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Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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Quali fattori creano la disuguaglianza sociale dei redditi?
TEORIE > CONCETTI > DEMOCRAZIA E WEB
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Il reddito è un indicatore fondamentale del grado di sviluppo di un Paese. Per valutare il benessere complessivo occorre tuttavia conoscerne non solo il livello medio pro capite, ma anche la ripartizione nella popolazione. E' noto che la disuguaglianza sociale è in crescita spinta anche dall'innovazione tecnologica che, negli ultimi decenni, ha aumentato anche la disparità tra i sessi, a favore degli uomini che hanno potuto accaparrarsi la maggioranza dei posti di lavoro più avanzati. Mario Draghi, all'insediamento del suo governo, nel suo primo discorso al Senato nel 2021, aveva denunciato l’aumento delle disuguaglianze nel nostro Paese citando la crescita del coefficiente di Gini. Gli ultimi dati Eurostat disponibili risalgono al 2019, e vedevano l’Italia con un coefficiente di 32,8%, peggiore della media europea del 30,7%. Solamente cinque paesi dell’Unione Europea (se escludiamo il Regno Unito) facevano peggio dell’Italia: Bulgaria (40,8), Lettonia (35,2), Lituania (35,4), Romania (34,8) e Spagna (33). L’Italia è il secondo Paese con la più alta disuguaglianza nell’Europa Occidentale, dopo la Spagna.
Negli anni '50 l'economista Simon Kuznets aveva notato che almeno due forze tendevano ad aumentare la disuguaglianza dei redditi nel tempo. La prima era la concentrazione del risparmio nei gruppi a reddito elevato; egli aveva osservato che negli Stati Uniti il ​​5% più ricco della popolazione rappresentava quasi i due terzi del risparmio totale. Un secondo fattore, che è stato una caratteristica universale dello sviluppo nel secolo scorso, è stato il graduale allontanamento dall'agricoltura. La curva di Simon Kuznets, la cui forma assomiglia a una U rovesciata, sta appunto a indicare che la distribuzione del reddito tende a peggiorare nella prima fase dello sviluppo (massimo incurvamento), migliorando invece in maniera costante con la transizione a un'economia di tipo industriale. Questo avviene in quanto, in una prima fase, la fascia di popolazione più ricca investe il proprio capitale, incrementando ulteriormente la propria ricchezza; in un secondo momento, però, viene colpita in misura maggiore dalla tassazione, con conseguente effetto redistributivo. Poi, nel 2015, l'economista Augusto Lopez Claros ha ampliato i motivi che hanno portato all'incremento della disuguaglianza dei redditi nel mondo. Essi sono: oltre all'accumulo di risparmi e al ruolo declinante dell'agricoltura in termini occupazionali: demografia, politica del governo, migrazione, cambiamento tecnologico e globalizzazione. Il report di Oxfam "The drivers of inequality" (vedi bibliografia), nel 2013 ha presentato una breve storia e un quadro attuale della disuguaglianza di reddito tra paesi e individui. Da questi dati, possiamo accertare che la disuguaglianza tra le economie dell'Europa occidentale e di altre regioni crebbe rapidamente e significativamente dall'inizio del 1800 fino alla metà del 20° secolo. La disuguaglianza tra paesi è rimasta pressoché stabile fino all'emergere della globalizzazione nei primi anni '80. A questo punto, la crescita è decollata nelle economie avanzate e i redditi medi iniziarono ad aumentare in Occidente. L'inizio della liberalizzazione del mercato in Cina ha significato che anche il reddito del paese più popoloso del mondo è aumentato. L'effetto ha frenato qualsiasi peggioramento della disuguaglianza tra paesi. Al contrario, la disuguaglianza all'interno dei paesi si è spostata nella direzione opposta. Nei paesi a tutti i livelli di sviluppo, certi segmenti di popolazione hanno guadagnato molto mentre altri hanno guadagnato meno o per niente. Sfortunatamente, continua ad essere difficile misurare la disuguaglianza di reddito. Molti paesi, specialmente nei paesi in via di sviluppo, amministrano le loro indagini sul reddito da meno di 30 anni. Questo rende difficile tracciare accuratamente i cambiamenti nella distribuzione per periodi di tempo sufficienti. Inoltre, per molti paesi ha più senso misurare il consumo di reddito, poiché i poveri spesso vivono al di fuori delle economie monetarie. Inoltre, la mancanza di standardizzazione tra i diversi sondaggi nazionali complica il confronto. I ricchi sono anche più difficili da raggiungere e meno inclini a rivelare la misura del loro reddito e della loro ricchezza. Si può comunque affermare che, tra gli anni del boom del 2002 e il 2006, i tre quarti di tutti i guadagni economici è andato all'1 per cento più ricco della popolazione. Nella ripresa post-crisi 2007-2008, il top 1% ha incrementato la propria quota e quindi i 33 milioni di milionari esistenti nel mondo rappresentano meno dell'1 per cento della popolazione adulta ma possiedono il 46 per cento della ricchezza delle famiglie.


