Big Oil: ignoranza indotta dall'industria petrolifera - Pensiero Critico

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Big Oil: ignoranza indotta dall'industria petrolifera

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Il punto chiave


L'industria petrolifera ha manipolato e diffuso per anni dati scientifici falsi per negare l'influenza dei combustibili fossili sul Riscaldamento ambientale e sul Cambiamento climatico.

Concentrazioni di CO2 nel corso della storia
combustibili fossili
Linea blu: dati misurati nel ghiaccio nell'osservatorio Law Dome in Antartide
Linea rossa: dati misurati nell'osservatorio di Mauna Loa alle Hawaii
(Cliccare sull'immagine per andare alla fonte)
Emissioni di CO2 dal 2000 al 2010 in forte aumento
climate change
Nel periodo 2000-2010 è stato misurata una accelerazione tendenziale delle emissioni di CO2 rispetto ai trenta anni precedenti
riscaldamento climatico
What about the environment?
Show the old man who is in you: don't give a damn!
Riscaldamento atmosfera terrestre causato dai combustibili fossili

Le cause del riscaldamento dell'atmosfera terrestre sono state occultate e negate per anni dai principali responsabili (ved. The Scientific Guide to Global Warming Skepticism).

Com'è noto il "riscaldamento globale" è la tendenza di lungo termine alla crescita della temperatura media dell'atmosfera, mentre il "cambiamento climatico" si riferisce ai cambiamenti del clima derivanti dall'aumento della temperatura media globale (ved. bibliografia 2015). E' ormai accertato scientificamente che la concentrazione di ossido di carbonio (CO2) nell'atmosfera terrestre è aumentata negli ultimi 150 anni da 280 parti per milione (ppm) dell'era pre-industriale (prima del 1800) agli attuali 380ppm (ved. diagramma a fianco).


Per analizzare il riscaldamento globale venne creato nel 1988 un Gruppo intergovernativo di 1300 esperti scientifici di tutto il mondo (IPCC) che è arrivato alla conclusione (ved. bibliografia 2007) che c'è una probabilità superiore al 90% che le attività umane nel corso degli ultimi 50 anni abbiano scaldato il nostro pianeta. Il gruppo di esperti ha inoltre concluso che c'è una probabilità superiore al 90% che i gas serra prodotti dall'uomo, quali anidride carbonica, metano e protossido di azoto abbiano causato gran parte all'aumento osservato nelle temperature della Terra negli ultimi 50 anni. Essi auspicano una rapida riduzione delle emissioni generate dai combustibili fossili per mitigare effetti avversi quali scioglimento dei ghiacci artici, innalzamento del livello dei mari, eventi atmosferici anormali, ecc. Secondo questi esperti azioni volte a modificare l'approvvigionamento energetico con varie tecnologie potrebbero mitigare il 60-80% del riscaldamento climatico.  Il report completo, rivolto ai politici, è disponibile in PDF (ved. bibliografia).


Dove si trovano le principali fonti emissive? Come ha scritto Riley Duren, ingegnere della NASA responsabile del Megacities Carbon Project,


Circa tre quarti delle emissioni di CO2 dei combustibili fossili provengono da circa il 2% della superficie terrestre. Si tratta delle città e delle centrali elettriche che alimentano le città.

Il consenso scientifico sul cambiamento climatico è recente e, secondo i giornalisti scientifici Naomi Oreskes e Erik Conway, autori del libro "Il collasso della civiltà occidentale" (un loro contributo si può leggere anche in "Agnotology" pp.51-89), è stato ritardato dalla "guerra fredda" negli anni dello scontro frontale tra USA e URSS e dalla posizione degli scienziati raccolti attorno al George C. Marshall Institute, un istituto creato nel 1984 e finanziato dalla lobby dei petrolieri (ved. bibliografia Put a Tiger In Your Think Tank). Ma anche dopo la fine della guerra fredda nel mondo rimase un'opinione diffusa che negava il cambiamento climatico. Nel 1989 negli USA, i petrolieri e le industrie automobilistiche crearono la Global Climate Coalition (GCC vedi box apposito) per opporsi ad azioni obbligatorie per affrontare il riscaldamento globale. Nel 1997, quando il Senato degli Stati Uniti approvò in modo schiacciante una risoluzione contro la ratifica del protocollo di Kyoto, la lobby dei petrolieri finanziò con 13 milioni di dollari (ved. bibliografia Gelbspan) la pubblicità che precedette il voto. Ma, più in generale, l'oscuramento e la manipolazione mediatica del problema furono molto ampi: un sondaggio mondiale Gallup-Yale del 2007 (ved. bibliografia Leiserowitz) attestò che il 40% della popolazione era inconsapevole, ed erano proprio gli abitanti delle nazioni più vulnerabili. Oreskes e Conway concludono così (p.80):

Il grande economista John Maynars Keynes fece notare che non ci sono pasti gratuiti. Il mondo occidentale ha vissuto 150 anni di inaudita prosperità costruita utilizzando l'energia immagazzinata nei combustibili fossili. Quello è stato il nostro pranzo. Il riscaldamento globale è il conto.
Le Lobby USA dei petrolieri e dei costruttori di automobili
gcc
climate
Anche le lobby si modificano e, dopo il fallimento della lobby oltranzista GCC di petrolieri e costruttori di automobili che obbligò il governo USA a rifiutare il Protocollo di Kyoto, una nuova lobby creata nel 1998, il Center for Climate and Energy Solutions, di fronte alla schiacciante opinione scientifica contraria ai combustibili fossili propone di cercare risposte al riscaldamento globale con strategie per la riduzione delle emissioni e la ricerca di tecnologie innovative. (Cliccare sui loghi per approfondire)
La corruzione dei petrolieri: un ritorno di investimento del 5800%
Lobbies
Manipolazione scientifica nell'industria Petrolifera

L'economista Jeremy Rifkin da anni analizza le principali tendenze socio-economiche e le relative ripercussioni sulla società. Egli ha ipotizzato fin dal 2002, nel libro "Economia all'idrogeno", il tramonto dell'Era del Petrolio, e la sua auspicabile sostituzione con fonti rinnovabili che consentano una produzione distribuita (che lui ha individuato nell'idrogeno). Secondo Rifkin, i movimenti e le speculazioni sui prezzi del petrolio di questi ultimi anni sono i segni della crisi irreversibile in cui si dibattono i produttori di petrolio per ritardare la loro crescente irrilevanza e la loro sostituzione con altre fonti rinnovabili. Secondo Rifkin vi sono tre fattori che stanno convergendo verso il rischio di un collasso dell'economia mondiale (ved. immagine a fianco). Questi tre fattori sono:


  1. L'imminente picco della produzione petrolifera globale
  2. La concentrazione in Medio Oriente delle principali riserve di petrolio
  3. Il riscaldamento dell'atmosfera terrestre

Esaminiamo le argomentazione che Rifkin porta a sostegno di questa inquietante tesi.

1. Picco della produzione petrolifera
Ma quanto petrolio rimane da estrarre? A questa domanda rispondono in tanti, ma ognuno con la propria previsione di comodo, come scrive Rifkin in "Economia all'idrogeno"(p.19):

A complicare le cose, gli esperti del settore ricorrono a una miriade di altri termini per definire le riserve: "attive", "inattive", "probabili","possibili", "stimate", "identificate", "non scoperte".  lI geologo Jean H. Laherrère [ ved. bibliografia ] afferma che tale proliferazione di aggettivi qualificativi è intenzionale, appositamente studiata per permettere alle nazioni e alle società energetiche di falsificare le cifre - in una sorta di contabilità creativa - a fini politici ed economici. Lahèrrere punta il dito contro quegli interessi costituiti che ricorrono a definizioni e interpretazioni forzate per produrre cifre che soddisfino i loro obiettivi politici.


