Il pensiero è un processo cosciente che sovrasta una struttura profonda di meccanismi non coscienti? - Pensiero Critico

Cerca nel sito
Privacy Policy
Vai ai contenuti

Menu principale:

Il pensiero è un processo cosciente che sovrasta una struttura profonda di meccanismi non coscienti?

Teorie > Metodi > Pensiero critico
Puoi condividere questa pagina:
Il punto chiave

Il problema della coscienza riguarda l'esperienza soggettiva, la struttura della nostra vita interiore, e non la conoscenza del mondo esterno. (Thomas Metzinger p.12)

votare
You voted according the conscience? Yes, but then I realized that was not mine.
Un modello per la mente: lo Spazio di lavoro neuronale globale
Stanislas Dehaene
(da "Cervello e Coscienza" p.225): La teoria dello spazio di lavoro neuronale globale [di Dehaene e Changeaux] propone che ciò di cui abbiamo esperienza come coscienza sia la condivisione globale dell'informazione. Il cervello contiene dozzine di processori locali (rappresentati dai cerchietti), ciascuno specializzato per un tipo di operazione. Un sistema di comunicazione specifico, lo "spazio di lavoro globale", permette loro di condividere in maniera flessibile l'informazione. In ogni determinato momento lo spazio di lavoro seleziona un sottoinsieme di processori, stabilisce una rappresentazione coerente dell'informazione che questi codificano, la trattiene nella mente per una quantità di tempo arbitraria e la restituisce disseminandola, praticamente, in qualsiasi altro processore. Ogni volta che accede allo spazio di lavoro, un brandello d'informazione diventa cosciente.
Che cos'è la coscienza?

Secondo lo psicologo e neuroscienziato Stanislas Dehaene la coscienza è il risultato di un'attività cerebrale che sollecita la neocorteccia al di là della sua soglia di attivazione.

Per semplificare si può dire che, sintetizzando dal libro di Dehaene "Coscienza e Cervello", il pensiero umano si basa sul corretto funzionamento di tre aree di attività neuronale:


  1. Uno spazio neuronale dove l'attenzione può essere focalizzata per trovarvi i concetti sui quali ragionare, cioè la "memoria di lavoro" che è depositaria della nostra conoscenza cosciente. Scrive Dehaene (p.224): "Quando noi diciamo che siamo consapevoli di un certo brandello d'informazione, intendiamo semplicemente questo: l'informazione è entrata in un'area specifica d'immagazzinamento che la rende disponibile al resto del cervello."
    Infatti, nei pazienti che presentano lesioni alla corteccia prefrontale, questa memoria viene perduta e il paziente cade in un oblio non cosciente, con gravi  problemi nella progettazione del futuro e un'ostinata aderenza al presente. (pp.143-148)

  2. Un'attività neuronale non cosciente che faccia la "sgrossatura" del materiale proveniente dalla relazione tra l'individuo e il suo ambiente, cioè il "sonno" che è un periodo di ribollente attività inconscia che sostiene il consolidamento della memoria e rafforza l'intuizione risolvendo problemi complessi le cui soluzioni affiorano alla coscienza al risveglio (pp. 121-123)

  3. Un'attività neuronale cosciente mediante la quale l'individuo tenta di "ragionare" sui dati provenienti dall'ambiente, cioè l'inferenza che il filosofo Peirce ha chiamato "abduzione", che viene chiamata dagli scienziati cognitivi "inferenza bayesiana" e che consiste in un ragionamento statistico a ritroso che consente di inferire le cause sottostanti alle proprie ipotesi (pp.135-136)


Egli scrive nel libro "Coscienza e cervello" (p.159 ved. bibliografia):

Prima che avvenisse l'ominazione, la corteccia prefrontale dei primati possedeva già uno spazio di lavoro nel quale le fonti d'informazione passate e presenti, debitamente soppesate per la loro affidabilità, potevano essere catalogate per  guidare le decisioni. Da allora, un passaggio evolutivo chiave, forse peculiare degli esseri umani, sembra aver aperto questo spazio di lavoro agli input sociali provenienti dalle altre menti. Lo sviluppo di questa interfaccia sociale ci ha permesso di raccogliere i benefici di un algoritmo decisionale sociale: confrontando la nostra conoscenza con quella degli altri abbiamo preso decisioni migliori.

