Il Libero arbitrio è un'illusione o no? Come stanno le cose con il superdeterminismo?
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Il libero arbitrio è la capacità dell'individuo di scegliere e agire autonomamente, autodeterminando le proprie azioni senza essere forzato da cause esterne o necessità predeterminate. Fondamentale per la responsabilità morale e l'etica, è spesso descritto come la facoltà di compiere scelte razionali, distinguendo il bene dal male. La Treccani scrive: "Capacità di scegliere liberamente, nell’operare e nel giudicare. L’espressione, usata a indicare la libertà (➔) del volere umano, nasce dapprima sul terreno della speculazione teologica, in connessione con i problemi della grazia, della predestinazione e dell’origine del male. Agostino, nella cui opera il concetto assume il massimo rilievo, distingue il libero arbitrio dalla libertà perfetta, che l’uomo avrebbe perduto in seguito al peccato originale, e lo identifica come quel «posse non peccari» per cui esso diviene essenzialmente inclinazione al bene, pur potendo volgersi al male. La dottrina della grazia, indispensabile all’uomo per il raggiungimento della salvezza, accentua, in polemica con il pelagianesimo, il carattere di gratuità di essa e della sua assoluta indipendenza dai meriti umani; di qui il problema della conciliazione tra predestinazione e libero arbitrio, necessario fondamento per la valutazione morale dell’azione. Nella scolastica il concetto di libero arbitrio viene sviluppato in connessione al problema della volontà e della razionalità della scelta. In Tommaso esso viene a identificarsi con la volontà, «essendo proprio della medesima potenza il volere e lo scegliere» (Summa theologiae, I, q. 83, a. 4); la volontà libera non può peraltro non attenersi ai dettami della ragione, in quanto una scelta d’altro genere nascerebbe da un difetto di libertà. Nell’ultima scolastica, in antitesi all’intellettualismo tomistico, si sviluppa invece una concezione volontaristica che tende a ritrovare la libertà del volere nella totale indipendenza della volontà rispetto ai motivi dell’agire. Così in Duns Scoto la libertà è intesa come possibilità di determinarsi ad azioni opposte, mentre in Occam si accentua il carattere arbitrario della scelta, l’indifferenza rispetto a qualsiasi tipo di motivazione. Di qui l’identificazione dell’arbitrio con l’arbitrio dell’indifferenza (lat. arbitrium indifferentiae), ossia con lo stato d’animo di chi, di fronte all’esigenza della decisione volontaria, non propende: più per l’uno che per l’altro termine dell’alternativa; formula estrema della libertà del volere, concepita come assoluta indipendenza da ogni movente passionale e razionale, e quindi come puro arbitrio. Da tale identificazione della volontà con l’arbitrium indifferentiae deriva l’impossibilità della stessa volizione nel caso della completa equivalenza dei motivi determinanti. La problematica agostiniana sarà invece ripresa da Lutero, che giungerà a negare qualsiasi possibilità di salvezza al di fuori della grazia, ponendo decisamente l’accento piuttosto sull’imperscrutabilità dell’aiuto divino che sui meriti umani, mentre il pensiero più maturo di Agostino aveva tentato di conciliare, mostrandone la reciproca necessità, i due contrastanti aspetti della predestinazione e del l. arbitrio. I motivi della predestinazione e della grazia costituiranno successivamente, sempre nel solco delle dottrine agostiniane, il nucleo problematico essenziale del giansenismo".
