La differenziazione del sé è il più importante processo evolutivo per il funzionamento sociale umano. - Pensiero Critico

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Coloro cui sfugge completamente l'idea che
è possibile aver torto non possono imparare nulla,
tranne la tecnica. (Gregory Bateson)
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La differenziazione del sé è il più importante processo evolutivo per il funzionamento sociale umano.

Teorie > Concetti > Resilienza
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Il punto chiave
Per diventare se stesso ogni individuo deve rinunciare alla 'fusione' emotiva con la propria famiglia o con il proprio gruppo sociale e differenziarsi. In tal modo può 'tentare' di diventare mentalmente autonomo e contribuire allo sviluppo sociale e culturale della società.
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Quanto più alto è il livello di differenziazione dei membri di una famiglia o di un altro gruppo sociale, tanto più essi sanno cooperare, ricercare il benessere reciproco e rimanere sufficientemente a contatto durante periodi di tensione come di calma. Quanto più basso è il livello di differenziazione, tanto più probabile è che la famiglia, quando è in tensione, regredisca a comportamenti egoistici, aggressivi e di rifiuto; coesione, altruismo e cooperazione scompaiono. (Murray Bowen, Michael Kerr)
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In una famiglia ben differenziata il sé del bambino non è incorporato automaticamente dagli altri attraverso una pressione emotiva con cui si mira a ottenere l'accettazione e l'approvazione. Al contrario, opinioni, valori e convinzioni si formano con la riflessione e sono coerenti reciprocamente, Il bambino nel crescere è parte della famiglia e, nello stesso tempo, ne è separato. (Murray Bowen, Michael Kerr)
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Quanto più basso è il livello di differenziazione in una persona, tanto minore è il suo adattamento allo stress. (Michael Kerr, Murray Bowen)
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La verità è che i contemporanei siamo appena un migliaio. Jung ha ragione. Tutti gli altri vivono in epoche assurde, disparate. Come nutrire una speranza, costruire un mondo migliore, una società più alta, se viviamo ancora nel neolitico, la maggior parte, e si rubano l'osso? (Ennio Flaiano - Autobiografia del Blu di Prussia)
Altan
Cos'è il sé
Ogni persona, dalla nascita alla morte, è sottoposta costantemente a due forze psichiche opposte, di natura inconscia, che la costituiscono individualmente e socialmente, esse sono: individuazione e identificazione. Si tratta di strategie di sopravvivenza che ogni essere umano è costretto a usare e che il sociologo Luciano Gallino ha descritto nel libro "L'attore sociale"; egli scrive (p. 169):

Individuazione e identificazione sono, ambedue, predicati apponibili ad un soggetto individuale, una persona. Per l'individuo, individuazione significa capacità di stabilire una differenza osservabile tra sè e l'altro, di differenziarsi dal mondo, e di mantenere nel tempo il senso di tale differenza.

Il concetto del "Sé" è multiforme ed appare tardi nell'opera di diversi psicoanalisti, il primo a parlarne è Carl Gustav Jung nel libro "Tipi psicologici" nel quale egli assegna al "Sé" il compito di rappresentare l'unità e la totalità della psiche individuale (sia conscia sia inconscia).

Per Jung il "Sé" precede la costruzione dell'Io cosciente ed è espressione delle potenzialità dell'individuo, meta della sua realizzazione che si ottiene tramite il processo di "individuazione".

Cos'è la differenziazione del sé
Il processo mentale di differenziazione del sé è probabilmente il processo evolutivo più importante per il funzionamento sociale umano. Nel regno animale le tendenze antisociali sono predominanti. Gli esseri umani, invece, hanno una capacità maggiore di ogni altro mammifero a mantenere attiva un'organizzazione sociale, sia in condizioni di calma che di tensione. Scrivono gli psicologi Michael Kerr e Murray Bowen nel libro "La valutazione della famiglia" (p.109):

La differenziazione del sé può essere un altro importante fattore che ha contribuito a invertire nell'evoluzione la tendenza antisociale durata per un miliardo di anni.

