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Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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Epigenetica: quando le parole curano come i farmaci
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Il neurofisiologo Fabrizio Benedetti ha messo in rilievo, nel suo libro "La speranza è un farmaco", l'importanza delle parole nell'influenzare (positivamente o negativamente) la mente di un malato mediante la produzione di sostanze, stimolata dall'effetto delle parole nel cervello del malato. Le sostanze sono prevalentemente neurotrasmettitori, ma anche endocannabinoidi, che controllano dolore, cuore, respirazione e sistema immunitario. Egli scrive: "Le parole e la speranza acquistano un significato diverso rispetto al passato. Le parole possono guarire. Ma le parole possono anche uccidere. E tutto ciò avviene con effetti, meccanismi e azioni simili ai farmaci. La scienza oggi descrive così la speranza, cioè come un'entità concreta che ha il potere e la forza di modificare il cervello e l'intero organismo". L'importanza delle parole che ascoltiamo nel nostro ambiente e della psiche che le riceve viene confermata dall'epigenetica, cioè da quella nuova scienza che studia l'epigenoma, cioè l'insieme dei fenomeni che modificano il DNA senza intaccarne la sequenza, ma regolandone l'espressione.
Le parole che non bisogna dire
Fabrizio Benedetti spiega la differenza tra parole che guariscono e parole che uccidono, con quest'esempio (p.42):

L'aspetto comunicativo più importante è focalizzare l'attenzione del malato su ciò che è positivo e sul futuro costruttivo. Per esempio, invece di dire "Sono necessari ulteriori accertamenti da fare subito, altrimenti il tumore può metastatizzare", è meglio dire: "Ottimo, lei è fortunata. Abbiamo preso il tumore nella fase iniziale, così possiamo fare ulteriori accertamenti per sconfiggerlo". Le parole sono scruciali e il paziente le percepisce con una sensibilità che spesso il medico non comprende.
benigno o maligno
Dal DNA dell'individuo alla sua espressione fisica creata dall'ambiente: ovvero dal genotipo al fenotipo
La variabilità della metilazione del genoma, infatti, è funzione delle condizioni metaboliche, della dieta, degli stili di vita, dello stress, dell’età e dell’assetto genomico; ne consegue che ogni trasformazione del fenotipo è indotta dall’ambiente, modulata epigeneticamente e condizionata geneticamente.
La segnatura epigenetica infiammatoria di un neurone o di una cellula immunitaria, derivante da alimentazione, inquinamento ambientale, stress emozionale o altro, può diventare un pattern stabile di attivazione di quella cellula, con ovvie conseguenze sull'attività dell'organo e quindi sulla salute dell'individuo
Il punto chiave
Le parole sono potenti frecce che colpiscono il bersaglio, proprio come i farmaci. Il nostro cervello è dotato di bersagli chimici emersi nel corso dell'evoluzione, che possono essere colpiti efficacemente sia dalle parole e dall'interazione sociale sia da molecole e farmaci che la specie umana con ingegno ha creato. Tali bersagli sono molto sensibili ai concetti e ai significati di vocaboli e frasi. Una piccola variazione di una singola parola può stravolgere il significato di un concetto e quindi produrre effetti differenti. (Fabrizio Benedetti pp.32-33)
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La farmacia del cervello si è evoluta nel genere Homo, dall'Homo erectus all'Homo habilis, dall'Homo sapiens all'Homo sapiens sapiens, Il suo scopo è quello di aggregare i membri di un gruppo sociale in modo tale che la socialità produca effetti benefici sul singolo individuo. Sentire meno dolore, tollerare maggiormente la fatica, sopportare le avversità di una natura selvaggia che mette a dura prova l'organismo sono tutte condizioni che permettono di ottenere un vantaggio evolutivo. Se i membri di un gruppo sociale, attraverso il loro comportamento compassionevole, si prendono cura del ferito, del vecchio, il gruppo sociale compie un balzo evolutivo che lo contraddistingue dagli altri animali. (Fabrizio Benedetti  p.27)
