In base ai calcoli, si è in grado di stabilire che per generare un momento di coscienza corrispondente alla riduzione orchestrata, sia necessario un numero di 109 tubuline. Questa seconda fase innesca, automaticamente in seguito al collasso della funzione d’onda, i normali processi elettrici tramite i quali neuroni e sinapsi comunicano tra loro tramite segnali convenzionali.
Le conoscenze tradizionali sul funzionamento del cervello non erano sbagliate in sé, ma solo profondamente incomplete, dal momento che prendevano in considerazione solo gli effetti delle cose ma non le cause (questa è una caratteristica costante di tutta la scienza tradizionale di stampo prettamente Newtoniano).Ma che cosa determina il collasso della “funzione d’onda cerebrale”?Non si tratta di un processo di misura o osservazione come avviene nei normali processi quantistici, né della decoerenza per via delle interazioni distruttive a livello quantistico che possono avvenire nel cervello. Qui si tratta di un processo completamente diverso che ha le sue radici nella gravità quantistica. Sembrerà strano, un collasso gravito-quantistico all’interno del cervello sarebbe davvero una cosa buffa, ma è reale ed è comprensibile una volta che si capisce il contesto fisico preciso in cui essa avviene. Penrose ritiene che le sovrapposizioni quantistiche di stati a livello delle tubuline nei microtubuli si manifestino come “separazioni” a un livello molto elementare della realtà: l’ultima delle realtà possibili, almeno in base alle più avanzate conoscenze di fisica teorica. Si tratta proprio del campo di Planck, quella “zona” denominata anche “schiuma quantistica” (o vuoto quantistico, che è solo un falso vuoto), dove il mondo quantistico e il mondo relativistico finiscono per coincidere per forza, dal momento che questo campo è al contempo materia-energia (soggetta a effetti quantistici) e spazio-tempo.Secondo la teoria della relatività, una massa ha la caratteristica di incurvare lo spazio-tempo. Penrose ritiene che proprio la gravità, generata dalla massa, sia importante per comprendere gli enigmi della meccanica quantistica, e che la meccanica quantistica debba essere modificata per lasciare spazio agli effetti della gravità, piuttosto che il contrario. E il campo di Planck è il contesto ideale dove sviluppare questa fisica.Roger Penrose ha infatti studiato a fondo il problema dell’unificazione tra meccanica quantistica e relatività generale sotto forma della sua teoria degli “spin network”, e proprio nel cervello avrebbe trovato una zona ideale dove questa unificazione può avere luogo, solo che prima del collasso della funzione d’onda (il momento di coscienza) è come se gli elementi che forniscono coscienza al cervello si trovassero in uno stato di animazione sospesa in un’altra dimensione: appunto il campo di Planck, con una lunghezza caratteristica di 10-33 cm.Cosa sono gli stati di sovrapposizione quantistica?Cosa succede quando abbiamo gli stati di sovrapposizione quantistica nell’orchestra di microtubuli entangled che animano il cervello? Questi corrispondono a delle separazioni (o bolle) nello spaziotempo, e si tratta di fattori che lo fanno collassare allo stesso modo in cui una massa collassa in un buco nero. Quella “informazione sospesa” che caratterizza gli stati di sovrapposizione, è quella che da Penrose viene denominata “informazione protoconscia”. Essa risiede nel campo di Planck, ma Penrose estende proprio a questa scala la teoria della relatività generale (in cui una massa curva lo spazio tempo). In tal modo, arrangiamenti specifici di masse come ad esempio quelle dei microtubuli, rappresentano allora configurazioni specifiche della geometria dello spaziotempo.Ma qui non ci troviamo attorno all’ergosfera di un buco nero, ma in un ambiente microscopico e allora agli effetti relativistici vanno aggiunti quelli quantistici: in tal modo la massa-energia delle tubuline nei microtubuli incurva lo spazio-tempo, e quando le tubuline si trovano in stato di sovrapposizione quantistica, questo nello spazio-tempo si manifesta come “separazioni” della massa totale, che non è altro che un effetto simultaneo (per entanglement) di curvatura spazio-temporale in opposte direzioni. In queste circostanze una proteina come la tubulina viene a trovarsi in due stati sovrapposti corrispondenti a due alternative curvature spazio-temporali: ciò corrisponde esattamente a uno stato di sovrapposizione quantistica di 0 e 1.Il cervello umano: un computer quantistico?Si immagini il numero di tubuline che si trovano in questo stato all’interno di un singolo microtubulo e al numero totale di microtubuli nel cervello: avremo un numero spropositato di Qubit. Ma questa non è altro che la manifestazione di un computer quantistico! Infatti, in fase di sovrapposizione le tubuline comunicano con le altre tubuline entangled che si trovano nello stesso microtubulo, negli altri microtubuli che si trovano nello stesso neurone, e nei microtubuli dei neuroni vicini e poi attraverso regioni macroscopiche del cervello. Ma tutti questi processi traggono la loro origine dalla scala di Planck, ovvero dal vuoto quantistico! Sembra che il vuoto quantistico sia una “zona” lontana da noi; in realtà si trova nello spazio interatomico, cioè ovunque, e quindi anche nel nostro corpo e nei microtubuli. Ma all’aumentare delle dimensioni di un dato sistema di sovrapposizioni quantistiche come nel caso dell’immenso mare di microtubuli nel cervello, ci si viene a trovare a un punto – un valore di soglia – in cui un “fattore obiettivo” rappresentato dalla gravità quantistica del campo di Planck determinerà il collasso di tutta questa sovrapposizione.Sul piano di Planck – ovvero del vuoto quantistico – ciò si manifesta quando una curvatura nello spazio-tempo diventa troppo grande: finirà per collassare in uno stato o in un altro, sotto l’azione della gravità stessa!La gravità, in particolare la gravità quantistica, può essere paragonata ad una specie di colla che impedisce all’universo di suddividersi in tanti universi differenti e di tenersi invece compattato in un’unica entità. Differentemente dalla “teoria dei molti mondi” di Everett, Deutsch e altri, Penrose ritiene che questo sia l’unico modo per permettere l’esistenza della coscienza, appunto per mezzo di un evento obiettivo di gravità quantistica. Questi collassi – o “riduzioni obiettive”, funzionano come una specie di “valvola termoregolatrice” che tiene la nostra coscienza focalizzata in un solo universo e al contempo funziona come meccanismo di “plug-in” in grado di unire il nostro essere nel mondo fisico con l’essere cosmico eterno del reame di Planck. Seguendo questa teoria, ciò che chiamiamo coscienza, non è altro che un flusso, una sequenza continua di momenti di coscienza ciascuno corrispondente ad altrettanti collassi gravito-quantistici. Va specificato però che a creare coscienza non è il classico collasso della funzione d’onda che ha luogo quando un sistema quantistico interagisce con l’ambiente (decoerenza) oppure quando subisce un processo di misura. In questo caso si tratta di un collasso autoindotto che tiene conto anche della componente quantistica della gravità e che avviene spontaneamente e in maniera obiettiva, non appena viene superato un certo valore di soglia. Dunque il collasso della funzione d’onda non è un semplice collasso quantistico, ma è un collasso gravitazionale dovuto a fattori obiettivi intrinseci alla struttura dello spazio-tempo. Tanto maggiore è la massa e tanto maggiore e rapido è il collasso gravitazionale.Come avviene il collasso della funzione d’ondaIl collasso della funzione d’onda, che crea coscienza, dura un tempo brevissimo, e ciò avviene perché la massa (a sua volta corrispondente a un’energia, in virtù della teoria della relatività) totale corrispondente al numero di microtubuli del cervello è relativamente molto elevata. La massa è inversamente proporzionale al tempo di collasso: tanto maggiore sarà la massa e tanto minore sarà il tempo con cui avrà luogo il collasso, ovvero la riduzione obiettiva di Penrose-Hameroff. Ecco perché esiste una differenza tra gli stati di coscienza umani e quello degli animali, anche i più piccoli e primordiali, come le amebe: tutto si rapporta in differenze di masse.
Questo concetto può essere espresso attraverso una semplicissima formula:
E = h/ T, dove:E rappresenta la auto-energia gravitazionale della massa totale delle sovrapposizioni quantistiche nei microtubuli,
H è la costante di Planck divisa per 2π,T è il tempo di coerenza fino al collasso.
Da ciò si evince che l’energia totale di un sistema gravito-quantistico in condizione di sovrapposizione di stati è inversamente proporzionale al tempo che ci vuole per arrivare alla riduzione obiettiva, cioè al momento di coscienza. In sostanza, nel caso del cervello umano, abbiamo un collasso in tempi brevissimi per il fatto che l’energia corrispondente alla massa dei microtubuli coinvolti in un momento di coscienza è enorme.
Nel cervello umano ci sono ben 1018 tubuline e affinché avvenga un momento di coscienza ha bisogno di almeno 109 tubuline in stato di entanglement. Per raggiungere un momento di coscienza di 1/10 – 1/100 di secondo (più tipicamente 1/40 sec corrispondente all’oscillazione cerebrale EEG32 di 40 Hz), si richiede una condizione di sovrapposizione quantistica dei microtubuli in soli 100.000 neuroni. È ovvio allora che se per avere un momento di coscienza per un essere umano ci vuole così poco tempo, allora questo vuole dire che nel corso della fase di veglia un essere umano può sperimentare fino a un milione di momenti di coscienza nell’arco della giornata. Questo rende l’uomo un essere indubbiamente superiore. Non che una singola cellula (dotata di microtubuli) non possa avere da sola coscienza, ma data la massa molto bassa in gioco, per avere un momento di coscienza ci vorrebbe almeno un’ora: ciò significa che una cellula singola nel corso della giornata avrebbe solo 24 momenti di coscienza: troppo pochi perché una cellula sia in grado di provare stupore di fronte a un quadro di Van Gogh. Inoltre è improbabile che uno stato di sovrapposizione quantistica possa essere mantenuto per tempi lunghi fino a un’ora, senza che la decoerenza ne distrugga lo stato. Questo ci mostra perché solo tramite il cervello nella sua globalità è possibile raggiungere momenti di coscienza brevissimi quanto basta per agire prima che la decoerenza distrugga lo stato di sovrapposizione. Allora vediamo che l’essere umano non è un ente casuale ma è una macchina intelligente di formidabile raffinatezza: ha un cervello che permette momenti di coscienza sufficientemente brevi da evitare la decoerenza e sufficientemente numerosi da permettere l’esistenza di geni come Stephen Hawking o come Leonardo da Vinci.
Alla luce di quanto detto, possiamo affermare che il cervello sia la sede della coscienza? Ebbene, ragionando in termini strettamente rigorosi e mettendo assieme la fisica quantistica con la neurobiologia, Penrose e Hameroff ci dicono che l’origine della coscienza non è nel cervello ma in un “mondo assoluto” come la schiuma quantistica sulla scala di Planck. Non ci sono arrivati facendo speculazioni astratte avulse dal contesto della realtà, ma semplicemente analizzando le funzioni specifiche del cervello e riuscendo a trovare una caratteristica strutturale – il microtubulo – che trasforma il cervello in una centralina in grado di connettersi con …il mondo delle idee.
Sì, proprio il mondo delle idee di Platone! Infatti Penrose vuole proprio intendere che quella geometria fondamentale che risiede nella scala di Planck contiene tutti quei valori Platonici classici come la verità matematica e i valori etici ed estetici, cioè quei fattori di scienza e di arte che nobilitano l’uomo e che sgorgano proprio dai suoi momenti di coscienza. Non si tratta di valori realmente appartenenti all’uomo, ma solo di valori a cui l’uomo accede usando il suo cervello come trasduttore quantistico di informazione. In altre parole l’informazione risiede in un luogo come il campo di Planck, che rappresenta un po’ il sistema di riferimento assoluto dell’Universo, una zona che accomuna tutto il creato e che può essere percepito solo nel corso di momenti di coscienza: i valori estetici, la perfezione della matematica, la bellezza e i sentimenti più sublimi fanno parte della banca dati Platonica che esiste sulla scala di Planck al momento in cui i nostri microtubuli, e le tubuline al loro interno, collassano. In questo modo gli individui interagiscono ogni momento con ciò che c’è di più fondamentale nell’universo. In quest’ottica, artisti e geni sono essenzialmente coloro che fanno buon uso dei momenti di coscienza. I geni sono dotati di “buone antenne”, in grado di accedere a un regno superiore che, pensandoci bene, assomiglia molto all’inconscio collettivo di Carl Jung, e all’ordine implicato di David Bohm.Hameroff-Penrose dunque osservarono che quando ha luogo la fase di riduzione obiettiva nell’orchestra dei microtubuli, i valori Platonici influenzano letteralmente la scelta di particolari stati classici. Tutto questo avviene perché il cervello non funziona come un comune computer come si è voluto far credere per decenni, bensì come un particolare computer quantistico che opera in maniera non-algoritmica al momento del collasso degli stati entangled. Se noi funzionassimo come un computer tradizionale, noi non saremmo uomini evoluti in grado di capire l’alta matematica, di gustare il bello, e di avere intuizioni sublimi, saremmo solo galline evolute. Stuart Hameroff, seppur basandosi sul rigore della scienza sperimentale quale è la sua, riesce a esemplificare in maniera molto suggestiva quello che succede quando ha luogo il flusso della coscienza. Ci dice di immaginare di guardare un viso di donna familiare. Si tratta di Amy, di Betty, o di Carol? Tutte queste possibilità (e molte di più) si sovrappongono in uno stato di computazione quantistica, ma non appena viene raggiunto il valore di soglia previsto dalla “riduzione obiettiva” di Penrose, si verifica all’improvviso un evento conscio in un quarantesimo di secondo (in media). Nel momento stesso in cui i Qbit delle tubuline si riducono a stati ben definiti, allora essi diventano Bit classici. Solo in questo istante noi siamo in grado di riconoscere il viso di Carol! E questo è solo uno degli infiniti numeri di possibilità che prima del collasso si trovano sovrapposte in ben 109 tubuline. Cosa succede prima che abbia luogo un momento di coscienza, ovvero prima che abbia luogo il fenomeno della riduzione obiettiva di Penrose-Hameroff? In quei momenti di pre-coscienza noi e i microtubuli con noi, navighiamo in un oceano di sovrapposizioni quantistiche non-collassate: in un mondo che potrebbe ben rappresentare l’inconscio collettivo di Jung, e che comunque potrebbe corrispondere al nostro subconscio, ai nostri sogni, ove hanno luogo possibilità multiple egualmente esistenti, al di fuori del tempo e dello spazio. Un giorno probabilmente la scienza ci fornirà una chiave che va ben oltre i momenti di coscienza, risalendo a quello che succede nei momenti di pre-coscienza. Purtuttavia sappiamo già oggi che gli stessi momenti di coscienza sono permessi solo ed esclusivamente dall’azione del collasso gravito-quantistico, al punto che la coscienza stessa non è il risultato di uno sgorgare meccanico, ma comporta processi cerebrali strettamente connessi al livello più fondamentale della realtà: il mondo Platonico delle idee che risiede nel campo di Planck, quella geometria spazio-temporale fondamentale che esiste da sempre, ancor prima del Big Bang. Una domanda logica scatta allora immediata: ma il campo di Planck è cosciente? Che cosa determina o “decide” il collasso della funzione d’onda in quel luogo? Il che è come dire che nell’esperimento del gatto di Schrödinger, anche se noi non sappiamo se il gatto è vivo o morto fino a che non abbiamo aperto la scatola, il gatto stesso – ovvero, l’osservatore assoluto – dovrebbe sapere sicuramente se è vivo o morto. Se le cose stanno così allora Dio esiste, ed è il campo di Planck stesso e… anche il gatto stesso! Ma ritornando alla teoria di Penrose-Hameroff, non ci sono dubbi che il cervello funziona come un ricevitore di coscienza.
- Uno spazio neuronale dove l'attenzione può essere focalizzata per trovarvi i concetti sui quali ragionare, cioè la "memoria di lavoro" che è depositaria della nostra conoscenza cosciente. Scrive Dehaene (p.224): "Quando noi diciamo che siamo consapevoli di un certo brandello d'informazione, intendiamo semplicemente questo: l'informazione è entrata in un'area specifica d'immagazzinamento che la rende disponibile al resto del cervello." Infatti, nei pazienti che presentano lesioni alla corteccia prefrontale, questa memoria viene perduta e il paziente cade in un oblio non cosciente, con gravi problemi nella progettazione del futuro e un'ostinata aderenza al presente. (pp.143-148)
- Un'attività neuronale non cosciente che faccia la "sgrossatura" del materiale proveniente dalla relazione tra l'individuo e il suo ambiente, cioè il "sonno" che è un periodo di ribollente attività inconscia che sostiene il consolidamento della memoria e rafforza l'intuizione risolvendo problemi complessi le cui soluzioni affiorano alla coscienza al risveglio (pp. 121-123)
- Un'attività neuronale cosciente mediante la quale l'individuo tenta di "ragionare" sui dati provenienti dall'ambiente, cioè l'inferenza che il filosofo Peirce ha chiamato "abduzione", che viene chiamata dagli scienziati cognitivi "inferenza bayesiana" e che consiste in un ragionamento statistico a ritroso che consente di inferire le cause sottostanti alle proprie ipotesi (pp.135-136)
Egli scrive nel libro "Coscienza e cervello" (p.159 ved. bibliografia):
Prima che avvenisse l'ominazione, la corteccia prefrontale dei primati possedeva già uno spazio di lavoro nel quale le fonti d'informazione passate e presenti, debitamente soppesate per la loro affidabilità, potevano essere catalogate per guidare le decisioni. Da allora, un passaggio evolutivo chiave, forse peculiare degli esseri umani, sembra aver aperto questo spazio di lavoro agli input sociali provenienti dalle altre menti. Lo sviluppo di questa interfaccia sociale ci ha permesso di raccogliere i benefici di un algoritmo decisionale sociale: confrontando la nostra conoscenza con quella degli altri abbiamo preso decisioni migliori.
Scrive Dehaene (p.354):
I nostri stati neuronali fluttuano incessantemente in una maniera parzialmente autonoma, creando un mondo interno di pensieri personali, e anche quando sono posti a confronto con identici input sensoriali, essi reagiscono differentemente, secondo il nostro umore, i nostri obiettivi e i nostri ricordi. [...] Ciò che ne emerge è un "presente ricordato". Una cifra personalizzata del qui e ora, arricchita da ricordi persistenti e da previsioni anticipate, che proietta costantemente una prospettiva in prima persona sul suo ambiente: un mondo interno cosciente.
