Una volta il grande fisico austrico Wolfgang Pauli, contributore dello sviluppo della Meccanica Quantistica nei primi decenni del XX secolo, dichiarò che se Dio gli avesse concesso di chiedergli qualsiasi cosa desiderasse, la sua prima domanda sarebbe stata: «Perché 137?». (Mauro Monti)
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“Questo numero [137] costituisce un vero rompicapo fin da quando fu scoperto, e tutti i migliori fisici teorici lo tengono incorniciato e appeso al muro e ogni giorno ci meditano su”. (Richard Feynman)
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Ma lo scienziato più ossessionato dal numero 137 fu Pauli, fino al giorno della sua morte, che avvenne nella camera numero 137 dell’Ospedale di Zurigo. Pochi giorni prima del decesso, all’assistente Charles Enz, recatosi in visita nella sua stanza d’ospedale, disse: “Hai notato il numero della mia camera?”. “No” rispose Enz. “È il 137” esclamò Pauli – E aggiunse: “Non uscirò mai vivo da qui!” (Mauro Monti)
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In un saggio pubblicato nel 1935, Max Born affermò che quel numero, che era in grado di collegare la relatività alla teoria dei quanti, non era causale ma era esso stesso una legge della natura. (Mauro Monti)