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Occorre qualcosa in più del "pensiero positivo" per assumere il controllo del nostro corpo e della nostra vita. Per la nostra salute e il nostro benessere è essenziale imprimere una direzione positiva alla nostra energia mentale, alimentando pensieri che favoriscono la vita ed eliminando gli onnipresenti pensieri negativi che succhiano la vita e ci debilitano. [...] Se i desideri della mente conscia entrano in conflitto con i programmi della mente subconscia, quale "mente" credete che prevarrà? Potete ripetere all'infinito l'affermazione positiva di essere persone degne d'amore o che il vostro tumore scomparirà, ma se da bambini avete sentito ripetere migliaia di volte che non valete niente e la vostra salute è malferma, questi messaggi programmati nella vostra mente suconscia mineranno alla base i vostri più sinceri sforzi coscienti di cambiare la vostra vita. (Bruce Lipton p.146-147)
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Fino a qualche tempo fa, i biologi erano unanimemente convinti che gli esseri viventi non fossero altro che il prodotto dei rispettivi geni. Con la comparsa dell’epigenetica si è scoperto che il programma contenuto nel DNA può essere espresso, inibito o modulato dal comportamento degli esseri viventi, i quali dispongono di un vero e proprio potenziale di azione sul genoma, in grado di alterarne le funzioni senza, naturalmente, mutarne la sequenza. Per quegli esseri viventi che siamo noi, questa scoperta è palesemente gravida di conseguenze. Sappiamo ora che il nostro comportamento quotidiano, ciò che mangiamo, l’esercizio fisico che pratichiamo, la nostra resistenza allo stress, lo stile di vita che adottiamo, inibiscono o attivano certi geni. (Joël de Rosnay)
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La dimensione psichica dell'uomo è in relazione con quella biologica. Gli eventi mentali, consci e inconsci, agiscono sul patrimonio genetico traducendosi in segnatura epigenetica che modula l'espressione genica alla base della normale fisiologia e dei comportamenti dell'essere umano. Da questi dipenderanno le sue caratteristiche di reazione allo stress e le conseguenze sulla produzione endocrina e sulle modalità di risposta del sistema immunitario. (Luciana Giordo)
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Le modificazioni epigenetiche, tra cui la metilazione del DNA, le modificazioni dell'istone, il rimodellamento della cromatina e gli RNA non codificanti, rappresentano la rete regolatoria alla base dello sviluppo e della differenziazione. Il ruolo fondamentale nell'espressione genica pone l'epigenetica alla testa di molte malattie legate sia allo sviluppo che alla progressione del cancro. La metilazione del DNA è il primo meccanismo che decide il destino delle cellule e l'intero sviluppo degli organismi; per questo motivo la metilazione aberrante è causa di alterato sviluppo ed è responsabile di tumori e di diverse malattie. Negli ultimi anni, la firma di metilazione è stata al centro di numerosi studi per la diagnosi precoce delle malattie, dato il vantaggio di poter rilevare la metilazione del DNA attraverso l'analisi del DNA in libera circolazione. (Michele Longo, Tiziana Angrisano)
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Negli  anni  di  massima  presa  del  paradigma  riduzionista,  tra  il  1939  e  il  1943,  il  biologo statunitense  Conrad  Waddington  propose  le  sue  ricerche,  con  le  quali  presentava  la  sua visione  innovativa  della  biologia  e  della  genetica  (Waddington,  1939;  1942);  partendo  dallo studio  dell’embriogenesi,  la  sua  ricerca  fu  fin  dall’inizio  orientata  all’individuazione  di  una connessione  tra  embriologia  e  genetica,  in  quanto  Waddington  era  convinto  che  le  dinamiche di  formazione  di  un  organismo,  che  portano  dal  genotipo  al  fenotipo,  fossero  più  complesse delle  informazioni  contenute  nei  suoi  geni. (Alessia Giovannelli p.5)
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 L’ontogenesi  embriofetale è  il  periodo  più importante  della  vita  sul  piano  biologico;  nel  corso  dei  nove  mesi  di  gestazione  il  feto programma  la  propria  biochimica  in  base  alle  informazioni  che  gli  arrivano  attraverso  la madre  in  maniera  adattiva  e  predittiva,  come  avevano  supposto  Barker  e  Hales  nel  loro paradigma  del  “fenotipo  parsimonioso”,  grazie  alla  plasticità  che  caratterizza  il  periodo  dello sviluppo, che  è  massima  nel  corso dell’ontogenesi  (“Developmental  plasticity”). (Alessia GIovannelli p. 77)

Un mondo di guaritori e sciamani all'origine delle società umane
Il neurofisiologo Fabrizio Benedetti, molto conosciuto nel mondo scientifico per aver valorizzato l'"effetto placebo" ha messo in rilievo, nel suo successivo libro "La speranza è un farmaco" l'importanza che hanno avuto i "valori altruistici" per la creazione della società umana. Egli scrive (p.25):

Nei primati non umani, nei primi ominidi e poi nell'Homo sapiens, l'interazione con i membri del proprio gruppo sociale era cruciale per il benessere dell'individuo, fino a sfociare nelle figure del guaritore e dello sciamano, che non avevano certo l'armamentario terapeutico adeguato, ma potevano disporre della parole e del contatto umano. Ecco sono questi gli aspetti emersi per primi nel corso dell'evoluzione: il calore umano, l'empatia, la compassione, l'altruismo. E il cervello dell'Homo sapiens si è evoluto in questa direzione, per facilitare le relazioni fra individui, e anche per attenuare il dolore grazie al semplice contatto umano da parte di un membro della famiglia o dello stesso gruppo sociale. Tutto il resto, la morfina, i farmaci e altre terapie, è venuto molto dopo. [...] Il nostro cervello possiede un mosaico di sostanze chimiche che svolgono le più svariate funzioni. Sono state identificate le endorfine, che controllano il dolore e regolano l'attività del cuore, il ritmo del respiro, il sistema immunitario. Sono state identificate sostanze simili alla cannabis, i cosiddetti "endocannabinoidi", che allo stesso modo controllano dolore, cuore, respirazione, sistema immunitario. Ci sono poi una serie di altre sostanze, dalla dopamina alla serotonina, dai trasmettitori lipidici alla colecistochinina.

In pratica accade che i nostri neurotrasmettitori vengano regolati dalle parole che ci scambiamo.
Rito sciamanico curativo in Borneo (nel 2014)
A Bumbung, una frazione sperduta di Bengkayang, Borneo Occidentale, le persone malate vengono curate attraverso il rituale Pesiak. Un rito ancestrale tramandato di generazione in generazione dai residenti del villaggio per evocare gli spiriti. Utilizzando le foglie pepas, un gancio o il “risucchio” della lingua del malato da parte dello sciamano. (Cliccare per approfondire)
Il neurofisiologo Fabrizio Benedetti scrive: "Gli aspetti emersi per primi nel corso dell'evoluzione sono: il calore umano, l'empatia, la compassione, l'altruismo. E il cervello dell'Homo sapiens si è evoluto in questa direzione, per facilitare le relazioni fra individui, e anche per attenuare il dolore grazie al semplice contatto umano da parte di un membro della famiglia o dello stesso gruppo sociale. Tutto il resto, la morfina, i farmaci e altre terapie, è venuto molto dopo"
Il cervello non può essere concepito come una macchina neuronale, astratto ed “estratto” dal corpo e dall’organismo, dalle relazioni e dall’ambiente
La storica della psicologia e delle neuroscienze Carmela Morabito, descrive la mente come "incarnata", cioè come il prodotto dell'interazione tra l'organismo nella sua interezza e l'ambiente (vedi bibliografia 2016). Ella scrive :

