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Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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La coscienza algoritmica è, inizialmente, il solo tipo di coscienza che possono permettersi i robot umanoidi non biologici
TEORIE > CONCETTI > QUANTISTICA2
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Nel 1989, il fisico Roger Penrose ha scritto un libro intitolato "La mente nuova dell'Imperatore", in cui affermava che “la coscienza umana non è algoritmica e un prodotto di effetti quantistici“. Quindi, qual è la differenza tra coscienza senziente (quella dell'essere umano) e coscienza algoritmica (quella della AI)? C'è una differenza fondamentale secondo il fisico Federico Faggin: la differenza che distingue gli esseri umani dalle macchine! infatti la coscienza degli esseri umani è connessa quantisticamente al campo della coscienza universale, secondo la Teoria della Riduzione orchestrata di Roger Penrose e Stuart Hameroff, e si tratta di una connessione biologica! Quindi, tutto ciò che non è biologico non potrà mai avere coscienza e ogni macchina potrà solo offrire la simulazione linguistica di una presunta coscienza. Ciò ha importanti conseguenze sui rapporti sociali umani, nel senso che, in un'epoca in cui l'essere umano si connette (verbalmente e visivamente) con innumerevoli soggetti attraverso i social media, l'intelligenza artificiale (ChatGPT) può ingannare l'essere umano che, inconsapevolmente, può trovarsi a dialogare fittiziamente con una macchina anziché con una persona. Infatti, oggi, ogni comunicazione, che non prevede la presenza fisica di un corpo visibile è soggetta al dubbio se si sia trattato di un rapporto uomo-uomo o (ingannevolmente) uomo-macchina. Questa conseguenza, e questo dubbio, potrebbe verificarsi in futuro anche nei rapporti tra essere umani e robot umanoidi o geminoidi, sia nella comunicazione verbale che gestuale e corporea (quindi con soggetti artificiali privi di coscienza). Sarebbero rapporti volontari o involontari di tipo nuovo che occorrerà studiare per capire il futuro dei rapporti uomo-macchina. Lo psichiatra Giacinto Buscaglia scrive: "Se è vero che l’A.I. funziona per inferenze statistiche e non ha coscienza – non solo di ciò che è, ma anche di ciò che produce – allora il senso delle sue risposte non appartiene a lei. Il senso lo diamo noi, ed è un senso appunto “umano”, che nasce dalla nostra storia, dal nostro corpo, dalla nostra fragilità. La macchina calcola, ma il significato lo generiamo noi. Eppure, proprio questo paradosso ci costringe a rimettere al centro un concetto che in psichiatria, filosofia e neuroscienze non smette di dividere: che cos’è la coscienza?"
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LO SPAZIO NEURONALE GLOBALE: Secondo lo psicologo e neuroscienziato Stanislas Dehaene la coscienza è il risultato di un'attività cerebrale che sollecita la neocorteccia al di là della sua soglia di attivazione. Egli scrive nel libro "Coscienza e cervello" (p.159): "Prima che avvenisse l'ominazione, la corteccia prefrontale dei primati possedeva già uno spazio di lavoro nel quale le fonti d'informazione passate e presenti, debitamente soppesate per la loro affidabilità, potevano essere catalogate per guidare le decisioni. Da allora, un passaggio evolutivo chiave, forse peculiare degli esseri umani, sembra aver aperto questo spazio di lavoro agli input sociali provenienti dalle altre menti. Lo sviluppo di questa interfaccia sociale ci ha permesso di raccogliere i benefici di un algoritmo decisionale sociale: confrontando la nostra conoscenza con quella degli altri (umani) abbiamo preso decisioni migliori." [quando invece si tratta di macchine non credo che potremo aspettarci molto perché si tratterà in ogni caso sempre di un confronto tra ipotesi umane...]
Punti di riflessione
Il problema della coscienza riguarda l'esperienza soggettiva, la struttura della nostra vita interiore, e non la conoscenza del mondo esterno. (Thomas Metzinger p.12)
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L'entropia è una quantità adimensionale che viene utilizzata per misurare l'incertezza sullo stato di un sistema ma può anche implicare qualità fisiche, dove alta entropia è sinonimo di alto disordine. L'entropia viene qui applicata nel contesto degli stati di coscienza e della neurodinamica ad essi associata, con particolare attenzione allo stato psichedelico. Lo stato psichedelico è considerato un esempio di uno stato di coscienza primitivo o primario che ha preceduto lo sviluppo della coscienza di veglia moderna, adulta, umana e normale. (Robin Carhart-Harris et al.)
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In senso ampio la coscienza è la realtà vissuta. E' sentirsi vivi. E' la sola porzione di eternità che mi spetta. Senza esperienza sarei uno zombie, non riconoscerei me stesso. Certo, esistono anche altri aspetti della mia mente. In particolare, esiste il vasto regno del non- e dell'inconscio che esiste al di là della ribalta della coscienza. Eppure, la parte problematica della questione mente-corpo riguarda la coscienza, non l'elaborazione inconscia: il mistero è che io possa vedere qualcosa, sentire qualcosa, non come il mio sistema visivo elabori la pioggia di fotoni che si imprimono sulla mia retina così da identificare un volto. Qualsiasi smartphone è in grado di fare un'elaborazione del genere, ma non riesce a vedere o sentire qualcosa. (Christof Koch pp. 9-10)
Qual è la differenza tra una coscienza senziente e una coscienza algoritmica?
Interessante dibattito
La bellezza è negli occhi di chi la guarda
Lo psichiatra Giacinto Buscaglia il 6 Ottobre 2025 scrive su POL.IT:
Qui si apre la zona grigia. Se l’A.I. non ha coscienza né intenzionalità, come può generare qualcosa che noi interpretiamo come intuizione? Forse la spiegazione è che la macchina, esplorando spazi combinatori enormi, trova configurazioni che per noi sono nuove, sorprendenti e feconde. Ma il passo decisivo avviene nell’interpretazione: siamo noi a riconoscere, a valorizzare, a dare senso a quelle configurazioni. L’effetto è simile a ciò che accade in psicoanalisi quando un paziente, parlando liberamente, produce associazioni che sembrano portare all’intuizione di un significato nascosto: l’intuizione non è tanto nel materiale, quanto nello sguardo che lo riceve. Con l’A.I. accade qualcosa di analogo: essa produce materiale in modo non intenzionale, ma a volte quel materiale contiene il seme di un’idea che noi riconosciamo come nuova. In questo senso, la creatività artificiale non è invenzione in senso forte, ma può generare l’illusione – e a volte la sostanza – di un’intuizione. L’umano resta l’unico a rischiare, a inventare dal vuoto, a mettere in gioco la propria vita e la propria fragilità. Ma la macchina può sorprendere al punto da insinuarsi proprio nello spazio che credevamo esclusivo: quello dell’invenzione. Ecco perché, quando parliamo di creatività, non possiamo più limitarci all’opposizione tra “invenzione” e “ricombinazione”. L’A.I. abita una terra di mezzo che ci costringe a rimettere in discussione la definizione stessa di intuizione.
I futuri umanoidi
Un alter-ego per ognuno
Perchè la coscienza è riservata agli organismi biologici
Nel 1968 Philip Dick scrisse il romanzo 'Il cacciatore di androidi' che venne trasformato nel 1982 nel film 'Blade Runner' dal regista Ridley Scott. Federico Faggin ci dice che sia Dick che Scott avevano ragione nel prefigurare la visione del libro e del film, cioè che una superintelligenza può avere coscienza solo se è biologica!
Federico Faggin svela il mistero della fine del film
La presenza del monolito in Odissea nello spazio è sempre stata enigmatica, e altrettanto enigmatica è la fine del film con la sala barocca che la ospita...
Per Federico Faggin i computer non saranno mai coscienti
Conclusioni (provvisorie): La coscienza degli algoritmi potrà tuttalpiù simulare una coscienza senziente ma non potrà possederla
Qual è la differenza tra coscienza senziente (quella dell'essere umano) e coscienza algoritmica (quella della AI)? C'è una differenza fondamentale secondo il fisico Federico Faggin: la differenza che distingue gli esseri umani dalle macchine! infatti la coscienza degli esseri umani è connessa quantisticamente al campo della coscienza universale, secondo la Teoria della Riduzione orchestrata di Roger Penrose e Stuart Hameroff, e si tratta di una connessione biologica! Quindi, tutto ciò che non è biologico non potrà mai avere coscienza e ogni macchina potrà solo offrire la simulazione linguistica di una presunta coscienza. Ciò ha importanti conseguenze sui rapporti sociali umani, nel senso che, in un'epoca in cui l'essere umano si connette (verbalmente e visivamente) con innumerevoli soggetti attraverso i social media, l'intelligenza artificiale (ChatGPT) può ingannare l'essere umano che, inconsapevolmente, può trovarsi a dialogare fittiziamente con una macchina anziché con una persona. Infatti, oggi, ogni comunicazione, che non prevede la presenza fisica di un corpo visibile è soggetta al dubbio se si sia trattato di un rapporto uomo-uomo o (ingannevolmente) uomo-macchina. Questa conseguenza, e questo dubbio, potrebbe verificarsi in futuro anche nei rapporti tra essere umani e robot umanoidi o geminoidi, sia nella comunicazione verbale che gestuale e corporea (quindi con soggetti artificiali privi di coscienza). Sarebbero rapporti volontari o involontari di tipo nuovo che occorrerà studiare per capire il futuro dei rapporti uomo-macchina. Lo psichiatra Gino Buscaglia scrive: "Se è vero che l’A.I. funziona per inferenze statistiche e non ha coscienza – non solo di ciò che è, ma anche di ciò che produce – allora il senso delle sue risposte non appartiene a lei. Il senso lo diamo noi, ed è un senso appunto “umano”, che nasce dalla nostra storia, dal nostro corpo, dalla nostra fragilità. La macchina calcola, ma il significato lo generiamo noi. Eppure, proprio questo paradosso ci costringe a rimettere al centro un concetto che in psichiatria, filosofia e neuroscienze non smette di dividere: che cos’è la coscienza?"
per scaricare le conclusioni (in pdf):
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Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
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