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Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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Relazioni umane ed entanglement: una connessione invisibile. Ma oltre alla connessione invisibile tra persone esiste una connessione permanente con il campo di punto zero (ZPE) che fornisce a ogni individuo accesso alle particelle di materia e antimateria del Vuoto quantistico
TEORIE > CONCETTI > QUANTISTICA2
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Il formatore PNL Enrico Popolo scrive: "La fisica moderna descrive uno spazio invisibile che permea ogni cosa, in cui tempo e distanza perdono la loro autorità. È il vuoto quantistico: un oceano di possibilità dove fotoni e particelle emergono dal vuoto e viaggiano come lampi di energia pura. In questo contesto il concetto di separazione non regge, perché ciò che accade in un punto può riverberare istantaneamente in un altro senza contatto diretto. È il regno dell’Entanglement, dove due esseri o due sistemi – come accennato sopra – possono rispecchiarsi a distanza, legati da un filo che sfida le leggi convenzionali dello spazio. Ma non è solo la distanza a essere superata da questo principio. Anche il tempo, nel suo scorrere lineare, si mostra relativo. Il sentire e le azioni non in presenza trascendono la cronologia, come se passato, presente e futuro si fondessero in un unico momento di coscienza. Non importa quanto tempo passi: ciò che è stato generato in un atto autentico di connessione rimane attivo in un presente continuo, in cui l’intenzione e la percezione convivono." La connessione invisibile: "Cosa succede quando pensiamo intensamente a qualcuno e, nello stesso istante, quella persona ci scrive o ci chiama? Quale mistero si rivela quando due persone si sentono anche se non sono presenti, o quando un pensiero attraversa la distanza e trova risposta in un’altra mente? C’è un punto in cui la materia si fa evanescente, un varco dove la logica cede il passo all’intuizione. È lì che si rivela il mistero dell’Entanglement. Il termine, nel contesto della meccanica quantistica, fu coniato dal fisico austriaco Erwin Schrödinger nel 1935, il quale scoprì che una particella lontana può essere “legata” a un’altra pur senza contatto fisico, come se la memoria del loro legame fosse più forte dello spazio stesso. Einstein definì quel concetto: “un’azione spettrale a distanza”. Oggi, esperimenti condotti con fotoni e atomi, confermano che l’effetto è reale e misurabile. In quella comunicazione non viaggiano segnali e non c’è un filo visibile. Esiste solo relazione pura, come se la realtà non fosse una somma di parti ma una trama che vibra all’unisono."
Connessione quantica tra due persone, basata su entanglement
Entanglement quantistico
Punto chiave di questa pagina
ENTANGLEMENT: La fisica Gabriella Greison, nel suo libro "Ogni cosa è collegata" scrive: "L'entanglement quantistico è il più bizzarro, il più assurdo, il più pazzo fenomeno mai immaginato prima d'ora, la previsione più ridicola che la meccanica quantistica possa fare. L'entanglement, "aggrovigliamento", "intreccio", è una previsione teorica, ricavata dalle equazioni, dai calcoli che stanno dietro la teoria dei quanti. E dice questo: nella meccanica quantistica, cioè nel mondo delle grandezze piccole, piccole come un milione di miliardesimo di metro, se due particelle sono entangled, cioè se sono vicine, le loro proprietà diventano collegate, straordinariamente connesse, e quando le separi, in direzioni opposte, loro rimangono comunque inestricabilmente collegate, e quello che fa una particella influenza l'altra. Questa è quindi una proprietà degli elettroni, particelle della meccanica quantistica."
Punti di riflessione
L'ego è una chiave preziosa data all'umanità, una chiave che apre due porte: una per la luce e una per l'oscurità... la scelta è tua.
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L'esplorazione della coscienza quantistica può portare a profondi cambiamenti nella nostra comprensione della salute mentale e del benessere. Gli approcci tradizionali alla psicologia e alla psichiatria spesso si concentrano sugli squilibri chimici e sui circuiti neurali. Tuttavia, se la coscienza è fondamentalmente quantistica, allora la salute mentale potrebbe anche coinvolgere la coerenza e la decoerenza quantistiche all'interno del cervello. Le terapie future potrebbero mirare a migliorare la coerenza quantistica, offrendo potenzialmente nuove strade per il trattamento delle malattie mentali? In che modo questo potrebbe rivoluzionare il nostro approccio alla comprensione e alla cura della mente umana? (Pritam Kumar Sinha)
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Jung ha suggerito che fin dalla nascita ogni individuo ha un senso di completezza – un senso di Sé. Vediamo questo senso di completezza nella spontaneità e nella pienezza delle azioni dei bambini. Ma man mano che i bambini si sviluppano e cominciamo ad educarli secondo le norme sociali, un Ego separato comincia a emergere dalla totalità originaria. Questa differenziazione dell'Io costituisce la prima parte della propria vita e fornisce una persona stabile [sempre più prevedibile] con cui navigare nel mondo esterno. Tuttavia, man mano che maturiamo nell’ età adulta, scopriamo che l’eccessiva identificazione con questo Ego è sede di molta ansia e conflitto interiore. L'unico modo per superare questo problema è riscoprire la totalità originaria attraverso il processo di Individuazione. L'effettivo processo di Individuazione consiste nel venire a patti con il proprio centro interiore o Sé riconoscendo tutti gli aspetti della propria personalità. Il processo generalmente inizia con la ferita dell’Ego o della Persona – questo è l’aspetto di noi stessi che presentiamo al mondo. Quando l’Io è ferito, possono presentarsi una serie di emozioni o sintomi negativi: rabbia, frustrazione, senso di colpa, dolore. Si può permettere a questi di definire la propria vita o ci si può rendere conto della necessità di cercare una soluzione negli aspetti più profondi della propria personalità. Quando si guarda più in profondità dentro se stessi attraverso i processi di contemplazione, introspezione e interocezione, può emergere un centro di regolazione interiore personale. Jung chiama questo centro – il Sé. Il sé è descritto come la totalità della tua intera psiche. L’ego è solo una piccola parte della psiche. L’ego rappresenta gli aspetti di cui siamo coscienti. La stragrande maggioranza del Sé è inconscia. Jung ha diviso l’inconscio in inconscio personale e collettivo. (Nitasha Buldeo)
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L'inconscio personale si riferisce a tutte le nostre esperienze personali che reprimiamo. L’inconscio collettivo si riferisce a tutte le idee sociali, comunitarie, globali e ai meme a cui siamo stati esposti. Finché un'esperienza rimane inconscia, ha la capacità di influenzare la nostra vita senza che noi possiamo correggerla. Il passo successivo prevede l'integrazione dell'Io (coscienza) con l'inconscio personale e collettivo. Quando questo processo viene avviato emergono una serie di archetipi. (Nitasha Buldeo)
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L'Ombra è l'inconscio personale. Si riferisce all'aspetto inconscio della nostra personalità. Sono gli aspetti di noi stessi con cui l'Io cosciente non vuole identificarsi. Molti chiamano l’Ombra “il lato oscuro” poiché tende a includere gli aspetti meno desiderabili della nostra personalità. L’Ombra non è solo negativa: è anche la nostra sede della creatività. Molto spesso l'Ombra fa la sua comparsa nei sogni. L'Ombra rappresenta ogni aspetto della mia personalità che mi rifiuto di riconoscere dentro di me. Una persona posseduta dalla sua Ombra sta sempre nella propria luce e vive al di sotto delle sue capacità. Crea le sue trappole per impedire all'Ego di raggiungere i suoi Obiettivi. L'Ombra si presenta negli errori stupidi che commettiamo e nelle cose che inconsciamente diciamo che mina il nostro progresso verso gli obiettivi. Una volta che l’Ombra diventa cosciente, si è in grado di lavorare verso gli obiettivi. (Nitasha Buldeo)
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Anima/Animus rappresenta l'inconscio collettivo. L'Anima/Animus si presenta come una persona saggia del sesso opposto all'Ego. L'Anima è questo lato femminile inconscio in un Ego maschile e l'Animus è il lato maschile inconscio in un Ego femminile. La chiave per rendere cosciente l'Anima/Animus è riconoscerla nel momento in cui si manifesta. L'Anima si presenta come una donna saggia che aiuta un Ego maschile a vedere il mondo in modo più completo e l'Animus è un maschio saggio che aiuta un Ego femminile a coltivare un senso di sé più indipendente o non socialmente condizionato incoraggiandola a incarnare il suo mondo più profondo. Ciò non significa che diventi più egoista. Una donna cosciente del suo animus è più consapevole internamente di ciò in cui crede e sente. Ed è più capace di esprimere queste convinzioni e sentimenti senza sensi di colpa o abnegazione. Riconoscere la propria Anima/Animus ci rende più consapevoli e ricettivi alle nuove idee creative. (Nitasha Buldeo)
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Un archetipo è un modello originale di una persona, un esempio ideale o un prototipo su cui sé e gli altri possono essere compresi, copiati, modellati o emulati. Un archetipo è un simbolo universalmente riconosciuto da tutti. In psicologia, un archetipo è un modello di persona, personalità o comportamento. Per Jung gli archetipi consistevano in personaggi universali e mitici che risiedono nell’inconscio collettivo delle persone in tutto il mondo. Gli archetipi rappresentano i motivi umani fondamentali della nostra esperienza nel corso della nostra evoluzione. La maggior parte delle persone ha diversi archetipi in gioco nella propria personalità. Tuttavia Jung postulò che OGNI PERSONA PORTA CON SÉ TRE ARCHETIPI DOMINANTI. È attraverso il processo di psicoanalisi di Jung che egli incoraggia l'autoesame per identificarli. Ecco come avviene l'autorealizzazione. Alcuni degli Archetipi descritti da Jung: : Unificazione dell'Io dell'individuo, dell'inconscio personale e collettivo; L'OMBRA : Base degli istinti sessuali e di vita: ANIMA E ANIMUS : identità maschile/femminile; LA PERSONA : presentazione di sé; IL PADRE : figura di autorità; potente. LA MADRE : allevare; confortante; IL BAMBINO : Desiderio di innocenza; rinascita; salvezza. IL VECCHIO SAGGIO: Guida; conoscenza; saggezza; L'EROE : Campione; difensore; soccorritore; LA FANCIULLA : Innocenza; desiderio; purezza; L'IMBROGLIONE : Ingannatore; bugiardo; piantagrane.
