Cos'è il pensiero critico - Pensiero Critico

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Cos'è il pensiero critico

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Come funziona la mente umana

La mente umana, sebbene abbia la capacità potenziale di pensare razionalmente, è per sua natura incline ad assumere atteggiamenti egocentrici e sociocentrici come riporta la psicologa Linda Elder (ved. bibliografia 2007):


  • Egocentrismo: è la tendenza umana innata a vedere il mondo solo in relazione a se stessi. Secondo lo psicologo infantile Jean Piaget, bambini e adolescenti sono egocentrici perchè nelle prime fasi della vita ogni nuovo pensiero nasce incorporando il mondo in un delirio di onnipotenza. Tale tendenza si stempera parzialmente con le esperienze della crescita quando si va alla ricerca di un accomodamento con la realtà. Il filosofo Thomas Gilovich ha dimostrato la presenza di un bias nella mente umana tale per cui ognuno "crede" di essere "notato" dagli altri più di quanto in realtà accada (The Spotlight Effect - ved. bibliografia).

  • Sociocentrismo (o etnocentrismo): è la tendenza umana innata a vedere il mondo dalla prospettiva ristretta e fuorviante del gruppo cui si appartiene, e agire conseguentemente nel mondo attraverso credenze (per lo più inconsce e parziali) del gruppo: influenze etiche, regole, interessi, ecc. I politologi Robert Axelroad e Ross Hammond (ved. bibliografia 2006) hanno evidenziato che il sociocentrismo (o etnocentrismo) è una sindrome di natura evolutiva, costituita da attitudini discriminatorie e comportamenti che considerano gli appartenenti al proprio gruppo superiori a coloro che non ne fanno parte. Tale sindrome viene sfruttata dalla politica per la creazione o la distruzione di capitale sociale.

Egocentrismo e sociocentrismo si combinano in ogni mente umana, dalla nascita alla morte in vario grado, a formare una percezione del mondo distorta che può essere mitigata solo da un pensiero razionale "conscio". La formazione di un pensiero critico è un'attività interdisciplinare nella quale vengono integrate, correlate e applicate varie discipline.

Il punto chiave

Pensiero critico non significa solo andare alla ricerca di errori, incoerenze, debolezze ma significa giudicare ciò che è apprezzabile (e perchè), e ciò che non è apprezzabile nei testi che leggiamo o nei pensieri che ascoltiamo. (Robert Ennis)

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Il pensiero critico è una capacità intellettuale che va sviluppata e non un'attitudine che si eredita geneticamente.

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La prima finalità dell'insegnamento è stata formulata da Montaigne: è meglio una testa ben fatta che una testa ben piena. (Edgar Morin)


A piccoli passi verso l'uomo
A piccoli passi verso un pensiero critico

L'origine del pensiero critico può essere individuata nel metodo socratico descritto da Platone, ad esempio, nel Teeteto. Questo metodo, che si avvale del dialogo tra maestro e allievo, consiste nell'aiutare l'allievo ad argomentare correttamente, a individuare il proprio punto di vista e a riconoscerne la fallibilità.


In tal modo il maestro aiuta l'allievo a riconoscere che la propria verità è solo un'opinione che va sottoposta a verifica. 

Eccone un breve brano che mostra l'importanza di riconoscere le differenze :

SOCRATE: Ora però Teeteto, dacché mi son fatto vicino a quel che diciamo come a una pittura in prospettiva, non riesco assolutamente a comprendere neanche un pò. Mentre, quando ne ero lontano, mi sembrava di dire qualcosa.
TEETETO: E perché mai questo?
SOCRATE: Te lo dirò se ne sono capace: io avendo retta opinione di te, se riesco a comprendere anche la ragione, posso dire di conoscerti, altrimenti sto solo esprimendo un'opinione.
TEETETO: Sì .
SOCRATE: E ragione voleva appunto dire interpretazione della tua differenza.
TEETETO: Così .
SOCRATE: Quando dunque esprimevo solo opinioni, riuscivo forse col pensiero a raggiungere qualcuno di quegli aspetti per cui tu differisci dagli altri?
TEETETO: Non pare.

Dalla tradizione filosofica successiva a Socrate, Platone e Aristotele nasce la volontà di pensare in modo sistematico, che proseguirà più tardi con Tommaso d'Aquino, Francis Bacon, Cartesio, Hobbes, Locke, Voltaire e molti altri pensatori fino ai nostri giorni. Ma c'è sempre la possibilità di tornare indietro...


Per chi volesse acquisire una formazione maieutica segnaliamo due corsi particolarmente significativi:


La maieutica socratica
Socrate
La maieutica socratica paragona il filosofo alla “levatrice della conoscenza” che non riempie la mente dello studente con informazioni impartite a priori, ma lo aiuta a portare gradualmente alla luce la propria conoscenza, usando il dialogo come strumento dialettico. Il metodo socratico "costringe" l'interlocutore a doversi confutare da solo, come fa notare il filosofo Rocco Ronchi intervistato da Massimo Marino (ved. bibliografia 2016):


Ebbene che cosa fa di Socrate il filosofo prototipico? Il fatto che non si accontenta di quelle che sono le risposte tradizionali alle grandi questioni dell'uomo. Socrate problematizza sistematicamente queste risposte, cioè le mette costantemente in una situazione di epoché, cioè le sospende. Socrate non era forse paragonato a una torpedine? Questo viene detto nel Simposio, il famoso dialogo in cui Aristofane parla di Socrate. In esso si dice che Socrate nella città si presenta come qualcuno che intorpidisce l'interlocutore. Perché lo intorpidisce? Perché lo paralizza. Lo paralizza perché lo confuta, anzi perché lo mette nella situazione di doversi confutare da solo.
Compiti di un pensatore critico


La letteratura sul critical thinking nel mondo anglosassone è sterminata ma concetti e metodi suggeriti dai vari autori si  differenziano poco (ved. bibliografia). Negli USA esiste una forte comunità intellettuale che svolge un'azione educativa in varie forme tra le quali l'organizzazione di conferenze. Uno degli esponenti più prestigiosi e credibili per la sua lunga attività in questo campo è il pedagogista Robert H. Ennis, alla cui visione abbiamo scelto di aderire. Egli ha definito il pensiero critico (critical thinking) come "un pensiero razionale e riflessivo focalizzato a decidere cosa pensare o fare".

Il pensiero critico è l'attitudine a uno scetticismo riflessivo nei confronti di ciò che leggiamo e ascoltiamo (dalle persone, dalla TV, dalla radio, dai giornali, ecc). Critico, in quest'ottica, non significa solo andare alla ricerca di errori, incoerenze, debolezze ma significa giudicare ciò che è apprezzabile (e perchè) e ciò che non è apprezzabile nei testi che leggiamo o nei discorsi che ascoltiamo.

Il pensiero critico è una capacità intellettuale che va sviluppata e non un'attitudine che si eredita geneticamente, esso non è una credenza ma un processo. Il pensiero critico consente di stemperare i propri pregiudizi per tentare di confrontare obiettivamente punti di vista diversi fino a giungere, nella migliore delle ipotesi, a una sintesi equilibrata (e temporanea).

Pregiudizi, stereotipi e illusioni cognitive continuano ad agire sulla mente umana prepotentemente e visceralmente, ma un pensatore critico dovrebbe essere in grado di distinguere le situazioni nelle quali è opportuno mettere loro un freno.


Il pensiero critico richiede l'impiego di una serie di attitudini e capacità che possono essere sviluppate. Secondo Robert H. Ennis, per praticare un pensiero critico, occorre fare in modo interdipendente le attività indicate nel box blu sottoriportato.

Robert H. Ennis consiglia (in "Self teaching critical thinking") a coloro che vogliono imparare autonomamente a usare il pensiero critico, di iniziare dai primi tre suggerimenti (underlying strategies nel box sottoriportato) che egli dà in "Twenty-One Strategies and Tactics for Teaching Critical Thinking", e di applicarli alle conversazioni e ai testi quotidianamente usati. Solo successivamente egli consiglia di applicare le tecniche suggerite in "strategies and tactics" al proprio specifico problema.
Strategie fondamentali per un pensiero critico
  1. Riflettere: si tratta di sforzarsi di  essere riflessivi, cioè di fermarsi a pensare piuttosto che esprimere giudizi impulsivi, accettare la prima idea che salta alla mente o tutto ciò che i mass media o i social media propongono.

