Psicoanalisi e pensiero critico: la psicoanalisi, separando il soggetto interpretante dall'oggetto da analizzare, ha posto le basi per un pensiero critico - Pensiero Critico

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Psicoanalisi e pensiero critico: la psicoanalisi, separando il soggetto interpretante dall'oggetto da analizzare, ha posto le basi per un pensiero critico

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Il punto chiave
Il senso della vita psichica non sta nel completare un lavoro, ma nell'aprire la strada, come ha detto Freud, all'amare e al lavorare. Nell'interrogarsi senza capirsi definitivamente, e quindi non confondere se stessa con la verità. (Luigi Zoja - Psiche p.153)
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La cultura non modifica essenzialmente la struttura della sfida che confronta perennemente ogni persona: in quale modo individuarsi, puntando su una differenza; in qual modo disindividuarsi, cercando un'inclusione; quando conviene, al fine di sopravvivere e riprodursi sia fisicamente sia culturalmente, adottare l'una o l'altra tattica, o abbandonarla. (Luciano Gallino - L'attore sociale p.170)
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Oggi psicoanalisi e neuroscienze convergono sempre di più nel dimostrare l’importanza dei meccanismi inconsci che connettono psiche e cervello. (Claudio Mencacci)
psicoanalisi
Modello freudiano della "Psiche"
Freud
La prima topica della psiche delineata da Freud nel 1899 nel libro "L'interpretazione dei sogni" viene spesso rappresentata con il modello dell'iceberg di Gustav Fechner. (Cliccare per ingrandire)
Importanza della Psicoanalisi nella cultura del Novecento

La psicoanalisi ha svolto nel Novecento un'azione enorme di innovazione culturale che va al di là dei suoi risultati terapeutici.
Secondo lo psicoanalista junghiano
Luigi Zoja, la sua importanza è destinata a permanere nel tempo, come scrive nel libro "Psiche" (pp. 152-153):


Con Freud si inaugurò un programma civile di ritiro delle proiezioni, e quindi di crescita morale della responsabilità dell'uomo. Esso è destinato a sopravvivere anche se la psicoanalisi come professione dovesse sparire. Il progresso, la democrazia, lo Stato di diritto, la giustizia sociale, lo sviluppo economico, i diritti umani: tutto ciò richiede una fuoriuscita dal vissuto magico e dalla situazione in cui la psiche è eccessivamente diluita nel mondo circostante. E' la condizione necessaria per separare il soggetto dall'oggetto osservato e raggiungere quelle conquiste.


Com'è noto le proiezioni sono meccanismi inconsci attraverso cui il soggetto trasferisce dei suoi contenuti psichici su un'altra persona o su un oggetto, per citare un esempio di Jung (tratto da "Introduzione alla psicologia analitica" p.154): quando dico: "Il colore di questa stanza è giallo" faccio una proiezione, poichè l'oggetto di per sé non è giallo; il giallo è solo in noi. Come sapete, il colore è una nostra esperienza soggettiva. Analogamente, quando sento un suono, si tratta di una proiezione, poichè il suono di per sé non esiste, se non nella mia mente: è un fenomeno psichico che io proietto.


Che la vita mentale dell'essere umano si svolgesse prevalentemente al di fuori della coscienza era già stato intuito prima della nascita della psicoanalisi, ma Sigmund Freud con la pubblicazione nel 1899 della "Interpretazione dei sogni" (pp. 532-560) lo rese noto al grande pubblico. Topos in greco significa "luogo", e topica venne chiamata in psicoanalisi la concezione spaziale che descrive l'apparato psichico come composto da sistemi aventi, ciascuno, modalità di funzionamento propri. Nella prima topica di Freud la "psiche" è una realtà complessa suddivisa in tre zone o luoghi che sono il conscio, il preconscio e l'inconscio (vedi figura). Per rappresentare graficamente queste tre zone della psiche si può utilizzare l'efficace metafora dell'iceberg, che Freud non usò mai e che sembra derivata dalle idee dello psicofisico Gustav Fechner (vedi bibliografia Tyler Giobbi). Tale metafora assimila la psiche a un iceberg nel quale, in virtù del rapporto tra i pesi specifici dell'acqua marina e del ghiaccio, il volume immerso è pari a circa il 90% e solo il 10% emerge dall'acqua. L'analogia tra la psiche e un iceberg non ha ovviamente alcun fondamento scientifico ma la sua efficacia grafica lo ha reso un modello della psiche molto usato.


  • Il "conscio " si identifica con la nostra coscienza o, meglio, con la nostra attività diurna e consapevole che è, per forza di cose, una situazione alquanto fluida: quando, infatti, possiamo dire di essere perfettamente consapevoli di ciò che facciamo o desideriamo?