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Tutti noi abbiamo vissuto momenti difficili, momenti in cui non siamo stati ap­provati, accolti e ascoltati dai nostri genitori come ne avevamo bisogno. Ed è quindi innegabile che conflitti non risolti li abbiamo un po’ tutti: ferite interiori abitano in cia­scuno di noi ed è durante la meditazione che incontriamo questo livello del nostro inconscio, il “livello psi­cologico” dove pos­siamo imbat­terci in una emozione sopita, rimossa: ad esempio la rabbia verso la mamma o il babbo per non essere stati ap­provati. E poi cresciamo e diventiamo noi genitori. È certo che essere genitore non è facile, nessuno nasce genitore: genitore si diventa, si co­mincia ad imparare da bambini. I vissuti della nostra infanzia in-formano la qualità del nostro essere babbo e mamma. (Maria Martini)
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La nostra zona Ombra, la “zona più scura di coscienza” consiste in tutte quelle parti del nostro esse­re che il nostro primo ambiente non approvava, sia che queste parti fossero aspetti positivi o negati­vi. Qui ritorna quanto era stato esaminato precedentemente, cioè che non sempre siamo stati appro­vati da piccoli, per varie ragioni, come ad esempio genitori ansiosi oppure troppo affaccendati, dis­tratti o arrabbiati. (Maria Martini)
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Chi non ha mai iniziato una psicoterapia ha spesso dei timori e dei dubbi su cosa aspettarsi. Intraprendere un percorso psicoterapeutico è un viaggio a volte difficile, a volte divertente, ma sempre affascinante e pieno di nuove scoperte e sorprese su se stessi. Al centro di questo percorso c’è la relazione fra paziente e analista. È  una relazione basata sulla fiducia, sul rispetto e sull’empatia. Il lavoro analitico ha come obiettivo di aiutare l’individuo a superare i blocchi emotivi interni che gli impediscono spesso di vivere una vita piena e come fine ultimo di riportare la persona alla sua naturale tendenza all’individuazione, all’autorealizzazione, alla valorizzazione di sé e ad un migliore equilibrio e adattamento. Ciò avviene attraverso la risoluzione dei sintomi e la ricerca dei significati più profondi della sofferenza dell’individuo, esplorando insieme i pensieri, le emozioni e le sensazioni corporee che il paziente racconta in uno spazio analitico, l’ora della seduta, che diventa spazio di pensiero dedicato interamente alla persona. (Carl Gustav Jung)
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Persona: era una maschera, di cuoio o di gesso, che l'attore portava per amplificare la voce (persona dal latino per- sonare, suonare attraverso) e fissare un ruolo, triste allegro, minaccioso, ecc. Ma la maschera era, ancor prima, parte del rituale in seno alle antiche religioni che precedettero la religione olimpica, o religione del Cielo, portata dagli invasori Arii. Un caso frequente è l'identità con la Persona, intesa come sistema di adattamento o modo di conformarci col mondo. Il rischio è solo di diventare identici alla Persona: il professore al suo manuale e il tenore alla sua voce. Così il danno è fatto. Vivendo cioè solo entro i limiti della propria biografia, non si può esercitare più nessuna attività in modo naturale. Con una certa esagerazione si potrebbe anche dire che la Persona è non ciò che uno è realmente, bensì ciò che gli altri credono che sia. In ogni caso è grande la tentazione di essere ciò che si appare, poiché la Persona viene spesso pagata a peso d'oro. (Jung, 1940/1950, pp. 120-121). (Giuseppe Lampis, Maria Pia Rosati, Claudio Rugafiori, Marina Plasmati e Lorenzo Scaramella)
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Il termine Persona deriva dalla parola latina con cui veniva chiamata la maschera indossata dagli attori dell'antica Roma nelle rappresentazioni teatrali. Pertanto, la Persona indica la maschera sociale con cui gli individui si presentano agli altri. La Persona può avere a che fare con l'identità di genere, con una fase dello sviluppo, come l'adolescenza, o con una professione. In altri casi, è possibile che come Persona venga assunto un singolo aspetto della personalità, coscientemente o inconsciamente sottolineato. Nel corso della vita le Personae indossate possono essere più di una e se ne possono assumere più di una nello stesso momento. Secondo Jung, la Persona è un archetipo, un'espressione fondamentale della personalità. Jung definisce la Persona come un segmento della psiche collettiva, più precisamente dell'inconscio collettivo. (Giuseppe Lampis, Maria Pia Rosati, Claudio Rugafiori, Marina Plasmati e Lorenzo Scaramella)
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Tutto sommato, la persona non è nulla di reale. E' un compromesso fra l'individuo e la società su ciò che uno appare. L'individuo prende un nome, acquista un titolo, occupa un impiego, ed è questa o quella cosa (Jung, 1928, pp.64-65). La Persona non è identificabile con l'intera personalità dell'individuo. E' il prodotto di elementi personali, ma anche di elementi collettivi; è un rapporto di compromesso, e spesso la dimensione umana del singolo è molto diversa dal ruolo che questi è chiamato ad assolvere, anche se è necessaria a svolgere ben precise funzioni sociali. Questo aspetto della personalità, che media i rapporti con il mondo esterno e con gli altri e che, in certi termini, partecipa alla costruzione dell'identità dell'individuo, non è una funzione superflua. Jung, infatti, afferma: "La Persona è un complicato sistema di relazioni fra la coscienza individuale e la società, una specie di maschera che serve da un lato a fare una determinata impressione sugli altri, dall'altro a nascondere la vera natura dell'individuo. Che quest'ultima funzione sia superflua può affermarlo soltanto chi è talmente identico alla sua Persona da non conoscere più se stesso, e che la prima non sia necessaria può immaginarlo solo chi ignori la vera natura dei suoi simili. La società esige, deve esigere, che ciascuno rappresenti al meglio possibile la sua parte. La società lo esige per misura di sicurezza; ciascuno deve stare al suo posto; l'uno è calzolaio, l'altro poeta. Non è previsto che si sia l'una e l'altra cosa a un tempo. Non è neppur consigliabile essere l'una e l'altra cosa, perché ciò sarebbe poco rassicurante. Un uomo simile sarebbe "differente" dagli altri, non del tutto fido. L'univocità dell'apparenza personale è in pratica una cosa importante perché l'uomo medio, il solo che la società conosca, deve avere la testa a una cosa sola, per poter fare alcunché di buono; due cose sarebbero troppe. La nostra società è indubbiamente orientata verso questo ideale." (Jung, 1928, pp.107-108). (Giuseppe Lampis, Maria Pia Rosati, Claudio Rugafiori, Marina Plasmati e Lorenzo Scaramella)
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La società necessita che l'espressione della personalità dell'individuo sia funzionale ad essa, sia utile, sia prevedibile; questa prevedibilità è correlata, secondo l'Autore, al concetto di media divenuto molto importante nel mondo moderno. Poiché l'uomo medio è il solo che la società conosca, la Persona deve necessariamente, in ogni sua manifestazione,rientrare nella media. Parallelamente Jung descrive la funzione svolta dalla Persona: quella di una maschera che permette di nascondere agli occhi degli altri la vera natura dell'individuo, che si esprime solo dietro di essa: "Naturalmente nessuno, come individualità, potrebbe consumarsi tutto in queste esigenze; la costruzione di una personalità artificiale diventa una imprescindibile necessità. Dietro la maschera nasce poi la cosiddetta "vita privata". Questa separazione, nota a sazietà, della coscienza in due figure spesso ridicolmente diverse è un'operazione psicologica radicale che non può restare senza conseguenze per l'inconscio." (Jung, 1928, p. 108)." (Giuseppe Lampis, Maria Pia Rosati, Claudio Rugafiori, Marina Plasmati e Lorenzo Scaramella)
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Tanto più l'individuo investirà coscientemente le sue energie nell'espressione sociale della sua Persona, tanto più reprimerà come non confacenti a questo fine le proprie caratteristiche più autentiche, in termini emozionali, affettivi, comportamentali, tanto più queste istanze verranno catturate dall'inconscio ove condurranno un'esistenza nascosta, entrando, non di rado, in conflitto con l'atteggiamento cosciente. (Giuseppe Lampis, Maria Pia Rosati, Claudio Rugafiori, Marina Plasmati e Lorenzo Scaramella)
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Archetipo, questo termine non è stato coniato da Jung, ma è tratto dall'epistolario dello storico elvetico Jacob Burkhardt, verso il quale Jung nutriva ammirazione. Egli stesso osserva: "con questo termine io intendo quello che, riallacciandomi a Jacob Burkhardt, ho chiamato in passato immagine primordiale. L'archetipo è una espressione simbolica che entra in funzione tutte le volte in cui non sussistono ancora concetti coscienti, o essi per motivi interni o esterni, non sono possibili". (Jung, 1921, p. 382).
Jung nel 1917 definisce queste immagini dominanti dell'inconscio collettivo, e solo a partire dal 1919 diede loro il nome di archetipi. Nel 1919, infatti, Jung, farà uso per la prima volta del termine archetipo nel saggio "Istinto e inconscio", trattando della struttura dell'inconscio, dove,accanto ai contenuti dell'inconscio personale, descrive tutte le caratteristiche non acquisite in modo individuale, ma ereditate. Insieme a queste, pone: le forme esistenti a priori, ossia congenite, dell'intuizione cioè gli
archetipi di percezione e comprensione, che sono una condizione ineliminabile e determinante a priori di tutti i processi psichici. Come gli istinti inducono l'uomo a un comportamento specificatamente umano, così gli archetipi costringono la percezione e l'intuizione a formazioni specifiche umane. Gli istinti e gli archetipi dell'intuizione formano l'inconscio collettivo (Jung, 1919, p.151). Nella definizione di archetipo Jung si rifà anche al Corpus Hermeticum di Ermete Trismegisto, nei termini di forme primitive uniche ed identiche, e alle ideae principales di Sant'Agostino, definite da quest'ultimo come forme stabili ed immutabili, non create e perciò sono eterne, si presentano sempre nello stesso modo, e sono contenute nell'intelligenza divina. Jung definisce ancora l' "archetipo" imago dominante come: varie denominazioni di quelle forme universali del pensiero, ereditarie dotate di contenuto affettivo, che compongono e strutturano l'inconscio collettivo (Jung, 1917/1943, p.115 n.). L'archetipo può presentarsi come archetipo in sé, insito potenzialmente in ogni struttura psichica non percepibile, e come archetipo attualizzato, percepibile nel campo di coscienza sotto forma di immagine archetipica, rappresentazione archetipica, o processo archetipico a seconda della costellazione entro cui si presenta. Esistono aspetti dinamici legati all'archetipo: forme di agire e reagire, decorsi, processi come il divenire dell'Io, l'avanzare dell'età, e così via. L'archetipo può presentarsi come un' "immagine primordiale", così come un movimento progressivo di differenziazione della coscienza. Secondo Jung ha un fondamento archetipico ogni umana espressione dell'esistenza, sia dal punto di vista biologico, psicobiologico o spirituale (Jacobi,1971). (Giuseppe Lampis, Maria Pia Rosati, Claudio Rugafiori, Marina Plasmati e Lorenzo Scaramella)