La capacità di pensare e riflettere, di non reagire automaticamente a stimoli emotivi interni ed esterni, dà all'uomo la capacità di trattenere spinte egoistiche e malevole, anche durante periodi di forte ansia. Il compito della famiglia, nel favorire la differenziazione dei figli è fondamentale come scrivono Kerr e Bowen (pp.110-111):

Durante il periodo di sviluppo del bambino, destinato prevalentemente alla sua maturazione fisica, la sua capacità di essere responsabile di se stesso aumenta gradualmente. Col passare degli anni, il ragazzo ha il compito di diventare un vero e proprio individuo, e i genitori hanno il compito di comportarsi in modo da permettere che questa individualità emerga. [...]  La forza della fusione spinge figlio e famiglia a pensare, sentire e agire come un tutt'uno. Il risultato di queste forze vitali contrapposte sta nel fatto che nessuno raggiunge una separazione emotiva completa dalla famiglia; il primo attaccamento non scompare mai completamente. In una famiglia ben differenziata, emotività e soggettività non influenzano fortemente la relazione tra i genitori o le relazioni tra genitori e i figli. Se l'emotività e la pressione per la fusione sono poco intense, un bambino può crescere pensando, sentendo e agendo da solo. Egli può vedere nei genitori, nei fratelli o negli altri non solamente delle persone che svolgono dei ruoli nella sua vita, ma degli individui distinti e separati.

Come l'attenzione della psicologia si sposta dall'individuo alla famiglia
L'attenzione degli psichiatri e degli psicoanalisti della prima metà del '900 si concentrò sul singolo individuo, come evidenzia lo psicologo Murray Bowen nel libro "Dalla famiglia all'individuo" (p.18):

La teoria psicoanalitica scaturì da un dettagliato studio del paziente individuale. Concettualizzazioni in merito alla famiglia furono frutto più delle percezioni  che di essa aveva il paziente che dell'osservazione diretta della famiglia stessa. Secondo questa impostazione analitica, l'attenzione era concentrata sul paziente, mentre la famiglia rimaneva al di fuori del campo d'interesse teorico e terapeutico.

La rigidità di questo modello era noto agli psichiatri del tempo che iniziarono a sviluppare una terapia della famiglia basata sul concetto di "doppio legame", mentre Bowen scelse una strada diversa sviluppando una "psicoterapia della famiglia" che aveva lo scopo di aiutare gli individui a "differenziare" se stessi dagli altri membri della famiglia.  

La famiglia
La famiglia di Carl Jung
Triangoli emotivi nella famiglia
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La triangolazione all'interno della famiglia
Se emergono comportamenti patologici in una persona, osservando i comportamenti dei membri della sua famiglia si riesce a vedere di più che osservando la singola persona, infatti la famiglia non è altro che un sistema relazionale. Secondo Murray Bowen i processi relazionali che si svolgono all'interno di una famiglia hanno una forma triangolare, cioè vengono coinvolte tre persone, di solito padre, madre e un figlio. Scrive la psicologa Serena Mancioppi (vedi bibliografia):

La triangolazione, dispiegandosi da una generazione all’altra, rende sempre più difficile il processo di individuazione dei singoli membri della famiglia, fino ad arrivare ai casi estremi di simbiosi familiare in cui la non differenziazione del sé di ciascuno è massima. Secondo Bowen è un tipo di coazione a ripetere applicata alle generazioni, in cui ogni generazione fa ricadere la sofferenza su quella successiva. [...] Le relazioni triangolari definiranno anche la partecipazione ad altre esperienze triangolari con gli altri sottosistemi familiari (ad esempio quello dei fratelli o in generale con la famiglia allargata) e con il sistema amicale e professionale. La non differenziazione dalla famiglia di origine porterà, in un momento successivo del ciclo di vita dell’individuo, a uno spostamento sul partner della richiesta di soddisfacimento dei bisogni rimasti inappagati; quando questa richiesta di appagamento, inevitabilmente, fallirà, l’ansia spingerà nuovamente alla ricerca di un alleanza con i figli.

