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Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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Non si tratta di stabilire"se" nuovi virus si diffonderanno nel mondo ma "quando"
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Le epidemie del passato mostrano le gravi conseguenze del non disporre di soluzioni mediche per affrontarle (vaccini) con effetti devastanti quali, ad esempio, quelli della peste nera che nel 1300 ridusse la popolazione europea da 80 a 20 milioni. L'epidemia di Covid-19 ha cambiato la percezione del rischio epidemico nella società moderna incentivando fortemente la ricerca preventiva di soluzioni mediche per le epidemie future.
Scrive lo scienziato David Quammen : "Più distruggiamo gli ecosistemi, più smuoviamo i virus dai loro ospiti naturali e ci offriamo come un ospite alternativo. Siamo troppi, 7,7 miliardi di persone, e consumiamo risorse in modo troppo affamato, a volte troppo avido, il che ci rende una specie di buco nero al centro della galassia: tutto è attirato verso di noi. Compresi i virus. Una soluzione? Dobbiamo ridurre velocemente il grado delle nostre alterazioni dell’ambiente, e ridimensionare gradualmente la dimensione della nostra popolazione e la nostra domanda di risorse”. Questa pagina cerca di chiarire i fattori che hanno fatto scoppiare le epidemie del passato e quelli che fanno immaginare lo scoppio di altre epidemie nel prossimo futuro.

Nell'età classica, le pestilenze si interrompevano perchè la mortalità o la fuga riducevano la densità delle agglomerazioni umane e/o perchè la popolazione acquisiva naturalmente l'immunità di gregge. In ogni caso le comunità ne uscivano devastate e spesso incapaci di riprendersi

Epidemie del passato
Le epidemie del passato erano spesso fatali per la sopravvivenza delle popolazioni colpite, come scrive il medico e storico scientifico Gilberto Corbellini (vedi bibliografia 2020):

Le prime comunità o civiltà umane stabilmente dedite all'agricoltura, che erano aggredite da qualche parassita zoonotico che tracimava da animali selvatici o addomesticati, spesso scomparivano. Il fenomeno del collasso delle popolazioni neolitiche intorno a 5/6mila anni fa, testimoniato da fosse comuni soprattutto nelle regioni asiatiche, è attribuito a una crisi agricola, ma forse vi concorsero specifiche malattie trasmissibili. In particolare l'emergere del micidiale ceppo di "Yersinia pestis" che avrebbe colpito per millenni a venire, dotato di una mutazione che favoriva la peste polmonare che si trasmette per via aerea (a prescindere dalle pulci). La peste è chiamata in causa, insieme alla tularemia, anche per il declino e l'abbandono di Mohenjodaro (Valle dell'Indo) nel 1900 a.C circa e per la tragedia sanitaria che nel 1200 a.C. circa devastò l'impero ittita.

Corbellini ha inoltre evidenziato i fattori secondo i quali, in un passato senza vaccini, le epidemie si esaurivano:

Nell'età classica, le pestilenze si interrompevano perchè la mortalità o la fuga riducevano la densità delle agglomerazioni umane e/o perchè la popolazione acquisiva naturalmente l'immunità di gregge. In ogni caso le comunità ne uscivano devastate e spesso incapaci di riprendersi.

In che modo i medici dell'epoca affrontavano le epidemie?

I medici antichi non sapevano che fare. L'idea che le persone malate/impure sono contagiose è parte di un'euristica magica cablata nel nostro cervello. Su basi magico-intuitive forse si praticava da sempre il distanziamento sociale o fisico.
Le epidemie dell'antichità impiegavano secoli ad estinguersi. Ad esempio la peste di Giustiniano, iniziata nel 541-542, che uccise tra i 25 e i 100 milioni di individui, si spense in un paio di secoli per motivi demografici, per l'immunità di gregge e, forse, perchè i ratti divennero resistenti alla malattia

