La religione è un meccanismo mentale evolutivo che è stato utile alla sopravvivenza? - Pensiero Critico

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La religione è un meccanismo mentale evolutivo che è stato utile alla sopravvivenza?

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Il punto chiave

All'origine della nostra credenza negli dei c'è il dualismo intuitivo con il quale separiamo gli oggetti del mondo in due categorie: oggetti fisici e oggetti mentali. Ciò ci fa credere che possano esistere corpi privi di mente e menti prive di corpo, tutte entità alle quali è possibile attribuire le caratteristiche di "agente intenzionale". Nella preistoria tale meccanismo mentale ha salvaguardato l'essere umano da potenziali pericoli: meglio essere cauti che morti. (Vittorio Girotto)

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Le grandi società attuali hanno potuto formarsi e crescere, a discapito di quelle piccole, perchè sostenute dalla credenza in grandi Dèi ai quali venivano attribuite funzioni di controllo e sorveglianza delle azioni umane. (Ara Norenzayan)
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I monoteismi hanno introdotto l'uso di denigrare gli altri dèi accusandoli di essere falsi. Di conseguenza, il monoteismo può avere inavvertitamente piantato i semi dell'ateismo: se la gente inizia a negare l'esistenza di altri dèi, è soltanto questione di tempo perchè incominci a negare l'esistenza di qualunque dio. (Marcel Gauchet)

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I motivi psicologici delle credenze religiose

La mente umana, fin dalla preistoria, ha attribuito le meraviglie del mondo naturale all'esistenza di un essere superiore (un progettista divino), e ci sono oggi delle ipotesi scientifiche sul motivo per cui ciò è accaduto e accade. Infatti, la mente umana associa la complessità di un sistema (o di una creazione naturale) all'esistenza di un progetto. Un numero crescente di ricercatori, tra i quali lo psicologo Paul Bloom (ved. bibliografia 2005), sostiene che all'origine della nostra credenza negli dei c'è il dualismo intuitivo con il quale separiamo gli oggetti del mondo in due categorie: oggetti fisici e oggetti mentali.
Questa distinzione ha dato luogo allo sviluppo di concetti di "psicologia intuitiva" (poi sfociati nella psicologia cognitiva), che ci danno la possibilità di credere che possano esistere corpi privi di mente e menti prive di corpo ai quali attribuire le caratteristiche di "agente intenzionale". Come scrive lo psicologo Vittorio Girotto:



Reagire al fruscio di un ramo mosso dal vento è un errore meno grave che non reagire al fruscio di un ramo mosso da un predatore. Come aveva notato ancora Darwin, questa tendenza potrebbe esser la base delle credenze religiose animistiche (Guthrie, 1993) e potrebbe anche essere la fonte di altre caratteristiche del pensiero sovrannaturale, come la tendenza a percepire disegni e scopi anche in oggetti che ne sono privi. [...] Questo risultato è importante e conferma le correlazioni negative, riportate in altri studi, tra grado d’intelligenza e grado di religiosità delle persone (Zuckerman et al., 2013) e tra grado di diffusione dell’istruzione in un dato paese e grado di adesione a credi religiosi (Braun, 2012). Questo risultato è stato poi replicato in una ricerca da cui è emerso che la propensione al pensiero analitico è un indice negativo della tendenza a credere nell’esistenza di entità sovrannaturali e nei fenomeni paranormali (Pennycook et al., 2012).

L'essere umano ha sempre attribuito "intenzionalità" alle cose più svariate come scrive il neuroscienziato Giorgio Vallortigara (nel libro "Nati per credere" p.92):

Noi tendiamo naturalmente ad attribuire segni di intenzionalità simil-umana alle cose più diverse, dalle nuvole agli uragani, dalle rocce ai treni e ai vulcani. E' come se fossimo ipersensibili ai segni di intenzionalità, specialmente quelli convogliati dal movimento. Ci sono buone ragioni evoluzionistiche per una tale accentuata sensibilità: meglio essere cauti che morti. E' una buona idea, in generale, interpretare un ramo spezzato come segno del recente passaggio di un nemico o di un predatore, cioè di un agente causale, piuttosto che di un fenomeno fisico naturale, come l'azione del vento.