I have a doubt, but I don't know if it's the right one
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SUPERDETERMINISMO: Una congettura chiamata superdeterminismo, delineata decenni fa, è una risposta a diverse peculiarità della meccanica quantistica: l'apparente casualità degli eventi quantistici; la loro apparente dipendenza dall'osservazione umana, o misurazione; e l'apparente capacità di una misurazione in un punto di determinare, istantaneamente, il risultato di una misurazione altrove, un effetto chiamato non-località. Einstein, che derideva la non-località come "azione spettrale a distanza", insisteva che la meccanica quantistica deve essere incompleta; ci devono essere variabili nascoste che la teoria trascura. Il superdeterminismo è una teoria radicale delle variabili nascoste proposta dal fisico John Bell – famoso per un teorema del 1964, che ora porta il suo nome – che espone in modo molto netto la non-località della meccanica quantistica. In un'intervista alla BBC del 1985 Bell disse che l'enigma della non-località svanisce se si assume che "il mondo è superdeterministico: non solo la natura inanimata gira su un meccanismo a orologeria dietro le quinte, ma anche il nostro comportamento, compresa la nostra convinzione di essere liberi di scegliere di fare un esperimento piuttosto che un altro, è assolutamente predeterminato". In un recente video, la fisica Sabine Hossenfelder, il cui lavoro ammiro, nota che il superdeterminismo elimina l'apparente casualità della meccanica quantistica. "Nella meccanica quantistica – spiega – possiamo prevedere solo le probabilità dei risultati delle misurazioni, e non i risultati delle misurazioni stesse. I risultati non sono determinati, quindi la meccanica quantistica è indeterministica. Il superdeterminismo ci riporta al determinismo". "La ragione per cui non possiamo prevedere il risultato di una misurazione quantistica – aggiunge – è che ci manca l'informazione", cioè le variabili nascoste. Il superdeterminismo, nota, elimina il problema della misurazione e la non-località, così come la casualità. Le variabili nascoste determinano in anticipo come i fisici eseguono gli esperimenti; i fisici potrebbero pensare di scegliere un'opzione invece che un'altra, ma non è così. Hossenfelder chiama il libero arbitrio "un'assurdità logicamente incoerente". Secondo Hossenfelder i fisici potrebbero essere in grado di confermare sperimentalmente il superdeterminismo. "A un certo punto – dice – diventerà ovvio che i risultati delle misurazioni sono in realtà molto più prevedibili di quanto dica la meccanica quantistica. E forse qualcuno ha già i dati, solo che non li ha analizzati nel modo giusto." Hossenfelder difende il superdeterminismo in modo più dettagliato in un articolo tecnico scritto con il fisico Tim Palmer. [documento PDF in bibliografia] L'impegno di Hossenfelder per il determinismo la mette in buona compagnia. Anche Einstein credeva che cause specifiche devono avere effetti specifici e non casuali, e dubitava dell'esistenza del libero arbitrio. Una volta scrisse: "Se la Luna, nell'atto di completare il suo eterno percorso intorno alla Terra, fosse dotata di autocoscienza, si sentirebbe profondamente convinta di percorrere la sua strada di sua spontanea volontà".
Il libero arbitrio è un'illusione?
Il libero arbitrio potrebbe essere un'illusione matematica: ogni particella dell'universo segue un percorso già tracciato quattordici miliardi di anni fa. In questo video esploriamo il confine tra il caos apparente della meccanica quantistica e la teoria del superdeterminismo. Analizziamo il concetto del Demone di Laplace applicato alla fisica moderna, passando per il collasso della funzione d'onda e il teorema di Bell. Se ogni evento è il risultato di una causa precedente, la nostra capacità di scegliere è reale o siamo solo spettatori di un copione cosmico già scritto? Scopri come le particelle subatomiche sfidano la nostra percezione della realtà.
Abbiamo sostenuto che la meccanica quantistica è una teoria incompleta e che completarla, o sostituirla con una teoria più fondamentale, richiederà necessariamente l'accettazione di violazioni dell'indipendenza statistica, un'assunzione che a volte viene anche, in modo fuorviante, definita libera scelta. Abbiamo spiegato perché le obiezioni alle teorie con questa proprietà, comunemente nota come superdeterministica, sono infondate.
Dalla metà del secolo scorso, i progressi nei fondamenti della fisica sono stati guidati dalla ricerca di distanze sempre più brevi o di energie sempre più elevate. Ma il prossimo passo avanti potrebbe essere in una direzione completamente diversa, potrebbe consistere nel trovare una teoria che non ci imponga di tracciare una linea di demarcazione netta tra la realtà microscopica e quella macroscopica.
