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Quali società hanno un futuro: quelle religiose o quelle laiche?

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Il punto chiave

La laicità va intesa come quel «metodo che permette di convivere in modo che ogni tradizione, cultura, visione del mondo o fede possa riconoscersi impegnata con gli altri nella costruzione quotidiana di una convivenza umanizzata e giusta». (Roberto Mancini)

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Le religioni sono destinate a perdere la loro funzione a favore di efficaci istituzioni moderne in grado di soddisfare i bisogni umani in particolare nel campo educativo e in quello dei servizi sociali. (Pippa Norris, Ronald Inglehart)

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Rispetto alla situazione attuale, l'impennata del fondamentalismo sarà percepita molto più intensamente nell'Occidente laico rispetto a quanto avviene nelle regioni in via di sviluppo. E sarà così perchè si verificherà la storica fusione tra fondamentalismo religioso e rivoluzione demografica. (Eric Kaufmann)

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Le istituzioni laiche sono costose e fragili, e richiedono una manutenzione costante se vogliono diventare (o rimanere) democratiche, dato che sono sempre soggette all'avidità e alle inclinazioni antisociali dei singoli.

religione
I am secular.
One of the famous four cats!
Cos'è il fondamentalismo religioso
La tecnologa Karine Barzilai-Nahon e il politologo Gad Barzilai nel loro studio sul rapporto tra uso di Internet e fondamentalismo religioso (ved. bibliografia), dal quale è emerso che la penetrazione di Internet non ha drasticamente modificato il fondamentalismo delle comunità di ebrei ultraortodossi, così definiscono il fondamentalismo religioso:

Nella cultura popolare, il termine "fondamentalismo"  spesso denota estremismo politico, violenza e terrorismo. Tuttavia abbiamo a che fare con aspetti più ampi del fondamentalismo religioso. Il fondamentalismo religioso è essenzialmente un approccio ultraconservativo ai testi religiosi attraverso il tentativo di evitare compromessi pragmatici con la modernità. Quindi esso può essere percepito come la reazione alla modernità con lo scopo di preservare i valori contro le tentazioni secolari della modernità (Marty e Appleby 1991, 1993).
Religione e laicità
Laicità è un concetto che diventerà sempre più comune sulla spinta della secolarizzazione della società. Il filosofo Massimo Cacciari (ved. bibliografia) così la definisce (p. 174):

Per comprendere cosa si intende per «laicità positiva» credo basti, ancora una volta, andare all’etimologia della parola laico, da làos (popolo). Si tratta di quello spazio sano, positivo e propositivo di confronto, dialogo, ambito in cui affrontare i conflitti. La città dell’uomo è laica, governata dal popolo.

Gli scontri di opinione tra credenti e laici sono destinati a crescere soprattutto nel dibattito sull'educazione. Il pedagogista Giuseppe Tacconi (ved. bibliografia) chiarisce la differenza tra laicismo e laicità (p. 3):

Nel dibattito culturale attuale, si tende per lo più a distinguere tra “laicismo”, che in genere implica il rifiuto di ogni prospettiva religiosa o, al massimo, una sua riduzione alla sfera privata (e che talvolta ha significato anche limitazione e delegittimazione della fede, lotta alle istituzioni religiose e alla loro influenza nella società e nello Stato), e “laicità”, che implica distinzione e autonomia reciproca, ma non indifferenza o ostilità, tra sfera politica e sfera religiosa e apre ad un confronto pubblico tra le varie religioni o altri orientamenti di pensiero, nello spazio democratico.

I fenomeni sociali che investono le società odierne (globalizzazione, multiculturalità, migrazioni, integrazione, fondamentalismi, ecc) richiedono un'educazione alla cittadinanza in senso interculturale, come scrive Tacconi (p. 19):