Il punto chiave
Il nostro è il secolo della biologia, perchè la biologia, come potrebbe dire Husserl, è la scienza delle decisioni ultime ed è insieme il luogo ambiguo dell'umano e della sua verità. (Carlo Sini)
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Le epidemie scavano a fondo nelle nostre nozioni individuali del sé e dell’identità, in un certo senso dicendoci che siamo solo un altro ospite di questo pianeta. (David Quammen)
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Più distruggiamo gli ecosistemi, più smuoviamo i virus dai loro ospiti naturali e ci offriamo come un ospite alternativo. (David Quammen)
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La tecnologia vaccinale istruisce i nostri corpi a produrre una piccola parte del virus COVID-19 chiamato proteina spike. Questo innesca il sistema immunitario per produrre anticorpi finalizzati a combatterlo e prepara il corpo per una vera infezione da COVID-19. (Visual Capitalist)
altan
Why don't you vaccinate me, daddy?
To see the effect it has.
Differenza tra epidemia e pandemia
Cliccare per approfondire
Origine delle pandemie
La Fondazione Umberto Veronesi descrive l'origine delle pandemie del passato (vedi bibliografia 2020):

La maggior parte delle pandemie hanno un’origine animale. Sono, cioè, delle zoonosi. In alcuni casi nascono dalla stretta convivenza tra persone e animali da allevamento e sono poi favorite dai grandi agglomerati urbani con elevata densità abitativa. Altre epidemie, invece, sono state determinate dalla colonizzazione e dalla conquista di nuovi territori: virus e batteri sconosciuti ai sistemi immunitari delle popolazioni autoctone hanno causato vere e proprie stragi. Ne è un esempio il periodo della conquista spagnola in America del Cinquecento, quando il vaiolo uccise quasi tre milioni di indigeni mesoamericani e contribuì all’invasione dei conquistadores europei molto più di fucili e moschetti.
Che fine farà il Covid-19?
Molti esperti prevedono che il Covid-19 ridurrà la sua forza virale trasformandosi da pandemico in endemico (vedi bibliografia 2021), come scrive la giornalista Barbara Paknazar:

Secondo la maggioranza degli esperti nel corso del tempo SARS-CoV-2 perderà di aggressività e si trasformerà in una minaccia molto meno temibile che non renderà più necessarie quelle limitazioni che oggi ben conosciamo. Il suo destino potrebbe infatti essere quello di unirsi agli altri quattro coronavirus del raffreddore che si ritiene siano diventati pressoché innocui per l’uomo proprio attraverso una lunga convivenza con l'ospite, in un progressivo adattamento che ha fortemente ridotto la loro capacità di provocare sintomi di rilievo. Naso chiuso, qualche starnuto, irritazione alla gola e un po' di spossatezza. Un'esperienza che viviamo abbastanza frequentemente, soprattutto nella stagione invernale, ma che non lascia alcuna grave conseguenza.
Famiglie di epidemie
Secondo Infovac (piattaforma di informazione sulle vaccinazioni), possiamo suddividere le malattie epidemiche in quattro famiglie (vedi bibliografia):

  • Malattie che colpiscono l’apparato digerente: diarrea, colera, salmonella, ecc. Si trasmettono soprattutto attraverso l’acqua contaminata da germi fecali.

  • Malattie i cui microbi si trasmettono da persona a persona attraverso goccioline emesse con tosse e starnuti: difterite, influenza, morbillo, tubercolosi, ecc. Il contagio avviene respirando queste goccioline infette sospese nell'aria o ricadute su alimenti od oggetti.

  • Malattie a trasmissione sessuale: AIDS, sifilide, epatite B, papillomavirus umano, ecc.

  • Malattie diffuse attraverso punture e morsi di animali (pulci, pidocchi, zecche, zanzare): malaria, febbre gialla, febbre tropicale, zika.
Le prime comunità o civiltà umane stabilmente dedite all'agricoltura, che erano aggredite da qualche parassita zoonotico che tracimava da animali selvatici o addomesticati, spesso scomparivano. Il fenomeno del collasso delle popolazioni neolitiche intorno a 5/6mila anni fa, testimoniato da fosse comuni soprattutto nelle regioni asiatiche, è attribuito a una crisi agricola, ma forse vi concorsero specifiche malattie trasmissibili. Le pandemie, in passato, si accendevano, spegnevano, riaccendevano, eccetera, con il respiro demografico delle comunità umane
Pochi mesi per sviluppare Vaccini efficaci contro il Covid
Lo sviluppo di nuovi vaccini efficaci contro il Coronavirus è stato molto più rapido di quanto avvenuto precedentemente. Ad esempio, dall'analisi di Visual Capitalist (vedi bibliografia 2020), emerge che per l'influenza spagnola, che agli inizi del Novecento ha ucciso 40-50 milioni di persone, il vaccino che l'ha debellata ha richiesto 25 anni per essere sviluppato. A proposito della velocità del suo sviluppo Valigia Blu scrive (vedi bibliografia 2020):


