Dalla società armonica all'Orgasmo quantico della coppia umana
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Il biologo cellulare Bruce Lipton scrive nel libro "L'effetto luna di miele" (pp.16-23): "Come biologo cellulare, ho trascorso molte ore felici studiando il comportamento e il destino delle cellule staminali in piattini di coltura di plastica. I trilioni di cellule all'interno dell'involucro di pelle di ogni corpo umano vivono molto più armoniosamente delle coppie in continua lotta e delle comunità umane dalla conflittualità dilagante. Questa é un'eccellente ragione per cui esse possono comunicarci preziose intuizioni: cinquanta trilioni di cellule senzienti, cinquanta trilioni di cittadini che convivono pacificamente in una comunità decisamente complessa. Ogni cellula ha un compito. Ogni cellula ha a disposizione un sistema sanitario, protezione e un'efficace economia (basata su uno scambio di molecole di ATP, unità energetiche che spesso i biologi chiamano "monete del regno"). In confronto, il compito dell'umanità, cercare di capire la logistica che permetta a sette (oggi otto) miseri miliardi di esseri umani di collaborare armonicamente, sembra semplice. E in confronto la comunità cooperativa umana, composta da cinquanta trilioni di cellule, il compito di ogni coppia, cercare di capire come "due" esseri umani possano comunicare e collaborare armonicamente, sembra una quisquilia (pur sapendo che a volte sembra la sfida più grande che abbiamo di fronte sulla Terra). Vi garantisco che gli organismi unicellulari, che sono stati le prime forme di vita su questo pianeta, hanno trascorso un tempo molto lungo, quasi tre miliardi di anni, a cercare di capire come stringere legami reciproci. Persino io non ci ho messo tutto quel tempo! E quando hanno cominciato a unirsi per creare forme di vita pluricellulari, inizialmente si sono organizzati come comunità senza legami tra loro, o "colonie" di organismi unicellulari. Ma il vantaggio evolutivo di vivere in una comunità (maggiore consapevolezza dell'ambiente e condivisione del carico di lavoro) presto ha condotto a organismi estremamente strutturati composti di milioni, miliardi e poi trilioni di singole cellule socialmente interattive. La dimensione di queste comunità pluricellulari va da quelle microscopiche a quelle facilmente visibili a occhio nudo: un batterio, un'ameba, una formica, un cane, un essere umano e via dicendo. Sì, nemmeno i batteri vivono da soli, ma formano comunità sparse che si mantengono in continua comunicazione attraverso segnali chimici e virus. Una volta escogitato un modo per collaborare al fine di creare organismi di ogni forma e dimensione, anche gli organismi pluricellulari appena sviluppatisi iniziarono a loro volta ad assemblarsi in comunità. Sul livello macroscopico, ad esempio, il pioppo tremulo (populus tremuloides) forma un superorganismo composto da ampie distese di alberi geneticamente identici collegati da un singolo sistema radicale sotterraneo. (vedere pagina rizomi quantistici)
Il più grande pioppo tremulo completamente interconnesso di cui si sia a conoscenza è un boschetto di 106 acri [ca 43ettari] nello Utah chiamato Pando, che secondo gli esperti sarebbe il più grande organismo al mondo.
