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Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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Secondo la meccanica quantistica esistono leggi nell'Universo
TEORIE > CONCETTI > QUANTISTICA2
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Ciò che maggiormente colpisce l'uomo comune quando incontra i principi della meccanica quantistica è la scoperta che la materia del mondo (e anche quella del suo stesso corpo) non esiste, sostituita da campi di onde elettromagnetiche, tanto che la sociologa Laura Zanotti si sente in dovere di scrivere: ' Le strutture ontologiche forniscono un orientamento nel mondo '.
La scoperta incredibile che le strutture ontologiche non esistono più con la meccanica quantistica, può destabilizzare l'essere umano che ha diritto a ricevere informazioni credibili sui motivi che sostengono scientificamente tale affermazione. Infatti nella sua riflessione, la Zanotti, discute le relazioni tra scienza e pensiero politico e mette in luce come le vecchie teorie occidentali della materia e del cosmo, basate sulla visione meccanicistica del mondo della fisica newtoniana, abbiano plasmato l'etica kantiana, separando il "fenomeno" dal "noumeno", separazione che scompare con la meccanica quantistica. Inoltre, la Zanotti, sostiene che, enfatizzando l'incertezza, la relazionalità e gli effetti performativi dell'apparato di osservazione, le visioni del mondo della fisica quantistica mettono in discussione i pilastri delle epistemologie dell'Illuminismo e ci invitano a ripensare i principi primi su cui si basa il pensiero etico e politico occidentale. Le visioni del mondo quantistiche ci invitano a porre l'attenzione e la responsabilità agli intrecci della pratica, piuttosto che alle astrazioni, al centro delle decisioni etiche e politiche. Un orientamento epistemologico onto-relazionale alza l'asticella per giudicare le scelte etiche, sottolineando al contempo la rilevanza degli atti micropolitici. Potrebbe, cioè cambiare il modo in cui interagiamo con gli altri esseri umani e non umani.
La cosmologia potrebbe sembrare una disciplina rarefatta, ma per molti aspetti indiretti tocca tutti. Abbiamo tutti bisogno di sapere perché il mondo è come è e come siamo arrivati ad esistere. Nel corso della storia, le società hanno cercato di rispondere a questa esigenza producendo miti della creazione: resoconti che non erano spiegazioni in senso scientifico, ma storie intese a collocare gli esseri umani nel contesto di un grande schema. Quando, nel 1543, Copernico dichiarò che la Terra gira intorno al sole, mandò in frantumi il modello antropocentrico del cosmo che aveva prevalso per secoli. Certo, l'effetto immediato sulla vita quotidiana fu minimo; non ci furono rivolte, guerre o sconvolgimenti economici. Eppure, nel tempo, la consapevolezza di non trovarci al centro dell'universo trasformò radicalmente il contesto di tutta l'esistenza umana. L'impatto si fece sentire non solo nella scienza, ma anche nella religione, nella sociologia e nell'economia. Oggi siamo pronti a subire un cambiamento di prospettiva ancora più dirompente di quello avviato da Copernico. Studiosi di relazioni internazionali come Bentley Allan, Milla Kurki e Peter Katzenstein hanno dimostrato che le cosmologie hanno un peso nel plasmare i discorsi politici. Nel frattempo, la biologia e la medicina hanno abbracciato spiegazioni olistiche dei processi evolutivi e della cura delle malattie. Ad esempio, l'epigenetica e l'oncologia integrata sono pioniere in questo tipo di approccio. Nonostante i numerosi ostacoli che la teoria sociale quantistica riceve quando propone che le implicazioni ontologiche della teoria quantistica possano offrire nuovi modi di pensare ai fenomeni sociali, anche studiosi come Jennifer Burwell, che sono molto critici sull'uso dei concetti quantistici nelle scienze sociali, hanno accettato che le visioni del mondo e i progressi scientifici siano inseparabili. Gli studiosi postcoloniali hanno sostenuto che la civiltà occidentale è stata costruita su entità e denotazioni, non su relazioni, e che una ricostituzione epistemica è fondamentale per decolonizzare concetti e pratiche politiche. Ad esempio, Alexander Wendt, abbracciando il panpsichismo, sostiene che la materia non sia la sostanza inerte e morta della fisica newtoniana. La posizione di Wendt contesta la divisione ontologica cartesiana tra res cogitans e res extensa, una divisione che ha profondamente plasmato la filosofia e l'etica occidentali. Una prospettiva ontologica quantistica ci incoraggia a ripensare l'etica attorno alle nozioni di incertezza, creatività, responsabilità e prudenza. Da una prospettiva ontologica quantistica, non possiamo pensare di poter plasmare il mondo, includendo l'IA, a nostra immagine e somiglianza, e dare per scontato che il cambiamento risulti lineare da qualsiasi input, indipendentemente dal potere degli attori coinvolti. In questo senso, l'etica quantistica fornisce strumenti innovativi per ripensare l'agency come un'accettazione responsabile dei fenomeni diffrattivi che possiamo innescare nell'interazione con il mondo."
