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Da Gilgamesh a Star Wars: cosa può dire il viaggio dell'Eroe all'uomo moderno

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Il punto chiave
L'eroe è colui (o colei) che riesce a superare le proprie limitazioni personali e ambientali per pervenire a delle forme universalmente valide (miti) per la rigenerazione dell'intera società. ( Joseph Campbell )
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I miti non trasformano il mondo reale, essi trasformano la visione del mondo nella mente degli umani, modificandone infine i comportamenti. Si può dire che i miti hanno reso l'uomo più resiliente modificandone l'interpretazione degli eventi.


Cos'è il viaggio simbolico dell'eroe

La psicologia di Jung ha evidenziato la persistenza di miti arcaici nella mente dell'uomo contemporaneo mostrando quanto e in che modo tali miti agiscano, ancora oggi, a determinare i comportamenti umani. I miti sono stati creati dall'uomo come mezzo per sostenere le sollecitazioni più drammatiche della sua vita.


Lo storico delle religioni Joseph Campbell sosteneva che la maggior parte dei miti si basava prevalentemente su un eroe e sul suo viaggio simbolico.


Secondo l'interpretazione di Campbell, l'eroe è colui (o colei) che riesce a superare le proprie limitazioni personali e ambientali per pervenire a delle forme universalmente valide (miti) per la rigenerazione dell'intera società.

Infatti i miti, descrivendo la vita degli eroi, descrivevano i desideri inconsci, le paure e le tensioni provate dagli umani, che venivano poi trasformati in comportamenti.

Ulisse, eroe dell'Occidente
Ulisse
Locandina del film diretto da Mario Camerini nel 1954.
Epopea di Gilgamesh
epica
Colossale figura di eroe che soffoca un leone originariamente posta nel palazzo del re assiro Sargon II a Khorsabad, nel nord dell'Iraq. Spesso identificato erroneamente con l'eroe Gilgamesh, la statua ora risiede al Museo del Louvre di Parigi. Foto: Musée du Louvre, Parigi.
Il viaggio dell'eroe più famoso dell'Occidente

Le storie costruite dall'uomo sono metafore che hanno lo scopo di aiutare a capire la vita dell'uomo. E la metafora che sottende tutte le storie è il viaggio.

Ciò è vero fin da quando sono apparsi i poemi epici in tutte le culture umane, dall'Epopea di Gilgameš sumerica, al Mahabharatha indiano, alla Epic of Darkness cinese, fino all' Iliade e all' Odissea omeriche e a molte altre. Alcuni elenchi di poemi epici della cultura occidentale, indiana, cinese e africana sono consultabili in bibliografia.


I miti non trasformano il mondo reale, essi trasformano la visione del mondo nella mente degli umani, modificandone infine i comportamenti.


Vi sono stati vari eroi del mondo antico, tra i quali: Teseo, Prometeo, Giasone, Ulisse, Budda, Maui, Gilgamesh, ecc. Ma per la cultura occidentale il viaggio più famoso è quello di Ulisse descritto nell'Odissea di Omero. Per il lettore italiano, una delle traduzioni migliori dal punto di vista poetico, frutto del lavoro di tutta una vita, è quella della grecista Giovanna Bemporad.


Si può dire che i miti hanno reso l'uomo più resiliente modificandone l'interpretazione degli eventi. L'essere umano diventa resiliente agli eventi in virtù delle metamorfosi che subisce nella vita reale. Queste metamorfosi non cambiano il mondo reale, ma solo l'interpretazione che l'individuo dà a ciò che gli accade.

Guerre Stellari per migliorare l'umore dell'America
Star Wars e la riscossa degli USA
Nel 1977, dopo l'umiliante ritirata dal Vietnam, gli Stati Uniti d'America erano in crisi e l'opinione comune necessitava di azioni governative "forti" per uscire dalla depressione. Così, nel 1983, Ronald Reagan si inventò un programma di riarmo consistente in un nuovo sistema d'arma sia terrestre che spaziale con lo scopo di proteggere gli USA da attacchi missilistici nucleari.  Il programma venne denominato "Scudo Spaziale" (negli USA "Star Wars", dal nome di un film di fantascienza di grande successo del regista George Lucas). La sceneggiatura del film venne scritta dal regista George Lucas e si fondava sul viaggio dell'eroe. Vogler ha sintetizzato i personaggi del monomito  (vedi box) e ha descritto i passi principali del viaggio dell'eroe nello schema sottoriportato.
Il viaggio dell'eroe e la cinematografia di Hollywood

I miti arcaici indirizzano le storie di cui si nutre la cultura contemporanea, come ha documentato lo scrittore Christopher Vogler nel suo manuale per sceneggiatori cinematografici "Il viaggio dell'eroe". Egli ha esaminato come story analyst più di seimila sceneggiature per le più importanti major statunitensi, dalla Warner Bros alla 20th Century Fox, indirizzando molte opere cinematografiche moderne sulle tracce del "monomito" dell'eroe. Vogler, basandosi sul libro di Campbell " Il viaggio dell'eroe" e sulla "Teoria degli archetipi" di Jung, ha collegato gli archetipi alle narrazioni contemporanee con lo scopo sia di scrivere egli stesso delle sceneggiature efficaci sia di indirizzare gli sceneggiatori cinematografici verso i principi universali che rendono efficace una narrazione. Tali principi, per effetto della loro collaudata e millenaria azione nella società, sarebbero per Vogler addirittura i principi che governano il modo di vivere umano. Scrive Vogler (p. 6):


Ogni tanto incontro persone che conoscono bene il viaggio dell'eroe pur non avendone mai sentito parlare in quel modo. Quando ne leggono o ne sentono parlare, provano lo shock piacevole di riconoscere che la struttura ha assonanze con quello che hanno visto nelle storie e nella propria vita. Ho avuto la stessa reazione quando ho incontrato questi concetti nel libro di Joseph Campbell "L'eroe dai mille volti", e ho sentito lo studioso parlarne con passione. Campbell stesso la ebbe quando ascoltò per la prima volta il suo mentore, Heinrich Zimmer, parlare di mitologia. In Zimmer riconobbe una convinzione condivisa sui miti, cioè che questi non sono teorie astratte o le bizzarre credenze dei popoli antichi, ma modelli pratici per capire come vivere.
Perchè il viaggio simbolico dell'eroe ci è così familiare

L'arco emozionale più famoso è quello del viaggio dell'eroe, che Joseph Campbell denominò "monomito", prendendo a prestito il termine da James Joyce, probabilmente perchè ogni persona può identificarsi nell'eroe (o nell'eroina) e adattarlo alla sua personale esperienza di vita.

Tutti abbiamo avuto problemi più o meno gravi nel corso della nostra esistenza e, in qualche modo, li abbiamo superati. Ecco perchè quando scorgiamo le tracce del viaggio dell'eroe in qualche opera narrativa, cinematografica o teatrale abbiamo una sensazione di familiarità che ce la fa apprezzare. Inoltre tale viaggio ci presenta personaggi archetipici che in molti casi ognuno di noi ha incontrato nel corso della propria vita. Si può dire che il viaggio dell'eroe ci permette di ripercorrere la nostra vita e metterne in evidenza i cambiamenti fondamentali ai quali siamo andati incontro, e anche quelli che potremmo intraprendere se siamo ancora in mezzo al guado, in una sorta di "problem solving" letterario.

Questo viaggio incita il lettore a una benefica trasformazione personale.

Le tappe del viaggio dell'eroe
Vogler
Le tappe del viaggio dell'eroe
  1. La chiamata dell'avventura (p.83 del libro di Vogler) esprime la necessità di fare qualcosa per sfuggire a una situazione insostenibile (o almeno percepita tale, sia che avvenga nella realtà, sia creata dalla psiche).

  2. Il rifiuto della chiamata (p.89) esprime la paura dell'eroe di fronte ai rischi che l'avventura comporta.

  3. L'incontro con il mentore (p.95) esprime la necessità di prepararsi al viaggio attraverso un incontro in cui l'eroe può dotarsi degli attributi (sia fisici sia mentali) che gli mancano per affrontare l'avventura.

  4. Il superamento della prima soglia (p.102) esprime il superamento del mondo ordinario e l'ingresso nel mondo dell'avventura dal quale si tornerà cambiati. Il superamento della soglia comporta anche lo scontro con i guardiani della soglia che tenteranno di ostacolare l'eroe.

  5. Prove, alleati e nemici (p.107) esprime l'ingresso nel mondo straordinario dove l'eroe dovrà superare svariate prove. Si tratta di un territorio emotivo dove l'eroe dovrà individuare alleati e nemici.

  6. L'avvicinamento alla caverna più profonda (p.113) esprime gli ultimi preparativi dell'eroe per affrontare la prova centrale dell'avventura.

  7. La prova centrale (p.122) esprime la sfida più importante che dà un senso a tutta l'avventura.

  8. La ricompensa (p.137) esprime il momento in cui l'eroe, dopo essere sopravvissuto alla morte, avanza pretese sulla sua ricompensa.

  9. La via del ritorno (p.145) esprime la necessità di una scelta per l'eroe: restare nel mondo straordinario o iniziare il viaggio di ritorno verso il mondo ordinario. Dal punto di vista psicologico rappresenta la volontà dell'eroe di tornare nel mondo ordinario per mettere in pratica le lezioni apprese in quello straordinario.

  10. La resurrezione (p.151) esprime la necessità, per l'eroe, di allontanare da sè l'odore della morte, alla quale è scampato, per reinserirsi "mentalmente purificato" nel mondo ordinario.