Le modalità di utilizzo dei triangoli nel conflitto familiare vengono descritte dallo psicologo Mariano Lizzadro che scrive (vedi bibliografia):


Centrale nella teoria di Murray Bowen è il concetto di massa indifferenziata dell’io familiare, ossia di una “sorta” di processo emotivo che gira dentro alla famiglia nucleare composta da padre, madre e figli. Una massa indifferenziata dell’io familiare può “funzionare” in modo che fra i vari membri vi siano fasi di vicinanza normali che possono trasformarsi in un eccesso di vicinanza, o “funzionare” in modo che fra i membri della famiglia vi siano fasi di rifiuto ostile e distante che sfociano in sentimenti di repellenza, ed a volte anche di odio. In ogni sistema emotivo della famiglia le tensioni si muovono e si dirigono attraverso una serie ordinata di alleanze e di rifiuti di cui il triangolo è la forma basilare. Un triangolo è formato da una diade, cioè due persone che hanno un’alleanza emotiva ed un terzo che cerca di conquistarsi il favore di uno dei due o che viene chiamato in causa per allearsi con uno dei due, questo accade quando la tensione non è elevata. Man mano che la tensione cresce il terzo acquista potere nel senso che gli altri due fanno a gara per portarselo dalla propria parte, per includerlo nel conflitto. Più aumenta la tensione ed il conflitto e più assumono importanza i vari triangoli emotivi che si sono formati e viceversa più la tensione è bassa ed il conflitto assente e minore è l’importanza dei triangoli.
Differenziazione del sé e pensiero critico
Il livello di differenziazione del singolo individuo influisce sulla sua razionalità, cioè sulla capacità di distinguere tra sentimenti e pensieri, infatti "Essere razionali significa agire per raggiungere i propri obiettivi di vita usando i migliori mezzi possibili" come scrivono gli psicologi Stanovich e West. La maggiore differenza tra le persone è capire se le loro decisioni e i conseguenti comportamenti sono guidati dai sentimenti o dai pensieri come scrivono Kerr e Bowen nel libro "La valutazione della famiglia" (p.113):

La caratteristica che descrive meglio la differenza tra persone è il grado in cui esse sono capaci di distinguere tra il processo affettivo e il processo intellettivo. Associata alla capacità di distinguere tra sentimenti e pensieri è la capacità di scegliere tra il farsi guidare nel comportamento dai sentimenti o dai pensieri. Quanto più è coinvolgente e intensa l'atmosfera in cui cresce una persona, tanto più la sua vita è governata dalle reazioni affettive proprie e altrui. Le persone che hanno raggiunto il livello minimo di separazione emotiva dai loro familiari hanno la capacità minima di distinguere tra pensiero e sentimento. Le persone che hanno raggiunto una grande separazione emotiva  dalla propria famiglia hanno la capacità massima di distinguere tra pensiero e sentimento. Aumentare la propria capacità di distinguere tra pensiero e sentimento dentro di sé e negli altri e imparare a usare questa capacità per dirigere la propria vita e risolvere i problemi è il principio guida centrale della psicoterapia familiare.

Il pensiero psicoanalitico, facendo emergere l'essere umano dalla "condizione di indifferenziazione" nella quale soprattutto il pensiero religioso l'aveva posto, ha completato l'opera che il pensiero di Galileo Galilei aveva iniziato, creando le condizioni per un forte sviluppo del metodo scientifico.

Raccolta differenziata dei rifiuti
I rifiuti diventano utili solo se vengono differenziati. Analogamente ciò avviene per gli esseri umani.
Una persona differenziata è una persona utile agli altri
Per spiegare la straordinaria utilità della differenziazione del sé per lo sviluppo della società umana si può usare la formidabile metafora dell'associare gli esseri umani ai rifiuti urbani e guardare al processo che la differenziazione dei rifiuti consente, cioè il loro riciclo e riutilizzo in altra forma. L'essere umano diventa utile e importante per la società in cui vive quanto più egli è differenziato dalla sua famiglia o dal suo gruppo sociale. Infatti, in tal modo, egli può liberarsi di vecchie visioni e guardare al mondo in modo nuovo, creando qualcosa di nuovo per sé e per gli altri.

Livelli di differenziazione del sé
Secondo Kerr e Bowen esiste un livello "di base" di differenziazione  del singolo individuo che equivale al grado di separazione emotiva dalla propria famiglia di origine e non dipende dal processo di relazione. Esso dipende dalla differenziazione raggiunta dai suoi genitori, che a sua volta è deteraminato dalla differenziazione raggiunta dai genitori dei genitori. La differenziazione del sé è un processo generazionale. Scrivono Kerr e Bowen nel libro "La valutazione della famiglia" (pp.114-115):

Il livello di base è abbastanza ben stabilito nel momento in cui il bambino raggiunge l'adolescenza, e generalmente rimane fissato per tutta la vita, sebbene esperienze di vita insolite o uno sforzo strutturato per aumentare il livello di base in un momento successivo della vita possano produrre alcuni cambiamenti. L'esperienza clinica suggerisce che una persona deve essere autosufficiente e vivere in modo indipendente dalla famiglia di origine per poter riuscire a modificare il proprio livello di differenziazione di base in relazione alla famiglia.