La laicità come metodo segna la pista su cui può incamminarsi un’educazione alla cittadinanza in senso interculturale, alla riscoperta della comune  cittadinanza universale, condizione a cui apparteniamo e insieme compito da adempiere. In un tempo in cui rigurgiti identitari contrappongono costantemente il “noi” al “loro” e fanno parlare di “nostra” cultura, “nostra” religione, “nostre” radici, contrapposte a quelle degli altri, l’assunzione della prospettiva della laicità come metodo aiuta a declinare un “noi” originario, inclusivo di tutta l’umanità, che viene prima di qualsiasi altro “noi” (etnia, nazione, comunità locale, famiglia...) e lo include. Non è solo un’esigenza dettata dalla società che abitiamo, sempre più multiculturale, in cui etnie, culture e religioni sono costrette a convivere e non hanno alternativa all’imparare a farlo, ma un’esigenza profonda, ontologica, che, in ultima analisi, si radica nella stessa condizione umana.
Secolarizzazione dell'Occidente
La teoria della secolarizzazione, propugnata da alcuni dei pensatori più importanti del Novecento (Karl Marx, Max Weber ed Emile Durkheim), sostiene che le religioni siano destinate a diventare sempre più insignificanti con l'avanzare della modernità e razionalità nelle società industriali. Lo psicoanalista Luigi Zoja, nel delineare il transito della cultura europea verso la modernità, nel libro "Psiche" scrive (pp. 53-56):

Il passaggio decisivo verso la modernità è chiamato [da Max Weber] "disincanto del mondo". Esso è il risvolto psicologico collettivo del processo scientifico modernizzatore. Con l'avanzare di quest'ultimo si dilegua la percezione che il mondo circostante sia abitato da forze magiche, misteriose, irrazionali. Gli oggetti sono quello che sono, non sono più dotati di poteri inspiegabili. Vero potere è quello della mente che, attraverso le scienze, si prepara a spiegare ogni cosa. [...] La psiche collettiva preferirebbe l'evento sacro, partecipativo, che rende visibile l'anima del mondo. Ma la medicina e il singolo paziente, cui sempre più le cure sono demandate, scelgono l'intervento secolare e prosaico. Con la secolarizzazione, non ci si affida più a un Dio, ma al proprio giudizio. Questo lascia aperte possibilità infinite, perchè infinite sono le voci della coscienza individuale.

Negli ultimi anni la teoria della secolarizzazione è stata confutata da diversi sociologi che, come fa notare il sociologo Detlef Pollack (ved. bibliografia), esprimono posizioni variegate sul difficile rapporto tra religione e modernità:

Nelle scienze sociali, un nuovo discorso sulla religione nella società moderna si è affermato. Non è più la grande narrazione che la religione sia in calo di significato che domina le prospettive nel campo delle scienze sociali. Le nuove parole chiave sono "deprivatizzazione del religioso" (José Casanova), "Il ritorno degli dei" (Friedrich Wilhelm Graf), "re-incanto del mondo" (Ulrich Beck) - o, molto semplicemente, desecolarizzazione (Peter L . Berger)

Tra i socioIogi più quotati negli studi a favore della teoria della secolarizzazione, si distinguono Pippa Norris e Ronald Inglehart (ved. bibliografia), che hanno svolto un'importante analisi dei motivi che confermano la "Teoria della secolarizzazione" e la validità del suo assunto di base, cioè quello che vede religione e sviluppo economico inversamente correlati. Analizzando i dati del World Value Survey di circa settanta Paesi per un periodo di vent'anni, Norris e Inglehart hanno concluso che le religioni sono destinate a perdere la loro funzione a favore di efficaci istituzioni moderne in grado di soddisfare i bisogni umani in particolare nel campo educativo e in quello dei servizi sociali.

Stati Uniti anomalia dell'Occidente

Norris e Inglehart hanno anche evidenziato il "ruolo atipico degli USA" rispetto ai paesi europei più sviluppati; gli USA, infatti, presentano caratteristiche da sottosviluppo riguardo a diseguaglianza, insicurezza e povertà oltre ad avere un elevatissimo tasso di religiosità. La particolarità degli USA sul piano sociale è che vi erano (all'atto dello studio, cioè nel 2004) più di ottanta milioni di persone prive di assicurazione sanitaria e più di cinquanta milioni con un reddito al di sotto della linea di povertà, mentre vi era (e vi è) un forte pluralismo religioso che ha dato luogo alla nascita ed espansione (anche all'estero) di molte sette religiose (tra cui le maggiori sono: Mormoni e Movimento Pentecostale).
Una tendenza inarrestabile: decremento del Tasso di fecondità della Popolazione mondiale
Il Tasso di fecondità totale è un indicatore statistico che indica il numero medio di figli per donna, utilizzato in demografia per confrontare l'ammontare di nascite tra popolazioni diverse nel tempo o nello spazio. Il grafico sottoriportato (ved. bibliografia - Roser) mostra il declino del tasso di fecondità globale (Tf) nel mondo dagli anni 1950-1955 (Tf=4,97) a quello attuale 2005-2010 (Tf=2,5) fino a quello previsto nel 2095-2100 (Tf=1,99). All'interno di ogni periodo di osservazione il tasso di fecondità è differenziato per Paese per cui, ad esempio, nel periodo 2005-2010, esso vale 5 (figli per donna) nello Yemen; 2,1 (figli per donna) negli USA, 1,6 (figli per donna) in Cina; 1,3 (figli per donna) in Italia.

