Qualità della Lettura online (e offline) - Pensiero Critico

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Qualità della Lettura online (e offline)

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Il punto chiave

La lettura è un'attività innaturale per l'essere umano, nel senso che deve essere appresa. La qualità della lettura e il piacere che l'essere umano ne ricava dipendono da molti fattori, tra i quali la responsabilità di chi progetta i testi e quella del lettore che ne fruisce.

Fattori che influenzano la lettura
Lettura difficoltosa
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Qualità dell'esperienza di lettura

  1. La lettura è un'attività che provoca un carico cognitivo, come teorizzato dalla teoria del carico cognitivo

  2. Il carico cognitivo è stato definito dallo psicologo John Sweller come ' il carico imposto alla memoria di lavoro dall’informazione che viene presentata al lettore '

  3. L'entità del carico cognitivo dipende sia dalla struttura del testo, che dalle caratteristiche del lettore

  4. Esistono evidenze sperimentali che mostrano l'incremento del carico cognitivo nel passaggio da testi convenzionali (lineari) a testi digitali (ipertesti e ipermedia). L'incremento del carico cognitivo negli ipertesti e ipermedia sembra dovuto alla difficoltà di ricostruire la struttura del testo (negli ipertesti) e alla necessità di costruire rappresentazioni integrate di testo e immagini (negli ipermedia)

  5. La riduzione del carico cognitivo è una responsabilità primaria dei soggetti che progettano i nuovi mezzi digitali per l'apprendimento e l'informazione (Instructional Design); tuttavia ogni fruitore dei nuovi media digitali deve porsi il problema di come ridurre il proprio carico cognitivo attuando una strategia di lettura

Lo stile di lettura di ogni persona è influenzato sia dallo scopo del lettore (informazione, intrattenimento, studio, ecc.), sia dallo stile di apprendimento che può essere significativo o meccanico.

All'origine dell'esperienza di lettura

Sappiamo che la lettura è un'attività innaturale per il cervello umano, nel senso che deve essere appresa. La neuroscienziata Maryanne Wolf, autrice del libro 'Proust e il calamaro - Storia e scienza del cervello che legge' (V&P editore), si è occupata a lungo dell'esperienza della lettura sia in persone normali, sia in persone con problemi di dislessia (ha avuto un figlio dislessico). Le sue ricerche sono condensate nel libro citato che esplora la capacità del cervello umano di lasciarsi modellare dalle esperienze, creando nuovi collegamenti tra le sue strutture preesistenti (che è proprio ciò che i dislessici fanno per non lasciarsi schiacciare dal nostro mondo culturale).

Cosa c'entra Proust con il calamaro e la lettura? La Wolf lo spiega nelle prime pagine (pp.11-12):

In questo libro uso il grande scrittore francese come metafora e il molto sottovalutato calamaro come analogia per due aspetti molto diversi del leggere. Proust considerava la lettura una specie di santuario intellettuale in cui gli uomini hanno accesso a migliaia di differenti realtà che altrimenti non potrebbero mai incontrare nè conoscere. [...] Negli anni Cinquanta del Novecento, gli scienziati hanno usato il lungo assone centrale del timido ma furbo calamaro per capire come i neuroni si attivano e si trasmettono segnali, e in certi casi per osservare come riparano o compensano un difetto di funzionamento.


La compensazione che interessava alla Wolf era quella dei bambini dislessici che, pur avendo grandi difficoltà di apprendimento dato che non riescono a leggere, riescono ad aggirare gli ostacoli sfruttando la neuroplasticità (ved. box sulla dislessia).

Secondo Maryanne Wolf la qualità dell'esperienza di lettura dipende soprattutto da tre fattori: patrimonio lessicale, visione foveale/parafoveale e corrispondenza tra grafemi e fonemi, mostrati nella mappa concettuale che segue.

32 milioni di parole in meno

Uno dei fattori più importanti nello sviluppo di una società è la lotta alla povertà verbale infatti, come scrive Maryanne Wolf citando varie ricerche (pp.114-115): a cinque anni, alcuni bambini cresciuti in ambienti linguisticamente poveri hanno ascoltato 32 milioni di parole in meno rispetto al tipico bambino appartenente al ceto medio. [...]

Nella maturazione linguistica del bambino, niente è isolato e senza conseguenze. [...] Nello sviluppo iniziale delle abilità linguistiche, uno dei principali aiuti alla futura capacità di leggere è semplicemente la quantità di tempo riservata al 'chiacchierare a tavola'.

L'importanza di di gesti così banali come parlare al bambino, leggergli qualcosa e ascoltarlo è una parte importante dello sviluppo linguistico iniziale, ma la realtà di molte famiglie (alcune economicamente disagiate, altre no) è che viene dedicato troppo poco tempo perfino a queste attenzioni elementari prima che il bambino raggiunga i cinque anni. [...]

Tutti i professionisti che si occupano di bambini possono aiutare a fare in modo che i genitori prendano coscienza del contributo che possono dare alle capacità dei figli.

