I Big Data e la statistica influenzano sempre più economia e politica - Pensiero Critico

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I Big Data e la statistica influenzano sempre più economia e politica

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Il punto chiave
La correlazione sostituisce la causalità e la scienza può progredire anche senza modelli coerenti, teorie unificate o qualsiasi spiegazione meccanicistica. (Chris Anderson)
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Le ipotesi funzionano come congetture da verificare e testare attraverso il controllo empirico. Determinano cosa cercare e quali dati raccogliere. Nella loro forma più sottile, le ipotesi possono essere viste come una sorta di meccanismo di base da cui dipendono la selezione e l'interpretazione degli stimoli percettivi. (Karl Popper)
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Si dice spesso che gli esperimenti dovrebbero essere fatti senza idee preconcette. Questo è impossibile. Non solo avrebbe reso inutile ogni esperimento, ma anche se avessimo voluto farlo, non sarebbe stato possibile. (Henri Poincarè)
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La "fine della teoria" di Anderson ha il merito di aver stimolato un dibattito interessante ed è stata molto efficace come provocazione. Allo stesso tempo, il modo in cui ha posto la questione semplifica eccessivamente alcuni argomenti importanti che, in ragione della loro complessità concettuale e filosofica, dovrebbero almeno essere trattati con maggiore prudenza. (Fulvio Mazzocchi)
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Le previsioni basate sui dati possono avere successo e possono fallire. È quando neghiamo il nostro ruolo nel processo che aumentano le probabilità di fallimento. Prima di chiedere di più ai nostri dati, dobbiamo chiedere di più a noi stessi. (Nate Silver)
metodo scientifico
Le teorie diventeranno irrilevanti a causa della disponibilità di enormi quantità di dati?
In un provocatorio articolo del 2008 (The end of theory: the data deluge makes the scientific method obsolete - Wired), il saggista Chris Anderson evidenziò l'effetto che i Big Data avrebbero provocato sulla cultura scientifica: l'irrilevanza del metodo scientifico e la sostituzione della "causalità", sul quale esso si regge, con la "correlazione" tra dati. Infatti, quando sono disponibili "tutti" i dati su uno specifico fenomeno, la ricerca di una causa per ipotizzare un modello che ne spieghi l'esito perde senso.
Scriveva Anderson:


Questo è un mondo in cui enormi quantità di dati e matematica applicata sostituiscono ogni altro strumento che potrebbe essere utilizzato. Fuori da ogni teoria del comportamento umano, dalla linguistica alla sociologia. Dimenticate la tassonomia, l'ontologia e la psicologia. Chissà perché le persone fanno quello che fanno? Il punto è che lo fanno, e possiamo monitorarlo e misurarlo con una fedeltà senza precedenti. Con dati sufficienti, i numeri parlano da soli. [...] Il metodo scientifico è costruito attorno a ipotesi verificabili. Questi modelli, per la maggior parte, sono sistemi visualizzati nella mente degli scienziati. I modelli vengono quindi testati e gli esperimenti confermano o falsificano i modelli teorici di come funziona il mondo. Questo è il modo in cui la scienza ha funzionato per centinaia di anni.

Negli ultimi anni l'avvento dei Big Data (almeno dell'ordine dei petabytes), ha reso possibile una transizione: il "come" dei dati ha sostituito il "perchè" delle ipotesi, del metodo scientifico, della statistica. Ciò che conta è applicare sofisticati algoritmi matematici a enormi quantità di dati. Scriveva Anderson:
I petabytes ci permettono di dire: "La correlazione è sufficiente". Possiamo smettere di cercare modelli. Possiamo analizzare i dati senza ipotesi su cosa potrebbero mostrare. Possiamo inserire i numeri nei più grandi cluster di computing che il mondo abbia mai visto e lasciare che gli algoritmi statistici trovino strutture dove la scienza non riesce.

In sintesi la provocazione di Anderson (ma è anch'essa un'ipotesi...) è che, per effetto della futura sempre maggiore disponibilità di dati, non avremo più bisogno di ipotizzare e speculare su nessun fenomeno scientifico, sociale, economico, politico, ecc.
Data
Metodo scientifico
AI
Con l'Intelligenza Artificiale (AI) un nuovo paradigma scientifico è alle porte?