Il filosofo Thomas Metzinger ha indagato, nel libro "Il tunnel dell'io" (ved. bibliografia), le varie forme di coscienza di sé avvalendosi delle ultime ricerche neuroscientifiche. Egli sostiene che i nostri organi di senso sono limitati, nel senso che si sono evoluti solo per percepire, nell'enorme ricchezza del mondo, solo i fenomeni che consentivano la sopravvivenza. Per questo motivo l'esperienza cosciente non è l'immagine della realtà ma piuttosto, secondo la metafora di Metzinger, quella di un tunnel che ne cattura solo una piccola parte. Scrive Metzinger (p.17):
Secondo Metzinger la coscienza è un fenomeno biologico che raduna i vari elementi utili alla sopravvivenza umana all'interno di una finestra di consapevolezza che egli chiama "Tunnel dell'io". Esso è la nostra cassetta degli attrezzi mentale costituita da stati fenomenici che si sono tradotti in organi neurocomputazionali. Scrive Metzinger (p.68-69):
La coscienza è "l'apparire di un mondo". L'essenza del fenomeno dell'esperienza cosciente sta nel fatto che una singola e unificata realtà diventa presente: se siete coscienti un mondo vi appare. Ciò è vero sia per i sogni sia per gli stati di veglia, ma nel sonno profondo senza sogni nulla appare: non vi è disponibile il fatto che ci sia una realtà fuori di voi e che voi siate presenti in essa; non sapete addirittura di esistere. [...] Nell'evoluzione darwiniana, una prima forma di coscienza potrebbe essere comparsa circa 200 milioni di anni fa nelle primitive cortecce cerebrali dei mammiferi, fornendo loro la consapevolezza corporea e il senso di un mondo circostante e guidando il loro comportamento.
Ogni nuovo organo virtuale, ogni nuova esperienza sensoriale, ogni nuovo pensiero cosciente ha un prezzo metabolico; anche se è durata solo pochi minuti o secondi, la loro attivazione è stata dispendiosa. Ma poichè si sono autofinanziati in termini di glucosio addizionale, e in termini di sicurezza, di sopravvivenza e di possibilità di procreazione, si sono diffusi tra le popolazioni, mantenendosi vivi fino ad oggi. Ci hanno permesso di discriminare tra ciò che possiamo e non possiamo mangiare, di cercare e trovare nuove fonti di cibo, di pianificare gli attacchi alle nostre prede. Ci hanno consentito di leggere nelle menti degli altri e di collaborare con i nostri colleghi cacciatori. E, infine, hanno fatto sì che imparassimo dalle esperienze passate. La conclusione provvisoria è che il far apparire un mondo nel cervello di un organismo ha rappresentato una nuova strategia computazionale. [...] Una volta trovato un cammino che dal mondo reale porta a quello possibile maggiormente desiderabile nella vostra mente, potete cominciare ad agire.

Gli esseri umani sanno che alcune delle loro esperienze coscienti non si riferiscono al mondo reale, ma sono soltanto rappresentazioni che hanno luogo nelle loro menti. [...] Avendo esperienza cosciente di alcuni elementi del nostro tunnel in termini di mere immagini o di pensieri relativi al mondo, siamo divenuti consapevoli della possibilità di avere rappresentazioni erronee. Abbiamo capito che talvolta commettiamo degli errori, poiché la realtà non è che un tipo specifico di apparenza. In quanto sistemi rappresentazionali evoluti, abbiamo potuto rappresentare uno dei fatti più rilevanti fra quelli che ci riguardano, ossia che "siamo" sistemi rappresentazionali. Siamo stati abili a cogliere i significati di nozioni come verità e falsità, conoscenza e illusione. Non appena siamo divenuti padroni di questa distinzione, l'evoluzione culturale è esplosa, poiché siamo diventati sempre più intelligenti aumentando sistematicamente le conoscenze e riducendo parallelamente l'illusione.
La meccanica quantistica (i suoi principi) è stata dimostrata senza ombra di dubbio nell'ultimo secolo: il premio Nobel è stato assegnato per molti dei suoi aspetti più importanti (entanglement, indeterminazione, funzione d'onda, massa-bosone di Higgs, spin, ecc)ma la sua rappresentazione nella nostra mente, che è un tipo specifico di apparenza, rimane ancora confusa!
