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Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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La Spiritualità nell'essere umano e nell'Universo è la dimensione interiore legata alla ricerca di un significato profondo dell'esistenza
TEORIE > CONCETTI > QUANTISTICA2
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La spiritualità è la dimensione interiore legata alla ricerca di un significato profondo dell'esistenza. Riguarda il bisogno di auto-trascendenza, ovvero il desiderio di sentirsi parte di un tutto più grande. A differenza della religione organizzata, è un percorso intimo e personale, slegato da dogmi o appartenenze istituzionali. Lo scienziato Anirban Bandyopadhyay dell’Istituto Nazionale per la Scienza dei Materiali  a Ibaraki, in Giappone, ha rivelato in un’intervista che la sua più grande ricerca sarebbe stata quella di comprendere la musica della natura. «Credo che la coscienza non sia altro che una manifestazione della musica», avrebbe detto. Bandyopadhyay non parla semplicemente di musica, ma delle vibrazioni risonanti dell’universo quantistico, una sinfonia di energia e materia che si ripiega in forme che riflettono e amplificano le oscillazioni di tutto ciò che la circonda. Dal suolo alle stelle alle cellule del nostro corpo, tutto vibra alla sua gamma naturale di frequenze elettromagnetiche. Quando le onde energetiche con la stessa frequenza li colpiscono, questi oggetti risuonano e la loro vibrazione silenziosa diventa più forte. Secondo la teoria di Bandyopadhyay, quindi, l’intero universo potrebbe essere cosciente e la coscienza umana potrebbe essere la sua entità funzionale [la cosiddetta spiritualità]. Dal 2008, Bandyopadhyay e i suoi associati stanno lavorando alla creazione di un dispositivo in grado di rilevare quella stessa risonanza nel cervello umano, provando a creare un cervello artificiale con le strutture rudimentali a disposizione per farlo interagire con la coscienza umana. Bandyopadhyay è specializzato in meccanica quantistica e i suoi studi mescolano la multidisciplinarietà con l’induismo, la sua religione di provenienza. Il suo concetto di tempo, per esempio, è proprio quello Indù, basato sulla concezione di tempo non lineare, ma più simile a una spirale di anelli annodati tra loro con durate variabili. La coscienza universale da lui ipotizzata, però, è profondamente laica: si tratterebbe di un universo quantico naturale, le cui costruzioni sono guidate da numeri primi che appaiono casualmente sulla linea numerica. Questo universo è detto SOMU, Universo Matematico Auto-Operativo. Per approfondire lo studio cerebrale degli esseri umani e analizzarne la coscienza, il gruppo di lavoro di Bandyopadhyay ha progettato una rete da indossare sulla testa chiamata Dodecanogramma (DDG), capace di raccogliere una gamma molto più ampia di frequenze. Durante l’analisi, hanno scoperto ben 12 bande di frequenza in cui le attività cerebrali sono significative. A quel punto hanno costruito un cervello artificiale modellato sulle bande di frequenza e le scale temporali che hanno trovato nel cervello umano. Durante l’analisi, Bandyopadhyay e compagni hanno scoperto che le 12 bande di frequenza devono essere assemblate l'una all’interno dell’altra per modellare l’intero cervello dalla più grande alla più piccola. Ingrandendo, poi, ogni banda di frequenza, è possibile trovare al suo interno un gruppo di tre ulteriori bande. In sintesi: il gruppo di Bandyopadhyay avrebbe scoperto un’armonia di frequenze. Questa musica della coscienza, però, non si trova solo nelle frequenze, ma anche nelle battute, in un sistema del tutto simile a quello di uno spartito musicale. In un’intervista, Bandyopadhyay ha descritto il cervello come uno strumento musicale. In quest’ottica, il tempo non appare come una linea in cui un evento ne causa un altro, ma sembra stia costruendo una forma geometrica che somiglia quasi ad un cristallo. Sulla base di queste teorie, il team di Bandyopadhyay ha costruito due cervelli artificiali, per operare secondo queste teorie e osservare l’accaduto senza interferenze. L’obiettivo, qui, non è solo isolare la coscienza o definirla, ma provare a costruire un mondo migliore a partire dai modelli che la natura stessa ha creato: il cosiddetto universo risonante. Secondo Bandyopadhyay, le persone pensano al tempo come qualcosa che si muove sempre in avanti e se qualcuno risponde lentamente a una domanda è percepito come poco intelligente. Il motivo è semplice: la società contemporanea costruisce persone incapaci di uscire dal sistema binario di 0 e 1. L’universo risonante, tuttavia, è per tutti. In questo mondo, sei intelligente se sei in armonia con le vibrazioni universali della natura e poi rispondere in modo più intelligente al mondo che ti circonda. Ogni parte contribuisce al tutto.
Secondo Bandyopadhyay, anziché guardare in un lasso di tempo brevissimo, dovremmo guardare all’universo: è lì che si nasconde la verità. La parola d’ordine? Integrare. Viviamo tutti insieme, sopravviviamo tutti insieme - abbiamo solo un aspetto diverso. Dentro di noi, però, siamo tutti legati da vibrazioni potentissime.
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Secondo la teoria di Bandyopadhyay l’intero universo potrebbe essere cosciente e la coscienza umana potrebbe essere la sua entità funzionale
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LO SPAZIO NEURONALE GLOBALE: Secondo lo psicologo e neuroscienziato Stanislas Dehaene la coscienza è il risultato di un'attività cerebrale che sollecita la neocorteccia al di là della sua soglia di attivazione. Egli scrive nel libro "Coscienza e cervello" (p.159): "Prima che avvenisse l'ominazione, la corteccia prefrontale dei primati possedeva già uno spazio di lavoro nel quale le fonti d'informazione passate e presenti, debitamente soppesate per la loro affidabilità, potevano essere catalogate per guidare le decisioni. Da allora, un passaggio evolutivo chiave, forse peculiare degli esseri umani, sembra aver aperto questo spazio di lavoro agli input sociali provenienti dalle altre menti. Lo sviluppo di questa interfaccia sociale ci ha permesso di raccogliere i benefici di un algoritmo decisionale sociale: confrontando la nostra conoscenza con quella degli altri abbiamo preso decisioni migliori."
Punti di riflessione
Il problema della coscienza riguarda l'esperienza soggettiva, la struttura della nostra vita interiore, e non la conoscenza del mondo esterno. (Thomas Metzinger p.12)
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L'entropia è una quantità adimensionale che viene utilizzata per misurare l'incertezza sullo stato di un sistema ma può anche implicare qualità fisiche, dove alta entropia è sinonimo di alto disordine. L'entropia viene qui applicata nel contesto degli stati di coscienza e della neurodinamica ad essi associata, con particolare attenzione allo stato psichedelico. Lo stato psichedelico è considerato un esempio di uno stato di coscienza primitivo o primario che ha preceduto lo sviluppo della coscienza di veglia moderna, adulta, umana e normale. (Robin Carhart-Harris et al.)
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In senso ampio la coscienza è la realtà vissuta. E' sentirsi vivi. E' la sola porzione di eternità che mi spetta. Senza esperienza sarei uno zombie, non riconoscerei me stesso. Certo, esistono anche altri aspetti della mia mente. In particolare, esiste il vasto regno del non- e dell'inconscio che esiste al di là della ribalta della coscienza. Eppure, la parte problematica della questione mente-corpo riguarda la coscienza, non l'elaborazione inconscia: il mistero è che io possa vedere qualcosa, sentire qualcosa, non come il mio sistema visivo elabori la pioggia di fotoni che si imprimono sulla mia retina così da identificare un volto. Qualsiasi smartphone è in grado di fare un'elaborazione del genere, ma non riesce a vedere o sentire qualcosa. (Christof Koch pp. 9-10)
Conclusioni (provvisorie): La spiritualità nell'Universo e nell'essere umano è la ricerca di un significato profondo dell'esistenza
La spiritualità è la dimensione interiore legata alla ricerca di un significato profondo dell'esistenza. Riguarda il bisogno di auto-trascendenza, ovvero il desiderio di sentirsi parte di un tutto più grande. A differenza della religione organizzata, è un percorso intimo e personale, slegato da dogmi o appartenenze istituzionali. Lo scienziato Anirban Bandyopadhyay dell’Istituto Nazionale per la Scienza dei Materiali a Ibaraki, in Giappone, ha rivelato in un’intervista che la sua più grande ricerca sarebbe stata quella di comprendere la musica della natura. «Credo che la coscienza non sia altro che una manifestazione della musica», avrebbe detto. Bandyopadhyay non parla semplicemente di musica, ma delle vibrazioni risonanti dell’universo quantistico, una sinfonia di energia e materia che si ripiega in forme che riflettono e amplificano le oscillazioni di tutto ciò che la circonda. Dal suolo alle stelle alle cellule del nostro corpo, tutto vibra alla sua gamma naturale di frequenze elettromagnetiche. Quando le onde energetiche con la stessa frequenza li colpiscono, questi oggetti risuonano e la loro vibrazione silenziosa diventa più forte. Secondo la teoria di Bandyopadhyay, quindi, l’intero universo potrebbe essere cosciente e la coscienza umana potrebbe essere la sua entità funzionale [la cosiddetta spiritualità]. Dal 2008, Bandyopadhyay e i suoi associati stanno lavorando alla creazione di un dispositivo in grado di rilevare quella stessa risonanza nel cervello umano, provando a creare un cervello artificiale con le strutture rudimentali a disposizione per farlo interagire con la coscienza umana. Bandyopadhyay è specializzato in meccanica quantistica e i suoi studi mescolano la multidisciplinarietà con l’induismo, la sua religione di provenienza. Il suo concetto di tempo, per esempio, è proprio quello Indù, basato sulla concezione di tempo non lineare, ma più simile a una spirale di anelli annodati tra loro con durate variabili. La coscienza universale da lui ipotizzata, però, è profondamente laica: si tratterebbe di un universo quantico naturale, le cui costruzioni sono guidate da numeri primi che appaiono casualmente sulla linea numerica. Questo universo è detto SOMU, Universo Matematico Auto-Operativo. Per approfondire lo studio cerebrale degli esseri umani e analizzarne la coscienza, il gruppo di lavoro di Bandyopadhyay ha progettato una rete da indossare sulla testa chiamata Dodecanogramma (DDG), capace di raccogliere una gamma molto più ampia di frequenze. Durante l’analisi, hanno scoperto ben 12 bande di frequenza in cui le attività cerebrali sono significative. A quel punto hanno costruito un cervello artificiale modellato sulle bande di frequenza e le scale temporali che hanno trovato nel cervello umano. Durante l’analisi, Bandyopadhyay e compagni hanno scoperto che le 12 bande di frequenza devono essere assemblate l'una all’interno dell’altra per modellare l’intero cervello dalla più grande alla più piccola. Ingrandendo, poi, ogni banda di frequenza, è possibile trovare al suo interno un gruppo di tre ulteriori bande. In sintesi: il gruppo di Bandyopadhyay avrebbe scoperto un’armonia di frequenze. Questa musica della coscienza, però, non si trova solo nelle frequenze, ma anche nelle battute, in un sistema del tutto simile a quello di uno spartito musicale. In un’intervista, Bandyopadhyay ha descritto il cervello come uno strumento musicale. In quest’ottica, il tempo non appare come una linea in cui un evento ne causa un altro, ma sembra stia costruendo una forma geometrica che somiglia quasi ad un cristallo. Sulla base di queste teorie, il team di Bandyopadhyay ha costruito due cervelli artificiali, per operare secondo queste teorie e osservare l’accaduto senza interferenze. L’obiettivo, qui, non è solo isolare la coscienza o definirla, ma provare a costruire un mondo migliore a partire dai modelli che la natura stessa ha creato: il cosiddetto universo risonante. Secondo Bandyopadhyay, le persone pensano al tempo come qualcosa che si muove sempre in avanti e se qualcuno risponde lentamente a una domanda è percepito come poco intelligente. Il motivo è semplice: la società contemporanea costruisce persone incapaci di uscire dal sistema binario di 0 e 1. L’universo risonante, tuttavia, è per tutti. In questo mondo, sei intelligente se sei in armonia con le vibrazioni universali della natura e poi rispondere in modo più intelligente al mondo che ti circonda. Ogni parte contribuisce al tutto.
Secondo Bandyopadhyay, anziché guardare in un lasso di tempo brevissimo, dovremmo guardare all’universo: è lì che si nasconde la verità. La parola d’ordine? Integrare. Viviamo tutti insieme, sopravviviamo tutti insieme - abbiamo solo un aspetto diverso. Dentro di noi, però, siamo tutti legati da vibrazioni potentissime.
per scaricare le conclusioni (in pdf):
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Pagina aggiornata il 25 Maggio 2026

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Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
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