  11. Il ritorno con l'elisir (p.164) esprime il dono per la società che l'eroe porta con sè dall'avventura vissuta.

A conclusione di questa descrizione del viaggio, Vogler scrive che ci sono due opzioni per porre fine al viaggio dell'eroe (p.165):

Il modo più tradizionale di terminare un racconto, di gran lunga il preferito dai film americani in particolare, è la forma circolare con cui si dà un senso di chiusura e di completamento. L'altro modo, più diffuso nei film asiatici, australiani ed europei, è il finale aperto, in cui si ha la sensazione che le domande rimangano senza risposta e i conflitti irrisolti. Gli Eroi possono aver acquistato consapevolezza in entrambi i casi, ma nei finali aperti i problemi non possono essere riannodati in maniera precisa.

Gli Archetipi : i personaggi del viaggio dell'eroe sono maschere archetipiche
  1. L'eroe (p.39 del libro di Vogler) ha il compito di mostrare al fruitore della storia (lettore, ascoltatore, spettatore, ecc) come affrontare la morte. Lo scopo dell'autore della storia è fare in modo che il fruitore si identifichi con lui.

  2. Il Mentore (p.46) è una figura positiva per la formazione dell'eroe. Dal punto di vista psicologico esso rappresenta la parte nobile del Sé, quella più saggia e divina. Mentre la funzione dell'eroe è di imparare, la funzione del Mentore è di insegnare e aiutare l'eroe a superare le sue paure.

  3. Il guardiano della soglia (p.53) ha il compito di impedire l'accesso al cambiamento a chi non lo merita. Sul piano psicologico esso rappresenta i demoni interiori (nevrosi, dipendenze, autolimitazioni, ecc) che frenano lo sviluppo umano. La funzione del guardiano è di mettere alla prova l'eroe per verificare la sua determinazione a cambiare.

  4. Il messaggero (p.56) ha il compito di sfidare l'eroe annunciandogli l'arrivo di un profondo cambiamento nella sua vita. Il messaggero ha la funzione psicologica di annunciare la necessità di un cambiamento.

  5. Il mutante (p.59) ha il compito di fuorviare l'eroe. Il mutante ha la funzione psicologica di sprigionare l'energia racchiusa nell' "Animus" dell'eroe spingendolo a trasformarsi.

  6. L'ombra (p.63) ha il compito di mostrare il lato oscuro dell'eroe, i suoi aspetti inespressi o irrealizzati. L'ombra ha la funzione psicologica di mettere in luce la forza distruttiva del mondo interiore represso dell'eroe, trasformandolo in forza interiore.

  7. L'imbroglione (p.66) ha il compito di stimolare il desiderio di combine dell'eroe. L'imbroglione ha la funzione psicologica di riportare alla realtà sia l'eroe che il pubblico ridimensionando gli "Io" esagerati.
Cosa può offrire oggi il viaggio dell'eroe all'uomo contemporaneo
Cosa può offrire al lettore contemporaneo il viaggio dell'eroe? Secondo Campbell e Jung, il viaggio dell'eroe e le teorie su cui si basa, possono offrire ancora molto per l'equilibrio psichico dell'essere umano. Infatti, i pericoli psichici che gli uomini primitivi superavano con l'aiuto delle loro mitologie e dei relativi riti e, più tardi, con le loro religioni, oggi l'uomo moderno è costretto a fronteggiarli con l'intervento di psicologi, psicoterapeuti, psiconalisti, ecc.
Il concetto espresso da Jung riguardo alle fobie dell'uomo moderno ("Gli dèi sono diventati malattie") viene analizzato dallo psicoanalista James Hillman nel libro "La vana fuga dagli dei", che mette in luce come il passaggio dalla normalità psichica all'anormalità paranoica sia riconducibile allo scontro tra potenze, un tempo divine, con cui la struttura mentale dell'uomo moderno è costretto ad avere a che fare nonostante tutte le sue pretese di razionalità.

Joseph Campbell, nel descrivere il valore permanente delle figure mitologiche, scrive (p.303):

Per afferrare in pieno tutto il valore delle figure mitologiche che sono pervenute sino a noi, dobbiamo convincerci che esse non sono soltanto dei sintomi dell'inconscio (come sono invero tutte le azioni e i pensieri umani), ma sono anche affermazioni controllate e stabilite di determinati principi spirituali, rimasti altrettanto costanti lungo il corso della storia umana quanto la forma e la struttura nervosa del corpo umano. [...] L'eroe è colui che, da vivo, conosce e rappresenta le rivendicazioni della supercoscienza che durante la creazione è più o meno inconscia. L'avventura dell'eroe è costituita dall'istante in cui egli raggiunge l'illuminazione - il momento nucleare in cui, pur essendo vivo, trova e apre la via verso la luce attraverso le buie pareti della nostra morte vivente.


Biani

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Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 31 agosto 2017

 
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