quantistica
Punto chiave di questa pagina
COS'E' L'UNIVERSO SECONDO DAVID BOHM: Massimo Teodorani, a proposito del processo di costruzione dell'universo, proposto da David Bohm, nel suo libro "Bohm - La fisica dell'infinito" scrive (pp.42-43): "Nel contesto del nuovo indirizzo che prese il suo lavoro, Bohm sviscera una "cosmologia filosofica" (che può essere intesa anche come una metafisica) dove l'intero universo può essere pensato come un ologramma gigante e con caratteristiche continuamente dinamiche. Ciò genera quello che lui definisce "olomovimento", nell'ambito del quale si sviluppa in maniera implicita e non manifesta un ordine nell'universo. Un ordine nascosto che permea ogni regione di spazio e tempo, che Bohm chiama "ordine implicato", quello della meccanica quantistica, quello più vicino al pensiero e alle percezioni. Il mondo implicato, che è nascosto, dà origine come per magia alla realtà fenomenica, quella della materia percepita coi nostri sensi e con i nostri strumenti, l'ordine dello spazio e del tempo, della separazione e della distanza, dei segnali elettromagnetici, della forza meccanica e della causa effettiva, una realtà che opera sotto forma di quello che lui definisce "ordine esplicato", un mondo aperto e rivelato palesemente. L'ordine esplicato non è dunque altro che la proiezione da livelli dimensionalmente più elevati di realtà che hanno sede nell'ordine implicato. L'apparente solidità e stabilità degli oggetti e delle entità che operano nell'ordine esplicato sono generate e sostenute da un processo incessante di implicazione ed esplicazione, dove le particelle sub-atomiche si dissolvono costantemente nell'ordine implicato per poi ri-cristallizzarsi nell'ordine esplicato. I fisici, ancora oggi, tendono ancora a pensare in termini di ordine esplicato. Essi dissezionano la materia, cercando entità sempre più piccole fino alla particella ultima. Le loro equazioni fondamentali sono scritte usando le coordinate dello spazio e del tempo. E il loro mondo della fisica è distinto da quello della mente. La concezione di un mondo implicato era totalmente assente dalla fisica prima che emergessero come una bomba le profonde intuizioni di Bohm, nate proprio studiando a fondo non solo il formalismo ma anche il significato recondito della meccanica quantistica. Il concetto di ordine implicato nacque in Bohm quando egli iniziò ad avere delle visioni dell'infinito, che vedeva rappresentato in forma di un numero immenso di specchi sferici che si riflettono l'uno nell'altro, dove l'universo è composto di una infinità di riflessioni, e di riflessioni di riflessioni. Secondo la sua intuizione, ogni atomo riflette in questo modo e l'infinità di queste riflessioni è riflessa in ogni cosa: ognuna è una riflessione infinita del tutto."
Punti di riflessione
Se nulla è scollegato, tutto è un continuum e la realtà è illusoria, che ne rimane della dimensione solida e oggettiva? Illusione, come sostengono le antiche dottrine orientali. Anche la meditazione sul significato della coscienza assume importanti modificazioni, per passare da una precedente condizione di prodotto del pensiero, a una più attuale posizione di creazione dell’illusione di solidità. Anche sul fronte della medicina si annoverano influenze decisive: se il corpo è un “prodotto” olografico della coscienza, se ne deduce l’importanza di un approccio energo-vibrazionale a scopo preventivo-curativo, riducendo di conseguenza, ma non escludendo, la sfera d’azione della medicina allopatica. (Emanuele Cangini)
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Il mondo macroscopico può esistere solo se esistono lo spazio e il tempo e quindi la fisica che lo descrive ha caratteristiche locali, mentre il mondo microscopico non ha bisogno dello spazio e del tempo ma percepisce la guida e l'informazione in maniera istantanea, in tal modo che la fisica che lo descrive viene definita "non locale". Il mondo microscopico riflette l'esistenza di un infinito al di fuori dello spazio e del tempo e non riceve l'informazione da un luogo preciso, ma la riceve da tutto l'universo la cui "locazione" viene identificata in una specie di "prespazio", sede della coscienza dell'universo, un ordine che esiste sotto il livello delle particelle fondamentali e precede le nozioni di spazio e di tempo. (Massimo Teodorani p.28 del libro "Bohm")
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La realtà delle cose rimane la stessa, era così prima, era lì da sempre e sarà così anche dopo, è lo sguardo umano a essere limitato. La realtà, come ci ricorda giustamente Aldous Huxley, non è ciò che ci accade, ma quello che facciamo con ciò che ci accade. Siamo stati tutti educati in famiglia e a scuola a osservare il mondo secondo una logica newtoniana, di conseguenza siamo un po’ tutti portati a pensare ad esempio, che se le cose stanno proprio così non possono che essere così (stabilità della realtà), che il prima determina il dopo, che ogni causa produce un effetto, che il passato condiziona il presente e determina il futuro.(Doriano Dal Cengio p.10 del libro "La realtà delle cose)
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Secondo le tradizioni antiche esiste una memoria dell’Universo che nella tradizione Vedica viene chiamata Akasha, che in sanscrito significa etere o spazio. L’etere veniva considerato il primo dei cinque elementi alla base dell’intero Universo (etere, aria, fuoco, acqua, terra). L’etere nelle tradizioni antiche era l’elemento più puro che comprendeva gli altri elementi, tanto che in tutte le tradizioni veniva considerato come l’elemento più sottile e imponderabile che riempiva e dava “densità” all’Universo, al punto che fino all’Ottocento si pensava che fosse l’elemento attraverso cui si propagava la luce, concetto poi smentito, come del resto si smentì l’esistenza dell’etere stesso. Sempre nell’Ottocento si cominciò a parlare di archivi o registri akashici, intesi come una enorme biblioteca cosmica, energetica e vibrazionale che raccoglieva tutte le informazioni appartenute ad ogni essere vivente vissuto fin dall’alba della comparsa della vita e quindi si riteneva contenesse informazioni sul passato di tutta l’umanità ma anche tutte le possibilità future intese come ciò che potrebbe essere o accadere. Si sostiene che questa dimensione di memoria universale fosse presente negli antichi testi di tutte le tradizioni, nella Bibbia per fare un esempio, veniva chiamata “il libro della vita” e gli studiosi sostengono che questa idea appartenesse anche ai Sumeri, ai Babilonesi, agli Ebrei, ai Maya etc. (Doriano Dal Cengio)
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La realtà, come ci ricorda giustamente Aldous Huxley, non è ciò che ci accade, ma quello che facciamo con ciò che ci accade. Siamo stati tutti educati in famiglia e a scuola a osservare il mondo secondo una logica newtoniana, di conseguenza siamo un po’ tutti portati a pensare ad esempio, che se le cose stanno proprio così non possono che essere così (stabilità della realtà), che il prima determina il dopo, che ogni causa produce un effetto, che il passato condiziona il presente e determina il futuro. Se gli occhiali con cui guardiamo e di conseguenza affrontiamo la realtà delle cose è questa, è molto probabile che nel guardare le cose che compongono il nostro universo, cioè la nostra realtà, andiamo a selezionare, a cercare, a individuare gli elementi della realtà che confermano la logica di partenza, cioè la nostra idea di realtà, quella visione che riteniamo vera, quella che ci viene confermata proprio guardando il nostro passato, perché in fondo siamo convinti che il nostro passato condiziona il presente e determina il futuro. Detto in altre parole, se penso che gli altri non mi amano, sarò portato a vedere e a cogliere tutte quelle situazioni che mi confermano la convinzione di partenza: gli altri non mi amano. Se penso che la mia storia è stata pesante, nel senso che ho vissuto nell’infanzia o durante l’adolescenza, episodi traumatici, di abbandono, di maltrattamento, di lutto e così via, e coltivo la convinzione che non potrò mai fare una vita “normale” con una storia così, che non potrò mai essere felice o soddisfatto con un passato così, è molto probabile che nel mio presente sarò sensibile nel selezionare, nel cogliere, nel vedere, tutti quegli eventi "pesanti" che accadono nella mia vita e che mi confermeranno l’assioma di partenza e cioè che non potrò mai essere felice, perché il passato non si può cambiare, anzi continua a riflettersi e a condizionare il mio presente. Se in fondo penso di avere scarse capacità e un basso livello di autostima perché non ho avuto genitori “perfetti” che mi hanno insegnato ad apprezzarmi e a valorizzarmi e di conseguenza penso di non avere molte chance da giocarmi nella vita, è molto probabile che mi muoverò nella vita facendo varie scelte sbagliate che mi confermeranno le mie incapacità. Siamo dentro a quel meccanismo che Freud chiamava, di coazione a ripetere. Il fatto di riproporre continuamente determinati schemi di lettura e valutazione della realtà a cui seguono poi inevitabilmente la ripetizione degli stessi schemi comportamentali (scelte, azioni, decisioni), fanno si che nulla possa cambiare, perché nell’esperienza soggettiva della persona le cose sono sempre state così e quindi se sono sempre state così è ovvio che non si possono cambiare. E’ come se dicessimo, per fare un esempio, che vedendo da sempre nascere il sole ad est, percorrere il cielo durante il giorno per tramontare ad ovest alla sera, è ovvio che è il sole a muoversi e la terra a stare ferma. E’ l’assioma, la convinzione o il paradigma di partenza che condiziona la percezione, la valutazione e la conclusione che poi ne consegue, se cambia l’assioma di partenza si modifica tutto il processo percettivo con quello che ne consegue. Siamo esseri abitudinari, abbiamo bisogno di conferme, abbiamo bisogno di sapere che la nostra realtà è stabile, è quella che conosciamo da sempre, anche se non ci piace, anche se ci fa stare male, perché comunque il noto, ciò che conosciamo, è pur sempre più rassicurante dell’ignoto, ciò che non conosciamo. Questo modo di vedere la realtà, richiama per certi versi l’ambito dei giochi psicologici descritti da Eric Berne, psicoterapeuta fondatore dell’Analisi Transazionale, che con la sua teoria ci invita ad osservare l’agire umano, le relazioni umane, le scelte di vita, le decisioni prese, come mosse di giochi che tutti noi facciamo e che vanno a confermare le convinzioni che stanno alla base (assiomi) di quello che lui chiama il copione esistenziale, cioè la parte che decidiamo di recitare nel corso della nostra vita, sia che ce la siamo scelta, sia che ce l’abbiano data (nel corso dell’infanzia). Solitamente quando le persone iniziano una psicoterapia, non pongono né esprimono un bisogno di cambiamento, loro chiedono di essere aiutati a soffrire meno o se possibile a sopportare meglio ciò che vivono. Quello che si osserva è che non sempre nel corso della terapia le persone sono disponibili ad un cambio di prospettiva (cioè di paradigma) che invece sappiamo essere l’elemento chiave del cambiamento, perché quando cambia la prospettiva da cui si guardano le cose, le cose cambiano e di conseguenza cambia tutto quello che ne segue in termini di percezione, valutazione, convinzioni, decisioni e così via, come abbiamo visto con il passaggio dalla fisica classica a quella quantistica. (Doriano Dal Cengio)