Altan
Six men hold wealth equal to that of the bottom half of the world
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... still not enough.
Punti chiave
Un primo contributo negli anni '50 dell'economista vincitore del premio Nobel Simon Kuznets, notava che almeno due forze tendevano ad aumentare la disuguaglianza nel tempo. Uno era la concentrazione del risparmio nei gruppi a reddito elevato; ha osservato che negli Stati Uniti il ​​5% più ricco della popolazione rappresentava quasi i due terzi del risparmio totale. Un secondo fattore, che è stato una caratteristica universale dello sviluppo nel secolo scorso, è stato il graduale allontanamento dall'agricoltura. (Augusto Lopez-Claros)
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Le crisi economiche e finanziarie fanno emergere immediatamente le differenze tra cittadini e persone. Le emergenze le pagano prima di tutti le persone e famiglie che vivono alla giornata o dello stipendio mensile. Queste e altre categorie non hanno protezioni, scorte, volani che li aiutino a sbarcare lunario in una crisi che tocca strutturalmente l’intera società. Gli effetti di questa crisi, però, non sono “democratici”, nel senso che, metaforicamente, piegano gli alberi più alti, spezzano qualche ramo di quelli più esposti, ma divelgono quelli che hanno radici superficiali. (Luigi Gloazzo)
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L'espansione dell'enorme ricchezza derivante dalla corruzione è stata sicuramente una caratteristica regolare dello sviluppo economico negli ultimi due secoli. Laddove le crescenti disparità di reddito erano in parte (o principalmente) dovute alla corruzione e all'abuso di potere, il risultato era spesso di crescenti tensioni sociali, instabilità politica o, al limite, disordini civili. (Augusto Lopez-Claros)
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La chiave per porre fine alla povertà estrema a livello globale sarà che i paesi più poveri ottengano il difficile compito della crescita economica. Ma non si tratta solo di prestazioni macroeconomiche. Anche la politica sociale e il sostegno diretto a livello familiare fanno una differenza importante. Anche nelle economie molto povere c'è spazio per politiche mirate a sostegno dei più poveri. In un'analisi di come i paesi più ricchi di oggi si siano lasciati alle spalle la povertà estrema, Martin Ravallion sottolinea il ruolo svolto all'epoca dalle politiche di protezione sociale ampliate. (Max Roser e Esteban Ortiz-Ospina)

Secondo l'economista Augusto Lopez Claros la disuguaglianza dei redditi è aumentata negli ultimi decenni a causa di diversi fattori, tra i quali il risparmio delle classi più ricche e l'abbandono dell'agricoltura delle classi più povere. Altri fattori stanno influendo tra i quali l'innovazione tecnologica che ha portato a un allargamento delle disparità di reddito tra i sessi, dato che i processi tecnologici sono stati sfruttati da una maggioranza di uomini
Piramide della ricchezza globale
Secondo l'ultimo Global Wealth Report del Credit Suisse Research Institute, tre quarti della popolazione adulta globale rientrano nella fascia bassa della piramide della ricchezza. I 3,5 miliardi di adulti con un patrimonio inferiore a 10 000 dollari rappresentano il 2,4 per cento della ricchezza globale. Per contro, i 33 milioni di milionari rappresentano meno dell'1 per cento della popolazione adulta ma possiedono il 46 per cento della ricchezza delle famiglie.
Disuguaglianza in crescita
Indice di Gini: sembra roba da nerd della finanza, e invece bisognerà che il nuovo governo lo riconosca. Cos’è l’Indice di Gini? È una misura della disuguaglianza di una distribuzione studiata dallo statistico italiano Corrado Gini (1884-1965), usata come valore di riferimento della disuguaglianza nella distribuzione del reddito o della ricchezza: valori bassi dell’indice di Gini indicano una distribuzione abbastanza omogenea, valori alti sono la spia di una distribuzione più disuguale, con una maggiore concentrazione presso pochi individui.
Com'è variata nel mondo la povertà estrema in quasi 200 anni
Il grafico mostra (in milioni di persone) com’è variato il numero di persone che vive in condizioni di povertà estrema. Ad oggi, la soglia di povertà estrema è fissata dalla Banca Mondiale pari a $1,90 al giorno, tuttavia tale soglia è stata introdotta solo nel 2015, quindi i dati presentati nel grafico utilizzano la soglia precedentemente definita dalla Banca Mondiale, vale a dire $1 al giorno. Inoltre, sebbene la Banca Mondiale pubblichi questi dati solo a partire dal 1981, gli studiosi sono riusciti a ricostruire le serie storiche precedenti, utilizzate per la costruzione di questo grafico. Per ulteriori riferimenti si guardi il lavoro di Bourguignon e Morrison del 2002 e quello di Roser e Ortiz-Espina del 2017 (Fonte: Roser, M.; Ortiz-Ospina E. (2017) (Cliccare per approfondire)
Indice di Gini e curva di Lorenz
L'indice di Gini, è una misura (molto usata in statistica) della diseguaglianza di una distribuzione. È un numero compreso tra 0 ed 1, con il valore 0 che corrisponde alla pura equidistribuzione, ad esempio la situazione in cui tutti contribuiscono paritariamente alla creazione del risultato, e il valore 1 corrisponde invece alla massima diseguaglianza, ovvero la situazione dove la maggioranza delle persone contribuisce al benessere della comunità mentre pochissimi usufruiscono dei benefici.
La "curva di Lorenz" (ved. diagramma sotto) è uno strumento grafico per l'analisi della distribuzione del reddito. Sul piano cartesiano sono rappresentate sull'ascissa (asse delle x) la percentuale della popolazione, e sull'ordinata (asse delle y) la percentuale di reddito (quantità relative cumulate). Ogni punto della curva di Lorenz mostra la percentuale di individui "x" che dispongono della percentuale di reddito "y". La curva di Lorenz si troverà tra due estremi, cioè tra la completa eguaglianza della popolazione, indicata dalla retta che unisce il punto "0" con il punto "100" e la completa ineguaglianza degli assi x e y.
Curva di Lorenz
Se il 30% delle famiglie percepisse il 30% del reddito, il 40% delle famiglie il 40% del reddito e così via avremmo una distribuzione perfettamente uguale. Vale a dire una retta a 45 gradi.La curva di Lorenz invece rappresenta la distribuzione effettiva del reddito: lo scarto della curva di Lorenz dalla curva di perfetta eguaglianza (cioè dalla retta a 45 gradi), costituisce la misura della diseguaglianza nella distribuzione del reddito. Il rapporto tra l’area compresa tra la curva di perfetta eguaglianza e la curva di Lorenz (vale a dire l’area celestina della figura) e l’area del triangolo 0AB è il coefficiente di Gini.
I dati che sono stati citati nel 2021 dal Premier Mario Draghi nel discorso al Senato destano non poche preoccupazioni: la disuguaglianza, misurata dal coefficiente di Gini, è salita dal 34,8% nel 2019 a 36,5% nel primo trimestre del 2020 fino al 41,1% nel secondo trimestre del 2020. Con tutta probabilità questo aumento è stato dovuto alla pandemia di Covid19, ed alla conseguente crisi economico-finanziaria che ne è derivata: Draghi, nel suo discorso, ha fatto l’esempio di molti “nuovi poveri” che si sono riversati alle Caritas per ricevere un sostegno alimentare. Secondo le stime della Banca d’Italia, nei primi due trimestri del 2020 il coefficiente di Gini sarebbe aumentato di 4 punti percentuali, rispetto al 2019. Tuttavia, se il governo italiano non avesse prontamente provveduto a sostenere milioni di famiglie tramite reti di “protezione sociale”, la situazione sarebbe stata ben più grave rispetto a come lo è oggi.
Mappa mondiale dell'indice di Gini che misura la diseguaglianza nella distribuzione del reddito
Fonte: World Bank 2012
(Cliccare per andare alla fonte)
Da cosa nasce la disuguaglianza sociale?
L'economista Augusto Lopes Claros ha analizzato in un'articolo (vedi bibliografia 2015) i motivi dell'incremento della disuguaglianza sociale avvenuto negli ultimi decenni e scrive:

Man mano che le persone si spostavano dai villaggi alle città, dall'agricoltura all'industria, passavano da un settore a bassa produttività a uno di maggiore produttività e questo accresceva le disparità di reddito. I redditi tendevano ad essere più uguali in agricoltura, ma man mano che le persone si trasferivano nelle città, ciò significava che la quota della popolazione in cui il reddito era più disuguale aumentava. Anche altri fattori erano all'opera, alcuni dei quali esercitavano un'influenza nella direzione opposta. Uno era il ruolo crescente del governo e l'attuazione di politiche volte a ridurre le disparità di reddito, sia attraverso le tasse di successione, i meccanismi di protezione sociale, sia, in modo critico, l'estensione dell'istruzione finanziata con fondi pubblici ad ampi segmenti della popolazione, comprese le ragazze. [...] Non abbiamo una piena comprensione dell'importanza relativa di tutti questi fattori - accumulo di risparmi, ruolo in declino dell'agricoltura, demografia, politica del governo, migrazione, cambiamento tecnologico e globalizzazione, solo per citarne alcuni - nel plasmare l'evoluzione della disuguaglianza di reddito. Alcuni sono ovviamente più inclini a cambiare attraverso cambiamenti nel contenuto delle politiche. Altri - il cambiamento tecnologico è forse l'esempio principale - sono di natura più esogena, rispondono a una combinazione di creatività umana, motivi di profitto e, solo marginalmente, forse, incentivi governativi ed essendo, quindi, molto più imprevedibili nel loro impatto.

Secondo l'economista Augusto Lopez Claros i motivi che spiegano l'incremento della disuguaglianza dei redditi nel mondo sono: accumulo di risparmi, ruolo in declino dell'agricoltura, demografia, politica del governo, migrazione, cambiamento tecnologico e globalizzazione
Graduale allontanamento dall'agricoltura
Tra il 1991 e il 2001 più di 8 milioni di persone hanno lasciato l'agricoltura in India. Tra il 1965 e il 2000 la forza lavoro impiegata in agricoltura è scesa dal 49 al 21 per cento in Brasile, dal 26 al 5 per cento in Giappone, dal 55 all'11 per cento in Corea, dall'81 al 47 per cento in Cina, ed è scesa a 2 per cento negli Stati Uniti. Man mano che le persone si spostavano dai villaggi alle città, dall'agricoltura all'industria, passavano da un settore a bassa produttività a uno di maggiore produttività e questo accresceva le disparità di reddito. Infatti i redditi tendevano a rimanere costanti in agricoltura e quindi, man mano che le persone si trasferivano nelle città, ciò significava che la quota della popolazione in cui il reddito era più disuguale aumentava.
Fattori che hanno influito positivamente sul reddito
Vi sono però stati fattori che hanno esercitato un'influenza positiva sulla disuguaglianza. Uno è stato il ruolo crescente di governi (non tutti) per l'attuazione di politiche volte a ridurre le disparità di reddito, sia attraverso le tasse di successione, sia con meccanismi di protezione sociale, sia, in modo critico, attraverso l'estensione dell'istruzione finanziata con fondi pubblici ad ampi segmenti della popolazione. Il ruolo della politica di governo implicava che, spesso, vi fosse un crescente divario tra la disuguaglianza negli standard di vita e la disuguaglianza nei redditi, con la prima spesso rafforzata dagli attributi ridistributivi del bilancio pubblico. Demografia e migrazione hanno avuto un impatto anche sulla distribuzione del reddito.