Mappa concettuale (parziale) del libro 'Proust e il calamaro'
Maryanne Wolf
Nei box sono indicate le pagine del libro che trattano il tema specifico
Patrimonio lessicale

La ricchezza semantica della lettura dipende dal patrimonio di termini, sinonimi, nozioni del lettore. Come scrive la Wolf (pp.14-15), citando le ricerche dello scienziato cognitivo David Swinney (ved. bibliografia ):


 Swinney ha scoperto che il cervello non associa una parola a un significato unico e semplice, ma inizia una sorta di caccia al tesoro, cercando ogni informazione in qualche modo collegata a quella parola. La ricchezza di questa dimensione semantica della lettura dipende quindi dal patrimonio di nozioni che abbiamo accumulato. I bambini che dispongono di un ricco repertorio di parole e delle relative associazioni ricavano dalla lettura e dalla conversazione esperienze molto diverse da quelle dei bambini con un più limitato capitale di parole e concetti.


La povertà verbale non danneggia solo il linguaggio ma anche la riflessione, scrive la Wolf (p.114):

Non ascoltare certe parole significa non imparare certi concetti. Non incontrare certe forme della sintassi vuol dire capire meno i nessi tra certi eventi di un racconto. Non conoscere le forme del racconto vuol dire essere meno in grado di dedurre e prevedere. Quando le tradizioni culturali e i sentimenti altrui non sono mai oggetti di esperienza, si è meno in grado di capire che cosa provano gli altri.
Fisiologia della lettura

La visione foveale è la nostra visione centrale nella quale l'immagine del testo appare perfettamente a fuoco perchè centrato rispetto alla fovea. La visione parafoveale è invece quella che si estende, seppure sfocata, a destra o a sinistra della fovea. Quando leggiamo siamo in grado di 'vedere' da quattordici a quindici lettere a destra o a sinistra della fovea.

Secondo Keith  Rayner, esperto in movimenti oculari, (ved. bibliografia) la visione parafoveale anticipa ciò che verrà messo a fuoco successivamente aumentando la velocità di lettura sia per le lingue che si leggono da sinistra verso destra sia viceversa.
Visione foveale e parafoveale nella lettura
lettura
Corrispondenza grafemi-fonemi

Nelle lingue più regolari dell'inglese in termini di corrispondenza grafemi-fonemi, quali l'italiano e il tedesco, i bambini risparmiano quasi un anno di faticosa decodifica durante l'apprendimento. Scrive la Wolf (pp.166-167):


Le specifiche abilità fonologiche usate nella lettura dipendono dall'esperienza di chi legge, dalla parola da leggere e dal sistema di scrittura utilizzato. Una parola molto regolare e molto comune come  'carpet' (tappeto) richiede molta meno elaborazione fonologica di una parola come, poniamo, 'phonological' (fonologico). [...] Il lettore neofita inglese raduna accuratamente le rappresentazioni fonemiche delle lettere e impara ad assemblarle in parole. Questo processo talvolta può durare qualche anno.

Risorse cognitive ed esperienza di lettura in internet

Secondo Maryanne Wolf, Internet offre l'apparenza della semplicità dovuta allo sforzo dei webmaster di migliorare l'usabilità dei website. Infatti è facile per chi non vuole fare nessuno sforzo cognitivo abbandonare un website complesso e trovarne un altro apparentemente più semplice e appariscente. Internet offre una quantità sterminata di informazioni che sembrano accessibili senza sforzo critico, cioè senza avvertire il bisogno di 'andare oltre l'informazione data' che, secondo lo psicologo Jerome Bruner (ved. bibliografia), è il vero vantaggio della lettura. Secondo Bruner la capacità generativa della lettura crea nuova conoscenza per il lettore (e le sue esperienze), e nuova informazione per coloro che si relazionano con il lettore.

Scrive la Wolf (p.244):


Non nutro dubbi sulle modalità straordinarie in cui il mondo digitale dà vita alle realtà e ai punti di vista di altri popoli e culture. Quello che mi chiedo è se il giovane lettore tipico consideri l'analisi del testo e la ricerca di strati di significati più profondi sempre più anacronistici, a causa della sua abitudine all'immediatezza e all'apparente completezza delle informazioni mostrate dallo schermo di un computer. [...] Mi domando quindi se i nosti figli stiano imparando il cuore del processo di lettura: andare al di là del testo.

lettura
Dislessia
La definizione data dall'Associazione italiana Dislessia (ADI) è: "la dislessia è una difficoltà che riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente". Leggere e scrivere sono considerati atti così semplici e automatici che risulta difficile comprendere la fatica di un bambino dislessico. Purtroppo in Italia la dislessia è poco conosciuta, benché si calcoli che riguardi il 3-4% della popolazione scolastica (fascia della Scuola Primaria e Secondaria di primo grado). Per approfondire la dislessia andare al sito dell'Associazione Italiana Dislessia.
Pensare fuori dagli schemi
dislessia
La dislessia dimostra che sono possibili, e naturali, differenti organizzazioni cerebrali, che non consentono la lettura.
dislessia
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


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Libri consigliati a chi vuole capire i fattori che condizionano la qualità di lettura
 
Wolf
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 13 novembre 2014

 
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