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Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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Perchè gli ebrei sono diventati i più intelligenti del mondo? Anche a causa dei tedeschi!
TEORIE > CONCETTI > CERVELLO E MENTE
Scopo di questa pagina
Nella storia moderna, sugli ebrei, molte domande non trovano risposte convincenti, alle quali questa pagina web propone alcune risposte. Ad esempio: "perchè i tedeschi, quando sono diventati nazisti, ce l'avevano così tanto con gli ebrei da cercare di sterminarli?" e anche: "Perchè ancora oggi esiste un pregiudizio contro gli ebrei nella mente di molte persone di differenti popolazioni?" e infine: "c'è una ragione per l'elevata intelligenza che molti ebrei hanno dimostrato nella cultura del '900?". A queste domande si può dare una risposta documentata leggendo il libro degli economisti Maristella Bottini e Zvi Eckstein: "I pochi eletti" e il libro dello storico tedesco (non ebreo) Götz Aly: "Perchè i tedeschi? Perchè gli ebrei? - Uguaglianza, invidia e odio razziale 1800-1933". Alla prima domanda (Perchè i nazisti hanno cercato di sterminare gli ebrei?) risponde Götz Aly col suo libro, nel quale è descritta una minuziosa analisi dell'atmosfera culturale creatasi in Germania nell'Ottocento, dalla quale si scopre che la lenta crescita dell'antisemitismo fu causata dalla frammentazione territoriale e religiosa del Paese, la quale determinò un susseguirsi infinito di guerre dinastiche e confessionali, di danni economici duraturi e di miseria generalizzata. Nella memoria collettiva dei tedeschi la Guerra dei trent'anni fu il culmine atroce dell'eterna lotta fratricida. E su un terreno sociale impoverito il risentimento proliferò come un'erba infestante e l'antisemitismo divenne patrimonio comune dei tedeschi. Alle radici dell'antisemitismo tedesco vi sono dunque ragioni comprensibili di invidia sociale, dovuta alla debolezza socioculturale dei tedeschi nei confronti della superiorità culturale degli ebrei, alfabetizzati e acculturati dalla loro società. Alla seconda domanda (Perchè ancora oggi esiste un pregiudizio contro gli ebrei nella mente di molte persone di differenti popolazioni?) dà una risposta ipotetica il Centro di Documentazione Ebraica Documentata (CDEC), il quale sostiene che nei periodi di crisi e di incertezza sul futuro vi sono le cause del riemergere di razzismo e antisemitismo. È un tempo dove i più fragili (socialmente e culturalmente) cercano di allearsi, di “farsi popolo”. Alla terza domanda (C'è una ragione per l'elevata intelligenza dimostrata nella cultura del '900?) rispondono gli antropologi Gregory Cochran, Jason Hardy e Henry Harpending i quali nel 2006 hanno pubblicato uno studio (Natural History of Ashkenazi Intelligence) che propone un'ipotesi per l'elevata intelligenza riscontrata nel gruppo etnico degli ebrei ashkenaziti. Gli ebrei ashkenaziti hanno il quoziente intellettivo (QI) medio più alto di qualsiasi gruppo etnico per il quale ci sono dati affidabili con deviazioni standard al di sopra della media europea, corrispondente a un QI di 112-115. Scrivono gli autori: "Gli ebrei ashkenaziti sono enormemente sovrarappresentati in occupazioni e campi con le massime esigenze cognitive. Nel corso del 20° secolo, costituivano circa il 3% della popolazione degli Stati Uniti, ma hanno vinto il 27% dei premi scientifici USA Nobel e il 25% dei premi A.M.Turing. Rappresentano oltre la metà dei campioni del mondo di scacchi. [...] Gli ebrei ashkenaziti hanno il QI medio più alto di qualsiasi altro gruppo etnico, combinato con un insolito profilo cognitivo, mentre non è stata osservata un'analoga elevazione dell'intelligenza tra gli ebrei in tempi classici nè si vedono oggi negli ebrei sefarditi e orientali."  Secondo gli autori, nel corso di un periodo di circa 1000 anni (tra l'800 e il 1600 d.C.) gli ashkenaziti sono stati costretti a vivere in un ambiente che ha creato le condizioni, in particolare, per la crescita dell'intelligenza verbale e matematica, ma non di quella spaziale. Gli autori hanno individuato tre cause: la specializzazione economica delle loro professioni, l'alfabetizzazione anche delle classi meno abbienti forzata dalla loro credenza religiosa e la chiusura alle unioni matrimoniali con altri gruppi etnici. L'articolo di Cochran, Hardy e Harpending "Natural History of Ashkenazi Intelligence" ha sostenuto che l'intelligenza ebraica è semplicemente un errore genetico compensativo collegato ad altre malattie genetiche "ebraiche", come Tay-Sachs, la malattia di Gaucher o l'anemia di Fanconi. Ma noi sappiamo che valutare l'intelligenza umana solo sulla base del QI è riduttivo (vedi pagina "Intelligenza e Razionalità") perchè sfuggono molti altri fattori quali le capacità socioemotive, l'empatia e le abilità interpersonali. L'alfabetizzazione della popolazione ebraica, accompagnata dalla formazione di un insieme di istituzioni preposte all'applicazione dei contratti, diede agli ebrei un vantaggio in occupazioni quali l'artigianato, il commercio e il prestito di denaro - occupazioni che beneficiavano dell'alfabetizzazione, di meccanismi in grado di garantire l'applicazione e il rispetto dei contratti, e della possibilità di disporre di una fitta rete di relazioni e contatti tra ebrei residenti in località diverse. A me sembra dunque che nella storia degli ebrei si trova la spiegazione del loro successo nella società e dell'odio degli altri popoli per loro. In particolare la loro determinazione nello studio, favorita e pretesa dalla famiglia fin dal I secolo dC, insieme a un quoziente intellettivo più alto della media sono le ragioni sia per il successo ebraico che per l'antisemitismo.
  
Il punto chiave
“il cervello che agisce è innanzitutto un cervello che comprende” (Giacomo Rizzolatti)
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Quelli che hanno fretta colmano le loro lacune con i frutti dell'immaginazione. Quelli che hanno pazienza sopportano abbastanza bene la loro ignoranza e sanno custodire dentro di sé le proprie incertezze, in attesa di vere conoscenze debitamente provate. (Pier Vincenzo Piazza p.21)
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A causa del divieto cristiano contro l'usura, gli ebrei si trovarono un posto finanziariamente indispensabile nella loro nuova casa, concedendo prestiti a contadini, commercianti, cavalieri, cortigiani, persino occasionali monasteri. [...] Il successo nel prestito di denaro richiedeva una serie di abilità diverse rispetto all'agricoltura o a qualsiasi altro mestiere tradizionale. (Jennifer Senior)
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Sebbene gli ebrei rappresentino solo lo 0,25% della popolazione mondiale e solo il 3% degli Stati Uniti, secondo il loro giornale rappresentano il 27% di tutti i vincitori del Premio Nobel americano, il 25% di tutti i vincitori del Premio ACM Turing per informatica e il 50 per cento dei campioni di scacchi del mondo. (Jennifer Senior)
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Le semplici aspettative non possono produrre una mente brillante. Quindi anche una spiegazione ambientale del vantaggio ashkenazita nell'intelligenza non è dimostrata, sebbene non possa certamente essere esclusa. (Steven Pinker)
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È interessante notare che il Talmud che prese forma dopo la distruzione del Tempio nel 70 d.C. consiste in migliaia di disaccordi sulla legge ebraica, ma servì come strumento per mantenere unito il popolo ebraico. (Hershey H. Friedman)
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Gli ebrei possono essere intelligenti, ma il prezzo è che sono un "popolo malato". Questo è scomodo: più intelligente significa più malato. L'astuzia è una sorta di premio esplosivo compensativo per una vasta gamma di malattie attribuite agli ebrei. Ogni ebreo brillante è allo stesso tempo un ebreo fragile, che vive la vita della mente piuttosto che quella del corpo. [...] Quanti ebrei vincitori di premi Nobel o le loro famiglie avevano effettivamente una delle otto malattie ora chiamate "malattie genetiche ebraiche"? Se dovessi rinunciare al mio dottorato di ricerca, contro il gene BRCA 2 per il cancro al seno nei miei figli, ne varrebbe la pena? (Sander Gilman)
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In seno alle comunità ebraiche coloro che non rispettavano la norma religiosa di provvedere all'alfabetizzazione e all'istruzione dei figli  divennero dei reietti. (Maristella Botticini, Zvi Eckstein p.9)
Altan
Racist me?

Yes, but moderate.
Cristiani inerti, ebrei vitali: come nacque la debolezza tedesca nell'Ottocento e come si sviluppò in Germania l'antisemitismo
Nell'analisi condotta dallo storico tedesco (non ebreo) Götz Aly nel libro "Perchè i tedeschi? Perchè gli ebrei? - Uguaglianza, invidia e odio razziale 1800-1933" emerge (p.45):

Nel corso del XIX secolo artigiani, fornitori di corte, contadini, pastori, burocrati e persone di riguardo persero pian piano la loro influenza sociale. Le residue corporazioni artigianali degenerarono fino a trasformarsi in organismi per la difesa egoistica di monopoli, frenando il progresso economico. Fino alla metà del secolo gli artigiani berlinesi cercarono con ogni mezzo più o meno legale di ripristinare i primitivi privilegi. Al posto del vecchio ceto medio, ne salì alla ribalta uno nuovo e più dinamico formato da avvocati, medici, procuratori commerciali, editori e fabbricanti di birra, agenti di borsa, direttori di teatri e fondatori di grandi magazzini, e tra loro relativamente molti ebrei. Ricchezza e considerazione sociale non venivano più solo ereditati, ma potevano essere acquisiti. [...] A differenza dell'Inghilterra, del Belgio e della Francia settentrionale, fino al 1860 la Germania conobbe uno sviluppo assai lento, simboleggiato dall'epoca e dal concetto di Biedermeier. Lo scrittore ebreo Berthold Auerbach definì nel 1836 la borghesia tedesca una classe tanto "onorevole" quanto "ottusa", che percepiva l'aria nuova non come un'opportunità per farsi avanti, ma come un fastidio: "Qui è ancora tutto avvolto in un candore e una semplicità patriarcale, l'aria nuova non riesce facilmente a superare la soglia del governo civico o provinciale."

Secondo Aly la lentezza tedesca e la germanomania vanno ricondotte a un'unica matrice storica, cioè a (pp.46-47):

la frammentazione territoriale e religiosa del Paese che produsse la ricchezza culturale, ancora oggi considerata un patrimonio inestimabile della Germania al prezzo di un susseguirsi infinito di guerre dinastiche e confessionali, di automutilazioni, danni economici duraturi e miseria generalizzata. Nella memoria collettiva dei tedeschi la Guerra dei trent'anni fu il culmine atroce dell'eterna lotta fratricida. Gli orrori indicibili, che in questa sede possono essere solo tradotti in dati statistici, provocarono un crollo della popolazione di circa il 50 per cento nelle campagne e di circa il 30 per cento nelle città. [...] La Guerra dei trent'anni aveva ricacciato i Paesi tedeschi indietro di secoli in confronto ai vicini più fortunati e prodotto il trauma dell'autolacerazione, i cui effetti si sarebbero sentiti a lungo.

In queste condizioni di debolezza socioculturale la Germania si trovò ad affrontare una fase storica in cui il progresso socioeconomico richiedeva nuove professioni, alle quali molti ebrei si accostarono con successo a causa della maggiore preparazione scolastica indotta dalla forzatura religiosa (descritta più avanti da Botticini e Eckstein). Tutto ciò mentre, nel Novecento, si creavano le condizioni per la nascita e il consolidamento dell'antisemitismo come scrive Aly (p.221):

Il fronte dei nemici degli ebrei era guidato da fanfaroni senza potere e da alcuni intellettuali visionari come Constantin Frantz e Heirich von Treitschke. Facevano appello alla maggioranza inetta e sprovveduta. E su questo terreno sociale il moderno "ressentiment" proliferò come un'erba infestante, favorito dalla costituzione democratica della repubblica. L'antisemitismo divenne patrimonio comune dei tedeschi.


