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e-democracy: soluzione o illusione?

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Il punto chiave

Le tecnologie, impegnate in una incessante trasformazione della realtà, creano un terreno propizio alle utopie positive e negative.
(Stefano Rodotà - Tecnopolitica p.3)

digestione
Utopie e distopie contemporanee

Nel 1997 Stefano Rodotà pubblicò un libro (Tecnopolitica – Laterza) che oggi può definirsi profetico. Egli scrisse (p.3): «le tecnologie, impegnate in una incessante trasformazione della realtà, creano un terreno propizio alle utopie positive e negative. È forse a portata di mano l'ideale mille volte inseguito della democrazia diretta? Sta per materializzarsi drammaticamente la società della sorveglianza totale? O dovremo abituarci ad una singolare convivenza, quella di un Orwell che abita ad Atene?».
Oggi il dilemma di Rodotà è diventato realtà e abbiamo assistito sia alle utopie positive, abilitate dai social network, delle rivolte sociali degli ultimi anni (Primavera Araba, Indignados, Occupy Wall Street, ecc.), sia alle distopie (utopie negative) sollecitate dalle rivelazioni di Edward Snowden in merito al vasto e sistematico programma di intercettazioni illegali delle comunicazioni online, attuato dalla NSA americana e da altre agenzie di intelligence.
Alle notizie che quotidianamente riceviamo dai massmedia si sono aggiunte quelle dei social media (Facebook, Twitter, Blogs, Forum, ecc.) e veniamo alternativamente sospinti verso utopie o verso distopie che, sempre più, confondono la percezione della realtà sociale
.

Utopie e distopie favorite dalle tecnologie dell'informazione
due mondi
Convegno sulla e-democracy

Il tema della democrazia digitale è stato oggeto di un convegno, tenutosi a Milano il 27 settembre 2014, organizzato da Libertà e Giustizia. In esso è stato immaginato che la questione della democrazia digitale sarà oggetto, nei prossimi anni, di un processo iterativo di progressiva definizione attraverso i passi descritti nello schema più sotto riportato.

Schema del convegno sulla Democrazia Digitale
Democrazia digitale convegno a Milano
Politica e Tecnopolitica

Lo sviluppo del web 2.0 e l'impossibilità, per la televisione e per i giornali tradizionali, di ignorare le notizie provenienti dai social media, hanno aumentato le possibilità per i cittadini sia di informarsi sia di far sentire la propria voce, su qualunque tema e in qualunque momento. Come scriveva Rodotà nel 1997, allora si prefigurava una nuova forma di 'democrazia continua' che avrebbe costretto i politici ad attuare una 'campagna elettorale permanente'. Oggi, diciassette anni dopo le riflessioni di Rodotà, quelle previsioni si sono avverate e stiamo assistendo alla metamorfosi della democrazia dovuta al web 2.0.  In Italia, e non solo, la politica si è trasformata in tecnopolitica attingendo a strumenti messi a punto per altre sfere: in primo luogo alla sfera economico-finanziaria e poi a  quelle della pubblicità, del commercio e dell'intrattenimento. Forme di democrazia diretta o partecipativa vengono  proposte da nuovi movimenti politici i quali ritengono che la Rete possa, oggi, attuarli.
La partecipazione politica (offline) dei cittadini è andata declinando negli ultimi anni e quella online è stata piuttosto intermittente anche all'interno del Movimento 5 Stelle che ne ha fatto la sua bandiera
.

Fallimento delle prime sperimentazioni

La prima piattaforma tecnologica per la e-democracy è stata Liquid Feedback, sviluppata da un gruppo di Berlino e impiegata dal Partito Pirata tedesco per incrementare la partecipazione dei cittadini e favorire i dibattiti online. La piattaforma Liquid Feedback è stata successivamente utilizzata anche dal M5S nel Lazio e dal PD nell'applicazione TuParlamento impiegata per sostenere la candidatura di Umberto Ambrosoli alle elezioni regionali lombarde del 2013.
L'esito di queste sperimentazioni è stato finora fallimentare, come ha scritto il blogger Fabio Chiusi nel suo eccezionalmente ben documentato libro (Critica della democrazia digitale – 2014 Codice Edizioni pp.94-95):

Vendere il pacchetto "democrazia liquida" come necessariamente accessoriato di maggiore partecipazione, decisioni migliori e, soprattutto di una promessa acerba, certo, ma destinata a compiersi nel futuro prossimo di rinnovamento della politica è, non solo in aperto contrasto con quello che ci dicono i dati dentro e fuori l'Italia derivanti dalla sua applicazione pratica, ma anche, e soprattutto, pericoloso nel caso in cui ci interessi davvero sfruttare il potenziale della rete per ciò che è.


L'esperienza del Partito Pirata tedesco, dopo gli ultimi esiti elettorali, sembra destinata a concludersi, perchè disporre di una piattaforma software non è un fattore determinante per innalzare la partecipazione dei cittadini. E Fabio Chiusi aggiunge che la ragione sembra strutturale ed è difficile che possa cambiare in futuro (p.83):

Nemmeno l'onnipotente software può stimolare i comuni cittadini a interessarsi delle questioni monotone e arcane di cui è fatta gran parte della politica.

Rischi della democrazia digitale

Vi sono almeno due tipi di rischi per la democrazia digitale.
Il primo riguarda la vulnerabilità delle  infrastrutture tecnologiche per l'e-democracy (in particolare per l'e-voting), i cui primi casi di manipolazione del voto sono avvenuti negli USA nelle elezioni del 2000 (Bush vs Gore) e del 2004 (Bush vs Kerry).
Sappiamo ormai che il rischio di manipolazione elettronica di ogni tipo di sistema elettronico è reale e le irregolarità nel voto elettronico negli USA sono state documentate anche in un film americano (Hacking Democracy), uscito nel 2006 e disponibile integralmente su YouTube (box a fianco). Altri casi più recenti sono stati segnalati in Canada ed India.

ll secondo tipo di rischio riguarda la manipolazione dei cittadini per mezzo, non solo e non più della classica propaganda elettorale dei mass media, ma attraverso i social network. A questo riguardo Stefano Rodotà (Tecnopolitica p.14) ricordava l’ammonimento del politologo statunitense Theodore J. Lowi, il quale nel 1980 affermò che se la tecnologia apre le porte, il capitale le chiude
. Gli uomini più ricchi nel mondo, infatti, non sono più banchieri e petrolieri ma coloro che hanno inventato Google , Facebook e simili. Oggi sappiamo che la profilazione degli utenti della rete, effettuata a fini commerciali da aziende specializzate su Google e altri motori di ricerca, ha raggiunto un elevato livello predittivo di quelli che sono sia i nostri desideri di acquisto (associabili alla nostra capacità di spesa), sia i nostri orientamenti culturali e ideali (associabili al nostro orientamento elettorale).

Hacking democracy
Voto elettronico: documentario sui brogli elettorali nelle elezioni USA del 2000 e 2004
Gli esperimenti totalitari di Facebook preparano la futura e-democracy

Sono ormai di dominio pubblico gli esperimenti di contagio emotivo condotti in rete da Facebook.
È noto che Facebook aveva già svolto, il 2 novembre 2010, in occasione delle elezioni del Congresso USA, un esperimento in cui a circa 61 milioni di elettori membri di Facebook, era stato inviato un messaggio (nei newsfeed) che ricordava "Oggi si vota", con un link che permetteva di dire se l'utente aveva già votato, un contatore che mostrava quanti utenti di Facebook avevano già votato e le foto di sei friend dell'utente che avevano già comunicato di aver votato (ved. box a fianco). Inoltre, i ricercatori avevano scelto casualmente tre gruppi, ognuno composto da 600.000 utenti di Facebook, ai quali avevano inviato un messaggio modificato: un gruppo non aveva ricevuto le foto degli amici, un gruppo aveva ricevuto solo il messaggio "Oggi si vota" e il terzo gruppo non aveva ricevuto nessun messaggio.
Esaminando successivamente le liste elettorali, i ricercatori erano stati in grado di confrontare il comportamento dei tre gruppi: il gruppo che aveva ricevuto il messaggio con le foto degli amici aveva contribuito ad innalzare i votanti direttamente (su scala nazionale) di 60.000 unità e indirettamente (amici degli amici) di 280.000 unità, dimostrando l'effetto di contagio sociale dovuto a Facebook. Essi scoprirono inoltre che il 4% degli utenti che aveva dichiarato di aver votato non aveva detto la verità. Questo esperimento ha contribuito a innalzare il numero di votanti di 340.000 unità.
Ma questo è solo l'inizio, infatti, dato che solo l'1% degli utenti di Facebook dichiara il proprio orientamento politico (ma questo è ciò che Facebook dichiara per non allarmare gli utenti), i ricercatori non erano stati in grado di determinare se Facebook avesse orientato il voto verso un certo schieramento politico.

Esperimento di contagio emotivo condotto da Facebook nel 2010
polling USA
Un esperimento in cui a circa 61 milioni di elettori membri di Facebook, era stato inviato un messaggio (nei newsfeed) che ricordava che "Oggi si vota" con un link che permetteva di dire se l'utente aveva già votato, un contatore che mostrava quanti utenti di Facebook avevano già votato e le foto di sei friend dell'utente che avevano già comunicato di aver votato.
Voto
Una risposta provvisoria alla domanda " e-democracy: soluzione o illusione? "

James Fowler, responsabile dell'esperimento di Facebook, ha dichiarato alla CNN: "Se vogliamo trasformare il mondo in un posto migliore non dobbiamo solo cambiare il comportamento di una persona, ma anche usare la rete per influenzare gli amici di quella persona". A fronte di queste dichiarazioni e di questi esperimenti, la giornalista britannica Laurie Penny ha scritto un commento dal titolo "Gli esperimenti totalitari di Facebook" (Internazionale 11 luglio 2014) che evidenzia i rischi ai quali Internet espone la democrazia:

A parte la Cina, il popolo di Facebook supera il numero di abitanti di qualsiasi paese del mondo. Facebook è un paese a sé, un paese fatto di pura informazione dove le autorità sanno tutto quello che fate e possono cambiare tutto ciò che vedete senza avvertirvi. Possono decidere che in un particolare giorno riceverete solo belle notizie, così magari comprerete quello che vogliono. O voterete come preferiscono. Se Facebook è un paese, allora il suo sistema di governo è la dittatura aziendale. Dobbiamo difendere princìpi come il diritto a ricevere informazioni non alterate. Princìpi come il divieto per le aziende di manipolare il nostro comportamento elettorale, mai, per nessun motivo.

La convinzione che la Rete sia di per sè portatrice di democrazia si sta rivelando un'illusione, come ha chiaramente argomentato Fabio Chiusi nel suo libro (p.28):

L'Internet-centrismo, ossia l'idea che ogni questione politica, nel nostro caso, debba avere come referente ultimo proprio la rete. O meglio, internet, l'inesistente somma delle sue inesistenti proprietà naturali, ovvero [...]: dalla trasparenza, più o meno radicale, alla capacità di distruggere ogni gerarchia e concentrazione di potere.


Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)

Commenti
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Libri consigliati a chi vuole capire pro e contro della democrazia digitale
 
Chiusi
eBook gratuito
Iperdemocrazia
Stefano Rodotà
Come cambia la sovranità democratica con il web
copia non destinata alla vendita, omaggio dell'Editore - scarica il formato ePub
Edizione:2013
Collana:Opere varie
ISBN:9788858109502
pp:34
 
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 24 ottobre 2014

 
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