  • Il "preconscio " comprende l'insieme dei ricordi, rappresentazioni, desideri che, pur essendo momentaneamente inconsci possono, in virtù di un piccolo sforzo, diventare consci.

  • l' "inconscio " è una forza attiva, dotata di proprie finalità e operante secondo una propria logica, diversa dalla logica della vita cosciente. Esso comprende quegli elementi psichici stabilmente inconsci che sono mantenuti tali da una forza specifica che Freud denominò "rimozione". La rimozione è quel meccanismo psichico che rimuove, cioè allontana, dalla coscienza le nostre esperienze e i nostri pensieri, soprattutto se spiacevoli, che solo un grande sforzo attraverso apposite tecniche analitiche potrebbe fare diventare consci; essa è dunque un meccanismo di difesa.
io
Simulazione incarnata
Vittorio Gallese
I neuroni specchio sono un particolare tipo di neuroni che si attivano nel cervello di un soggetto sia mentre compie un'azione, sia quando la vede compiere a un'altro soggetto.
La simulazione incarnata è alla base dell'empatia e ci permette quasi di intuire i pensieri degli altri con cui ci relazioniamo.
La scoperta dell'inconscio
Più di un secolo fa Sigmund Freud ipotizzò l'esistenza di un'area d'inconsapevolezza nella Psiche umana che denominò "inconscio". La psicologa Silvia Vegetti Finzi, nel suo pregevole libro "Storia della psicoanalisi" lo descrive così (p.6):

Freud sottolinea che la psicoanalisi è un lavoro (Arbeit), nel corso del quale emerge l'esperienza dell'inconscio, la sua straordinaria presenza. L'inconscio non è una cosa nè una zona dell'apparato psichico, ma un'esperienza concreta e una necessità logica. Solo se ammettiamo l'esistenza dell'inconscio possiamo capire brandelli d'esperienza che rimarrebbero altrimenti privi di soggettività e di significato. Solo l'inconscio ci permette d'intraprendere un recupero dell'irrazionale alla intelligibilità e di perseguire, pertanto, una ricomposizione del mondo. In se stesso l'inconscio rimane però inconoscibile; ci è dato di coglierlo solo nei suoi derivati (il sogno, il sintomo, il lapsus, il motto di spirito, il gioco) attraverso i quali possiamo risalire alle "sorgenti", a quel desiderio inconscio che anima la nostra vita.

Se al tempo di Freud non esistevano tecniche di "brain imaging", oggi la ricerca neuroscientifica sta iniziando a mostrare che l'attività elettrica del cervello si modifica solo con stimolazioni subliminali conflittuali, cioè a livello inconscio (vedi bibliografia Peccarisi). Inoltre, la pubblicazione del libro "La nascita della intersoggettività" del neuroscienziato Vittorio Gallese e dello psicoanalista Massimo Ammaniti (vedi bibliografia Raggi), ha portato alla luce un nuovo filone di studi che, intrecciando psicoanalisi e neuroscienze, nega l'assunto della intelligenza artificiale e i modelli computazionali della mente umana secondo cui essa funzioni come un computer. Essi sostengono che studiare la mente isolata è illusorio e la scienza cognitiva classica dà una visione solipsistica della mente; occorre guardare, invece, all'interazione dei soggetti piuttosto che all'elaborazione dell'informazione da parte del singolo soggetto. In particolare Gallese (che è stato uno degli scopritori dei neuroni specchio) sostiene che, per capire l'essere umano, occorre guardare all'intero corpo dei soggetti nell'ambito della relazione intersoggettiva in una sorta di "intercorporeità" che egli ha denominato "simulazione incarnata".
L'organizzazione della Psiche nel pensiero degli psicoanalisti
Nel libro "L'io e l'Es" del 1922, Freud descrive la seconda topica della Psiche nella quale ravvisa tre istanze dell'apparato psichico che denomina Io, Super-Io ed Es. L'Es è il primigenio serbatoio inconscio di energia psichica governato esclusivamente dal "principio del piacere"; il Super-io si forma tramite l'interiorizzazione della figura paterna della quale impersona comandi e divieti e che dà luogo a un controllo interiorizzato delle pulsioni; infine, l'Io, si trova a dover mediare tra le richieste dell'Es e quelle del Super-io e si forma dall'incontro dell'individuo con i vincoli della realtà i quali portano alla coscienza una parte dell'io, esso è dunque governato dal "principio di realtà".

Il concetto del "Sé" è invece multiforme ed appare più tardi nell'opera di diversi psicoanalisti, il primo a parlarne è Jung nel libro "Tipi psicologici" nel quale egli assegna al "Sé" il compito di rappresentare l'unità e la totalità della psiche individuale (sia conscia sia inconscia). Per Jung il "Sé" precede la costruzione dell'Io cosciente ed è espressione delle potenzialità dell'individuo, meta della sua realizzazione che si ottiene tramite il processo di "individuazione".