Il ritardo culturale tedesco dell'Ottocento fu dovuto al fatto che, a differenza dell'Inghilterra, del Belgio e della Francia settentrionale, fino al 1860 la Germania conobbe uno sviluppo assai lento, simboleggiato dall'epoca e dal concetto di Biedermeier (stava a indicare il piccolo borghese apolitico e conservatore, interessato solo alla propria vita familiare). Lo scrittore ebreo Berthold Auerbach definì nel 1836 la borghesia tedesca una classe tanto "onorevole" quanto "ottusa", che percepiva l'aria nuova non come un'opportunità per farsi avanti, ma come un fastidio
Antisemitismo in Italia
ebrei
(Cliccare per approfondire)
Oggi in Italia, la crisi economica, l’incertezza sul futuro, la paura, i cambiamenti radicali all’interno della società sono tra le cause del riemergere del razzismo e dell’odio antiebraico. «E’ sempre in questi periodi che riemerge l’antisemitismo, segnale del malessere di una società, del degrado di forme di convivenza civile e democratica, riflesso di subculture e movimenti intolleranti. – si legge nella dettagliata analisi stilata dagli esperti del CDEC - È un tempo dove i più fragili (socialmente e culturalmente) cercano di allearsi, di “farsi popolo”; non stupisce il diffondersi di rancore e di miti cospirativisti, anche in chiave antiebraica».
Secondo lo storico tedesco (non ebreo) Götz Aly alla fine dell'Ottocento, in Germania, il fronte dei nemici degli ebrei era guidato da fanfaroni senza potere e da alcuni intellettuali visionari come Constantin Frantz e Heirich von Treitschke. Facevano appello alla maggioranza inetta e sprovveduta. E su questo terreno sociale il moderno risentimento proliferò come un'erba infestante, favorito dalla costituzione democratica della repubblica. L'antisemitismo divenne patrimonio comune dei tedeschi. Gli antisemiti demonizzavano l'individualismo e toglievano al tedesco comune lo stimolo a cercare da sé la propria fortuna, a sviluppare autostima, cioè a emulare gli ebrei!
I periodi di crisi e di incertezza sul futuro sono tra le cause del riemergere di razzismo e antisemitismo. È un tempo dove i più fragili (socialmente e culturalmente) cercano di allearsi, di “farsi popolo”
Nella storia degli ebrei si trova la spiegazione del loro successo nella società e dell'odio degli altri popoli per loro
Gli economisti e storici Maristella Botticini e Zvi Eckstein nel libro "I pochi eletti" hanno analizzato gli eventi che hanno creato le condizioni per il successo degli ebrei nel mondo e, parallelamente, la conseguente crescita dell'avversione e dell'odio delle altre popolazioni verso di loro. Dato che l'odio verso gli ebrei continua con motivi propagandistici e razzisti ancora addesso è opportuno che, almeno le persone colte e intelligenti conoscano la loro storia. Essi scrivono (pp.7-8):

Durante il primo millennio a.C. il tempio di Gerusalemme e la Torah scritta erano i due pilastri del giudaismo. Le cerimonie religiose e i sacrifici rituali nel tempio, eseguiti da un'elite di sacerdoti, erano caratteristiche comuni a tutte le religioni. Il giudaismo però era l'unica fede monoteista basata su un testo scritto. Durante il I secolo a.C. alcuni eruditi e capi religiosi ebrei promossero l'istituzione  delle scuole secondarie gratuite. Un secolo dopo venne emessa un'ordinanza religiosa che prescriveva a tutti i padri ebrei di mandare i figli a partire dall'età di sei o sette anni alla scuola elementare per imparare a leggere la Torah in ebraico. Durante tutto il primo millennio nessuno, tranne gli ebrei, era tenuto all'osservanza di una norma che obbligava i padri a provvedere all'istruzione dei figli. Con la distruzione del secondo tempio la religione ebraica perse definitivamente uno dei suoi due pilastri (il tempio) e intraprese un percorso senza eguali: eruditi e rabbini, i nuovi capi religiosi emersi nel frangente della prima guerra romano-giudaica, sostituirono il servizio al tempio e i sacrifici rituali con lo studio della Torah nella sinagoga, che emergeva coma la nuova istituzione focale dell'ebraismo. La funzione della sinagoga era quella di impartire un'istruzione religiosa ai fanciulli e agli adulti.

L'obbligo di impartire un'educazione ai propri figli sottraeva risorse economiche alle famiglie, e per questo motivo molti capifamiglia si rifiutarono di mandare i figli a scuola e si convertirono ad altre religioni. Diventò impossibile per gli ebrei che volevano restare nella loro religione sopravvivere in un'economia agricola. Gli ebrei si trovarono di fronte a una difficile scelta per non essere considerati dei reietti nella società ebraica: indirizzarsi verso occupazioni più cognitive per sfruttare l'investimento nell'alfabetizzazione o convertirsi ad un'altra religione. Botticini ed Eckland scrivono (p.11):

L'alfabetizzazione della popolazione ebraica, accompagnata dalla formazione, nei cinque secoli seguiti alla distruzione del secondo tempio, di un insieme di istituzioni preposte all'applicazione dei contratti, dette agli ebrei un vantaggio comparato in occupazioni quali l'artigianato, il commercio e il prestito di denaro - occupazioni che beneficiavano dell'alfabetizzazione, di meccanismi in grado di garantire l'applicazione e il rispetto dei contratti, e della possibilità di disporre di una fitta rete di relazioni e contatti tra ebrei residenti in località diverse.
L'alfabetizzazione della popolazione ebraica, accompagnata dalla formazione di un insieme di istituzioni preposte all'applicazione dei contratti, diede agli ebrei un vantaggio in occupazioni quali l'artigianato, il commercio e il prestito di denaro - occupazioni che beneficiavano dell'alfabetizzazione, di meccanismi in grado di garantire l'applicazione e il rispetto dei contratti, e della possibilità di disporre di una fitta rete di relazioni e contatti tra ebrei residenti in località diverse
Quanti sono oggi gli ebrei (2015)
All’inizio del 2015, la popolazione ebraica mondiale era stimata in 14.310.500 persone [1]. La popolazione mondiale totale è stimata in 7,3 miliardi [2], dunque gli ebrei costituiscono meno del 2‰ degli abitanti del globo. (Fonte: Limes) Cliccare per approfondire
Lo sviluppo economico dell'Occidente è una conseguenza del successo delle istituzioni ebraiche?
Gli economisti e storici Maristella Botticini e Zvi Eckstein nel libro "I pochi eletti", mettono l'accento sulla direzione verso lo sviluppo economico che le istituzioni ebraiche diedero nel medioevo agli stati dell'Europa occidentale e, parallelamente al declino economico del Medio Oriente musulmano. Essi scrivono (p.13):


Le istituzioni economiche e politiche, i sistemi giuridici e i codici di leggi, così come i meccanismi di applicazione dei contratti hanno svolto una funzione importante nel determinare il comportamento economico di gruppi che hanno avuto un ruolo preminente nel commercio durante il medioevo, l'ascesa economica degli Stati atlantici nell'Europa occidentale dopo il 1500, il declino economico del Medio Oriente musulmano dopo secoli di splendore economico e intellettuale, i fattori che portarono alla Rivoluzione Industriale, le interessanti caratteristiche del kibbutz israeliano e i successi o i fallimenti economici toccati in sorte a varie regioni del mondo nel corso della storia.


Le istituzioni ebraiche hanno introdotto dei criteri (applicazione e rispetto dei contratti, istruzione, networking, capitale, prestito, ecc.) che hanno favorito dopo il medioevo lo sviluppo economico degli Stati atlantici dell'Europa Occidentale e il declino degli Stati musulmani mediorientali?
La modalità di studio degli ebrei
La modalità di studio dei testi sacri ebraici (Torah e Talmud) è particolarmente efficace dal punto di vista cognitivo, infatti leggere una singola pagina del Talmud significa comprenderlo, con il suo testo principale al centro e le varie generazioni di rabbini che discutono ai bordi del testo. La dialettica e il ragionamento critico sono al "centro" dell'attenzione. I due testi sacri vengono descritti dalla Treccani così:

Tōrāh: Termine biblico che designa la dottrina impartita dai genitori ai figli, dai saggi agli stolti, dal sacerdote al popolo e da Dio agli uomini mediante i profeti. Per antonomasia è così chiamato (anche nella forma italianizzata torah, torà) l’insieme degli insegnamenti e precetti riconosciuto dagli Ebrei come rivelato da Yahweh attraverso Mosè e raccolto nel Pentateuco (chiamato dagli Ebrei Tōrāh).
Talmud: [dall'ebr. talmūd "studio, insegnamento"]. Raccolta delle norme etiche, giuridiche, religiose del popolo ebraico trasmesse oralmente, e scritte nel 2° sec. a.C.

Sembra quindi che laTōrāh sia il testo sacro, e ilTalmud contenga i commenti degli studiosi allaTōrāh, cioè gli insegnamenti e le opinioni di migliaia di rabbini (da prima dell'Era Volgare fino al V secolo) relativamente a svariati argomenti, tra cui la Halakhah (legge), l'etica ebraica, la filosofia, le tradizioni, la storia, i costumi e molte altre materie. IlTalmud è la base di tutti i codici della Legge ebraica ed è vastamente citato nella letteratura rabbinica. Il Talmud non contiene discussioni su questioni altamente speculative né disquisizioni teologiche astratte. Si occupa invece di problemi pratici riguardanti la vita quotidiana.
L'investimento nell'alfabetizzazione e nell'istruzione dei figli rappresentava un onere privo di vantaggi economici per quasi tutte le famiglie che vivevano lavorando la terra. Gli ebrei si distinsero dagli altri popoli per l'obbligo religioso di alfabetizzare i figli e consentirgli così di leggere la Torah
Yad - il puntatore per leggere la Torah
Lo yad è un utensile che fa parte dei kele kodesh, gli arredi sacri che adornano la Torah, il testo sacro dell’Ebraismo. Yad in ebraico significa letteralmente “mano”: si tratta infatti di puntatori per la lettura della Torah, che solitamente terminano con la forma di una mano chiusa con il dito indice esteso. L’origine dello yad è incerta: alcune fonti lo fanno risalire sino agli anni 130. Si narra che nel corso della terza guerra giudaica, gli insegnanti delle scuole della città di Bethar, prima della distruzione della stessa, lo utilizzassero come arma contro i nemici.
La sinagoga è stata creata per avere un luogo destinato alla lettura della Torah
lettura Torah
Maristella Botticini e Zvi Eckstein scrivono in "I pochi eletti" (pp.142-143): "Molti dibattiti e precetti della Mishna, della Tosefta e del Talmud attestano che le sinagoghe erano anzitutto luoghi in cui i fanciulli e gli adulti leggevano e studiavano la Torah. La lettura pubblica della Torah divenne una parte preminente del rituale della Sinagoga nel I secolo."

Torah
Oltre alla Legge scritta (Torah), gli ebrei hanno tramandato la legge orale (Mishnah), a sua volta trascritta in sei trattati e commentata nei secoli (dal I e II secolo dell’era volgare), fino a costituire un altro fondamentale testo della cultura ebraica che è il Talmud: un ricco compendio di domande, risposte e commenti di rabbini e maestri, raccolti nei secoli, con cui gli ebrei si confrontano anche oggi per interpretare e dare risposte ad ogni problematica della vita.
Gli ebrei crearono la sinagoga per avere un luogo che, dovunque essi si trasferissero, gli permettesse di leggere e studiare la Torah e organizzare la vita e il culto della comunità. Ancora nel 1500, in gran parte dei paesi occidentali la percentuale di popolazione alfabetizzata non superava il 10%. A paragone di questo dato, la diffusione dell'alfabetizzazione nel mondo ebraico durante l'era talmudica, quando la popolazione ebraica era costituita prevalentemente da contadini che non ottenevano alcun guadagno dall'essere alfabetizzati, appare straordinaria. Alla fondazione dell'impero musulmano, alla metà del VII secolo, venne attuata una norma religiosa che trasformò definitivamente il giudaismo in una religione centrata sulla lettura, lo studio e l'attuazione delle norme della Torah e del Talmud
Dal Talmud scaturisce un modo di ragionare che incoraggia gli studiosi a interrogare e a stimolare le loro abilità retoriche sfidando gli aspetti-chiave di ogni pensiero religioso. In pratica, esso rende ogni ragionamento assai complicato. La retorica dubitativa è centrale nel Talmud
Talmud
Ci sono due versioni del Talmud: il Talmud Babilonese e il Talmud di Gerusalemme. Dei due, il primo è considerato dagli ebrei osservanti il più autorevole. Il Talmud non si propone solamente di spiegare la Toràh scritta (il Pentateuco di Mosè), ma anche tutto ciò che riguarda la vita quotidiana degli ebrei. Tali interpretazioni e chiarimenti sono stati voluti per far sì che le Sacre Scritture possano adattarsi all'interno di quella struttura esterna di ciò che i rabbini considerano essere una vita ebraica corretta, il che è un rovesciamento della pratica biblica dell'esegesi. Per gli ebrei ortodossi e per gli ebrei presi collettivamente, il Talmud è ciò che per i cristiani è Cristo.
Tra il XI e il XII secolo gli ebrei riuscirono a creare un forte sistema reticolare che diffuse le conoscenze acquisite tra tutte le comunità ebraiche sparse in vasti territori (dal Nord Africa all'Europa, al Medio Oriente)
Networking senza internet
networking senza internet
Nel medioevo gli ebrei riuscirono a creare un forte sistema reticolare che diffuse le conoscenze acquisite tra tutte le comunità ebraiche sparse in vasti territori.
Verso quali mestieri si indirizzarono gli ebrei alfabetizzati e come fecero a creare un efficace networking di comunità sparse su territori molto vasti?
Maristella Botticini e Zvi Eckstein scrivono (p. 177-187):

Quando l'economia si trasforma da rurale e agraria in urbana e mercantile, i contadini ebrei alfabetizzati saranno i primi a divenire artigiani, mercanti e intermediari. [...] Quando l'urbanizzazione decolla, si sviluppano nuove industrie, gli affari e le attività commerciali si espandono e cresce la domanda di una vasta serie di occupazioni specializzate, molti ebrei istruiti riusciranno a trovarvi posto. [...] Oltre all'alfabetizzazione di base, gli ebrei che imparavano il Talmud acquisivano una predisposizione a pensare razionalmente e ad analizzare i problemi. Queste capacità analitiche potevano aiutare a gestire le transazioni commerciali ed economiche.

Gli ebrei riuscirono a creare un forte sistema reticolare che diffuse le conoscenze acquisite tra tutte le comunità ebraiche sparse in vasti territori. Botticini ed Eckstein scrivono (p.186):

La padronanza dello stesso alfabeto scritto (ebraico) che poteva venire utilizzato per scrivere in ogni lingua; l'alfabetizzazione; un canone giuridico comune (il Talmud) e istituzioni giudiziarie (le corti rabbiniche); e un processo di adttamento del Talmud agli specifici contesti economici, sociali e politici in cui essi vivevano (tramite i responsa), crearono un potente meccanismo di rete (networking) che aiutò gli ebrei a eccellere in una molteplicità di mestieri artigianali, attività commerciali, prestito di denaro e altre occupazioni specializzate.
Intorno al 1900 il 3% dei cristiani fece ingresso nella classe impiegatizia, contro l'11% degli ebrei. Il progresso economico degli ebrei è stato il vero motivo per il quale l'odio antiebraico si è diffuso tra le masse. Tra il 1870 e il 1890 l'antisemitismo tedesco si fece più brutale e si diede una struttura organizzata. Accadde nella misura in cui i cristiani incominciarono ad accorgersi del loro ritardo sociale e cercarono di entrare a far parte della nuova classe media
Dall'invidia sociale all'antisemitismo: come la società tedesca divenne antisemita
Aly Gotz scrive (pp. 62-64):

Grazie al vantaggio quantitativo e qualitativo nell'istruzione, un numero sempre maggiore di ebrei si rivolse verso professioni intellettuali ben pagate o verso l'iniziativa imprenditoriale. Nel 1895 un ebreo su due apparteneva alla categoria dei lavoratori autonomi, mentre tra i cristiani la proporzione era di uno su quattro. [...] I sempre maggiori incentivi alla razionalizzazione, alla divisione del lavoro, nonchè l'espansione dei commerci, richiedevano impiegati per gli uffici e l'amministrazione, addetti alla logistica, capireparto e revisori contabili. Intorno al 1900 il 3% dei cristiani fece ingresso nella classe impiegatizia, contro l'11% degli ebrei. Viceversa, il 25% dei cristiani si guadagnava da vivere come personale ausiliario non formato, categoria che tra gli ebrei rappresentava invece solo il 3%. Gli ebrei erano in gran numero pionieri del nuovo. [...] Il progresso economico degli ebrei è stato il vero motivo per il quale l'odio antiebraico si è diffuso tra le masse. [...] Tra il 1870 e il 1890 l'antisemitismo tedesco si fece più brutale e si diede una struttura organizzata. Accadde nella misura in cui i cristiani incominciarono ad accorgersi del loro ritardo sociale e cercarono di entrare a far parte della nuova classe media.

Gotz descrive a lungo l'atmosfera culturale che in Germania venne pilotata dai giornali, dal clero protestante e dai partiti politici i quali alimentarono l'antisemitismo in molte occasioni (p.81):

Come i leader di altre associazioni antisemite, anche il pastore protestante Stoecker non considerava la questione ebraica il "pomo della discordia dell'intolleranza confessionale", nè un problema razziale, bensì "motivo di allarme sociale". Non scagliava i suoi strali contro gli ebrei ortodossi, ma contro quelli moderni, secolarizzati. Li incolpava di essere intelligenti. Se la prendeva con il loro "pericoloso" desiderio di promozione sociale. Criticava con ammirazione mista a disprezzo il fatto che persino gli "ebrei poveri sacrificassero tutti i loro averi per dare ai figli una buona istruzione". Invece avrebbero dovuto "fare gli stessi mestieri dei tedeschi", non "tenersi lontani dai lavori pesanti": avrebbero fatto "i sarti, i ciabattini, gli operai e i servi, le operaie e le domestiche".


La nascita dell'antisemitismo tedesco si deve all'antropologo e medico Eugen Fischer che, nel 1913 pubblicò una ricerca studiando i figli generati da uomini olandesi e tedeschi con donne delle colonie tedesche quali la Namibia. Scrive Gotz (p87):

Dal punto di vista stilistico, Fischer mantenne nel suo studio sui bastardi un tono misurato, scientifico. Con cauteformulazioni classificò i "meticci", risultato della mescolanza tra europei e abitanti dell'Africa sudoccidentale, tra i portatori di un patrimonio ereditario inferiore e affetti da squilibri e disarmonie poichè percepivano in prima persona "le due anime che albergavano nel loro petto".

Cliccare per approfondire
Nell'arco di soli tre anni i tedeschi assassinarono l'82% della popolazione ebraica delle regioni a loro soggette. Per un totale di sei milioni di persone.
Valori medi dell'intelligenza analitica (QI): il 68% della popolazione ha QI 85-115 e solo il 2,5% ha QI+130
IQ
La curva della figura esprime dei valori medi della popolazione mondiale. Questi valori non hanno alcun valore scientifico. Attribuire al test QI il valore di misurare l'intelligenza umana è un azzardo che è stato documentato dagli psicologi Keith Stanovich e Richard West i quali hanno rilevato l'assenza, negli attuali test di misura dell'intelligenza (IQ test), di una serie di abilità non-cognitive quali: abilità socio-emotive, motivazione, empatia, moralità e abilità interpersonali. Per approfondire andare alla pagina "Intelligenza e Razionalità".
Cosa si intende per intelligenza e come viene misurata
La psicologia scientifica ha attribuito all'intelligenza umana caratteristiche che la Treccani così riassume: "una capacità di adattamento a situazioni nuove e la possibilità di modificarle quando queste presentano degli ostacoli all’adattamento stesso". Negli anni '70 il neuropsicologo Howard Gardner (ved. bibliografia), studiando sia soggetti con problemi cerebrali, sia soggetti superdotati, si convinse che l'intelligenza sia un potenziale individuale, come scrisse nel suo libro "Formae mentis" (p.88):
il modo più esatto di pensare un'intelligenza è quella di concepirla come un potenziale: di un individuo che possiede un'intelligenza si può dire che non c'è nessuna circostanza che gli impedisca di usarla

Gardner propose che l'intelligenza fosse costituita da una serie di costrutti scientifici che egli radunò nella cosiddetta teoria delle intelligenze multiple (Intelligenza linguistica, musicale, logico-matematica, spaziale, corporeo-cinestetica, interpersonale, intrapersonale, naturalistica), mettendo in guardia dalla materializzazione di tali costrutti che definì così (p.89):

queste intelligenze sono finzioni - nel migliore dei casi finzioni utili - per parlare di processi e abilità che (come il resto della vita) formano un continuo

Gardner fu molto critico sull'utilità dei test per misurare l'intelligenza perchè, ad esempio (p.38):

un individuo può perdere per intero i lobi frontali diventando nel corso di questo processo una persona radicalmente diversa, ormai incapace di manifestare qualsiasi iniziativa o di risolvere nuovi problemi, e continuare ciononostante a presentare un IQ vicino al livello del genio

Nonostante queste perplessità, psicologi e sociologi misurano da tempo il quoziente intellettivo (IQ: intelligence quotient) per trovare correlazioni con altri parametri (mortalità, morbilità, benessere economico, ecc). Uno dei metodi più usati è quello proposto nel 1955 dallo psicologo David Wechsler, cioè la Wechsler Adult Intelligence Scale (WAIS), che ha subito varie modifiche fino al 2008, con la versione attualmente in uso (WAIS IV). Quest'ultima versione misura il funzionamento intellettivo generale, attraverso la valutazione di quattro abilità diverse: comprensione verbale, ragionamento visuo-percettivo, memoria di lavoro, velocità di elaborazione. Nel box a fianco è riportata una curva gaussiana che indica le percentuali della società che mediamente hanno valori di IQ debole, medio, superiore, ecc. Potete fare il Test qui.
L'intelligenza si eredita? Il caso degli ebrei ashkenaziti
Nel 2006 gli antropologi Gregory Cochran, Jason Hardy e Henry Harpending hanno pubblicato uno studio (Natural History of Ashkenazi Intelligence) che propone delle ipotesi per l'elevata intelligenza riscontrata nel gruppo etnico degli ebrei ashkenaziti (differenti per provenienza geografica dagli ebrei sefarditi). Gli ebrei ashkenaziti hanno il quoziente intellettivo (IQ) medio più alto di qualsiasi gruppo etnico per il quale ci sono dati affidabili con deviazioni standard al di sopra della media europea, corrispondente a un IQ di 112-115. Scrivono gli autori:

Gli ebrei ashkenaziti sono enormemente sovrarappresentati in occupazioni e campi con le massime esigenze cognitive. Nel corso del 20 ° secolo, costituivano circa il 3% della popolazione degli Stati Uniti, ma hanno vinto il 27% dei premi scientifici USA Nobel e il 25% dei premi A.M.Turing. Rappresentano oltre la metà dei campioni del mondo di scacchi. [...] Gli ebrei ashkenaziti hanno il QI medio più alto di qualsiasi altro gruppo etnico, combinato con un insolito profilo cognitivo, mentre non è stata osservata un'analoga elevazione dell'intelligenza tra gli ebrei in tempi classici nè si vedono oggi negli ebrei sefarditi e orientali.

Secondo gli autori, nel corso di un periodo di circa 1000 anni (tra l'800 e il 1600 d.C.) gli ashkenaziti sono stati costretti a vivere in un ambiente che ha creato le condizioni per la crescita dell'intelligenza verbale e matematica, in particolare, ma non di quella spaziale. Gli autori hanno individuato tre cause: la specializzazione economica delle loro professioni, l'alfabetizzazione anche nelle classi meno abbienti forzata dalla loro credenza religiosa e la chiusura alle unioni matrimoniali con altri gruppi etnici.

Lo studio di Cochran ha suscitato un ampio dibattito e ne sono emersi molti commenti a favore o contrari dei quali ne riportiamo due:

  1. Nel 2006 le conclusioni di questo studio sono state approvate dagli studiosi Hanna David e Richard Lynn con lo studio "Intelligence differences between European and Oriental Jews in Israel"

  2. Nel 2008 le conclusioni di questo studio sono state criticate dall'antropologo R. Brian Ferguson con lo studio "How Jews Became Smart: Anti-"Natural History of Ashkenazi Intelligence".
Gli ebrei ashkenaziti hanno il quoziente intellettivo (IQ) medio più alto di qualsiasi gruppo etnico per il quale ci sono dati affidabili. Secondo gli antropologi Gregory Cochran, Jason Hardy e Henry Harpending, nel corso di un periodo di circa 1000 anni (tra l'800 e il 1600 d.C.) gli ashkenaziti sono stati costretti a vivere in un ambiente che ha creato le condizioni per la crescita dell'intelligenza verbale e matematica, in particolare, ma non di quella spaziale. Gli autori hanno individuato tre cause: la specializzazione economica delle loro professioni, l'alfabetizzazione anche nelle classi meno abbienti forzata dalla loro credenza religiosa e la chiusura alle unioni matrimoniali con altri gruppi etnici.
Gli ebrei sono davvero più intelligenti?
Sembra quindi che la superiorità ebraica si fondi più sull'impegno nello studio che su una superiorità dell'intelligenza. A questo proposito Il filosofo Vincenzo Fano scrive (vedi bibliografia 2020):

