. [...] Nel nostro resoconto dell'agentività normativa umana, dobbiamo in qualche modo riconoscere il ruolo liberatorio e vincolante del giungere a maturità fra altre persone a cui ci lega una dipendenza vitale reciproca, sia cooperativa sia culturale. Nel caso dell'individuo, non vi è una soluzione scientifica a questa tensione essenziale, ma il riconoscerla costituisce, a un tempo, la fonte e l'energia di buona parte dell'arte e della letteratura più profonde dell'essere umano. E di più di qualche disturbo psichiatrico."

Conclusioni provvisorie: In ogni nostra decisione siamo sempre sottoposti alla 'tensione' che avvertiamo con le persone con le quali siamo cresciuti e maturati, quella cultura ci ha plasmato e continua ad influenzarci, così come ci hanno influenzato tutte le esperienze artistiche e letterarie che abbiamo fatto da soli. Le nostre decisioni, buone o cattive che siano, dipendono da quella tensione...
Perchè gli esseri umani sentono il bisogno di modificare ("alterare") la loro coscienza?
Dopo aver fatto, con Michael Tomasello. un'escursione sulla nascita della psicologia nel cervello umano, ci si può chiedere perchè gli umani (primitivi e non) abbiano poi cercato (e trovato) nell'ambiente delle sostanze in grado di 'alterare' la mente. Uno dei recenti libri che ne parla è quello  di Michael Pollan "Piante che cambiano la mente" che parla, in particolare, di tre sostanze: (1) morfina (contenuta nel papavero da oppio) (2) caffeina (contenuta nelle piante del caffè e del tè) e (3) mescalina (contenuta nel cactus peyote e San Pedro). Il neuroscienziato Giorgio Vallortigara, nel recensire il libro "Piante che cambiano la mente", si chiede perchè delle piante abbiano sviluppato sostanze psicoattive per difendersi, e scrive (vedi bibliografia 2022):

Un'ipotesi è che la ricerca di sostanze psicoattive possa essersi evoluta per sfruttare le proprietà antiparassitarie delle tossine vegetali. Nicotina, arecolina (noce di betel) e THC (teraidrocannabinolo), tre delle sostanze psicoattive più popolari, sono attive contro alcuni parassiti. Un'altra ipotesi è la seguente. Come già osservato, i neuroni dopaminergici del mesencefalo sono noti per le loro risposte alle ricompense. E' diventato sempre più chiaro, tuttavia, che i neuroni della dopamina trasmettono anche segnali relativi a esperienze salienti ma non gratificanti, come ad esempio eventi avversi e allarmanti. E' possibile perciò che i composti vegetali neurotossici inducessero in origine uno stato di avversione negli organismi predatori per il tramite della segnalazione dopaminergica. In questo contesto l'evoluzione di un sistema in grado di inibire il segnale dopaminergico può aver consentito ai predatori delle piante di aggirare lo stato avversivo, importante per far fronte a circostanze stressanti come la fame. A causa della soppressione di queste condizioni negative (ma non di un effettivo cambiamento nella tossicità  delle piante neurotossiche stesse), gli organismi potrebbero aver evoluto una risposta di ricompensa grazie a un processo di rinforzo negativo. Come il rinforzo positivo, il rinforzo negativo aumenta la probabilità di emissione di un comportamento, ma lo fa grazie alla riduzione o eliminazione di uno stimolo avverso anzichè grazie all'ottenimento di uno stimolo favorevole. Ora la seconda domanda: perchè gli esseri umani sentono il bisogno di modificare la loro coscienza? Evidentemente perchè dà loro piacere, ma per quale ragione dovrebbero ricavarne piacere? Osserva Pollan: "Evidentemente, la normale coscienza di tutti i giorni non è abbastanza per noi esseri umani; cerchiamo di variarla, intensificarla e a volte trascenderla, e abbiamo identificato  tutto un insieme di molecole presenti in natura che ci consentono di farlo."
Perchè gli esseri umani sentono il bisogno di modificare la loro coscienza? Evidentemente perchè dà loro piacere, ma per quale ragione dovrebbero ricavarne piacere? Osserva Pollan: "Evidentemente, la normale coscienza di tutti i giorni non è abbastanza per noi esseri umani; cerchiamo di variarla, intensificarla e a volte trascenderla, e abbiamo identificato  tutto un insieme di molecole presenti in natura che ci consentono di farlo"