La natura sociale delle società armoniose composte da una pluralità di organismi può fornire intuizioni fondamentali direttamente applicabili alla civiltà umana. Un grande esempio è dato da una formica che, alla stessa stregua di un essere umano, è un organismo sociale pluricellulare: se allontanate una formica dalla sua comunità, morirà. Infatti una singola formica in realtà è un sub-organismo; il vero e proprio organismo è effettivamente rappresentato dalla colonia delle formiche. [...] L'impulso naturale a formare comunità è anche facilmente osservabile nei mammiferi come i cavalli. puledri sfrenati corrono dappertutto e irritano i loro genitori proprio come riescono a fare i bambini. Per metterli in riga, i loro genitori morsicano i piccoli come forma di rinforzo negativo. Se quei piccoli morsi non funzionano, i genitori passano alla punizione più efficace di tutte: obbligano il puledro che si comporta male ad allontanarsi dal gruppo e non gli permettono di ritornare nella comunità. Questa si dimostra la punizione peggiore anche per il puledro più vivace e meno controllabile, che farà qualunque cosa rientri nella sua capacità di comportamento per rientrare nella comunità. Per gli esseri umani, unirsi in coppie (i biologi lo chiamano 'pair coupling' o 'pair bonding') è qualcosa di più che fare sesso per riprodursi. In una conferenza intitolata 'The Uniqueness of Humans' il neurobiologo e primatologo Robert Sapolsky spiega quanto unici siano gli esseri umani sotto questo aspetto: "Talvolta, tuttavia, la sfida sta nel fatto che abbiamo a che fare con qualcosa in cui siamo semplicemente unici: non esiste alcun precedente nel mondo animale. Lasciate che vi fornisca un esempio. Un esempio sconvolgente. Bene. Prendiamo una coppia. I due arrivano a casa a fine giornata. Parlano. Fanno la cena. Parlano. Vanno a letto. Fanno sesso. Parlano ancora un po'. Si addormentano. Il giorno seguente fanno la stessa identica cosa. Tornano dal lavoro. Parlano. Vanno a letto. Fanno sesso, Parlano. Si addormentano. Lo fanno per trenta giorni di fila. A una giraffa questo provocherebbe repulsione. Quasi nessuno nel mondo esterno fa sesso senza scopo di riproduzione un giorno dopo l'altro, e nessuno ne parla dopo averlo fatto". Per gli esseri umani il sesso ai fini della riproduzione è cruciale finché una popolazione non si stabilizza. Quando le popolazioni umane raggiungono uno stato di equilibrio e sicurezza, il sesso ai fini della riproduzione cessa. Forse se più persone comprendessero che negli organismi superiori l'accoppiamento non ha soltanto a che fare con l'impulso a riprodursi ma è anche fondamentale per la creazione di legami, ci sarebbero meno pregiudizi contro l'omosessualità. Infatti nel regno animale l'omosessualità è naturale e comune. La varietà e l'ubiquità del comportamento sessuale tra partner dello stesso sesso negli animali è impressionante; molte migliaia di casi di corteggiamento, legami di coppia e copulazione all'interno dello stesso sesso sono stati osservati in un ampio ventaglio di specie, tra cui mammiferi, uccelli, rettili, anfibi, insetti, molluschi e nematodi.
L’eccitazione e l’estasi erotica sono considerati nella via tantrica il canale più rapido e naturale per accedere a livelli più alti di energia, sperimentando un “assaggio” di quello stato di beatitudine permanente a cui possiamo giungere da vivi e godendo pienamente dei piaceri della vita. I maestri tantrici hanno sempre detto che è possibile risvegliare la nostra natura di energia divina universale individuando ed eliminando gli strati di impurità che la velano e limitano. Procedendo in questa liberazione progressiva si compiono dei veri e propri balzi energetici, o salti quantici, che incrementano in modo repentino la consapevolezza, il benessere e la vitalità. Quando si parla di energia vitale dell’uomo si intende espressamente l’energia sessuale. Non a caso la sessualità consapevole è così importante in un percorso tantrico e portare consapevolezza nella vita erotica significa potenziare l’esperienza sessuale, portandola all’orgasmo quantico.
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COS'E' UN ORGASMO:
Punti di riflessione
E' in questa grande complessità di reti sovrapposte, microscopiche e macroscopiche, reali e virtuali, che si trova la nostra grande sfida. C'è bisogno di molta attenzione per non perdersi e gestire attivamente la concentrazione, il tempo e l'energia. (Laura Lio p.14 di Rizoma Un laboratorio transdisciplinare)
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L'arte ha il diritto di non essere 'produttiva', ha bisogno di errare, nel duplice senso di viaggiare per conoscere e di essere libera di sbagliare deviando dalle strade già battute, anche smarrendosi. (Nera Prota p.8)
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Il pensiero rizomatico deriva dalla convinzione che la vita non ha più bisogno di una forma di riempimento dall’alto, in quanto è abitata da singolarità ed eventi molteplici. (Deleuze e Guattari)
Sviluppo delle società umane