Noi siamo "un presente ricordato"

La grande variabilità delle nostre dotazioni genetiche e delle nostre esperienze individuali fa sì che ogni persona sia diversa dalle altre perchè caratterizzata da un mondo di rappresentazioni interne, collegate all'ambiente in cui vive ma non imposte da esso. Le ultime scoperte rese possibili dalle tecniche di imaging hanno permesso di ipotizzare un ruolo centrale per le nostre connessioni cerebrali, più che per i singoli gruppi di neuroni, cioè per il nostro Connettoma.

Scrive Dehaene (p.354):


I nostri stati neuronali fluttuano incessantemente in una maniera parzialmente autonoma, creando un mondo interno di pensieri personali, e anche quando sono posti a confronto con identici input sensoriali, essi reagiscono differentemente, secondo il nostro umore, i nostri obiettivi e i nostri ricordi. [...] Ciò che ne emerge è un "presente ricordato". Una cifra personalizzata del qui e ora, arricchita da ricordi persistenti e da previsioni anticipate, che proietta costantemente una prospettiva in prima persona sul suo ambiente: un mondo interno cosciente.
Una metafora della coscienza: il tunnel dell'Io

Il filosofo Thomas Metzinger ha indagato, nel libro "Il tunnel dell'io" (ved. bibliografia), le varie forme di coscienza di sé avvalendosi delle ultime ricerche neuroscientifiche.

Egli sostiene che i nostri organi di senso sono limitati, nel senso che si sono evoluti solo per percepire, nell'enorme ricchezza del mondo, solo i fenomeni che consentivano la sopravvivenza. Per questo motivo l'esperienza cosciente non è l'immagine della realtà ma piuttosto, secondo la metafora di Metzinger, quella di un tunnel che ne cattura solo una piccola parte. Scrive Metzinger (p.17):


La coscienza è "l'apparire di un mondo". L'essenza  del fenomeno dell'esperienza cosciente sta nel fatto che una singola e unificata realtà diventa presente: se siete coscienti un mondo vi appare. Ciò è vero sia per i sogni sia per gli stati di veglia, ma nel sonno profondo senza sogni nulla appare: non vi è disponibile il fatto che ci sia una realtà fuori di voi e che voi siate presenti in essa; non sapete addirittura di esistere. [...] Nell'evoluzione darwiniana, una prima forma di coscienza potrebbe essere comparsa circa 200 milioni di anni fa nelle primitive cortecce cerebrali dei mammiferi, fornendo loro la consapevolezza corporea e il senso di un mondo circostante e guidando il loro comportamento.


Secondo Metzinger la coscienza è un fenomeno biologico che raduna i vari elementi utili alla sopravvivenza umana all'interno di una finestra di consapevolezza che egli chiama "Tunnel dell'io". Esso è la nostra cassetta degli attrezzi mentale costituita da stati fenomenici che si sono tradotti in organi neurocomputazionali. Scrive Metzinger (p.68-69):


Ogni nuovo organo virtuale, ogni nuova esperienza sensoriale, ogni nuovo pensiero cosciente ha un prezzo metabolico; anche se è durata solo pochi minuti o secondi, la loro attivazione è stata dispendiosa. Ma poichè si sono autofinanziati in termini di glucosio addizionale, e in termini di sicurezza, di sopravvivenza e di possibilità di procreazione, si sono diffusi tra le popolazioni, mantenendosi vivi fino ad oggi. Ci hanno permesso di discriminare tra ciò che possiamo e non possiamo mangiare, di cercare e trovare nuove fonti di cibo, di pianificare gli attacchi alle nostre prede. Ci hanno consentito di leggere nelle menti degli altri e di collaborare con i nostri colleghi cacciatori. E, infine, hanno fatto sì che imparassimo dalle esperienze passate. La conclusione provvisoria è che il far apparire un mondo nel cervello di un organismo ha rappresentato una nuova strategia computazionale. [...] Una volta trovato un cammino che dal mondo reale porta a quello possibile maggiormente desiderabile nella vostra mente, potete cominciare ad agire.
Il senso del sé: un vantaggio evolutivo
Thomas Metzinger parla dell'Avatar trasparente che è in ognuno di noi (abilitare i sottotitoli)
Connettoma: il fascio di connessioni sinaptiche in ciascun emisfero cerebrale e le connessioni tra gli emisferi
Brain
Come riconoscere il mondo reale tra tutti i mondi immaginari possibili?

Si chiede Metzinger: se l'Homo sapiens ha lentamente acquisito la capacità di immaginare condizioni alternative a quelle reali,  come ha fatto a distinguere tra la realtà e la rappresentazione? Scrive Metzinger (p.72):


Gli esseri umani sanno che alcune delle loro esperienze coscienti non si riferiscono al mondo reale, ma sono soltanto rappresentazioni che hanno luogo nelle loro menti. [...] Avendo esperienza cosciente di alcuni elementi del nostro tunnel in termini di mere immagini o di pensieri relativi al mondo, siamo divenuti consapevoli della possibilità di avere rappresentazioni erronee. Abbiamo capito che talvolta commettiamo degli errori, poichè la realtà non è che un tipo specifico di apparenza. In quanto sistemi rappresentazionali evoluti, abbiamo potuto rappresentare uno dei fatti più rilevanti fra quelli che ci riguardano, ossia che "siamo" sistemi rappresentazionali. Siamo stati abili a cogliere i significati di nozioni come verità e falsità, conoscenza e illusione. Non appena siamo divenuti padroni di questa distinzione, l'evoluzione culturale è esplosa, poichè siamo diventati sempre più intelligenti aumentando sistematicamente le conoscenze e riducendo parallelamente l'illusione.

Da dove vengono le intuizioni scientifiche?
coscienza
Intuizioni scientifiche: i concetti newtoniani di spazio e tempo assoluti non convincevano Einstein. Egli trovò una soluzione, la famosa Teoria della relatività ristretta, con un pensiero astratto operante nella matematica, guidato dall'intuizione e controllato dalla logica.
Disordini psichiatrici

Una coscienza del mondo con le caratteristiche appena descritte non è un bene comune, ma un fenomeno soggettivo: la maggior parte delle persone ce l'ha (ognuno la sua), mentre una minoranza di persone con varie patologie psichiche o cerebrali non ce l'ha. Scrive Metzinger (p.75):


In alcuni gravi disordini psichiatrici, come la sindrome di Cotard, capita che i pazienti smettano di usare il pronome della prima persona singolare e che inoltre sostengano di non esistere affatto. [...]  I mistici di ogni cultura e di ogni tempo hanno raccontato di profonde esperienze spirituali in cui non era presente alcun "sé", e alcuni di loro hanno smesso di usare il pronome "io". Invero, molti degli organismi semplici che vivono su questo Pianeta hanno un tunnel della coscienza senza che qualcuno ci viva dentro. probabilmente alcuni di loro hanno soltanto una "bolla" di coscienza, piuttosto che un tunnel vero e proprio, poichè, insieme a quella del "sé", scompare anche la consapevolezza del passato e del futuro.
Esistere ma non accorgersene
illusioni cognitive
Allora, Mr. Sunya, quand'è che si è accorto per la prima volta che il suo senso del sé era un'illusione?
Matrix: favola moderna sulla nostra rappresentazione del mondo

Il filosofo Massimo Cappuccio, a seguito dell'uscita nelle sale cinematografiche del film di fantascienza "Matrix" nel 1999, chiese a diversi filosofi e scienziati italiani, la loro opinione sulle rilevanti questioni sollevate dal film. Il film ipotizza che l'Intelligenza Artificiale delle Macchine abbia preso il potere nel mondo relegando l'essere umano in una realtà simulata (Matrix per l'appunto). Il film si dibatte nella differenza tra coloro che vogliono rimanere schiavi di un mondo virtuale (dentro la Matrice), e coloro che vogliono liberare l'Umanità, restituendole la consapevolezza della Realtà.

Queste riflessioni sono state pubblicate nel 2004 nel libro "Dentro la Matrice - Filosofia, scienza e spiritualità", che è una raccolta di saggi che ampliano la prospettiva del film e dal quale riporto un passo dell'articolo di Franco Bertossa, Roberto Ferrari e Marco Besa "Matrici senza uscita" (p. 108):


Il salto dall'illusorio al reale, la conoscenza di cosa sia veramente il mondo, vale a dire l'uscita dalla Matrice, richiedono contestualmente una spiegazione della mente, della coscienza umana che ne fa esperienza; nei termini del film, la cui originalità sta nel creare uno scenario attuale e drammatico a domande fondamentali: "il mondo esiste solo come simulazione neurale interattiva"; "è la mente che lo rende reale". Ma cos'è la mente da cui dipende il grado di realtà del mondo? La Matrice nella sua interezza non è solo l'utero (lat. Matrix) che ci contiene, il mondo che ci è stato messo davanti agli occhi per nasconderci la verità: è anche, e in primo luogo, la mente che lo conosce. Se, quindi, il problema è la conoscenza del mondo "reale", appare più sensato interrogarsi sulla "reale" natura della mente  più che su quella della Matrice.


