Il Bias Blind Spot ci rende inconsapevoli dei nostri errori - Pensiero Critico

Cerca nel sito
Privacy Policy
Vai ai contenuti

Menu principale:

Il Bias Blind Spot ci rende inconsapevoli dei nostri errori

Teorie > Metodi > Pensiero critico
Puoi condividere questa pagina:
Il punto chiave

C'è una zona cieca nella nostra consapevolezza, chiamata Bias Blind Spot, che ci impedisce di vederci dall'esterno. Essa è tale per cui, mentre siamo in grado di vedere i comportamenti errati negli altri, non riusciamo a vedere i nostri e crediamo di esserne esenti.

Ad ognuno la sua Zona Cieca
vignetta
La percezione inconscia di se stessi è fallace
follia
Ogni persona pensa inconsciamente di essere l'unico genio in un mondo di idioti
Bias Blind Spot: il presupposto di tutti i Bias

I pregiudizi vengono considerati stupidi e indesiderabili dalla maggior parte delle persone. Tutti noi crediamo di essere obiettivi nella nostra visione del mondo e di non sottostare a nessuno dei bias che vediamo invece agire negli altri (familiari, amici, colleghi, ecc). Esiste però un Bias che fa da presupposto a tutti gli altri: è l'esistenza di una zona cieca della nostra consapevolezza, denominata "Bias Blind Spot". Essa era nota da tempo ma iniziò ad essere studiata  empiricamente alla fine degli anni '90 dalla psicologa Emily Pronin (ved. bibliografia 2002). Viene così descritta dalla Pronin (p.369):


Osservazioni quotidiane confermano l'esistenza di pregiudizi [bias] nella percezione umana. Noi troviamo che i nostri avversari, e a volte anche i nostri colleghi, vedono eventi e problemi attraverso il prisma distorcente della loro ideologia politica, della storia e degli interessi individuali o del loro gruppo, e del loro desiderio di vedere se stessi in una luce positiva. Quando tuttavia riflettiamo sulla nostra visione del mondo, generalmente rileviamo poche prove di questi pregiudizi. Abbiamo l'impressione di vedere problemi ed eventi "obiettivamente", come sono in realtà. Vorremmo concedere, forse, che alcune delle nostre opinioni sono state modellate dalla nostra esperienza personale e dall'identità di gruppo, ma sentiamo che nel nostro particolare caso questi fattori hanno condotto ad aumentare la conoscenza piuttosto che il pregiudizio.


Lo scrittore Samuel McNerney l'ha chiamato "il bias dentro il bias" (ved. bibliografia), asserendo che è come acquistare un libro su come migliorare le proprie decisioni (per evitare gli errori) e non rendersi conto che non basta aver capito razionalmente gli errori commessi dagli altri per evitare di farli propri. Infatti proprio perchè sono gli errori degli altri, possiamo "notarli" perchè non danneggiano il "nostro Ego" e la nostra identità inconscia. Secondo McNerney il motivo per cui si permane nell'errore è che il bias blind spot costruisce una polarizzazione composta da due parti: la prima parte è il bias vero e proprio sul quale ci si concentra per evitarlo (ad esempio il confirmation bias, cioè la tendenza umana a cercare informazioni a sostegno delle proprie convinzioni) e la seconda parte è il bias blind spot che sovrasta tutta l'attività di pensiero, cioè il fatto che tendiamo inconsciamente a proteggere il nostro Ego da tutto ciò che può danneggiarlo. In quest'ottica i libri su come prendere decisioni razionali sono parte del problema, secondo McNerney, perchè infondono una falsa fiducia: quella che se si conosce l'errore lo si evita. I bias sono prevalentemente inconsci così, quando riflettiamo sul nostro processo di pensiero, non possiamo (consciamente) trovare la parte mancante e "costruiamo" processi falsamente esenti da errori.
 


I pregiudizi inconsci di ognuno di noi

Il problema, difficilmente risolvibile, sembra essere quello che le persone non vogliono (inconsciamente) ammettere a se stessi i propri pregiudizi. Ad esempio, fanno notare gli psicologi Mahzarin R. Banaji e Anthony G. Greenwald nel loro libro "Blind Spot - Hidden biases of good people", nella società nordamericana c'è tuttora una discriminazione razziale nei confronti degli afroamericani che non si esplicita direttamente ma, indirettamente attraverso un "aiuto selettivo", cioè aiutando o preferendo i bianchi ai neri in molte situazioni sociali (es: assunzioni, assegnazione di servizi pubblici, posti in ospedale, ecc). Banaji e Greenwald hanno condotto esperimenti con il metodo dell' Implicit Association Test (IAT). Questo test misura atteggiamenti e credenze implicite (inconsce) che le persone non vogliono o non sanno dichiarare. Riportiamo dal sito in italiano (al quale si accede cliccando sull'immagine a fianco), la seguente espressione dei ricercatori che hanno ideato e sperimentato il test:


Molti anni fa, Fedor Dostoevskij ha scritto: “Ogni uomo ha reminiscenze che non svelerebbe a nessuno se non ai suoi amici. Ha inoltre altre questioni nella sua mente che non direbbe neanche ai suoi amici, ma solo a se stesso, ed in segreto. Ma ci sono altre questioni che l’uomo ha paura di rivelare anche a se stesso, ed ogni uomo corretto conserva un buon numero di tali questioni nella sua mente.”  Questa citazione di Dostoevskij cattura due concetti che l'IAT ci aiuta ad indagare. Primo, possiamo non avere intenzione di condividere i nostri atteggiamenti privati con altre persone. Secondo, possiamo non essere consapevoli di alcuni dei nostri stessi atteggiamenti. I suoi risultati all’IAT possono includere entrambe le componenti di controllo e consapevolezza.

Come scoprire i propri pregiudizi inconsci: Test di Associazione Implicita
discrimination
Il Test di Associazione Implicita è stato messo a punto dall'Università di Harvard. Cliccando sull'immagine si accede alla versione in italiano che consente di individuare vari tipi di pregiudizio riguardanti: Razza, Disabilità, Sessualità, Nazionalità, Genere, Colore della pelle, Peso.
blind spot
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


Commenti
Se ritenete che le tesi del "punto chiave" non vengano sufficientemente supportate dagli argomenti presenti in questa pagina potete esprimere il vostro parere (motivandolo).
Inviate una email con il FORM. Riceverete una risposta. Grazie della collaborazione.
Libri consigliati a chi vuole tentare di mitigare la sua zona cieca
 
Metzinger
Kahneman
Mario Salomi
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

Pagina aggiornata il 12 dicembre 2015

 
copyright 2012-2016 Licenza Creative Commons
I contenuti di pensierocritico.eu sono distribuiti con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.
Protected by Copyscape Web Plagiarism Check
Copyright 2015. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu