Un nuovo paradigma per le emozioni: non una reazione del corpo all'ambiente ma costruzioni della cultura in cui viviamo - Pensiero Critico

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Un nuovo paradigma per le emozioni: non una reazione del corpo all'ambiente ma costruzioni della cultura in cui viviamo

Teorie > Concetti > Resilienza
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Il punto chiave
Le emozioni sono costruzioni del mondo, non reazioni ad esso. Questa intuizione è un punto di svolta per la scienza delle emozioni. Essa dissolve molti dei dibattiti che sono rimasti impantanati nella confusione filosofica e ci permette di comprendere meglio il valore di modelli animali non umani, senza ricorrere ai pericoli di essenzialismo e antropomorfismo. Essa fornisce un quadro comune per la comprensione di disordini mentali, fisici e neurodegenerativi, e fa collassare i confini artificiali tra neuroscienze cognitive, affettive e sociali. In definitiva, la "teoria delle emozioni costruite" fornisce agli scienziati un nuovo strumento concettuale per risolvere misteri secolari di come un sistema nervoso umano crea una mente umana. (Lisa Feldman Barrett)
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A ogni contesto sociale l'essere umano attribuisce una sensazione in base alla sua esperienza passata assegnando a quella sensazione una propria etichetta. Si tratta di un'etichetta sociale dipendente dalla cultura d'appartenenza. Ma, alterando il contesto culturale (come oggi accade in un mondo sempre più virtuale), l'etichetta può cambiare (e molte sono cambiate nel corso dei secoli, e in culture diverse), cambiando le conseguenti emozioni.
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La maggior parte delle persone che ci dicono di prestare attenzione al nostro benessere parlano dell'importanza di nominare le nostre emozioni. Ma questi nomi non sono etichette neutre. Essi sono carichi dei valori e delle aspettative della nostra cultura e trasmettono idee su chi pensiamo di essere. Imparare parole nuove e inusuali per le emozioni ci aiuterà ad armonizzarci con gli aspetti più finemente granulari delle nostre vite interiori. Penso che queste parole meritino attenzione, perché ci ricordano quanto sia potente la connessione tra ciò che pensiamo e come finiamo per sentirci. La vera intelligenza emotiva richiede che comprendiamo le forze sociali, politiche, culturali che hanno modellato ciò che siamo arrivati a credere sulle nostre emozioni e a capire come la felicità o l'odio o l'amore o la rabbia potrebbero ancora cambiare in futuro. (Tiffany Watt Smith)
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Di questi tempi i pubblicitari cercano di presentare tutto il mondo come «emozionante», sviluppando l’intuizione pionieristica di Ernst Dichter. Dichter inventò la psicologia «motivazionale» dei consumi e, in particolare, l’enfasi pubblicitaria sulle emozioni, oggi più che stucchevole. Gli artefatti – cibi, bevande, vestiti, scarpe, e così via - diventano strumenti per soddisfare costellazioni di desideri, spesso larvatamente sessuali. (Paolo Legrenzi)
Percezione delle emozioni
Feldman Barrett
l cervello effettua continuamente valutazioni di ciò che gli arriva sia dal corpo (dolori, brividi, ecc.), sia dall'ambiente (luce, agenti chimici nell'aria, ecc.) e lo fa solo alla luce dell'esperienza passata.
Non siamo alla mercè delle nostre emozioni - E' il nostro cervello che le crea
La psicologa Lisa Feldman Barrett spiega perchè le emozioni sono diverse da ciò che si credeva in passato (cioè delle reazioni all'ambiente); esse sono delle creazioni mentali del singolo individuo basate sulle sue esperienze.
Un nuovo paradigma per le emozioni

Le teorie classiche delle emozioni hanno parlato di esse come di proprietà apparse con l'evoluzione del cervello allo scopo di reagire ai pericoli dell'ambiente. Gli ultimi due decenni di ricerche neuroscientifiche hanno, però, modificato la visione delle emozioni nell'organismo umano. A differenza del paradigma corrente, basato sulle teorie proposte da Arnold, Schachter-Singer, Lazarus, Plutchick, ecc, che vedevano l'emozione come la risposta del corpo a un evento proveniente dall'ambiente, si sta arrivando a un cambio di paradigma che prepara il terreno a una rivoluzione di ciò che sappiamo sulle emozioni e su come lavorano. La psicologa Lisa Feldman Barrett, analizzando la struttura e le funzioni base del cervello, deduce quelle che potrebbero essere le funzioni biologiche delle emozioni, costruendo una teoria chiamata "teoria dell'emozione costruita".

Scrive Lisa Feldman Barrett (vedi bibliografia 2017):


I filosofi e medici dell'antichità credevano che la mente umana potesse essere una collezione di facoltà mentali. Essi hanno diviso la mente, non con una comprensione della biologia o del cervello, ma al fine di catturare l'essenza della natura umana in base alle loro preoccupazioni riguardanti la verità, la bellezza e l'etica. Le facoltà in questione si sono trasformate nel corso dei millenni ma, in generale, esse comprendono le categorie mentali del pensiero (cognizioni), del sentimento (emozioni) e della volontà (azioni, e in versioni più moderne, percezioni). Queste categorie mentali simboleggiano un'amata narrativa sulla natura umana nella civiltà occidentale: cioè che le emozioni (la nostra bestia interiore) e le cognizioni (il risultato dell'evoluzione) combattono o cooperano per controllare il comportamento.


La costruzione delle emozioni

La psicologa Lisa Feldman Barrett, analizzando la struttura e le funzioni base del cervello, deduce quelle che potrebbero essere le funzioni biologiche delle emozioni, costruendo una teoria chiamata "teoria dell'emozione costruita".

Scrive Lisa Feldman Barrett su un articolo di Shawn Radcliff (vedi bibliografia 2018):


Il nostro corpo è abile a prevedere cosa accadrà dopo, e ad aggiustare le sue previsioni quando nuove informazioni diventano disponibili. Quando le persone parlano, spesso sappiamo cosa diranno in seguito, in base al contesto e ad anni di esperienza linguistica. Ma il nostro corpo prevede anche le esigenze fisiologiche future, come ad esempio la regolazione della pressione sanguigna prima di alzarsi in piedi in modo da non sentirsi deboli; o regolando il livello di acqua, glucosio e sali nel sangue. I "sentimenti" che noi associamo alle emozioni - il battito del nostro cuore, il rossore del nostro viso, la sensazione di vuoto allo stomaco o la costrizione dei nostri polmoni - non sono altro che risposte fisiologiche all'ambiente. Nessuno di essi ha un significato emotivo intrinseco. Ma sono fonti di informazione che il nostro cervello può usare per costruire emozioni. Mentre il nostro cervello predice i cambiamenti fisiologici di cui il corpo ha bisogno per sopravvivere, predice anche le sensazioni che questi cambiamenti potrebbero causare. È un po' come per il cervello sentire il suono di una mela che scricchiola sotto i denti quando immaginiamo di mangiarla. Questa costante tempesta di previsioni - che si verificano automaticamente e completamente al di fuori della consapevolezza - costituisce la base per tutto ciò che pensi, senti, vedi, odori o provi in qualche modo", scrive Barrett su Nautilus. "Ecco come vengono fatte le emozioni, i pensieri e le percezioni". L'intelligenza emotiva, vista in questo modo, è la capacità del cervello di prevedere quale emozione si adatta meglio alla situazione attuale e crearla utilizzando i processi fisiologici a sua disposizione. Barrett scrive che funziona meglio se si ha un gran numero di emozioni tra cui scegliere, come accigliarsi, sorridere, allargare gli occhi o essere stufi. Se le nostre opzioni sono limitate, non solo si vivranno meno sfumature di emozioni, ma ne percepiremo anche meno negli altri. L'intelligenza emotiva è come avere un ampio vocabolario emotivo - o quello che Barrett chiama "granularità emotiva" - a nostra disposizione, non solo per le nostre emozioni, ma anche per leggere le emozioni degli altri.


Infatti, in sintesi, secondo la Barrett e la sua "teoria dell'emozione costruita", il cervello umano è un organo predittivo che, nel corso della sua interazione con l'ambiente, ha incorporato dei concetti che usa per predire i futuri input sensoriali provenienti dal mondo e dal corpo e, così facendo, li categorizza creando esperienze significative che la Barrett chiama "concettualizzazioni situate". Ciò significa che il cervello non reagisce a una situazione costruendo l'opportuna emozione, esso piuttosto costruisce istanze emotive basate su "conoscenze concettuali incarnate". Secondo tale teoria, in ogni momento di veglia della vita, il cervello classifica le sensazioni provenienti dal mondo esterno e dall'interno del corpo usando la conoscenza dell'esperienza passata. Questo processo di categorizzazione costruisce tutta la percezione e l'esperienza, comprese le percezioni e le esperienze emotive.

Teoria dell'emozione costruita

Nella teoria dell'emozione costruita, l'ipotesi è che senza la "categorizzazione delle sensazioni", un'emozione non emerge. Allo stesso modo, le sensazioni visive non categorizzate producono cecità esperienziale (vedere Barrett, 2012); i suoni non categorizzati vengono ascoltati come rumore anziché musica o parole. La maggior parte delle volte, il processo di categorizzazione è automatico, senza sforzo e procede automaticamente. Quindi, la maggior parte delle volte, è possibile provare emozioni senza la consapevolezza esplicita di essere coinvolti in un atto di categorizzazione sovrapposto alla serie di sensazioni (questo è vero anche se la conoscenza delle parole che definiscono un'emozione è più accessibile durante il processo di categorizzazione).

La "teoria dell'emozione costruita" tratta l'emozione come un evento mentale che deriva da una forma di percezione della persona che viene applicata sia al "sé", sia agli stati mentali e ai comportamenti delle altre persone. La conoscenza dell'emozione in forme automatiche e senza sforzo modella le emozioni che le persone vedono negli altri e sperimentano su se stesse.

Utilizzando la nozione di "concettualizzazione situata", la teoria predice che le emozioni non sono entità statiche, ma piuttosto sono fenomeni emergenti sensibili al contesto. Etichettare un evento mentale o comportamento come, ad esempio, "rabbia" non spiega cosa ha causato l'evento o il comportamento. Non esiste ancora alcun criterio oggettivo di cui uno scienziato possa servirsi per dire quando una persona è arrabbiata e quando lui o lei non lo è. Eppure, con la "teoria dell'emozione costruita", la natura della rabbia (o di qualsiasi altra emozione) può essere spiegata. (vedi bibliografia "Constructing emotion" - 2011)

Un esempio di emozione

Un buon esempio di come le parole, e le esperienze passate legate a quelle parole, possano travolgere emotivamente una persona ce l'ha dato la cantante Patti Smith quando, invitata a cantare una canzone di Bob Dylan in occasione del conferimento a Dylan del Nobel per la Letteratura nel 2016, non è riuscita a farlo e l'ha spiegato così:


Avevo provato incessantemente per settimane», tanto che le parole «erano diventate parte di me». Come potevo dimenticarle? Patti spiega che «erano tutte lì, nella mia testa, ma era impossibile farle uscire». Quella mattina del 10 dicembre cominciata con una pioggia battente che poi si era trasformata in neve, milioni di ricordi di persone amate e perdute si sono accavallate nella testa della cantante: «Ho pensato a mia madre che mi aveva comprato il primo album di Dylan. Lo aveva pescato nel cestino dei buoni affari in un negozio di sconti e comprato con i soldi delle mance: “Penso che sia uno che ti può piacere». Madre di «un figlio dagli occhi azzurri» proprio come in «A Hard Rain's», Patti ha evocato il marito, Fred «Sonic» Smith, morto di infarto nel 1995: «Avevamo cantato assieme quel brano, ho rivisto gli accordi che uscivano dalle sue mani». La Smith spiega come è andata alla Concert Hall di Stoccolma: «Dopo gli accordi iniziali mi sono sentita cantare. Il primo verso era passabile, un po’ incerto, ma ero sicura che avrei ritrovato l’equilibrio. Invece sono stata investita da una valanga di emozioni che si susseguivano con intensità tale che era impossible mediarle. Con la coda dell’occhio vedevo la gabbia delle televisioni, i dignitari sul palco, il pubblico dietro di loro. Non mi era mai capitato di avere un simile attacco di nervi. Non sono riuscita ad andare avanti».

Patti Smith si emoziona alla premiazione per il Nobel a Dylan
Patti Smith, travolta dalle emozioni, non riesce a cantare la canzone scelta per il conferimento a Bob Dylan del premio Nobel per la Letteratura.
Conclusioni (provvisorie): il cervello classifica le sensazioni provenienti dal mondo esterno e dall'interno del corpo usando la conoscenza dell'esperienza passata.
A differenza del paradigma corrente sulle emozioni, basato sulle teorie proposte da Arnold, Schachter-Singer, Lazarus, Plutchick, ecc, che vedevano l'emozione come la risposta del corpo a un evento proveniente dall'ambiente, si sta arrivando a un cambio di paradigma che prepara il terreno a una rivoluzione di ciò che sappiamo sulle emozioni e su come lavorano. La psicologa Lisa Feldman Barrett, analizzando la struttura e le funzioni base del cervello, deduce quelle che potrebbero essere le funzioni biologiche delle emozioni, costruendo una teoria chiamata "teoria dell'emozione costruita".
Secondo la Barrett e la sua teoria, il cervello umano è un organo "predittivo" che, nel corso della sua interazione con l'ambiente, incorpora dei concetti che usa per predire i futuri input sensoriali provenienti dal mondo e dal corpo e, così facendo, li categorizza creando esperienze significative che la Barrett chiama "concettualizzazioni situate".  Utilizzando la nozione di "concettualizzazione situata", la teoria predice che le emozioni non sono entità statiche, ma piuttosto sono fenomeni emergenti sensibili al contesto.
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a chi è interessato a capire il ruolo delle emozioni
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Spesa annua pro capite in Italia per gioco d'azzardo 1.583 euro, per l'acquisto di libri 58,8 euro (fonte: l'Espresso 5/2/17)
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 20 maggio 2018

 
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