Lo scopo [delle neuroscienze cognitive] è quello di comprendere in quali modi si dia questa emergenza delle funzioni mentali a partire dalle proprietà del cervello come sistema complesso, dinamico e plastico, nelle sue interazioni con l’intero corpo dell’organismo e con il suo “ambiente di vita” inteso anche, e per certi versi soprattutto, come ambiente sociale e culturale. La mente è embodied ed embedded, incarnata in un contesto corporeo, interno, e al tempo stesso costitutivamente inserita in un contesto relazionale, esterno; incarnata e relazionale, queste le due caratteristiche fondamentali della mente. La mente è il prodotto delle interazioni fra esperienze interpersonali e strutture e funzioni del cervello (…) emerge da processi che modulano flussi di energia e di informazioni all’interno del cervello e fra cervelli diversi (…) si forma all’interno delle interazioni fra processi neurofisiologici interni ed esperienze interpersonali. Lo sviluppo delle strutture e delle funzioni cerebrali dipende dalle modalità con cui le esperienze, e in particolare quelle legate a relazioni interpersonali, influenzano e modellano i programmi di maturazione geneticamente determinati del sistema nervoso. In altre parole, le ‘connessioni’ umane plasmano lo sviluppo delle connessioni nervose che danno origine alla mente”. [...] In termini funzionali, non esiste una cosa definibile come ‘un cervello’: un cervello è sempre in interazione con l’ambiente ” (Meares R. 2012, p. 303). “Nel bambino le funzioni regolative intrinseche della crescita del cervello sono adattate in maniera specifica per essere accoppiate, attraverso comunicazioni emozionali, alle funzioni regolative di cervelli adulti più maturi, di persone ‘che sanno di più’. Questa sembra essere una strategia fondamentale generale di apprendimento culturale, che non avviene in cervelli singoli, ma in comunità di cervelli."

Dunque il ruolo dei neurotrasmettitori nel "governare" l'interazione dell'individuo con gli altri e con l'ambiente in generale è fondamentale. Si potrebbe metaforizzare la funzione dei neurotrasmettitori dicendo che ognuno di essi è il musicista di un'orchestra e la musica che ne scaturisce è il comportamento del singolo individuo.
La mente si forma nelle interazioni fra processi neurofisiologici interni (governati dai neurotrasmettitori) ed esperienze interpersonali. Lo sviluppo di strutture e funzioni cerebrali dipende dal modo in cui le esperienze, e in particolare quelle legate a relazioni interpersonali, influenzano e modellano i programmi di maturazione geneticamente determinati del sistema nervoso. In altre parole, le ‘connessioni/relazioni’ umane plasmano lo sviluppo delle connessioni nervose che danno origine alla mente
Il ruolo dell'Epigenetica nel modificare la nostra reazione all'ambiente
Il nostro adattamento all'ambiente dipende dall'epigenetica che lo psicologo Francesco Bottaccioli descrive così nel suo libro: "Epigenetica e Psiconeuroendocrinoimmunologia" (pp. 49-50):

L'epigenetica indica un determinato assetto dell'espressione genetica che condiziona l'insieme delle attività della cellula in risposta agli stimoli ambientali. Si tratta, cioè, di un cambiamento adattativo. [...] Come è possibile che da un'unica cellula, dotata di un unico patrimonio genetico, possa sorgere l'enorme diversità interna che troviamo in un'organismo? Il mistero è spiegabile con la segnatura epigenetica permanente, che, senza cambiare i geni di quella cellula, che diventerà un neurone, o dell'altra, che diventerà un epatocita o una cellula cutanea, ne modula l'espressione genica segnandone permanentemente il destino. Possiamo quindi dire che i meccanismi epigenetici, con modalità e stabilità differenti, intervengono in diversi contesti, o, meglio, in tutte le fasi della vita: dalla formazione dello zigote (ovulo fecondato) allo sviluppo dell'embrione fino alla vita dell'organismo sviluppato (segnando in modo stabile processi di adattamento o disadattamento agli stimoli ambientali. Questa segnatura è stabile ma è reversibile.)
Alessia Giovannelli, nella sua Tesi di laurea esprime chiaramente la nascita dell'Epigenetica e del nuovo approccio medico da essa determinato, compresa una "nuova visione della malattia". Ella scrive:

La fase  scientifica  che  stiamo  attraversando  è  caratterizzata,  da  un  lato,  dall’apertura  verso nuove  strade  che  portano  ad  una  radicale  rivoluzione  nel  nostro  modo  di  concepire  la  vita, quali  l’Epigenetica  e  la  Psiconeuroendocrinoimmunologia  (PNEI);  dall’altro,  da  una  forte resistenza  al  cambiamento  da  parte  del  modello  medico  corrente,  che  porta  principalmente  ad ignorare  l’origine  complessa  delle  malattie,  facilitando  così,  ad  esempio,  il  trattamento farmacologico e  il  fallimento della  prevenzione.  Come  scrisse  Engel  quasi  quaranta  anni  fa,  il  modello  medico  dominante  si  fonda  sul riduzionismo,  sul  dualismo  mente-corpo  e  sull’attenzione  al  sintomo  (Engel,  1977);  con l’avvento  dell’epigenetica  il  riduzionismo  viene  abbandonato  e  si  apre  la  possibilità  di  vedere la  cellula,  il  genoma  e  l’intero  organismo  attraverso  un  approccio  sistemico,  fornendo  la  base molecolare  a  molti  fenomeni  di  modulazione  dell’espressione  genica. Ne  deriva  una  visione complessa  dell’individuo,  caratterizzata  dalla  reciproca  influenza  della  sua  dimensione culturale  e  della  sua  dimensione  biologica.  La  malattia,  in  particolare,  viene  ad  essere  interpretata  aldilà  dei  limiti  della  tradizionale genetica  di  popolazione,  in  un  contesto,  cioè,  che  tenga  conto  anche  della  dinamica  a  breve termine  del  genoma,  sia  ontogenetica  che  transgenerazionale;  esso,  infatti,  non  è  più  visto come  una  rigida  sequenza  di  basi,  ma  come  uno  dei  molteplici  moduli  dinamici  capaci  anche di  evoluzione  a  breve  termine, persino nel  corso di  una  sola  vita.  Le  basi  di  questa  visione  della  malattia  furono  poste  negli  anni  ’90  da  David  Barker,  il quale  elaborò  una  teoria  sulle  origini  embriofetali  delle  malattie  dell’adulto  (DOHaD: Developmental  Origins  of Health and Disease) (Barker et  al., 1993;  Barker, 1994). Nel  corso  di  questo  lavoro  vedremo  che  l’ipotesi  di  Barker  ha  avuto  importanti  e molteplici  riscontri  epidemiologici,  ma  soprattutto,  nei  vent’anni  che  l’hanno  seguita, l’epigenetica  è  riuscita  ad  evidenziarne  i  possibili  meccanismi  molecolari  in  grado  di  darne una  spiegazione  causale. E’  del  1809  la  pubblicazione  dell’opera  più  famosa  del  naturalista  francese  Jean-Baptiste de  Lamarck  “ Philosophie  zoologique”,  nella  quale  per  primo  spiega  una  teoria sull’evoluzione  degli  organismi  viventi;  secondo  Lamarck  gli  organismi  sarebbero  il  risultato di  un  processo  di  graduale  modificazione  che  avverrebbe  sotto  la  pressione  delle  condizioni ambientali, in base  a  due  leggi  tra  loro collegate: “Legge  dell’uso  e  del  non  uso”,  secondo  la  quale  un  organo  si  sviluppa  quanto  più  è utilizzato e  regredisce  quanto meno è  sollecitato. “Legge  dell’ereditarietà  dei  caratteri  acquisiti”,  secondo  la  quale  il  carattere  acquisito dall’organismo durante  la  sua  vita  viene  trasmesso alla  progenie. In  questo  modo  i  vari  adattamenti,  accumulandosi  e  trasmettendosi  attraverso  