Neuroscienze: come il cervello costruisce la nostra visione del mondo - Pensiero Critico

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Coloro cui sfugge completamente l'idea che è possibile aver torto non possono
imparare nulla, tranne la tecnica.  
(Gregory Bateson)
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Neuroscienze: come il cervello costruisce la nostra visione del mondo

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Il punto chiave
La realtà del mondo in cui viviamo non è quella esterna, ma quella che il cervello crea elaborando i dati delle sensazioni: lì dentro, nei meccanismi cognitivi del cervello, e non altrove, avviene tutto ciò di cui siamo consapevoli. Il cervello non proietta nulla all'esterno, perchè l'esterno che noi possiamo percepire e nel quale viviamo è dentro di noi. (Arnaldo Benini)
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Abbiamo capito che talvolta commettiamo degli errori, poichè la realtà non è che un tipo specifico di apparenza. In quanto sistemi rappresentazionali evoluti, abbiamo potuto rappresentare uno dei fatti più rilevanti fra quelli che ci riguardano, ossia che "siamo" sistemi rappresentazionali. Siamo stati abili a cogliere i significati di nozioni come verità e falsità, conoscenza e illusione. Non appena siamo divenuti padroni di questa distinzione, l'evoluzione culturale è esplosa, poichè siamo diventati sempre più intelligenti aumentando sistematicamente le conoscenze e riducendo parallelamente l'illusione. (Thomas Metzinger)
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I meccanismi neuronali afferrano il mondo in maniera pragmatica, fornendo all'autocoscienza  un quadro di esso che ci consente di sopravvivere. La visione del mondo esterno cambia, perchè essa non è mai veritiera. (Arnaldo Benini)

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Come il cervello costruisce il "senso della vita"
La nostra percezione del mondo è influenzata dal nostro patrimonio genetico. Sul modo in cui l'evoluzione ha costruito il cervello, in tempi lunghissimi, il neuroscienziato Beau Lotto scrive, nel libro "Percezioni- Come il cervello costruisce il mondo" (p.9):

In natura la forma (o il cambiamento) deriva dal fallimento, non dal successo. Il cervello - come la vita - non cerca di vivere, ma di non morire. Questo fa sì che il fallimento si lascia dietro, quando uno è consapevolmente delirante quanto basta da camminare fuori rotta, per tutto il tempo che occorre.
 
E il neurofisiologo Arnaldo Benini, sulla nostra percezione del mondo in cui viviamo, si chiede nel libro "La coscienza imperfetta", (p.92):

Noi vediamo (e sentiamo, annusiamo eccetera) il mondo non dentro, ma fuori di noi. Come avviene la proiezione verso il mondo esterno di quel che il cervello elabora? Se tutta l'elaborazione avviene dentro il nostro cervello, perchè collochiamo quel che vediamo e sentiamo nello spazio?

La rappresentazione dello spazio e degli oggetti in esso è trasmessa per via genetica, non ha bisogno di esperienza, è un "a priori" umano che, ad esempio, ci fa percepire la terra piatta e immobile nell'universo e il mondo più gradevole di quanto in realtà sia. Questa è la visione del mondo (scientificamente falsa) che è stata selezionata dall'evoluzione per permetterci di sopravvivere. E questo fenomeno è avvenuto non solo per l'essere umano ma per tutti gli organismi viventi. Scrive Benini (p.92)

Il modo in cui si percepisce il mondo non è un'opzione che si può cambiare con il ragionamento: percepiamo il mondo in virtù dei meccanismi nervosi selezionati dall'evoluzione. Gli "a priori" sono prodotti dalla pressione naturale sul cervello. Essi, parti della materia, non sono modificabili a piacimento. Vedere, sentire, toccare, annusare, significa collocare il mondo esterno negli "a priori" dello spazio e del tempo. [...] Noi vediamo qualcosa non perchè il mondo esterno entra dentro di noi, come se viaggiasse nel cervello un'immagine simile a quelle della televisione. Il mondo, attraverso gli organi di senso, suscita potenziali elettrici che raggiungono le aree visive e poi le aree della coscienza. [...] Nei meccanismi cognitivi del cervello, e non altrove, avviene tutto ciò di cui siamo consapevoli. Il cervello non proietta nulla all'esterno, perchè l'esterno che noi possiamo percepire e nel quale viviamo è dentro di noi.

A volte, quando nella nostra vita personale le cose vanno male, ci chiediamo quale sia il "senso della vita". La risposta a questa fondamentale domanda è, secondo il neurofisiologo Walter Rudolph Hess, che tutte le nostre convinzioni sono condizionate dall'affettività, e che il senso della nostra vita viene costruito dalle nostre emozioni.
Come il cervello crea una realtà fittizia, allontanando il senso comune dalla verità scientifica

Lo storico della scienza Enrico Bellone, recentemente scomparso, ha radunato nel suo ultimo, illuminante, libro (2011 "Qualcosa, là fuori" - Codice Edizioni) le principali tappe storiche attraverso cui si sono costruite nella mente umana concezioni scientifiche del mondo, via via sempre più lontane dal senso comune. Passando attraverso le riflessioni di Galilei, Locke, Newton, Helmholtz, Maxwell, Einstein e molti altri filosofi e scienziati, Bellone ha costruito un quadro chiaro e affascinante del rapporto tra ciò che chiamiamo natura e ciò che chiamiamo cultura. La nascita di concetti come: forma, peso, colore, tempo e spazio viene descritta nel dettaglio attraverso la 'percezione delle differenze' che uomini dalle grandi menti hanno applicato ai dati sensoriali e ai preconcetti della loro epoca. Dalla recensione del libro di Bellone (vedi bibliografia IlSole24Ore), si trae ciò che accade nel cervello di ogni essere umano quando assiste alla semplice visione di un panorama:


Consideriamo un evento, a prima vista banale: l'osservazione di un panorama con una casa, un albero, un uccello che canta, fiori che sbocciano. È un'esperienza visiva, uditiva, olfattoria, per chi è perseguitato dai pollini a volte anche fastidiosa. Immagini, suoni, odori, pruriti sembra che entrino dentro di noi. Non è così: le cose della realtà provocano negli organi di senso potenziali elettrici che viaggiano all'interno del cervello. Nel cervello non viaggia l'immagine della casa, ma i potenziali elettrici che la casa provoca nella retina. Arrivati alle aree della coscienza, essi producono l'esperienza della casa. Durante il viaggio nel cervello, i potenziali elettrici acquisiscono qualità che gli oggetti non hanno. I suoni, gli odori, i colori, il caldo e il freddo, la luce e il buio non sono nel mondo. Essi sono espedienti delle aree della corteccia cerebrale della sensibilità per tener distinte onde elettromagnetiche (luce, buio, colori), molecole (gli odori e i sapori), la loro velocità (caldo e freddo) e spostamenti d'aria (i suoni). La realtà è ben diversa dal luogo pieno di rumori, colori e odori in cui il cervello ci fa vivere. Essa è un silenzioso e grigio contenitore di molecole senza odori, sapori e temperatura, d'atomi e di campi elettromagnetici in vibrazione. La spiegazione di ciò che succede in noi quando facciamo con naturalezza, senza grandi problemi filosofici, le nostre esplorazioni del mondo, ammonisce Enrico Bellone, non è semplice. La razionalità della scienza dimostra che la terra quasi sferica gira su se stessa e intorno al sole, e che noi siamo su un suo frammento. Di ciò, fortunatamente, non percepiamo nulla. Nel corso dell'evoluzione si sono imposti meccanismi nervosi che forniscono alla coscienza il dato della terra piatta e ferma, infinitamente più gradevole per viverci sopra di una sfera che gira su se stessa e attorno al sole a velocità folle. In un mondo effimero, non nello spazio vero, è vissuta l'esperienza della realtà. Gli antichi, convinti che il sole girasse attorno alla terra ferma e piatta, non erano irragionevoli, ma interpreti rigorosi dei dati degli organi di senso, che si rivelarono poi anticopernicani.
Verso un'ecologia della mente
Il grande scienziato Gregory Bateson ha lasciato un'impronta indelebile su ciò che sappiamo della mente umana e sulla nostra visione del mondo. I suoi studi antropologici, sociologici, psicologici con i quali ha sondato questi campi conoscitivi in modo innovativo, per il suo tempo, gli hanno consentito di costruire una "visione scientifica atipica" del mondo. Egli era contrario alle visioni "parziali" che le varie scienze davano dei vari problemi e propendeva per una visione integrata di ogni tema conoscitivo. Tutto è interconnesso e separare i vari ambiti conoscitivi ci porta fuori strada: dovremmo tendere a quella che egli denominò "Ecologia della mente", una visione olistica di se stessi e del mondo. Sulla dinamica della crisi ecologica egli scrisse nel suo libro "Verso un'ecologia della mente" (p.514):


Le idee che dominano oggi la nostra civiltà risalgono nella loro forma più virulenta alla rivoluzione industriale. Esse si possono così riassumere:
a) Noi contro l'ambiente.
b) Noi contro gli altri uomini.
c) E' il singolo (o la singola compagnia, o la singola nazione) che conta.
d) Possiamo avere un controllo unilaterale sull'ambiente e dobbiamo sforzarci di raggiungerlo.
e) Viviamo all'interno di una "frontiera" che si espande all'infinito.
f) Il determinismo economico è cosa ovvia e sensata.
g) La tecnica ci permetterà di attuarlo.

Noi sosteniamo che queste idee si sono semplicemente dimostrate false alla luce delle grandi, ma in definitiva distruttive, conquiste della nostra tecnica negli ultimi centocinquant'anni. Allo stesso modo esse si rivelano false alla luce della moderna storia ecologica. La creatura che la spunta contro il suo ambiente distrugge se stessa.
Plasticità del cervello e Realtà virtuali

Secondo i filosofi Michael Madary e Thomas Metzinger (ved. bibliografia) "la realtà virtuale è la rappresentazione di "possibili mondi" e di "possibili sé" con lo scopo di creare un "senso di presenza" nell'utilizzatore. Lo stesso fenomeno avviene nelle migliori "teorie della mente", che creano modelli interni del mondo (rappresentazioni virtuali neurali) e generano ipotesi predittive. Riguardo alla mente umana essi scrivono:


L'esperienza cosciente è esattamente un modello virtuale del mondo, una simulazione dinamica interna, che in condizioni normali non può essere esperita come un modello virtuale dato che è fenomenologicamente trasparente - "noi guardiamo attraverso essa" come se fossimo in diretto e immediato contatto con la realtà.


Secondo Thomas Metzinger (intervista a Der Spiegel) l'ambiente in cui l'uomo vive modifica la sua percezione e anche il senso del sè e del reale, "Le tecnologie di realtà virtuale possono servire a facilitare l'empatia oppure a distruggerla. Questi metodi sono potenti strumenti di manipolazione psicologica. Ora è importante stabilire degli standard etici".

Le nuove tecnologie "immersive" creano ambienti virtuali che modificano gli stati psicologici umani manipolando i suoi stati emotivi e allora, come sarà possibile riconoscere il mondo reale tra tanti mondi virtuali possibili? I comportamenti umani sono sensibili al contesto e la mente è "plastica", cioè può essere continuamente modificata e rimodificata da un insieme di fattori causali.

Uno dei rischi che vengono prospettati dalle esperienze "immersive" è quello simile all'esperimento della mano di gomma di Keisuke Suzuki (ved. bibliografia) nel quale il cervello viene ingannato nel ritenere che la mano sia sua. In una realtà virtuale potrebbe ingannarsi pensando di essere un avatar. Ciò comporterebbe dei rischi per quella piccola percentuale di persone psichiatricamente vulnerabili che potrebbero avere esperienze psicotiche di sdoppiamento.

Gregory Bateson: percepire il mondo in un modo diverso
La lezione di un grande scienziato descritta dalla figlia
Conclusioni (provvisorie): La realtà del mondo in cui viviamo non è quella esterna, ma quella che il cervello crea elaborando i dati delle sensazioni
Calma, gioia, soddisfazione, felicità, ansia, ira, paura, aggressività, irrequietezza, nervosismo, eccitazione, malinconia contribuiscono a darci il senso della vita. L'affettività condiziona anche le nostre convinzioni: si è propensi a credere a ciò che ci fa più piacere.
La rappresentazione dello spazio e degli oggetti in esso è trasmessa per via genetica, non ha bisogno di esperienza, è un "a priori" umano che, ad esempio, ci fa percepire la terra piatta e immobile nell'universo e il mondo più gradevole di quanto in realtà sia. Questa è la visione del mondo (scientificamente falsa) che è stata selezionata dall'evoluzione per permetterci di sopravvivere.
Come scrive il neurofisiologo Arnaldo Benini: " I meccanismi neuronali afferrano il mondo in maniera pragmatica, fornendo all'autocoscienza  un quadro di esso che ci consente di sopravvivere. La visione del mondo esterno cambia, perchè essa non è mai veritiera." Tutte le nostre convinzioni sono condizionate dall'affettività, e il senso della nostra vita viene costruito dalle nostre emozioni.

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Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 17 febbraio 2019

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