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Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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Gli eroi della mente occidentale: Achille, Ulisse, Enea
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Nell'antichità, secondo l'interpretazione dello storico delle religioni Joseph Campbell, l'eroe è colui (o colei) che riesce a superare le proprie limitazioni personali e ambientali per pervenire a delle forme universalmente valide (miti) per la rigenerazione dell'intera società. Nella modernità, secondo gli psicologi Elaine Kinsella, Timothy Ritchie ed Eric Igou: "Esistono tre tipi di eroi: eroi marziali (persone addestrate a gestire situazioni pericolose e che si mettono regolarmente a rischio fisico per il loro dovere), eroi civili (cittadini comuni che rischiano la vita per intervenire in scenari di emergenza) ed eroi sociali (individui che si comportano eroicamente al servizio delle idee). Spesso sacrificando tempo, finanze e status sociale, gli eroi sociali lavorano per servire la loro comunità. Gli informatori, gli attivisti politici e le figure religiose rientrano nella categoria degli eroi sociali. Gli eroi sociali comunemente chiamati includono Nelson Mandela, Greta Thunberg, Mahatma Gandhi e Malala Yousafzai."  La realtà moderna ha raggiunto un livello tale di interconnessione (culturale, economica, psicologica, informativa, ecc.)  che giustifica l'interpretazione mitica di Campbell: oggi i problemi sono planetari e la pandemia di Covid-19 ne ha dato un primo efficace esempio. In questa prospettiva un'eroina sociale del mondo moderno è sicuramente Greta Thunberg che si è battuta, e si batte, contro il cambiamento climatico. Se si vuole valutare il transito della mente umana, mediante i più famosi eroi antichi della storia occidentale, cioè Achille, Ulisse (Odisseo) ed Enea, allora si può arrivare alla conclusione che l'unico eroe moderno è Enea che ha rinunciato a tutto (l'Io, il potere, la gloria e le apparenze) pur di far sopravvivere la sua stirpe.
Cos'era nell'antichità e cos'è oggi un eroe?
Il termine "eroe" è ancora molto usato nel mondo moderno e, a questo proposito, gli psicologi Elaine Kinsella, Timothy Ritchie ed Eric Igou, nell'evidenziare l'interesse prevalente della cultura moderna per gli aspetti negativi della personalità umana, descrivono come stia avvenendo il cambiamento nella concezione dell'eroismo da alcuni decenni (vedi bibliografia):


La psicologia si è tradizionalmente concentrata sugli aspetti negativi del comportamento umano inclusi pregiudizi, malvagità e aggressività (ad es. Miller, 2004). Negli ultimi anni, alcune ricerche psicologiche si sono focalizzate su concetti positivi come altruismo, compassione e empatia (ad es. Gable & Haidt, 2005). Tuttavia, l'eroismo è stato un argomento trascurato in psicologia.


Nell'antichità, secondo l'interpretazione dello storico delle religioni Joseph Campbell, l'eroe è colui (o colei) che riesce a superare le proprie limitazioni personali e ambientali per pervenire a delle forme universalmente valide (miti) per la rigenerazione dell'intera società.

Nella modernità, secondo gli psicologi Elaine Kinsella, Timothy Ritchie ed Eric Igou (vedi bibliografia):

Esistono tre tipi di eroi: eroi marziali (persone addestrate a gestire situazioni pericolose e che si mettono regolarmente a rischio fisico per il loro dovere), eroi civili (cittadini comuni che rischiano la vita per intervenire in scenari di emergenza) ed eroi sociali (individui che si comportano eroicamente al servizio delle idee). Spesso sacrificando tempo, finanze e status sociale, gli eroi sociali lavorano per servire la loro comunità. Gli informatori, gli attivisti politici e le figure religiose rientrano nella categoria degli eroi sociali. Gli eroi sociali comunemente chiamati includono Nelson Mandela, Greta Thunberg, Mahatma Gandhi e Malala Yousafzai.

La realtà moderna ha raggiunto un livello tale di interconnessione (culturale, economica, psicologica, informativa, ecc.)  che giustifica l'interpretazione mitica di Campbell: oggi i problemi sono planetari e la pandemia di Covid-19 ne ha dato un primo efficace esempio. In questa prospettiva un'eroina del mondo moderno è sicuramente Greta Thunberg che si è battuta, e si batte, contro il cambiamento climatico.
Chi sono gli eroi oggi
Secondo la tassonomia proposta daggli psicologi Elaine Kinsella, Timothy Ritchie e Eric Igou (vedi bibliografia), gli eroi si possono suddividere in tre categorie:

  • Eroi marziali (persone addestrate a gestire situazioni pericolose e che si mettono regolarmente a rischio fisico per il loro dovere): Ad esempio Forze dell'ordine, Militari, ecc.

  • Eroi civili (cittadini comuni che rischiano la vita per intervenire in scenari di emergenza): Ad esempio Premi Carnegie Mellon Medal

  • Eroi sociali (individui che si comportano eroicamente al servizio delle idee): Ad esempio: Premi Nobel,  Nelson Mandela, Greta Thunberg, e molti altri...
Il punto chiave
L'eroe è colui (o colei) che riesce a superare le proprie limitazioni personali e ambientali per pervenire a delle forme universalmente valide (miti) per la rigenerazione dell'intera società. (Joseph Campbell )
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Le persone celebri vengono confuse con gli eroi in questi giorni [di pandemia]. (Philip Zambardo)
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Le valutazioni dei partecipanti [alla ricerca] hanno evidenziato che le caratteristiche prototipiche degli eroi non si adattavano concettualmente anche ai modelli di ruolo e ai leader. (Elaine Kinsella et Al.)
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Il lavoro sul pregiudizio della positività alla morte e sull'ammirazione per i martiri illustra la centralità del sacrificio di sé negli schemi eroici e nelle percezioni degli eroi. (George Goethals, Scott Allison)
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In una vita, gli avvenimenti capaci di scavare un solco netto tra un prima e un dopo sono meno di una manciata. A livello collettivo, alcune rare generazioni, beate, non ne sperimentano che due: nascere, morire. Altre sono chiamate a resistere a una guerra o a una catastrofe naturale. O a una pandemia, come la nostra generazione. Si tratta di eventi epici nel senso classico, ben differenti dal dolore del singolo, pur feroce ma sempre individuale, poichè sono gli unici che costringono l'uomo a chiedersi cosa sta succedendo "a noi" e non più soltanto "a me". Eventi rarissimi, in definitiva, ma capaci di stravolgere il cosa, cioè le regole stesse del gioco. E che ci obbligano a ridefinire molto rapidamente il come di ogni nostra azione - per sopravvivere innanzitutto senza perdere la dignità. (Andrea Marcolongo p.33)
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E' molto più facile essere un eroe che un galantuomo. Eroi si può essere una volta tanto; galantuomini si dev'essere sempre. (Luigi Pirandello)
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Per me dietro ogni barbone c'e un eroe. E' la fuga dal branco che ci porta a maturare spiritualmente. (Fabrizio de André)


I am an expert in international strategic problems.
And in life?
Nell'antichità secondo Joseph Campbell l'eroe è colui (o colei) che riesce a superare le proprie limitazioni personali e ambientali per pervenire a delle forme universalmente valide (miti) per la rigenerazione dell'intera società. Secondo questa visione gli eroi non sono quegli individui che agiscono, meritoriamente, nella realtà quotidiana per risolvere problemi limitati nello spazio e nel tempo
Medaglia Carnegie
La Fondazione Carnegie Hero e gli eroi civili
Il 21 settembre 1908 Andrew Carnegie, filantropo americano di origine scozzese creatore a Pittsburgh del Fondo per l'Eroe, decise di esportare all'estero la sua idea per onorare gli eroi civili. Inizialmente estesa a Gran Bretagna e Irlanda, nei tre anni successivi la fondazione stabilì delle sedi anche in Francia, Germania, Norvegia, Svizzera, Olanda, Svezia, Danimarca, Belgio e Italia. In Italia, la "Fondazione Carnegie per gli atti di eroismo (Hero Fund)" è stata istituita con Regio Decreto in data 25 settembre 1911, ha sede presso il Ministero dell'Interno ed ha lo scopo di premiare gli atti di eroismo compiuti nel territorio italiano in operazioni di pace, da uomini e donne, ricompensandoli per mezzo del fondo elargito da Andrew Carnegie.
Achille, Ulisse ed Enea rappresentano l'evoluzione psicologica dell'uomo occidentale
Il termine "eroe" è ancora molto usato nel mondo moderno e, a questo proposito, gli psicologi Elaine Kinsella, Timothy Ritchie ed Eric Igou descrivono il cambiamento nell'uso del termine che è in corso da alcuni decenni (vedi bibliografia):