Secondo, invece, Donald Winnicott la creazione del Sé nel bambino dipende dall'avere una "madre sufficientemente buona", cioè una madre animata da una "preoccupazione materna primaria" la quale consiste in una condizione psicologica che si esaurisce pochi mesi dopo il parto (e che per fortuna la grande maggioranza delle madri possiede), che le dà modo di immedesimarsi totalmente nei desideri del suo bambino. Si può dire che la madre, quando viene guardata dal suo bambino, gli restituisce il suo (del bambino) "Sé". Nei primi sei mesi di vita si verifica un doppio rispecchiamento inconscio nella diade madre-bambino: il bambino specchiandosi nel volto della madre vede "Sé stesso", e la madre specchiandosi nel volto del bambino vede, inconsciamente, "Sé stessa bambina". Tali idee sul rispecchiamento e sulla creazione del Sé, sono state confermate dalla scoperta dei neuroni specchio come riportato dal neurofisiologo Vittorio Gallese (vedi bibliografia). Secondo Winnicott a partire dal sesto mese di vita del bambino il Sé si sdoppia assumendo due forme: il "vero Sé" che esprime i reali desideri del bambino e il "falso Sé" che esprime la necessità di andare d'accordo con gli altri (in primis la madre). Quest'ultima necessità si attua prevalentemente con l'uso del linguaggio.

Altre definizioni del "Sé", di altri psicoanalisti, sono riportate qui.
Il falso Sé
Una scena tratta dal film "Quel che resta del giorno" che mostra il "falso sé" del maggiordomo in azione.
Confronto tra "vero Sé" e "falso Sé"
Una scena tratta dal film "Scene da un matrimonio" che mostra la perdita del "vero Sé" e la creazione del "falso Sé" nella protagonista.
Una strategia di sopravvivenza umana

Ogni persona, dalla nascita alla morte, è sottoposta costantemente a due forze psichiche opposte, di natura inconscia, che la costituiscono individualmente e socialmente, esse sono: individuazione e identificazione. Si tratta di strategie di sopravvivenza che ogni essere umano è costretto a usare e che il sociologo Luciano Gallino ha descritto nel libro "L'attore sociale"; egli scrive (p. 169):


Individuazione e identificazione sono, ambedue, predicati apponibili ad un soggetto individuale, una persona. Di individuazioni e identificazioni collettive può parlarsi soltanto come di multipli o aggregati di individuazioni e identificazioni individuali. Per l'individuo, individuazione significa capacità di stabilire una differenza osservabile tra sè e l'altro, di differenziarsi dal mondo, e di mantenere nel tempo il senso di tale differenza. E' anche il prodotto, conseguibile con probabilità variabile e di continuo rimesso in questione, dell'esercizio di tale capacità. Per contro, sempre dalla parte dell'individuo, identificazione è il risultato della disposizione a con-fondersi, a essere incluso, del senso d'una affinità o d'una parentela con altri in forza del quale l'individuo avverte d'essere inglobato in una entità più grande, che gli ingiunge di usare come parlante "noi" in luogo di "io".



Nuove individuazioni e identificazioni si succedono incessantemente nella vita di ogni persona determinando il suo "senso di identità", come scrive Luciano Gallino (p. 170):

L'adulto avanza verso la maturità alternando progressive individuazioni e identificazioni, via via definite culturalmente con maggior dettaglio, su un'arco autoampliantesi di affinità e differenze, oppure regredisce verso individuazioni e identificazioni più elementari. Nè l'individuazione nè l'identificazione sono dunque attributi costanti che si acquistano o si perdono una volta per tutte. [...] In effetti non si dà individuazione, nè soggettiva nè oggettiva (ossia non si dà nè il senso nè l'apparenza di essa), senza riferimento a qualche forma di identificazione; nè esiste identificazione che sia scindibile da una individuazione.
narcisismo
I did it on my own.
Try again.
bucchi
Una strategia di sopravvivenza per l'essere umano
forze psichiche
Questo disegno è una semplificazione utile solo a ricordarsi dell'esistenza di due processi mentali antitetici, molto intrecciati, e costantemente presenti nella psiche umana: essi guidano la sopravvivenza mentale e fisica dell'essere umano.
Bucchi
Individuazione

L'individuazione è un processo psichico inconscio che dura tutta la vita. Gustav Jung, nel libro "L'io e l'inconscio", lo definisce così (pp. 85-86):