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Anima/Animus: Jung per affrontare il tema delle relazioni tra maschile e femminile, sia a livello interpersonale che intrapsichico, postula un'istanza psichica che denomina con il termine latino, che si presenta in forma bipolare Anima/Animus. Il concetto di Anima, per Jung, va inteso in un'accezione differente da quello di anima espresso dalla religione, come dal concetto di anima a cui si riferirono Freud e Jung, utilizzando il termine tedesco "Seele". Tuttavia Jung nel trattare questa coppia di opposti non è stato altrettanto simmetrico, poiché ha privilegiato l'approfondimento riguardante l'Anima come controparte eterosessuale inconscia nell'uomo. "Si può definire l' Anima anche imago, archetipo o sedimentazione di tutte le esperienze che l'uomo fa della donna" (Jung,1929/1957, p.49, cfr. Commento al "Segreto del fiore d'oro", vol. 13, Boringhieri, Torino, 1988). Come afferma Hillman, in molti passi Jung usa i termini Anima e Seele in modo intercambiabile, tuttavia il suo sforzo maggiore sta nel mantenere distinti i termini Anima, Seele e psiche. Da un lato, differenzia il termine latino Anima da Seele, che considera troppo generico e vago, e espressione delle idee tradizionali della religione e della filosofia. Dall'altro differenzia il termine Anima da psiche, della quale è uno dei tanti archetipi (Hillman, 1964). Anima nell'uomo e Animus nella donna. Quindi, ciascuna di queste figure archetipiche dell'immagine dell'anima rappresenta la parte della psiche che ha attinenza con il sesso opposto e sta ad indicare non solo la conformazione del rapporto con questo, ma anche il deposito dell'esperienza collettiva a riguardo, l'immagine che ciascun individuo porta con sè dell'altro sesso, come essere singolo e come appartenente alla specie umana (Jacobi, 1971). Secondo Jung ogni contenuto presente nella psiche a livello inconscio e che, non riconosciuto, rimane indifferenziato, latente, viene proiettato. Perciò ogni uomo tende a proiettare la propria immagine Anima sulla donna ed analogamente, ogni donna tende a proiettare la propria immagine Animus sull'uomo. Questa proiezione è inconscia, e determina che entrambi sperimentino il proprio fondamento eterosessuale primigenio nell'altro. Ci si lega all'altro che viene scelto come portatore  dei propri contenuti inconsci. Lo stesso accade per l'Ombra. Per Jung l'Anima è un personaggio duplice che personifica il binomio femminile/maschile e tutta la potenza implicita che lo contraddistingue. Paragonata all'Ombra, che si lascia circoscrivere nel ristretto cerchio intorno all'Io, come la parte inferiore della personalità, di cui si parlerà più avanti, l'Anima (Animus) mostra una portata più vasta poiché la sua sfera di influenza si esercita a partire da quello sfondo indefinito ed iper-inclusivo che è l'inconscio collettivo. Se l'Ombra si pone come un antagonista, l'Anima, una vera e propria potenza mitica della mente, rappresenta gli incroci, gli sdoppiamenti, le suddivisioni, le combinazioni, e tesse le fila degli eventi umani. Anima e Animus femminile e maschile determinano una pluralità di circostanze dove nel breve, seppur intenso, arco dell'esistenza si confondono l'inconscio personale e l'inconscio collettivo dell'individuo. (Giuseppe Lampis, Maria Pia Rosati, Claudio Rugafiori, Marina Plasmati e Lorenzo Scaramella)
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Siamo alla babele delle lingue e della comunicazione in quanto i parlanti non sentono più di co-appartenere al destino comune. Le applicazioni tecnico–scientifiche hanno comportato uno sconvolgimento profondo nel rapporto tra uomo e mondo, tra uomo e umanità, e problemi enormi su ogni piano. Sicché, precisamente nell’epoca della scienza, nel momento in cui una fondazione dell’etica sui principi assoluti razionali metempirici non sembra più praticabile, è necessaria la sfida paradossale di fondare un’etica della comunicazione che confuti il relativismo assoluto, stretto parente del nichilismo (v. Apel, 1991). In altri termini, ci troviamo a confrontarci con il mito di Faust e di Mefistofele vissuto con piena e diretta immediatezza. Ma, in un mondo in cui ogni atto sembra fondato sulla comunicazione, una comunicazione non sentita quale apertura e compartecipazione dell’uomo all’essere, all’altro, e al contrario fatta strumento al servizio di chi cerca il dominio sull’economia, sul mercato, sugli altri, sul mondo, Mefistofele sembra avere una fin troppo facile presa su Faust. (Maria Pia Rosati)
Massimo Teodorani scrive: "Le ricerche sulla fisica quantistica confermano l'entanglement come un fenomeno reale nel caso delle particelle elementari, per quanto riguarda il dominio microscopico. Negli ultimi tempi si è comunque ipotizzato che a certi livelli il fenomeno possa essere esteso anche al dominio macroscopico, e soprattutto alla coscienza"
La prima immagine dell'entaglement tra due fotoni
2019 - Un team di ricercatori di Glasgow ha ottenuto per la prima volta le immagini dell'entanglement quantistico, un fenomeno della meccanica quantistica che rappresenta una “spaventosa azione a distanza” secondo Einstein.
Il termine entanglement, che non ha una precisa traduzione italiana ma si potrebbe definire "intreccio", definisce un bizzarro (e apparentemente assurdo) fenomeno quantistico in cui due o più particelle sono intrinsecamente collegate tra loro in modo tale che le azioni o le misure eseguite su una di esse abbiano effetto istantaneo e irreparabile sulle altre, indipendentemente dalla distanza che le separa. Gabriella Greison scrive nel suo libro "Ogni cosa è collegata" (p.203): "Le particelle sono tutte collegate tra loro, e lo spazio tra di loro non conta. Le particelle del mondo del reale, quindi le persone, quindi noi. Noi, quando ci leghiamo a qualcuno ed entriamo in contatto con l'altra persona, ci intrecciamo, diventiamo entangled, e poi ce ne allontaniamo e continuiamo a scambiarci informazioni, lo stato di uno influenza lo stato dell'altro e viceversa, proprio come accade quando proviamo amore."