La psicologia si è tradizionalmente concentrata sugli aspetti negativi del comportamento umano inclusi pregiudizi, malvagità e aggressività (ad es. Miller, 2004). Negli ultimi anni, alcune ricerche psicologiche si sono focalizzate su concetti positivi come altruismo, compassione e empatia (ad es. Gable & Haidt, 2005). Tuttavia, l'eroismo è stato un argomento trascurato in psicologia.


Nell'antichità, secondo l'interpretazione di dello storico delle religioni Joseph Campbell, l'eroe è colui (o colei) che riesce a superare le proprie limitazioni personali e ambientali per pervenire a delle forme universalmente valide (miti) per la rigenerazione dell'intera società. Infatti i miti dell'antichità, descrivendo la vita degli eroi, descrivevano i desideri inconsci, le paure e le tensioni provate dagli umani, che venivano poi trasformati in comportamenti. Secondo questa visione gli eroi non sono quegli individui che agiscono, meritoriamente, nella realtà quotidiana compiendo azioni che risolvono problemi circoscritti nello spazio e nel tempo. A questo proposito gli psicologi Elaine Kinsella, Timothy Ritchie ed Eric Igou scrivono (vedi bibliografia):

Esistono tre tipi di eroi: eroi marziali (persone addestrate a gestire situazioni pericolose e che si mettono regolarmente a rischio fisico per il loro dovere), eroi civili (cittadini comuni che rischiano la vita per intervenire in scenari di emergenza) ed eroi sociali (individui che si comportano eroicamente al servizio delle idee). Spesso sacrificando tempo, finanze e status sociale, gli eroi sociali lavorano per servire la loro comunità. Gli informatori, gli attivisti politici e le figure religiose rientrano nella categoria degli eroi sociali. Gli eroi sociali comunemente chiamati includono Nelson Mandela, Greta Thunberg, Mahatma Gandhi e Malala Yousafzai.

La realtà moderna ha raggiunto un livello tale di interconnessione (culturale, economica, psicologica, informativa, ecc.)  che giustifica l'interpretazione mitica di Campbell: oggi i problemi sono planetari e la pandemia di Covid-19 ne ha dato un primo efficace esempio. In questa prospettiva un'eroina del mondo moderno è sicuramente Greta Thunberg che si è battuta a favore del contrasto al cambiamento climatico.
Secondo Joseph Campbell l'eroe è colui (o colei) che riesce a superare le proprie limitazioni personali e ambientali per pervenire a delle forme universalmente valide (miti) per la rigenerazione dell'intera società. Secondo questa visione, possiamo individuare negli eroi greci i "tratti psicologici" che hanno orientato la psicologia dell'uomo occidentale facendola transitare dalla figura dell'eroe marziale per eccellenza (Achille), all'eroe sociale (Odisseo), fino a giungere all'eroe moderno (Enea)
Gli eroi mitici che hanno indirizzato l'assetto psicologico dell'essere umano occidentale
Achille eroe marziale
eroe impulsivo
Cosa rappresenta Achille
Il filologo Bruno Canfora scrive (vedi bibliografia ):

La cultura europea comincia con l'Iliade e l'Odissea, due poemi epici in 24 canti che la tradizione del mondo greco attribuiva ad Omero. L'Iliade non narra l'intera guerra troiana, nè la sua conclusione, ma solo un episodio cruciale che si svolge in 50 giorni non molto dopo la fine della guerra: l'ira di Achille, provocata da un torto inflitto a lui da Agamennone, e le sue conseguenze drammatiche (ritiro dell'eroe dal combattimento e inatteso successo dei Troiani) e la sua risoluzione. Muore in battaglia l'amico più caro di Achille, Patroclo, quindi Achille ritorna sterminatore nella battaglia e uccide Ettore, il massimo eroe troiano, con i cui funerali tragici e solenni si chiude il poema.

L'eroe Achille è iracondo e impulsivo e rappresenta l'Homo Sapiens non ancora razionale. Il filosofo William Whiterspoon Mc Crary (vedi bibliografia 2017) ha realizzato una analisi psicologica del comportamento di Achille descritto nel testo dell'Iliade arrivando a concludere che Achille sembra guidato solo dai suoi istinti e dalle divinità, tuttavia l'interiorità non è assente, ma è implicita. Egli evidenzia il narcisismo di Achille nel suo litigio con Agamennone.




















Il libro di Achille
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Ulisse eroe sociale
Cosa rappresenta Ulisse/Odisseo
Il filologo Bruno Canfora scrive (vedi bibliografia ):

L'Odissea ha una struttura più moderna. E' uno dei ritorni degli eroi achei da Troia, il ritorno di Odisseo ad Itaca, che è anche l'ultimo e più tormentoso ritorno.


Se si vuole tracciare un parallelo tra il poema di Omero e l'esperienza psicoanalitica, la giornalista Susanna Russello (vedi bibliografia 2019) ci ricorda che il viaggio di Odisseo può essere visto come una analisi, condotta da Omero in qualità di analista. Il viaggio/analisi viene descritto dallo psicologo Francesco Frigione e inizia col doloroso racconto (quasi un'analisi) che Odisseo è costretto a fare alla corte dei Feaci, e prosegue poi con vari incontri e avventure:

Si è tirati tra due parti, due tentazioni: impegnarsi in un viaggio che potrà farci conoscere meglio noi stessi o rimanere nella quiete assoluta, senza impegnarsi, poiché la vita è pesante e dolorosa, penosa, a volte, per l’Io. Ed ecco che la ninfa Calipso, sull’isola di Ogigia, offre a Odisseo l’eternità, ossia metaforicamente proprio quella dimensione in cui “non si ha storia”, la calma piatta dell’acqua placida: è questa una tentazione che agisce alla pari del canto delle Sirene, ossia persuade, induce alla pigrizia.

Si arriva infine alla conclusione del viaggio:

Dopo il riconoscimento con il figlio Telemaco e la strage dei Proci, la moglie Penelope, fedele e resistente, saggia poiché, tessendo la tela come inganno e guadagno di tempo, sembra dimostrare di conoscere un Credo che a tutti noi gioverebbe, ossia che le cose della vita non si può sapere come andranno, al massimo si può aver fiducia nel tempo: ed è proprio lei, tessendo e disfacendo, che regala al marito il tempo necessario al suo viaggio.


Nel suo viaggio Odisseo scopre la sua solitudine:


Odisseo scopre uno degli aspetti più spaventosi dello stesso percorso analitico, che è la realizzazione di essere soli e la sensazione di non essere più protetti da nulla.







Il libro di Ulisse
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Enea eroe moderno
eroe resiliente
Cosa rappresenta Enea
La scrittrice e giornalista Andrea Marcolongo, nel suo libro "La lezione di Enea", sostiene il talento di Virgilio che scrivendo l'Eneide ha descritto la figura di un uomo che interpreta i caratteri della modernità, con la sua resilienza di fronte alle avversità, il suo disperato bisogno di sopravvivere e il suo coraggio di fronte al Fato. Ella scrive (p.10):