Individuarsi significa diventare un essere singolo e, intendendo noi per individualità la nostra più intima, ultima, incomparabile e singolare peculiarità, diventare sé stessi, attuare il proprio Sé. "Individuazione" potrebbe dunque essere tradotto anche con l' "attuazione del proprio Sé" o "realizzazione del Sé". [...] In genere non si distingue sufficientemente tra individualismo e individuazione. L'individualismo è un mettere intenzionalmente in rilievo le proprie presunte caratteristiche in contrasto coi riguardi e gli obblighi collettivi. L'individuazione invece implica un migliore e più completo adempimento delle destinazioni collettive dell'uomo, poichè un'adeguata considerazione della singolarità dell'individuo favorisce una prestazione sociale migliore di quanto risulti se tale singolarità viene trascurata o repressa.
Cos'è l'individuazione secondo Jung
Lo psicanalista Luigi Zoja descrive cos'è il processo d'individuazione per Gustav Jung e lo colloca nella modernità dopo averne tracciato il percorso attraverso il Novecento.
Identificazione

Il senso della vita psichica consiste anche nel lasciarsi coinvolgere, proiettando se stessi sul mondo circostante, altrimenti ci sarebbe solo osservazione, non amore né lavoro psichico. L'identificazione è il processo mentale che interpreta tale sforzo e che il sociologo Luciano Gallino ha così descritto nel libro "L'attore sociale"; egli scrive (p. 169):


L'identificazione psicologica è un fenomeno inconscio. Se si trattasse di una identità cosciente ci sarebbe già la consapevolezza di due cose uguali fra loro e presupporrebbe quindi una separazione fra soggetto e oggetto. I soggetti di un gruppo si possono sentire quasi identici fra loro, ma, come in tutte le proiezioni, non ne sono consapevoli. Avvertono solo un generico senso di benessere, o al limite un'euforia, dovuta al fatto che un gruppo così armonizzato ha ben più possibilità di un individuo. Questo fenomeno, piuttosto radicato nell'istinto, è stato probabilmente selezionato dall'evoluzione perchè molto utile alle prime società umane, che dovevano cooperare per spostarsi e cacciare insieme ben prima dell'esistenza di regole scritte. Ancora oggi costituisce la base inconscia delle forme di collettivismo, cristiane, socialiste, orientali o tribali. E' anche il motivo per cui la maggior parte di noi prova piacere assistendo in gruppo a uno spettacolo, avvenimento sportivo o concerto che sia: la televisione di casa può mostrare questo evento in modo più dettagliato, ma senza una simile immersione fusionale.


Purtroppo l'identificazione può aprire la strada a svariate patologie psichiche o allo svantaggio del conformismo che in certi casi ha delle gravi conseguenze, come ha messo in luce lo psicoanalista Erich Fromm nel suo libro "Fuga dalla libertà". Infatti, uno dei principali meccanismi di fuga dalla libertà è la sottomissione a un "protettore magico" che protegga e difenda l'individuo. Quest'illusione può avere come oggetto un padre, un superiore, un capo politico, culturale, sociale, ecc.
Intervista a Erich Fromm
Lo psicoanalista Erich Fromm descrive il processo d'identificazione e i suoi svantaggi quando l'essere umano lo usa per sfuggire alla propria responsabilità.
Psicoanalisi e pensiero critico

La psicoanalisi, sia freudiana sia junghiana, costituisce nell'ambito della cultura occidentale il maggiore sforzo critico del XX° secolo. Infatti, a differenza di altre discipline quali filosofia, sociologia, antropologia, scienze politiche, ecc, essa non ha esercitato la sua critica nei confronti della "società" ma nei confronti dell'individuo stesso, cioè una sorta di autocritica. In particolare, la separazione tra "soggetto" e "oggetto" è il presupposto di base per esercitare un pensiero critico sull'oggetto senza lasciarsi dominare dal proprio vissuto personale. Il pensiero psicoanalitico, facendo emergere l'essere umano dalla "condizione di indifferenziazione" nella quale soprattutto il pensiero religioso l'aveva posto, ha completato l'opera che il pensiero di Galileo Galilei aveva iniziato, creando le condizioni per un forte sviluppo del metodo scientifico.


Il pedagogista Stephen Brookfield inserisce la psicoanalisi tra le discipline fondanti della "tradizione critica" della cultura occidentale (vedi bibliografia) che, secondo lui sono:


  • Ideologia critica (Marx, Scuola di Francoforte): analisi dell'egemonia e dell'oppressione

  • Psicoanalisi/Psicoterapia (Freud, Jung, Rogers, Gould): analisi delle inibizioni/distorsioni dell'infanzia nella vita adulta

  • Filosofia Analitica (Ayer, Wittgenstein, Searle): analisi degli argomenti e giochi linguistici

  • Costruttivismo Pragmatista (Peirce, Dewey, Vygotsky): comprensione di come l'esperienza viene costruita

La separazione soggetto-oggetto è il presupposto del metodo scientifico
pensiero critico

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Libri consigliati
a chi è interessato a capire i principali concetti psicoanalitici
Silvia Vegetti Finzi
Zoja
Jung
Erich Fromm
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Donald Winnicott
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Lucio Russo
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 10 giugno 2017

 
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