L'insofferenza alle critiche dei leader politici italiani - Pensiero Critico

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L'insofferenza alle critiche dei leader politici italiani

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Il punto chiave

Il narcisismo, questa sindrome occidentale moderna che si basa sull'ossessione per l'ego, é il fondamento della cultura televisiva di massa. Tra i personaggi famosi quelli che soffrono di disturbo narcisistico della personalità sono in sovrarappresentanza. La cultura della celebrità sparge abbastanza narcisismo attorno tanto da coinvolgerci tutti. (Erik Gandini)

Farsi da sè
Chi sono gli insofferenti?

Gli insofferenti sono persone che non riescono a gestire le loro aspettative mancate.


L'insofferenza alle critiche, è il segno di un disturbo della personalità descritto dal DSM IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), secondo cui il disturbo della personalità è un "Modello di esperienza interiore (o di rappresentazione mentale) e di comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative della cultura dell’individuo e alle norme della cultura di appartenenza. E’ pervasivo e inflessibile, esordisce nell’età della adolescenza o nella prima età adulta, è stabile nel tempo e determina disagio o menomazione".

Perchè gli elettori italiani preferiscono leader politici con disturbi della personalità?

Quando l'insofferenza alle critiche si manifesta nella società in individui che hanno elevate responsabilità istituzionali, essa può essere il segno di una scelta tattica consapevole favorita da una personalità narcisistica.


Oggi i leader dei tre principali partiti italiani (PD, M5S, FI) manifestano segni più o meno evidenti di disturbi della personalità, che gli elettori italiani hanno premiato rispetto ad altri leader più equilibrati ma più incolori (Letta, Bersani, Monti, Prodi, ecc.). In questa pagina vengono citati alcuni episodi politici indicatori di potenziali disturbi della personalità di Renzi, Grillo e Berlusconi.

Matteo Renzi

Renzi e il 'facciamo come dico io o me ne vado'

Renzi, da quando è diventato primo ministro, ha ricevuto apprezzamenti ma anche molte critiche (Le reazioni al programma di Renzi L'Avvenire 24-2-2014). Ad esempio, la scelta del governo Renzi di imporre una pesante riforma della Costituzione che prevede la modifica del Senato è stata contestata da Libertà e Giustizia con un appello "Verso la svolta autoritaria", al quale il governo ha risposto non entrando nel merito delle critiche, ma rifiutandole con argomenti risibili (Renzi: "O riformiamo il Senato o me ne vado" Il Tempo 31-3-2014), dei quali ha scritto la filosofa Roberta De Monticelli (2014, ved. bibliografia):

C'è stato un profluvio di parole sprezzanti contro chi ha sollevato obiezioni di metodo e di merito. Vediamo gli argomenti: Il primo: avete dato ragioni ideali alla palude - a queste sanguisughe della Repubblica - che sono i politici del malaffare o i burocrati dell'immobilità. Il secondo: le misure prospettate non hanno niente a che vedere con un rafforzamento dell'esecutivo o un plebiscitarismo o un'involuzione autoritaria. Al netto delle risposte (nessuno dei critici ha mai difeso lo status quo, nonostante la maligna bugia di Scalfari, Repubblica 6 aprile; le obiezioni riguardano l'apparente assenza di disegno coerente, oltre all'aspetto demagogico) resta un dato inquietante, che nessuno vede già essere parte dell'involuzione autoritaria di cui parliamo: l'insofferenza ai critici come tali. [...] Hanno accusato i dissenzienti di gridare "al lupo" inopportunamente: e non si avvedono che è già da lupi rispondere così.

La costituzionalista Lorenza Carlassare, in un'intervista rilasciata all'ANPI, il 14 aprile 2014 dice:

C’è una verità sotterranea che unisce certi comportamenti: l’insofferenza al dialogo e alle critiche, la reazione smodata a un appello firmato da persone completamente prive di potere, come siamo noi che abbiamo sottoscritto il documento di Libertà e Giustizia. Ed è la mancanza assoluta di cultura costituzionale, che porta a un’idea deformata di democrazia: cioè che si può arrivare anche a escludere i cittadini dalle decisioni.

