Insegnamento e pensiero critico - Pensiero Critico

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Insegnamento e pensiero critico

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Il punto chiave

La prima finalità dell'insegnamento è stata formulata da Montaigne: è meglio una testa ben fatta che una testa ben piena. (Edgar Morin)
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Ogni corso di studi dovrebbe avere come principale risultato la mutazione di un soggetto, necessariamente eterodiretto e subordinato ad una autorità forte e indiscussa, in soggetto pensante nei confronti del quale la disciplina diviene tutt'altra cosa: diviene consapevole accettazione e poi assunzione di un abito critico. Al termine di tale cammino l'individuo, trasformato in cittadino, entra in una realtà di cui dovrebbe poter comprendere la dinamica fondamentale, e cioè la costante tensione tra "vecchio" e "nuovo", tra autorità e libertà. (Luciano Canfora)

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Zone simboliche di apprendimento
ZPD
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Teaching
Scopi dell'insegnamento

Secondo lo storico Luciano Canfora uno dei compiti dell'insegnamento dovrebbe essere quello di fornire degli 'anticorpi ' rispetto alle ' mode '. Vale a dire trasmettere contenuti e 'stili di pensiero' che allontanino gli studenti dal "rumore esterno" consentendo di guardare alla realtà con spirito critico. In tale compito possono essere d'aiuto i " classici greci e latini ", come sostiene Luciano Canfora (Gli antichi ci riguardano - Editore Il Mulino), infatti la visione che essi offrono del mondo antico è l'opposto dell'Arcadia che immaginiamo. Tale  visione è così descritta da Canfora (p.59):


C'è nella realtà antica, la totalità dell'esistenza e questo permette di comprendere che i valori presenti in quel che ci resta del mondo antico "sono in conflitto tra loro'" E' un mondo dilaniato dal conflitto, è un mondo dove lo scontro tra visioni opposte alimenta la crescita e lo sviluppo intellettuale. Siamo dunque ben lungi dal potere immaginare o sognare che ci sia lì il tabernacolo dei valori raccolti in bene ordinati cassetti in cui noi ci vogliamo rispecchiare: quello è un mondo che aiuta a capire la 'difficoltà', a capire che non sempre i problemi hanno una soluzione.


Con queste parole Luciano Canfora mette in chiaro un concetto che non tutti condividono e cioè che "è normale" che la crescita culturale della società sia basata sui conflitti e che non sempre ci sono soluzioni, nel mondo antico come in quello contemporaneo. Il compito dei genitori e degli insegnanti dovrebbe allora essere quello di insegnare a guardare alle visioni opposte della realtà con spirito critico, senza pregiudizi e fanatismi.
Importanza dell'insegnante e Zona di Sviluppo Prossimale (ZPD)

Lo psicologo Lev S. Vygotskij, pioniere degli studi sull'insegnamento e l'apprendimento, condensati nel suo libro del 1934 "Pensiero e linguaggio" (Laterza ed.), sosteneva la natura sociale dell'apprendimento, vale a dire che lo sviluppo cognitivo di un bambino (ma anche di un individuo in genere) dovesse essere opportunamente sostenuto da un altro individuo (madre, padre, compagni, insegnanti, ecc.) e che si potesse immaginare che esso avvenga all'interno di una zona simbolica che egli denominò di "Zona di Sviluppo Prossimale" (ZPD: Zone of Proximal Development). Il concetto di ZPD, che venne adottato e ampliato da altri psicologi dopo la morte prematura di Vygotskij, consiste nell'immaginare che i risultati dell'apprendimento di ogni studente possano essere suddivisi in tre aree:


  1. Zona di sviluppo attuale: nella quale lo studente ha delle competenze che gli permettono di apprendere da solo
  2. Zona di sviluppo prossimale (ZPD): nella quale lo studente può apprendere solo se supportato da altri (insegnanti o pari grado con maggiori capacità)
  3. Zona di sviluppo potenziale : nella quale lo studente (in quel momento) non può apprendere (per incompetenze proprie rispetto alla complessità del compito)

Secondo questo modello, l'apprendimento è un "processo iterativo" che consente di guidare lo sviluppo cognitivo di un individuo ampliando gradualmente la sua area di sviluppo prossimale fino a raggiungere e saturare la sua area di sviluppo potenziale. Tale ampliamento è possibile solo con il supporto dell'insegnante con una modalità, di natura dialogica, che venne denominata da Jerome Bruner "scaffolding"  (che significa ponteggio o impalcatura), la quale si avvale di strategie adatte all'età e alle competenze dello studente, e che venne così definita da Wood, Bruner e Ross (1976 ved. bibliografia p.90):

Lo scaffolding è un processo che abilita un bambino o un novizio a risolvere un problema, assolvere un compito o raggiungere un obiettivo che andrebbe oltre le sue capacità se non avesse assistenza. Questo scaffolding consiste essenzialmente nel controllo, da parte dell'adulto, di quegli elementi del compito che, inizialmente, vanno oltre le sue capacità, permettendo così allo studente di concentrarsi solo sugli elementi alla portata delle sue capacità.

La zona di sviluppo prossimale, postulata da Vygotskij, è ancora oggi un concetto centrale nelle teorie dell'apprendimento perchè introduce un elemento di sfida, cioè richiede che l'insegnante proponga allo studente compiti che vadano oltre le sue competenze attuali, ma non elevate al punto tale da essere impraticabili in quel momento. 

Insegnare il pensiero critico
L'insegnamento ha privilegiato la separazione dei saperi a scapito della loro interconnessione e contestualizzazione. Questo porta a una difficoltà delle persone a vedere ogni informazione o conoscenza come inseparabili dall'ambiente in cui sono nate. Parole essenziali sull'insegnamento le ha scritte il filosofo Edgar Morin in vari libri tra i quali "La testa ben fatta" (p.15):

La prima finalità dell'insegnamento è stata formulata da Montaigne: è meglio una testa ben fatta che una testa ben piena. Cosa significa una testa ben piena è chiaro: è una testa nella quale il sapere è accumulato, ammucchiato, e non dispone di un principio di selezione e organizzazione che gli dia senso. Una "testa ben fatta" significa che invece di accumulare il sapere è molto più importante disporre allo stesso tempo di:

  • un'attitudine generale a porre e a trattare i problemi
  • principi organizzatori che permettano di collegare i saperi e dare loro senso

Infatti l'insegnamento del pensiero critico riguarda il "come pensare" piuttosto che "cosa pensare". E' piuttosto strano aspettarsi che gli studenti imparino, senza aver spiegato loro qualcosa sulle modalità dell'apprendimento. Benchè i contenuti siano importanti, ancora più importante è spiegare i processi con i quali avviene l'apprendimento, infatti il pensiero critico è un 'abito mentale' che richiede che gli studenti riflettano sul 'loro' pensare e su come migliorarlo.

Il pedagogista Robert Ennis, che ha definito il pensiero critico come "un pensiero razionale e riflessivo focalizzato a decidere cosa pensare o fare", nel corso della sua pluriennale carriera alla Cornell University ha insegnato il pensiero critico a migliaia di insegnanti. Una breve sintesi delle sue idee è: "21 strategie e tattiche per insegnare il pensiero critico" la cui versione originale è consultabile in inglese: Twenty-One Strategies and Tactics for Teaching Critical Thinking), e la cui traduzione in italiano è disponibile gratuitamente (PDF) a richiesta (inviare email con il modulo commenti).
E' meglio una testa ben fatta che una testa ben piena
Montaigne
L'esperienza umana in funzione del livello di sfida e di competenza
Boredom - anxiety
L'immagine descrive gli stati mentali sperimentati da un individuo nel corso della vita quotidiana secondo il modello di Mihaly Csikszentmihalyi. Il punto centrale, di completo equilibrio, è instabile e diverso da persona a persona. Lo stato di Flow si può definire uno stato di grazia per l'individuo che vive un'esperienza ottimale.
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insegnamento
L'esperienza ottimale

Uno psicologo ungherese dal nome impronunciabile, Mihaly Csikszentmihalyi, esponente di quella che è stata denominata psicologia positiva, famoso per i suoi studi su felicità e creatività, sostiene che le persone sono veramente appagate quando vengono completamente assorbite da un compito. Ogni persona ha sperimentato (almeno qualche volta) questo stato nel quale le sue abilità vengono messe in atto senza sforzo, il senso del tempo e i problemi emotivi sembrano sparire, ed egli assapora una potente sensazione di controllo su quanto avviene. Csikszentmihalyi ha denominato questo stato di concentrazione "flusso" o "esperienza ottimale" (1990 ved. bibliografia). 