Il provocatorio articolo del 2008 di Chris Anderson ha sollecitato l'attenzione del tecnologo e filosofo David Weinberger, il quale, esaminando i risultati del confronto tra intelligenza umana e intelligenza artificiale, di fronte alla maggiore correttezza dei risultati della AI ma anche alla sua inspiegabilità umana, conclude che la AI cambierà anche il "metodo scientifico" così come noi lo conosciamo. Weinberger scrive (vedi bibliografia):


Se "conoscere" ha sempre comportato essere in grado di spiegare e giustificare le nostre credenze vere - idea di Platone [dal Teeteto], che si è protratta per più di duemila anni - cosa ce ne facciamo di un nuovo tipo di conoscenza in cui il compito della giusticazione è non solo difficile o scoraggiante, ma impossibile? Per migliaia di anni abbiamo agito come se la semplicità dei nostri modelli riflettesse la semplicità - l'eleganza, la bellezza, la pura razionalità - dell'universo. Adesso le nostre macchine ci lasciano vedere che anche se le regole sono semplici, eleganti, belle e razionali, il dominio che esse governano è così granulare, così intricato, così interconnesso, con ogni cosa che causa ogni altra cosa, tutto in una volta e per sempre, che i nostri cervelli e la nostra conoscenza non può iniziare a comprenderla. Ci vuole una rete di esseri umani e computer per conoscere un mondo così ben governato dalla contingenza, un mondo nel quale è caos fino in fondo.

La promessa del machine learning è che ci sono volte in cui i modelli imperscrutabili delle macchine saranno molto più predittivi di quelli costruiti manualmente. In questi casi la nostra conoscenza, se scegliamo di usarla, dipenderà da giustificazioni che non saremo in grado di capire.

Una battaglia per il pensiero critico

Le conseguenze sociali dei mutamenti indotti dall'avvento delle correlazioni (scoperte dalle macchine sui Big Data) nelle decisioni umane vengono descritte dal sociologo William Davies in un articolo sul Guardian (How statistics lost their power and why should fear what comes next). Davies mette in rilievo l'importanza di poter analizzare statisticamente, per scopi di utilità pubblica, i dati generati da società private quali Facebook, Google, ecc. Ciò perchè tali dati propongono "evidenze" e non semplici, per quanto importanti, "emozioni".


Negli ultimi anni, sostiene Davies, la fiducia nella statistica è in declino nelle democrazie liberali, ad esempio, in Gran Bretagna, una ricerca della Cambridge University e di YouGov ha scoperto che il 52% della popolazione crede che la UE stia gradualmente cercando di impadronirsi di tutti i poteri legislativi della UK (tale credenza è poi culminata nella Brexit), e che il 55% della popolazione crede che il governo stia nascondendo la verità sul numero di immigrati che vivono in UK. L'intera lista delle domande del sondaggio e delle risposte favorevoli è riportata a fianco. L'antipatia per la statistica è diventata il cavallo di battaglia della destra populista che si sforza di far credere agli elettori che gli aggregati numerici e le medie violino il senso comune di decenza politica.


Il Think Tank British Future, in uno studio su "immigrazione e multiculturalismo" ha trovato  che la gente risponde più positivamente alle "evidenze qualitative", quali le storie di singoli migranti e alle fotografia di diverse comunità, mentre la reazione opposta la suscitano i benefici economici dovuti alla migrazione. Le persone suppongono che i numeri siano stati manipolati e non apprezzano l'elitarismo delle evidenze quantitative. Il declino dell'autorità della statistica è al centro della crisi della politica denominata "post-verità". Ma la statistica abilita giornalisti, cittadini e politici a discutere della società nel suo "insieme", non sulla base di aneddoti, sentimenti o pregiudizi personali, cioè in un modo che non può essere validato.


L'alternativa ai metodi quantitativi danneggia la democrazia perchè permette a editori e demagoghi di presentare la propria verità puntando sulla sua accettazione emozionale e acritica. Occorre scegliere tra una politica basata sui fatti e una basata sulle emozioni.


Negli ultimi anni un nuovo modo di quantificare e visualizzare è emerso, mettendo ai margini l'uso della statistica. La digitalizzazione della società ha consentito di accumulare una quantità enorme di dati sulle attività umane attraverso le interazioni dei singoli utenti, ad esempio i commenti du Facebook, le ricerche su Google, gli acquisti con carta di credito, ecc. Anche su questi dati sarebbe possibile effettaure analisi alla ricerca di trend, correlazioni o mode emergenti, ma ciò non è possibile perchè essi rimangono a disposizione solo delle società private che li hanno generati e che li proteggono gelosamente. Infatti non esiste l'equivalente degli Istituti nazionali di statistica per i dati raccolti per scopi commerciali, e quindi questa grande quantità di dati non può essere analizzata per scopi di pubblico interesse o per alimentare il dibattito pubblico.