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Noi esseri viventi non abbiamo il merito di proclamarci “coscienti”, o, ad un livello più basso, “intelligenti”. Noi siamo l‟uno e l‟altro senza saperlo perché la vita che rappresentiamo in noi stessi è il frutto di un disegno grandioso e unificante già presente negli elettroni che costituiscono gli atomi del nostro corpo. Gli elettroni non sono le particelle frammentate di un universo in pezzi ma sono i componenti di un unico immenso organismo cosciente, con il quale esse vivono all‟unisono grazie all‟azione di quel magico potenziale quantico, mistica emanazione di una realtà superiore. La nostra stessa coscienza, il fatto che essa esista, è la prova che dentro di noi alberga una emanazione di quel principio superiore che esiste in un “prespazio” che esiste fuori dal tempo e dallo spazio, e che ci ricorda ad ogni momento della nostra vita (specie nei momenti di illuminazione) chi siamo e di cosa siamo parte, a prescindere dalla misteriosa commedia che spesso ci troviamo a recitare. In questa ottica, quella che noi chiamiamo “intelligenza” non è altro che un muscolo del nostro corpo, atta ad agevolare i suoi movimenti inclusa l‟attività dei neuroni del nostro cervello, una caratteristica che è dissimile da individuo a individuo e che va a far parte del bagaglio dell‟ego. Ma la vera intelligenza risiede altrove, e il nostro vero “essere noi” non sta nel quoziente di intelligenza che possediamo ma nella nostra volontà di ricordare chi si cela dietro la maschera della commedia della nostra vita. Il nostro vero “io” non è una singolarità, ma è parte di una molteplicità che vive in sincrono con tutte le sue componenti, allo stesso modo in cui gli elettroni possono comunicare tra loro in maniera istantanea a qualunque distanza essi si trovino. Noi non siamo corpi  – ovvero conglomerati di cellule – che nuotano nell‟oceano, noi apparteniamo alle gocce di quell‟oceano, anzi, siamo quell‟oceano. La nostra coscienza, se opportunamente addestrata, serve a ricordarcelo, mentre gli elettroni che sembrano saltellare casualmente all‟interno degli atomi dei nostri corpi sono quel meraviglioso mezzo che ci unisce all‟universo nella sua totalità. (Massimo Teodorani)
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David Bohm è stato sicuramente il più rivoluzionario tra i fisici teorici. E‟ stato sicuramente il primo e forse l‟unico tra i fisici ad aver sviscerato il massimo del suo sapere sull'intima struttura dell‟universo usando soprattutto un modo intuitivo e filosofico di approccio ai problemi. Egli passò prima per i canali convenzionali della fisica, dove tutto il relativo sapere si esplica solo attraverso trattazioni matematiche. Ben presto egli si accorse, avventurandosi nel regno della teoria quantistica, che quella realtà fisica che crediamo  meccanicistica e  funzionante a  orologeria  diventa un  paradosso  quando  si passa  dal mondo ordinario a quello del mondo subatomico. Iniziò allora a cambiare metodologia di pensiero in maniera tale da trasformare la fisica in una filosofia dal sapore Platoniano e fortemente intrisa di misticismo, seppur mai svincolata da un suo proposito primario di derivarne una fisica completamente nuova. (Massimo Teodorani)
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Qui giace quella “forza” che  determina l‟esistenza dell‟universo, qui è riposta la chiave di quello che sembra un “determinismo  metafisico” anteposto a quello “indeterminismo fisico” previsto dalla fisica classica. A livelli  profondi, dunque, esisterebbe un ente dalle caratteristiche sia di spiritualità che di intelligenza, che  governerebbe tutta la realtà fenomenica, con un determinismo e una decisionalità che trascende  completamente il determinismo invocato dalla fisica classica pre-quantistica per descrivere solo una  parte della realtà. Fu così che Bohm concepì il concetto di “potenziale quantico”, prima sotto forma di un parametro  aggiuntivo da inserire nelle equazioni fondamentali della meccanica quantistica, e poi  espandendone il concetto a livelli talmente elevati che non era più possibile trattare con la  tradizionale matematica. (Massimo Teodorani)
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Ad un certo punto della mia vita, seppur essendo (come ora) di impostazione “quasi atea”, mi sono chiesto se la materia – dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande – abbia una coscienza, senza alcun bisogno di invocare la figura di uno o più Dei creatori delle religioni istituzionali. E infatti nella seconda parte della mia vita io ho anche studiato quella parte della meccanica quantistica che si occupa del fenomeno dell’entanglement – specie attraverso il lavoro interpretativo di David Bohm e di Wolfgang Pauli – dove appare chiaro che a certi livelli della realtà esiste un legame istantaneo tra particelle, se quelle particelle hanno interagito tra loro almeno una volta. Ovviamente, proprio per via delle leggi della meccanica quantistica noi non potremo mai usare l’entanglement come meccanismo di comunicazione istantanea dell’informazione, poiché quando cerchiamo di misurare il fenomeno noi – anche se dimostriamo l’esistenza del fenomeno – distruggiamo inevitabilmente la funzione d’onda che descrive quelle particelle legate dall’entanglement. Non potremo mai sapere quello che quelle particelle si sono dette, lo sanno solo loro. Proprio come se due persone comunicano telepaticamente e nessuno le può sentire. Esiste dunque una dimensione dell’esistenza la cui percezione diretta ci è preclusa se ci affidiamo alla nostra – seppur potente – scienza. Eppure, proprio attraverso questa strana fenomenologia della meccanica quantistica, è stata proprio la Fisica ad aprirci al più grande degli interrogativi: l’Universo ha una coscienza? Scientificamente non possiamo dimostrarlo, ma intimamente gli scienziati che riflettono e non si limitano ad analizzare meccanicamente la realtà, percepiscono che l’Universo ha di fatto una coscienza. Questa barriera che a certi livelli si frappone tra noi e certi livelli della realtà ci fa chiaramente capire che la nostra Scienza ad un certo punto si ferma. Nel momento in cui la nostra conoscenza diventa percettiva e non più analitica, la Scienza cessa di esistere come metodo, per lasciare il posto alla percezione individuale, non condivisibile, non falsificabile. (Massimo Teodorani)