Esiste poi un livello "funzionale" di differenziazione che viene influenzato dal livello di ansia cronica nei sistemi di relazione più importanti dell'individuo. Secondo Kerr e Bowen il livello funzionale può essere aumentato da tutte le esperienze culturali che l'individuo si trova ad esperire nel proprio ambiente, quali: relazioni, uso di droghe, opinioni, valori culturali, dogmi religiosi e superstizioni. Scrivono Kerr e Bowen (p. 115):

Dopo un divorzio, il funzionamento di un coniuge può aumentare e quello dell'altro diminuire. Questo è un cambiamento di livello funzionale  e non di livello di base. [...] Il livello funzionale può essere superiore al lavoro che a casa, può aumentare o diminuire dopo la nascita di un figlio. Può continuare a diminuire per un lungo periodo successivo alla morte di un genitore. Le persone con alti livelli di base possono adattarsi a cambiamenti come nascite e morti senza forti alterazioni del livello funzionale, ma persone poco differenziate possono manifestare una diminuzione permanente del livello funzionale dopo tali eventi.

Bowen ha creato una scala di differenziazione di base suddivisa in quattro zone (0-25, 25-50, 50-75 e 75-100) definendo le caratteristiche di ogni fascia (vedi box a fianco).

Scala di differenziazione del sè di Murray Bowen
Bowen
La scala definisce il livello di differenziazione e di separazione emotiva dalla famiglia di origine raggiunta da un individuo
Altan
Scala di differenziazione del sé
La descrizione delle varie fasce di differenziazione, a cura di Murray Bowen, è tratta dal libro "La valutazione della famiglia alle pp. 117-124:

  • da 0 a 25: persone incapaci di distinguere tra pensieri e sentimenti. Queste persone vivono in un mondo di sentimenti, anche se nella parte più bassa di questa gamma sono così sensibili al mondo che le circonda da aver perduto la capacità di sentire. Emotivamente bisognosi e altamente reattivi agli altri, difficilmente mantengono relazioni di lunga durata. Tali persone hanno un alto livello di ansia cronica ed è difficile, perciò, che trovino situazioni in cui potersi sentire veramente bene. Dipendono a tal punto dalle opinioni degli altri e da ciò che gli altri vogliono da loro che il loro funzionamento è quasi totalmente governato dalle loro reazioni emotive all'ambiente. Non avendo raggiunto una sufficiente separazione emotiva dalle proprie famiglie, la loro vita è caratterizzata da una continua ricerca di relazioni che possano riprodurre l'attaccamento e l'originale dipendenza dalla famiglia. All'estremo più basso della scala si trovano coloro che non possono vivere al di fuori delle istituzioni o che vivono ai margini della società. Le persone con scarsissima differenziazione, se si trovano in una situazione di forte tensione, possono colpire crudelmente gli altri, specialmente coloro da cui dipendono di più.

  • da 25 a 50: queste persone hanno sé scarsamente definiti, ma una certa capacità di differenziazione. [probabilmente la maggior parte delle persone nella società italiana appartiene a questa fascia] Mancando di opinioni e convinzioni proprie, si adeguano rapidamente all'ideologia prevalente. Fortemente suggestionabili e pronte a imitare gli altri per essere accettate, tali persone sono, sul piano ideologico, dei camaleonti. Di solito adottano punti di vista che sono più complementari al loro sistema emotivo e si servono di autorità come i valori culturali, la religione, la filosofia, la legge, i regolamenti, la scienza, i medici e altre fonti per sostenere le loro posizioni nella vita. Sono sensibili alla disarmonia affettiva, alle opinioni degli altri e al bisogno di suscitare buona impressione. Sono abili nello studiare le espressioni del volto, i gesti, i toni di voce e le azioni che potrebbero indicare approvazione o disapprovazione. Adottando le opinioni condivise da un gruppo, a prescindere dal fatto che queste opinioni si basino su emozioni o siano addirittura antiquate, una persona può entrare a far parte del gruppo. Il legame può servire a calmare e stabilizzare l'individuo. Insieme al vero-sé esiste il falso-sé (o pseudo-sé) che è una finzione che tutti gli individui attuano fin dall'infanzia per salvaguardare le proprie relazioni. Quando due persone si sposano, il falso-sé di ciascun partner si fonde nella relazione. Pur potendo il falso-sé essere modellato e modificato dagli altri, la maggiore vulnerabilità si manifesta nelle relazioni di forte intensità, quelle, cioè, in cui le persone trovano più difficile permettersi a vicenda di essere ciò che sono. Ciascuno reagisce alle opinioni, agli atteggiamenti, ai valori e al modo d'essere dell'altro e tenta di modificarli. Se una persona riesce a predominare, le sue opinioni, i suoi valori e i suoi atteggiamenti diventano dominanti nella relazione.