Le critiche (argomentate) di Rodotà alla riforma del Senato

La differenza tra buoni e cattivi argomenti, si nota con maggiore evidenza nel dibattito politico. Ecco alcuni degli argomenti di chi si oppone alla riforma del Senato così come proposta da Renzi: secondo Rodotà, con la riforma del Senato e l’Italicum si assisterà a «un accentramento di potere nelle mani dell’esecutivo e del premier» e alla «diminuzione, e in qualche caso alla scomparsa, di controllo e contrappesi»: «La maggioranza viene costruita attraverso una legge maggioritaria e un premio molto alto: quindi nelle sue mani finiscono tutti i diritti fondamentali». Non basta secondo il giurista nemmeno il cambiamento del meccanismo di elezione del capo dello Stato, con lo slittamento al nono scrutinio dell’abbassamento della soglia di maggioranza: «Basta aspettare, rinviare nel tempo la necessità della maggioranza non qualificata non garantisce proprio nulla». «LA MAGGIORANZA SI IMPADRONIRÀ DEL SISTEMA COSTITUZIONALE» -  Tra le critiche di Rodotà trova spazio anche il rischio di controllo, da parte della maggioranza che va al governo con l’Italicum, dell’elezione del capo dello Stato e di 10 su 15 giudici della Corte Costituzionale (i 5 eletti dal Parlamento e i 5 nominati dal Colle): «Mi spingo più in là: avremo un premier e un esecutivo che si impadroniscono del sistema costituzionale, senza forme efficaci di controllo».
Rodotà ha bocciato anche la “costituzionalizzazione” del sistema della “ghigliottina”, con la limitazione di emendamenti e ostruzionismo («Un’altra riduzione degli spazi democratici: il voto bloccato altera il processo legislativo»). Così come l’innalzamento del numero di firme necessarie per chiedere un referendum abrogativo (aumentate da 500mila a 800mila) e per presentare un disegno di legge popolare (da 50mila a 250mila). Per poi rifiutare la tesi secondo cui chi si oppone alle riforme di Renzi sia contrario all’innovazione: «Le soglie dell’8 e del 12% chiudono gli spazi a nuove aggregazioni politiche. L’idea è non disturbare il manovratore. Non si vuole che i cittadini intervengano», ha concluso Rodotà.

Da 'Giornalettismo' 15 luglio 2014 - Per leggere l'intervista completa cliccare qui.

Pregiudizio di conferma
Riforme Costituzionali
La risposta (non argomentata) di Maria Elena Boschi alle critiche: allucinazioni
Riforme Costituzionali
Il ministro Maria Elena Boschi lo ha detto con decisione: "Chi parla di svolta autoritaria" per la riforma del Senato "ha le allucinazioni. Non c'è niente di autoritario nel superamento del bicameralismo perfetto".
La cura delle parole in democrazia

Essendo la democrazia una convivenza basata sul dialogo, il mezzo che permette il dialogo, cioè le parole, deve essere oggetto di una cura particolare, come non si riscontra in nessuna altra forma di governo. Le parole non devono essere ingannatrici, affinchè il dialogo sia onesto. Parole precise, specifiche, dirette; basso tenore emotivo, poche metafore (da 'Imparare Democrazia' di G.Zagrebelsky -Einaudi pp.35-36)

Beppe Grillo

Grillo e il concetto di democrazia

Grillo, tra i politici italiani, sembra essere il più permaloso, e sappiamo che la permalosità è indice di disturbi piuttosto comuni nella vita di relazione.

Poco prima delle Elezioni Europee 2014, Grillo ha dichiarato ai giornalisti della stampa estera:

Su una cosa non ho dubbi: o vinciamo, o stavolta davvero me ne vado a casa. E non scherzo.


Dopo aver perso le elezioni europee Grillo, invece di ammettere di aver sbagliato strategia comunicativa, ha dichiarato:

Quest’Italia è formata da generazioni di pensionati che forse non hanno voglia di cambiare, di pensare un po’ ai loro nipoti, ai loro figli, ma preferiscono stare così.