Le difficoltà di accettazione che ha sempre incontrato la teoria della selezione naturale di Darwin sembrano, paradossalmente, dovute a un modo di pensare adattativo, utile alla sopravvivenza e che ci sembra intuitivamente corretto, creato dalla stessa teoria di Darwin. Invece sarebbe "controintuitivo" pensare che qualcosa che è complesso possa formarsi in tempi lunghissimi per effetto di innumerevoli piccole mutazioni governate dal caso e dalle richieste dell'ambiente. Quindi sembra che lo sviluppo di "funzioni cognitive" nell'essere umano abbia dato luogo a "intuizioni religiose" (ad esempio la separazione di mente e corpo) che hanno sostenuto le credenze religiose più diffuse (fede negli dei, negli spiriti, nelle anime di vario tipo). Tutto questo ha avviato una evoluzione culturale che ha reso possibile un forte sviluppo sociale attraverso la cooperazione di grandi gruppi di "estranei" (che prima si combattevano ferocemente).
I motivi neurobiologici dei rituali religiosi

Esperimenti neuroscientifici (ved. bibliografia - Newberg, Lahdimawan) hanno permesso di capire cosa avviene nel cervello umano quando si partecipa a riti religiosi, come scrive Il biologo evoluzionista Robin Dunbar nel libro "Di quanti amici abbiamo bisogno?" (p.264):


Le religioni legano le società perchè sfruttano un intero sistema di rituali che sono incredibilmente efficaci nello stimolare un rilascio di endorfine nel cervello. Esso è automatico in presenza di un dolore modesto ma continuo - e quando le endorfine raggiungono il cervello producono un senso moderato di "elevazione". Questa potrebbe essere la ragione per cui spesso i rituali religiosi comportano attività che richiedono un certo stress fisico - cantare, danzare, compiere ripetuti movimenti ondulatori, assumere strane posture come inginocchiarsi o stare a gambe incrociate, contare il rosario - e talvolta persino azioni realmente dolorose quali l'autoflagellazione. Naturalmente, la religione non è il solo modo per procurarsi una dose di endorfine. [...] Quando si prova una scarica endorfinica facendo parte di un gruppo, i suoi effetti paiono amplificarsi a dismisura. In particolare, fa sentire in sintonia con gli altri membri del gruppo. Si crea, letteralmente, un senso di fratellanza e di comunanza che non si manifesta quando si compiono le stesse azioni da soli.

La chimica del cervello potrebbe dunque aver favorito la nascita di pratiche religiose di gruppo proprio per sostenere l'esigenza di mantenere coesi gruppi di individui sempre più grandi, come ipotizza Robin Dunbar (pp. 265-266):

Il vero problema con cui tutti i sistemi di contratto sociale devono fare i conti è quello dei "free riders" - ossia di coloro i quali godono dei benefici della socialità senza pagarne i costi. Scimmie e scimmie antropomorfe fanno questo attraverso lo spulciamento di gruppo, un'attività che crea fiducia, e questa a sua volta pone le basi per le coalizioni. [...] Il problema con lo spulciamento, tuttavia, è che si tratta di un'attività uno-ad-uno, che quindi richiede molto tempo. [...] I nostri antenati dovettero trovare un metodo alternativo per conservare la coesione del gruppo. La religione parrebbe costituire il terzo elemento della trilogia dei meccanismi che hanno compensato lo spulciamento [ gli altri due sono il gossip e il riso] rendendo così possibili gli ultimi stadi dell'evoluzione sociale dell'uomo. E' importante, tuttavia, evidenziare il fatto che, se questa spiegazione dell'origine delle religioni è corretta, allora essa ha avuto inizio come fenomeno su piccola scala. Forse le prime pratiche religiose comprendevano qualcosa di simila alle danze in "trance" che si osservano oggi nelle religioni di tipo sciamanico.


Ruolo delle endorfine
cervello
La figura mostra il rilascio di endorfine (zona rossa) nel cervello di un individuo dopo 10 minuti di corsa. Le endorfine sono oppioidi endogeni rilasciati dalla ghiandola pituitaria, che si ritiene producano effetti analgesici, inducono euforia, e giocano un ruolo nel sistema di ricompensa del cervello. Le endorfine sono probabilmente responsabili della creazione di quello stato psicologico rilassato noto come "Runner's high". Le endorfine hanno un ruolo in molte attività fisiche, e potrebbero aver avuto un ruolo nella nascita di rituali sciamanici arcaici (ved. bibliografia Vitebsky) e anche in rituali religiosi odierni (ved. bibliografia Lahdimawan et Al.)
Danze per ottenere la "trance"
Danze per ottenere la "trance"dei Boscimani (attuali popolazioni di etnia San) che vivono nel sud dell'Africa da 35.000 anni
Origine delle religioni