  2. Motivare: consiste nel fare (o farsi) delle domande, quali: in che modo lo hai saputo?, Quali sono i motivi?, La fonte è credibile? Spingendo così l'interlocutore ad avere delle buone ragioni a sostegno delle proprie opinioni.

  3. Cercare alternative: consiste nell'enfatizzare la ricerca di ipotesi alternative e punti di vista diversi.

Per approfondire andare alla pagina "Insegnamento e pensiero critico".
Pensiero intuitivo e pensiero razionale

Negli ultimi decenni la psicologia cognitiva ha chiarito che è impossibile adottare un pensiero esclusivamente razionale perchè la mente umana ha incorporato, durante l'evoluzione, una serie di comportamenti intuitivi che hanno consentito all'homo sapiens di sopravvivere in ambienti ostili prendendo decisioni euristiche.
Oggi l'essere umano è immerso in un ambiente meno ostile dal punto di vista fisico (la sicurezza personale è tutelata da leggi in buona parte del mondo e gli animali feroci si trovano solo nei parchi naturali), ma più ostile dal punto di vista psichico (il sovraccarico informativo
e la manipolazione mediatica sono ormai alla base della vita quotidiana). Diventa dunque importante conoscere il funzionamento di entrambi i sistemi mentali (razionale e intuitivo) che governano la nostra mente. Uno dei più importanti psicologi che hanno studiato le differenze tra pensiero razionale e pensiero intuitivo è Daniel Kahneman.

Illusioni cognitive, stereotipi e pregiudizi


Il pensiero critico (sistema 2) contrasta gli errori euristici (sistema 1).

Lo psicologo Daniel Kahneman nel suo studio delle illusioni cognitive (Bias Cognitivi), che gli è valso il Nobel per l'economia nel 2002, ha dimostrato che le persone, anche quando si sono procurate dati e informazioni di qualità, le elaborano spesso in maniera errata effettuando inferenze scorrette e prendendo decisioni incongrue.
Tale esito sembra dovuto in parte al "Confirmation Bias
", uno degli effetti più studiati dalla psicologia cognitiva, tale per cui le persone accettano acriticamente informazioni che confermano le loro convinzioni e rifiutano quelle contrarie.
Inoltre, l'informazione che viene prevalentemente accettata è quella facilmente memorizzabile e basata su concetti semplici (slogan) ritenuti intuitivamente veri e non richiedenti verifiche. Vengono invece rifiutate quelle informazioni più complesse la cui verifica richiederebbe uno sforzo personale maggiore che farebbe aumentare il carico cognitivo.
Se in molti casi, soprattutto nella vita quotidiana, tale comportamento non provoca errori logici dalle gravi conseguenze,  in molti altri casi (ad es: decisioni di natura medica, finanziaria, manageriale, ecc.) le conseguenze possono essere gravi.
Per approfondire le illusioni cognitive e le euristiche del giudizio di Kahneman e Tversky andare alla pagina Intelligenza euristica
.

Schema dei due sistemi di pensiero umano (intuitivo e razionale) e azione dei Bias Cognitivi
Two system view
Differenze tra i modelli di pensiero intuitivo (sistema 1) e razionale (sistema 2), nella rappresentazione fatta da Daniel Kahneman e tratta dal libro 'Pensieri lenti e pensieri veloci'.
Charles Sanders Peirce e il fissarsi delle credenze

Una particolare importanza per lo sviluppo del pensiero critico riveste, a nostro modo di vedere, il filosofo statunitense Charles S. Peirce che, pur avendo avuto una vita sregolata, scrisse molto di logica, semiotica ed epistemologia.
Come filosofo della scienza egli mise in evidenza la caratteristica autocorrettiva, autocritica, della ricerca scientifica che persegue continuamente lo scopo di scoprire le proprie debolezze e correggere i propri processi. In tal modo, all'interno della comunità scientifica, i singoli ricercatori interiorizzano progressivamente un'attitudine autocorrettiva.