  • da 50 a 75:  il sistema intellettivo di queste persone è sviluppato abbastanza da permettere di prendere alcune decisioni in modo autonomo. L'intelletto riconosce che un po' di disciplina è necessaria per guidare il sistema emotivo. Hanno una minore ansia cronica, minore reattività emotiva e maggiore sé reale. Sono più liberi di spostarsi tra l'intimità emotiva e l'attività diretta verso un obiettivo. Possono trarre reciprocamente piacere e soddisfazione ed essere liberi di partecipare a situazioni fortemente emotive sapendo che riusciranno a sciogliersi con il ragionamento logico quando se ne presenterà la necessità. Sotto tensione le persone del settore 50-75 possono sviluppare sintomi fisici, emotivi e di ordine sociale piuttosto gravi, ma i sintomi sono generalmente saltuari e la loro risoluzione è più veloce. Uno stato psicotico transitorio è ancora possibile, ma per provocarlo occorre un grado eccezionale di tensione. Potranno attraversareperiodi di rilassamento in cui lasceranno completamente la guida del sistema emotivo al pilota automatico, ma, quando emergeranno delle difficoltà, riprenderanno il comando, calmeranno l'ansia ed eviteranno una crisi.

  • da 75 a 100: sembra che siano poche le persone che funzionano a questo livello di differenziazione del sé. Dall'infanzia comincia a differenziarsi dai genitori e da adulto diventa una persona 'orientata verso il sé'. Pur essendo sempre sicuro delle sue opinioni e convinzioni, non è dogmatico o rigido nel modo di pensare. Sa ascoltare e valutare i punti di vista degli altri e liberarsi di vecchie credenze per abbracciarne di nuove. Sa ascoltare senza reagire e sa comunicare senza polemizzare con gli altri. E' in grado di rispettare l'identità di un altro senza diventare critico o essere emotivamente coinvolto nel cercare di modificarne il modo di vivere. Si assume la responsabilità totale di se stesso e nei confronti degli altri, verso i quali, però, non arriva a sentire una responsabilità eccessiva. Non ha 'bisogno' di dominare l'altro danneggiandone il funzionamento e l'altro non si sente 'usato'. Tollerante e rispettoso delle differenze, evita di farsi coinvolgere in polemiche contro le idee di altri. Valuta realisticamente se stesso e gli altri e non si preoccupa del posto gerarchico che occupa. Tollera bene sentimenti intensi e perciò non agisce automaticamente per attenuarli.

Individuazione è "diventare se stessi"

L'individuazione è un processo psichico inconscio che dura tutta la vita. Gustav Jung, nel libro "L'io e l'inconscio", lo definisce così (pp. 85-86):


Individuarsi significa diventare un essere singolo e, intendendo noi per individualità la nostra più intima, ultima, incomparabile e singolare peculiarità, diventare sé stessi, attuare il proprio Sé. "Individuazione" potrebbe dunque essere tradotto anche con l' "attuazione del proprio Sé" o "realizzazione del Sé". [...] In genere non si distingue sufficientemente tra individualismo e individuazione. L'individualismo è un mettere intenzionalmente in rilievo le proprie presunte caratteristiche in contrasto coi riguardi e gli obblighi collettivi. L'individuazione invece implica un migliore e più completo adempimento delle destinazioni collettive dell'uomo, poichè un'adeguata considerazione della singolarità dell'individuo favorisce una prestazione sociale migliore di quanto risulti se tale singolarità viene trascurata o repressa.