Si stima che esistano oggi circa 10.000 religioni, e si ritiene che nuove religioni compaiano con un ritmo medio di 2-3 al giorno, ma molte si sono estinte in passato con un tasso di sopravvivenza medio di 25 anni (ved. bibliografia Barrett et Al). I gruppi religiosi più duraturi sono quelli che hanno avuto maggior successo nel mercato culturale e alimentano il "survivor bias", cioè il pregiudizio culturale che porta ad osservare solo coloro che sono sopravvissuti alla competizione e conservazione selettiva, e a trascurare quelli che non sono sopravvissuti. Lo psicologo Ara Norenzayan ha svolto un'approfondita indagine, storica, sociologica e psicologica, sui vantaggi che credere in qualche divinità ha comportato per lo sviluppo di società numericamente grandi. Egli ha condensato nel libro "Grandi Dèi" il risultato delle sue ricerche sostenendo che le grandi società attuali hanno potuto formarsi e crescere, a discapito di quelle piccole, perchè sostenute dalla credenza in grandi Dèi ai quali venivano attribuite funzioni di controllo e sorveglianza delle azioni umane. Egli scrive (p. 21):


Ecco quindi come sono andate le cose: alcuni antichi mutanti di questo stampo iniziale [cioè ominidi nei quali era già avvenuto lo sviluppo di funzioni cognitive] erano rappresentati da Grandi Dèi vigili con tendenze interventiste. I fedeli che temevano questi dei cooperavano, avevano fiducia l'uno nell'altro e si sacrificavano per il gruppo molto di più di chi aveva fede in dei indifferenziati o in quelli onniscienti. L'ostentazione della devozione e l'assolvimento di compiti difficili da eludere come digiuni, tabù alimentari e rituali stravaganti hanno ulteriormente contribuito a trasmettere ad altri le sincere credenze di questi fedeli. In tal modo ai credenti non sinceri si impediva di entrare a far parte del gruppo e minarne le basi. Attraverso questi ed altri meccanismi in grado di promuovere la solidarietà, le religioni dei Grandi Dèi hanno trasformato i gruppi di estranei anonimi in grandi comunità unite e morali tenute insieme dai sacri legami di una comune giurisdizione soprannaturale.

Inoltre, l'ipotesi di una punizione soprannaturale in presenza di atteggiamenti egoistici, viene ritenuto un adattamento evolutivo favorito dall'accresciuta capacità umana di comunicare informazioni sulla reputazione di singoli individui. Scrive Norenzayan, citando le ricerche degli psicologi Johnson e Bering (p. 196):

In una specie intensamente sociale e amante del pettegolezzo come la nostra, la sopravvivenza dipende fortemente dalla vita cooperativa del gruppo. Con l'avvento della mentalizzazione, abbinata al linguaggio, che permette di comunicare e trasmettere informazioni a persone assenti, la gente ha incominciato a scoprire e segnalare le trasgressioni sociali agli altri membri del gruppo. Commettendo azioni egoistiche si corre il rischio di essere scoperti dal gruppo sociale e di incorrere in una punizione con la conseguente perdita di fitness darwiniana.
Ripartizione % delle religioni nel mondo
aderenti religiosi
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Secondo il Pew Research Center (ved. bibliografia 2012), nel 2010 l'84% della popolazione mondiale si identificava con un gruppo religioso, cioè 5,8 miliardi su un totale di 6,9 miliardi.
Nota: per il Pew Research Center la categoria "unaffiliated" include atei, agnostici e persone che non si riconoscono in nessuna particolare religione.
Cambiamenti previsti nella religiosità dal 2010 al 2050
religiosi e atei
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truffa
Sviluppo delle religioni: dall'animismo al politeismo, e poi al monoteismo
Il passaggio dall'animismo al politeismo e infine al monoteismo avvenne molto lentamente nella storia umana e, per certi versi, non è mai terminato. Se per gli animisti gli umani erano solo una delle tante creature che vivevano nel mondo insieme a piante e animali, per i politeisti gli umani erano le uniche creature a intrattenere rapporti con le divinità, ognuna delle quali aveva una specifica funzione di aiuto. L'idolatria ha avuto molti vantaggi evidenziati dallo storico Yuval Harari nel libro "Da animali a dèi" (pp. 260-266):

Duemila anni di lavaggio del cervello monoteistico hanno fatto sì che la maggior parte degli occidentali considerino il politeismo un'idolatria ignorante e infantile. Questo è uno stereotipo assolutamente ingiusto. Se vogliamo comprendere la logica interna al politeismo, è necessario afferrare bene l'idea centrale a sostegno della credenza in molti dèi. [...]  L'assunto fondamentale del politeismo, e ciò che lo distingue dal monoteismo, è che il supremo potere che governa il mondo, che sta al di là e al di sopra degli dèi, è privo di qualsiasi interesse e pregiudizio, e dunque è indifferente riguardo ai desideri, alle attenzioni e alle preoccupazioni degli umani. E' inutile chiedere a questo potere la vittoria in guerra, la salute o la pioggia, perchè dal suo punto di vista che tutto abbraccia, non fa alcuna differenza se in battaglia vinca questo o quel regno, se una particolare città prosperi o impoverisca, se quella data persona guarisca o muoia. [...] Il politeismo contribuisce inoltre al formarsi di una tolleranza religiosa. Perchè i politeisti credono, da un lato, in un potere supremo e completamente disinteressato, e dall'altro in molti poteri parziali e caratterizzati, non c'è alcuna difficoltà per i devoti di un dio accettare l'esistenza e l'efficacia di altri dèi. [...] Il grande passo avanti avvenne con il cristianesimo. Questa fede ebbe inizio come setta esoterica ebraica, la quale cercava di convincere gli ebrei che Gesù di Nazareth era il messia da loro atteso da tanto tempo. Ma uno dei primi capi della setta, Paolo di Tarso, pensò che, se il supremo potere dell'universo ha interessi e inclinazioni, e se egli si è sentito  disposto a farsi carne e sangue e a morire sulla croce per la salvezza dell'umanità, lo dovevano sapere tutti, e non solo gli ebrei. Era dunque necessario diffondere in tutto il mondo la buona novella - il vangelo - della venuta di Gesù. Le tesi di Paolo trovarono un terreno fertile. I cristiani iniziarono a organizzare attività missionarie rivolte a tutti gli umani. [...] Rispetto ai politeisti, i monoteisti mostrarono la tendenza a essere molto più fanatici e inclini al proselitismo.

I due principali fattori demografici che avvantaggiarono i gruppi religiosi furono:

  1. Conversioni (libere o obbligate)

  2. Tasso di fecondità
Conversioni religiose
Le religioni hanno sempre offerto vantaggi economici specifici che spingevano le persone a entrare a farne parte. Ad esempio, nel funzionamento dei mercati dell'antica Grecia come in quelli dell'antica  Roma, il coinvolgimento degli dèi in veste di testimoni di giuramenti e impegni presi dai mercanti, era la base del loro corretto funzionamento. Come riportato dalla sociologa Jean Ensminger (ved. bibliografia), la diffusione dell'Islam in Africa è stata sostenuta da regole che permettevano di migliorare il tenore di vita dei convertiti incrementando la fiducia reciproca, le regole condivise di scambio e la validità delle istituzioni di credito. A partire dal secolo XI la diffusione dell'Islam ha facilitato il commercio, riducendo i costi delle spedizioni su un territorio enorme e sostenendo lo sviluppo economico di vaste regioni. La creazione di reti sociali con reali benefici economici incrementava ulteriormente le conversioni di chi voleva entrare a far parte di queste reti/commerci, ponendosi come alternativa concreta per molte popolazioni di indigenti. Inoltre le conversioni all'Islam venivano favorite e rinforzate dall'imitazione e da forti ostentazioni di fede (non far uso di alcol, evitare rapporti prematrimoniali ed extraconiugali, non mangiare maiale e fare digiuni rituali). Per gli stessi motivi, cioè incoraggiando la fiducia in altri credenti convinti di essere osservati dallo stesso dio, l'Islam ha potuto espandersi in molti paesi dell'Asia sudorientale quali Malesia e Indonesia.
Tasso di fecondità
Il successo culturale dei gruppi religiosi è stato aiutato in misura rilevante dal loro successo riproduttivo e dal rifiuto di dare diritti alle donne. Le principali società religiose hanno sempre avversato contraccezione, aborto, scelta di orientamento sessuale e omosessualità. Scrive Norenzayan (p. 216):

I devoti più fondamentalisti di una fede religiosa si impegnano molto nell'avere figli (anche se mettere al mondo figli è una cosa, investire nei figli è una questione tutta diversa).