La velocità con cui si è arrivati all'approvazione di vaccini efficaci contro la COVID-19 è senza precedenti. È dunque legittimo chiedersi come sia stato possibile ottenere un simile risultato senza alcun tipo di compromesso rispetto agli standard previsti dai processi di sperimentazione e approvazione. In un articolo sul Guardian Adam Finn, professore di pediatria presso il Bristol Children’s Vaccine Centre dell'Università di Bristol in Inghilterra, spiega alcuni motivi grazie ai quali ciò è stato possibile: 1) Molto prima della crisi della COVID-19, c'era la consapevolezza della possibilità che scoppiasse una pandemia negli anni a venire ed erano già stati realizzati dei piani per affrontarla. 2) Scienziati cinesi in Cina hanno ottenuto rapidamente materiale biologico da un primo caso di COVID-19 e hanno identificato un nuovo coronavirus. 3) Gli sviluppatori del vaccino hanno avuto subito accesso a finanziamenti immediati e imponenti. 4) I processi di scrittura dei protocolli di sperimentazione clinica e di ottenimento delle approvazioni necessarie per realizzarli sono stati accelerati. 5) Gli studi hanno attirato un numero enorme di volontari. 6) I primi vaccini hanno dimostrato di avere un'elevata efficacia e questo ha velocizzato gli studi. 7) Gli studi sui vaccini sono stati valutati attraverso un processo di "revisione progressiva" (rolling review), un approccio diverso dal solito che richiede un lungo processo. Bisogna inoltre considerare che la ricerca sui vaccini contro il virus SARS-CoV-2 non è partita da zero. Per anni i ricercatori hanno infatti rivolto la loro attenzione ad altri coronavirus, come quelli della SARS e della MERS. Quello a cui si è assistito è stato dunque uno sforzo collettivo e collaborativo, che ha visto la partecipazione della ricerca pubblica e privata, e che ha reso possibile raggiungere i risultati che oggi celebriamo.
Come funziona il vaccino a mRNA (Pfizer e Moderna)
L'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) descrive così il funzionamento dei vaccini contro il virus SARS-CoV-2 a mRNA come il Pfizer e Moderna:


I virus SARS-CoV-2 infettano le persone utilizzando una proteina di superficie, denominata Spike, che agisce come una chiave permettendo l’accesso dei virus nelle cellule, in cui poi si possono riprodurre. Tutti i vaccini attualmente in studio sono stati messi a punto per indurre una risposta che blocca la proteina Spike e quindi impedisce l’infezione delle cellule. I due vaccini COVID-19 a mRNA approvati per la campagna vaccinale utilizzano molecole di acido ribonucleico messaggero (mRNA) che contengono le istruzioni perché le cellule della persona che si è vaccinata sintetizzino le proteine Spike. Le proteine prodotte stimolano il sistema immunitario a produrre anticorpi specifici. In chi si è vaccinato e viene esposto al contagio virale, gli anticorpi così prodotti bloccano le proteine Spike e ne impediscono l’ingresso nelle cellule. La vaccinazione, inoltre, attiva anche le cellule T che preparano il sistema immunitario a rispondere a ulteriori esposizioni a SARS-CoV-2. Il vaccino, quindi, non introduce nelle cellule di chi si vaccina il virus vero e proprio, ma solo l’informazione genetica che serve alla cellula per costruire copie della proteina Spike. Se, in un momento successivo, la persona vaccinata entra nuovamente in contatto con il SARS-CoV-2, il suo sistema immunitario riconoscerà il virus e sarà pronto a combatterlo. L’mRNA del vaccino non resta nell’organismo, ma si degrada poco dopo la vaccinazione.