Macroscopic Quantum Effects
Il filosofo Joachim Keppler scrive (vedi bibliografia) nel 2025:

Un elemento centrale dell'esistenza umana è la nostra esperienza cosciente, caratterizzata da un'enorme gamma di stati di coscienza differenziati. I processi coscienti includono sia la percezione cosciente indotta da stimoli sia i processi mentali indipendenti dagli stimoli, come il pensiero e il recupero mnemonico. Negli ultimi decenni, si è accumulata una grande quantità di dati su questi processi cerebrali, fornendoci un consistente corpus di prove empiriche sulle caratteristiche neurofisiologiche della coscienza. La sfida ora è sfruttare le prove disponibili per dedurre il principio fondamentale che è efficace nei processi coscienti ma assente nei processi inconsci. Partendo dal principio operativo dedotto, si possono ottenere informazioni sulle condizioni necessarie che devono essere soddisfatte nel cervello affinché si manifestino stati di coscienza. La specificazione di questo principio e la formulazione di queste condizioni sono prerequisiti essenziali per lo sviluppo di una solida teoria della coscienza che ci aspettiamo abbia potere esplicativo e sveli connessioni causali. A sua volta, la conoscenza delle dipendenze causali è importante per esplorare nuove strade di ricerca e impostare esperimenti innovativi progettati per produrre dati aggiuntivi modificando sistematicamente le condizioni locali nel cervello, con l'obiettivo di supportare il principio operativo inferito alla base dei processi coscienti. Idealmente, il principio rivelato risulta essere universale, in modo da poter trarre conclusioni sulla potenziale presenza della coscienza in altre specie. Questo articolo si propone di far luce sul principio fondamentale alla base dei processi coscienti e di fornire informazioni sulle condizioni necessarie che devono essere soddisfatte nel cervello per formare stati di coscienza. Passiamo innanzitutto all'architettura del cervello e all'organizzazione della corteccia cerebrale (vedi Figura 1). I risultati sperimentali suggeriscono che la corteccia, formata da strati, può essere vista come un sistema modulare la cui unità funzionale di base è la minicolonna, detta anche microcolonna). Sebbene le microcolonne, composte da circa 100 neuroni e con un diametro di circa 30 μm, differiscano nei dettagli, condividono tutte un design uniforme.



Figura 1.
Architettura cerebrale e organizzazione della corteccia cerebrale. La corteccia è organizzata in moduli, con la microcolonna corticale che costituisce l'unità funzionale di base. Ogni microcolonna è composta da circa 100 neuroni, raggiunge un diametro dell'ordine di 30 μm e riceve numerosi input da altre aree corticali e dal talamo. Le fibre corticocorticali e talamocorticali proiettano a decine di migliaia di sinapsi eccitatorie, per lo più glutammatergiche, densamente distribuite sui dendriti basali e apicali dei neuroni piramidali, che rappresentano circa l'80% di tutti i neuroni. I neuroni rimanenti sono principalmente interneuroni inibitori, che regolano l'attività dei neuroni piramidali tramite sinapsi GABAergiche.

In sintesi, l'insieme delle prove empiriche fornisce alcuni importanti indizi sui principi alla base dei processi coscienti e sulle condizioni necessarie per la formazione degli stati di coscienza. Le prove suggeriscono che gli stati di coscienza sono associati a schemi di attività coerenti che mostrano un comportamento collettivo e coinvolgono un gran numero di microcolonne corticali, che ogni schema di attività origina da una transizione di fase e che l'induzione delle transizioni di fase e il controllo delle valanghe sono ottenuti da un concerto ben orchestrato di rilasci di neurotrasmettitori e scariche neuronali. È questa orchestrazione che è alla base delle dinamiche critiche e deve essere esplorata più in dettaglio. In questo senso, l'approccio qui adottato è in linea con considerazioni che presuppongono che la criticità e l'auto-organizzazione siano essenziali per la comprensione delle caratteristiche neurofisiologiche dei processi coscienti (
Fingelkurts et al., 2013) e vedono la SOC come un candidato promettente per un quadro teorico unificato per la coscienza.
Per comprendere appieno il significato di questi indizi e svelare il principio fondamentale alla base dei processi coscienti, dobbiamo avanzare a un livello di spiegazione più profondo. Questo ci conduce nel regno della teoria quantistica dei campi, dotandoci delle risorse metodologiche appropriate per spiegare le transizioni di fase e comprendere il comportamento collettivo nei sistemi a molti corpi (Del Giudice et al., 1985, 200 ; Freeman e Vitiello, 2006 , 2008). In termini concreti, utilizzeremo il quadro dell'elettrodinamica quantistica (QED), la teoria fondamentale dell'elettromagnetismo, per comprendere il principio funzionale delle microcolonne corticali.

Partendo da questo modello leggermente semplificato di microcolonna corticale, mettiamo in gioco la QED, secondo la quale il vuoto, piuttosto che essere uno spazio vuoto, è pervaso da un oceano fluttuante di energia che gioca un ruolo centrale nella visione del mondo della fisica moderna. Un costituente di questo oceano fluttuante è il campo elettromagnetico di punto zero (ZPF), costituito da uno spettro di modi normali, ognuno dei quali è caratterizzato da una frequenza specifica. Gli approcci che approfondiscono i fondamenti concettuali della fisica quantistica suggeriscono che l'origine di tutti i fenomeni quantistici risieda nello ZPF e che questo campo energetico onnipresente sia un ingrediente essenziale del progetto della natura.



Figura 2.
Principio funzionale di una microcolonna corticale secondo un modello basato sulla QED.