Onnipotenza
Dove nasce la permalosità

Le persone permalose sono spesso cresciute in contesti in cui sono state “adorate” e scusate, o trattate con i guanti bianchi dai genitori. Permane in loro il desiderio irrinunciabile di piacere totalmente all’altro e di godere ai suoi occhi una considerazione positiva incondizionata. Il permaloso non ammette ombre e gli sembra impossibile non piacere all’altro, per qualche suo aspetto. Vive la critica come “qualcosa di impensabile”. È suscettibile perché non ha mai sperimentato di potere essere amato nonostante i suoi limiti, non perché sia meraviglioso. I permalosi non tollerano nemmeno l’allusione scherzosa e benevola ai loro difetti. Non avendo mai dovuto confrontarsi con i propri limiti, sono particolarmente indispettiti dai rimandi negativi, perciò evitano il confronto, temendo di sentirsene poi eccessivamente feriti.
Essi puniscono il partner con il broncio, e con l’indisponibilità affettiva per indurlo a pentirsi di aver pensato male di loro, come se volessero dire “come hai potuto pensare questo di me?”. Non è facile rinunciare all’immagine idealizzata di sé, se non si è sperimentato di essere stati amati nonostante la nostra imperfezione.
(dal website dello psicologo Osvaldo Poli p.2 vedere: permalosità)

Silvio Berlusconi

Berlusconi: negazione e menzogna

Berlusconi è il politico italiano più studiato dagli psicologi perchè c'è stato più tempo per valutarne i disturbi della personalità. Lo psicoanalista Massimo Recalcati (Oltre il Duce, verso la perversione - tratta dal libro 'Indagine sul ventennio' di Enrico Deaglio) ha stilato una approfondita diagnosi psicoanalitica (pp.145-146):   

Alla base di una visione paranoica della politica è sempre l'esistenza di una visione granitica della verità. Il berlusconismo invece vive l'esperienza del declino irreversibile della verità, non crede alla verità come non crede a nessun Ideale. Per questo il personaggio Silvio Berlusconi è sempre a suo agio con la parola. Perchè la sua parola, come quella di ogni perverso, non ha più alcun rapporto con la verità. Tutto sfuma, evapora, si mescola... Come quando il venditore di un prodotto inadeguato, per essere convincente nella sua azione, deve poter parlare di ciò che vende come se fosse il prodotto più riuscito del mondo... La sua non è una menzogna, perchè è talmente identificato nel suo ruolo di venditore da credere veramente che quel che sta dicendo è vero. [...] Può affermare di essere il solo salvatore dell'Italia, pur essendo stato condannato come evasore fiscale e protagonista di altri innumerevoli processi penali. Può dichiararsi padre amorevole e al tempo stesso essere accusato in base a una miriade di testimonianze di sfruttamento della prostituzione. Questo tipo di scissione viene definito da Freud "diniego", ed è tipico della perversione.

berlusconi
Berlusconi perverso e Italiani nevrotici

Domanda di Enrico Deaglio: Che cosa hanno visto gli italiani in Berlusconi?  Sia quelli che lo hanno amato sia quelli che lo hanno odiato...
Risposta di Massimo Recalcati:  La perversione attrae i nevrotici. Per Freud li attrae perchè il perverso ha il coraggio e l'impudicizia di realizzare senza veli quello che il nevrotico si limita a sognare o a fantasticare. Questa è stata la leva psichica principale di Berlusconi: fare sognare gli italiani, realizzare perversamente i loro sogni. Essere, insomma, il loro utilizzatore finale, quello che traduce in atti tutti i loro fantasmi...
Domanda di Enrico Deaglio: Quanto della patologia del capo diventa patologia delle masse? La perversione del  capo è in grado di provocare una perversione delle masse?
Risposta di Massimo Recalcati:  Una gran parte dell'Italia è stata berlusconiana non perchè i media abbiano offerto una versione falsa del berlusconismo, ma perchè hanno amato proprio quella versione dell'uomo che Berlusconi ha incarnato. Non hanno scelto Berlusconi nonostante le sue malefatte ma proprio per le sue malefatte. Quest'uomo ha incarnato un miraggio fallico per molti italiani: la potenza virile inesausta, la spregiudicatezza, il potere, il denaro, la capacità di raccontare barzellette, cioè di sembrare uno come gli altri , uno del popolo. Proprio per questo il superamento del berlusconismo non può essere soltanto politico o giudiziario, ma deve implicare innanzitutto una nuova versione, culturale, filosofica, antropologica, dell'uomo.

Disturbi della personalità
Berlusconi è un trattato di psicopatologia
Lo psicoanalista Mauro Mancia, intervistato il 7 dicembre 2002 sul programma l'Infedele di LA7.
Berlusconi
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)
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Semi
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 7 novembre 2014

 
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