In alcuni gravi disordini psichiatrici, come la sindrome di Cotard, capita che i pazienti smettano di usare il pronome della prima persona singolare e che inoltre sostengano di non esistere affatto. [...] I mistici di ogni cultura e di ogni tempo hanno raccontato di profonde esperienze spirituali in cui non era presente alcun "sé", e alcuni di loro hanno smesso di usare il pronome "io". Invero, molti degli organismi semplici che vivono su questo Pianeta hanno un tunnel della coscienza senza che qualcuno ci viva dentro. probabilmente alcuni di loro hanno soltanto una "bolla" di coscienza, piuttosto che un tunnel vero e proprio, poichè, insieme a quella del "sé", scompare anche la consapevolezza del passato e del futuro.
Questa prospettiva, secondo gli autori, ci dice che esiste una circolarità tra il "cervello" che crea il "mondo" che noi percepiamo e il "mondo" che appare al "cervello" modificandolo. Come scrivono gli autori (p.110):Il salto dall'illusorio al reale, la conoscenza di cosa sia veramente il mondo, vale a dire l'uscita dalla Matrice, richiedono contestualmente una spiegazione della mente, della coscienza umana che ne fa esperienza; nei termini del film, la cui originalità sta nel creare uno scenario attuale e drammatico a domande fondamentali: "il mondo esiste solo come simulazione neurale interattiva"; "è la mente che lo rende reale". Ma cos'è la mente da cui dipende il grado di realtà del mondo? La Matrice nella sua interezza non è solo l'utero (lat. Matrix) che ci contiene, il mondo che ci è stato messo davanti agli occhi per nasconderci la verità: è anche, e in primo luogo, la mente che lo conosce. Se, quindi, il problema è la conoscenza del mondo "reale", appare più sensato interrogarsi sulla "reale" natura della mente più che su quella della Matrice.
Ogni uscita dalla mente, in un "fuori dalla Matrice" che possa spiegarla, presuppone la mente. In termini più precisi, la neuroscienza sostiene che anche i propri schemi epistemologici di conoscenza (empirica e oggettiva) sono il prodotto di processi bio-psico-neuro-evolutivi; ma l'esistenza dei processi e del cervello umano che li incarna può essere accertata solo attraverso raccolta di fatti empirici e produzione di teorie che "dipendono" dal particolare modo d'essere di quegli stessi schemi di conoscenza. In pratica ci fondiamo su assunti e definizioni di metodo arbitrari che a loro volta sono fondati sulla funzionalità neurale che vorrebbero spiegare. La circolarità si genera quando, andando ad esaminare le premesse che portano a una conclusione da dimostrare, in esse ricompare la proposizione ancora da dimostrare come fosse già dimostrata.
Alla luce degli attuali sviluppi dell'intelligenza artificiale (AI), Edelman e Tononi sollevano dei dubbi sul tipo di coscienza cui possono aspirare i futuri manufatti (p.266-267):Senza entrare in controversie sulle definizioni, la nostra tesi è che il pensiero sia un processo cosciente sovrastante a una struttura profonda di necessari meccanismi non coscienti. Essi comprendono la memoria non rappresentazionale, i vincoli dei valori, e l'azione delle appendici corticali come i gangli della base, l'ippocampo e il cervelletto. L'incorporamento dei sistemi di valore come vincoli necessari sulle attività del cervello, inteso come sistema selettivo, lega la concezione dell'epistemologia fondata sulla biologia alla teoria secondo cui le emozioni sono fondamentali tanto per le origini quanto per il bisogno del pensiero cosciente. [...] I sistemi di valore e le emozioni sono essenziali nelle attività selettive del cervello sottese alla coscienza.
Il radicamento nel singolo corpo è [per l'uomo] il prezzo da pagare per accedere a qualsiasi esperienza qualitativa. Vi è tuttavia un nuovo allargamento di conoscenza che si schiuderebbe in quel rimarchevole momento del nostro viaggio intellettuale. E' l'opportunità di vedere come un fenotipo radicalmente differente dotato della facoltà della coscienza di ordine superiore categorizzi in realtà lo stesso mondo, quel mondo che insieme condividiamo. La probabilità che questo fenotipo sarà come i nostri o anche come quelli di un animale complesso appaiono sempre più flebili.
Vi sono diverse ragioni per essere ottimisti a proposito di una soluzione in tempi brevi. La prima è l'emergere graduale della coscienza nel corso dell'evoluzione. Lo straordinario livello raggiunto dagli esseri umani non fu realizzato tutt'a un tratto, come si accende una luce premendo un interruttore. Nel passaggio dalle habilines preumane a Homo sapiens l'aumento graduale, benché rapido, delle dimensioni del cervello indica che la coscienza evolse in tappe, in modo simile a quanto avvenne per altri sistemi biologici complessi come, per esempio, la cellula eucariota, l'occhio degli animali, o la vita coloniale degli insetti. Studiando specie animali che hanno percorso solo un tratto della via che porta al livello umano, dovrebbe quindi essere possibile ricostruire i passaggi che, nella nostra specie hanno portato alla coscienza. [...] La vita mentale cosciente è costruita interamente a partire dalla confabulazione: una costante revisione di storie di cui si è avuta esperienza in passato e di altre, in competizione, inventate per il futuro.
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Stanislas Dehaene, Jean-Pierre Changeux, Lionel Naccache (2011), The Global Neuronal Workspace Model of Conscious Access: From Neuronal [210 citazioni]
Architectures to Clinical Applications (PDF) [22 citazioni]
Il pensiero di Thomas Metzinger - Il Diogene
Astro Calisi (2012), Il tunnel dell'io - Scienza della mente e mito del soggetto di Thomas Metzinger - Recensione - Sitosophia
Sang Seok Yeo et al. (2013), The Ascending Reticular Activating System from Pontine Reticular Formation to the Thalamus in the Human Brain - PMC [22 citazioni]
Consciousness Studies, WikiBooks
Pier Giuseppe Milanesi (2003), GERALD EDELMANN – LA “MATERIALIZZAZIONE” DELLA COSCIENZA (PDF)
Giulio Tononi (2010), PER UN MODELLO INTERPRETATIVO DELLA MENTE (PDF)
Matteo Grasso (2012), Integrated Information Theory of Consciousness: Applicazioni e Implicazioni fra Neuroscienze cognitive e Filosofia della coscienza (PDF) (Tesi di laurea magistrale)
Robert Lawrence Kuhn (2015), The Singularity, Virtual Immortality and the Trouble with Consciousness (Op-Ed)
- Julien Ries, LE ORIGINI DELLA COSCIENZA NELL’UOMO ARCAICO - Atapon
- Roger Orpwood (2017), Information and the Origin of Qualia - frontiers in system neuroscience
- Massimo Teodorani (2022), Scienza e Conoscenza - SC
- Stuart Hameroff (2022), Consciousness, Cognition and the Neuronal Cytoskeleton – A New Paradigm Needed in Neuroscience - Frontiers
- Max Velmans (2008), Coscienza e mondo fisico - Enciclopedia Whitehead
a chi non vuole corre il rischio di occuparsi del mondo percepito trascurando la mente che lo percepisce
Pagina aggiornata il 8 Febbraio 2026


Prima che avvenisse l'ominazione, la corteccia prefrontale dei primati possedeva già uno spazio di lavoro nel quale le fonti d'informazione passate e presenti, debitamente soppesate per la loro affidabilità, potevano essere catalogate per guidare le decisioni. Da allora, un passaggio evolutivo chiave, forse peculiare degli esseri umani, sembra aver aperto questo spazio di lavoro agli input sociali provenienti dalle altre menti. Lo sviluppo di questa interfaccia sociale ci ha permesso di raccogliere i benefici di un algoritmo decisionale sociale: confrontando la nostra conoscenza con quella degli altri abbiamo preso decisioni migliori.