(A)
Una transizione di fase è avviata dall'interazione risonante glutammato-ZPF nelle vescicole sinaptiche, in cui la concentrazione di glutammato raggiunge il suo valore massimo. L'interazione risonante porta alla sovrapposizione quantistica da parte delle molecole di glutammato e, da parte dello ZPF, all'amplificazione dei modi di campo dominanti.
(B)
I modi ZPF dominanti, notevolmente amplificati, innescano un processo di valanga intracolonnare che porta l'intero pool di glutammato di una microcolonna a uno stato quantistico macroscopico, con conseguente formazione di un dominio di coerenza e generazione di un campo a microonde intracolonnare (ICMF).
(C)
L'ICMF modula l'attività dei canali ionici voltaggio-dipendenti e svolge un ruolo importante nella regolazione omeostatica della frequenza di scarica neuronale, che è stata identificata come il prerequisito per stabilire l'equilibrio EI e mantenere il regime critico.

Infine, va sottolineato che l'approccio basato sulla QED qui discusso non solo getta solide basi teoriche per spiegare le dinamiche cerebrali, ma getta anche nuova luce sulla regolazione degli organismi biologici nel loro complesso. I principi esposti in questo articolo danno quindi motivo di ipotizzare che l'interazione risonante tra molecole specifiche e la ZPF, che porta alla formazione di domini di coerenza e alla generazione di campi elettromagnetici endogeni, potrebbe essere alla base di molti processi di controllo omeostatico che avvengono nelle cellule. Da questo punto di vista, ogni processo di controllo utilizza frequenze o bande di frequenza uniche, e un organismo sano può essere considerato un'orchestra perfettamente coordinata.
Il campo di punto zero (vuoto) alimenta e governa il cervello umano
La risonanza umana
Enrico Popolo scrive:

Nel campo della risonanza umana, si è scoperto che la stessa legge si riflette nella mente e nel cuore degli uomini. Chi ha particolare sensibilità lo sa: esistono momenti in cui si percepisce l’altro prima ancora di incontrarlo, in cui si sente la sua emozione come un’eco interiore e si avverte la sua paura o la sua gioia come se fossero proprie. Non è suggestione: è una forma di entanglement tra esseri viventi, un fenomeno che si manifesta su un piano sottile ma reale.”
Due persone possono essere collegate da un filo invisibile per i motivi più diversi: una storia condivisa, esperienze comuni, affinità profonde, questioni irrisolte o semplicemente perché i loro cuori e le loro menti vibrano sulla stessa frequenza. Quel filo continua a vibrare anche dopo la separazione, talvolta richiamando alla riconciliazione, altre volte amplificando emozioni nascoste, memorie mai chiuse o tensioni sottili tra le anime. È un legame che sfida lo spazio e il tempo: un’eco di ciò che resta irrisolto e, allo stesso tempo, un ponte che continua a unire, offrendo possibilità di comprensione, guarigione e armonia. La connessione sottile tra le persone può manifestarsi nei modi più inattesi: un sogno condiviso, un’intuizione improvvisa, una sensazione di déjà-vu, una coincidenza troppo precisa per essere casuale. Non mancano le testimonianze di fratelli, amici o amanti separati da grandi distanze che percepiscono istantaneamente i pensieri o lo stato emotivo dell’altro. Questo significa che un cuore che ama, un pensiero concentrato o una volontà coerente, possono innescare un’onda che attraversa lo spazio e il tempo toccando chi è lontano, cambiando il corso degli eventi e portando risposte anche dove non esiste alcun legame visibile.
Gli antichi questo lo sapevano già. Prima che la fisica moderna parlasse di “entanglement”, nei loro riti e nelle loro preghiere era già presente l’idea che un pensiero o un’intenzione potessero muovere forze invisibili e influenzare ciò che era lontano. I saggi di diverse culture raccontavano di corde sottili e fili d’energia che collegano anime e destini. Gli Egizi, per esempio, credevano che la parola sacra potesse dare forma alla realtà. Le tradizioni sciamaniche insegnavano che tutto è connesso da fili invisibili e che la visione interiore può agire sul mondo. I mistici ebraici e cristiani, infine, parlavano e parlano tutt’oggi di corrispondenze tra i mondi, di luce e vibrazione nonché di materia e spirito.
Oggi la scienza conferma che il vuoto quantistico di cui si parla esiste ed è vivo. Ogni osservazione partecipa alla manifestazione del mondo e la coscienza, espandendosi, può imprimere un ordine nelle probabilità. Ecco come un pensiero concentrato, un atto di volontà o un sentimento coerente, può generare un effetto che attraversa lo spazio e il tempo producendo conseguenze pur senza contatto fisico. Ogni gesto, pensiero o simbolo lanciato nell’invisibile, pertanto, può riverberare altrove, come un’onda che si propaga in uno stagno cosmico. Le diverse pratiche della divinazione nascono proprio da questa intuizione. Chi legge i segni non consulta solo potenze esterne, ma ascolta l’universo riflesso nel proprio cuore. È l’intuito a guidarlo, perché ciò che è dentro risuona sempre con ciò che è fuori, e ogni frammento contiene l’intero.
Ma il riflesso dell’universo non si limita a ciò che è benevolo. Seguendo la stessa logica che permette a emozioni e intenzioni positive di propagarsi e influenzare il mondo, anche i sentimenti ostili possono incidere sulla realtà, provocando malessere, tensioni o disturbi negli altri. Per cui un cuore turbato, arrabbiato oppure orientato al male può – per propria volontà - trasmettere intenzioni negative. È il caso di chi si affida a operatori d’iniquità (maghi e affini) per colpire il prossimo attraverso pratiche occulte; di chi alimenta con il proprio livore pensieri di odio o invidia; o di chi, avvelenato da sentimenti di ostilità e da pervaso rancore, scaglia strali e maledizioni. Questo, nella speranza che tali azioni possano produrre effetti concreti e trasformazioni reali. Secondo il principio dell’entanglement- ora lo sappiamo - è possibile che ciò accada.
Ricordiamo però che l’intreccio invisibile tra due persone è un filo che viaggia in entrambe le direzioni: ciò che viene trasmesso con intenzione, oltre a essere percepito dall’altro, ritorna sempre arricchito dalle reazioni ricevute. Non spezza il legame, ma anzi, lo rafforza, alimentando l’energia che lo attraversa. Se viene inviato amore, tornerà amore; e lo stesso accade per sentimenti contrari o di antitesi. L’unico modo per sciogliere un legame nato da questioni sospese o irrisolte è affrontare la verità: riconoscere ciò che è nascosto, confessare a sé stessi e agli altri le verità taciute, smascherando cosi i nascosti inganni. Chi elude la verità, sperando che il tempo risolva ciò che il coraggio evita, condanna se stesso alla prigione delle menzogne e al tormento del “filo invisibile”.
La verità vi renderà liberi”, diceva Gesù, e questa è l’unica via d’uscita dall’entanglement.
Il vuoto quantistico
Lo spazio vuoto non è un'assenza di realtà, ma un oceano ribollente di energia e particelle virtuali che compaiono e scompaiono continuamente. In questo video esploriamo la fisica estrema del vuoto quantistico, partendo dal Principio di Indeterminazione di Heisenberg fino all'effetto Casimir. Scoprirai perché il nulla ha un peso, come le particelle virtuali influenzano la materia e in che modo una minuscola fluttuazione nel vuoto primordiale ha scatenato il Big Bang e l'inflazione cosmica.
La coscienza senziente
Enrico Popolo scrive:

Quando l’uomo realizza che nulla è veramente separato, l’entanglement smette di essere un enigma e diventa rivelazione. Scienza e spiritualità, dapprima in contrasto, tornano finalmente a parlare la stessa lingua, convergendo sul principio dell’interconnessione. Il messaggio è chiaro: l’uomo non può dominare l’invisibile né averne il controllo, poiché ne è parte integrante.
Il filo invisibile che unisce l’umanità non è una metafora. È la struttura stessa dell’universo, il ponte tra materia e spirito, la rete silenziosa attraverso cui la vita comunica con sé stessa al di là dello spazio e del tempo. Ogni parola, gesto e scelta che compiamo lascia un segno reale, un’onda destinata a tornare amplificata nel cuore di chi ci circonda.
Riconoscerlo significa aprire gli occhi su una verità sconvolgente: siamo co-creatori di ogni realtà, tessitori consapevoli o inconsapevoli di un universo vivo. E da questo potere, così invisibile eppure innegabile, nasce l’unico monito possibile: agisci sempre con attenzione, perché ogni respiro della tua mente e del tuo cuore lascia un’impronta eterna nell’intreccio invisibile che ci lega tutti.
Conclusioni (provvisorie): l'ego è come uno strumento che ci è stato dato per sperimentare la vita sulla Terra.
Il formatore PNL Enrico Popolo scrive: "La fisica moderna descrive uno spazio invisibile che permea ogni cosa, in cui tempo e distanza perdono la loro autorità. È il vuoto quantistico: un oceano di possibilità dove fotoni e particelle emergono dal vuoto e viaggiano come lampi di energia pura. In questo contesto il concetto di separazione non regge, perché ciò che accade in un punto può riverberare istantaneamente in un altro senza contatto diretto. È il regno dell’Entanglement, dove due esseri o due sistemi – come accennato sopra – possono rispecchiarsi a distanza, legati da un filo che sfida le leggi convenzionali dello spazio. Ma non è solo la distanza a essere superata da questo principio. Anche il tempo, nel suo scorrere lineare, si mostra relativo. Il sentire e le azioni non in presenza trascendono la cronologia, come se passato, presente e futuro si fondessero in un unico momento di coscienza. Non importa quanto tempo passi: ciò che è stato generato in un atto autentico di connessione rimane attivo in un presente continuo, in cui l’intenzione e la percezione convivono." La connessione invisibile: "Cosa succede quando pensiamo intensamente a qualcuno e, nello stesso istante, quella persona ci scrive o ci chiama? Quale mistero si rivela quando due persone si sentono anche se non sono presenti, o quando un pensiero attraversa la distanza e trova risposta in un’altra mente? C’è un punto in cui la materia si fa evanescente, un varco dove la logica cede il passo all’intuizione. È lì che si rivela il mistero dell’Entanglement. Il termine, nel contesto della meccanica quantistica, fu coniato dal fisico austriaco Erwin Schrödinger nel 1935, il quale scoprì che una particella lontana può essere “legata” a un’altra pur senza contatto fisico, come se la memoria del loro legame fosse più forte dello spazio stesso. Einstein definì quel concetto: “un’azione spettrale a distanza”. Oggi, esperimenti condotti con fotoni e atomi, confermano che l’effetto è reale e misurabile. In quella comunicazione non viaggiano segnali e non c’è un filo visibile. Esiste solo relazione pura, come se la realtà non fosse una somma di parti ma una trama che vibra all’unisono."
per scaricare le conclusioni (in pdf):
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Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


  • Roberto Casati (2022), Le mille trappole che ci allontanano dalla logica - Sole24Ore 17 luglio 2022
  • J.B. Rhine (1934), Extra-Sensory Perception - Nature
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aggiornata il 12 Maggio 2026

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Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Generico
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