Tenendo conto che il tasso di sostituzione (o rimpiazzo) nel 2015 è pari a 2,3 figli per donna (che sarebbe 2 se si tenesse conto della mortalità nella popolazione femminile infantile), tutti i paesi al di sotto di questa soglia, se non vorranno vedere la loro popolazione decrescere, saranno costretti a "importare" popolazioni più prolifiche da altre nazioni.
Max Roser
Importanza delle reti sociali religiose nei flussi migratori
L'ascesa delle grandi religioni prosociali, secondo Ara Norenzayan, è stata determinata dalla necessità di creare delle grandi "reti sociali" di persone credibili e degne di fiducia. Infatti, i gruppi religiosi sono sempre stati vigili nell'identificare e allontanare gli impostori che fingono la fede per godere dei vantaggi economici delle sue reti sociali senza pagarne gli oneri. Questo spiega la durezza delle ostentazioni di fede che venivano richieste ai credenti (flagellazioni, digiuni, tabù sessuali, ecc) e anche l'antipatia dei credenti verso persone non credenti o credenti in altre fedi. Queste reti prosociali sono state anche di supporto ai flussi migratori delle popolazioni. Come ha scritto il sociologo Charles Tilly (ved. bibliografia) "Gli individui non emigrano, i network sì". Infatti le migrazioni sono rese possibili dall'esistenza di reti fiduciarie alle quali i singoli si appoggiano per affrontare il rischio dell'emigrazione. Nessuno si avventurerebbe in un viaggio rischioso se non avesse la certezza di trovare, una volta giunto a destinazione, una rete di individui disposta a dargli sostegno nella prima fase, e queste reti sono spesso religiose, oltre che familiari ed etniche.
Mappa culturale del mondo (WVS 2015)
L'analisi dei dati del World Value Survey (WVS) fatta dai politologi e sociologi Ronald Inglehart e Christian Welzel (ved. bibliografia) afferma che ci sono due dimensioni delle variazioni culturali nel mondo:

  1. Valori tradizionali contro Valori laici-razionali

  2. Valori di sopravvivenza contro  Valori di auto-espressione

La mappa culturale globale soprariportata mostra i punteggi di varie società riguardo a queste due dimensioni. Lo spostamento verso l'alto riflette il passaggio da valori tradizionali a valori secolari-razionali e lo spostamento verso destra riflette il passaggio da valori di sopravvivenza a valori di auto-espressione. Si può notare che quanto più le società si spostano da valori tradizionali a valori razionali (secolarizzandosi), migliora anche il loro status economico con la transizione da valori di sopravvivenza a valori di autoespressione.
WVS
Per vedere una rappresentazion dinamica dei cambiamenti culturali nel mondo dal 1981 al 2015 cliccare sull'immagine
Sofri
Cliccare sull'immagine per ingrandire
Fattori all'origine dei fondamentalismi
Lo psicologo Paul Bloom (ved. bibliografia 2012), citando il libro di Robert Wright "The evolution of God",  fa notare che, sebbene le persone religiose cerchino di giustificare i loro comportamenti appellandosi alla Bibbia o al Corano o ad altri testi religiosi, le effettive forze che causano le loro azioni sono "situazionali". Vale a dire che se le persone si trovano in una relazione a "somma zero" (cioè in cui un guadagno altrui corrisponde a una perdita propria), esse cercano nei testi religiosi motivi che giustifichino l'odio e la guerra. Se invece si trovano in una relazione "a somma non-zero" (nella quale entrambi i partecipanti guadagnano) hanno modo di pronunciarsi a favore dell'amore e della tolleranza.
Questa interpretazione delle relazioni tra religioni diverse alla luce della "Teoria dei giochi" consente, secondo Bloom di spiegare comportamenti immorali, quali pregiudizi razziali, odio verso gli stranieri e, perfino, attentati terroristici. Effettivamente i fondamentalismi (non solo quello islamico ma anche quello cristiano ed ebraico) sono in crescita, ad esempio quello cristiano si sta diffondendo in Cina, Asia sudorientale ed Africa subsahariana (ved. bibliografia Jenkins), e quello islamico in Asia ed Africa (ved. bibliografia Milton-Edwards). A tal proposito il sociologo Eric Kaufmann esprime il suo pessimismo (ved. bibliografia):  