le generazioni,  avrebbero  dato  luogo  a  nuove  specie,  diverse  da  quelle  originarie  per  effetto  del costante  adattamento all’ambiente  (Lamarck, 1809). Cinquanta  anni  dopo,  nel  1859,  fu  pubblicata  l’opera  più  famosa  di  Charles  Darwin “L’origine  delle  specie”,  nella  quale  l’autore  espose  la  sua  teoria  dell’evoluzione,  basata  sul caso  e  sulla  necessità;  nelle  varie  specie,  uomo  compreso,  si  avrebbero  delle  mutazioni naturali  casuali,  che  intervengono  nel  momento  della  riproduzione,  e  sarebbe  poi  l’ambiente  a “salvare”  quelle  con  caratteristiche  adatte  alla  sopravvivenza  e  ad  “eliminare”  le  altre;  gli individui  con  il  carattere  adatto,  più  forti  e  più  sani,  quindi,  potrebbero  sopravvivere, riprodursi  e  trasmetterlo  alla  prole,  garantendo  l’evoluzione  della  specie  per  selezione naturale  e  per selezione  sessuale  (Darwin, 1859).
La fase scientifica che stiamo attraversando è caratterizzata da una forte resistenza al cambiamento da parte  del modello medico corrente, che porta principalmente ad ignorare l’origine complessa delle malattie,  facilitando così, ad esempio, il trattamento farmacologico e il fallimento della prevenzione
Correzioni
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Eredità epigenetica
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Cosa si può fare per correggere le proprie marcature epigenetiche
Alessia Giovannelli, nelle conclusioni della sua tesi di laurea scrive (pp. 77-78):

I  primi  stadi  dello  sviluppo,  dunque,  rappresentano  un  periodo  cruciale  per  la  formazione  e il  mantenimento  delle  marcature  epigenetiche,  che  potranno  persistere  per  tutta  la  vita dell’individuo;  inoltre,  l’esposizione  a  determinate  condizioni  ambientali  nel  periodo embrionale  è  in  grado  di  influenzare  la  suscettibilità  alle  malattie  nel  corso  della  generazione successiva  o  di  più  generazioni,  come  hanno  dimostrato,  ad  esempio,  gli  studi  citati  sugli interferenti  endocrini. Ne  consegue  che  l’epigenetica  può  avere  molteplici  implicazioni:  innanzi  tutto  può consentire  di  rintracciare  nelle  “impostazioni  iniziali  della  vita”  le  radici  di  disordini  che  si manifestano  nella  vita  adulta;  può  aprire  possibilità  di  diagnosi  precoce  su  modificazioni cellulari  epigenetiche,  che  possono  portare  a  patologie  quali  cancro,  malattie  cardiovascolari, malattie  autoimmuni,  disturbi  del  neurosviluppo  ed  altre;  può  aprire  la  possibilità  di  attuare interventi  di  correzione  della  marcatura  epigenetica,  sia  tramite  farmaci,  sia  tramite  il comportamento, quali  alimentazione, attività  fisica, gestione  dello stress, ecc. E’  ormai  appurato,  quindi,  che  non  è  possibile  valutare  il  rischio  di  incidenza  di  una patologia  associabile  a  specifiche  variazioni  genetiche  senza  considerare  il  contesto ambientale  che  condiziona  l’espressione  o il  silenziamento di  tali  varianti  genetiche. Questo  rappresenta  una  grande  sfida  per  il  futuro  della  Genetica  medica  e dell’epidemiologia,  aprendo  uno  scenario  molto  complesso  e  inimmaginabile  fino  a  pochi anni  fa, quando gli  esiti  del  Progetto Genoma  sembravano un punto di  arrivo. Il  Progetto Epigenoma  Umano è  iniziato ed è  ancora  in corso.
Alessia Giovannelli scrive: "Mentre,  quando  era  dominante  il  “dogma  centrale  della  biologia  molecolare”  di  Crick,  la vita  era  concepita  come  il  casuale  prodotto  dell’informazione  genica,  con  il  paradigma epigenetico  la  vita  diventa  capace  di  retroagire  sulle  condizioni  che  l’hanno  prodotta;  si passa,  quindi,  da  una  visione  deterministica  e  meccanicistica  ad  una  complessa  e  sistemica:  il DNA è solo  la  molecola  di  base,  un  prodotto  potenziale  che  fa  parte  di  un  network  molecolare complesso  contenuto  nel  nucleo  di  tutte  le  cellule  e  composto  da  proteine,  enzimi,  RNA minori  che  ruotano attorno al  DNA, riconfigurandolo continuamente. In  questa  visione  acquista  un’importanza  fondamentale  il  flusso  continuo  di  informazioni chimico-fisiche  e  psichiche  che  arrivano  all’individuo  dall’ambiente  fisico  e  sociale  in  cui vive  e  che  lo inducono a  modificarsi  nel  tempo nella  sua  componente  epigenetica. La  variabilità  della  metilazione  del  genoma,  infatti,  è  funzione  delle  condizioni metaboliche,  della  dieta,  degli  stili  di  vita,  dello  stress,  dell’età  e  dell’assetto  genomico;  ne consegue  che  ogni  trasformazione  del  fenotipo  è  indotta  dall’ambiente,  modulata epigeneticamente  e  condizionata  geneticamente"
Francesco Bottaccioli scrive: "E' oggi in corso una rivoluzione medica che riguarda due branche: la prima è quella epigenetica, che, attraverso i meccanismi di regolazione epigenetica (metilazione del DNA, rimodellamento della cromatina, azione dei microRNA) stabilisce le vie di attivazione genica che verranno segnate epigeneticamente". La seconda è quella "psiconeuroendocrinoimmunologica" che si occupa delle relazioni bidirezionali tra psiche e sistemi biologici. "Questo significa che la psiche è in grado di modificare l'attività e l'assetto dei sistemi biologici (il nervoso, l'endocrino, l'immunitario, i sistemi metabolici) che, a loro volta, sono in grado di modificare l'attività e l'assetto della psiche"
Conclusioni (provvisorie): una nuova visione della malattia
Il neurofisiologo Fabrizio Benedetti ha messo in rilievo, nel suo libro "La speranza è un farmaco", l'importanza delle parole nell'influenzare (positivamente o negativamente) la mente di un malato mediante la produzione di sostanze, stimolata dall'effetto delle parole nel cervello del malato. Le sostanze sono prevalentemente neurotrasmettitori, ma anche endocannabinoidi, che controllano dolore, cuore, respirazione e sistema immunitario. Egli scrive: "Le parole e la speranza acquistano un significato diverso rispetto al passato. Le parole possono guarire. Ma le parole possono anche uccidere. E tutto ciò avviene con effetti, meccanismi e azioni simili ai farmaci. La scienza oggi descrive così la speranza, cioè come un'entità concreta che ha il potere e la forza di modificare il cervello e l'intero organismo". L'importanza delle parole che ascoltiamo nel nostro ambiente e della psiche che le riceve viene confermata dall'epigenetica, cioè da quella nuova scienza che studia l'epigenoma, cioè l'insieme dei fenomeni che modificano il DNA senza intaccarne la sequenza, ma regolandone l'espressione.
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Pagina aggiornata il 23 agosto 2021

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Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
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