Il biologo cellulare Bruce Lipton scrive nel libro "L'effetto luna di miele" (pp.16-23): "Come biologo cellulare, ho trascorso molte ore felici studiando il comportamento e il destino delle cellule staminali in piattini di coltura di plastica. I trilioni di cellule all'interno dell'involucro di pelle di ogni corpo umano vivono molto più armoniosamente delle coppie in continua lotta e delle comunità umane dalla conflittualità dilagante. Questa é un'eccellente ragione per cui esse possono comunicarci preziose intuizioni: cinquanta trilioni di cellule senzienti, cinquanta trilioni di cittadini che convivono pacificamente in una comunità decisamente complessa. Ogni cellula ha un compito. Ogni cellula ha a disposizione un sistema sanitario, protezione e un'efficace economia (basata su uno scambio di molecole di ATP, unità energetiche che spesso i biologi chiamano "monete del regno"). In confronto, il compito dell'umanità, cercare di capire la logistica che permetta a sette (oggi otto) miseri miliardi di esseri umani di collaborare armonicamente, sembra semplice. E in confronto la comunità cooperativa umana, composta da cinquanta trilioni di cellule, il compito di ogni coppia, cercare di capire come "due" esseri umani possano comunicare e collaborare armonicamente, sembra una quisquilia (pur sapendo che a volte sembra la sfida più grande che abbiamo di fronte sulla Terra). Vi garantisco che gli organismi unicellulari, che sono stati le prime forme di vita su questo pianeta, hanno trascorso un tempo molto lungo, quasi tre miliardi di anni, a cercare di capire come stringere legami reciproci. Persino io non ci ho messo tutto quel tempo! E quando hanno cominciato a unirsi per creare forme di vita pluricellulari, inizialmente si sono organizzati come comunità senza legami tra loro, o "colonie" di organismi unicellulari. Ma il vantaggio evolutivo di vivere in una comunità (maggiore consapevolezza dell'ambiente e condivisione del carico di lavoro) presto ha condotto a organismi estremamente strutturati composti di milioni, miliardi e poi trilioni di singole cellule socialmente interattive.
Le comunità pluricellulari
La dimensione di queste comunità pluricellulari va da quelle microscopiche a quelle facilmente visibili a occhio nudo: un batterio, un'ameba, una formica, un cane, un essere umano e via dicendo. Sì, nemmeno i batteri vivono da soli, ma formano comunità sparse che si mantengono in continua comunicazione attraverso segnali chimici e virus. Una volta escogitato un modo per collaborare al fine di creare organismi di ogni forma e dimensione, anche gli organismi pluricellulari appena sviluppatisi iniziarono a loro volta ad assemblarsi in comunità. Sul lello macroscopico, ad esempio, il pioppo tremulo (populus tremuloides) forma un superorganismo composto da ampie distese di alberi geneticamente identici collegati da un singolo sistema radicale sotterraneo. (vedere pagina rizomi quantistici)
Il più grande pioppo tremulo completamente interconnesso di cui si sia a conoscenza è un boschetto di 106 acri [ca 43ettari] nello Utah chiamato Pando, che secondo gli esperti sarebbe il più grande organismo al mondo. La natura sociale delle società armoniose composte da una pluralità di organismi può fornire intuizioni fondamentali direttamente applicabili alla civiltà umana. Un grande esempio è dato da una formica che, alla stessa stregua di un essere umano, è un organismo sociale pluricellulare: se allontanate una formica dalla sua comunità, morirà. Infatti una singola formica in realtà è un sub-organismo; il vero e proprio organismo è effettivamente rappresentato dalla colonia delle formiche. [...]
I mammiferi
L'impulso naturale a formare comunità è anche facilmente osservabile nei mammiferi come i cavalli. Puledri sfrenati corrono dappertutto e irritano i loro genitori proprio come riescono a fare i bambini. Per metterli in riga, i loro genitori morsicano i piccoli come forma di rinforzo negativo. Se quei piccoli morsi non funzionano, i genitori passano alla punizione più efficace di tutte: obbligano il puledro che si comporta male ad allontanarsi dal gruppo e non gli permettono di ritornare nella comunità. Questa si dimostra la punizione peggiore anche per il puledro più vivace e meno controllabile, che farà qualunque cosa rientri nella sua capacità di comportamento per rientrare nella comunità.
Le coppie umane
Per gli esseri umani, unirsi in coppie (i biologi lo chiamano 'pair coupling' o 'pair bonding') è qualcosa di più che fare sesso per riprodursi. In una conferenza intitolata 'The Uniqueness of Humans' il neurobiologo e primatologo Robert Sapolsky spiega quanto unici siano gli esseri umani sotto questo aspetto: "Talvolta, tuttavia, la sfida sta nel fatto che abbiamo a che fare con qualcosa in cui siamo semplicemente unici: non esiste alcun precedente nel mondo animale. Lasciate che vi fornisca un esempio. Un esempio sconvolgente. Bene. Prendiamo una coppia. I due arrivano a casa a fine giornata. Parlano. Fanno la cena. Parlano. Vanno a letto. Fanno sesso. Parlano ancora un po'. Si addormentano. Il giorno seguente fanno la stessa identica cosa. Tornano dal lavoro. Parlano. Vanno a letto. Fanno sesso, Parlano. Si addormentano. Lo fanno per trenta giorni di fila. A una giraffa questo provocherebbe repulsione. Quasi nessuno nel mondo esterno fa sesso senza scopo di riproduzione un giorno dopo l'altro, e nessuno ne parla dopo averlo fatto". Per gli esseri umani il sesso ai fini della riproduzione è cruciale finché una popolazione non si stabilizza. Quando le popolazioni umane raggiungono uno stato di equilibrio e sicurezza, il sesso ai fini della riproduzione cessa.
Il comportamento sessuale negli animali e negli umani
Forse se più persone comprendessero che negli organismi superiori l'accoppiamento non ha soltanto a che fare con l'impulso a riprodursi ma è anche fondamentale per la creazione di legami, ci sarebbero meno pregiudizi contro l'omosessualità. Infatti nel regno animale l'omosessualità è naturale e comune. La varietà e l'ubiquità del comportamento sessuale tra partner dello stesso sesso negli animali è impressionante; molte migliaia di casi di corteggiamento, legami di coppia e copulazione all'interno dello stesso sesso sono stati osservati in un ampio ventaglio di specie, tra cui mammiferi, uccelli, rettili, anfibi, insetti, molluschi e nematodi. Finché non impareremo a unirci in coppia con successo come potremo seguire l'esempio delle cellule per creare comunità cooperative più vaste? Finché non impareremo ad accoppiarci meglio, lo stadio successivo della nostra evoluzione, in cui gli esseri umani si uniscono per formare il superorganismo più grande chiamato umanità è bloccato. Se riescono a farlo le formiche, possiamo farlo anche noi umani!
La buona notizia è che la storia dell'evoluzione non è soltanto ina storia di sopravvivenza di comunità cooperative, ma anche una storia di modelli ripetitivi che possono essere compresi per mezzo della geometria, la matematica della collocazione della struttura nello spazio. Gli umani non hanno creato la geometria: l'hanno derivata dallo studio della struttura dell'Universo perché fornisce un modo per comprendere l'organizzazione della Natura. Come ha scritto Platone: "La geometria esisteva già prima della creazione". I modelli ripetitivi della nuova geometria, la geometria frattale rivelano una sorprendente intuizione sulla natura della struttura dell'Universo. Anche se abbiamo quella sensazione sulla bocca dello stomaco di trovarci in un punto di crisi, la geometria frattale chiarisce, come spiegherò più avanti, che il pianeta ha già attraversato momenti di grande difficoltà in precedenza. Quando le equazioni frattali vengono ripetutamente risolte per più di un milione di volte (calcoli resi possibili dall'avvento di potenti computer), emergono degli schemi geometrici visuali. Risulta che una caratteristica intrinseca della geometria frattale è la creazione di modelli "autosimilari" che si ripetono continuamente, inseriti gli uni negli altri. La tradizionale bambola russa matrioska fornisce un'ottima immagine per comprendere i modelli frattali. Simbolo di maternità e fertilità, di fatto òa bambola è una serie di bambole di legno sempre più piccole inserite l'una dentro l'altra
L’eccitazione e l’estasi erotica sono considerati nella via tantrica il canale più rapido e naturale per accedere a livelli più alti di energia, sperimentando un “assaggio” di quello stato di beatitudine permanente a cui possiamo giungere da vivi e godendo pienamente dei piaceri della vita. I maestri tantrici hanno sempre detto che è possibile risvegliare la nostra natura di energia divina universale individuando ed eliminando gli strati di impurità che la velano e limitano. Procedendo in questa liberazione progressiva si compiono dei veri e propri balzi energetici, o salti quantici, che incrementano in modo repentino la consapevolezza, il benessere e la vitalità. Quando si parla di energia vitale dell’uomo si intende espressamente l’energia sessuale. Non a caso la sessualità consapevole è così importante in un percorso tantrico e portare consapevolezza nella vita erotica significa potenziare l’esperienza sessuale, portandola all’orgasmo quantico.