Nel 1877, in un saggio intitolato "il fissarsi della credenza
" (da: Opere, C.S.Peirce, 2003 -pp.361-362), egli descrisse ciò che si oppone all'autocorrezione dei processi di pensiero:

L'irritazione del dubbio causa una lotta per conseguire uno stato di credenza.[...]Perciò la lotta inizia con il dubbio, e termina con la cessazione del dubbio. Insomma, il solo obiettivo della ricerca è lo stabilirsi di un'opinione. Si potrebbe supporre che questo non basti, e che noi andiamo in cerca non meramente di un'opinione, ma di un'opinione vera. Ma se mettete alla prova questa supposizione, la troverete senza fondamento: infatti, appena raggiungete una salda credenza, siete perfettamente soddisfatti, sia che la credenza sia vera, oppure falsa.[...] Possiamo al massimo sostenere che andiamo in cerca di una credenza che 'crederemo vera'

perchè siamo stati creati?
La logica delle argomentazioni

I testi dei massmedia e i discorsi delle persone che frequentiamo cercano di convincerci impiegando degli argomenti.  Se non si è in grado di distinguere un argomento valido da uno non valido, allora si rischia di essere facilmente manipolabili. Il pensiero critico (critical thinking) si preoccupa di accertare la validità o meno di questi argomenti. Per il processo di lettura critica (critical reading) andare alla pagina leggere criticamente, che descrive come affrontare con metodo la lettura di testi anche complessi (ved. schema sottoriportato).

valutare gli argomenti
I cittadini italiani devono diventare più esigenti
Breve intervista (3,18') alla filosofa Franca D'Agostino sulla carenza di pensiero critico nella società italiana .
I danni al pensiero critico di un " certo tipo di TV "

Molti danni al pensiero critico provengono dal modo in cui molti programmi televisivi sono strutturati in termini di divulgazione dei concetti. Come scrive l'insegnante e divulgatore Marcello Sala (ved. bibliografia 2016):


La deriva culturale degli ultimi decenni ha fatto crescere esponenzialmente la semplificazione come dinamica del pensiero che si esercita negli ambiti di comunicazione sociale. L’archetipo di  questa cultura è il talk show che la TV, a cominciare da quella “commerciale”, ha sostituito al vecchio “dibattito”. Assistendo a un talk show ciò che è molto chiaro fin dall’inizio è chi è schierato da una parte e chi è schierato dall’altra. Questa semplificazione è in realtà l’unica cosa chiara, perché l’interazione verbale, in cui dominano sovrapposizioni di voci e insulti, non permette di chiarire l’argomento, di acquisire elementi di conoscenza, né tanto meno di problematizzare. Questo “gioco linguistico” non è una degenerazione della “disputa”, bensì la compiuta realizzazione di una precisa intenzionalità formativa di valore politico, che è quella di non entrare nel merito dell’argomento utilizzando il pensiero critico. Si apprende l’attitudine a non affrontare problemi complessi, come sono quelli che pone continuamente il mondo in cui viviamo, nella dimensione sociale, ecologica, economica, etica ecc., attitudine che è insieme effetto e causa di una certa cultura e di una certa socialità.

confronto
The important thing is to compare the points of view
Conformismo politico

La filosofa Martha Nussbaum, nella sua critica a quei sistemi educativi che riducono le competenze umanistiche a favore di quelle tecnico-scientifiche,  ha scritto che la mancanza di pensiero critico degli studenti sfocia nel conformismo sociale degli adulti.
Uno degli ambiti in cui il conformismo è più visibile è quello politico, dato che l'agenda dei media
è dominata dalla politica anzichè dall'opinione pubblica. Appena un nuovo vincitore politico appare all'orizzonte, molti (per convenienza ma, spesso, per un moto di  spontanea adesione) si danno a sostenerlo e imitarlo in una sorta di contagio emotivo. La maggior parte delle persone ha bisogno di identificarsi con personaggi forti e vincenti: se prima sostenevano il ricco, furbo e virile (sic) Berlusconi, oggi il personaggio da imitare e sostenere è il giovane e spavaldo Renzi. Come ha scritto il giurista Umberto Allegretti: "Oggi, il bisogno di prossimità può indurre ad affidarsi all’uomo ritenuto capace di interpretarlo. Si torna bambini, affidandosi a un padre."


Difficile, come sempre, separare le affermazioni dai fatti e la realtà dalle rappresentazioni.

leccaculo
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


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Libri consigliati a chi vuole migliorare la propria capacità di riconoscere le "differenze"
 
Morin
Kahneman
Charles Sanders Peirce
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 6 maggio 2016

 
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