Secondo i pessimisti scoperte e tecnologie nuove possono fare ben poco per condizionare significativamente i tempi della crisi. Che noi siamo preparati o meno, la produzione mondiale di petrolio convenzionale raggiungerà probabilmente il picco fra il 2010 e il 2020.



2. Concentrazione in Medio Oriente delle principali riserve di petrolio

Le previsioni di Rifkin, di innalzamento del prezzo del petrolio da parte dei paesi mediorientali, non si sono ancora avverate e anzi c'è stato un crollo del prezzo (vedere box a fianco), perchè l'Arabia Saudita ha tentato di reagire alla concorrenza dei produttori statunitensi di Shale Oil.


3. Riscaldamento dell'atmosfera terrestre

I produttori di combustibili fossili hanno sempre negato le alterazioni climatiche da "effetto serra", dovute al consumo di petrolio, carbone, gas naturale, e per farlo hanno falsificato e diffuso dati scientifici falsi con un'opera di mistificazione che ha finora impedito reali progressi (vedi applicazione Protocollo di Kyoto).

Il Diesel Gate e le emissioni manipolate della Volkswagen
VW
Rischio di collasso dell'economia mondiale a causa del mancato rinnovamento delle fonti energetiche
Collasso economico mondiale
Jeremy Rifkin, a conclusione dell'analisi condotta nel libro "Economia all'idrogeno" scrive (pp.173-174):

La civiltà fondata sul petrolio, il regime energetico di maggior successo nella storia dell'uomo, è a pochi anni da un punto di svolta. Tre forze deteminanti stanno convergendo rapidamente, costringendo la società a prendere una decisione sulla strada da imboccare per  garantirsi un futuro. L'interazione tra l'imminente picco della produzione petrolifera globale, la conseguente concentrazione delle rimanenti riserve di petrolio in Medio Oriente (la regione più politicamente e socialmente instabile del mondo) e il progressivo riscaldamento dell'atmosfera terrestre provocato dal decadimento dell'energia, o entropia, spesa nel corso dell'era industriale sta creando una situazione critica e pericolosa per il mondo, le cui conseguenze, in questo momento, sono ancora incerte.
Perchè il prezzo del petrolio scende mentre le riserve si esauriscono?
prezzo petrolio
Il prezzo del petrolio non dipende dalla consistenza delle riserve ma dalle feroci battaglie politiche tra i produttori. Nel 2015 abbiamo assistito a un crollo del prezzo del petrolio greggio da circa 120$ a 30-40$ e il motivo è, come riportato dal Fatto Quotidiano e da altri operatori (ved. bibliografia), la strategia dell'Arabia Saudita di eliminare i nuovi produttori statunitensi di Shale Oil (petrolio prodotto da frammenti di rocce di scisto bituminoso). Finora l'Arabia Saudita non è riuscita nel suo intento per la resistenza dei produttori americani che riescono a guadagnare anche a prezzi così bassi, intanto a gennaio 2016 il prezzo è sceso sotto i 30$.
Energie Rinnovabili
E' necessario un mondo sempre meno dipendente dai combustibili fossili. Il prezzo del petrolio e le sue fluttuazioni (visibili nel widget a destra) continueranno a influenzare l'economia drogata e la politica corrotta che gravitano su di esso ma ormai anche le nazioni che hanno prodotto questi squilibri sono consapevoli che il punto di non ritorno per il pianeta si avvicina. Nonostante ciò le lobby dei petrolieri continueranno ad agire. Gli investimenti in energie rinnovabili crescono lentamente in tutto il mondo (anche negli USA). Una visione dei progressi è mostrata nel seguente diagramma e nel relativo report (ved. bibliografia 2015).
Nuovi investimenti in energie rinnovabili nel mondo
REN21
Cliccare sull'immagine per andare al report completo
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


Libri consigliati a chi non vuole rimanere ignorante sulle manipolazioni scientifiche dell'industria petrolifera
Jeremy Rifkin
Pietro Dommarco
Commenti
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Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 23 agosto 2016

 
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