Ciò che racconta l'Eneide - e ciò che qui vorrei raccontarvi io - non è la storia di Roma nè quella di Enea. E' la storia di un uomo. Non dell'uomo antico, bensì dell'uomo contemporaneo - persino dell'uomo del futuro, se fosse dato averne notizia. [...] In sintesi, quella dell'Eneide è la storia dell'essere umano in quanto tale, con tutta la fatica che è richiesta per vivere e per esserlo, e che tuttavia combatte, insiste, non desiste, quasi sempre si dissipa per continuare ad essere l'uomo che è. Quante città, case, villeggiature, amori, abitudini, amici e nemici, ideali politici, sistemi filosofici si possono avvicend]are in una sola vita? E quante energie si possono spendere per tutto questo? Quante volte è dato, in una singola esistenza, di restare delusi e dunque di dover reagire? [...] L'Eneide racconta come, da tutto questo spargimento di vivere, non ci si può tirare fuori mai. Bisogna resistere invece, e ancora. Fino alla fine.  

Il libro di Enea
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Gli eroi sono saggi?
Ci si può domandare se gli eroi possano raggiungere le più alte vette dello sviluppo mentale umano, cioè la vera saggezza. Il filosofo Giangiorgio Pasqualotto, ha radunato nel libro ""Oltre la filosofia - Percorsi di saggezza tra Oriente e Occidente" un confronto tra filosofi orientali e occidentali sul tema della saggezza. In questo libro egli presenta le molte analogie tra il pensiero orientale e quello occidentale. Ad esempio tra il pensiero di Eraclito e quello dei saggi taoisti, riguardo alla rinuncia di un mondo in cui gli individui vivono in nome di qualcosa o di qualcuno e che considerano le etichette come la verità delle cose, egli scrive (p.48):

Il quadro generale, in cui questa rinuncia alla vita comunitaria va inserita, è pertanto definito dalle parole: "Per l'uomo sommo non esiste l'io, per l'uomo sovrannaturale non esiste il merito, per l'uomo santo non esistono i nomi". E' chiaro allora il motivo per cui Chuang Tzu può affermare che "gli uomini santi si vergognano di governare" non perchè in generale  la politica è sporca, ma perchè in alcune circostanze storiche essa è praticata da uomini per i quali esiste solo il loro io, da persone che agiscono solo per acquistare meriti in forma di denaro o di gloria, ossia da individui che vivono in nome di qualcosa o qualcuno, e che considerano i nomi, le forme, le etichette come la verità delle cose. I saggi taoisti, al pari di Eraclito, non abbandonano la convivenza sociale e la vita politica sulla base di una motivazione ontologica o metafisica, ma perchè, a un verto punto, quando dominano i signori dell'io, i fanatici del merito, i drogati dai nomi, la socialità e la politica diventano invivibili.

Se si conviene che gli attributi della saggezza (orientale e occidentale) sono quelli indicati dal saggio taoista Chuang Tzu, il solo eroe antico che potrebbe dirsi saggio è Enea, il quale rinuncia a tutto per la sopravvivenza della propria stirpe.

Se si conviene che gli attributi della saggezza (orientale e occidentale) sono quelli indicati dal saggio taoista Chuang Tzu, il solo eroe antico che potrebbe dirsi saggio è Enea. Infatti Chuang Tzu diceva che "gli uomini santi si vergognano di governare" perchè in alcune circostanze storiche la politica è praticata da uomini per i quali esiste solo il loro io, da persone che agiscono solo per acquistare meriti in forma di denaro o di gloria, ossia da individui che vivono in nome di qualcosa o qualcuno, e che considerano i nomi, le forme, le etichette come la verità delle cose. Enea ha rinunciato a tutto pur di far sopravvivere la sua stirpe.
Chi sono gli antieroi?
Nella storia dell’umanità e nei suoi racconti hanno camminato, al fianco degli eroi, protagonisti anomali, tragici e sconfitti, icone del fallimento. Sono figure primordiali, in cui nessuno ha mai voluto identificarsi, fino ad ora. Lo psicologo Mike Silvi scrive:

Fantozzi è l’antieroe: non trascende come un tipico eroe, rimane immobile! È un vinto, è vittima del sistema corrotto di una società malata, è l’italiano medio che con molta fatica tenta di arrivare indenne alla fine della giornata lavorativa; zero riconoscenza, zero soddisfazioni! Persino in ambito familiare! [...]  In epoca moderna troviamo Don Chisciotte come stereotipo dell’antieroe: Cervantes, nella sua opera volle sottolineare l’inadeguatezza della nobiltà dell’epoca che si trovava a fronteggiare, maldestramente, il tempo nuovo che si affacciava nella Spagna dei primi anni del 1600, periodo caratterizzato dal materialismo borghese e dalla mancanza di ideali e dalla crisi che dominerà il periodo successivo a quel “secolo d’oro” che andava appena concludendosi. Il personaggio di Don Chisciotte perde gradualmente la connotazione di personaggio “comico” e acquista uno spessore più complesso: mostra il problema dell’esistenza, e cioè la delusione che l’uomo subisce di fronte alla realtà, la quale annulla l’immaginazione, la fantasia, le proprie aspettative, la realizzazione di un progetto di esistenza con cui l’uomo si identifica. Sperimenta su di sé l’impossibilità di separare bene e male, e nello stesso tempo la necessità che la lotta deve avvenire dentro di noi, in attesa che qualcuno che ci sta sopra la componga e la renda plausibile. Andando a ritroso, l’Iliade ci consegna ben due personaggi tipicamente non eroici: Terside e Dolone. Del primo si sa che fu il peggiore fra i guerrieri achei giunti a Troia: era pavido, codardo, brutto e fisicamente malfermo. Fu il primo a incitare i compagni ad andar via, venendo però ferocemente interdetto da Ulisse, quando Agamennone mise alla prova i soldati inventando la storia secondo la quale ormai si erano perse le speranze di conquistare Troia. [...] Nella società quindi l’antieroe è quello che viene schiacciato e subisce, ma di contro vi si pone colui che combatte il sopruso e rivendica diritti e valori inalienabili: l’eroe.
Fantozzi, antieroe moderno
Conclusioni (provvisorie): L'eroe è ancora oggi colui (o colei) che riesce a superare le proprie limitazioni personali e ambientali per pervenire a delle forme universalmente valide per la rigenerazione dell'intera società
Nell'antichità, secondo l'interpretazione dello storico delle religioni Joseph Campbell, l'eroe è colui (o colei) che riesce a superare le proprie limitazioni personali e ambientali per pervenire a delle forme universalmente valide (miti) per la rigenerazione dell'intera società. Nella modernità, secondo gli psicologi Elaine Kinsella, Timothy Ritchie ed Eric Igou: "Esistono tre tipi di eroi: eroi marziali (persone addestrate a gestire situazioni pericolose e che si mettono regolarmente a rischio fisico per il loro dovere), eroi civili (cittadini comuni che rischiano la vita per intervenire in scenari di emergenza) ed eroi sociali (individui che si comportano eroicamente al servizio delle idee). Spesso sacrificando tempo, finanze e status sociale, gli eroi sociali lavorano per servire la loro comunità. Gli informatori, gli attivisti politici e le figure religiose rientrano nella categoria degli eroi sociali. Gli eroi sociali comunemente chiamati includono Nelson Mandela, Greta Thunberg, Mahatma Gandhi e Malala Yousafzai."  La realtà moderna ha raggiunto un livello tale di interconnessione (culturale, economica, psicologica, informativa, ecc.)  che giustifica l'interpretazione mitica di Campbell: oggi i problemi sono planetari e la pandemia di Covid-19 ne ha dato un primo efficace esempio. In questa prospettiva un'eroina sociale del mondo moderno è sicuramente Greta Thunberg che si è battuta, e si batte, contro il cambiamento climatico. Se si vuole valutare il transito della mente umana verso la saggezza, mediante i più famosi eroi antichi della storia occidentale, cioè Achille, Ulisse (Odisseo) ed Enea, allora si può arrivare alla conclusione che l'unico eroe antico che ha raggiunto la saggezza è Enea, perchè ha rinunciato a tutto (l'Io, il potere, la gloria e le apparenze) pur di far sopravvivere la sua stirpe.
per scaricare le conclusioni (in pdf):
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Pagina aggiornata il 12 marzo 2021

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Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
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