Mistificazione e demistificazione - Pensiero Critico

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Mistificazione e demistificazione

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Il punto chiave

Essere informati non è sempre una benedizione e, talora, può essere moralmente sbagliato o pericoloso. (Luciano Floridi - La rivoluzione dell'informazione p.133)

Skeptical Science
Versione italiana PDF del manuale di Skeptical Science che descrive il processo di demistificazione.
clima
Buone pratiche contro la disinformazione
tabella
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Come smascherare e contrastare la disinformazione

Secondo lo psicologo Stephan Lewandowsky (ved. bibliografia 2012) la disinformazione (deliberatamente o inconsapevolmente) proviene da almeno quattro fonti:


  1. Voci di popolo e Opere di Narrativa
  2. Governi e Politici
  3. Interessi specifici (Lobbies)
  4. Mass Media e Social Media
 

Il processo attraverso cui agisce la disinformazione, e il modo per smascherarla, viene descritto da Lewandowsky per un caso specifico (il cambiamento climatico) nel "Manuale della demistificazione - Come sfatare i miti della disinformazione" (ved. box a fianco) versione italiana del documento "The Debunking Handbook".


La "costruzione di un'opinione" nella mente di ogni persona si basa su processi mentali complessi che hanno operato magari per molto tempo. Quindi non si può pensare che sia possibile modificare quell'opinione rapidamente, dato che essa si è depositata nella memoria di lungo termine e viene continuamente rafforzata da distorsioni della valutazione causate dai pregiudizi (bias cognitivi) e da euristiche (scorciatoie mentali), quali ad esempio: confirmation bias, euristica della rappresentatività, euristica del conformismo, ecc.) e dalla fiducia riposta in certe fonti informative (persone, TV, giornali, ecc.) dovuta alla familiarità con esse.

Un buon esempio di costruzione delle credenze l'ha fornito il filosofo Charles S. Peirce nel saggio "Il fissarsi di una credenza".

Processo di de-mistificazione

La definizione che la Treccani dà della mistificazione è la seguente:


Distorsione, per lo più deliberata, della verità e realtà dei fatti, che ha come effetto la diffusione di opinioni erronee o giudizî tendenziosi, sia in campo ideologico sia, per es., nel settore del commercio e della pubblicità, al fine di trarre vantaggio dalla credulità altrui.


La mistificazione si basa quasi sempre sulla costruzione di una "narrazione". La mente di ogni persona è piena di narrazioni di vario genere, formatesi nel corso della sua vita, in un processo continuo che lo psicologo Jerome Bruner ha indagato associandolo alla costruzione dell'identità personale. Secondo Bruner (ved. bibliografia 1992) ogni persona, fin dall'infanzia sente il bisogno di dare un significato alla realtà organizzando la sua esperienza in forma narrativa.


Il primo passo, dunque, consiste nello smontaggio di questa narrazione, cercando di evitare tre effetti collaterali derivanti da questa operazione (ved. immagine a fianco):


  1. Ritorno di fiamma di temi familiari (Familiarity Backfire Effect): non bisogna parlare di ciò che si vuole confutare ma solo di ciò che si vuole sostenere

  2. Contraccolpo dell'esagerazione (Overkill Backfire Effect): occorre confutare dando una spiegazione semplice

  3. Contraccolpo della visione del mondo (Worldview Backfire Effect): occorre evitare messaggi che siano fortemente in contrasto con la visione del mondo delle persone cui è diretta la confutazione

Infine, la demolizione di una narrazione lascia un vuoto nella mente delle persone (ved. bibliografia Ecker 2011).

L'ultimo passo del processo di demistificazione consiste quindi nel riempire questo vuoto con una nuova narrazione, completa e coerente, in grado di eliminare il disagio creato dal vuoto.

Un esempio di de-mistificazione
Un esempio di demistificazione è stato condotto dallo psicologo Will Thalheimer e riguarda il "Cono di Dale" molto citato, fin dal 1946, riguardo alla capacità di memoria e di apprendimento umani (ved. immagine a fianco).