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Una fra le lezioni principali che i fisici hanno dovuto apprendere in questo secolo [il XX] è che tutti i concetti e le teorie che noi usiamo per descrivere la natura sono limitati. A causa delle limitazioni essenziali della mente razionale, noi dobbiamo accettare il fatto che, come si è espresso Werner Heisenberg, "ogni parola o concetto, per chiari che possano essere, hanno soltanto un campo limitato di applicabilità". Le teorie scientifiche  non potranno mai fornire una una descrizione completa e definitiva della realtà. Esse saranno sempre approssimazioni alla vera natura delle cose. Per formulare la cosa in termini molto schietti, gli scienziati non si occupano della verità; essi si occupano solo di descrizioni limitate e approssimative della realtà. (Fritjoff Capra p.43 del libro "Il punto di svolta")
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L'idea che la realtà non è quella che sembra, che ci sono livelli di realtà possibili e che ognuno di questi livelli risulta reale in relazione alla prospettiva che si sceglie per guardare le cose, ha molte implicazioni psicologiche, come del resto l'idea l'idea che è l'osservazione a determinare ciò che si vede, è l'osservazione a far "collassare" la realtà quindi a rendere reale ciò che si osserva. Da questo punto di vista la realtà che viviamo, possiamo dire, diventa una proiezione di ciò che vogliamo vedere, di ciò che ci aspettiamo di vedere. In questo senso è evidente che il passato è condizionante, in quanto si riflette continuamente su ciò che scegliamo di osservare, portandoci a cogliere ciò che abbiamo già visto e conosciuto, preferendo, come si diceva, riconoscere il noto piuttosto che azzardare di avventurarci verso l'ignoto che non si conosce. Parlare di libertà di scelta, parlare di responsabilità, parlare di modificare il proprio destino, per essere protagonisti della propria storia significa in sostanza, darsi il permesso, come direbbe Eric Berne, di guardare da un'altra parte, di esplorare altre dimensioni, sperimentare situazioni diverse, di uscire da ruoli predefiniti, per poter imparare a vedere e vivere cose nuove. (Doriano Dal Cengio pp.219-220 del libro "La natura delle cose")
Cos'é la coscienza delle persone e degli oggetti
Il filosofo Massimo Zito scrive:  "Una delle menti più importanti della fisica, il premio Nobel 2020 e pioniere dei buchi neri Roger Penrose, ha scritto molto sulla meccanica quantistica come sospetto veicolo della coscienza. Nel 1989, ha scritto un libro intitolato "La mente nuova dell'Imperatore", in cui affermava che “la coscienza umana non è algoritmica e un prodotto di effetti quantistici“.
Analizziamo rapidamente questa affermazione. Cosa significa per la coscienza umana essere “algoritmica”? Bene, un algoritmo è semplicemente una serie di passaggi prevedibili da effettuare per raggiungere un risultato e, nello studio della filosofia, questa idea gioca un ruolo importante nelle domande sul libero arbitrio contro il determinismo. Il nostro cervello sta semplicemente elaborando processi simili alla matematica che possono essere telescopati in anticipo? O sta accadendo qualcosa di imprevedibile che ci consente il vero libero arbitrio, ovvero la capacità di prendere decisioni significativamente diverse che influenzano le nostre vite?
All’interno della stessa filosofia, lo studio del libero arbitrio risale ad almeno secoli fa. Ma la sovrapposizione con la fisica è molto più recente. E ciò che Penrose ha affermato in The Emperor’s New Mind è che la coscienza non è strettamente causale perché, al livello più piccolo, è un prodotto di fenomeni quantistici imprevedibili che non sono conformi alla fisica classica.
Ma queste domande sono essenziali per le persone che studiano filosofia e scienza, perché le risposte potrebbero cambiare il modo in cui comprendiamo l’intero universo che ci circonda. Che gli umani abbiano o meno il libero arbitrio ha enormi implicazioni morali, per esempio. Come punire i criminali che non avrebbero mai potuto fare diversamente?
In fisica, gli scienziati potrebbero imparare cose fondamentali da uno studio sulla coscienza come effetto quantistico. È qui che ci riuniamo ai ricercatori di oggi: Johannes Kleiner, matematico e fisico teorico del Centro di filosofia matematica di Monaco, e Sean Tull, matematico dell’Università di Oxford. Kleiner e Tull stanno seguendo l’esempio di Penrose, sia nel suo libro del 1989 che in un articolo del 2014 in cui ha dettagliato la sua convinzione che i microprocessi del nostro cervello possano essere usati per modellare le cose sull’intero universo.
La teoria risultante è chiamata teoria dell’informazione integrata (IIT) ed è una forma astratta, “altamente matematica” della filosofia che abbiamo esaminato. In IIT, la coscienza è ovunque, ma si accumula nei luoghi in cui è necessaria per aiutare a mettere insieme diversi sistemi correlati. Ciò significa che il corpo umano è pieno zeppo di una tonnellata di sistemi che devono essere interconnessi, quindi c’è molta coscienza (o phi, come è nota la quantità in IIT) che può essere calcolata.
Pensa a tutte le parti del cervello che lavorano insieme per, ad esempio, formare un’immagine e un ricordo sensoriale di una mela nell’occhio della mente. La cosa rivoluzionaria in IIT non è correlata al cervello umano: è che la coscienza non è affatto biologica, ma piuttosto è semplicemente questo valore, phi, che può essere calcolato se sai molto sulla complessità di ciò che stai studiando.
Il nostro cervello sta semplicemente elaborando processi simili alla matematica che possono essere telescopati in anticipo? O sta accadendo qualcosa di imprevedibile che ci consente il vero libero arbitrio, ovvero la capacità di prendere decisioni significativamente diverse che influenzano le nostre vite? All’interno della stessa filosofia, lo studio del libero arbitrio risale ad almeno secoli fa. Ma la sovrapposizione con la fisica è molto più recente. E ciò che Penrose ha affermato in The Emperor’s New Mind è che la coscienza non è strettamente causale perché, al livello più piccolo, è un prodotto di fenomeni quantistici imprevedibili che non sono conformi alla fisica classica.