Scrive Csikszentmihalyi (1990 p.5):


L'elemento chiave di un'esperienza ottimale è che è fine a se stessa. È un'esperienza autotelica. Il termine "autotelico" deriva da due parole greche, "auto", e "telos" che significa obiettivo. Si riferisce a un'attività autonoma, che non è fatta con l'aspettativa di un futuro beneficio, ma semplicemente perché il fare in sé è la ricompensa. Insegnare qualcosa ai bambini al fine di trasformarli in buoni cittadini non è un'attività autotelica, mentre insegnare perché si ha piacere ad interagire con loro lo è. Molte attività piacevoli non sono naturali; esse richiedono uno sforzo che inizialmente si è riluttanti a fare. Ma una volta che l'interazione inizia a fornire feedback alle competenze della persona, di solito comincia ad essere intrinsecamente gratificante.

Il 'flusso' nel contesto familiare ha cinque caratteristiche:

  • Chiarezza: i bambini sanno ciò che i genitori si aspettano da loro;
  • Autobilanciamento: i bambini sanno che i loro genitori sono interessati a ciò che stanno facendo in quel momento;
  • Scelta: i bambini sentono di avere varie possibilità tra cui scegliere;
  • Impegno: fiducia che permette al bambino di sentirsi a suo agio in modo tale da mettere da parte le difese e diventare consapevolmente coinvolto;
  • Sfida: offrire opportunità per l'azione, che siano gradualmente complesse.

    Questi stessi elementi sono necessari per creare 'flusso' e dare significato a una vita di lavoro e ai propri rapporti con gli altri.

1. Aprire un canale per l'apprendimento per sfuggire alla noia e all'ansia
ansia- noia
Il canale dell'esperienza ottimale e la zona di sviluppo prossimale

Csikszentmihalyi conosceva bene le idee di Vygotskij ed era rimasto colpito in particolare dalla ripetitività e ridondanza del lavoro imposto ad ogni studente per l'apprendimento dei vari concetti nella scuola convenzionale. La noia risultante da quest'attività lo aveva convinto che gli studenti raramente sperimentano uno stato di "flusso", anche perchè essi passano la maggior parte del loro tempo scolastico al di fuori della loro zona di sviluppo prossimale.

Csikszentmihalyi si convinse che, per attuare un insegnamento efficace, occorresse inserire la ZPD all'interno di un canale di flusso, nel quale lo studente potesse sentirsi motivato da un senso di sfida e premiato dal constatare l'incremento delle proprie competenze.

2. Collocare la ZPD nel canale di flusso
ZPD
impegno
3. Processo di apprendimento gratificante
competenza
Quando uno studente si trova nello stato S1 ci sono due possibilità:

1. se egli, studiando, non riesce ad acquisire maggiori competenze
si sposta verso lo stato S3 di ansia crescente dovuta alla insod-
disfazione per l'inutilità dei suoi sforzi

2. se egli, studiando, ottiene dei risultati, più acquisisce
competenze e più si sposta verso uno stato di noia S2, dovuto a una riduzione della sfida

Entrambi gli stati (S2 ed S3) possono essere ribilanciati, o aumentando il livello di sfida (da S2 a S4) oppure con l'aumento delle competenze (da S3 a S4).
La valutazione della conoscenza
Intervista a Martha Nussbaum (con sottotitoli in italiano) rilasciata in preparazione del convegno FLC CGIL del 16-17 ottobre 2013
Trasformare un giovane studente in un cittadino

Nell'ottobre 2013 la filosofa statunitense Martha Nussbaum, intervenendo in video per introdurre un convegno sulla valutazione della conoscenza (efficacia dei Test Invalsi  per la valutazione dei livelli di apprendimento degli studenti nella Scuola Italiana), ha espresso il suo rammarico sostenendo che tali test a risposta multipla (come l'Invalsi) deprimono il pensiero critico e non sono in grado di esprimere la reale preparazione dello studente.
Per questi motivi gli italianisti dell'ADI si oppongono ai test INVALSI per la valutazione dell'insegnamento di 'italiano' nella scuola superiore.

Secondo la Nussbaum la democrazia non sopravvive quando le persone delegano le loro decisioni alle autorità oppure si lasciano influenzare dalla pressione del gruppo sociale al quale appartengono.
In altre parole: le nazioni che hanno a cuore la democrazia educano i cittadini al pensiero critico e ne salvaguardano la capacità di decidere autonomamente.

Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


Commenti
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Libri consigliati a chi vuole riflettere sullo scopo dell'insegnamento
 
Nussbaum
Canfora
Vygotskij
Calvani
Morin
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 13 settembre 2015

 
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