Questa prospettiva, secondo gli autori, ci dice che esiste una circolarità tra il "cervello" che crea il "mondo" che noi percepiamo e il "mondo" che appare al "cervello" modificandolo. Come scrivono gli autori (p.110):


Ogni uscita dalla mente, in un "fuori dalla Matrice" che possa spiegarla, presuppone la mente. In termini più precisi, la neuroscienza sostiene che anche i propri schemi epistemologici di conoscenza (empirica e oggettiva) sono il prodotto di processi bio-psico-neuro-evolutivi; ma l'esistenza dei processi e del cervello umano che li incarna può essere accertata solo attraverso raccolta di fatti empirici e produzione di teorie che "dipendono"  dal particolare modo d'essere di quegli stessi schemi di conoscenza. In pratica ci fondiamo su assunti e definizioni di metodo arbitrari che a loro volta sono fondati sulla funzionalità neurale che vorrebbero spiegare. La circolarità si genera quando, andando ad esaminare le premesse che portano a una conclusione da dimostrare, in esse ricompare la proposizione ancora da dimostrare come fosse già dimostrata.
Il film Matrix ha mostrato il moderno Mito della Caverna di Platone
Circolarità Mente-Mondo
Matrix
Il web potrebbe avere una coscienza?
internet
Cliccare sull'immagine per approfondire
Di cosa è fatta la coscienza
I neuroscienziati Gerald M. Edelman e Giulio Tononi distinguono tra "coscienza primaria" (consapevolezza mentale di sè, del proprio corpo e del mondo) e "coscienza di ordine superiore" (consapevolezza dei propri atti e sentimenti, cioè coscienza di essere coscienti). Essi le descrivono così ("Un universo di coscienza" p.263):

Senza entrare in controversie sulle definizioni, la nostra tesi è che il pensiero sia un processo cosciente sovrastante a una struttura profonda di necessari meccanismi non coscienti. Essi comprendono la memoria non rappresentazionale, i vincoli dei valori, e l'azione delle appendici corticali come i gangli della base, l'ippocampo e il cervelletto. L'incorporamento dei sistemi di valore come vincoli necessari sulle attività del cervello, inteso come sistema selettivo, lega la concezione dell'epistemologia fondata sulla biologia alla teoria secondo cui le emozioni sono fondamentali tanto per le origini quanto per il bisogno del pensiero cosciente. [...] I sistemi di valore e le emozioni sono essenziali nelle attività selettive del cervello sottese alla coscienza.

Alla luce degli attuali sviluppi dell'intelligenza artificiale (AI), Edelman e Tononi sollevano dei dubbi sul tipo di coscienza cui possono aspirare i futuri manufatti (p.266-267):

Il radicamento nel singolo corpo è [per l'uomo] il prezzo da pagare per accedere a qualsiasi esperienza qualitativa. Vi è tuttavia un nuovo allargamento di  conoscenza che si schiuderebbe in quel rimarchevole momento del nostro viaggio intellettuale. E' l'opportunità di vedere come un fenotipo radicalmente differente dotato della facoltà della coscienza di ordine superiore categorizzi in realtà lo stesso mondo, quel mondo che insieme condividiamo. La probabilità che questo fenotipo sarà come i nostri o anche come quelli di un animale complesso appaiono sempre più flebili.
Bibliografia chi fa delle buone letture è meno manipolabile)
Commenti
Se ritenete che le tesi del "punto chiave" non vengano sufficientemente supportate dagli argomenti presenti in questa pagina potete esprimere il vostro parere (motivandolo).
Inviate una email con il FORM. Riceverete una risposta. Grazie della collaborazione.
Libri consigliati a chi non vuole corre il rischio di occuparsi del mondo percepito trascurando la mente che lo percepisce
Metzinger
Tononi Edelman
dehaene
Matrix
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

Pagina aggiornata il 3 gennaio 2016

 
copyright 2012-2016 Licenza Creative Commons
I contenuti di pensierocritico.eu sono distribuiti con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.
Protected by Copyscape Web Plagiarism Check
Copyright 2015. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu