Buoni o cattivi argomenti - Pensiero Critico

Cerca nel sito
Privacy Policy
Vai ai contenuti

Menu principale:

Buoni o cattivi argomenti

Teorie > Metodi > Pensiero critico
Puoi condividere questa pagina:
Il punto chiave

La logica "naturale" di ogni essere umano è diversa da quella "formale" usata dai logici e dai matematici. Questo spiega gli errori logici in cui incorre, nei ragionamenti quotidiani, la maggior parte delle persone.

Buoni e cattivi argomenti
Cos'è un BUON argomento

Secondo le attribuzioni fatte dalla filosofa Franca D'Agostini (2010, ved.bibliografia), un argomento, per essere BUONO, deve essere:

  • vero (cioè deve essere verificato il rispetto delle sue condizioni di verità)

  • valido (cioè deve essere rispettata la logica dal punto di vista formale)

  • efficace (cioè deve tener conto del sistema di valori del destinatario).

Uno spendido giornale
Analisi della bontà argomentativa

Un argomento è costituito da una o più proposizioni con le quali si cerca di dare fondamento e sostegno a una certa asserzione (o tesi). Si ritiene infatti che, senza tale sostegno, l'asserzione verrebbe rifiutata dal lettore (o interlocutore). La nostra esperienza ci dice che raramente ci imbattiamo in buoni argomenti, più spesso ne leggiamo (o ascoltiamo) di cattivi. Cosa distingue un buon argomento da un cattivo argomento? In particolare tre proprietà:

VERITÁ
: si intende una verità epistemologica, cioè la verifica della verità delle premesse e delle conclusioni dell'argomento. Come ha scritto N.Bobbio nell'introduzione al libro "Trattato dell'argomentazione" di C.Perelman "tra la verità assoluta e la non verità c’è posto per le verità da sottoporsi a continua revisione, mercé la tecnica dell’addurre ragioni pro o contro".

VALIDITÁ
: si intende una validità logica; non ci si occupa quindi del contenuto dell'argomento ma solo della forma degli enunciati e delle relazioni formali tra premesse e conclusioni nel ragionamento. Si tratta quindi di verificare la validità delle inferenze logiche (deduzioni, induzioni, abduzioni) delle proposizioni che costituiscono l'argomento.

EFFICACIA (o PERSUASIVITÁ)
: si intende un'efficacia nei riguardi di una specifica persona (o specifico pubblico). Infatti gli argomenti sono efficaci non in senso universale, quanto in senso specifico: è il destinatario della comunicazione che ne guida la scelta.

Esempi

Un argomento è costituito dalla coppia di elementi premesse e conclusione; le premesse possono essere vere, false o probabili. Si hanno dunque i seguenti casi:

  • se le premesse sono vere e l'inferenza è valida la conclusione sarà necessariamente vera. In questo caso l'argomento sarà definito CORRETTO. (es: premesse: tutti gli iscritti ai club rossoneri sono milanisti, si dà il caso che tu sia iscritto al club rossonero - conclusione:  sei milanista)


  • se l'argomento è CORRETTO ed è rivolto a un ricevente che lo riterrà credibile esso sarà anche EFFICACE e, dunque, BUONO. (es: l'argomento dell'esempio precedente verrà ritenuto efficace da coloro che seguono il calcio e non efficace da coloro che non sanno cos'è un club sportivo)


  • se le premesse sono false e l'inferenza è valida, la conclusione sarà FALSA.  (es: premesse: la maggior parte di coloro i quali vivono a Milano sono milanisti, si dà il caso che tu viva a Milano - conclusione:  sei milanista)


  • se le premesse sono solo probabili e l'inferenza è valida, la conclusione sarà solo probabile. In questo caso l'argomento può essere definito DUBBIO (es: premesse: la maggior parte di coloro i quali vivono a Milano sono milanisti, tu non hai una residenza stabile e giri l'Italia per lavoro - conclusione: non so se sei milanista)


  • se la conclusione non è nè vera nè probabile ma errata avremo una fallacia e l'argomento sarà definito FALLACE (es: premesse: la maggior parte di coloro i quali vivono a Milano sono milanisti, quindi (conclusione) coloro i quali sono milanisti vivono a Milano)


________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

Verità


La filosofa Franca D'Agostini,
nel suo libro "Verità avvelenata", descrive a lungo le circostanze di base da tenere in considerazione quando si valuta la verità di una argomentazione. Il primo punto da tenere a mente è che la pretesa di verità  è un dato strutturale di ogni argomentazione, ed è cosa diversa dalla verità. Il punto debole di ogni argomentazione va cercato nelle verità incerte o controverse inserite nelle premesse. Il brano qui sotto riportato, preso come esempio, presenta due diverse opinioni sul tema dell'adesione al nazismo: l'opinione di papa Benedetto XVI, e quella di Hanna Arendt. Procediamo a una verifica della verità di tali opinioni.

Esempio: brano da analizzare

Brano tratto da "Verità avvelenata" (F.D'Agostini, Bollati Boringhieri 2010 - p.91):


In un suo discorso del 9 agosto 2009, papa Benedetto XVI (Ratzinger) ha identificato nichilismo e nazismo: il nazismo - ha sostenuto - fu la presa del potere da parte di un manipolo di criminali, e questa presa di potere fu possibile grazie al nichilismo che pervadeva e pervade la morale pubblica moderna. La diagnosi di Hanna Arendt è opposta. E' vero che i crimini nazisti sono stati possibili grazie all'allineamento dei molti che accettarono il regime; Arendt ricorda però che si allinearono preferenzialmente proprio coloro che credevano nei valori tradizionali, mentre furono anzitutto gli individui liberi, senza speciali radici nella società che non fossero dovute al libero esercizio della loro intelligenza, a non accettare il nazismo. Dunque il problema non è che persone di scarsa moralità o addirittura delinquenti prendano il potere, ma che ci siano persone, molte persone, che glielo lasciano fare, o anzi li incoraggiano su questa via.

Opinioni a confronto

1ª opinione - Benedetto XVI

Brano originale tratto da Angelus 9 agosto 2009

I lager nazisti,
come ogni campo di sterminio, possono essere considerati simboli estremi del male, dell’inferno che si apre sulla terra quando l’uomo dimentica Dio e a Lui si sostituisce, usurpandogli il diritto di decidere che cosa è bene e che cosa è male, di dare la vita e la morte. Purtroppo però questo triste fenomeno non è circoscritto ai lager. Essi sono piuttosto la punta culminante di una realtà ampia e diffusa, spesso dai confini sfuggenti. I santi, che ho brevemente ricordato, ci fanno riflettere sulle profonde divergenze che esistono tra l’umanesimo ateo e l’umanesimo cristiano; un’antitesi che attraversa tutta quanta la storia, ma che alla fine del secondo millennio, con il nichilismo contemporaneo, è giunta ad un punto cruciale, come grandi letterati e pensatori hanno percepito, e come gli avvenimenti hanno ampiamente dimostrato. Da una parte, ci sono filosofie e ideologie, ma sempre più anche modi di pensare e di agire, che esaltano la libertà quale unico principio dell’uomo, in alternativa a Dio, e in tal modo trasformano l’uomo in un dio, ma è un dio sbagliato, che fa dell’arbitrarietà il proprio sistema di comportamento. Dall’altra, abbiamo appunto i santi, che, praticando il Vangelo della carità, rendono ragione della loro speranza; essi mostrano il vero volto di Dio, che è Amore, e, al tempo stesso, il volto autentico dell’uomo, creato a immagine e somiglianza divina.

2ª opinione - Hanna Arendt

Franca D'Agostini non ha indicato, nel brano in esame, la fonte dell'opinione di Arendt, ma ha indicato nella bibliografia generale il testo Responsabilità e Giudizio di Hanna Arendt (Einaudi Editore - 2010), dal quale scegliamo autonomamente il seguente brano (p.37-38):

"Lo spartiacque tra quanti vogliono pensare e debbono perciò giudicare da sé, e quanti invece non lo vogliono, è trasversale rispetto alle differenze di tipo sociale, culturale o educativo. In questa prospettiva, il totale collasso morale della società rispettabile durante il regime di Hitler può insegnarci che in tali circostanze coloro che hanno cari i valori etici e ci tengono alle norme e agli standard morali non sono gente affidabile:
sappiamo ormai che tali norme e tali standard possono cambiare dal mattino alla sera e che tutto ciò che resta, allora, è solo il fatto di tenersi aggrappati a qualche cosa. Molto più affidabili, in casi come questi, si rivelano i dubbiosi e gli scettici, non perchè il dubbio o lo scetticismo siano un bene in sé, ma perchè grazie a essi ci abituiamo a esaminare le cose e a farci una nostra idea in proposito. I migliori tra tutti sono quanti hanno una sola certezza: qualunque cosa accada, finchè vivremo, dovremo continuare a convivere con noi stessi".



Conclusione

Parafrasando l'argomentazione di Ratzinger otteniamo la seguente frase: il male del nazismo, vale a dire l'usurpazione del diritto di decidere che cosa è bene e che cosa è male, non è circoscritto ai lager ma trova riscontro in filosofie quali il nichilismo contemporaneo, in ideologie e modi di pensare che fanno dell'arbitrarietà il proprio sistema di comportamento.

Parafrasando l'argomentazione di Arendt otteniamo la seguente frase: il collasso morale della società durante il nazismo, ci insegna che coloro che si attengono ai valori etici e agli standard morali del loro tempo non sono affidabili perchè queste norme possono cambiare rapidamente, e queste persone non sono in grado di pensare autonomamente e si aggrappano a qualunque cosa . Molto più affidabili sono gli scettici e i dubbiosi che ci insegnano a esaminare le cose e a farci una nostra idea, ci spingono cioè a pensare.

Dunque, il brano di Franca D'Agostini è vero, poichè la verifica delle fonti citate (Ratzinger e Arendt) consente di affermarlo.

________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

Validità

Fino a non molti anni addietro gli psicologi identificavano il ragionamento umano con la logica formale, vale a dire una logica matematica. Sono stati però evidenziati sperimentalmente errori logici nel ragionamento umano. Ad esempio, riguardo a due delle principali regole logiche, Modus Ponens (dal latino modus ponendo ponens, cioè modo che ponendo afferma) e Modus Tollens (dal latino tollere che significa levare o negare), la prima è effettuata correttamente da tutte le persone, la Modus Tollens invece viene fallita da circa il 50% delle persone.

Gli psicologi sono stati quindi costretti a ipotizzare che la logica formale non è quella usata dall'essere umano per ragionare, e hanno prodotto teorie alternative. M.D.Braine (1978) "On the relationship between the natural logic of reasoning and standard logic", Kahneman e Tversky (1973) che hanno teorizzato una logica naturale in cui entrano in gioco meccanismi euristici, Johnson-Laird (1981) con la teoria dei modelli mentali, nella quale il modus tollens è più difficile perchè occorre rendere esplicite (cioè visualizzarne le rappresentazioni) le possibilità mantenute implicite.
Gli studi sono ancora in corso e non c'è una spiegazione certa della differenza tra le due logiche.

Fallacie

Si definiscono fallacie gli argomenti che sembrano corretti ma non lo sono. I requisiti che rendono corretta un'inferenza, vale a dire: la validità formale, la validità induttiva, la verità delle premesse, la rilevanza delle premesse per la conclusione, la fecondità della conclusione, possono essere ingannevolmente validi. Le principali famiglie di fallacie sono: formali, induttive, di falsa premessa, di rilevanza e di circolarità.
E' possibile consultare un elenco piuttosto completo di fallacie (con relativi esempi) a questo indirizzo: Fallacies

Efficacia

La forza persuasiva degli argomenti, nei confronti di uno specifico ricevente del quale si conoscono (o si ipotizzano) valori, pregiudizi e desideri, dipende dai seguenti fattori:

  • meno generici sono gli enunciati e più sono forti gli argomenti


  • più sono forti le premesse e deboli le conclusioni e più sono forti gli argomenti nel loro complesso

Esempio sull'efficacia

Premessa maggiore: "il 3% degli italiani ha problemi di diabete" (è un enunciato forte perchè dà una informazione precisa, della cui verità non ci occupiamo in questa analisi ma che supponiamo sia stata verificata)
Premessa minore: "in Italia si consuma molta carne" (è un enunciato meno forte del precedente  perchè generico)
Conclusione
: "probabilmente Il consumo di carne rende diabetici gli italiani" (è un enunciato debole perchè introduce una probabilità, un'incertezza)

Valutazione
: abbiamo un argomento con premesse forti e conclusione debole, valido induttivamente, quindi sicuramente CORRETTO e aspira ad essere forte e persuasivo, cioè diventare un BUON argomento per un certo pubblico.
Esso sarà efficace se il pubblico a cui si rivolge è quello delle persone diabetiche e per i medici che lo considereranno un BUON argomento, sarà un argomento neutro per le persone vegetariane e un cattivo argomento per gli allevatori italiani.

Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


  • Comunicazione persuasiva  A.Bellan (2006) (PDF) - Articolo sintetico sulla comunicazione persuasiva

  • Verità avvelenata, F.D'Agostini,  Bollati Boringhieri (2010) - Un testo chiaro e rigoroso sull'argomentazione nel dibattito pubblico
  • Gli errori nel ragionamento, Vittorio Girotto - (2005) IUAV (PDF) - Articolo chiaro (con esempi) sui principali errori inferenziali
Commenti
Se ritenete che le tesi del "punto chiave" non vengano sufficientemente supportate dagli argomenti presenti in questa pagina potete esprimere il vostro parere (motivandolo).
Inviate una email con il FORM. Riceverete una risposta. Grazie della collaborazione.
Libri consigliati achi vuole migliorare la propria capacità di distinguere la qualità degli argomenti
 
D'Agostini
Iacona
Chaim Perelman
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

Pagina aggiornata il 20 dicembre 2013

 
copyright 2012-2016 Licenza Creative Commons
I contenuti di pensierocritico.eu sono distribuiti con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.
Protected by Copyscape Web Plagiarism Check
Copyright 2015. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu