Colesterolo: spauracchio delle società occidentali - Pensiero Critico

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Colesterolo: spauracchio delle società occidentali

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Il punto chiave

Una deriva legata allo sviluppo storico delle logiche di prevenzione ha fatto passare da valori soglia modulati in funzione dell'età a un singolo valore soglia "desiderabile",  uguale per tutti, e inferiore a 200 mg/dL.

Proprio per essere un opportunismo legato all'ecosistema sociale, piuttosto che una congiura, è una strategia vincente. (Marco Besozzi)

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Per descrivere l'evoluzione storica del colesterolo riporto (da una comunicazione privata) il parere di un esperto, Marco Besozzi, autore del sito della medicina di laboratorio www.bayes.it


Storia del Colesterolo Totale

Il valore della concentrazione del colesterolo totale nel siero utilizzato per discriminare tra "sani" e "malati" (in senso lato lo scopo per il quale sono effettuate le analisi di laboratorio), e che nel caso specifico deve essere inteso come "soggetti a rischio" e "soggetti non a rischio" di malattie cardiovascolari, è passato attraverso tre fasi.


Prima fase
Anni 70-80, tutti noi "vecchi" sapevamo, per avere effettuato durante la nostra attività in laboratorio personalmente migliaia (collettivamente milioni) di misurazioni della concentrazione del colesterolo nel siero, che questa aumenta con l'età. (ved. bibliografia Wallach tabella 1-3 a p. 14).
Considerando il 75° percentile, un limite ampiamente cautelativo a discapito di un aumento numero di falsi positivi (vedasi http://www.bayes.it/html/strategie_.html), si ricava ad esempio che tra i 55 e i 59 anni un colesterolo totale fino a 250 mg/dL non deve impensierire, e tra i 70 e i 74 anni non deve impensierire un colesterolo totale fino a 256 mg/dL.

Seconda fase
Nel 1948 viene avviato lo studio di Framingham (ved. bibliografia Framingham) e nel 1998 sulla base di questo studio Wilson e colleghi (ved. bibliografia 1998) mettono in relazione la concentrazione del colesterolo totale e il rischio di malattia cardiovascolare secondo tre fasce di rischio:

  1. colesterolo totale inferiore a 200 mg/dL >> rischio di malattia cardiovascolare uguale a quello della popolazione generale

  2. colesterolo totale da 200 a 239 mg/dL >> rischio di malattia cardiovascolare intermedio

  3. colesterolo totale uguale o superiore a 240 mg/dL >> rischio di malattia cardiovascolare elevato

Terza fase
Dal 1998 in avanti una serie di linee guida e la prassi che via via si diffonde nel riportare i valori di riferimento nel referto delle analisi di laboratorio convergono nel presentare quest'ultimo come "valore desiderabile" (ai fini della prevenzione della malattia cardiovascolare), per la concentrazione del colesterolo totale nel siero, il valore di 200 mg/dL.
Conclusioni

Una deriva legata allo sviluppo storico delle logiche di prevenzione ha fatto passare da valori soglia modulati in funzione dell'età a un singolo valore soglia "desiderabile" uguale per tutti. E questo, con l'aumento della vita media e del numero dei soggetti nella terza età, ha portato all'esplosione del numero dei soggetti in potenziale trattamento con farmaci ipocolesterolemizzanti. Ovviamente, per i produttori, niente di meglio per unire l'utile al dilettevole (big pharma).

La convergenza/sinergia tra stato della società (in termini di invecchiamento della popolazione nelle società occidentali), medicina preventiva (meglio/meno costoso prevenire che curare) e interessi commerciali (big-pharma), e che rappresenta la strategia commerciale del terzo millennio, si verifica non solo per questa ma anche per numerose altre situazioni. E senza nessuna necessità di ipotizzare (ipotesi aggiuntiva non necessaria - rasoio di Occam) l'ennesima teoria del complotto. Proprio per essere un opportunismo legato all'ecosistema sociale, piuttosto che una congiura, è una strategia vincente.

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Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 2 maggio 2016

 
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