Effetto Priming nella valutazione dell'informazione - Pensiero Critico

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Effetto Priming nella valutazione dell'informazione

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Il punto chiave

Il Priming è un sistema mnemonico inconscio che consente a uno stimolo (verbale, uditivo, visivo) al quale si è stati esposti una prima volta, di essere riconosciuto le volte successive rapidamente e senza averne consapevolezza. Questa proprietà dell'essere umano, di origine evolutiva, provoca notevoli effetti sull'interpretazione e la valutazione dell'informazione.

zoppo
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Because who that wells next door to a cripple will learn to halt.
Il Priming in ambito politico
priming
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L'efficace Priming di Obama
agenda setting
La strategia d'immagine di ogni politico di successo (in questo caso Obama) è tutta costruita a tavolino nel suo sfruttamento di Priming, Framing e Agenda-Setting. (Cliccare per andare alla fonte)
L'esposizione ripetuta a un'immagine aumenta l'attrazione inconscia nei suoi confronti
Renzi e Berlusconi
L'esposizione ripetuta a uno stimolo (un oggetto, un suono, una persona, ecc.) dà come risultato una maggiore attrazione nei suoi confronti. Come ha scritto lo psicologo Robert B. Zajonc (ved.bibliografia: Mera esposizione: una porta verso il subliminale): "Le conseguenze di ripetute esposizioni beneficiano l'organismo nelle relazioni con il suo ambiente di oggetti animati e inanimati. Esse permettono all'organismo di distinguere oggetti e luoghi sicuri da quelli che non lo sono, e ciò forma le basi più ancestrali dell'attaccamento sociale."
Il Priming può contribuire (nel bene e nel male) a modificare i pregiudizi
Gli effetti combinati di tre effetti quali l'Agenda-Setting (cioè la scelta delle notizie salienti dei media), il Framing (cioè il modo in cui le notizie vengono contestualizzate per favorire certe interpretazioni piuttosto che altre), e il Priming (cioè la frequenza di ripetizione di una notizia), hanno un effetto determinante nel modificare gli atteggiamenti personali.

Una ricerca del politologo Shanto Yiengar della Stanford University ha mostrato che i pregiudizi delle persone possono essere modificati e "aggiornati" dalle notizie dei media.
Questo, ad esempio, ha modificato nel tempo l'avversione della maggioranza degli statunitensi nei confronti degli afroamericani consentendo l'elezione di Obama e, alle prossime elezioni USA potrebbe modificare l'avversione per le donne consentendo l'elezione di Hillary Clinton.
Yiengar scrive (ved. bibliografia 1998):

Non c'è dubbio che il pregiudizio razziale è profondamente radicato nella cultura americana, e vi sono notevoli prove che suggeriscono che i sentimenti razziali vengono acquisiti nei primi anni di vita. Inoltre, valori fondamentali quali individualismo e etica del lavoro, incoraggiano i cittadini a ritenere gli individui piuttosto che i fattori sociali responsabili di problemi quali povertà o crimine. La ricerca [da me effettuata nel corso di questo studio] suggerisce tuttavia che, nonostante il "condizionamento" fornito da tali processi di socializzazione durante tutto l'arco di vita, il quotidiano flusso di notizie è in grado di fornire un significativo valore aggiunto. Le persone sembrano ricorrere ad un processo più dinamico di ragionamento sui gruppi razziali nei quali la frequenza di particolari azioni da parte di singoli membri viene considerato come rivelatore delle caratteristiche del gruppo nel suo insieme. In questo senso, le persone sono bayesiane [cioè attuano un pensiero statistico], e "aggiornano" i loro stereotipi in accordo con le "evidenze" più recenti. Pertanto, i modelli razziali che riconoscono un valore dominante alle influenze personali stabili (in particolare, identificazione con un partito e con una ideologia politica) devono essere rivisti per consentire l'influenza delle circostanze.
Effetto della 'mera esposizione'

L'effetto priming nella valutazione dell'informazione è fondamentale, infatti esso non riguarda solo la velocità e l'efficienza del riconoscimento dello stimolo ma anche la sua associazione a sensazioni positive o negative; in questo senso vi è una forte correlazione tra l'effetto di repetition priming e quello di mere exposure. La differenza tra i due effetti sembra essere (ved. bibliografia Butler) che la mera esposizione è una sottocategoria del priming che si applica a stimoli non contenenti parole, mentre il priming percepisce sia stimoli senza parole sia stimoli con parole.


