L'effetto Placebo studia l'interazione mente-cervello-corpo - Pensiero Critico

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L'effetto Placebo studia l'interazione mente-cervello-corpo

Teorie > Concetti > Resilienza
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Il punto chiave

Vediamo spesso il mondo attraverso un filtro e lo interpretiamo a seconda delle nostre esigenze, aspettative, credenze ed esperienze, presenti e passate (Fabrizio Benedetti p.116)

effetto placebo
Efficacia del Placebo e del Nocebo
Il neurofisiologo Fabrizio Benedetti ha messo in rilievo, nel suo libro "L'effetto placebo", l'importanza di quest'effetto nella storia della medicina fin dai suoi albori e il riconoscimento che la medicina moderna ha iniziato a dargli. Egli scrive (p.32).

La scienza moderna non guarda più al placebo solamente come la pillola finta, ma come un complesso contesto psicosociale che induce aspettative di miglioramento all'interno del quale è somministrata la pillola finta. La differenza è sostanziale e importantissima, poichè studiare l'effetto placebo oggi significa studiare il contesto psicologico e sociale intorno al paziente e alla terapia, e come tale contesto produca effetti benefici. Ovviamente vale anche il contrario: un contesto psicosociale negativo, cioè che induce aspettative negative, ha effetti negativi, il cosiddetto effetto nocebo.
Il placebo: un effetto psicosociale che guida il nostro benessere o malessere
Nel suo libro Fabrizio Benedetti mette in chiaro quanto la "Storia della medicina" equivalga alla "Storia del placebo". Infatti la maggior parte delle terapie sviluppate nei secoli passati erano prive di una reale azione curativa che non fosse quella del placebo.
La diffusione, in tutte le culture, di guaritori e sciamani che utilizzavano terapie bizzarre e farmacologicamente inefficaci si sono trascinate dalla preistoria fino ai nostri giorni proprio a causa della potenza dell'effetto placebo. Ancora oggi il successo delle "Medicine alternative", che non hanno superato i test rigorosi della medicina moderna, non solo nel mondo non occidentale ma anche in USA e UE, si basa sull'effetto placebo.

Benedetti riporta una definizione di placebo che mette in chiaro su cosa esso si fonda (p.23).

Oggi Howard Brody (2000) definisce l'effetto placebo [...] "un cambiamento del corpo o della mente che avviene come risultato del significato simbolico che viene attribuito a un evento o a un oggetto in ambito sanitario".

I motivi, per i quali ancora oggi si guarisce da una malattia sono sostanzialmente tre:

  1. Remissione spontanea (la terapia viene somministrata quando il sintomo è già in fase calante e si attribuisce la guarigione all'intruglio somministrato)
  2. Effetto Placebo (l'aspettativa positiva del paziente scatena nel suo organismo una reazione che innesca processi che lo guariscono)
  3. Guarigione farmacologica (l'effetto di specifici farmaci su specifici organi coadiuvato dall'aspettativa positiva di guarigione del paziente)

Ad esempio, riguardo alla depressione, Benedetti (p.68) riporta il dato che la remissione spontanea è risultato essere il 25% dei casi di guarigione, mentre l'effetto dei farmaci antidepressivi è stato calcolato essere 25%, e infine quello del placebo pari al 50%. 
Potenza delle parole alla base dell'effetto placebo
Interessante intervista (in italiano) a Fabrizio Benedetti che descrive i meccanismi neurofisiologici dell'effetto placebo: quando il terapeuta dice al paziente: "Ora il tuo dolore diminuirà" il cervello entra in uno stato di anticipazione del beneficio terapeutico attivando il rilascio di sostanze quali: endorfine e cannabinoidi.
medicina
Ricerca scientifica: quando i fatti si scontrano con una teoria errata
Lo storico della scienza Gilberto Corbellini descrive in modo chiaro (in italiano) il difficoltoso persorso mentale che porta ad abbandonare le convinzioni personali di fronte a fatti che le confutano.
Il placebo nella vita di tutti i giorni
Nel suo libro Fabrizio Benedetti amplia la prospettiva di applicazione del placebo alla vita di tutti i giorni mettendo in evidenza quanto essa sia influenzata dalle nostre aspettative.

Benedetti scrive (p.113).

Una quantità immensa di placebo pervade la nostra vita e crea false realtà. Realtà che crediamo vere, ma che invece sono presenti esclusivamente dentro di noi. Tutto ciò è dovuto alle nostre credenze, convinzioni, suggestioni e aspettative, le quali possono essere eliminate così come si eliminano i farmaci nei trial clinici per vedere se il dolore diminuisce per la nostra fiducia nella terapia oppure perchè il farmaco è veramente efficace. Allo stesso modo, è possibile applicare dei protocolli sperimentali alla religione, alla musica, alla moda, alla politica, alla giustizia e ad altre cose ancora.


Un esperimento sulla moda, applicabile a tutti i settori merceologici
 alta moda
Scrive Benedetti (p.113): il prezzo di un abito a volte è giustificato dalla maggiore qualità del tessuto, ma non è sempre così. Molto spesso la vera differenza è la vetrina illuminata e colorata. Per dimostrare ciò basta testare un abito in doppio cieco, come si fa con un farmaco, per vedere se ciò che produce piacere è proprio il taglio del vestito, o piuttosto se sono le luci della vetrina a fare la differenza. In uno studio di questo tipo, in un primo esperimento sono state laciate le etichette originali, in modo tale che fosse possibile riconoscere la provenienza dei vestiti. Di 100 donne a cui era stato chiesto di valutare stile ed eleganza, 88 hanno scelto quello firmato. In un secondo esperimento, le etichette sono state eliminate al fine di non far riconoscere l'abito firmato. In questo caso solo 56 donne hanno scelto il vestito di marca.In un terzo esperimento, le etichette sono state scambiate in modo tale che ora l'abito firmato risultasse acquistato al mercato firmato, e viceversa. In questo caso, solo 9 donne hanno scelto l'abito firmato ma con l'etichetta del banco di mercato. Che cosa è avvenuto in questi tre esperimenti? La risposta è abbastanza semplice. Così come l'efficacia di un farmaco può essere modulata dalle aspettative del paziente, così la bellezza di un vestito firmato può essere modulata dalle aspettative di chi lo guarda. Pertanto, possiamo concludere che il giudizio positivo di questo abito firmato era semplicemente un effetto placebo.
Quando le persone diventano "marchi"
Moda
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


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Libri consigliati a chi vuole capire come funziona l'effetto placebo
 
Fabrizio Benedetti
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 20 maggio 2015

 
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