Allora, dove ci lasciano tutte queste informazioni di base? Se ti stai grattando la testa o hai dei pensieri spiacevoli, non sei solo. Ma queste domande sono essenziali per le persone che studiano filosofia e scienza, perché le risposte potrebbero cambiare il modo in cui comprendiamo l’intero universo che ci circonda. Pensa al classico motto filosofico, “Penso, quindi sono“, quindi immagina due geni che lo trasformano in una formula praticabile in cui sostituiscono un centinaio di valori numerici diversi e finiscono con la specifica risposta “Io sono”. Il passo successivo è quello di sgranocchiare effettivamente i numeri, e poi affrontare le implicazioni morali di un ipotetico universo cosciente. È un momento emozionante per essere un filosofo, o un calcolatore di filosofi.
Secondo il fisico premio Nobel  Roger Penrose la geometria determina la qualità della nostra coscienza
Teoria della Riduzione Oggettiva Orchestrata
La coscienza deriva da eventi fisici discreti; tali eventi sono sempre esistiti nell'universo come eventi non cognitivi, proto-coscienti, che agiscono come parte di precise leggi fisiche non ancora pienamente comprese. La biologia ha sviluppato un meccanismo per orchestrare tali eventi e per accoppiarli all'attività neuronale, dando luogo a momenti significativi, cognitivi e coscienti e quindi anche al controllo causale del comportamento. Si propone specificamente che questi eventi siano momenti di riduzione dello stato quantistico ("automisurazione" quantistica intrinseca). Tali eventi non devono necessariamente essere considerati parte delle attuali teorie sulle leggi dell'universo, ma dovrebbero in definitiva essere descrivibili scientificamente. Questo è fondamentalmente il tipo di visione avanzata, in termini molto generali, dal filosofo AN Whitehead, e anche sviluppata in un quadro scientifico nella teoria di Penrose-Hameroff della "riduzione oggettiva orchestrata" ('Orch OR' ). Nella teoria di Orch OR, questi eventi coscienti sono terminazioni di calcoli quantistici nei microtubuli cerebrali che si riducono tramite la "riduzione oggettiva" ('OR') di Diósi-Penrose, e hanno qualità esperienziali. In questa visione la coscienza è una caratteristica intrinseca dell'azione dell'universo.
Immagini e schemi geometrici generati internamente
Roger Penrose scrive: "La coscienza implica consapevolezza: esperienza soggettiva e fenomenica del mondo interno ed esterno. La coscienza implica anche un senso di sé, emozioni, capacità di scelta, controllo del comportamento volontario, memoria, pensiero, linguaggio e (ad esempio, quando chiudiamo gli occhi o meditiamo) immagini e schemi geometrici generati internamente. Ma cosa sia realmente la coscienza
rimane un mistero. La nostra visione della realtà, dell'universo, di noi stessi dipende dalla coscienza. La coscienza definisce la nostra esistenza."
Il problema difficile (Chalmers): I Qualia
Il "problema difficile": qual è la natura dell'esperienza fenomenica e cosa distingue la cognizione cosciente da quella non cosciente? Percezione e comportamento possono essere accompagnati o guidati dalla consapevolezza cosciente fenomenica, dall'esperienza o da sentimenti soggettivi, composti da ciò che i filosofi chiamano "qualia". Tuttavia, percezione e comportamento possono in altri momenti non essere accompagnati dalla coscienza. Potremmo esserci evoluti come "zombi" non coscienti a tempo pieno, eseguendo complessi comportamenti "automatici" senza consapevolezza cosciente. Come e perché abbiamo la coscienza fenomenica, una "vita interiore" di esperienza soggettiva?
Effetti encefalografici (EEG) osservati nella coscienza
Roger Penrose scrive: "Introduciamo inoltre una nuova ipotesi: le "frequenze di battimento" delle vibrazioni più rapide dei microtubuli potrebbero essere la fonte dei correlati elettroencefalografici (EEG) osservati della coscienza. Concludiamo che la coscienza svolge un ruolo intrinseco nell'universo."
Evoluzione dei microtubuli dalle cellule eucariotiche agli umani
I microtubuli sono comparsi nelle cellule eucariotiche 1,3 miliardi di anni fa, forse a causa della simbiosi tra procarioti, mitocondri e spirochete, quest'ultima l'apparente origine dei microtubuli che fornivano movimento e organizzazione interna a cellule precedentemente immobili. Man mano che gli eventi OR nei microtubuli sono diventati più orchestrati nel corso dell'evoluzione, il contenuto dell'esperienza cosciente è diventato più utile a livello cognitivo, ad esempio rappresentativo del mondo esterno, e piacevole, ad esempio cibo, sesso. La ricerca di un'esperienza cosciente positiva favorirebbe la sopravvivenza. L'ottimizzazione dell'OR Orch nell'esperienza cosciente e gli effetti non computazionali associati di per sé possono guidare l'evoluzione.
Questi momenti OR Orch possono verificarsi in uno spettro definito da (formula). Per piccole sovrapposizioni, τ sarà grande, richiedendo un isolamento prolungato. Sistemi più grandi con momenti di coscienza più frequenti sarebbero sempre più utili, ma più difficili da isolare. Nel corso dell'evoluzione, Orch OR momenti di coscienza (in accordo con) ha avuto inizio in organismi semplici che coinvolgono organismi più piccoli, ma richiedendo tempi più lunghi τ durante i quali si evita la decoerenza ambientale. La scala di sembrerebbe anche essere correlato all'intensità dell'esperienza, quindi possiamo prevedere che basso, con grandi momenti τ , potrebbe essere piuttosto noioso rispetto ai momenti più intensi di grandi e piccolo τ . Se così fosse, allora anche questi momenti di coscienza a bassa frequenza sarebbero lenti e fuori tempo rispetto alle attività del mondo reale. Man mano che i sistemi si sviluppano per consentire per diventare più grande, la frequenza dei momenti coscienti, secondo, potrebbero avvicinarsi alle scale temporali biologiche attuali.