Cosa si può fare per individuarsi e migliorare il proprio livello di separazione emotiva? Secondo Bowen (p. 124):

Quasi tutte le persone desiderano essere degli individui, ma non tutti sono disposti a rinunciare all'interdipendenza per poter raggiungere una maggiore individualità. [...] Rinunciare a una certa interdipendenza non significa rinunciare all'intimità emotiva. Significa che il proprio funzionamento diventa meno dipendente dal sostegno e dall'accettazione degli altri. E' prevedibile che si manifesti un certo rifiuto quando si prende una direzione che non è approvata dal coniuge, dai genitori, dai colleghi e da altri. [...] Un cambiamento del livello può essere raggiunto mentre si è in relazione con altri significativi a livello emotivo, ma non quando altri sono evitati o quando le proprie azioni distruggono una relazione. [...] Per navigare nella palude emotiva occorrono una direzione chiara e una tolleranza per i sentimenti intensi, che spingano a rinunciare a un atteggiamento egoistico e a ristabilire l'armonia della relazione.

L'individuazione di ogni individuo viene favorita oppure ostacolata dall'ambiente sociale nel quale l'individuo si trova a crescere cioè, come scrive lo psicologo Urie Bronfenbrenner nel libro "Rendere umani gli esseri umani", dall'ecologia dello sviluppo umano (p.9):
Le possibilità di crescita, di evoluzione e di benessere dell'uomo non dipendono da una causa singola ma sono piuttosto legate a una complessa rete di strutture che comprendono gli individui con le loro specificità biologiche e psicologiche, l'ambiente, i gruppi, la cultura, la società nel suo insieme.
Conclusioni (provvisorie): Per diventare se stesso ogni individuo deve rinunciare alla 'fusione' emotiva con la propria famiglia o con il proprio gruppo sociale e differenziarsi
Carl Gustav Jung assegna al "Sé" il compito di rappresentare l'unità e la totalità della psiche individuale (sia conscia sia inconscia). Il processo mentale di differenziazione del sé è probabilmente il processo evolutivo più importante per il funzionamento sociale umano. Nel regno animale le tendenze antisociali sono predominanti. Gli esseri umani, invece, hanno una capacità maggiore di ogni altro mammifero a mantenere attiva un'organizzazione sociale, sia in condizioni di calma che di tensione. La capacità di pensare e riflettere, di non reagire automaticamente a stimoli emotivi interni ed esterni, dà all'uomo la capacità di trattenere spinte egoistiche e malevole, anche durante periodi di forte ansia. Gli psicologi Michael Kerr e Murray Bowen nel libro "La valutazione della famiglia"  scrivono: "La forza della fusione spinge figlio e famiglia a pensare, sentire e agire come un tutt'uno. Il risultato di queste forze vitali contrapposte sta nel fatto che nessuno raggiunge una separazione emotiva completa dalla famiglia; il primo attaccamento non scompare mai completamente. In una famiglia ben differenziata, emotività e soggettività non influenzano fortemente la relazione tra i genitori o le relazioni tra genitori e i figli. Se l'emotività e la pressione per la fusione sono poco intense, un bambino può crescere pensando, sentendo e agendo da solo. Egli può vedere nei genitori, nei fratelli o negli altri non solamente delle persone che svolgono dei ruoli nella sua vita, ma degli individui distinti e separati."  Il livello di separazione emotiva dalla propria famiglia è un processo generazionale che non dipende solo dai propri genitori ma anche dai nonni, bisnonni, ecc. Secondo Bowen "un cambiamento del livello può essere raggiunto mentre si è in relazione con altri significativi a livello emotivo, ma non quando altri sono evitati o quando le proprie azioni distruggono una relazione".
Letteratura che orienta la realtà
In un'intervista di Stefano Massini a Daniel Pennac, i due scrittori discutono dell'influenza che la letteratura esercita sulla società. Essi elencano gli autori che hanno permesso loro di orientarsi in situazioni difficili, come quella in cui non si riesce a padroneggiare la realtà. I libri suggeriti per capire "la frustrazione" sono: "La porta" di Magda Szabò, "Bartleby lo scrivano" di Herman Melville e "Pastorale americana" di Philip Roth.

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Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 29 agosto 2019

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