Scrivono Kandel e Squire (Come funziona la memoria pp.266-267):

Abbiamo particolari sensazioni relative ad un determinato cibo, a un luogo o a un qualche stimolo apparentemente neutrale, come un suono, in seguito alle esperienze che abbiamo avuto con particolari cibi, luoghi e suoni. Un'affascinante dimostrazione dell'apprendimento inconscio relativo a ciò che piace e non piace deriva da uno studio sull'effetto della '" mera esposizione " (ved.bibliografia).  Robert Zajonc, attualmente presso l'Università di Stanford, ha presentato a degli studenti universitari immagini di forme geometriche, ciascuna per cinque volte, per un tempo talmente breve (approssimativamente 1 millisecondo per ogni immagine) che gli studenti erano appena consapevoli di aver visto qualcosa. Infatti, in un successivo test di memoria essi non erano in grado di riconoscere come familiari le forme che avevano visto. Nonostante ciò, quando veniva chiesto loro di indicare le proprie preferenze, rispetto alle forme nuove, gli studenti preferivano le forme già viste. Pertanto gli individui avevano sviluppato giudizi positivi sul materiale già visto, sebbene non fossero consapevoli di aver visto il materiale in precedenza.


Mera esposizione (andamento nel tempo)
Zajonc Murphy
L'immagine mostra l'andamento dell'effetto mera esposizione nel tempo. Ad esempio, se si viene esposti all'immagine di una persona che si ritiene gradevole (linea verde), il massimo effetto di positività si raggiungerà dopo circa 10-20 esposizioni, ma se si verrà esposti a troppe ripetizioni (linea gialla) l'effetto di positività si ridurrà. Se invece si viene esposti all'immagine di una persona ritenuta sgradevole (linea rossa), la sgradevolezza si incrementerà nel tempo alle successive esposizioni. (ved. bibliografia Zajonc, Murphy 1973)
Effetto Priming

Il concetto di priming proviene dalla psicologia cognitiva e consiste in una situazione cognitiva tale per cui uno stimolo (verbale, uditivo, visivo), al quale si è stati esposti in passato, influenza la percezione e l'interpretazione inconscia delle successive esposizioni allo stesso stimolo.
Ad esempio, nel mondo dei mass media, lo stimolo può essere una notizia e l'effetto priming è il richiamo, dalla memoria di lungo termine, di quella notizia e delle sensazioni ad essa associate. Il Priming è inconscio e si avvale di scorciatoie mentali (euristiche) nella valutazione della notizia, in particolare dell'euristica del riconoscimento che è la più utilizzata dai comunicatori politici e commerciali. Infatti ogni notizia viene memorizzata all'interno dello schema mentale che il lettore ha costruito nel tempo connettendo altre informazioni ricevute. Quando un nuovo stimolo si presenta (ad esempio una nuova notizia riguardante quel tema) il lettore richiama alla mente l'intero schema interpretativo. Uno degli effetti ritenuti più importanti nel determinare il richiamo dello schema mentale è la frequenza con la quale la notizia viene presentata al lettore, cioè le notizie più salienti dell'agenda setting.
A questo proposito scrive il neuroscienziato David Eagleman
(In Incognito - La vita segreta della mente p.73):

Se si è visto in foto il viso di qualcuno, lo si giudicherà più attraente la seconda volta che lo si guarda, e questo è vero anche quando non ci si ricorda affatto di averlo già contemplato. Questo 'effetto esposizione' illustra un fatto preoccupante: la memoria implicita influenza la nostra interpretazione del mondo, determinando che cosa ci piace, che cosa non ci piace e così via. Non vi stupirà apprendere che è in gran parte questo effetto a ispirare la creazione di un marchio, la costruzione di un personaggio o le linee guida della campagna di un leader politico: quando si è ripetutamente esposti  a un prodotto o a un volto, si finisce per preferirli.

Effetto Priming
effetto priming
Il Priming consiste nello sfruttamento dell'euristica del riconoscimento da parte dei comunicatori: quanto maggiore è l'enfasi e la frequenza con cui una notizia viene divulgata, tanto maggiore è anche il richiamo alla memoria dello schema mentale del lettore (e di tutti i concetti che il lettore ha associato nel tempo a quel tema). Sfruttando il priming i comunicatori influenzano le decisioni di voto degli elettori e di acquisto dei consumatori.
Un esempio dell'effetto di 'mera esposizione'

Nel box a fianco (Marylin Monroe) la foto a sinistra è una vera fotografia dell'attrice, con il suo neo sulla guancia sinistra. La foto a destra è invertita specularmente, in modo che il neo appaia sulla guancia destra. Secondo lo psicologo Robert Zajonc, la Monroe stessa, se le fosse stato chiesto di scegliere, avrebbe preferito la foto invertita di destra, perché mostra il modo in cui lei si vedeva allo specchio. Tutte le altre persone preferirebbero invece la foto originale a sinistra, perché questo è il modo in cui l'hanno sempre vista nei film, in televisione e in fotografia. Quest'effetto vale in tutti quei casi in cui si guardano delle fotografie di se stessi: si preferisce sempre la foto invertita (come vista attraverso uno specchio) piuttosto che quella originale (cioè la visione del fotografo attraverso il mirino della fotocamera).
Così, le nostre preferenze per le immagini corrispondono al modo in cui di solito osserviamo noi stessi e gli altri.