Il ruolo dell'avanzamento tecnologico
L'impatto della tecnologia, dell'industrializzazione e dei processi associati significavano che coloro che avevano le competenze per gestire nuovi macchinari o leggere manuali di istruzioni (la stragrande maggioranza dei quali uomini), potevano ottenere salari molto più alti, e questo inevitabilmente ha portato a un allargamento delle disparità di reddito tra i sessi. Questo fenomeno si autoalimentava, infatti coloro che, a causa delle loro capacità, richiedevano salari più alti, potevano ottenere prestiti per avviare nuove iniziative e risparmiare di più, accumulavano una quota crescente della ricchezza del paese, permettendo di fare investimenti redditizi e creare nuove società. Nei paesi con istituzioni deboli, regolamenti inefficaci e scarse forze dell'ordine, ciò si è spesso tradotto in opportunità ampliate per le persone senza scrupoli, in particolare quelli con accesso alle leve del potere politico, incrementando la corruzione.

Espansione della corruzione
L'espansione dell'enorme ricchezza derivante dalla corruzione è stata sicuramente una caratteristica regolare dello sviluppo economico negli ultimi due secoli. Laddove le crescenti disparità di reddito erano in parte (o principalmente) dovute alla corruzione e all'abuso di potere, il risultato erano spesso crescenti tensioni sociali, instabilità politica o, al limite, disordini civili. Invece in assenza di corruzione, spesso si è avuta la creazione di nuove industrie e l'emergere di una potente cultura dell'innovazione.
Impatto dell'outsourcing sulla disuguaglianza di reddito
Secondo Friedman (2005) quando un produttore americano chiude il suo stabilimento negli Stati Uniti e lo sposta in India, la perdita di posti di lavoro dei lavoratori americani sarà compensata dall'aumento di posti di lavoro in India. Mentre alcuni lavoratori statunitensi potrebbero essere in grado di trovare lavoro altrove, altri no. Inoltre, è probabile che i profitti dell'azienda aumenteranno a causa dei minori costi del lavoro e l'impatto netto, pertanto, sarà quello di aumentare la disuguaglianza all'interno degli Stati Uniti. Inoltre, poiché alcuni lavoratori in India guadagneranno ora salari ben al di sopra della media indiana, la chiusura dello stabilimento negli Stati Uniti aumenterà anche le disuguaglianze all'interno dell'India. Tuttavia, la disuguaglianza tra gli Stati Uniti e l'India saranno stati ridotti. Friedman poi chiede: "Se il reddito medio dell'India si avvicina a quello americano, ma nel processo alcuni indiani - in questo esempio, i fortunati lavoratori che ottengono i nuovi lavori in fabbrica - superano i loro vicini, il risultato netto è una vittoria o una sconfitta per la causa dell'uguaglianza?"
Conclusioni di Augusto Lopez Claros
Non abbiamo una piena comprensione dell'importanza relativa di tutti questi fattori - accumulo di risparmi, ruolo in declino dell'agricoltura, demografia, politica del governo, migrazione, cambiamento tecnologico e globalizzazione, solo per citarne alcuni - nel plasmare l'evoluzione della disuguaglianza dei redditi. Alcuni sono ovviamente più inclini a cambiare attraverso cambiamenti nel contenuto delle politiche. Altri - il cambiamento tecnologico è forse l'esempio principale - sono di natura più esogena, rispondono a una combinazione di creatività umana, motivi di profitto e, solo marginalmente, forse incentivi governativi ed essendo, quindi, molto più imprevedibili nel loro impatto. Si può ragionevolmente presumere che l'importanza di questi fattori varierà da paese a paese, a seconda del loro stadio di sviluppo, e che tale importanza cambierà nel tempo, in considerazione dei cambiamenti strutturali nell'economia globale. Tuttavia, Kuznets aveva ragione nel sostenere che senza una migliore conoscenza dell'evoluzione della disuguaglianza di reddito e dei fattori che la modellano, la nostra stessa comprensione del processo di sviluppo economico sarebbe stata minata così come la nostra capacità di rispondere efficacemente alle sfide create dalla divergenza di reddito
Conclusioni (provvisorie): Nella ripresa post-crisi 2007-2008, il top 1% ha incrementato la propria quota e quindi i 33 milioni di milionari esistenti nel mondo rappresentano meno dell'1 per cento della popolazione adulta ma possiedono il 46 per cento della ricchezza delle famiglie
Il reddito è un indicatore fondamentale del grado di sviluppo di un Paese. Per valutare il benessere complessivo occorre tuttavia conoscerne non solo il livello medio pro capite, ma anche la ripartizione nella popolazione. Negli anni '50 l'economista Simon Kuznets aveva notato che almeno due forze tendevano ad aumentare la disuguaglianza dei redditi nel tempo. La prima era la concentrazione del risparmio nei gruppi a reddito elevato; egli aveva osservato che negli Stati Uniti il ​​5% più ricco della popolazione rappresentava quasi i due terzi del risparmio totale. Un secondo fattore, che è stato una caratteristica universale dello sviluppo nel secolo scorso, è stato il graduale allontanamento dall'agricoltura. La curva di Simon Kuznets, la cui forma assomiglia a una U rovesciata, sta appunto a indicare che la distribuzione del reddito tende a peggiorare nella prima fase dello sviluppo (massimo incurvamento), migliorando invece in maniera costante con la transizione a un'economia di tipo industriale. Questo avviene in quanto, in una prima fase, la fascia di popolazione più ricca investe il proprio capitale, incrementando ulteriormente la propria ricchezza; in un secondo momento, però, viene colpita in misura maggiore dalla tassazione, con conseguente effetto redistributivo. Poi, nel 2015, l'economista Augusto Lopez Claros ha ampliato i motivi che hanno portato all'incremento della disuguaglianza dei redditi nel mondo. Essi sono: oltre all'accumulo di risparmi e al ruolo declinante dell'agricoltura in termini occupazionali: demografia, politica del governo, migrazione, cambiamento tecnologico e globalizzazione. Il report di Oxfam "The drivers of inequality" (vedi bibliografia), nel 2013 ha presentato una breve storia e un quadro attuale della disuguaglianza di reddito tra paesi e individui. Da questi dati, possiamo accertare che la disuguaglianza tra le economie dell'Europa occidentale e di altre regioni crebbe rapidamente e significativamente dall'inizio del 1800 fino alla metà del 20° secolo. La disuguaglianza tra paesi è rimasta pressoché stabile fino all'emergere della globalizzazione nei primi anni '80. A questo punto, la crescita è decollata nelle economie avanzate e i redditi medi iniziarono ad aumentare in Occidente. L'inizio della liberalizzazione del mercato in Cina ha significato che anche il reddito del paese più popoloso del mondo è aumentato. L'effetto ha frenato qualsiasi peggioramento della disuguaglianza tra paesi. Al contrario, la disuguaglianza all'interno dei paesi si è spostata nella direzione opposta. Nei paesi a tutti i livelli di sviluppo, certi segmenti di popolazione hanno guadagnato molto mentre altri hanno guadagnato meno o per niente. Sfortunatamente, continua ad essere difficile misurare la disuguaglianza di reddito. Molti paesi, specialmente nei paesi in via di sviluppo, amministrano le loro indagini sul reddito da meno di 30 anni. Questo rende difficile tracciare accuratamente i cambiamenti nella distribuzione per periodi di tempo sufficienti. Inoltre, per molti paesi ha più senso misurare il consumo di reddito, poiché i poveri spesso vivono al di fuori delle economie monetarie. Inoltre, la mancanza di standardizzazione tra i diversi sondaggi nazionali complica il confronto. I ricchi sono anche più difficili da raggiungere e meno inclini a rivelare la misura del loro reddito e della loro ricchezza. Si può comunque affermare che, tra gli anni del boom del 2002 e il 2006, i tre quarti di tutti i guadagni economici è andato all'1 per cento più ricco della popolazione. Nella ripresa post-crisi 2007-2008, il top 1% ha incrementato la propria quota e quindi i 33 milioni di milionari esistenti nel mondo rappresentano meno dell'1 per cento della popolazione adulta ma possiedono il 46 per cento della ricchezza delle famiglie.
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Pagina aggiornata il 23 agosto 2022

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Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
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