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Fattori Stressogeni

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Il punto chiave

Lo stress ci tiene in vita, ma livelli di stress troppo elevati e duraturi possono distruggerci.

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Dopo la Seconda guerra mondiale i nostri fini si sono sempre più spostati verso l'estrinseco; anno dopo anno, i sondaggi condotti sulle matricole hanno mostrato che le giovani generazioni considerano lo "star bene finanziariamente" più importante del "darsi una filosofia della vita significativa", mentre negli anni '60 e '70 valeva l'opposto. (Gerd Gigerenzer)

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La scelta tra fini interni e fini esterni all'origine dell'ansia
L'ansia giovanile negli USA è in costante aumento dal 1938 al 2007 secondo le rilevazioni fatte con il Minnesota Multiphasic Personality Inventory‐2 (che è un questionario ad ampio spettro costruito per valutare le più importanti caratteristiche strutturali della personalità e dei disturbi emozionali). Sono aumentati malumore, irrequietezza, insoddisfazione e instabilità (la Scala F del questionario). Da cosa dipende la trasformazione del profilo emotivo di molti giovani? Lo psicologo Gerd Gigerenzer ipotizza una risposta (nel libro "Imparare a rischiare" p.95); egli scrive:

Troviamo la spiegazione migliore nelle idee dei giovani su quello che è importante nella vita, ovvero con la distinzione tra fini interni e fini esterni. I fini interni comprendono il diventare una persona matura rafforzando le proprie capacità e competenze e i propri valori morali, nonchè vivendo una vita che abbia un significato; i fini esterni hanno a che fare con le gratificazioni materiali e l'opinione degli altri, e comprendono un reddito elevato, l'approvazione sociale e un bell'aspetto. Dopo la Seconda guerra mondiale i nostri fini si sono sempre più spostati verso l'estrinseco; anno dopo anno, i sondaggi condotti sulle matricole hanno mostrato che le giovani generazioni considerano lo "star bene finanziariamente" più importante del "darsi una filosofia della vita significativa", mentre negli anni '60 e '70 valeva l'opposto. Dopo questo spostamento i giovani controllano di meno il conseguimento dei propri fini, e di conseguenza le loro emozioni e il loro comportamento sono sempre più controllati dall'esterno.
Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD)
Benchè il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) sia nato, originariamente, per descrivere la condizione mentale dei veterani statunitensi che avevano combattuto in Vietnam, esso indica oggi una condizione mentale nella quale chiunque può trovarsi (ved. istogramma sottostante).
Infatti il PTSD è causato dall'esposizione ad eventi traumatici o da un'esperienza paurosa cui tutti siamo potenzialmente esposti: disastri naturali, incidenti d'auto, lutti di persone care, aggressioni sessuali, ecc. La maggior parte delle persone che ha avuto la sfortuna di trovarsi esposta ad un evento traumatico sviluppa sensazioni di ansia, paura, colpevolezza e rabbia. Queste sono reazioni normali che in persone resilienti scompaiono entro breve tempo. In persone molto vulnerabili invece i sintomi non scompaiono ma si intensificano fino a bloccare la vita della persona. Tali disturbi possono comparire ad ogni età e il rischio durante un'intera vita è del 3,5% negli USA e dello 0,5-1% nella UE, America Latina, Africa ed Asia (ved. bibliografia). Lo stress ci tiene in vita, ma livelli troppo elevati e durevoli nel tempo possono distruggerci.
incubi
Cause d'insorgenza di PTSD negli USA
PTSD
Secondo uno studio del 2009 del National Institute of Mental Health si stima che vi siano circa 7.7 milioni di American adulti (maggiori di 18 anni) con sintomi di PTSD. Ad es. sviluppano il PTSD il 30% dei veterani, il 45% delle donne picchiate e il 50% dei bambini abusati. (Cliccare sull'immagine per andare alla fonte)
istogramma
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Un orientamento culturale di apertura mostra minori sintomi di PTSD
Schwartz
Nel modello di Schwartz (2006) che mostra 10 valori umani di base, i valori culturali tradizionali (Conservation) sono associati ad un maggior disordine mentale (severi sintomi di PTSD), mentre coloro che hanno un orientamento culturale più moderno (Openness to Change) sembrano più resilienti.
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Libri consigliati a chi vuole tentare di misurare il proprio stress
 
Gerd Gigerenzer
Di Nuovo
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 10 maggio 2016

 
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