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Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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In che modo vedono il mondo gli imprenditori? Quali "frame" hanno in testa?
TEORIE > CONCETTI > PIRAMIDE DELLA CONOSCENZA
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I "frame" sono strutture basilari della comprensione che danno un senso agli eventi, infatti non ci si può muovere in nessuna realtà se prima non la si comprende. Il framing è quello sforzo che ogni persona (anche un imprenditore) compie ogni volta che si trova in un nuovo contesto e consiste nel riconoscere "cosa sta accadendo in quel contesto". I frame hanno una natura euristica, cioè sono scorciatoie mentali che consentono di interpretare rapidamente nuove informazioni e situazioni, e per questo motivo essi appartengono al pensiero intuitivo (Sistema 1) e non fruiscono di elaborazione razionale (Sistema 2). Il concetto di "frame" venne introdotto dall'antropologo e filosofo Gregory Bateson nel 1972. Non vi è dubbio che gli imprenditori creano nella loro mente dei frame diversi rispetto a quelli del resto della popolazione. Secondo il filosofo e docente della Domuni Universitas, Joseph Thomas Ekong sembra che il frame più importante sia il rifiuto dello "status quo", cioè il rifiuto a permanere nella situazione in cui ci si trova e la voglia di creare prodotti, servizi, soluzioni che modifichino lo stato in cui hanno trovato la società. Gli imprenditori sono persone che non hanno paura di correre dei rischi per presentare le loro visioni al mondo e lo fanno presentando le loro idee radicali con una retorica accesa. Oggi vi sono parecchi imprenditori di successo che in tutto il mondo, incarnano questo modello, da Elon Musk a Steven Jobs, da Bill Gates a Larry Page, ecc, ma anche in India, Cina e nel resto del mondo. Un modello globale con il quale viene misurata l'imprenditorialità è quello del Global Entrepreneurship and Development Institute (GEDI), che è un'organizzazione per lo sviluppo di politiche con sede a Washington DC, dedicata all'espansione delle opportunità economiche per individui, comunità e nazioni. Essa raccoglie dati sugli atteggiamenti, le capacità e le aspirazioni imprenditoriali della popolazione locale e li confronta con le "infrastrutture" sociali ed economiche prevalenti. Questo processo crea 14 'pilastri' che GEDI utilizza per misurare la salute dell'ecosistema regionale, nazionale o internazionale.
Perchè non siamo tutti imprenditori? Forse perchè gli imprenditori mettono in dubbio lo status quo, cioè essi non soccombono al bias dello "status quo", che li porterebbe all'inerzia. La maggior parte delle persone non vuole cambiare la propria situazione, gli imprenditori, invece, vogliono cambiare la propria situazione e il mondo in cui vivono, e per questo creano nuovi prodotti e soluzioni. Gli imprenditori non hanno paura di correre rischi per presentare le loro visioni al mondo
Il punto chiave
Gli imprenditori innovano. L'innovazione è lo strumento specifico dell'imprenditorialità. (Peter Druker)
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Molte delle stesse qualità che fanno un buon imprenditore sono le stesse qualità che fanno un buon filosofo. Entrambe le occupazioni richiedono una comunicazione chiara, pensiero critico e la capacità di vendere le tue idee. E mentre queste sono solo alcune abilità che gli imprenditori condividono con i filosofi, ci sono molte altre preziose lezioni che fondatori e amministratori delegati possono imparare da questa disciplina antica ma senza tempo. (Nicholas Miller)
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Bias di sopravvivenza: l'imprenditorialità sembra facile, perché ci sono così tanti imprenditori di successo là fuori. Tuttavia, questo è un pregiudizio cognitivo: gli imprenditori di successo sono quelli ancora in circolazione, mentre i milioni che hanno fallito sono andati e hanno fatto altre cose. (Visual capitalist)
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Gli effetti del bias dello status quo spiegano diversi fenomeni economici: la difficoltà di cambiare le politiche pubbliche, i tipi preferiti di tecniche di marketing e la natura della concorrenza nei mercati. (William Samuelson, Richard Zeckhauser)
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Lo  status  quo  bias  risulta  essere  pervasivo  e rappresenta  una  naturale  conseguenza  delle  deviazioni  umane  dal  modello  decisionale razionale.  Come  risultato,  il  modello  comportamentale  fornisce  una  possibile  spiegazione  agli atteggiamenti umani non  giustificabili  razionalmente. (Shuli Orjola p.36)  
Non capire il contesto...
Altan
It's a whole life that I hide my head and now they warn me that it was shit, not sand.
imprenditorialità
Non difendere le proprie scelte passate quando sono state fallimentari. L’incontro di scacchi del secolo Boris Spassky contro Robert Fischer
Fischer- Spassky
Nel 1972 a Rekijavìk, in Islanda, venne disputata la partita finale del campionato mondiale di scacchi; essa consisteva in 24 incontri (luglio – settembre, 1972) e vedeva come sfidanti il campione del mondo in carica, il russo Boris Spassky, e il vincitore della fase di qualificazioni, l’americano Robert Fischer. Ogni incontro di scacchi è un confronto con i propri errori passati. L’anticipazione è il fattore chiave nel gioco degli scacchi: saper prevedere le mosse dell’avversario e giocare d’anticipo. Oltre all’anticipazione, l’inganno ha un ruolo fondamentale: cogliere l’avversario di sorpresa permette di scardinare il piano dell’avversario.
Perchè lo status quo, cioè il permanere nella situazione in cui ci si trova piuttosto che tentare di cambiarla, è una potente attrazione per la maggior parte degli individui? Dipende dal concetto  di  self-perception,  o  percezione  di  sé, che è strettamente  legato  all' "inerzia  decisionale".  Gli individui tendono  a  difendere  le  proprie  decisioni passate  prendendole  come  guida  per  la  deduzione  di  scelte  presenti  e  future,  ma  queste implicazioni  conducono ad uno "status quo bias"
Filosofia imprenditoriale: quali sono gli obiettivi di ogni imprenditore

Gli imprenditori trasformano il mondo con le loro idee, visioni e sistemi di credenze. La parola “Imprenditore” deriva dalla parola francese “Entrependre” che significa “intraprendere”. Il filosofo e docente della Domuni Universitas Joseph Thomas Ekong, nel perorare i suoi corsi scrive:


Ecco alcuni punti in comune tra filosofi e imprenditori:

  • Mettono in dubbio lo status quo. Gli imprenditori creano prodotti e soluzioni progettati per cambiare il mondo in cui viviamo.

  • Non hanno paura di correre rischi per presentare le loro visioni al mondo.

  • Si impegnano in discussioni e comunicano le loro idee radicali attraverso la loro retorica. I filosofi lo fanno attraverso i loro libri; gli imprenditori lo fanno attraverso i loro discorsi, e-mail, social media e comunicazioni personali.


Lo psicologo Nicholas Miller evidenzia i motivi (vedi bibliografia 2017) per i quali un filosofo riesce ad essere anche un grande imprenditore:


1. Amano il dibattito. [governare il dibattito]
Un'abilità importante che tutti i laureati in filosofia imparano è la capacità di seguire un argomento fino alla fine. È un'abilità preziosa se stai organizzando una riunione o ti siedi di fronte a potenziali investitori. Un dibattito sano diventa più importante quando la tua attività inizia a crescere e hai più parti interessate; infatti, il dibattito è spesso la chiave per trovare la linea d'azione più efficace. Un modo per aggiungere valore alla tua attività consiste nell'implementare una politica di dibattito aperto e incoraggiare i tuoi dipendenti, indipendentemente dal livello, a condividere un punto di vista diverso o a contestare decisioni con cui non sono d'accordo. Ricorda, non stai cercando di vincere le discussioni ("avere ragione"), piuttosto, stai cercando di trovare la strada migliore per andare avanti ("fai bene").

2. Sono a loro agio con ciò che è scomodo. [governare l'incertezza]
Come imprenditore, dovrai prendere decisioni su questioni che non sono sempre in bianco e nero. Ciò significa che dovrai sentirti a tuo agio a lavorare in un ambiente dove ci sono poche garanzie. Per la maggior parte delle persone, è una curva di apprendimento ripida, ma per gli studenti di filosofia l'ambiguità non è una novità. La filosofia ti insegna a gestire quell'incertezza e a stare calmo. Come imprenditore, devi sempre, nelle parole di Walt Whitman, "conquistare, tenere, osare, avventurarti". Probabilmente trascorrerai molto del tuo tempo nel grande ignoto, quindi dovrai essere in grado di tollerare l'ambiguità. La prossima volta che ti trovi a un bivio, pensa a prendere una decisione con il 51% di fiducia. Anche se non è l'ideale, è molto meglio che aspettare soluzioni che non si presentano mai.

3. Vedono il quadro generale nei minimi dettagli. [governare il quadro generale]
Se non riesci a vedere il quadro generale, potresti finire per perseguire idee che non vanno da nessuna parte. È facile essere distratti dai dettagli e ritrovarsi improvvisamente tra le erbacce. Un background filosofico è prezioso qui in quanto ti aiuta a immaginare come le decisioni più piccole alla fine si adatteranno a quelle più grandi e come le tue offerte aiuteranno la tua azienda lungo la linea. Un modo per assicurarti di essere sempre sulla strada giusta è fare un passo indietro e chiederti come le nuove funzionalità potrebbero adattarsi alla tua offerta di prodotti più ampia o come piccole modifiche potrebbero influenzare i tuoi futuri piani di espansione.

4. Tengono sotto controllo le loro emozioni. [governare la propria razionalità]
È importante avere passione per quello che si fa, ma non si vuole mai confondere l'entusiasmo con la capacità. In filosofia, impari a distaccarti dalle tue emozioni e a prendere decisioni con una sana logica. Come imprenditore, questa è una lezione preziosa, dal momento che è facile innamorarsi di una nuova idea o prodotto, soprattutto se hai già investito molto tempo o denaro in esso e trascurato difetti evidenti. Se ti ritrovi a perdere la testa per un nuovo progetto, chiediti se stai davvero adottando l'approccio migliore o chiedi a qualcun altro di fornire una seconda opinione se ti stai muovendo o meno nella giusta direzione.

5. Sezionano problemi complessi. [governare la propria capacità analitica]
Albert Einstein disse: "Se avessi un'ora per risolvere un problema, passerei 55 minuti a pensare al problema e cinque minuti a pensare alle soluzioni". Questa citazione mette in evidenza un'abilità che i laureati in filosofia devono padroneggiare: la capacità di scomporre problemi complessi in quelli più semplici . Come imprenditore, dovrai risolvere problemi complessi in anticipo e spesso. Avrai un vantaggio se riuscirai a scomporli in pezzi digeribili, piuttosto che cercare di risolverli tutti in una volta. Mentre gli imprenditori possono trarre vantaggio da una serie di background diversi, molti dei tratti che rendono grandi leader aziendali sono condivisi dai filosofi di tutto il mondo. Quindi la prossima volta che ti trovi alle prese con un problema complesso o in una situazione in cui non c'è una soluzione chiara, fai un passo indietro, sostituisci Carnegie con Platone e prova a guardare le cose dalla prospettiva di uno studente di filosofia.

 A causare  lo  status  quo  bias  non  vi  è  solo  la  volontà  di  scongiurare  il  pentimento  ma  anche quella  di  evitare  dissonanze  cognitive.  Gli  individui  si  trovano  in  difficoltà  nel  mantenere  due posizioni  conflittuali  in  contemporanea  e  ricercano,  di  conseguenza,  una  coerenza  cognitiva. La  loro immagine di sé  come abili decisori  giustifica  decisioni passate e  presenti  a  prescindere dal  loro  successo.  Di  conseguenza,  le  decisioni  passate  vengono  razionalizzate  e  l'individuo tende a  scartare  o  sopprimere  informazioni  che  indicano  un  passato  fallimento  che  mette  in discussione  l‟immagine  che  si  ha  di  sé.  Il  concetto  di  self-perception,  o  percezione  di  sé,  è strettamente  legato  all‟inerzia  decisionale.  Gli individui tendono  a  difendere  le  proprie  decisioni passate  prendendole  come  guida  per  la  deduzione  di  scelte  presenti  e  future,  ma  queste implicazioni  conducono ad uno status quo bias.  
Status Quo: il bias dell'inerzia
Gli economisti comportamentali William Samuelson e Richard Zeckhauser proposero nel 1988 l'esistenza, nella mente degli individui che debbano prendere una decisione in condizioni di incertezza  (sia che si tratti di imprenditori, consumatori, manager o normali cittadini) di un "Bias dello Status Quo" che lo rende refrattario a prendere importanti decisioni economiche. Le persone tendono a preferire il mantenimento della situazione presente piuttosto che rischiare di perdere ciò che essa offre. Questa tendenza è da sempre veicolata dalla saggezza popolare attraverso, ad esempio, il proverbio: "Chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia ma non sa cosa trova", quando ci sarebbe un consiglio diverso da mettere in atto quale quello dello scrittore e saggista Clive Staples Lewis: "Non puoi tornare indietro e cambiare l'inizio, ma puoi iniziare dove sei e cambiare il finale."
Inoltre, gli esperimenti empirici di Samuelson e Zeckhauser hanno mostrato che più scelte vengono presentate ai partecipanti, maggiore è la loro preferenza per lo status quo. (ved. bibliografia 1988). Essi scrivono:


La maggior parte delle decisioni reali, tranne quelle dei testi di economia, hanno un'alternativa nello status quo, cioè non fare nulla o mantenere la propria decisione attuale o precedente. Una serie di esperimenti decisionali mostra che gli individui si attengono in modo sproporzionato allo status quo. I dati sulla selezione dei piani sanitari e dei programmi pensionistici da parte dei docenti rivelano che il pregiudizio dello status quo è sostanziale in importanti decisioni reali. L'economia, la psicologia e la teoria delle decisioni forniscono possibili spiegazioni per questo pregiudizio. Le applicazioni che vengono discusse vanno dalle tecniche di marketing, all'organizzazione industriale, all'avanzamento scientifico.


Su quali siano le cause di questo bias sembra che un ruolo prevalente ce l'abbia l'insistenza su scelte fallimentari, fatte precedentemente, che hanno portato a costi irrecuperabili. Dunque c'è un effetto psicologico che non permette di accettare i propri errori del passato e l'incapacità di accettare i rimpianti. A questo proposito Samuelson e Zeckhauser scrivono:


Le spiegazioni per il pregiudizio dello status quo si dividono in tre categorie principali. L'effetto può essere visto come la conseguenza di (1) un processo decisionale razionale in presenza di costi di transizione e/o incertezza; (2) errate percezioni cognitive; e (3) impegno psicologico derivante da costi irrecuperabili mal percepiti, evitamento di rimpianti o spinta alla coerenza.


Il Bias dello Status Quo è stato riscontrato sperimentalmente in molti contesti decisionali (decisioni economiche, politiche, scientifiche, ecc) e, in generale, si verifica quando l'individuo si trova di fronte a due condizioni: scelte complesse o una grande quantità di proposte e, insieme a queste due, la possibilità di non decidere. Samuelson e Zeckhauser scrivono:


Un numero crescente di esperimenti di laboratorio condotti da psicologi ed economisti mostra che, contrariamente al modello dell'uomo razionale, le scelte individuali sono influenzate da costi (e benefici) irrecuperabili. Un buon riassunto di questa ricerca è fornito da Brockner e Rubin (1982). Nelle decisioni sequenziali, la continuazione delle scelte di status quo può essere motivata dalla riluttanza dell'individuo a "tagliare le sue perdite" o più in generale dal desiderio di giustificare impegni precedenti a una linea d'azione (forse fallimentare) assumendo un impegno successivo.


L'analista e ricercatrice Orjola Shuli nella propria Tesi di laurea (vedi bibliografia 2018) scrive:

Brockner  e  Rubin (1982)  cercano di dare  una  spiegazione più propriamente  sociologica  al bias da status quo attraverso  una  serie  di  evidenze  empiriche.  Secondo  gli  economisti,  le  scelte degli  individui  sono  influenzate  dai  cosiddetti  sunk  cost  ovvero  i  costi  irrecuperabili  sostenuti a  fronte  di  un  investimento.  Nelle  decisioni  sequenziali,  il  mantenimento  dello  status  quo  può essere  motivato  dal  desiderio  di  dare  una  giustificazione  ai  costi  sostenuti  inizialmente attraverso  una  dedizione  continuativa.  La  presenza  di  questo  tipo  di  costo  o  di  altre  risorse investite  in  un  progetto,  seppur  fallimentare,  rafforzano  l‟errore  cognitivo  legato  alla procrastinazione  decisionale.  Un  altro  fattore  che  porta  al  coinvolgimento  psicologico  è  il cosiddetto  regret avoidance, definito  come  la  tendenza  degli  investitori  a  non voler  ammettere il  proprio  errore  e  il  conseguente  pentimento.  Gli  individui  spesso  si  trovano  nella  spiacevole posizione  di  dover  rimpiangere  conseguenze  di  decisioni  passate,  il  ché,  porta  loro  ad  evitare situazioni  del  genere.  Vi  è,  infatti,  una  sostanziale  evidenza  a  sostegno  del  ruolo  del  regret avoidance  nell‟assunzione  di  decisioni.  Kahneman  e  Tversky  (1982)  affermano  che  gli individui  si  sentono  maggiormente  pentiti  per  i  risultati  negativi  di  scelte  recenti  piuttosto  che per  conseguenze  simili  dovute  all‟immobilismo  decisionale.  La  volontà  di  evitare  il pentimento  decisionale  porta  l‟uomo  ad  aderire  allo  status  quo,  o  a  comportamenti  routinari, alle  spese  dell‟innovazione  e  rafforza  l‟inclinazione  a  conformarsi  alle  norme  sociali.  A causare  lo  status  quo  bias  non  vi  è  solo  la  volontà  di  scongiurare  il  pentimento  ma  anche quella  di  evitare  dissonanze  cognitive.  Gli  individui  si  trovano  in  difficoltà  nel  mantenere  due posizioni  conflittuali  in  contemporanea  e  ricercano,  di  conseguenza,  una  coerenza  cognitiva. La  loro immagine di sé  come abili decisori  giustifica  decisioni passate e  presenti  a  prescindere dal  loro  successo.  Di  conseguenza,  le  decisioni  passate  vengono  razionalizzate  e  l‟uomo  tende a  scartare  o  sopprimere  informazioni  che  indicano  un  passato  fallimento  che  mette  in discussione  l‟immagine  che  si  ha  di  sé.  Il  concetto  di  self-perception,  o  percezione  di  sé,  è strettamente  legato  all‟inerzia  decisionale.  Gli  uomini  tendono  a  difendere  le  proprie  decisioni passate  prendendole  come  guida  per  la  deduzione  di  scelte  presenti  e  future,  ma  queste implicazioni  conducono ad uno status quo bias.


Anche lo psicologo Daniel Kahneman, e gli economisti Jack Knetsch e Richard Thaler si occuparono del problema del bias dello status quo, arrivando alla conclusione che esso fosse indotto da due Bias Cognitivi: l'Effetto Dotazione (Endowement effect) e l'Avversione alla perdita (Loss Aversion). Essi misero in evidenza l'asimmetria che viene attribuita al valore di un qualsiasi oggetto nel caso in cui debba essere acquistato o venduto. Essi scrivono (vedi bibliografia 1991):

Un economista che conosciamo, amante del vino, ha acquistato alcuni buoni vini di Bordeaux anni fa a prezzi bassi. I vini si sono molto apprezzati in termini di valore, quindi quella bottiglia che costava solo $10 al momento dell'acquisto avrebbe ora raggiunto $200 all'asta. Questo economista ora beve un po' di questo vino,  occasionalmente, ma non sarebbe né disposto a vendere il vino al prezzo d'asta né a comprare una bottiglia aggiuntiva a quel prezzo. Thaler (1980) ha chiamato questo schema: il fatto che le persone spesso chiedono molto di più per rinunciare a un oggetto di quanto sarebbero disposti a pagare per acquisirlo: l' "effetto dotazione (endowment effect)".

Gli esperimenti hanno dimostrato che quando gli individui prendono una decisione valutano la possibilità di una perdita come più importante e grave della possibilità eventuale di un guadagno. Questa "asimmetria" le porta a preferire il non perdere qualcosa che la situazione attuale fornisce (cioè lo status quo) piuttosto che fare qualche azione per ottenere qualcosa di nuovo. Le persone, tendenzialmente, investono nello "status quo"!
Gli  individui  spesso  si  trovano  nella  spiacevole posizione  di  dover  rimpiangere  conseguenze  di  decisioni  passate, ciò  porta  loro  a  evitare situazioni  del  genere.  Vi  è,  quindi,  un'evidenza  a  sostegno  del  ruolo  del  "regret avoidance"  nell‟assunzione  di  decisioni.  Kahneman  e  Tversky  (1982)  affermano  che gli individui  si  sentono  maggiormente  pentiti  per  i  risultati  negativi  di  scelte  recenti  piuttosto  che per  conseguenze  simili  dovute  all‟immobilismo  decisionale.  La  volontà  di  evitare  il pentimento  decisionale  porta  l'individuo  ad  aderire  allo  status  quo,  o  a  comportamenti  routinari, a  spese  dell‟innovazione  e  rafforza  l‟inclinazione  a  conformarsi  alle  norme  sociali  
Status Quo: il bias dell'inerzia
Gli economisti comportamentali William Samuelson e Richard Zeckhauser proposero nel 1988 l'esistenza, nella mente degli individui che debbano prendere una decisione in condizioni di incertezza  (sia che si tratti di imprenditori, consumatori, manager o normali cittadini) di un "Bias dello Status Quo" che lo rende refrattario a prendere importanti decisioni economiche. Le persone tendono a preferire il mantenimento della situazione presente piuttosto che rischiare di perdere ciò che essa offre. Questa tendenza è da sempre veicolata dalla saggezza popolare attraverso, ad esempio, il proverbio: "Chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia ma non sa cosa trova", quando ci sarebbe un consiglio diverso da mettere in atto quale quello dello scrittore e saggista Clive Staples Lewis: "Non puoi tornare indietro e cambiare l'inizio, ma puoi iniziare dove sei e cambiare il finale."
Inoltre, gli esperimenti empirici di Samuelson e Zeckhauser hanno mostrato che più scelte vengono presentate ai partecipanti, maggiore è la loro preferenza per lo status quo. (ved. bibliografia 1988). Essi scrivono:


La maggior parte delle decisioni reali, tranne quelle dei testi di economia, hanno un'alternativa nello status quo, cioè non fare nulla o mantenere la propria decisione attuale o precedente. Una serie di esperimenti decisionali mostra che gli individui si attengono in modo sproporzionato allo status quo. I dati sulla selezione dei piani sanitari e dei programmi pensionistici da parte dei docenti rivelano che il pregiudizio dello status quo è sostanziale in importanti decisioni reali. L'economia, la psicologia e la teoria delle decisioni forniscono possibili spiegazioni per questo pregiudizio. Le applicazioni che vengono discusse vanno dalle tecniche di marketing, all'organizzazione industriale, all'avanzamento scientifico.


Su quali siano le cause di questo bias sembra che un ruolo prevalente ce l'abbia l'insistenza su scelte fallimentari, fatte precedentemente, che hanno portato a costi irrecuperabili. Dunque c'è un effetto psicologico che non permette di accettare i propri errori del passato e l'incapacità di accettare i rimpianti. A questo proposito Samuelson e Zeckhauser scrivono:


Le spiegazioni per il pregiudizio dello status quo si dividono in tre categorie principali. L'effetto può essere visto come la conseguenza di (1) un processo decisionale razionale in presenza di costi di transizione e/o incertezza; (2) errate percezioni cognitive; e (3) impegno psicologico derivante da costi irrecuperabili mal percepiti, evitamento di rimpianti o spinta alla coerenza.


Il Bias dello Status Quo è stato riscontrato sperimentalmente in molti contesti decisionali (decisioni economiche, politiche, scientifiche, ecc) e, in generale, si verifica quando l'individuo si trova di fronte a due condizioni: scelte complesse o una grande quantità di proposte e, insieme a queste due, la possibilità di non decidere. Samuelson e Zeckhauser scrivono:


Un numero crescente di esperimenti di laboratorio condotti da psicologi ed economisti mostra che, contrariamente al modello dell'uomo razionale, le scelte individuali sono influenzate da costi (e benefici) irrecuperabili. Un buon riassunto di questa ricerca è fornito da Brockner e Rubin (1982). Nelle decisioni sequenziali, la continuazione delle scelte di status quo può essere motivata dalla riluttanza dell'individuo a "tagliare le sue perdite" o più in generale dal desiderio di giustificare impegni precedenti a una linea d'azione (forse fallimentare) assumendo un impegno successivo.


L'analista e ricercatrice Orjola Shuli nella propria Tesi di laurea (vedi bibliografia 2018) scrive:

Brockner  e  Rubin (1982)  cercano di dare  una  spiegazione più propriamente  sociologica  al bias da status quo attraverso  una  serie  di  evidenze  empiriche.  Secondo  gli  economisti,  le  scelte degli  individui  sono  influenzate  dai  cosiddetti  sunk  cost  ovvero  i  costi  irrecuperabili  sostenuti a  fronte  di  un  investimento.  Nelle  decisioni  sequenziali,  il  mantenimento  dello  status  quo  può essere  motivato  dal  desiderio  di  dare  una  giustificazione  ai  costi  sostenuti  inizialmente attraverso  una  dedizione  continuativa.  La  presenza  di  questo  tipo  di  costo  o  di  altre  risorse investite  in  un  progetto,  seppur  fallimentare,  rafforzano  l‟errore  cognitivo  legato  alla procrastinazione  decisionale.  Un  altro  fattore  che  porta  al  coinvolgimento  psicologico  è  il cosiddetto  regret avoidance, definito  come  la  tendenza  degli  investitori  a  non voler  ammettere il  proprio  errore  e  il  conseguente  pentimento.  Gli  individui  spesso  si  trovano  nella  spiacevole posizione  di  dover  rimpiangere  conseguenze  di  decisioni  passate,  il  ché,  porta  loro  ad  evitare situazioni  del  genere.  Vi  è,  infatti,  una  sostanziale  evidenza  a  sostegno  del  ruolo  del  regret avoidance  nell‟assunzione  di  decisioni.  Kahneman  e  Tversky  (1982)  affermano  che  gli individui  si  sentono  maggiormente  pentiti  per  i  risultati  negativi  di  scelte  recenti  piuttosto  che per  conseguenze  simili  dovute  all‟immobilismo  decisionale.  La  volontà  di  evitare  il pentimento  decisionale  porta  l‟uomo  ad  aderire  allo  status  quo,  o  a  comportamenti  routinari, alle  spese  dell‟innovazione  e  rafforza  l‟inclinazione  a  conformarsi  alle  norme  sociali.  A causare  lo  status  quo  bias  non  vi  è  solo  la  volontà  di  scongiurare  il  pentimento  ma  anche quella  di  evitare  dissonanze  cognitive.  Gli  individui  si  trovano  in  difficoltà  nel  mantenere  due posizioni  conflittuali  in  contemporanea  e  ricercano,  di  conseguenza,  una  coerenza  cognitiva. La  loro immagine di sé  come abili decisori  giustifica  decisioni passate e  presenti  a  prescindere dal  loro  successo.  Di  conseguenza,  le  decisioni  passate  vengono  razionalizzate  e  l‟uomo  tende a  scartare  o  sopprimere  informazioni  che  indicano  un  passato  fallimento  che  mette  in discussione  l‟immagine  che  si  ha  di  sé.  Il  concetto  di  self-perception,  o  percezione  di  sé,  è strettamente  legato  all‟inerzia  decisionale.  Gli  uomini  tendono  a  difendere  le  proprie  decisioni passate  prendendole  come  guida  per  la  deduzione  di  scelte  presenti  e  future,  ma  queste implicazioni  conducono ad uno status quo bias.


Anche lo psicologo Daniel Kahneman, e gli economisti Jack Knetsch e Richard Thaler si occuparono del problema del bias dello status quo, arrivando alla conclusione che esso fosse indotto da due Bias Cognitivi: l'Effetto Dotazione (Endowement effect) e l'Avversione alla perdita (Loss Aversion). Essi misero in evidenza l'asimmetria che viene attribuita al valore di un qualsiasi oggetto nel caso in cui debba essere acquistato o venduto. Essi scrivono (vedi bibliografia 1991):

Un economista che conosciamo, amante del vino, ha acquistato alcuni buoni vini di Bordeaux anni fa a prezzi bassi. I vini si sono molto apprezzati in termini di valore, quindi quella bottiglia che costava solo $10 al momento dell'acquisto avrebbe ora raggiunto $200 all'asta. Questo economista ora beve un po' di questo vino,  occasionalmente, ma non sarebbe né disposto a vendere il vino al prezzo d'asta né a comprare una bottiglia aggiuntiva a quel prezzo. Thaler (1980) ha chiamato questo schema: il fatto che le persone spesso chiedono molto di più per rinunciare a un oggetto di quanto sarebbero disposti a pagare per acquisirlo: l' "effetto dotazione (endowment effect)".

Gli esperimenti hanno dimostrato che quando gli individui prendono una decisione valutano la possibilità di una perdita come più importante e grave della possibilità eventuale di un guadagno. Questa "asimmetria" le porta a preferire il non perdere qualcosa che la situazione attuale fornisce (cioè lo status quo) piuttosto che fare qualche azione per ottenere qualcosa di nuovo. Le persone, tendenzialmente, investono nello "status quo"!
Narcisismo e imprenditorialità

Gli psicologi e docenti di management Cynthia Mathieu ed Étienne  St-Jean hanno condotto uno studio sulla relazione tra personalità narcisistica e imprenditorialità e scrivono sugli scopi della loro ricerca e nelle loro conclusioni:

Scopi: La ricerca ha stabilito una serie di caratteristiche e comportamenti della personalità associati alla creazione e al successo di un'impresa. Le somiglianze tra questi tratti e il narcisismo, un concetto con radici nella psicologia clinica e nella psichiatria, hanno portato gli autori a condurre questo studio, che si propone di misurare se gli imprenditori ottengono punteggi più alti su una scala di narcisismo rispetto ad altri gruppi professionali. Il secondo obiettivo di questo studio è misurare il ruolo del narcisismo sull'intenzione di avviare un'impresa. Gli studenti imprenditori sono stati confrontati con studenti non imprenditori, lavoratori comunali e dipendenti e dirigenti di una filiale di un grande istituto finanziario. Quindi, gli studenti hanno compilato misure di autoefficacia generale, locus of control e propensione al rischio, nonché una scala di narcisismo. I risultati indicano che gli studenti imprenditori ottengono punteggi significativamente più alti rispetto a tutti gli altri gruppi professionali su una misura del narcisismo. I risultati indicano anche che il narcisismo è correlato positivamente con l'autoefficacia generale, il locus of control e la propensione al rischio. Inoltre, il narcisismo gioca un ruolo significativo nello spiegare le intenzioni imprenditoriali, anche dopo aver controllato l'autoefficacia, il locus of control e la propensione al rischio. Nel complesso, questi risultati gettano nuova luce sui tratti della personalità sottostanti degli imprenditori e sulle intenzioni imprenditoriali e suggeriscono nuove direzioni nello studio del profilo della personalità degli imprenditori.

Conclusioni: Sebbene i nostri risultati sembrino indicare che il narcisismo è associato alle intenzioni di creare business, resta da verificare se questi risultati si applicheranno al successo aziendale. Proprio come il narcisismo era associato all'emergere del leader ma non all'efficacia del leader (Campbell et al., 2011), può anche essere associato all'avvio di un'impresa ma non al suo successo aziendale nel lungo periodo. In altre parole, sosteniamo che gli individui che ottengono un punteggio molto basso su un numero di tratti narcisistici come l'assunzione di rischi e l'eccessiva fiducia in se stessi potrebbero non avviare mai un'impresa, ma coloro che ottengono punteggi molto alti sugli stessi tratti potrebbero portare le loro attività a una perdita.
Cos'è il disturbo narcisistico di personalità (NPD)

Lo psicologo e docente di management Joel C. Carnevale scrive (vedi bibliografia 2020):

Ma ci sono altre spiegazioni sul motivo per cui gli individui decidono di avviare un'attività in proprio. Una recente area di studio, ad esempio, si è concentrata sul ruolo che i disturbi psicologici giocano nella decisione di intraprendere un'attività autonoma. Sebbene negli anni siano stati ipotizzati diversi disturbi psicologici, uno, in particolare, che è spesso considerato un potenziale contributo alla decisione di diventare un lavoratore autonomo è il disturbo narcisistico di personalità (NPD). Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-IV), il NPD costituisce “un modello pervasivo di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), bisogno di ammirazione e mancanza di empatia, che inizia dalla prima età adulta e presente in una varietà di contesti”. Mentre la ricerca suggerisce che il NPD può inibire la capacità degli individui di funzionare in modo ottimale sul lavoro, molte delle qualità ad esso associate possono, infatti, essere favorevoli a contesti di lavoro autonomo. Dopotutto, avviare un'attività in proprio richiede spesso una notevole fiducia, tolleranza per il rischio e la capacità di articolare una visione avvincente - qualità che gli individui altamente narcisistici tendono ad avere a palate. Interessati a comprendere il legame tra narcisismo e lavoro autonomo, io e i miei colleghi abbiamo condotto uno
studio - pubblicato di recente sul Journal of Business Research - che ha cercato di far luce sull'argomento.
Il punto è che, mentre possiamo facilmente pensare a molti imprenditori con tendenze narcisistiche che hanno avuto un enorme successo (ad esempio, Steve Jobs, Martha Stewart, Elon Musk), questi sono probabilmente l'eccezione piuttosto che la regola. I narcisisti, specialmente quelli che soffrono della sua espressione patologica, possiedono semplicemente troppe qualità negative che alla fine possono superare quelle positive.
Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-IV), il Disturbo narcisistico di personalità (NPD) costituisce “un modello pervasivo di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), bisogno di ammirazione e mancanza di empatia, che inizia dalla prima età adulta e presente in una varietà di contesti”
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I pilastri GEDI (Global Entrepreneurship Development Institute)

I 14 pilastri da misurare sono molti e complessi. Mentre manca una definizione largamente accettata di "imprenditorialità", c'è un accordo generale sul fatto che il concetto sia multidimensionale. Il GEDI definisce l'imprenditorialità (vedi bibliografia 2019) come "l'interazione dinamica e istituzionalmente radicata tra attitudini imprenditoriali, capacità imprenditoriali e aspirazioni imprenditoriali da parte degli individui, che guida l'allocazione delle risorse attraverso la creazione e la gestione di nuove iniziative". I 14 pilastri GEDI sono:


  1. Percezione di opportunità:
    Questo pilastro coglie la potenziale “percezione di opportunità” di una popolazione considerando lo stato dei diritti di proprietà e l'onere normativo che potrebbe limitare il reale sfruttamento dell'opportunità imprenditoriale riconosciuta. All'interno di questo pilastro c'è la variabile individuale, Opportunity Recognition, che misura la percentuale della popolazione che può individuare buone opportunità per avviare un'impresa nel territorio in cui vive. Tuttavia, il valore di queste opportunità dipende anche dalle dimensioni del mercato. La variabile istituzionale Libertà e Proprietà è costituita da due variabili minori: la libertà economica (Libertà Economica) e i diritti di proprietà (Diritti di Proprietà). Business Freedom – un sottoindice della variabile Index of Economic Freedom – è appropriato per catturare l'onere complessivo della regolamentazione, nonché l'efficienza normativa del governo nell'influenzare le startup e le imprese operative. "L'elemento dei diritti di proprietà è una valutazione della capacità degli individui di accumulare proprietà privata, garantita da leggi chiare che sono pienamente applicate dallo stato", o in altre parole, i diritti di proprietà applicati garantiscono che gli individui hanno il diritto di raccogliere i frutti della sfruttamento di opportunità di successo e nessuno confisca o ruba la loro proprietà o attività. Entrambe le componenti istituzionali sono vitali affinché gli individui diventino imprenditori e non dipendenti di un'altra azienda o dello stato.

  2. Competenze di avvio:
    Il lancio di un'impresa di successo richiede che il potenziale imprenditore abbia le necessarie competenze di avvio. La Skill Perception misura la percentuale della popolazione che ritiene di avere adeguate competenze di startup. La maggior parte delle persone nei paesi in via di sviluppo pensa di avere le competenze necessarie per avviare un'impresa, ma le loro competenze sono state generalmente acquisite attraverso tentativi ed errori sul posto di lavoro in attività commerciali relativamente semplici. Nei paesi sviluppati, la formazione, il funzionamento, la gestione, ecc. di imprese richiedono competenze acquisite attraverso l'istruzione e la formazione formali. Pertanto, l'istruzione, in particolare l'istruzione post-secondaria, svolge un ruolo fondamentale nell'insegnamento e nello sviluppo delle capacità imprenditoriali. Oggi ci sono 150 milioni di studenti iscritti a un qualche tipo di istruzione oltre il liceo, un aumento del 53% in meno di un decennio. Le persone di tutto il mondo vedono l'istruzione come una via per uscire dalla povertà.

  3. Accettazione del rischio:
    Tra i tratti imprenditoriali personali, la paura del fallimento è uno degli ostacoli più importanti per una startup. L'avversione per le imprese ad alto rischio può ritardare l'imprenditorialità nascente. La percezione del rischio è definita come la percentuale della popolazione che non crede che la paura di fallire gli impedirebbe di avviare un'impresa. Il rischio paese riflette il rischio di trasferimento e convertibilità di un paese e si ritiene strettamente correlato all'attività.

  4. Reti di relazione( networking):
    Il networking combina la conoscenza personale di un imprenditore con la sua capacità di connettersi con gli altri in un paese e nel mondo intero. Questa combinazione funge da proxy per il networking, che è anche un ingrediente importante per la creazione di imprese di successo e l'imprenditorialità. Gli imprenditori che dispongono di reti migliori hanno più successo, possono identificare opportunità più praticabili e possono accedere a maggiori e migliori risorse. Definiamo il potenziale di rete di base di un possibile imprenditore dalla percentuale della popolazione che conosce personalmente un imprenditore che ha avviato un'impresa entro due anni (Know Entrepreneurs). La variabile connettività ha due componenti: una che misura l'urbanizzazione (Urbanizzazione) del Paese e l'altra che misura la qualità dell'infrastruttura di trasporto (Infrastrutture).

  5. Sostegno culturale: Questo pilastro è una misura combinata di come gli abitanti di un paese vedono gli imprenditori in termini di status e scelta di carriera e di come il livello di corruzione in quel paese influenzi questa visione. Senza un forte supporto culturale, i migliori e i più brillanti non vogliono essere imprenditori responsabili e decidono di intraprendere una professione tradizionale. Lo status di carriera è la percentuale media della popolazione di età compresa tra 18 e 64 anni che afferma che l'imprenditorialità è una buona scelta di carriera e gode di uno status elevato. La variabile istituzionale associata misura il livello di corruzione. Alti livelli di corruzione possono minare lo status elevato e i percorsi di carriera costanti degli imprenditori legittimi.

  6. Avvio di opportunità: Questa è una misura delle startup da parte di persone motivate dall'opportunità ma che devono affrontare la burocrazia e il pagamento delle tasse. La motivazione di un imprenditore per avviare un'impresa è un importante segnale di qualità. Si ritiene che gli imprenditori di opportunità siano meglio preparati, abbiano competenze superiori e guadagnino più di quelli che chiamiamo imprenditori di necessità. La motivazione di opportunità è definita come la percentuale di attività imprenditoriali totali (TEA) avviate per sfruttare una buona opportunità, per aumentare il reddito o per raggiungere obiettivi personali, rispetto a quelle avviate da persone che non hanno altre opzioni per il lavoro. L'efficacia complessiva dei servizi della pubblica amministrazione è misurata dalla variabile Good Governance e il costo della governance è dal livello di tassazione complessiva (Taxation). La variabile è una combinazione di queste due componenti, la qualità del servizio pubblico e i costi.

  7. Assorbimento tecnologico: Nella moderna economia della conoscenza, le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) svolgono un ruolo cruciale nello sviluppo economico. Non tutti i settori offrono alle imprese le stesse possibilità di sopravvivenza e/o il loro potenziale di crescita. La variabile Livello tecnologico è una misura delle attività che si trovano nei settori tecnologici. La variabile istituzionale, Tech Absorption, è una misura della capacità di un paese di assorbimento tecnologico a livello aziendale, come riportato dal World Economic Forum. La diffusione delle nuove tecnologie, e la capacità di assorbirle, è vitale per le imprese innovative ad alto potenziale di crescita.

  8. Capitale umano: La prevalenza di capitale umano di alta qualità è di vitale importanza per le iniziative altamente innovative e che richiedono una forza lavoro istruita, esperta e sana per continuare a crescere. Una caratteristica importante di un'impresa con un alto potenziale di crescita è il livello di istruzione dell'imprenditore. La variabile Livello di Educazione coglie la qualità degli imprenditori; è opinione diffusa che gli imprenditori con titoli di studio superiori siano più capaci e disposti ad avviare e gestire imprese ad alta crescita. Le possibilità del mercato del lavoro e la capacità di assumere facilmente dipendenti di qualità hanno anche un impatto sullo sviluppo del business, sull'innovazione e sul potenziale di crescita. La variabile istituzionale Mercato del lavoro ha due componenti. La libertà del lavoro misura la libertà del lavoro dal punto di vista normativo e la formazione del personale è il livello di investimento di un paese nella formazione aziendale e nello sviluppo dei dipendenti. Ci si può aspettare che i forti investimenti nei dipendenti ripaghino e che la formazione aumenti la qualità dei dipendenti.

  9. Concorrenza: La concorrenza è una misura dell'unicità del prodotto o del mercato di un'impresa, combinata con il potere di mercato delle imprese e dei gruppi di imprese esistenti e l'efficacia della regolamentazione anti-monopolio. La variabile Concorrenti è definita come la percentuale di aziende TEA che hanno solo pochi concorrenti che offrono lo stesso prodotto o servizio. Tuttavia, l'ingresso nel mercato può essere impedito o reso più difficile se potenti gruppi di imprese stanno dominando il mercato. L'entità del dominio di mercato di alcuni gruppi di imprese è misurata dalla variabile Market Dominance, una variabile riportata dal World Economic Forum. L'efficacia degli organismi di regolamentazione (Regolamento) potrebbe anche influenzare il livello di concorrenza in un paese. La variabile istituzionale Concorrenza è la combinazione di Regolamentazione e dominanza del mercato.

  10. Innovazione di prodotto: I nuovi prodotti svolgono un ruolo cruciale nell'economia di tutti i paesi. Mentre un tempo i paesi erano la fonte della maggior parte dei nuovi prodotti, oggi i paesi in via di sviluppo producono prodotti che sono notevolmente più economici dei loro equivalenti occidentali. Nuovo prodotto è una misura del potenziale di un paese di generare nuovi prodotti e di adottare o imitare prodotti esistenti. Per quantificare il potenziale di innovazione di nuovi prodotti, sembra essere rilevante una variabile istituzionale relativa al trasferimento di tecnologia e innovazione. Il trasferimento di tecnologia è una misura complessa per stabilire se un ambiente aziendale consente l'applicazione di innovazioni per lo sviluppo di nuovi prodotti.

  11. Innovazione di processo: L'applicazione e/o la creazione di nuove tecnologie è un'altra caratteristica importante delle aziende con un elevato potenziale di crescita. La New Tech è definita come la percentuale di aziende la cui principale tecnologia sottostante ha meno di cinque anni. Tuttavia, la maggior parte delle imprese imprenditoriali non si limita ad applicare la nuova tecnologia, la crea. Il problema è simile alla variabile Nuovo prodotto: mentre molte aziende nei paesi in via di sviluppo possono applicare la tecnologia più recente, tendono ad acquistarla o copiarla. Una variabile istituzionale appropriata applicata qui è una misura complessa che combina ricerca e sviluppo (R&S), la qualità delle istituzioni scientifiche in un paese (Istituzioni scientifiche) e la disponibilità di scienziati e ingegneri (Disponibilità di scienziati). La spesa interna lorda per ricerca e sviluppo (GERD) è la percentuale di R&S del PIL come riportato dall'OCSE. Sebbene la ricerca e lo sviluppo da soli non garantiscano una crescita di successo, è chiaro che, senza un'attività di ricerca sistematica, lo sviluppo e l'implementazione di nuove tecnologie, e quindi la crescita futura, saranno inibiti. La variabile istituzionale Scienza combina insieme il potenziale di ricerca e sviluppo con l'infrastruttura scientifica fisica e il capitale umano orientato alla scienza.

  12. Crescita elevata: High Growth è una misura combinata della percentuale di aziende ad alta crescita che intendono impiegare almeno 10 persone e prevedono di crescere oltre il 50 percento in cinque anni (variabile Gazelle) con raffinatezza della strategia aziendale (variabile Business Strategy) e finanziamento di capitale di rischio possibilità (capitale di rischio). Si potrebbe sostenere che un difetto della variabile Gazelle è che la crescita non è un tasso effettivo ma previsto. Tuttavia, una misura della crescita attesa è in realtà una misura dell'aspirazione più appropriata di una misura della crescita realizzata. La strategia aziendale si riferisce alla "capacità delle aziende di perseguire strategie distintive, che implicano un posizionamento differenziato e mezzi innovativi di produzione e fornitura di servizi". High Growth combina un elevato potenziale di crescita con una strategia sofisticata e un finanziamento di capitale di rischio specifico per la crescita.

  13. Internazionalizzazione: Si ritiene che l'internazionalizzazione sia una delle principali determinanti della crescita. Esportare è un proxy ampiamente applicato per l'internazionalizzazione. L'esportazione richiede capacità superiori a quelle necessarie alle aziende che producono solo per i mercati nazionali. Tuttavia, anche la dimensione istituzionale è importante; l'apertura di un Paese all'imprenditoria internazionale, ovvero il potenziale di internazionalizzazione, può essere stimata dal suo grado di complessità”. La complessità di un'economia è legata alla molteplicità di conoscenze utili in essa racchiuse. Poiché gli individui sono limitati in ciò che sanno, l'unico modo in cui le società possono espandere la propria base di conoscenze è facilitare l'interazione degli individui in reti sempre più complesse al fine di realizzare prodotti. Possiamo misurare la complessità economica dal mix di questi prodotti che i paesi sono in grado di realizzare”. Il pilastro dell'internazionalizzazione è progettato per catturare il grado di internazionalizzazione degli imprenditori di un paese, misurato dal potenziale di esportazione delle imprese, controllando la misura in cui il paese è in grado di produrre prodotti complessi.

  14. Capitale di rischio: La disponibilità di finanziamenti di rischio, in particolare di capitale piuttosto che di debito, è un presupposto essenziale per soddisfare le aspirazioni imprenditoriali che vanno oltre le risorse finanziarie personali di un singolo imprenditore. Qui combiniamo due tipi di finanza, l'investimento informale (Investimento informale) e la profondità istituzionale del mercato dei capitali (DCM). L'investimento informale è definito come la percentuale di investitori informali nella popolazione di età compresa tra 18 e 64 anni, moltiplicata per la dimensione media degli investimenti degli individui nelle nuove imprese di altre persone. Mentre il tasso di investimento informale è elevato nelle economie guidate dai fattori, la quantità di investimenti informali è considerevolmente maggiore nei paesi guidati dall'efficienza e dall'innovazione; combinandoli bilancia questi due effetti. La nostra variabile istituzionale qui è DCM, uno dei sei sottoindici del Venture Capital and Private Equity Index. Questa variabile è una misura complessa delle dimensioni e della liquidità del mercato azionario, del livello di IPO, M&A e dell'attività del mercato del debito e del credito, che comprende sette aspetti del mercato del debito e dei capitali di un paese.


Fattori imprenditoriali trainanti nelle economie africane, asiatiche e centro-sudamericane
GEDI
Conclusioni (provvisorie): Gli imprenditori mettono in dubbio lo status quo. Essi vogliono cambiare il mondo in cui viviamo, e per questo creano nuovi prodotti e soluzioni
I "frame" sono strutture basilari della comprensione che danno un senso agli eventi, infatti non ci si può muovere in nessuna realtà se prima non la si comprende. Il framing è quello sforzo che ogni persona (anche un imprenditore) compie ogni volta che si trova in un nuovo contesto e consiste nel riconoscere "cosa sta accadendo in quel contesto". I frame hanno una natura euristica, cioè sono scorciatoie mentali che consentono di interpretare rapidamente nuove informazioni e situazioni, e per questo motivo essi appartengono al pensiero intuitivo (Sistema 1) e non fruiscono di elaborazione razionale (Sistema 2). Il concetto di "frame" venne introdotto dall'antropologo e filosofo Gregory Bateson nel 1972. Non vi è dubbio che gli imprenditori creano nella loro mente dei frame diversi rispetto a quelli del resto della popolazione. Secondo il filosofo e docente della Domuni Universitas Joseph Thomas Ekong sembra che il frame più importante sia il rifiuto dello "status quo", cioè la voglia di creare prodotti, servizi, soluzioni che modifichino lo stato in cui hanno trovato la società. Gli imprenditori sono persone che non hanno paura di correre dei rischi per presentare le loro visioni al mondo e lo fanno presentando le loro idee radicali con una retorica accesa. Oggi vi sono parecchi imprenditori di successo, in tutto il mondo, che incarnano questo modello, da Elon Musk a Steven Jobs, da Bill Gates a Larry Page, ecc, ma anche in India, Cina e nel resto del mondo. Un modello globale con il quale viene misurata l'imprenditorialità è quello del Global Entrepreneurship and Development Institute (GEDI), che è un'organizzazione per lo sviluppo di politiche con sede a Washington DC, dedicata all'espansione delle opportunità economiche per individui, comunità e nazioni. Essa raccoglie dati sugli atteggiamenti, le capacità e le aspirazioni imprenditoriali della popolazione locale e li confronta con le "infrastrutture" sociali ed economiche prevalenti. Questo processo crea 14 'pilastri' che GEDI utilizza per misurare la salute dell'ecosistema regionale, nazionale o internazionale.
per scaricare le conclusioni (in pdf):
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)

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Libri consigliati
a chi è interessato a capire il ruolo dell'imprenditore
Spesa annua pro capite in Italia per gioco d'azzardo 1.583 euro, per l'acquisto di libri 58,8 euro (fonte: l'Espresso 5/2/17)

Pagina aggiornata il 1 settembre 2020

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Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
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