Credenza nelle Teorie del complotto in UK
Una ricerca di Cambridge University e YouGov ha mostrato le % di risposte positive (indicate tra parentesi) alle seguenti domande:

  • "Indipendentemente da chi è ufficialmente responsabile di governi, organizzazioni dei media e aziende, esiste un gruppo segreto di persone potenti che controllano realmente eventi mondiali come guerre e crisi economiche" (34%)
  • "Il governo sta deliberatamente nascondendo la verità su quanti immigrati vivono davvero in questo paese" (55%)
  • "Gli umani hanno preso contatto con gli alieni ma questo fatto è stato deliberatamente nascosto al pubblico" (14%)
  • "I funzionari dell'Unione europea stanno gradualmente cercando di impadronirsi di tutti i poteri legislativi in questo paese" (52%)
  • "Il governo degli Stati Uniti ha partecipato agli attacchi terroristici dell'11 settembre in America l'11 settembre 2001" (11%)
  • "Alcuni tribunali del sistema legale del Regno Unito stanno scegliendo di adottare la legge islamica" Sharia " (18%)
  • "Il virus dell'AIDS è stato creato e diffuso in tutto il mondo di proposito da un gruppo o un'organizzazione segreta" (8%)
  • "L'idea del riscaldamento globale provocato dall'uomo è uno scherzo che è stato deliberatamente inventato per ingannare le persone" (18%)
Una polemica italiana su chi espone dati e chi replica con illazioni propagandistiche
La statistica offre degli "argomenti quantitativi" per sostenere le proprie opinioni. Essa appartiene a quel gruppo di scienze dure (matematiche, economiche, neurologiche, fisiologiche, ecc) che si basano su un'interpretazione del mondo basata su dati piuttosto che su opinioni, su fatti piuttosto che su illazioni. Nella polemica italiana innescatasi tra il presidente Inps Tito Boeri e il ministro dell'interno Matteo Salvini appare chiara la differenza tra chi espone dati (Boeri) e chi replica con illazioni per motivi propagandistici (Salvini).
La propaganda di Salvini
Balle contro fatti
I dati statistici dell'INPS
Inps
I dati sono dati e non c'è modo di intimidirli
"I dati sono la risposta migliore e non c'è modo di intimidirli. La  mia risposta è nei dati e i dati parlano. Oggi presentiamo quella che è la verità che bisogna dire in Italia"." così ha risposto, nella sua relazione annuale alle Camere il presidente Inps Tito Boeri alla propaganda di Matteo Salvini (vedi bibliografia). Il 4 luglio 2018 Boeri, ha presentato alle Camere il XVII rapporto annuale INPS (PDF), e nella sua Relazione annuale (PDF) scrive (p.9) :

Nel confronto pubblico degli ultimi mesi si è parlato tanto di immigrazione e mai dell’emigrazione dei giovani, del vero e proprio youth drain cui siamo soggetti. Nessuno sembra preoccuparsi del declino demografico del nostro Paese. Gli italiani sottostimano la quota di popolazione sopra i 65 anni e sovrastimano quella di immigrati e di persone con meno di 14 anni. Questo avviene anche in altri Paesi, ma la deviazione fra percezione e realtà è molto più accentuata da noi che altrove. Non sono solo pregiudizi. Si tratta di vera e propria disinformazione. Diversi esperimenti dimostrano come sia possibile migliorare in modo sostanziale la cosiddetta demographic literacy degli italiani. Basta dire loro la verità. Purtroppo è anche possibile peggiorare la consapevolezza demografica, ad esempio agitando continuamente lo spettro delle invasioni via mare quando gli sbarchi sono in via di diminuzione. La classe dirigente del nostro Paese dovrebbe essere impegnata in prima fila nel promuovere consapevolezza demografica. Chi si trova a governare con una popolazione così disinformata fa molta fatica a far accettare all’opinione pubblica le scelte difficili che la demografia ci impone. [...] Tutti sono d’accordo sul fatto che bisogna contrastare l’immigrazione irregolare. Bene, ma si dimentica un fatto importante: per ridurre l’immigrazione clandestina il nostro Paese ha bisogno di aumentare quella regolare.Tanti i lavori per i quali non si trovano lavoratori alle condizioni che le famiglie possono permettersi nell’assistenza alle persone non-autosufficienti, tanti i lavori che gli italiani non vogliono più svolgere.
Conclusioni (provvisorie): l'influenza dei dati (e in particolare dei Big Data) sull'economia e la politica è in crescita ma sempre più persone rifiutano le evidenze quantitative
La statistica ha sempre offerto degli "argomenti quantitativi" per sostenere le proprie opinioni. Essa appartiene a quel gruppo di scienze dure che si basano su un'interpretazione del mondo basata su dati piuttosto che su opinioni, su fatti piuttosto che su illazioni. Quando i dati a disposizione erano pochi la statistica ha consentito di estrarre da essi correlazioni utili a chiarire il fenomeno in esame. L'avvento dei "Big Data", causato dalla digitalizzazione della società, ha iniziato a mettere in crisi il valore della statistica. L'avvento dei Big Data ha reso possibile una transizione: il "come" dei dati ha sostituito il "perchè" delle ipotesi: ciò che conta è applicare sofisticati algoritmi matematici a enormi quantità di dati e verificarne le correlazioni. Alcuni studiosi sostengono che questa transizione sarà dannosa per il metodo scientifico dato che molte correlazioni scoperte dagli algoritmi non sono comprensibili all'essere umano, benchè esse si rivelino vere nella realtà. In campo scientifico vedremo come in un prossimo futuro (guidato dall'Intelligenza artificiale) si svilupperà la tesi della "fine della teoria".
Ma anche nella realtà sociale e politica i Big Data stanno producendo drammatici effetti. Infatti oggi è possibile accumulare una quantità enorme di dati sulle attività umane attraverso le interazioni dei singoli utenti, ad esempio i commenti su Facebook, le ricerche su Google, gli acquisti con carta di credito, ecc. Questi sono alcuni dei cosiddetti "Big Data", sui quali vengono applicati sofisticati algoritmi matematici per cercarne le correlazioni. Ciò è avvenuto inizialmente soprattutto per ragioni commerciali: individuare una correlazione tra un certo comportamento in Rete e un acquisto online, fa vendere di più. Tutta questa attività rimane ignota agli utenti/consumatori che, così, non possono lamentarsi di essere sottilmente manipolati.

Oggi di dati iniziano ad essercene fin troppi e la gente rifiuta la loro supponenza quando essi non confermano le loro credenze: è una battaglia contro il pensiero critico. Ad esempio, l'Istituto britannico Think Tank British Future, in uno studio su "immigrazione e multiculturalismo", ha messo in luce il rifiuto delle persone verso l'elitarismo delle "evidenze quantitative" e ha trovato  che la gente risponde più positivamente alle "evidenze qualitative" (quali le storie di singoli migranti) mentre la reazione opposta la suscitano i benefici economici dovuti alla migrazione. Le persone suppongono che i numeri siano stati manipolati e non apprezzano l'elitarismo delle evidenze quantitative. Il declino dell'autorità della statistica è al centro della crisi della politica denominata "post-verità". Gli effetti più pericolosi avvengono nella realtà sociale e politica, a causa del fatto che, per molti fenomeni sociali i Big Data cominciano a rendere disponibili "tutti" i dati di quel fenomeno. Il caso di Cambridge Analytica che ha manipolato con i Big Data le ultime elezioni USA è solo la punta dell'iceberg. La fiducia nella statistica è in declino nelle democrazie liberali. Ad esempio, in Gran Bretagna, secondo una ricerca della Cambridge University e di YouGov si è scoperto che il 52% della popolazione crede che la UE stia gradualmente cercando di impadronirsi di tutti i poteri legislativi della UK (tale credenza è poi culminata nella Brexit), e che il 55% della popolazione crede che il governo stia nascondendo la verità sul numero di immigrati che vivono in UK. Anche in Italia l'attuale governo (ma la questione si pone per qualsiasi altro governo) propone soluzioni legislative che tentano di contrastare la verità dei dati e favoriscono le credenze più irrazionali della gente.


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Libri consigliati
a chi è interessato ad approfondire il pensiero statistico
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Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 31 ottobre 2018

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