Si calcola che circa il 20% di tutti i premi Nobel assegnati sia stato ricevuto da personalità di origine ebraica, quando questa popolazione è circa il 2% di quella mondiale. Dunque la probabilità che un ebreo vinca il Nobel è dieci volte quella di un gentile. Di questa strana asimmetria abbiamo innumerevoli conferme. Il celebre filosofo italiano Achille Varzi, che insegna alla Columbia University di New York, mi raccontava che di solito ai suoi corsi di logica, frequentati da circa cento studenti, dopo un mese si formava un gruppetto di punta dei dieci più in gamba, di cui nove erano ebrei. Percentuale molto maggiore di quella degli ebrei iscritti al suo corso. Quindi è vero: gli ebrei sono una razza più intelligente? Se prendiamo in considerazione le acute riflessioni di Guido Barbujani nel suo bel libro "L’invenzione delle razze. Capire la biodiversità umana." Bompiani 2006, la risposta non può che essere negativa. Infatti, la diversità genetica fra gli individui appartenenti al genere umano è troppo piccola, troppo casuale e riguarda quasi esclusivamente geni legati agli aspetti esteriori del corpo umano, cioè quelli che sono stati modellati nella nostra storia evolutiva dal clima. Questo dimostra che dal punto di vista biologico è poco probabile che ci sia una differenza fra gli ebrei e i gentili, che possa distinguere l’intelligenza degli uni da quella degli altri.

Se i geni non contano, allora dobbiamo trovare una spiegazione culturale di questo fenomeno, cioè delle buone prestazioni intellettuali degli ebrei. Ne sono state fornite tante, spesso rifacendosi alla tradizione biblica. Credo però che la risposta sia molto più semplice. La psicologa americana Angela Duckworth, in un bel libro dal titolo "Grit. The power of passion and perseverance", Scribner, 2016, ha mostrato che le persone di successo in media non hanno tanto un alto quoziente di intelligenza, quanto un alto quoziente GRIT, che letteralmente significa “grinta”. In altre parole, per raggiungere i risultati, ciò che conta, ancor più delle capacità, è la determinazione. Se queste considerazioni psicologiche sono ragionevoli, allora possiamo ipotizzare che gli ebrei, in media, abbiano più grinta degli altri nello studio. E perciò dobbiamo chiederci da dove venga questo straordinario impegno nell’apprendere che è alla radice di così tanti importanti successi. Mia nonna Anna Curiel Fano, autrice del bel romanzo autobiografico "Giorgio e io", Marsilio 2005, era ebrea al cento per cento. Io invece lo sono solo per metà. Ricordo che, quando adolescente mi mettevo al tavolo con un libro, lei si avvicinava e mi guardava assorta e con rispetto. E prima di allontanarsi, mi ripeteva “sei uno hacham”, cioè, in ebraico, un erudito della Torah, un saggio. Mentre studiavo, inoltre, nessuno degli adulti mi chiedeva di svolgere le classiche incombenze che si appioppano ai ragazzi, come lavare i piatti, o mettere in ordine la propria stanza. In altre parole, nelle famiglie ebraiche, anche quelle secolarizzate, lo studio è sacro, così come era sacro quando si studiava solo la Torah e il Talmud. In questo ambiente culturale si incentiva fortemente lo studio e lo si considera come un valore da porre al di sopra di quasi tutto il resto. Credo che questa sia la ragione semplice degli innegabili successi degli ebrei nel campo del sapere. E forse il rispetto dello studio e della ricerca potrebbe essere considerato un contributo veramente universale che gli ebrei hanno dato all’umanità. Non che solo loro abbiano spinto in quella direzione, ma certo le hanno attribuito notevole importanza.

Sulla pressione sociale verso lo studio lo psichiatra Sander Gilman (vedi bibliografia 2008) scrive:

L'argomento sull'intelligenza ebraica si basa sui risultati individuali, come i premi Nobel e il virtuosismo nel violino di coloro che sono etichettati o autoidentificati come "ebrei", e questi risultati individuali potrebbero essere un riflesso di una cultura dell'apprendimento e delle prestazioni da parte di individui collocati in una specifica situazione della diaspora. Come ha sottolineato Albert Einstein molto tempo fa: "Se la mia teoria della relatività avrà successo, la Germania mi rivendicherà come tedesco e la Francia dichiarerà che sono cittadino del mondo. Se la mia teoria si rivelasse falsa, la Francia dirà che sono tedesco e la Germania dichiarerà che sono ebreo."  [...] Tale intelligenza "declina" man mano che diminuisce la pressione per eccellere in qualsiasi gruppo identificabile e il gruppo cessa di aver bisogno di "eroi". In realtà quello che è successo negli Stati Uniti è che gli ebrei autoidentificati si stanno adattando più da vicino al profilo della classe media americana! Stanno facendo delle scelte sulle loro professioni in base alla loro identità di classe media piuttosto che ai desideri dei loro genitori. (E i "Nuovi ebrei", gli asiatici americani, una categoria altrettanto inventata,
stanno riempiendo le scuole di medicina a causa delle pressioni sociali che definiscono questa come una delle principali vie di successo nella diaspora americana).

Sul successo accademico degli ebrei il giornalista Lazar Berman (vedi bibliografia 2011) scrive:

Nelle parole del politologo dell'American Enterprise Institute Charles Murray, "Nella prima metà del 20° secolo, nonostante la pervasiva e continua discriminazione sociale contro gli ebrei in tutto il mondo occidentale, nonostante la revoca dei diritti legali e nonostante l'Olocausto, gli ebrei hanno vinto 14 per cento dei premi Nobel in letteratura, chimica, fisica e medicina/fisiologia. Nella seconda metà del XX secolo, quando i premi Nobel iniziarono ad essere assegnati a persone di tutto il mondo, quella cifra salì al 29 per cento. Finora, nel 21 ° secolo, è stato del 32% ".
L'argomento sull'intelligenza ebraica si basa sui risultati individuali, come i premi Nobel e il virtuosismo nel violino di coloro che sono etichettati o autoidentificati come "ebrei", e questi risultati individuali potrebbero essere un riflesso di una cultura dell'apprendimento e delle prestazioni da parte di individui collocati in una specifica situazione della diaspora. Come ha sottolineato Albert Einstein molto tempo fa: "Se la mia teoria della relatività avrà successo, la Germania mi rivendicherà come tedesco e la Francia dichiarerà che sono cittadino del mondo. Se la mia teoria si rivelasse falsa, la Francia dirà che sono tedesco e la Germania dichiarerà che sono ebreo."
Conclusioni (provvisorie): La determinazione dei ragazzi ebrei nello studio, favorita e pretesa dalla famiglia fin dal I secolo dC, insieme a un quoziente intellettivo più alto della media sono le ragioni sia per il successo ebraico che per l'antisemitismo
  
Nella storia moderna, sugli ebrei, molte domande non trovano risposte convincenti, alle quali questa pagina web propone alcune risposte. Ad esempio: "Perchè i tedeschi, quando sono diventati nazisti, ce l'avevano così tanto con gli ebrei da cercare di sterminarli?" e anche: "Perchè ancora oggi esiste un pregiudizio contro gli ebrei nella mente di molte persone di differenti popolazioni?" e infine: "C'è una ragione per l'elevata intelligenza che molti ebrei hanno dimostrato nella cultura del '900?". A queste domande si può dare una risposta documentata leggendo il libro degli economisti Maristella Bottini e Zvi Eckstein: "I pochi eletti" e il libro dello storico tedesco (non ebreo) Götz Aly: "Perchè i tedeschi? Perchè gli ebrei? - Uguaglianza, invidia e odio razziale 1800-1933". Alla prima domanda (Perchè i nazisti hanno cercato di sterminare gli ebrei?) risponde Götz Aly col suo libro, nel quale è descritta una minuziosa analisi dell'atmosfera culturale creatasi in Germania nell'Ottocento, dalla quale si scopre che la lenta crescita dell'antisemitismo fu causata dalla frammentazione territoriale e religiosa del Paese, la quale determinò un susseguirsi infinito di guerre dinastiche e confessionali, di danni economici duraturi e di miseria generalizzata. Nella memoria collettiva dei tedeschi la Guerra dei trent'anni fu il culmine atroce dell'eterna lotta fratricida. E su un terreno sociale impoverito, il risentimento proliferò come un'erba infestante e l'antisemitismo divenne patrimonio comune dei tedeschi. Alle radici dell'antisemitismo tedesco vi sono dunque ragioni comprensibili di invidia sociale, dovuta alla debolezza socioculturale dei tedeschi nei confronti della superiorità culturale degli ebrei, alfabetizzati e acculturati dalla loro società. Alla seconda domanda (Perchè ancora oggi esiste un pregiudizio contro gli ebrei nella mente di molte persone di differenti popolazioni?) dà una risposta ipotetica il Centro di Documentazione Ebraica Documentata (CDEC), il quale sostiene che nei periodi di crisi e di incertezza sul futuro vi sono le cause del riemergere di razzismo e antisemitismo. È un tempo dove i più fragili (socialmente e culturalmente) cercano di allearsi, di “farsi popolo”. Alla terza domanda (C'è una ragione per l'elevata intelligenza dimostrata nella cultura del '900?) rispondono gli antropologi Gregory Cochran, Jason Hardy e Henry Harpending i quali nel 2006 hanno pubblicato uno studio (Natural History of Ashkenazi Intelligence) che propone un'ipotesi per l'elevata intelligenza riscontrata nel gruppo etnico degli ebrei ashkenaziti. Gli ebrei ashkenaziti hanno il quoziente intellettivo (QI) medio più alto di qualsiasi gruppo etnico per il quale ci sono dati affidabili con deviazioni standard al di sopra della media europea, corrispondente a un QI di 112-115. Scrivono gli autori: "Gli ebrei ashkenaziti sono enormemente sovrarappresentati in occupazioni e campi con le massime esigenze cognitive. Nel corso del 20° secolo, costituivano circa il 3% della popolazione degli Stati Uniti, ma hanno vinto il 27% dei premi scientifici USA Nobel e il 25% dei premi A.M.Turing. Rappresentano oltre la metà dei campioni del mondo di scacchi. [...] Gli ebrei ashkenaziti hanno il QI medio più alto di qualsiasi altro gruppo etnico, combinato con un insolito profilo cognitivo, mentre non è stata osservata un'analoga elevazione dell'intelligenza tra gli ebrei in tempi classici nè si vedono oggi negli ebrei sefarditi e orientali."  Secondo gli autori, nel corso di un periodo di circa 1000 anni (tra l'800 e il 1600 d.C.) gli ashkenaziti sono stati costretti a vivere in un ambiente che ha creato le condizioni, in particolare, per la crescita dell'intelligenza verbale e matematica, ma non di quella spaziale. Gli autori hanno individuato tre cause: la specializzazione economica delle loro professioni, l'alfabetizzazione anche delle classi meno abbienti forzata dalla loro credenza religiosa e la chiusura alle unioni matrimoniali con altri gruppi etnici. L'articolo di Cochran, Hardy e Harpending "Natural History of Ashkenazi Intelligence" ha sostenuto che l'intelligenza ebraica è semplicemente un errore genetico compensativo collegato ad altre malattie genetiche "ebraiche", come Tay-Sachs, la malattia di Gaucher o l'anemia di Fanconi. Ma noi sappiamo (vedi pagina "Intelligenza e Razionalità") che valutare l'intelligenza umana solo sulla base del QI è riduttivo perchè sfuggono molti altri fattori quali le capacità socioemotive, l'empatia e le abilità interpersonali. L'alfabetizzazione della popolazione ebraica, accompagnata dalla formazione di un insieme di istituzioni preposte all'applicazione dei contratti, diede agli ebrei un vantaggio in molte occupazioni quali l'artigianato, il commercio e il prestito di denaro - occupazioni che beneficiavano dell'alfabetizzazione, di meccanismi in grado di garantire l'applicazione e il rispetto dei contratti, e della possibilità di disporre di una fitta rete di relazioni e contatti tra ebrei residenti in località diverse. A me sembra dunque che nella storia degli ebrei si trova la spiegazione del loro successo nella società e dell'odio degli altri popoli nei loro confronti. In particolare la loro determinazione nello studio, favorita e pretesa dalla famiglia fin dal I secolo dC, insieme a un quoziente intellettivo più alto della media sono le ragioni sia per il successo ebraico che per l'antisemitismo.

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    Pagina aggiornata il 7 giugno 2021

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