L'orgasmo in una coppia umana
Per quanto oggetto di studio e approfondimento, sia in ambito scientifico che in ambito tantrico, Il piacere sessuale è e resta qualcosa di non del tutto compreso e molto variabile da individuo a individuo. Questo perché coinvolge una serie di soggettività irripetibili, quali il vissuto personale, la fisicità, le emozioni e le specifiche energie vitali. Il primo mito da sfatare, o, se volete, la prima impurità - sovrastruttura di cui liberarsi, è proprio l’aspettativa che definisce “come deve essere” un “buon orgasmo”. Non esiste alcun modello di estasi ottimale universale, così come non esiste alcun rapporto sessuale tecnicamente perfetto a cui fare riferimento. Urla, contorcimenti, morsi, sobbalzi o altro, che nel nostro immaginario indicano un “buon orgasmo”, così come posizioni, acrobazie e contorsioni che, allo stesso modo, definiscono un “buon sesso”... sono tutti elementi la cui mancanza o difformità con l’esperienza individuale indica solo che l’idea che ne avevamo era sbagliata. Il piacere è personale: come si prova, come si manifesta, come “arriva” sono questioni soggettive e legate solo al proprio gusto e alla propria specificità. Sono anche crollate e stanno continuando a cadere, le poche certezze che la scienza credeva di avere in proposito, come ad esempio che le contrazioni uterine del culmine del piacere femminile servissero a “risucchiare” lo sperma, o che eiaculazione e orgasmo maschile fossero sinonimi o ancora che solo la stimolazione del clitoride potesse condurre all’estasi. Ogni tanto si scopre qualcosa che ci dimostra che quanto se ne sapeva era errato. L’orgasmo è un po’ come il tantra: difficile da definire, schematizzare e circoscrivere.
Tuttavia è possibile inquadrarne a grandi linee dei punti di riferimento convenzionali, utili per comprendere perché alcuni fattori limitanti possano spegnerlo del tutto o in parte. L’orgasmo è un complesso di reazioni muscolari e neurali che corrisponde al culmine dell’eccitazione sessuale, accompagnato da una sensazione di intenso piacere, a cui ne segue una di benessere e tranquillità, dovuta al rilascio delle endorfine. Sul piano corporeo, nella donna avvengono una serie di contrazioni dell’utero (di tipo espulsivo, cioè da dentro verso fuori), dei muscoli del pavimento pelvico, della vagina e dell’ano. Nell’uomo le contrazioni interessano dapprima gli epididimi deferenti, le vescicole seminali e la prostata, che riversano il loro contenuto nel bulbo dell’uretra, quindi investono i muscoli del pene, i perineali e quelli dell’ano, per provocare l’eiaculazione. Orgasmo maschile ed eiaculazione non sono la stessa cosa e non è neanche accertato che tra i due eventi vi sia un nesso causa-effetto, anche se solitamente si verificano insieme.
L'onda orgasmica
Il ciclo di risposta sessuale, chiamato anche onda orgasmica, come ogni aspetto della vita sessuale, è estremamente soggettivo: varia molto da persona a persona. Semplificando e generalizzando si considera composto da quattro fasi contigue: Eccitamento, Carica, Plateau/Orgasmo e Risoluzione, a cui, secondo alcuni autori, se ne aggiunge una quinta: il grado di soddisfazione. La fase iniziale e quella di carica dell’eccitazione, sono legate sia all’immaginazione che alla sensorialità. Ci si predispone all’eccitazione ancor prima che inizi la stimolazione fisica. Si tratta di un momento morbido, caratterizzato da lentezza, dall’accarezzarsi, baciarsi, toccarsi. Tutto il corpo attiva il desiderio erotico e si prepara alla sua realizzazione. È la parte più sensuale della curva, la più “femminile” da un punto di vista energetico. La presenza di rigidità muscolari, che intorpidiscono i sensi, diminuisce la percezione di questi stimoli. Sentendo di meno, l’eccitazione conseguente sarà più debole. Anche i blocchi emotivi, come la paura del lasciarsi andare, distogliendo l’attenzione dal momento, depotenziano l’avvio del desiderio. Gli estremi dei possibili disturbi in questa fase della risposta sessuale sono rappresentati dalla mancanza o perdita di erezione maschile e dalla frigidità femminile. La fase successiva, quella di Plateau/Orgasmo, è più motoria e propriamente sessuale ed energeticamente “maschile”. La carica eccitatoria continua a salire fino a culminare con le convulsioni orgastiche. Anche in questo caso, avere i sensi intorpiditi da rigidità localizzate o soffrire di blocchi emotivi che distolgono l’attenzione dall’interno e la proiettano altrove, magari su meccanismi di ansia e paura, depotenziano l’intensità del piacere percepito o possono inibirlo del tutto.
Dopo l’orgasmo si ha una rapida scarica della tensione sessuale, con sensazione di benessere e appagamento, e un progressivo ripristino delle condizioni iniziali.
Senza eccitazione non c’è orgasmo. Dal punto di vista strettamente fisico, l’eccitazione, i cui fenomeni più visibili sono l’erezione del pene e la lubrificazione vaginale, consiste in una complessa attivazione del sistema endocrino, vascolare e muscolare, che inturgidisce e rigonfia i seni, aumenta le dimensioni della vagina e dell’utero, fa allungare e arretrare il clitoride, eleva, contrae e ingrandisce i testicoli e solleva lo scroto. Il tutto accompagnato da arrossamento e sensibilizzazione nelle zone genitali e non solo. Il cervello attiva inoltre tutti i ricettori dedicati all’elaborazione del senso del tatto, per potenziare la percezione degli stimoli e del piacere.
Pur essendo un evento molto corporeo, l’estasi erotica, come l’eccitazione, ha inizio con uno specifico comando del cervello. È questo un dato molto importante che la scienza medica ha rilevato e sul quale non si riflette a sufficienza.
In proposito ci sono nuovi sviluppi scientifici, che ci informano di come in prossimità dell’orgasmo si attivino anche il sistema limbico (responsabile dell’elaborazione della memoria e delle emozioni), l’ipotalamo (legato al controllo involontario del corpo), la corteccia prefrontale (implicata nel giudizio e nella capacità di risolvere problemi), la corteccia insulare e la corteccia cingolata anteriore (responsabili dell’inibizione del dolore); nel momento del culmine del piacere i sistemi primari del cervello che si accendono sono più di trenta, e il dato è identico sia per gli uomini che per le donne, come per entrambi diminuisce l’attività dell’amigdala, che è l’area responsabile della percezione della paura. Questo aspetto è da tenere a mente, perché tornerà spesso: nel momento del culmine del piacere, la paura viene frenata.
Il potere della mente, in fatto di sesso, è talmente forte che l’ordine per l’orgasmo può partire dal cervello anche in totale assenza di qualsiasi stimolazione fisica, sia durante il sonno, che con una vivida immaginazione.
Due deduzioni
La prima e importante deduzione è che qualsiasi tecnica o arte amatoria passa in secondo piano rispetto all’atteggiamento mentale/emotivo nei confronti del sesso e ai pensieri ed emozioni che emergono nel corso dell’eccitazione e dell’attività erotica. La seconda deduzione, non meno rilevante della prima, è che molti problemi legati al piacere sessuale nascono sul piano mentale ed emotivo.
Non sono state dimostrate da un punto di vista medico delle vie nervose specifiche per l’orgasmo, né dei ricettori concentrati negli organi genitali, con la sola eccezione del clitoride, di cui abbiamo ancora compreso poco, ma che si teorizza sia un organo interamente dedicato al piacere e che non abbia altre funzioni.
La scienza attualmente ipotizza che l’estasi sessuale sia generata da come il nostro cervello interpreta i segnali e le stimolazioni che provengono da tutto il corpo, o che sta fantasticando di vivere con l’immaginazione, arricchendoli con una forte componente emotiva. La sola stimolazione fisica, quindi, priva delle emozioni e della fantasia, non solo non fornisce alcuna “garanzia” di “raggiungere” l’orgasmo, ma, anche nel caso in cui l’acme del piacere si verifichi, ne determina uno depotenziato.
Per provare piacere al massimo delle nostre possibilità, il nostro corpo deve essere in grado di percepire i segnali e le stimolazioni fisiche al meglio delle nostre personali capacità sensoriali e il nostro cervello deve fornire a questi dati sia la giusta elaborazione che una componente emotiva intensa.
Questo perché non è solo lo stimolo fisico a creare il piacere, ma è la combinazione fra il segnale corporeo e l’interpretazione che il cervello ne effettua. Più intenso è il coinvolgimento emotivo, più sensibile è il corpo, e maggiore sarà il piacere percepito durante il rapporto sessuale.
Ecco che la mente e le emozioni entrano pesantemente nel gioco, insieme alla sensibilità corporea. La paura di perdere il controllo, la sfiducia in sé o nel partner, la scarsa confidenza con il proprio corpo e alcune convinzioni culturali, morali e religiose sono esempi di fattori mentali ed emotivi che possono rivelarsi determinanti per un piacere sessuale meno intenso o non soddisfacente.
Se l’ordine di eccitarsi e poi di provare l’orgasmo parte dal cervello, le percezioni che fanno scattare quel comando provengono dal corpo e sono tanto più intense quanto più è forte la carica emotiva associata alle sensazioni. Dunque la sensibilità corporea e il contatto con le proprie emozioni sono di fondamentale importanza per vivere una sessualità appagante al meglio del proprio potenziale. Ecco perché in questo libro parleremo molto sia della mente e delle emozioni che del corpo.
Come abbiamo affermato in precedenza, non esistono modelli ideali di rapporto sessuale e orgasmo a cui adeguarci o con i quali paragonare le nostre esperienze individuali, perché sia il piacere che l’estasi sono estremamente personali e variabili; tuttavia, dopo aver analizzato, anche sommariamente, cos’è e come funziona l’eccitazione, abbiamo già capito che esistono fattori corporei ed emotivi che giocano un ruolo importante. Fattori che possono aumentare o diminuire l’intensità della nostra esperienza.
Le domande da porsi non sono: sto avendo dei buoni orgasmi? Sto facendo del buon sesso? Ma diventano: i miei orgasmi e i miei rapporti sessuali sono al massimo delle mie possibilità personali?
E sono quesiti a cui è possibile trovare una risposta, continuando a scoprire come funziona l’eccitazione e poi iniziando a osservarci e “sentirci” davvero.
Nella nostra modalità di intervento, per permettere ai nostri partecipanti di ampliare il piacere durante l’orgasmo, proponiamo una serie di esperienze pratiche che tendono a sciogliere i blocchi emotivi e quelli corporei, favoriamo il radicamento a terra, stimoliamo la sintonia tra movimento, suono e respiro, elementi che amplificano le sensazioni, il piacere, il senso di presenza e la vitalità corporea.
Stimoliamo il riconoscimento di comportamenti disfunzionali per il piacere, proponendo atteggiamenti pratici e concreti correttivi, da mettere in atto da subito, in sintonia col nostro metodo pragmatico e concreto, che fornisce benefici immediati, se applicato correttamente e con dedizione.
Questo approccio orientato al piacere orgasmico col tempo diventa un nuovo atteggiamento personale, che si radica e sostituisce il vecchio schema disfunzionale, e pian piano ogni area della nostra vita prende colore, luce, gioia, pienezza, fino a creare un legame costante tra atti amorosi, intensi e soddisfacenti, e situazioni di vita quotidiana altrettanto pieni, intensi e in sintonia col nostro modo di essere e di sentire, riducendo adattamenti inconsci e situazioni indesiderate, per dare spazio a tutto ciò che arricchisce, motiva, rilassa e appaga.
Le fasi orgasmiche
Come si raggiunge un vero orgasmo
I Sex Toys sono importanti, secondo xy, che ne indica alcuni riportati nel seguito:
Conclusioni (provvisorie): L'idea che la formazione delle idee, cioè il pensiero umano, possa fare a meno della tradizionale struttura ad albero e procedere liberamente, si avvale della antica metafora del rizoma, che procede a sviluppare connessioni laterali e alternative, non provenienti da un centro
Come si è evoluto il pensiero umano? Sappiamo che il pensiero è prevalentemente inconscio, il pensiero razionale si è sviluppato successivamente per rispondere alle esigenze dell'ambiente. La capacità inferenziale inconscia, in tempi molto antichi non databili, ha prodotto l'abduzione, invece quella conscia ha prodotto con Aristotele, nel IV secolo a.C., induzione e deduzione. L'essere umano continua però ad usare inconsciamente l'abduzione, che, non a caso, è definita come "l'inferenza quotidiana" perché la usiamo varie volte al giorno (costituisce più del 99% della nostra attività di pensiero), per "ragionare" e per esprimere le nostre opinioni nel corso di una conversazione: essa è semplice, immediata, frugale e raramente sbagliata. Quasi tutta la vita umana si basa, ancora oggi sull'abduzione. Invece la capacità di pensiero umano è stata ereditata dalle piante, appartiene alla branca rizomatica che costituisce quasi una legge universale che si estende all'evoluzione dell'intero universo. Di questa scrive la scenografa Nera Prota nell'introdurre un laboratorio transdisciplinare sui rizomi nel 2022: "Nel paesaggio delle discipline vi sono immensi alberi a fusto largo, alti e con tante diramazioni che continuano a suddividersi fino alle foglie e ai frutti della conoscenza. Nella penombra di questa boscaglia vivono piante selvatiche, funghi, licheni con la terra e il suo humus. Sotto si ramificano le radici e intorno ad esse, spesso invisibili, si intrecciano i filamenti dei bulbi dando vita ad un universo rizomatico che silenziosamente invade tutto il perimetro del bosco. E' l'immagine che apre ai 'Mille piani' di Gilles Deleuze e Félix Guattari a sollecitare l'idea che essere rizomorfo vuol dire produrre steli e filamenti che sembrano radici, o meglio ancora si connettono con esse, penetrano nel tronco, a rischio di servirsene per nuovi strani usi. Siamo stanchi dell'albero. Lì sotto vi sono collegamenti tra le discipline, domande di ricerca, spunti per le interconnessioni, la complessità delle idee. Sotto la terra umida del bosco, questa fitta rete di terminazioni può mettere in dialogo le discipline tra di esse ed è lì che abbiamo operato in questo laboratorio sperimentale." L'artista filmmaker Stefania Carbonara scrive: "La caratteristica del rizoma che ha portato ad utilizzarlo metaforicamente per concetti filosofici, sociali e culturali è proprio questa sua capacità di sviluppare autonomamente delle nuove piante in condizioni talvolta difficoltose. Il rizoma visto metaforicamente è un anti-radice, un anti-albero, che collega un punto qualsiasi ad un altro, ciascuno dei suoi tratti non rimanda obbligatoriamente a tratti dello stesso genere. A differenza del paradigma ad albero, il rizoma non si riconduce né all’uno né al molteplice. Nel sistema ad albero vi è un centro stabile e un ordine preordinato di significati disposti in modo lineare. Il rizoma è invece un sistema senza centro, non gerarchico, decentrato, reticolare e non sequenziale; e delinea una modalità di pensare la superficie in maniera alternativa rispetto alla metafisica del fondo. Il rizoma si è rilevato un sistema adatto per definire gli spazi connettivi della rete Internet proprio per questa sua struttura reticolare. Questo costituisce la possibilità di fuga in una struttura arboriforme. Se il sistema ad albero impone la metafisica e il verbo essere, alla base delle tipologie di pensiero occidentale, il rizoma ha come tessuto connettivo la congiunzione molteplice: “e…e…e”. [questa è proprio la caratteristica fondamentale della fisica quantistica] È quindi usato per esprimere la complessità di un fenomeno e per unire dei concetti anche molto lontani, ma tali per cui noi possiamo trovarci delle relazioni logiche. Questi concetti vengono trattati nel libro Millepiani, pubblicato nel 1980, da Deleuze e Guattari. È il secondo dei due volumi L’anti-edipo e Capitalismo e schizofrenia. I piani teorici dei due francesi proiettano l’uomo in una realtà virtuale, dove la fuga dal dualismo risiede nella linea tra due o più termini e non da-a. L’obiettivo del rizoma è la teoria della molteplicità, dove le nozioni sono sparse in una rete capace di raggiungere possibili mutazioni. L’opinione dei due pensatori francesi, è una visione completamente vitalistica e liberatoria. Introducendo la figura del rizoma, i due autori delineano una modalità di pensiero che si pone alternativamente rispetto alla metafisica classica. Partendo dalla critica di Nietzsche sulla Morte di Dio, essi scartano la credibilità della verticalità trascendentale che reintroduce un Dio come autore del pensare, ma approvano una immanenza assoluta che rappresenta la vita come un corpo pieno. Questo pensiero deriva dalla convinzione che la vita non ha più bisogno di una forma di riempimento dall’alto, in quanto è abitata da singolarità ed eventi molteplici, esclude dunque una visione al di fuori della filosofia ed è inoltre una visione moderna molto aperta." Wikipedia definisce così il pensiero (al 26/2/2026): "Il pensiero è l'attività della mente, un processo che si esplica nella formazione delle idee, dei concetti, della coscienza, dell'immaginazione, dei desideri, della critica, del giudizio, e di ogni raffigurazione del mondo; può essere sia conscio che inconscio."
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La razionalità richiede impegno personale!
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Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)
- Vincenzo De Blasi (2017), Il pensiero: teoria e clinica
- Lumsa (2010), Che cos'è la teoria della mente
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Spesa annua pro capite in Italia per gioco d'azzardo 1.583 euro, per l'acquisto di libri 58,8 euro (fonte: l'Espresso 5/2/17)
Pagina aggiornata il 4 Marzo 2026