Per approfondire andare alle pagine: "Dipendenza psicologica" e "I misteri di Eleusi"
Conclusioni (provvisorie): le decisioni dell'essere umano, allora come oggi, dipendono dalla storia e dalla crescita umana della singola persona, in termini di cultura, fruizione di letteratura, arte e...disturbi psichiatrici.
Forse non ce lo siamo mai chiesti, ma qual è l'origine dei nostri comportamenti volontari, non istintivi, cioè in quale modo l'essere umano ha iniziato a comportarsi in modo autonomo, volontario, ovvero non guidato dai suoi istinti come gli altri mammiferi? Non è facile rispondere a questa domanda ma lo psicologo evolutivo Michael Tomasello ha tentato e lo ha fatto nel libro "Dalle lucertole all'uomo", nel quale ricostruisce i passi che possono aver portato l'essere umano a costruire la propria autonomia dagli altri animali, e dal mondo, cioè ad agire secondo la propria volontà. Un'operazione che è riuscita solo all'essere umano e non ad altri animali. Tomasello ha ricostruito la storia di un 'agente' che non si limita a rispondere a stimoli, ma dirige, o addirittura pianifica attivamente le proprie azioni verso obiettivi, un agente che si autoregola prendendo decisioni informate in condizioni di incertezza. L'unico agente che in pochi millenni ha preso decisioni, nel bene e nel male, che hanno costruito il mondo che conosciamo, è l'essere umano. Michael Tomasello scrive (pp. 27-28): "L'ipotesi evolutiva è che, quando gli individui  si confrontano regolarmente con situazioni di incertezza, se la cava meglio chi di loro opera in modo agentivo, valutando con flessibilità la situazione del momento e prendendo una decisione informata dalle circostanze rilevanti rilevanti qui e ora (forse con l'aiuto di un'euristica, vedi Gigerenzer et al., 2011) per poi controllare e autoregolare l'esecuzione del comportamento mentre si svolge. La mia ipotesi evolutiva è che i quattro tipi principali di organizzazione agentiva che conducono agli umani contemporanei si siano evoluti come risposte a quattro tipi principali d'incertezza, creati essenzialmente da quattro tipi differenti di interazione sociale. [...] Muoverò dal problema (la sfida ecologica) e cercherò di determinare quali meccanismi avrebbero potuto essere stati concepiti per risolverlo. Come terza e ultima cosa, poichè noi non possiamo osservare il comportamento di creature estinte, se vogliamo informazione sperimentale sul comportamento di antichi progenitori dell'essere umano, dobbiamo identificare delle creature attuali che fungano da specie modello". Per tentare di spiegare l'origine dell' 'agentività, Tomasello fa un passo avanti e scrive (p.37): "Attingendo dalla scienza delle decisioni umane (per esempio Yu, Dayan, 2005), propongo che l'organizzazione agentiva scaturisca quando gli organismi si trovano regolarmente al cospetto di un qualche tipo d'incertezza, per esempio il rischio (sono note le probabilità  dei possibili esiti), l'ambiguità (sono sconosciute le probabilità dei possibili esiti) e la volatilità (le probabilità di esiti possibili mutano imprevedibilmente mentre si esegue l'azione). E' dunque l'incertezza, allora come oggi, la molla che spinge l'essere umano a prendere le sue decisioni e la diversità di queste decisioni, secondo Michael Tomasello, dipende dalla storia e dalla crescita umana della singola persona, in termini di cultura, fruizione di letteratura, arte e...perchè no?...disturbi psichiatrici.
per scaricare le conclusioni (in pdf):
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a chi vuole capire com'è nata la psicologia umana
Spesa annua pro capite in Italia per gioco d'azzardo 1.583 euro, per l'acquisto di libri 58,8 euro (fonte: l'Espresso 5/2/17)

Pagina aggiornata il 7 giugno 2023

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Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
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