Un esperimento di mera esposizione
Mera esposizione
La foto di sinistra è quella originale, quella di destra è invertita specularmente: quale preferite? Nel box a fianco è descritto il motivo per cui dovreste preferire la Marylin Monroe della foto di sinistra.
Fattori che influenzano il consolidamento dei ricordi

L'insieme dei fattori che consentono l'immagazzinamento di ricordi nella memoria di lungo termine è così riassunto dai neurobiologi Eric Kandel e Larry Squire (pp.108-109 del libro "Come funziona la memoria"):

il numero di volte che l'evento o il fatto si è ripetuto, la sua importanza, la misura in cui lo possiamo organizzare e associare ad altre conoscenze già acquisite e la misura in cui rievochiamo il materiale dopo che ci è stato presentato per la prima volta. Tutti questi fattori influiscono sulla natura e sul grado di codificazione che avviene al momento dell'apprendimento e sull'efficacia con cui un nuovo evento o un nuovo fatto genera cambiamenti neuronali nell'encefalo.


Tuttavia, nell'ambito della memoria di lungo termine, il 'priming' riveste un ruolo particolare, infatti esso è un processo mnemonico inconscio che persiste nel tempo persino dopo un'unica esperienza di apprendimento. Secondo Kandel e Squire la sua origine è di natura evolutiva (pp.259-261):

Il 'priming' è probabilmente vantaggioso in quanto gli animali si sono evoluti in un mondo in cui gli stimoli incontrati una volta hanno un'elevata probabilità di essere incontrati ancora. Il 'priming' migliora la velocità e l'efficienza con cui gli organismi interagiscono con un ambiente familiare. [...] Ken Paller e colleghi della Northwestern University hanno visto che l'attività elettrica sopra il lobo frontale dava origine ad una forma di 'priming' appena 200-400msec dopo la presentazione dello stimolo, ossia molto prima dell'attività elettrica che segnala la memoria conscia.


Sembra dunque che il priming abbia l'effetto di creare, dopo il primo stimolo, un certo numero di neuroni silenti che, qualora lo stimolo si ripresentasse una seconda volta, attiverebbero il ricordo con un minor dispendio di energia cerebrale.

Struttura della memoria umana
Struttura della memoria
Ruolo del sistema "priming" nell'ambito della struttura complessiva della memoria umana
Definizioni

La memoria umana ha una natura polisemica, nel senso che è costituita da vari sistemi ciascuno dei quali attiva una serie di reti cerebrali che svolgono specifici processi mnestici. Nella figura a fianco è mostrata, per avere un quadro complessivo, una rappresentazione semplificata dei principali sistemi di memoria oggi noti tratta da "Sistemi di Memoria" di UNIFE.

Memoria Sensoriale
: gestisce gli stimoli provenienti dai sensi e si suddivide in memoria iconica (visiva) e memoria ecoica (uditiva)
Memoria di Lavoro:
mantiene ed elabora le informazioni durante l'esecuzione di compiti cognitivi (è il nostro presente)
Memoria Episodica
:  è costituita da specifici eventi ed esperienze di vita di ognuno
Memoria Semantica
: costituisce il repertorio di concetti, e il vocabolario linguistico e non linguistico che li esprime, posseduti da ogni persona
Memoria Procedurale
: consiste nel recupero di modi di procedere e sequenze di azioni dei quali la persona non è consapevole
Priming
: è l'identificazione inconscia di parole o oggetti ai quali si è stati esposti nel passato

Nota
: la memoria esplicita è detta anche "dichiarativa" perchè comprende conoscenze che possono potenzialmente essere dichiarate, ossia richiamate alla mente verbalmente o sotto forma di immagini mentali; la memoria implicita è detta anche "non dichiarativa" perchè include forme di apprendimento inconsce quali l'assuefazione e le abitudini

Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


Commenti
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Libri consigliati a chi vuole tentare di resistere all'effetto priming
 
David Eagleman
Squire, Kandell
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 7 maggio 2016

 
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