Cambriano: Microtubuli nei vermi e ricci di mare
I sistemi nervosi centrali costituiti da circa 300 neuroni, come quelli presenti nei minuscoli vermi e ricci di mare all'inizio dell'esplosione evolutiva del Cambriano 540 milioni di anni fa, avevano teoricamente sufficienti microtubuli per raggiungere τ in meno di un minuto, e potrebbe quindi essere fattibile per loro utilizzare l'Orch OR. Di conseguenza, si potrebbe ipotizzare che l'inizio dell'Orch OR e della coscienza primitiva, sebbene estremamente lenta e semplice ma comunque con momenti di coscienza utili, abbia precipitato l'evoluzione accelerata dell'esplosione cambriana.

Solo in una fase evolutiva molto più avanzata si sarebbero manifestati i vantaggi selettivi di una capacità di comprensione autentica, che richiederebbe la non-computabilità dell'Orch OR che va oltre la mera computazione quantistica e dipende da un'infrastruttura su larga scala di MT funzionanti in modo efficiente, in grado di gestire processi di computazione quantistica.

Un'ulteriore evoluzione che fornisce insiemi più ampi di MT (quindi più grandi) in grado di essere isolato dalla decoerenza consentirebbe, tramite, momenti più frequenti e più intensi di esperienza cosciente, ad esempio eventualmente nel cervello umano ogni 25 ms in sincronia gamma EEG a 40 Hz, o più velocemente. L'evoluzione futura potrebbe consentire al cervello di accogliere valori ancora più grandi die valori più brevi di τ . Almeno questa è una possibilità. Un altro miglioramento evolutivo sarebbe quello di aumentare l'intensità dell'elaborazione parallela di Orch OR, senza il requisito che τ debba necessariamente ridursi.
Microtubuli nei primi organismi (vermi e ricci di mare) del Cambriano
I fossili mostreranno che gli organismi del primo Cambriano (540 milioni di anni fa) avevano una capacità di microtubuli sufficiente per OR di meno di un minuto, forse risultante in un OR rudimentale, nella coscienza e nell'"esplosione evolutiva cambriana". È chiaramente difficile conoscere una risposta a questa domanda, soprattutto perché il livello di coscienza nelle creature estinte sarebbe quasi impossibile da determinare. Tuttavia, è noto che gli organismi odierni che assomigliano notevolmente alle creature del Cambriano primitivo (actinosphaerum, nematodi ) hanno oltre 109 tubuline.
Significato della Coscienza nell'Universo
Abbiamo descritto tre possibilità riguardo all'origine e al posto della coscienza nell'universo: (A) come proprietà emergente di un complesso calcolo neuronale cerebrale, (B) come qualità spirituale dell'universo, distinta dalle azioni puramente fisiche, e (C) come composta da eventi "proto-coscienti" discreti che agiscono in accordo con leggi fisiche non ancora pienamente comprese. La teoria dell'OR di Orch segue (C) e include aspetti di (A) e (B). L'OR di Orch suggerisce che la coscienza consista di momenti discreti, ciascuno dei quali è un processo computazionale quantistico "orchestrato" terminato dalla versione DP dell'OR, un'azione radicata negli aspetti quantistici della struttura fine della geometria spazio-temporale, questa accoppiata ai processi neuronali cerebrali tramite i microtubuli.
Il filosofo Andrea Mazzola parla di Whitehead e della sua nozione ontologica di periodicità e ritmo
Il filosofo Andrea Mazzola scrive: "Nel dibattito sui fondamenti filosofici della fisica, la teoria dell'organismo di Whitehead svolge un ruolo essenziale. Nonostante gli sforzi compiuti da molti studiosi, la posizione realista di Whitehead invalida qualsiasi tentativo di mettere in relazione la sua filosofia con l'interpretazione ortodossa della meccanica quantistica. Sia nelle sue opere matematiche che nelle filosofiche il suo «compito costruttivo» è stato «una protesta contro l'esenzione del cambiamento da qualsiasi parte dell'universo». Whitehead mirava a fondere la sua conoscenza nella logica matematica e nella fisica matematica al fine di ottenere uno modello assiomatico e cosmologico diverso dal sistema newtoniano: la nozione di campo, introdotta per la prima volta dall'elettromagnetismo, non è riconciliabile con l'immagine meccanicista del mondo; inoltre, sia nella teoria della relatività che nella teoria quantistica, i fenomeni non lineari hanno mostrato i limiti di applicabilità dei postulati classici. La formalizzazione simbolica portata avanti da Whitehead ha come suo referente la nozione ontologica di periodicità e ritmo, comuni in tutte le scale della complessità: un quantum di energia, una molecola di ferro, una nota musicale, un organismo biologico, una marea oceanica, un pianeta e una stella sono sistemi periodici che hanno bisogno di un «lasso di tempo» per funzionare, per manifestarsi come entità e per esprimere la loro individualità. Ognuno di questi sistemi deve «essere concepito come una modifica delle condizioni nello spazio-tempo, estendendosi in tutto il suo campo». Inoltre, questi sistemi periodicamente, ritmicamente pulsanti, questi «stati di agitazione», sono analizzabili in una «regione focale» e in un flusso esterno, ma non separato, dal momento che «per la fisica, la cosa stessa è ciò che fa e ciò che fa è questo flusso di influenza divergente»."
La nozione ontologica di periodicità e ritmo: un quantum di energia, una molecola di ferro, una nota musicale, un organismo biologico, una marea oceanica, un pianeta e una stella sono sistemi periodici che hanno bisogno di un «lasso di tempo» per funzionare, per manifestarsi come entità e per esprimere la loro individualità. Ognuno di questi sistemi deve «essere concepito come una modifica delle condizioni nello spazio-tempo, estendendosi in tutta il suo campo
Conclusioni (provvisorie): Secondo David Bohm l'universo è un ologramma gigante governato da un olomovimento che crea incessantemente un ordine implicato e, conseguentemente, un ordine esplicato dal quale emerge la realtà fenomenica
Ciò che maggiormente colpisce l'uomo comune quando incontra i principi della meccanica quantistica è la scoperta che la materia del mondo (e anche quella del suo stesso corpo) non esiste, sostituita da campi di onde elettromagnetiche, tanto che la sociologa Laura Zanotti ha scritto: "Le strutture ontologiche forniscono un orientamento nel mondo".  Nella riflessione della Zanotti, ella discute le relazioni tra scienza e pensiero politico, mettendo in luce come le teorie occidentali della materia e del cosmo, basate sulla visione meccanicistica del mondo della fisica newtoniana, abbiano plasmato l'etica kantiana. Inoltre, la Zanotti sostiene che, enfatizzando l'incertezza, la relazionalità e gli effetti performativi dell'apparato di osservazione, le visioni del mondo della fisica quantistica mettano in discussione i pilastri delle onto-epistemologie dell'Illuminismo e invitandoci a ripensare i principi primi su cui si basa il pensiero etico e politico occidentale. Le visioni del mondo quantistiche ci invitano a porre la responsabilità degli intrecci della pratica, piuttosto che le astrazioni, al centro delle decisioni etiche e politiche. Un orientamento epistemologico onto relazionale alza l'asticella per giudicare le scelte etiche, sottolineando al contempo la rilevanza degli atti micropolitici. Potrebbe cambiare il modo in cui interagiamo con gli altri esseri umani e non umani. La cosmologia potrebbe sembrare una disciplina rarefatta, ma per molti aspetti indiretti tocca tutti. Abbiamo tutti bisogno di sapere perché il mondo è come è e come siamo arrivati ad esistere. Nel corso della storia, le società hanno cercato di rispondere a questa esigenza producendo miti della creazione: resoconti che non erano spiegazioni in senso scientifico, ma storie intese a collocare gli esseri umani nel contesto di un grande schema. Quando, nel 1543, Copernico dichiarò che la Terra gira intorno al sole, mandò in frantumi il modello antropocentrico del cosmo che aveva prevalso per secoli. Certo, l'effetto immediato sulla vita quotidiana fu minimo; non ci furono rivolte, guerre o sconvolgimenti economici. Eppure, nel tempo, la consapevolezza di non trovarci al centro dell'universo trasformò radicalmente il contesto di tutta l'esistenza umana. L'impatto si fece sentire non solo nella scienza, ma anche nella religione, nella sociologia e nell'economia. Oggi siamo pronti a subire un cambiamento di prospettiva ancora più dirompente di quello avviato da Copernico.
Studiosi di relazioni internazionali come Bentley Allan, Milla Kurki e Peter Katzenstein hanno dimostrato che le cosmologie hanno un peso nel plasmare i discorsi politici. Nel frattempo, la biologia e la medicina hanno abbracciato spiegazioni olistiche dei processi evolutivi e della cura delle malattie. Ad esempio, l'epigenetica e l'oncologia integrata sono pioniere in questo tipo di approccio. Nonostante i numerosi ostacoli che la teoria sociale quantistica riceve quando propone che le implicazioni ontologiche della teoria quantistica possano offrire nuovi modi di pensare ai fenomeni sociali, anche studiosi come Jennifer Burwell, che sono molto critici sull'uso dei concetti quantistici nelle scienze sociali, hanno accettato che le visioni del mondo e i progressi scientifici siano inseparabili. Gli studiosi postcoloniali hanno sostenuto che la civiltà occidentale è stata costruita su entità e denotazioni, non su relazioni, e che una ricostituzione epistemica è fondamentale per decolonizzare concetti e pratiche politiche. Ad esempio, Alexander Wendt, abbracciando il panpsichismo, sostiene che la materia non sia la sostanza inerte e morta della fisica newtoniana. La posizione di Wendt contesta la divisione ontologica cartesiana tra res cogitans e res extensa, una divisione che ha profondamente plasmato la filosofia e l'etica occidentali. Una prospettiva ontologica quantistica ci incoraggia a ripensare l'etica attorno alle nozioni di incertezza, creatività, responsabilità e prudenza. Da una prospettiva ontologica quantistica, non possiamo pensare di poter plasmare il mondo, includendo l'IA, a nostra immagine e somiglianza, e dare per scontato che il cambiamento risulti lineare da qualsiasi input, indipendentemente dal potere degli attori coinvolti. In questo senso, l'etica quantistica fornisce strumenti innovativi per ripensare l'agency come un'accettazione responsabile dei fenomeni diffrattivi che possiamo innescare nell'interazione con il mondo."
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a chi vuole approfondire la concezione dell'universo di David Bohm
Spesa annua pro capite in Italia per gioco d'azzardo 1.583 euro, per l'acquisto di libri 58,8 euro (fonte: l'Espresso 5/2/17)

Pagina aggiornata il 24 Luglio 2025

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Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
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