Secondo molti autori il Cono di Dale sostiene che le persone ricordano il 10% di ciò che leggono, il 20% di ciò che ascoltano, il 30% di ciò che vedono, il 50% di ciò che ascoltano e vedono, ecc.

Secondo Thalheimer, esso non è che un mito ancora oggi utilizzato da molte persone e organizzazioni, variando i dati in funzione dei propri scopi.

La demistificazione di Thalheimer ( e dei suoi collaboratori) viene argomentata nell'articolo del gennaio 2015 "Mythical Retention Data & The Corrupted Cone", ed è basata su 2 passi.

  1. Il primo passo (mythical retention chart) mostra vari grafici, presenti in letteratura, nei quali sono riportate le percentuali di ciò che si ricorda con i vari sensi. Thalheimer mostra che le percentuali riportate nei grafici sono diverse, nel senso che non vengono riportati valori univoci ma ogni autore che ha utilizzato il Cono di Dale ha variato le percentuali a proprio piacimento. Thalheimer scrive di aver verificato un centinaio di grafici, di vari autori, e tutti con valori diversi. La proliferazione di articoli contenenti immagini di coni con varie percentuali è stata così elevata da falsare la veridicità delle fonti bibliografiche.

  2. Il secondo passo (corruption of Dale’s Cone of Experience) consiste nella prova della corruzione del grafico originale. Thalheimer è infatti andato a verificare l'immagine inserita da Dale nel suo libro (Audio-visual methods in teaching - edizione 1969), scoprendo che Dale non aveva inserito nessun numero sul suo grafico originale e, anzi, avvertiva i lettori di non prendere il suo grafico alla lettera (vedi grafico originale a fianco).
    Sfortunatamente molti autori si sono lasciati trascinare dall'entusiasmo per l'efficacia didattica delle percentuali, creando il "mito della ritenzione" che ancora oggi permane, a causa della pervasività del web.
mistificazione
Un mito culturale da demistificare
Dale
Cono originale di Dale senza percentuali
cono
La mistificazione è stata prodotta dall'inserimento di percentuali arbitrarie sul cono di Dale. In tal modo ci si è avvalsi di Edgar Dale per creare dei falsi coni che non hanno alcun fondamento scientifico.
Come è difficile cambiare le credenze delle persone
Cambiare i sistemi di credenza delle persone è difficile se non impossibile, come fa notare lo psicologo Luciano Arcuri (ved. bibliografia) riguardo ai metodi per ridurre stereotipi e pregiudizi (p. 6):

Possiamo individuare tre possibili percorsi da compiere. Il primo consiste semplicemente nel cambiare i sistemi di credenze che gli individui portatori di stereotipi possiedono: ma si tratta, di fatto,  di una strada senza uscita. Le aspettative a cui le persone sono ancorate tendono ad autoconfermarsi con tutti i mezzi, per cui tentare di fornire tendenze contrarie allo stereotipo posseduto non dà risultati apprezzabili, dato che le nuove informazioni sono ignorate (Trope e Thompson, 1997), distorte (Darley e Gross, 1983), dimenticate (Fyock e Stangor, 1994), attribuite ad altri (Hewstone, 1990), oppure, se mai hanno qualche influenza, questa ha una efficacia limitata nel tempo (Rothbart e John, 1992). [...] Un secondo percorso per tentare di rendere inoffensivi gli stereotipi potrebbe mantenere inalterati i sistemi di credenze ma evitare di applicarli ai singoli individui. Anche in questo caso la battaglia è particolarmente difficile: lo stereotipo è normalmente così ben appreso e praticato, così capace di manifestarsi anche al di fuori della consapevolezza  del portatore (Bargh, 1999) da rendersi impermeabilea queste strategie di riduzione. Un terzo e forse più efficace percorso è quello basato sulla ridefinizione dei confini sociali. Quando i membri di due gruppi sociali sono in grado di considerarsi membri di un gruppo comune, stereotipo e pregiudizio possono ridursi in maniera significativa (Gaertner e Dovidio, 2000). Ma si tratta di un percorso estremamente lungo e pieno di insidie.
Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


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Libri consigliati a chi non vuole corre il rischio di credere in opinioni mistificate da interessi economici altrui
 
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Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 24 agosto 2016

 
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