Epidemie di peste nera
La peste nera era già nota quando l'umanità visse la peggiore epidemia a metà del XIV secolo (tra il 1346 e il 1353). Solo cinque secoli più tardi venne scoperta la sua origine animale, e il suo collegamento con i ratti, che durante il Medioevo convivevano nelle grandi città con le persone e si spostavano addirittura con gli stessi mezzi di trasporto, come le navi, per esempio, verso città lontane, portando il virus con sé. I numeri che ha lasciato dietro di sé questa epidemia sono sconvolgenti. Secondo i dati in possesso degli storici, si stima che la penisola iberica perse circa il 60-65% della popolazione e la Toscana fra il 50 e il 60%. La popolazione europea passò da 80 a 30 milioni di persone. (Cliccare per approfondire)
Le sconvolgenti conseguenze della peste nera: si stima che la penisola iberica perse circa il 60-65% della popolazione e la Toscana fra il 50 e il 60%. La popolazione europea passò da 80 a 30 milioni di persone

Epidemie del Novecento e sviluppo dei vaccini
Ci sono voluti circa 25 anni per sviluppare un vaccino per l'influenza spagnola che ha ucciso tra i 40-50 milioni di persone. Allo stesso modo, è stato solo l'anno scorso che la FDA ha approvato il primo vaccino contro l'Ebola, uno sforzo che ha richiesto 43 anni dalla scoperta del virus.
(Cliccare per approfondire)
Per spiegare la velocità di sviluppo di efficaci vaccini contro il Covid-19 occorre considerare che per anni i ricercatori hanno rivolto la loro attenzione ad altri coronavirus, come quelli della SARS e della MERS. Quello a cui si è assistito è stato dunque uno sforzo collettivo e collaborativo, che ha visto la partecipazione della ricerca pubblica e privata, e che ha reso possibile raggiungere i risultati che oggi celebriamo.
Quali sono le condizioni per lo spillover? Perchè potrebbero esserci altre epidemie in futuro
Sull'incremento dell'emergere di nuovi virus in diverse aree geografiche negli ultimi anni, i veterinari Kuldep Dharma et Al. nel loro studio (vedi bibliografia 2020) scrivono:


Negli ultimi decenni sono emerse diverse nuove malattie in diverse aree geografiche, con agenti patogeni tra cui virus Ebola, virus Zika, virus Nipah e coronavirus (CoV). Recentemente, un nuovo tipo di infezione virale è emerso nella città di Wuhan, in Cina, e i dati iniziali di sequenziamento genomico di questo virus non corrispondono ai CoV precedentemente sequenziati, suggerendo un nuovo ceppo di CoV (2019-nCoV), che ora è stato definito respiratorio acuto grave sindrome CoV-2 (SARS-CoV-2). Sebbene si sospetti che la malattia da coronavirus 2019 (COVID-19) provenga da un ospite animale (origine zoonotica) seguita da trasmissione da uomo a uomo, non dovrebbe essere esclusa la possibilità di altre vie. Rispetto alle malattie causate da CoV umani precedentemente noti, COVID-19 mostra una patogenesi meno grave ma una maggiore competenza di trasmissione,
come risulta evidente dal numero in continuo aumento di casi confermati a livello globale. Rispetto ad altri virus emergenti, come il virus Ebola, H7N9 aviario, SARS-CoV e coronavirus della sindrome respiratoria mediorientale (MERS-CoV), SARS-CoV-2 ha mostrato una patogenicità relativamente bassa e una trasmissibilità moderata. Studi sull'utilizzo del codone suggeriscono che questo nuovo virus è stato trasferito da una fonte animale, come i pipistrelli.

