Come gestire l'incertezza in un mondo pieno di rischi - Pensiero Critico

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Come gestire l'incertezza in un mondo pieno di rischi

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Incertezza della Modernità

La condizione della Modernità è caratterizzata da elevati livelli di incertezza (nella società, nella scienza, nella cultura, ecc) che prima non venivano percepiti come tali.

Il sociologo Zygmunt Bauman ha utilizzato il termine "liquido" per la percezione di questa accresciuta incertezza: viviamo una vita liquida, in una società liquida, dominata da una modernità liquida in cui l'uomo, che da produttore è diventato consumatore, cerca di sfuggire al rischio di esclusione che la nuova condizione comporta.

Le condizioni del lontano passato non valgono più oggi, come fa notare lo psicologo Paolo Legrenzi (ved. bibliografia 2007):


Immaginiamo di essere un nostro antenato, un cacciatore/raccoglitore nel periodo da diecimila a centomila anni fa. Si muoveva in un ambiente ostile e largamente fuori dal suo controllo, tutto al contrario di oggi. Imparava a dominare (molto relativamente) quello che succedeva nel suo circoscritto mondo sulla base delle frequenze successi/insuccessi. Se la nostra mente è stata costruita per selezione naturale, attrezzandosi ad affrontare questo tipo di rischi, non è da stupirsi che la specie umana, nel mondo contemporaneo, sia spesso a mal partito. L’ambiente cambia di continuo e le serie storiche del passato non sono una guida per l’oggi.



Percezione del rischio
Il modo con cui ogni persona percepisce la realtà in termini di valori, pregiudizi ed esperienze determina la sua percezione dei rischi.
Se quella persona ricopre un ruolo pubblico a volte una percezione errata può portare a cattive scelte pubbliche o a conseguenze negative per la società.
L'economista Frank H. Knight fu uno dei primi a definire la differenza tra rischio e incertezza, come scrive Paolo Legrenzi (ved. bibliografia 2007):

Knight definisce il rischio come una condizione in cui è possibile derivare una distribuzione di probabilità dei risultati tale da riuscire ad assicurarsi contro tale condizione. L’incertezza rappresenta invece una condizione nella quale non esiste tale distribuzione di probabilità.

Secondo Knight, l'incertezza è "soggettiva" mentre il rischio è "oggettivo" e può essere calcolato. Introducendo il concetto di rischio e associandolo a una probabilità calcolabile, Knight rese possibile una "assicurazione" contro il verificarsi di quella condizione. Per approfondire l'avvicinamento dei concetti rischio e incertezza nel dibattito successivo a Knight vedere bibliografia (Chiovaro).

Il potenziale impatto dei media nell'influenzare la percezione del rischio è enorme dato che spesso le informazioni che entrano a far parte dell'agenda dei media sono influenzate e distorte da agenti esterni che modificano i dati scientifici o corrompono politici e giornalisti. Si tratta dell'ignoranza indotta dalle grandi lobby mondiali (Finanza Internazionale, Big Oil, Big Pharma, Big Tobacco, Big Agra, ecc).
Il punto chiave

Sono le nostre credenze, basate non solo sui fatti ma anche sui modi con cui ce li rappresentiamo, il terreno su cui si fonda la percezione del rischio. (Paolo Legrenzi)

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L'illusione di aver capito il passato alimenta l'ulteriore illusione di poter prevedere e controllare il futuro. Queste illusioni sono confortanti. Riducono l'ansia che proveremmo se permettessimo a noi stessi di riconoscere in pieno le incertezze dell'esistenza. (Daniel Kahneman)

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Accontentarsi di una spiegazione, dimenticare la nostra ignoranza è l'ostacolo principale alla conoscenza. (Carlo Rovelli)

Società Liquida
Tre aree per le azioni umane: certezza, incertezza e rischio
conoscenza e ignoranza
L'area "naturale" in cui si muove l'essere umano è quella dell'incertezza, enorme rispetto a quella della certezza (il disegno non mostra le reali proporzioni). Per affrontare il rischio, nell'antichità, l'uomo si affidava agli oracoli e ai suoi sacerdoti, ma solo dal secolo scorso ha imparato a calcolarlo. Cliccare per ingrandire
Alterazione della percezione del rischio causata dagli attacchi dell'11 settembre 2001
Innesco emotivo
rischio
Conseguenze inattese
car
Un esempio di errata percezione del rischio è costituito dall'attentato alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001, citato dal fisico Leonard Mlodinow nel libro "La passeggiata dell'ubriaco". Scrive Mlodinov (p.185):

Un ottimo esempio di questi mutamenti nell'equilibrio sociale si presentò nei mesi successivi agli attacchi dell'11 settembre 2011, quando i viaggiatori, timorosi di prendere l'aereo, passarono in massa all'automobile. La loro paura si tradusse in circa 1000 incidenti mortali in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente: vittime invisibili dell'11 settembre.

Così l'impatto emotivo dell'11 settembre, oltre alle 2974 vittime dirette, ha provocato indirettamente negli anni seguenti molte altre vittime dovute alla paura per gli aerei e all'aumento del traffico stradale. In questo caso si può affermare che le emozioni hanno alterato la percezione del rischio di molte persone che non hanno tenuto conto delle statistiche degli incidenti che vedono quelli in aereo nettamente minoritari.
Statistiche dei morti ogni 100 milioni di miglia di viaggio: Aerei vs Automobili
stat
Il rischio digitale in automobile
USA
La guida distratta (distracted driving) è recentemente diventata una delle principali cause di rischio per i guidatori. Secondo le statistiche statunitensi (ved. bibliografia) nel 2014 sono morte 3179 persone e 431000 sono rimaste ferite in incidenti d'auto dovuti a distrazione del guidatore. Le cause di distrazione erano le seguenti:

  • Digitare messaggi (Texting)
  • Uso di cellulari o smarthone
  • Mangiare e bere
  • Parlare con altri passeggeri
  • Pulizia personale (Grooming)
  • Leggere (incluso mappe)
  • Armeggiare con il navigatore
  • Guardare video
  • Armeggiare con radio, lettore CD o MP3

Come scrive Gerd Gigerenzer (pp. 296-297):

La tecnologia digitale dà possibilità enormi, e non è lei il problema. Il problema siamo noi, è capire se il timone è ancora in mano nostra o invece siamo telecomandati dalla nuova tecnologia. [...] Anche quando sono in compagnia di un amico stretto, fisicamente presente, il bisogno di essere contattati online da qualcun altro si fa sentire con forza. La tecnologia digitale si è impossessata delle decisioni sui rischi da correre
brain
L'uso di un telefono cellulare durante la guida riduce l'attività cerebrale dedicata alla guida del 37%
L'illusione della certezza che domina la mente umana

Viviamo in un mondo che cavalca l'illusione della certezza, mentre la psicologia cognitiva ha ormai assodato che sia le singole persone, sia le organizzazioni complesse, affrontano l'incertezza prendendo le loro decisioni in modo intuitivo (euristico) e sono soggette a molte distorsioni del giudizio (bias cognitivi).


Come sostiene lo psicologo Gerd Gigerenzer, l'incertezza non può essere misurata, essa va affrontata con le euristiche, mentre il rischio può essere (in qualche misura) individuato, calcolato e gestito con il pensiero statistico (ved. immagine a fianco).

La pretesa delle banche di calcolare il rischio in un mondo reale incerto e in continuo cambiamento è all'origine delle crisi finanziarie. A questo proposito scrive Gigerenzer (nel libro "Imparare a rischiare" p46):



Prima che partisse la crisi dei mutui spazzatura la fiducia nella stabilità era al massimo; ancora nel marzo 2008 Henry Paulson, segretario al Tesoro degli Stati Uniti, dichiarava:"I nostri istituti finanziari, banche e banche d'investimento, sono forti. I nostri mercati dei capitali sono reattivi. Sono efficienti. Sono flessibili. Poco dopo l'intera economia era nel caos: i modelli di rischio dai quali Paulson si era fatto influenzare non avevano previsto l'entità della bolla speculativa, simili in questo al Tacchino induttivista , che non aveva previsto il concetto di Ringraziamento; la sola differenza che invece di andare al macello le banche furono messe a carico dei contribuenti.
Proponendo un senso di certezza illusorio i modelli di rischio conosciuto possono avvicinare il disastro anzichè impedirlo.

Importanza dell'incertezza

La ricerca della certezza e il continuo ripresentarsi dell'incertezza, in ogni ambito, sono sempre stati all'origine dello sforzo conoscitivo dell'essere umano.

Come scrive il fisico Carlo Rovelli (ved. bibliografia p.19):


Il sapere sul quale possiamo fare affidamento non è quello che non viene criticato, è quello che accetta continuamente di essere criticato e sopravvive alla critica. Ancora una volta, la certezza nasce dall'apertura alla certezza.


E' proprio quando ci troviamo in un ambito in cui regna l'incertezza che abbiamo la possibilità di imparare qualcosa. Dall'atteggiamento che si assume di fronte all'incertezza è sempre dipeso il futuro dell'essere umano cioè, come ha scritto Carlo Rovelli (p.18):

Di fronte all'ignoranza, gli atteggiamenti tradizionali dell'umanità sono sempre stati due. Uno è di raccontarsi delle storie. L'altro è di accettare lo stato attuale di ignoranza e partire da qui per cercare di capire meglio.

Tutte le storie (sacre o profane) che gli uomini si sono raccontati nel corso dei millenni per spiegare i fenomeni sconosciuti che gli accadevano, erano tentativi di ridurre l'incertezza della loro condizione. Ma quelle narrazioni, che testimoniano uno sforzo conoscitivo ininterrotto, non erano tutte uguali, come scrive Rovelli (p.20):

Le narrazioni non sono tutte eguali: alcune sono più corrette ed altre meno; fra loro si parlano, si confrontano, si scontrano, evolvono, e se c'è onestà, convergono. La scienza è una lunga sequela di dibattiti in cui la convergenza è stata raggiunta, e spesso si è scoperto che uno solo aveva ragione contro tutti gli altri che pensavano diversamente. La narrazione migliore emerge, se la ragione prevale.

Soprattutto in un mondo come quello odierno, nel quale il web rende disponibili a chiunque una mole sterminata di informazioni non verificate, occorre vagliare accuratamente la  credibilità dei dati su cui basare le proprie riflessioni. Vale a dire che quel che occorre fare è imparare percepire il rischio, a misurarlo e, infine, a ridurlo.

Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


Libri consigliati a chi vuole migliorare la propria percezione dei rischi
 
Paolo Legrenzi
Gerd Gigerenzer
Mlodinow
Commenti
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Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 12 maggio 2016

 
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