I fondamentalisti religiosi stanno per prendere il controllo del mondo grazie alla loro superiorità demografica. Viviamo in una particolare fase della storia in cui la fragilità del liberalismo laico diventerà sempre più evidente. Rispetto alla situazione attuale, l'impennata del fondamentalismo sarà percepita molto più intensamente nell'Occidente laico rispetto a quanto avviene nelle regioni in via di sviluppo. E sarà così perchè si verificherà la storica fusione tra fondamentalismo religioso e rivoluzione demografica.

Secondo l'analista politica al Parlamento Europeo Anita Orav (ved. bibliografia), il fondamentalismo religioso si fonda su precise esigenze e adotta le seguenti regole (pp. 2-3):

L'ideologia è parte inscindibile del processo di radicalizzazione. Tuttavia l'ideologia non è, da sola, decisiva ma deve essere integrata da altri fattori, quali ambiente politico e sociale, e un bisogno psicologico di identità. Usando la  religione come una narrazione utile, un quadro conoscitivo viene costruito [dal fondamentalista] sul fondamentalismo religioso e altre ideologie per creare solidarietà e aumentare la fedeltà alla cause. Il fondamentalismo religioso, spesso al centro della radicalizzazione, può essere definito come una credenza in una verità religiosa assoluta che viene sfidata dalle forze del male e che deve essere seguita oggi nello stesso modo che in passato. Essa fa affidamento su tre atteggiamenti:

  1. i credenti dovrebbero tornare a regole assolute e immutabili stabilite in passato
  2. queste regole consentono una sola interpretazione che sarà accolta dai credenti
  3. le regole religiose devono prevalere su quelle laiche


empatia
Tasso di omicidi nel mondo
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Il senso morale e il senso della giustizia sono maggiori nei paesi religiosi?

Il "senso morale" si è evoluto molto prima che le religioni si diffondessero, infatti esso deriva dalla capacità di provare empatia che è stata rilevata sperimentalmente in alcuni primati non umani e nei bambini molto piccoli, come riportano rispettivamente le ricerche di Frans de Waal e Kiley Hamlin (ved. bibliografia). Com'è noto l'empatia è la capacità di rimanere se stessi ma, allo stesso tempo, di avere la capacità di assumere la prospettiva altrui e vedere attraverso gli occhi di un'altra persona. La capacità di provare empatia verso un'altra persona sembra essere condizionata dal livello di stress dovuto al trovarsi tra estranei, secondo alcuni esperimenti condotti dallo psicologo Jeffrey Mogil (ved. bibliografia). Tuttavia grandi comunità di estranei non si sarebbero evolute con la stessa rapidità se non avessero creduto nella capacità di "sorveglianza" delle divinità. Infatti, anche se non sembrano esserci correlazioni tra un forte tasso di religiosità e una maggiore presenza di qualità morali nella relativa popolazione, la maggior parte della gente ha più fiducia in persone religiose (anche di un'altra fede) piuttosto che in persone atee. Tale convinzione è stata rilevata in un sondaggio effettuato tra il 1999 e il 2002 in 81 paesi (ved. bibliografia Inglehart), nel quale quasi due terzi degli intervistati ha sostenuto di avere fiducia nella religione, piuttosto che nel proprio governo (50%) o nei partiti (30%).