Tenendo conto che il tasso di sostituzione (o rimpiazzo) nel 2015 è pari a 2,3 figli per donna (che sarebbe 2 se si tenesse conto della mortalità nella popolazione femminile infantile), abbiamo che il tasso di fecondità delle popolazioni laiche (che non professano alcuna fede) si mantiene al di sotto dell'indice di rimpiazzo demografico a dispetto dei forti incentivi governativi dei Paesi con un buon welfare (nella figura tratta dal report PEW il Tf dei laici è 1,7 figli per donna), mentre quello dei religiosi è al di sopra, (2,3 ebrei - 2,4 indù - 2,7 cristiani - 3,1 mussulmani) garantendo la sopravvivenza culturale del gruppo di appartenenza (ved. bibliografia Report PEW). Un esempio significativo riportato da Norenzayan (p. 217) riguarda gli ebrei europei e mostra che gli ebrei atei hanno un Tf=1,5 figli per donna, gli ebrei religiosi un Tf=3 figli per donna e gli ebrei ultraortossi d'Israele un Tf=6-8 figli per donna.
Tasso di fecondità differenziato per religione
sviluppo religioni
Tutte le popolazioni con tasso di fecondità inferiore al tasso di rimpiazzo (che nel 2015 è pari a 2), sono a rischio di estinzione
(Cliccare sull'immagine per andare alla fonte)
I monoteismi, dopo aver vinto la competizione culturale con le religioni politeiste, hanno generato l'ateismo?

Il monoteismo è una rara variante culturale tra gli agenti soprannaturali. Uno dei grandi dei di maggior successo culturale della Storia è stato quello abramitico, che col tempo è diventato un dio unico, invece la maggior parte delle religioni propone una molteplicità di dei non necessariamente "creatori". Scrive lo storico Yuval Noah Harari nel libro "Da animali a dèi" (p. 257):


Le più note religioni della storia, come l'Islam e il buddhismo, sono universali e missionarie. Conseguentemente la gente tende a pensare che tutte le religioni siano come esse. In realtà la maggioranza delle antiche religioni erano locali ed esclusive. I loro seguaci credevano in divinità e spiriti del posto, e non avevano interesse a convertire l'intera razza umana. Per quello che sappiamo, le religioni universali e missionarie cominciarono a comparire solo nel primo millennio a.C. ll loro emergere rappresentò una delle più importanti rivoluzioni della storia e dette un contributo vitale all'unificazione dell'umanità, molto similmente alla nascita del denaro e degli imperi universali.


A proposito dei monoteismi scrive Norenzayan (pp. 188-189):


I Grandi Dei sono talvolta identificati con il monoteismo e sono spesso divinità creatrici; tuttavia, non hanno bisogno di nessuna di queste due caratteristiche per risultare efficaci come osservatori soprannaturali. Penso che si tratti solo di un pregiudizio culturale che si è insinuato nello studio delle religioni a partire da una prospettiva di tipo abramitico. Un Grande Dio non deve necessariamente essere unico (ecco perchè l'enfasi sul plurale) e non deve per forza essere creatore.

L'evoluzione culturale delle tradizioni ebraica, cristiana e islamica è stata ricostruita con le osservazioni dell'etnografia comparata che riportano gli effetti delle credenze religiose sul comportamento sociale. Come ha rilevato lo psicologo Robert Wright nel libro "L'evoluzione di Dio", è successo che, nei monoteismi, costosi e frequenti rituali hanno incrementato la cooperazione e l'armonia permettendo di superare gruppi religiosi più piccoli e meno organizzati. Ma dopo aver conquistato il mondo essi hanno posto le basi per la laicità, come riporta Norenzayan (p. 247):

Lo storico Marcel Gauchet nota due sorprendenti punti di continuità tra i tre monoteismi e i processi di secolarizzazione da essi fuoriusciti. Primo, sono state le religioni monoteiste a ridurre il ruolo del sacro e del soprannaturale nel mondo materiale, confinandoli all'azione di un Dio supremo e creatore. In questo modo il mondo, che nelle religioni politeiste era considerato intriso di soprannaturale, è diventato un mondo materiale di causa ed effetto. Con il tempo questo cambiamento ha permesso, in alcune culture, di immaginare un Dio distante che ha creato il mondo ma non se ne occupa attivamente. Inoltre, è diventato possibile sondare queste relazioni di causa-effetto applicando il metodo scientifico. Secondo, i monoteismi hanno introdotto un'altra novità - l'uso di denigrare gli altri dei accusandoli di essere falsi. Di conseguenza, il monoteismo può avere inavvertitamente piantato i semi dell'ateismo: se la gente inizia a negare l'esistenza di altri dei, è soltanto questione di tempo perchè incominci a negare l'esistenza di qualunque dio.
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


Libri consigliati a chi è interessato all'origine delle religioni
 
Girotto, Pievani, Vallortigara
Norenzayan
Yuval Harari
Dunbar
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Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata l' 8 novembre 2016

 
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