Lo scienziato David Quammen, parlando dell'origine del suo libro (del 2012!!!) "Spillover", scrive (vedi bibliografia 2020):


Il mio libro essenzialmente ha predetto, in misura piuttosto precisa, ciò che stiamo vedendo: ma non sono stato preveggente, mi sono limitato a riportare in una forma composita ciò che alcuni esperti molto affidabili mi avevano preannunciato. In buona sostanza ciò che si diceva era: The Next Big One, la prossima grande pandemia, sarebbe 1) stata causata da un virus zoonotico che 2) viene da un animale selvatico, 3) verosimilmente un pipistrello, 4) probabilmente dopo essersi amplificato in un altro tipo di animale prima di passare agli esseri umani 5) poiché gli umani sono venuti forzatamente a contatto con questi animali, 6) molto probabilmente in un wet market 7) magari situato in Cina, e che 8) il nuovo virus si sarebbe rivelato particolarmente pericoloso se le persone contagiate gli avessero offerto un riparo, diffondendolo, prima di accusare alcun sintomo. Suona familiare?”. [...] Certi gruppi di virus si adattano e cambiano molto più velocemente degli altri. I più rapidi fanno parte di un gruppo di famiglie di virus noto come virus Rna a singolo filamento. Significa che i loro genomi sono composti di un singolo filamento della molecola Rna, invece che il Dna, che è a doppio filamento. Un genoma Rna a singolo filamento commette molti più errori quando si copia mentre i virus si stanno replicando: e quegli errori, che si chiamano mutazioni, sono le materie prime dell’evoluzione per selezione naturale. Il vecchio meccanismo di Darwin. Quindi questi virus Ss-Rna, in costante mutamento e adattamento, sono più capaci di trasferirsi a nuovi ospiti, come gli esseri umani, e proliferare. E tra i più noti virus Rna a filamento singolo ci sono i coronavirus.


Il coronavirus è l'esempio più importante di un virus emergente che ha attraversato la barriera delle specie dagli animali selvatici all'uomo, come la SARS e la MERS. Si sospetta anche che l'origine di SARS-CoV-2 provenga da un ospite animale intermedio. La possibilità di attraversare nuovamente la barriera delle specie per la quarta volta non può essere esclusa.
No Vax
C'è chi pensa che la campagna di vaccinazione contro il Covid-19 in Europa possa essere messa a rischio dal crescente atteggiamento antivaccinista (No Vax). Il medico Gilberto Corbellini scrive (vedi bibliografia 2021):

Il nostro cervello è quello del paleolitico e alcuni usano bias cognitivi per giustificare una percezione distorta del rischio e un disgusto male indirizzato, cioè contro le vaccinazioni. Le vaccinazioni sono l'intervento medico, con radici nel pensiero magico, meno comprensibile intuitivamente. Si tratta di farsi inoculare o  consentire l'inoculazione ai nostri figli, mentre stiamo/stanno bene, di qualcosa che non conosciamo, e sulla fiducia. I farmaci o gli interventi chirurgici riguardano persone che stanno male. E' provato che siamo una specie avversa al rischio, che sottostima i rischi più probabili, e abbiamo un sistema immunitario comportamentale, fatto di scelte, valori, credenze che servivano a tener lontani dalle comunità i patogeni in assenza di conoscenze; sistema che utilizza come motore motivazionale l'emozione del disgusto, che si attiva di fronte a segnali come sporcizia e malattia, modulati da riti e religioni, a cui agganciare idee di impurità e immoralità. [...] Se sul piano psicologico la reazione degli antivaccinisti, dal Settecento, è modulata anche dall'emozione del disgusto, avrebbe senso fare una comunicazione che sfrutti il disgusto verso la malattia per incentivare, almeno tra gli esitanti, la disponibilità a vaccinarsi.
altan
The health of the planet depends on us.
With us? Oh God!
Sul piano psicologico la reazione degli antivaccinisti è modulata dal disgusto, occorre dunque fare una comunicazione che sfrutti il disgusto verso la malattia per incentivare, almeno tra gli esitanti, la disponibilità a vaccinarsi
L'Antivaccinismo (No Vax) è dovuto a ignoranza, misinformazione, manipolazione e credulità
Secondo la Treccani "L'antivaccinismo indica la convinzione e posizione di chi è contrario alla vaccinazione e, in particolare, al fatto di sottoporre la popolazione infantile alla profilassi vaccinale." La giornalista Annalisa Camilli scrive (vedi bibliografia 2020):

Secondo gli ultimi dati forniti dall’eurobarometro alla Commissione europea, circa la metà degli italiani (46 per cento) è convinta che i vaccini possano causare gravi effetti collaterali; circa un terzo pensa che indeboliscano il sistema immunitario (32 per cento) e che possano causare la malattia da cui dovrebbero proteggere (34 per cento). Soltanto il 15 per cento pensa che l’influenza possa causare decessi e la stessa percentuale si registra per epatite, morbillo e tetano.

A cosa sono dovute queste errate convinzioni? Si tratta di un fenomeno europeo cavalcato da piccoli gruppi molto attivi sui social network e sempre più connessi a livello internazionale. Scrive l'Avis di Legnano (vedi bibliografia 2020):

Secondo lo scienziato Jonathan M. Berman, i movimenti contro i vaccini condividono alcune caratteristiche e convinzioni: diffidenza verso il controllo statale, sfiducia nel sistema sanitario e i suoi prodotti, informazioni false sui vaccini (spesso diffuse da persone con interessi economici), paure infondate di danni alla salute diffuse da fonti di misinformazione e sui social media. I più vulnerabili a queste tesi sono spesso genitori che devono decidere cosa è meglio per i loro figli, e che invece di informarsi da fonti affidabili ricevono informazioni da persone della loro comunità che si oppongono ai vaccini. Secondo diversi studi, gli antivaccinisti spesso reagiscono alle argomentazioni scientifiche radicalizzando le proprie posizioni.

Adesso è in corso la vaccinazione dei cittadini europei che avrà successo se l'adesione sarà superiore al 70%. Come finirà? Scrive Annalisa Camilli:

L’accusa rivolta da Björn Höcke [politico tedesco di estrema destra] ai vaccini in sperimentazione è che modifichino il genoma umano, sebbene numerosi scienziati abbiano classificato questa notizia come falsa. Sono “paure infondate”, ha spiegato Klaus Cichutek, responsabile dei vaccini dell’Istituto Paul Ehrlich. Ma questa continua a essere una delle accuse più usate dagli antivaccinisti che in tutta Europa vogliono convincere gli scettici a non farsi vaccinare, una tendenza che nei prossimi mesi potrebbe essere cavalcata anche dai partiti populisti e sovranisti. Berman riporta storie di genitori che si sono ricreduti semplicemente ricevendo informazioni da amici che condividevano notizie positive sulla vaccinazione, senza esprimere giudizi. Altri si sono convinti dopo aver letto libri sull’argomento. Altri hanno cambiato idea dopo che membri della loro famiglia hanno contratto malattie che si potevano prevenire con la vaccinazione.
fuori dall'epidemia
It's hard to see the light at the end of the tunnel, at night.
Chi aveva previsto la pandemia di Covid-19?
Sul Sole24Ore del 10 gennaio 2021 è apparso un'articolo senza firma (vedi bibliografia 2021) che riporta:

"C'è una significativa possibilità che nella nostra vita si verifichi una grande e letale pandemia moderna."  Così due anni fa Bill Gates, il multimiliardario fondatore di Microsoft oggi filantropo e pure veggente. Perchè lo disse due anni prima dell'arrivo della più devastante pandemia dell'ultimo secolo. Nei giorni scorsi è pure tornato a parlare di Covid-19 rassicurando che entro il 2022 torneremo alla normalità ma che sicuramente i prossimi saranno i mesi peggiori. Ora, nessuno mette in dubbio che Bill Gates abbia strumenti e risorse superiori alla media ma come ha fatto a prevedere quanto è accaduto? [...] Per Nate Silver, fondatore di FiveThirtyEight, il Covid  è un "cigno nero dalla coda grossa" , per dire che il virus va inquadrato all'interno di uno scenario statistico in cui è più probabile che si verifichino esiti estremi. Un rinoceronte grigio è una minaccia altamente probabile, ad alto impatto ma trascurata: parente sia dell'elefante nella stanza che dell'improbabile e imprevedibile cigno nero. I rinoceronti grigi non sono sorprese casuali, ma si verificano dopo una serie di avvertimenti e prove visibili.
Quali sono i fattori che inducono a ritenere probabili altre epidemie
Lo scienziato David Quammen scrive (vedi bibliografia 2020):


Le ragioni per cui assisteremo ad altre crisi come questa nel futuro sono che 1) i nostri diversi ecosistemi naturali sono pieni di molte specie di animali, piante e altre creature, ognuna delle quali contiene in sé virus unici; 2) molti di questi virus, specialmente quelli presenti nei mammiferi selvatici, possono contagiare gli esseri umani; 3) stiamo invadendo e alterando questi ecosistemi con più decisione che mai, esponendoci dunque ai nuovi virus e 4) quando un virus effettua uno spillover, un salto di specie da un portatore animale non-umano agli esseri umani, e si adatta alla trasmissione uomo-uomo, beh, quel virus ha vinto la lotteria: ora ha una popolazione di 7.7 miliardi di individui che vivono in alte densità demografiche, viaggiando in lungo e in largo, attraverso cui può diffondersi. Quando un virus degli scimpanzé, per esempio, fa il salto per diventare un virus dell’uomo, ha aumentato enormemente il suo potenziale di successo evolutivo. Un esempio? Il virus che chiamiamo Hiv-1”.
Le ragioni inducono a ritenere probabili altre pandemie in futuro sono che 1) i nostri diversi ecosistemi naturali sono pieni di molte specie di animali, piante e altre creature, ognuna delle quali contiene in sé virus unici; 2) molti di questi virus, specialmente quelli presenti nei mammiferi selvatici, possono contagiare gli esseri umani; 3) stiamo invadendo e alterando questi ecosistemi, esponendoci dunque ai nuovi virus e 4) quando un virus effettua uno spillover, un salto di specie da un portatore animale non-umano agli esseri umani, e si adatta alla trasmissione uomo-uomo, beh, quel virus ha vinto la lotteria
Conclusioni (provvisorie): l'alterazione degli ecosistemi naturali crea le condizioni per l'emersione di nuovi virus zoonotici che, effettuando lo spillover, possono trasferirsi all'uomo
Il telemonitoraggio remoto ”dei principali segni vitali della malattia nelle popolazioni a rischio è una strategia sanitaria preventiva in crescita. Le misure di sicurezza raccomandate devono essere seguite come priorità per evitare l'infezione da Covid-19. Il telemonitoraggio remoto dei gruppi a rischio per rilevare i primi segni  chiave dell'infezione da Covid-19 può ridurre la mortalità, la morbilità e gli enormi costi medici associati a questa infezione.
Il monitoraggio è reso possibile dal dispositivo "HealthMeter":  HealthMeter è una versione modificata di The AgeMeter®, un dispositivo scientifico sviluppato dai Centers for Age Control (CFAC) per eseguire test non invasivi di "biomarcatori" selezionati (come capacità polmonare, udito e vista, ecc.) che normalmente peggiorano con l'età, cioè per calcolare l'età biologica di un individuo e confrontarla con l'età cronologica.

HealthMeteter include le seguenti attrezzature:
  • Apple iPad 9.7 pollici (x1)
  • Cuffie over-ear (x1)
  • Supporto per iPad (x1)
  • Caricatore USB per iPad Apple (x1)
  • Termometro a infrarossi (x1)
  • Pulsossimetro Bluetooth (x1)
  • Spirometro Bluetooth (x1)
  • Caricatore USB 2.0 (x1)
  • Bracciale Bluetooth per la pressione sanguigna (x1)
  • Scala BMI Bluetooth (x1)

Il sistema HealthMeter con telemonitoraggio remoto può essere utilizzato per ridurre i rischi di infezione da Covid-19 nei gruppi a rischio, tra i quali:

  • personale medico e paramedicocase di cura e RSA
  • studenti nelle scuole e nelle università
  • fabbriche, magazzini e luoghi di lavoro affollati
  • personale lavorante in albergo o ristorante
  • personale docente

    HealthMeter con telemonitoraggio remoto può consentire agli operatori sanitari di:

    • Rilevare e monitorare i primi sintomi chiave dell'infezione da Covid-19
    Isolare rapidamente i pazienti infetti
  • Monitorare gli anziani e altri pazienti con comorbidità note per essere in grado di rilevare e trattare i primi casi di infezione da Covid-19
  • Ridurre i costi di ospedalizzazione e di gestione della terapia intensiva mediante la diagnosi precoce e il trattamento dei pazienti infetti da Covid-19
    per scaricare le conclusioni (in pdf):
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    Pagina aggiornata il 12 aprile 2021

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    Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
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