Gli Stati Uniti si caratterizzano (tra le nazioni occidentali) per la presenza di credenze religiose di tipo "dualistico", cioè con alte percentuali di persone che credono che esista Dio (96%) e anche il diavolo (76%) e allo stesso tempo sono il paese con uno dei più alti tassi di criminalità. Nonostante le correlazioni tra comportamenti criminali e credenze religiose trovate da Gregory Paul (ved. bibliografia 2005), un ruolo importante nel determinare comportamenti criminali sembra essere attribuibile alla presenza di forti diseguaglianze socio-economiche (gli Stati Uniti si differenzierebbero soprattutto per questo motivo rispetto alle altre nazioni occidentali). Altre ricerche sono necessarie per chiarire tale aspetto. A questo proposito scrive Vittorio Girotto (ved. bibliografia p.115):


Gli Stati Uniti sono la nazione occidentale meno investita dai processi di secolarizzazione che hanno caratterizzato il Novecento. Negli Stati Uniti la stragrande maggioranza delle persone crede in un dio creatore e non crede alla teoria dell'evoluzione. Per questo motivo un confronto tra gli Stati Uniti e altri paesi occidentali dovrebbe fornire indicazioni rilevanti circa i possibili effetti dei sistemi di credenze religiose e secolari. E' quanto ha fatto lo studioso americano Gregory Paul usando varie misure di devianza sociale da un lato e credenze religiose e antievoluzionistiche dall'altro lato. In questo modo ha potuto documentare una serie di correlazioni positive tra tassi di omicidio, suicidio, aborto e gravidanza di minorenni e tasso di diffusione delle credenze religiose. [...] Anche i risultati della ricerca di Paul non possono essere considerati conclusivi. In particolare è possibile che, per alcuni dei problemi sociali da lui considerati, la correlazione cruciale riguardi non le credenze religiose tout-court, ma alcuni tipi di credenze religiose.

Quali società hanno un futuro: quelle religiose o quelle laiche?

Le religioni soddisfano dei bisogni "pro-sociali" e, quando vengono abbandonate, creano un vuoto sociale e dei bisogni psicologici che devono essere riempiti. Infatti, come scrive lo psicoanalista Donald Winnicott ("Dal luogo delle origini" pp. 262-263), una certa percentuale di persone all'interno di ogni società è costituita da "individui antisociali" e quella società potrà democratizzarsi solo quando la maggioranza degli individui avrà acquisito una "maturità sociale". Scrive Ara Norenzayan (ved. bibliografia p. 244-248):


La recente diffusione delle istituzioni laiche a partire dalla Rivoluzione industriale - tribunali, autorità politiche, meccanismi efficaci per far rispettare i contratti nelle società moderne - ha sollevato lo spettro della cooperazione su vasta scala senza bisogno di Dio. In queste società laiche i Grandi Dei sono stati sostituiti dai Grandi Governi. [...]  I grandi Dei regnano supremi in luoghi dove il governo è corrotto e la fiducia nelle istituzioni scarsa; quando la fiducia nelle istituzioni cresce, la religione perde presa sulla società.


Se una società perde la funzione prosociale della religione ha dunque bisogno di incrementare la fiducia in Istituzioni quali Tribunali, Polizia, Rappresentanti Politici e, a livello individuale, negli estranei. Ma le istituzioni laiche sono costose e fragili, e richiedono una manutenzione costante se vogliono diventare (o rimanere) democratiche, dato che sono sempre soggette all'avidità e alle inclinazioni antisociali dei singoli. I singoli si organizzano in oligarchie (ad esempio, oggi nelle oligarchie finanziarie) che esercitano il potere favorendo "interessi di parte" e ostacolando la democratizzazione delle società, che necessita di un lavorìo continuo di distruzione delle oligarchie (o delle caste) che governano il paese, per favorirne la sostituzione e il rinnovamento.

La corruzione che investe le Istituzioni è l'effetto dei sentimenti antisociali di una parte della popolazione e si può definire una forma di totalitarismo. Un esempio recente è quello delle società ex-comuniste che, dopo il crollo del sistema politico sovietico, hanno avuto due diversi esiti: quelle entrate nell'area di influenza UE sono state avviate alla democrazia (seppure con grande lentezza), mentre quelle rimaste nell'area di influenza della Russia sono diventate preda dei corruttori. Nella tabella seguente vengono indicate (con molte approssimazioni) le principali differenze tra società religiose e non religiose e non è possibile prevedere oggi quale tipo di società avrà il sopravvento in futuro.

Società Religiose

Principali differenze tra società religiose e laiche
Tasso di
sviluppo economico
Attitudini sui diritti delle donne

Attitudini politiche

Tasso di fertilità
BASSO
CONSERVATRICI
PREVALENTEMENTE
CONFLITTUALI
ALTO
BASSO
ALTO
LIBERALI
PREVALENTEMENTE
PACIFISTE

Società Laiche

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Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata l' 8 novembre 2016

 
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