Il Mondo nuovo di Huxley e l'antropotecnica - Pensiero Critico

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Il Mondo nuovo di Huxley e l'antropotecnica

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Il punto chiave

Nel 1932 Aldous Huxley scrisse "Il mondo nuovo", immaginando una società disumanizzata, tecnologicamente avanzata ma con gli uomini ridotti ad automi senza emozioni e sentimenti. Oggi, viviamo in un "mondo nuovo" irretito da tecnologie che si propongono di cambiare la natura umana, un mondo artificiale che prelude a una fase di mutazione umana basata sulle nanotecnologie alla quale le corporation della Silicon Valley si stanno preparando.

Huxley
L'uomo del futuro sarà ibrido (secondo Google)
Il futurologo Ray Kurzweil (dal 2012 ingegnere capo di Google) sostiene, nel suo libro "La singolarità", che il balzo tecnologico-evoluzionistico basato sull'interazione tra genetica, nanotecnologie e robotica, consentirà di "costruire" già dal 2030 individui ibridi che trascenderanno le nostre radici biologiche. Tali ibridi avranno dei nanobot (a base di DNA) nel sangue che, attraverso il flusso sanguigno, si distribuiranno in tutto il corpo umano innalzandone le difese immunitarie. Alcuni nanobot potranno agire nella neocorteccia, collegandosi con le piattaforme cloud, e incrementando l'intelligenza dell'essere umano.
Quale evoluzione per l'uomo?

Stiamo entrando in una nuova Era che il filosofo Peter Sloterdjik (ved. bibliografia Lucci) definisce "antropotecnica", nella quale la tecnica e la tecnologia incrementano le potenzialità umane al di là di ogni limite. Scrive Antonio Lucci a proposito delle idee di Sloterdjik (pp. 89-90):


Abbiamo riportato come, secondo Sloterdjik, il processo di antropogenesi, la nascita dell'essere umano propriamente detto, avvenga a partire dalla sua coesistenza già culturale nell'orda. Sarebbe stata la convivenza in entità microsociali ai tempi della preistoria ad aver influito in maniera decisiva sull'evoluzione dell'essere umano, provocando una sua deriva da essere vivente della specie homo sapiens a Uomo. Abbiamo quindi definito l'uomo come l'unico animale che si separa dal corso biologico-evolutivo della propria specie in virtù di un'automanipolazione dovuta al proprio modo di rapportarsi (tecnico) alla natura circostante. Sloterdjik definirà questi processi autoplastici col termine "antropotecniche".


L'antropotecnica era già stata anticipata profeticamente, nel 1932, dallo scrittore Aldous Huxley con il libro "Il mondo nuovo", ma le prossime conquiste di realtà virtuale promettono di potenziare percezione e cognizione umana, prima mediante dispositivi esterni al corpo umano (wearables), poi con dispositivi interni impiantandoli nell'organismo.


Il mondo nuovo di Huxley e il mondo futuro delle Digital Corporations

Nel 1932 Aldous Huxley immaginò un mondo nuovo per l'umanità collocandolo temporalmente intorno al 2500 d.C. Si trattava di un mondo basato non solo sugli avanzamenti tecnologici ma, soprattutto, su quelli biologici. Quel libro costituisce oggi un monito per l'umanità attuale che si avvia verso nuove, profonde possibilità di modifica del corpo umano basate sulle nanotecnologie molecolari (Neil Jacobstein 2006).

Una società perfetta
Il romanzo di Huxley ipotizzava una società nella quale la fecondazione vivipara fosse stata sostituita da quella artificiale. Gli individui (in embrione) venivano corporalmente "allevati" in speciali incubatori e mentalmente "condizionati" per molti anni con tecniche neopavloviane e ipnotiche. Veniva artificialmente creata una società suddivisa in caste (dalla superiore Alfa Plus e scendendo, via via, a quelle destinate a compiti inferiori quali le Beta, Gamma, Delta, Epsilon). Gli individui vivevano poi una vita sociale predestinata all'interno di ambienti sociali creati appositamente per la loro casta di appartenenza. Una società senza padri, madri, fratelli, sorelle, mariti e mogli né altri vincoli di parentela. Una società che aveva amalgamato tutte le differenze sociali (etniche, culturali, religiose) e nella quale, ad esempio, il governatore europeo aveva nome "Mustafà Mond" confermando le capacità profetiche di Huxley che aveva previsto la crescita dell'influenza mussulmana. Lo scopo di quella società era di realizzare la "felicità universale" eliminando emozioni e sentimenti. Per raggiungere lo scopo erano stati aboliti la famiglia, la monogamia, il romanticismo, la storia, la cultura, le religioni, ecc. Era una società basata esclusivamente sul consumo e sulla stabilità.

L'essere umano disumanizzato di Huxley e l'uomo attuale
Nel 1958, alla luce della realtà della seconda guerra mondiale, Huxley scrisse un aggiornamento del suo libro (Ritorno al mondo nuovo) con le sue riflessioni, sulle caratteristiche principali delle sue invenzioni letterarie sul mondo nuovo: sovrappopolazione, superorganizzazione, propaganda, lavaggio dei cervelli, persuasione chimica e subconscia e, infine, i suoi consigli per educare alla libertà. Huxley ha descritto un'umanità priva degli attributi emotivi e mentali che oggi la contraddistinguono, ma il suo “mondo nuovo” del 1932 permette di riflettere sulle caratteristiche umane odierne con gli strumenti aggiornati delle neuroscienze e della psicologia cognitiva. Ad esempio, oggi sappiamo che la capacità decisionale umana è affidata alle emozioni (Damasio 2003) e che la razionalità è un'illusione del positivismo (Simon 1955). Le emozioni (positive e negative) sono il punto di congiunzione tra mente e corpo e costituiscono l'essenza dell'umanità attuale, ciò che distingue un uomo da un automa e ciò che permea i suoi comportamenti (anche quelli che vengono chiamati razionali), e la psicologia cognitiva ne ha studiato l'origine (Buss 2007, Cosmides e Tooby 1997).
Per questi motivi buona parte dell'umanità attuale è fortemente condizionabile, manipolabile e "programmabile" quanto quella creata da Huxley (Lippman 1922, Vance 1957, Edelman 1967, ecc). I bias cognitivi della mente umana, maturati nel corso dell'evoluzione come effetto collaterale di comportamenti utili alla sopravvivenza, non sono facilmente contrastabili (Kahneman e Tversky 1973).


Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


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Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 25 luglio 2016

 
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