Diventare uomini e donne quantici è difficile perchè bisogna annullare tutti i propri assunti
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Il filosofo Christian de Quincey, nel libro "Risacralizzare il cosmo" scrive (p.331) : "In ogni istante un enorme mistero si erge di fronte a noi: l'esistenza stessa del mondo, Il filosofo tedesco Martin Heidegger individuò proprio questo mistero quando pose quella che probabilmente è la più profonda domanda della filosofia: "Perché c'è qualcosa invece che il nulla?" Secondo molte tradizioni spirituali, il mondo delle "cose" emerse da un precedente regno del nulla o dal Vuoto. Tutto quello che vediamo (rocce, oceani, montagne, alberi, pesci, rane, lucertole, uccelli, cani, scimmie e persone, e ciascuno di noi che osserva e partecipa a questo grandioso spettacolo), tutto questo scaturì dal Vuoto, dal nulla. Questo è in effetti il grande mistero. Come ebbe inizio tutto questo? Dove stiamo andando? E come? All'inizio, si dice, non vi fu inizio. Poi, da nessun luogo e da nessun tempo, l'universo materiale esplose nella creazione tramite ciò che i moderni cosmologi definiscono Big Bang. Dal "nulla" nacque l'universo. Ma poiché lo scaturire di qualcosa dal nulla è logicamente assurdo, abbiamo bisogno di rivedere la nostra comprensione di "nulla" per capire ciò che le tradizioni spirituali definiscono "vuoto pieno", quello che la scienza moderna chiama campo di energia del punto zero. Unendo questi concetti, Laszlo ci offre la nozione di un Metaverso semi-eterno o magari del tutto eterno. Parlandoci del Metaverso, Laszlo si riferisce alla fonte dell'universo manifesto, che comprende informazioni e coscienza oltre che energia. Il Metaverso dà vita all'intero spettro della realtà: il mondo delle entità fisiche (fisiosfera); il mondo dei sistemi viventi (biosfera); il mondo delle informazioni (infosfera); oltre alla "noosfera", il mondo della mente e delle creazioni immaginative; e, forse, la "teosfera", il mondo delle anime e degli spiriti. [...] Il nostro mondo, l'universo fisico in cui ci troviamo, entrò nella storia cosmica nell'istante del Big Bang, quando ebbe inizio il tempo. [...] L'ipotesi del Metaverso avanzata da Lazslo come magazzino da universi precedenti ci fa fare un grande passo avanti per spiegare questa misteriosa emersione di ordine e struttura dall'apparente caos iniziale del Big Bang. Non solo: dopo quattro miliardi circa, una parte della materia complessa sviluppò la capacità di riprodursi, dando vita al mondo dei sistemi biologici: la biosfera. E anche quel "miracolo" non costituì la fine della storia. Alcuni membri del mondo vivente si evolsero ulteriormente e svilupparono la capacità di rappresentare se stessi e il loro mondo attraverso l'uso di segni e simboli [semiotica]; sorse così il mondo della mente e della cultura, la noosfera. Cosa ancor più interessante, durante gli ultimi due secoli alcune persone hanno portato la noosfera un passo più in là scoprendo il processo stesso dell'evoluzione che aveva mosso loro stessi, noi e il mondo intero sin dal momento originale della creazione. In altre parole l'evoluzione divenne cosciente di se stessa. [...] La fisica quantistica, "standard dorato" della scienza, ha scoperto che al di sotto del mondo manifesto della materia e dell'energia vi è in campo universale di potenziale quantico: il campo ZPE. Come molte altre cose in fisica quantistica, lo ZPE ci invita ad aprirci a un nuovo paradigma, ad accettare una comprensione radicalmente nuova e altamente controintuitiva della natura profonda della realtà. Si, lo ZPE è bizzarro, ma comunque è una scienza solida e stabile come una roccia. Esso spiega come il mondo che conosciamo in cui viviamo (la nostra innegabile e familiare realtà) emerga a una velocità vertiginosa, miliardi di volte al secondo, nel campo del potenziale quantico. Tutto ciò che conosciamo, ogni cosa che esiste proviene dal campo ZPE, e presto o tardi vi farà ritorno, per essere nuovamente "riciclata" nel nostro mondo in qualche altra forma, o magari in un altro universo. La scoperta di questo campo può essere la scoperta scientifica finale di una saggezza profonda sulla natura della realtà contenuta nell'antica cosmologia induista. I Registri dell'Akasha, come il campo ZPE, registrano ogni cosa mai accaduta o che sta accadendo e che accadrà dalla nascita del nostro cosmo fino alla sua fine ultima. [...] Laszlo riconosce la visione panpsichica (avanzata dal filosofo Alfred North Whitehead in Process and Reality) secondo cui, perché questa ToE regga in modo coerente, la coscienza dev'essere intrinseca al campo A, non qualcosa che ne emerge in seguito. La coscienza perciò è implicita al cosmo fin dall'inizio. La coscienza è parte del tessuto stesso dell'essere. Perciò, la realtà profonda ha una triplice natura composta da Informazione, Coscienza ed Energia: I.C.E.
Il fisico Peter Russell scrive (p.172): "Tutto ciò che sappiamo, percepiamo e immaginiamo, ogni colore, suono, sensazione, ogni pensiero e ogni emozione sono una forma che appare nella mente. E' tutto una "in-formazione" della coscienza. L'idea secondo cui non facciamo mai esperienza diretta del mondo fisico ha affascinato molti filosofi. In particolare il filosofo settecentesco tedesco Immanuel Kant fece una chiara distinzione tra la forma che appare nella mente (che chiamò fenomeno, termine greco che significa "ciò che sembra essere"), e il mondo che dà vita alla percezione (da egli chiamato noumeno, cioè "ciò che viene compreso"). Kant sosteneva che tutto ciò che sappiamo è fenomeno. Il noumeno, "la cosa in sé", resta per sempre oltre la nostra conoscenza. A differenza di alcuni dei suoi predecessori, Kant non suggerì che la realtà percettiva sia l'unica realtà. Il teologo irlandese George Berkeley aveva parimenti affermato che noi conosciamo soltanto le nostre percezioni, concludendo quindi che nulla esiste al di là delle nostre percezioni. La lingua italiana non ha una parola esatta per esprimere quest'essenza mentale. In sanscrito, il termine "citta", spesso prodotto come "coscienza" indica la sostanza mentale, e viene talvolta tradotto come "materia mentale". [...] La coscienza ha un potenziale infinito. Per dirla con le parole di Maharishi Mahesh Yogi, "la coscienza è il campo di tutte le possibilità". Quest'aspetto della coscienza può essere paragonato alla luce di un proiettore cinematografico. Il proiettore proietta la luce sullo schermo, modificandola così da produrre una delle infinite immagini possibili. Queste immagini sono come le percezioni, le sensazioni, i sogni, i ricordi, i pensieri e i sentimenti di cui facciamo esperienza: le forme che sorgono dalla coscienza. La luce stessa, senza cui le immagini non sarebbero possibili, corrisponde a questa capacità della coscienza di assumere forma. L'intera nostra esperienza è una costruzione della mente, una forma che appare nella coscienza. Queste forme mentali sono composte non di sostanza fisica ma di "materia mentale". Immaginiamo che il mondo là fuori sia come forme che appaiono nella coscienza, ma si scopre che, in quasi ogni aspetto, l'esterno non è affatto come le immagini create nella mente. Ciò che ci appare come dimensioni e attributi fondamentali del mondo fisico (spazio, tempo, materia ed energia) non è altro che dimensioni e attributi fondamentali delle forme che appaiono nella coscienza.
Il profumo di una rosa (e tutto il resto, cioè l'intero universo) non esiste senza una mente che ne faccia esperienza
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PROIEZIONE PSICOLOGICA: In psicoanalisi, meccanismo di difesa per il quale il soggetto attribuisce ad altri sentimenti, desideri, aspetti propri che rifiuta di riconoscere in sé stesso; è processo simmetrico e opposto alla introiezione. In tal modo, l’individuo allontana da sé qualità, sentimenti e oggetti interni di cui rifiuta ogni coinvolgimento personale. La proiezione è un meccanismo di difesa molto primitivo ed è specifico dei disturbi paranoidi, ma può presentarsi anche nel pensiero comune sotto forma di superstizione. Descritta per la prima volta da Sigmund Freud in Nuove osservazioni sulle neuropsicosi da difesa (1896), la proiezione non sarebbe altro che l’utilizzo improprio di un processo mentale normale che consiste nel cercare all’esterno di sé stessi la causa di un dispiacere; poi, ne L’inconscio (1915), Freud precisa la propria teoria della proiezione in senso economico, e cioè come una esternazione nel reale di un pericolo pulsionale che l’Io non riesce a gestire: «L’Io si comporta come se il pericolo di sviluppo dell’angoscia non venisse da un modo pulsionale, bensì da una percezione e può quindi reagire contro tale pericolo esterno con i tentativi di fuga degli evitamenti fobici». Nella teoria di Melanie Klein, la proiezione caratterizza soprattutto la fase evolutiva schizoparanoide, quando il bambino piccolo cerca di gestire la propria aggressività verso la madre attraverso la proiezione; ciò produce angoscia persecutoria, a seguito appunto di immaginari attacchi al seno materno, e della scissione tra il seno buono e quello cattivo.
Punti di riflessione
Jung definì la proiezione come un trasferimento inconscio, cioè inconsapevole e non intenzionale, di elementi psichici soggettivi su un oggetto esterno. L’individuo vede in questo oggetto qualcosa che non c’è, o c’è solo in piccola parte. (Marie Louise von Franz)
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L’esistenza di una energia associata al vuoto è alla base dell’emancipazione spirituale di tutte le creature; essa non ha niente a che fare con tutte quelle dottrine speculative che portano alla falsa conoscenza. Essa è per la liberazione spirituale di quelle persone le cui menti non distratte sono pienamente rivolte verso l’energia di punto zero.
L'Universo è olografico e il cervello umano è olonomico, cioè predisposto ad accogliere l'informazione in modo olografico
La possibilità che l'intero universo sia un ologramma sta diventando reale e le ricerche in corso lo dimostrano, come nello studio congiunto UK, Italia e Canada (vedi bibliografia 2017). Il fisico Claudio Corianò scrive:
Fisici teoretici ed astrofisici che si interrogano da anni sulla “radiazione di fondo” (la traccia che si suppone sia stata lasciata dal Big Bang) sembrano orientarsi verso una spiegazione che tenga conto di una possibilità, quella di un universo olografico: l’universo, in altre parole, potrebbe essere un vasto e complesso ologramma. L'idea di un universo “olografico”, nata negli anni ’90, suggerirebbe che tutte le informazioni che compongono la nostra realtà “tridimensionale” (compreso il tempo) siano contenute nello spazio di una matrice a due dimensioni. Il prof. Kostas Skenderis, docente di Scienze Matematiche all’Università di Southampton spiega: “Immaginate che tutto ciò che vediate, sentiate e ascoltiate, e la vostra percezione del tempo provengano da un campo a due dimensioni. Un po’ come una immagine olografica su una carta di credito”. Negli ultimi decenni gli avanzamenti nel campo dell’osservazione spaziale hanno permesso agli scienziati di rilevare una enorme quantità di dati sotto forma di “rumore bianco” provenienti dal “momento” del Big Bang. “La possibilità di una ‘cosmologia olografica’ può essere una rivoluzione nel nostro modo di pensare alla creazione e alla struttura dell’universo,” dice il Prof. Skenderis. “La relatività generale di Einstein spiega quasi tutto il visibile, ma presenta parecchi problemi quando l’osservazione si sposta sui quanti. Il concetto di universo olografico potrebbe colmare questa mancanza. Speriamo di fare ancora passi avanti in questa direzione”.
Un nuovo studio, pubblicato su Physical Review Letters, ha fornito le prime importanti indicazioni scientifiche sulla compatibilità statistica con i dati sperimentali del modello olografico dell’universo, secondo il quale il nostro universo sarebbe, appunto, un grande e complesso ologramma.La ricerca ha coinvolto fisici e astrofisici teorici di Regno Unito, Italia e Canada, in particolare dell’Università di Southampton in Inghilterra, della Sezione di Lecce dell’INFN e dell’Università del Salento in Italia, del Perimeter Institute e dell’Università di Waterloo in Canada. La ricerca è frutto di un’analisi congiunta di aspetti teorici e fenomenologici della fisica dell’universo primordiale, uniti a studi di fisica delle interazioni fondamentali. I risultati di questa complessa analisi sono stati confrontati con i dati sperimentali satellitari sulla radiazione cosmica di fondo (Cosmic Microwave Background, CMB) e sono stati trovati in accordo con essi. Il modello corrente del nostro universo, che è in una fase di accelerazione dovuta alla presenza di energia oscura, prevede una cosiddetta ‘costante cosmologica’, introdotta da Einstein negli anni ’20 e chiamata Lambda, insieme a materia oscura fredda (Cold Dark Matter, CDM), e per questo prende il nome di modello Lambda-CDM. Questo modello è supportato dai dati sperimentali. La nuova ricerca prova che gli stessi dati sperimentali sono a favore anche di un modello di universo olografico. “L’ipotesi che il nostro universo funzioni come un enorme e complesso ologramma è stata formulata negli anni ’90 del secolo scorso da diversi scienziati, raccogliendo evidenze teoriche in vari settori della fisica delle interazioni fondamentali”, spiega Claudio Corianò, ricercatore dell’INFN e professore di fisica teorica dell’Università del Salento, che ha partecipato alla ricerca insieme ai colleghi Niayesh Afshordi, Luigi Delle Rose, Elizabeth Gould e Kostas Skenderis. “L’idea alla base della teoria olografica dell’universo – prosegue Corianò – è che tutte le informazioni che costituiscono la ‘realtà’ a tre dimensioni – più il tempo – siano contenute entro i confini di una realtà con una dimensione in meno”. Si può immaginare che tutto ciò che si vede, si sente e si ascolta in 3D – e la percezione del tempo – sia emanazione di un campo piatto bidimensionale, cioè che la terza dimensione sia ‘emergente’, se paragonata alle altre due dimensioni. L’idea, quindi, è simile a quella degli ologrammi ordinari, in cui l’immagine tridimensionale è codificata in una superficie bidimensionale, come nell’ologramma su una carta di credito, solo che qui è l’intero universo a essere codificato. In un ologramma la terza dimensione viene generata dinamicamente a partire dall’informazione sulle rimanenti due dimensioni. “Per creare un ologramma – spiega Corianò – si prende un fascio laser luminoso e lo si separa all’origine in due fasci: uno è inviato su un oggetto distante e quindi viene riflesso, mentre l’altro è inviato per essere registrato”. “Servono due coordinate per indirizzare il fascio incidente sull’oggetto, in modo da esplorarlo completamente, mentre è proprio l’interferenza tra il fascio originario e quello riflesso che permette di ricostruire l’immagine e dare il senso della profondità”, conclude Corianò. Si può rappresentare il concetto pensando al cinema in 3D. Anche in questo caso la visione 3D è il risultato di due immagini differenti inviate all’occhio destro e all’occhio sinistro, dove una scena viene ripresa da due angolature distinte, che il nostro cervello processa automaticamente generando il senso della profondità. L’informazione, in questo caso, viene da uno schermo piatto, ma è percepita dall’osservatore come tridimensionale. In ambito cosmologico, per avere una rappresentazione semplificata della formulazione olografica, possiamo immaginare che ci sia una superficie ideale, sulla quale tutta l’informazione dell’universo venga in qualche modo registrata, come in un ologramma: uno schermo che contiene la “scena” dell’intero universo.
Conclusioni (provvisorie): Ciò che ci appare come dimensioni e attributi fondamentali del mondo fisico (spazio, tempo, materia ed energia) non è altro che dimensioni e attributi fondamentali delle forme che appaiono nella coscienza
Il filosofo Christian de Quincey, nel libro "Risacralizzare il cosmo" scrive (p.331) : "In ogni istante un enorme mistero si erge di fronte a noi: l'esistenza stessa del mondo, Il filosofo tedesco Martin Heidegger individuò proprio questo mistero quando pose quella che probabilmente è la più profonda domanda della filosofia: "Perché c'è qualcosa invece che il nulla?" Secondo molte tradizioni spirituali, il mondo delle "cose" emerse da un precedente regno del nulla o dal Vuoto. Tutto quello che vediamo (rocce, oceani, montagne, alberi, pesci, rane, lucertole, uccelli, cani, scimmie e persone, e ciascuno di noi che osserva e partecipa a questo grandioso spettacolo), tutto questo scaturì dal Vuoto, dal nulla. Questo è in effetti il grande mistero. Come ebbe inizio tutto questo? Dove stiamo andando? E come? All'inizio, si dice, non vi fu inizio. Poi, da nessun luogo e da nessun tempo, l'universo materiale esplose nella creazione tramite ciò che i moderni cosmologi definiscono Big Bang. Dal "nulla" nacque l'universo. Ma poiché lo scaturire di qualcosa dal nulla è logicamente assurdo, abbiamo bisogno di rivedere la nostra comprensione di "nulla" per capire ciò che le tradizioni spirituali definiscono "vuoto pieno", quello che la scienza moderna chiama campo di energia del punto zero. Unendo questi concetti, Laszlo ci offre la nozione di un Metaverso semi-eterno o magari del tutto eterno. Parlandoci del Metaverso, Laszlo si riferisce alla fonte dell'universo manifesto, che comprende informazioni e coscienza oltre che energia. Il Metaverso dà vita all'intero spettro della realtà: il mondo delle entità fisiche (fisiosfera); il mondo dei sistemi viventi (biosfera); il mondo delle informazioni (infosfera); oltre alla "noosfera", il mondo della mente e delle creazioni immaginative; e, forse, la "teosfera", il mondo delle anime e degli spiriti. [...] Il nostro mondo, l'universo fisico in cui ci troviamo, entrò nella storia cosmica nell'istante del Big Bang, quando ebbe inizio il tempo. [...] L'ipotesi del Metaverso avanzata da Lazslo come magazzino da universi precedenti ci fa fare un grande passo avanti per spiegare questa misteriosa emersione di ordine e struttura dall'apparente caos iniziale del Big Bang. Non solo: dopo quattro miliardi circa, una parte della materia complessa sviluppò la capacità di riprodursi, dando vita al mondo dei sistemi biologici: la biosfera. E anche quel "miracolo" non costituì la fine della storia. Alcuni membri del mondo vivente si evolsero ulteriormente e svilupparono la capacità di rappresentare se stessi e il loro mondo attraverso l'uso di segni e simboli [semiotica]; sorse così il mondo della mente e della cultura, la noosfera. Cosa ancor più interessante, durante gli ultimi due secoli alcune persone hanno portato la noosfera un passo più in là scoprendo il processo stesso dell'evoluzione che aveva mosso loro stessi, noi e il mondo intero sin dal momento originale della creazione. In altre parole l'evoluzione divenne cosciente di se stessa. [...] La fisica quantistica, "standard dorato" della scienza, ha scoperto che al di sotto del mondo manifesto della materia e dell'energia vi è in campo universale di potenziale quantico: il campo ZPE. Come molte altre cose in fisica quantistica, lo ZPE ci invita ad aprirci a un nuovo paradigma, ad accettare una comprensione radicalmente nuova e altamente controintuitiva della natura profonda della realtà. Si, lo ZPE è bizzarro, ma comunque è una scienza solida e stabile come una roccia. Esso spiega come il mondo che conosciamo in cui viviamo (la nostra innegabile e familiare realtà) emerga a una velocità vertiginosa, miliardi di volte al secondo, nel campo del potenziale quantico. Tutto ciò che conosciamo, ogni cosa che esiste proviene dal campo ZPE, e presto o tardi vi farà ritorno, per essere nuovamente "riciclata" nel nostro mondo in qualche altra forma, o magari in un altro universo. La scoperta di questo campo può essere la scoperta scientifica finale di una saggezza profonda sulla natura della realtà contenuta nell'antica cosmologia induista. I Registri dell'Akasha, come il campo ZPE, registrano ogni cosa mai accaduta o che sta accadendo e che accadrà dalla nascita del nostro cosmo fino alla sua fine ultima. [...] Laszlo riconosce la visione panpsichica (avanzata dal filosofo Alfred North Whitehead in Process and Reality) secondo cui, perché questa ToE regga in modo coerente, la coscienza dev'essere intrinseca al campo A, non qualcosa che ne emerge in seguito. La coscienza perciò è implicita al cosmo fin dall'inizio. La coscienza è parte del tessuto stesso dell'essere. Perciò, la realtà profonda ha una triplice natura composta da Informazione, Coscienza ed Energia: I.C.E.
Il fisico Peter Russell scrive (p.172): "Tutto ciò che sappiamo, percepiamo e immaginiamo, ogni colore, suono, sensazione, ogni pensiero e ogni emozione sono una forma che appare nella mente. E' tutto una "in-formazione" della coscienza. L'idea secondo cui non facciamo mai esperienza diretta del mondo fisico ha affascinato molti filosofi. In particolare il filosofo settecentesco tedesco Immanuel Kant fece una chiara distinzione tra la forma che appare nella mente (che chiamò fenomeno, termine greco che significa "ciò che sembra essere"), e il mondo che dà vita alla percezione (da egli chiamato noumeno, cioè "ciò che viene compreso"). Kant sosteneva che tutto ciò che sappiamo è fenomeno. Il noumeno, "la cosa in sé", resta per sempre oltre la nostra conoscenza. A differenza di alcuni dei suoi predecessori, Kant non suggerì che la realtà percettiva sia l'unica realtà. Il teologo irlandese George Berkeley aveva parimenti affermato che noi conosciamo soltanto le nostre percezioni, concludendo quindi che nulla esiste al di là delle nostre percezioni. La lingua italiana non ha una parola esatta per esprimere quest'essenza mentale. In sanscrito, il termine "citta", spesso prodotto come "coscienza" indica la sostanza mentale, e viene talvolta tradotto come "materia mentale". [...] La coscienza ha un potenziale infinito. Per dirla con le parole di Maharishi Mahesh Yogi, "la coscienza è il campo di tutte le possibilità". Quest'aspetto della coscienza può essere paragonato alla luce di un proiettore cinematografico. Il proiettore proietta la luce sullo schermo, modificandola così da produrre una delle infinite immagini possibili. Queste immagini sono come le percezioni, le sensazioni, i sogni, i ricordi, i pensieri e i sentimenti di cui facciamo esperienza: le forme che sorgono dalla coscienza. La luce stessa, senza cui le immagini non sarebbero possibili, corrisponde a questa capacità della coscienza di assumere forma. L'intera nostra esperienza è una costruzione della mente, una forma che appare nella coscienza. Queste forme mentali sono composte non di sostanza fisica ma di "materia mentale". Immaginiamo che il mondo là fuori sia come forme che appaiono nella coscienza, ma si scopre che, in quasi ogni aspetto, l'esterno non è affatto come le immagini create nella mente. Ciò che ci appare come dimensioni e attributi fondamentali del mondo fisico (spazio, tempo, materia ed energia) non è altro che dimensioni e attributi fondamentali delle forme che appaiono nella coscienza.
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Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)
- Gianluigi Filippelli (2017), Universo olografico - Medium
- Neurokinetcz (2020), The holographic Universe - Medium
- Neurokinetcz (2020), The Holographic Brain - Medium
- Claudio Corianò et al. (2017), From Planck data to Planck era - Observational Tests of Holographic Cosmology (PDF) - arXiv
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Pagina aggiornata il 15 agosto 2025