Conclusioni (provvisorie): Il libero arbitrio è la capacità dell'individuo di scegliere e agire autonomamente, autodeterminando le proprie azioni senza essere forzato da cause esterne o necessità predeterminate
Il libero arbitrio è la capacità dell'individuo di scegliere e agire autonomamente, autodeterminando le proprie azioni senza essere forzato da cause esterne o necessità predeterminate. Fondamentale per la responsabilità morale e l'etica, è spesso descritto come la facoltà di compiere scelte razionali, distinguendo il bene dal male. La Treccani scrive: "Capacità di scegliere liberamente, nell’operare e nel giudicare. L’espressione, usata a indicare la libertà (➔) del volere umano, nasce dapprima sul terreno della speculazione teologica, in connessione con i problemi della grazia, della predestinazione e dell’origine del male. Agostino, nella cui opera il concetto assume il massimo rilievo, distingue il libero arbitrio dalla libertà perfetta, che l’uomo avrebbe perduto in seguito al peccato originale, e lo identifica come quel «posse non peccari» per cui esso diviene essenzialmente inclinazione al bene, pur potendo volgersi al male. La dottrina della grazia, indispensabile all’uomo per il raggiungimento della salvezza, accentua, in polemica con il pelagianesimo, il carattere di gratuità di essa e della sua assoluta indipendenza dai meriti umani; di qui il problema della conciliazione tra predestinazione e libero arbitrio, necessario fondamento per la valutazione morale dell’azione. Nella scolastica il concetto di libero arbitrio viene sviluppato in connessione al problema della volontà e della razionalità della scelta. In Tommaso esso viene a identificarsi con la volontà, «essendo proprio della medesima potenza il volere e lo scegliere» (Summa theologiae, I, q. 83, a. 4); la volontà libera non può peraltro non attenersi ai dettami della ragione, in quanto una scelta d’altro genere nascerebbe da un difetto di libertà. Nell’ultima scolastica, in antitesi all’intellettualismo tomistico, si sviluppa invece una concezione volontaristica che tende a ritrovare la libertà del volere nella totale indipendenza della volontà rispetto ai motivi dell’agire. Così in Duns Scoto la libertà è intesa come possibilità di determinarsi ad azioni opposte, mentre in Occam si accentua il carattere arbitrario della scelta, l’indifferenza rispetto a qualsiasi tipo di motivazione. Di qui l’identificazione dell’arbitrio con l’arbitrio dell’indifferenza (lat. arbitrium indifferentiae), ossia con lo stato d’animo di chi, di fronte all’esigenza della decisione volontaria, non propende: più per l’uno che per l’altro termine dell’alternativa; formula estrema della libertà del volere, concepita come assoluta indipendenza da ogni movente passionale e razionale, e quindi come puro arbitrio. Da tale identificazione della volontà con l’arbitrium indifferentiae deriva l’impossibilità della stessa volizione nel caso della completa equivalenza dei motivi determinanti. La problematica agostiniana sarà invece ripresa da Lutero, che giungerà a negare qualsiasi possibilità di salvezza al di fuori della grazia, ponendo decisamente l’accento piuttosto sull’imperscrutabilità dell’aiuto divino che sui meriti umani, mentre il pensiero più maturo di Agostino aveva tentato di conciliare, mostrandone la reciproca necessità, i due contrastanti aspetti della predestinazione e del l. arbitrio. I motivi della predestinazione e della grazia costituiranno successivamente, sempre nel solco delle dottrine agostiniane, il nucleo problematico essenziale del giansenismo".
per scaricare le conclusioni (in pdf):
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Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)
- Roberto Casati (2022), Le mille trappole che ci allontanano dalla logica - Sole24Ore 17 luglio 2022
- J.B. Rhine (1934), Extra-Sensory Perception - Nature
- Sabine Hossenfelder, Tim Palmer (2020), Ripensare il superdeterminismo (PDF)
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Spesa annua pro capite in Italia per gioco d'azzardo 1.583 euro, per l'acquisto di libri 58,8 euro (fonte: l'Espresso 5/2/17)
aggiornata il 6 Febbraio 2026