Quale relazione tra Intelligenza Emotiva e Pensiero Critico? - Pensiero Critico

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Quale relazione tra Intelligenza Emotiva e Pensiero Critico?

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cervello-corpo-ambiente
Il punto chiave
Noi definiamo l'intelligenza emotiva come un sottoinsieme dell'intelligenza sociale che include la capacità di monitorare i propri sentimenti e le proprie emozioni oltrechè quelli degli altri, di discriminarli tra loro e di usare tale informazione per indirizzare pensiero e azione dell'individuo. (Peter Salovey)
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Molti dati testimoniano che le persone competenti sul piano emozionale - quelle che sanno controllare i propri sentimenti, leggere quelli degli altri e trattarli efficacemente - si trovano avvantaggiate in tutti i campi della vita, sia nelle relazioni intime che nel cogliere le regole implicite che portano al successo politico. Gli individui con capacità emozionali ben sviluppate hanno anche maggiori probabilità di essere contenti ed efficaci nella vita, essendo in grado di adottare gli atteggiamenti mentali che alimentano la produttività; coloro che non riescono a esercitare un certo controllo sulla propria vita emotiva combattono battaglie interiori che finiscono per sabotare la loro capacità di concentrarsi sul lavoro e di pensare lucidamente. (Daniel Goleman)
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La separazione artificiosa della cognizione è stata molto utile agli albori delle scienze cognitive e ha permesso di affrontare la mente da una nuova prospettiva, ma oggi è giunto il momento di riportare la cognizione nel suo contesto mentale e di riunire nella mente emozione e cognizione. La mente ha dei pensieri, oltre a delle emozioni, e studiare i primi senza le seconde non sarà mai soddisfacente. (Joseph Ledoux)
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Dati recenti confermano che l'accuratezza con cui vengono percepiti i segnali corporei e cardiaci è associata a benefici nel prendere decisioni. Inoltre, la "consapevolezza interocettiva" ha dimostrato di costituire un fattore decisivo per l'autoregolazione comportamentale in situazioni che consentono l'autocontrollo di comportamenti come il carico di lavoro fisico. Questi risultati indicano che la "consapevolezza interocettiva" è crucialmente associata all'autoregolazione del comportamento in diverse situazioni della vita quotidiana [...]. La rilevanza dei nostri "sentimenti di pancia" per la decisione, la creazione e il comportamento si manifestano soprattutto in situazioni di incertezza e complessità in cui siamo liberi di decidere sulle nostre azioni. (Beate Herbert, Olga Pollatos)
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L'amigdala può spingerci all'azione mentre la neocorteccia, leggermente più lenta - ma in possesso di informazioni più complete - prepara il suo piano di reazione più raffinato. (Daniel Goleman)
Cos'è l'intelligenza emotiva

L'intelligenza emotiva sembra una contraddizione in termini dato che, secondo il pensiero occidentale finora prevalente, le emozioni sono interruzioni disorganizzate dell'attività mentale, così potenzialmente distruttive da richiedere di essere controllate. Questa visione delle emozioni è ormai superata dalle evidenze della ricerca neuroscientifica, e in particolare della "consapevolezza interocettiva" (cioè dei segnali provenienti dal corpo). Ad esempio le neurologhe Beate Herbert e Olga Pollatos (vedi bibliografia 2012), elencano alcuni studi neuroscientifici che attestano la correlazione tra processi razionali (quali processi decisionali, previsione dei rischi, gestione dell'incertezza) ed emozioni, esse scrivono:


Gli studi comprendenti compiti decisionali e di manipolazione del rischio forniscono la prova che i deficit nella generazione e/o rappresentazione ed elaborazione dell'eccitazione fisiologica sono profondamente associati a comportamenti decisionali svantaggiosi e più rischiosi (Bechara, 2004; Bechara, Damasio, Damasio & Anderson, 1994; North & O'Carroll, 2001). Dati recenti confermano che l'accuratezza con cui vengono percepiti i segnali corporei e cardiaci è associata a benefici nel prendere decisioni (Werner, Jung, Duschek e Schandry, 2009). Inoltre, la "consapevolezza interocettiva" ha dimostrato di costituire un fattore decisivo per l'autoregolazione comportamentale in situazioni che consentono l'autocontrollo di comportamenti come il carico di lavoro fisico (Herbert, Ulbrich e Schandry, 2007b). Questi risultati indicano che la "consapevolezza interocettiva" è crucialmente associata all'autoregolazione del comportamento in diverse situazioni della vita quotidiana che sono accompagnate da cambiamenti somatici e/o fisiologici che danno luogo a "marcatori somatici" [cioè a meta-rappresentazioni degli stati corporei]. La rilevanza dei nostri "sentimenti di pancia" per la decisione, la creazione e il comportamento si manifestano soprattutto in situazioni di incertezza e complessità in cui siamo liberi di decidere sulle nostre azioni (Damasio, 1994 ). Inoltre, l'importanza delle strutture cerebrali interocettive, in particolare l'AIC [corteccia anteriore dell'insula], è stata dimostrata per la previsione del rischio ( Preuschoff, Quartz, & Bossaerts, 2008 ) e i sentimenti di valore atteso durante le decisioni di acquisto e vendita (Knutson, Rick, Wimmer, Prelec e Loewenstein, 2007). Queste intuizioni sono diventate una parte rilevante della ricerca in neuroeconomia (Loewenstein, Rick, & Cohen, 2008).


La scoperta dell'importanza dei segnali provenienti dal corpo per le funzioni cognitive più importanti, quali l'attività decisionale in condizioni di incertezza e la previsione del rischio in neuroeconomia, è stata scoperta solo di recente, a seguito di numerosi studi neuroscientifici. Queste nuove ricerche confermano l'intuizione degli inventori del termine "intelligenza emotiva", Peter Salovey e John Mayer (vedi bibliografia 1990), che inaugurarono una visione moderna delle emozioni che le vede come processi neurofisiologici che indirizzano le attività cognitive in modo adattivo. Recentemente le ricerche neuroscientifiche hanno cercato di dimostrare che la mente è qualcosa di più della semplice cognizione e che, ad occuparsi dei processi cognitivi, se ne scoprirebbe solo una parte e, forse, non la più significativa. Il neurobiologo Joseph Ledoux, autore di ricerche ventennali sulle emozioni, nel 2017 ha pubblicato un report (vedi bibliografia 2017), insieme al filosofo Richard Brown, nel quale ipotizza che le emozioni coscienti non siano qualcosa di innato e pre-programmato nel cervello, bensì che "le emozioni coscienti siano stati cognitivi derivanti da una variegata raccolta di informazioni elaborate dalle aree cerebrali superiori e nelle quali intervengono pesantemente input provenienti sia dalla memoria autobiografica sia dalle conoscenze fattuali acquisite" (vedi bibliografia Le Scienze).

La definizione che Salovey e Mayer diedero inizialmente delle emozioni e dell'intelligenza emotiva è la seguente (pp. 2-5):


Le emozioni sono risposte organizzate, che attraversano i confini di molti sottosistemi psicologici, inclusi quelli fisiologici, cognitivi, motivazionali ed esperenziali. Le emozioni tipicamente emergono in risposta a un evento, sia interno che esterno, che ha una valenza positiva o negativa per l'individuo. [...] Noi definiamo l'intelligenza emotiva come un sottoinsieme dell'intelligenza sociale che include la capacità di monitorare i propri sentimenti e le proprie emozioni oltrechè quelli degli altri, di discriminarli tra loro e di usare tale informazione per indirizzare pensiero e azione dell'individuo.


Le idee di Salovey e Mayer vengono sempre più confermate dalla ricerca neurobiologica, ad esempio, un recente report sulle ricerche di brain imaging effettuate dal neuroscienziato Georg Northoff (vedi bibliografia) mostra il legame che l'attività neurale del cervello effettua, mediante le emozioni, tra corpo, ambiente e cervello. Nella figura sottoriportata viene mostrata la relazione tra gli stimoli dell'ambiente (esterocettivi) che, collegandosi con quelli provenienti dal corpo (interocettivi), aggiungono un significato affettivo e soggettivo allo stimolo ambientale. Ciò significa che ogni persona reagisce agli stimoli dell'ambiente elaborando una risposta soggettiva che dipende dalle esperienze fatte e depositate nella propria memoria. Ecco perchè le persone, di fronte allo stesso stimolo ambientale, producono decisioni e azioni molto diverse.
Struttura dell'intelligenza emotiva
Salovey
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Struttura dell'intelligenza emotiva
emotional intelligence
Il World Economic Forum del 2017 ha evidenziato la maggiore importanza per il successo manageriale ed economico, dell'intelligenza emotiva (EQ) rispetto al quoziente intellettivo IQ.
Differenze tra persone con alta e bassa intelligenza emotiva

Il tipo dei problemi che le persone con elevata intelligenza emotiva (d'ora in avanti EQ: emotional quotient) identificano e il modo in cui li incorniciano (framing) sarà probabilmente più legato all'esperienza emotiva interna di quanto non saranno i problemi affrontati da altre persone con minore EQ. Ad esempio, gli individui con elevato EQ saranno più propensi a chiedersi non quanto ne guadagnerà la propria carriera, ma piuttosto se saranno felici in una tale carriera. Dopo aver inquadrato un problema, le persone con tali competenze potranno essere più creative e flessibili nell'arrivare a possibili alternative ai problemi. Esse saranno anche più portate a integrare le considerazioni emotive nella scelta tra le alternative che portano a una decisione. La persona dotata di intelligenza emotiva si può pensare che abbia raggiunto una forma (seppure limitata) di salute mentale positiva. Questi individui sono consapevoli dei propri sentimenti e di quelli degli altri. Sono aperti ad aspetti positivi e negativi dell'esperienza interna, sono in grado di etichettarli e comunicarli. Tale consapevolezza spesso conduce alla regolazione efficace degli affetti, sia all'interno di se stessi che nelle relazioni con gli altri, contribuendo così al benessere generale. Pertanto, la persona emotivamente intelligente è piacevole da frequentare e lascia che anche gli altri si sentano meglio. La persona emotivamente intelligente, tuttavia, non cerca il piacere a tutti i costi. Molti problemi nella vita umana possono derivare da deficit dell'intelligenza emotiva. Le persone che non imparano a regolare le proprie emozioni possono diventarne schiavi. Individui che non riconoscono le emozioni negli altri possono creare disagio emotivo negli altri, ed essere percepite come stupide o balorde ed essere ostracizzate. I sociopatici, impoveriti nella loro esperienza delle emozioni, sembrano regolare l'umore negli altri per orientarli verso i propri scopi personali. L'intelligenza emotiva coinvolge il sé. In una società fatta prevalentemente di tali individui emotivamente carenti, si potrebbe facilmente creare una cultura in cui le persone non si sentono sufficientemente premiate, e cercherebbero di regolare le proprie emozioni in modi alienanti (ad esempio alcol, droghe, gioco d'azzardo, ecc).

Come funziona l'intelligenza emotiva
La struttura dell'intelligenza emotiva riportata in figura indica la concettualizzazione dell'intelligenza emotiva fatta da Peter Salovey, i cui principali processi mentali sono:

  1. Valutazione ed espressione delle emozioni in se stessi e negli altri

  2. Regolazione delle emozioni in se stessi e negli altri

  3. Uso delle emozioni in modo adattivo

Valutazione ed espressione delle emozioni
Sebbene questi processi siano comuni a tutti, vi sono forti differenze individuali che possono essere radicate in capacità che l'individuo possiede ma non usa, le quali possono essere apprese e contribuire alla sua salute mentale. Uno dei modi attraverso cui le emozioni sono valutate ed espresse è il linguaggio, nel senso che l'apprendimento sociale sviluppa la capacità di formare proposizioni coerenti sulla base della propria introspezione. Le ricerche sull'espressione delle emozioni si è concentrata in particolare sul contenuto, espresso da specifici termini, e sulla rappresentazione valenza/eccitazione che indica la granularità emotiva.
L'incapacità di esprimere verbalmente le proprie emozioni appartiene alla ricerca psichiatrica e prende il nome di "alessitimia", cioè, nella definizione della Treccani:

Alessitimia: Disturbo che compromette la consapevolezza e la capacità descrittiva degli stati emotivi esperiti, rendendo sterile e incolore lo stile comunicativo. I pazienti alessitimici, oltre alle difficoltà nel riconoscere, nominare e descrivere i propri stati emotivi, presentano stati emotivi attenuati o completa incapacità di provare emozioni. Nella mente degli individui alessitimici le emozioni si confondono con le sensazioni corporee percepite. Se interrogati riguardo a manifestazioni quali il pianto o il riso, tali individui non riescono a ricondurle a un’esperienza emotiva riconoscibile che comprenda e giustifichi le modificazioni somatiche presentate e le sensazioni somatiche riferite. Inoltre, essi esibiscono un impoverimento del pensiero simbolico e una notevole difficoltà nell’identificazione delle emozioni altrui.

Per l'espressione non verbale delle emozioni è stata studiata soprattutto l'espressione facciale (vedi Ekman).

Regolazione delle emozioni
Gli individui possono essere motivati a cercare esperienze emotive di qualsiasi tipo, sia positive sia negative, ad esempio assistiamo a spettacoli, leggiamo romanzi, ascoltiamo sinfonie anche quando queste esperienze portano al dolore. Il dolore, però, può non essere spiacevole, ad esempio la tragedia è considerata una delle più alte forme d'arte, e l'apprezzamento estetico può coinvolgere speciali qualità di percezione emotiva e consapevolezza correlata all'esperienza interiore dell'intelligenza emotiva. Dobbiamo empatizzare con colui che viene calpestato per apprezzare i vantaggi della nostra situazione reale, e sperimentare il dolore, almeno temporaneamente, al fine di sentire la gioia. Queste esperienze estetiche ci permettono di praticare sentimenti negativi con scarse conseguenze personali, e ad evitare quelle realmente negative nella vita reale.
Il sociologo Erving Goffman descrisse eloquentemente (vedi "La vita quotidiana come rappresentazione") i modi in cui gli individui si presentano agli altri e le loro attività per controllare le impressioni su di loro.

Uso delle emozioni
Gli individui differiscono nella loro capacità di sfruttare le proprie emozioni per risolvere i problemi. Umori come ansia e depressione, per esempio, possono concentrare l'attenzione su se stessi, così come le emozioni e gli stati d'animo possono essere usati per motivare e assistere l'individuo in complesse attività intellettuali. Un aspetto centrale della personalità è l'oscillazione dell'umore in cui gli individui differiscono nella frequenza e nell'ampiezza dei loro sbalzi nell'influenza predominante. Quelli con gli sbalzi d'umore più forti subiranno cambiamenti concomitanti nelle loro stime sulla probabilità di eventi futuri. Piuttosto che limitarsi a interrompere le attività cognitive in corso, le emozioni possono aiutare le persone a ridefinire le proprie priorità interne ed esterne e allocare di conseguenza le risorse.

Importanza dell'interocezione per il pensiero critico
La consapevolezza corporea (interocezione), è sempre più ritenuta un elemento significativo nell'indirizzare i processi di pensiero umani, la presa di decisioni razionali, la valutazione dei rischi, ecc. Tale indirizzo è stato causato dalla scoperta dei neuroni specchio all'inizio degli anni '90 (Giacomo Rizzolatti) e dalle successive teorie della "simulazione incarnata" (vedi bibliografia 2006 Vittorio Gallese), che hanno aperto un intero campo di ricerca sull'intersoggettività umana, sulle sue basi neurali e sulla percezione delle emozioni. Alla luce di queste teorie l'informazione emotiva assume un nuovo aspetto, come scrive la psicologa Paula Niedenthal (vedi bibliografia 2007):

Le teorie recenti della cognizione incarnata suggeriscono nuovi modi di guardare a come elaboriamo l'informazione emotiva. Le teorie suggeriscono che percepire e pensare alle emozioni consiste nel "rivivere" in se stessi l'emozione in modo motorio, percettivamente e somatovisceralmente (denominata "incarnazione"). L'incarnazione dell'emozione, quando indotta in partecipanti umani manipolando l'espressione facciale e la postura in laboratorio, influisce causalmente su come l'informazione emotiva viene elaborata. Congruenza tra l'espressione corporea del ricevente e il tono emotivo del linguaggio del mittente, ad esempio, facilita la comprensione della comunicazione, mentre l'incongruenza può compromettere la comprensione.

La scoperta dell'importanza dei segnali provenienti dal corpo per le funzioni cognitive più importanti, quali l'attività decisionale in condizioni di incertezza e la previsione del rischio, è stata scoperta solo di recente, a seguito di numerosi studi neuroscientifici (vedi bibliografia).
La relazione cervello-corpo-ambiente guida la percezione delle emozioni
mente cervello relazioni
Secondo il neuroscienziato Georg Northoff i sentimenti emotivi sono costituiti dalla relazione cervello-corpo-ambiente. Il concetto relazionale presuppone che l'ambiente e il cervello stesso non abbiano solo un impatto strumentale e quindi indiretto sui sentimenti emotivi attraverso il corpo, ma anche un ruolo diretto, per esempio non strumentale e quindi costituzionale nel costituire sentimenti emotivi.
Distribuzione dell'EQ nel mondo
EQ
Secondo la Giunti Psychometrics il 68% della popolazione mondiale ha un EQ compreso tra 85 e 115, mentre un quoziente emotivo viene ritenuto normale se compreso tra 95 e 105.
Quoziente emotivo vs Quoziente intellettivo
emotional quotiente vs Intelligence quotient
Emotional Quotient Test (EQ)
emotional intelligence test
Sopravvalutazione del IQ Test
Test intelligenza

Gli psicologi Keith Stanovich e Richard West hanno rilevato l'assenza, negli attuali test di misura dell'intelligenza (IQ test), di una serie di abilità non-cognitive quali: abilità socioemotive, motivazione, empatia, moralità e abilità interpersonali (vedi pagina Intelligenza e razionalità). Le abilità socioemotive sembrano determinanti per avere successo nella vita, a partire dalla vita scolastica. A questo proposito scrive Daniel Goleman nel libro "Intelligenza emotiva" (p.64):


Un fatto della psicologia noto a tutti è la relativa incapacità di strumenti quali i voti scolastici, il QI o i punteggi Sat di prevedere in modo infallibile quali individui avranno successo nella vita - e questo nonostante l'aura mistica dalla quale tali strumenti sono circondati. [...] Al massimo, il QI contribuisce in ragione del  20 percento ai fattori che determinano il successo nella vita - il che lascia evidentemente l'80 per cento determinato da altre variabili. [...] Perfino Richard Herrnstein e Charles Murray, che nel loro libro "The Bell Curve" attribuiscono un'importanza primaria al QI lo hanno riconosciuto; essi stessi hanno affermato che "forse una matricola con un punteggio Sat in matematica di 500 farebbe meglio a non aprirsi il cuore alla speranza di diventare un matematico; d'altra parte, se desiderasse gestire i propri affari, diventare senatore degli Stati Uniti o fare miliardi, non avrebbe motivo di accantonare i suoi sogni... L'importanza del nesso fra i punteggi scolastici e quest'ultimo tipo di realizzazione è minimizzata da tutto l'insieme delle altre caratteristiche che l'individuo riversa nella propria vita". [...] Personalmente sono interessato a un insieme chiave di queste "altre caratteristiche", ossia all'intelligenza emotiva: si tratta, ad esempio, della capacità di motivare se stessi e di persistere nel perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni; di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione; di modulare i propri stati d'animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare; e, ancora, la capacità di essere empatici e di sperare.

Emozioni e salute mentale

Secondo il neurobiologo Joseph Ledoux gran parte dei disturbi mentali derivano da problemi emotivi. Ciò che appare alla ribalta mentale sono le emozioni travolgenti, mentre gli eventi non emotivi, quali i pensieri, fanno fatica a imporsi. Per far scomparire ansia e depressione, non basta affrontarle nella coscienza, ma bisogna scendere dove si sono formate, cioè nell'incoscio. Scrive Joseph Ledoux nel suo libro "Il cervello emotivo" (pp. 23-24):


Ci vuole igiene emotiva per conservare la salute mentale, e i disturbi mentali riflettono per lo più un ordine emotivo infranto. Le emozioni possono avere conseguenze utili, ma anche patologiche.

Conclusioni (provvisorie): le neuroscienze stanno dimostrando come dimensione cognitiva e emotiva siano fortemente interallacciate
L'influenza delle emozioni sul processo decisionale è stata largamente ignorata. Ma le ricerche neurobiologiche degli ultimi vent'anni stanno mostrando quanto siano interallacciate le dimensioni cognitiva ed emotiva (vedi bibliografia Bechara 2003, Preuschoff 2008, Loewenstein 2008). Ad esempio l'ipotesi del "marcatore somatico" del neurofisiologo Antonio Damasio è stata verificata sperimentalmente, ed essa integra l'elaborazione emotiva come componente vitale del processo decisionale (vedi bibliografia Damasio 2003).

La psicologa Linda Elder, in un suo articolo "Critical Thinking and Emotional Intelligence" (vedi bibliografia), nel 1996 aveva criticato il libro di Daniel Goleman "Intelligenza emotiva", soprattutto per il suo stile giornalistico e con l'accusa di perpetuare stereotipi, ma oggi quell'analisi è stata superata dall'esito delle recenti ricerche neuroscientifiche. La ricerca neuroscientifica sta dunque corroborando sempre più una visione della razionalità e dell'intelligenza nel pensiero umano nella direzione dell'integrazione sempre più spinta della dimensione cognitiva e di quella emotiva.
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Bibliografia (chi fa delle buone letture è meno manipolabile)


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Spesa annua pro capite in Italia per gioco d'azzardo 1.583 euro, per l'acquisto di libri 58,8 euro (fonte: l'Espresso 5/2/17)
Cosa si può fare per diventare "pensatori critici"
E' stato ampiamente dimostrato negli ultimi 30-40 anni da parecchi psicologi tra i quali Amos Tversky, Daniel Kahneman, Gerd Gigerenzer e altri, che l'essere umano crede di essere razionale ma non lo è. Quando un individuo si trova a prendere decisioni in condizioni di incertezza il più delle volte usa un "pensiero intuitivo" facendo ricorso alle euristiche, cioè a scorciatoie mentali maturate nel corso dell'evoluzione. Nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana le decisioni euristiche si rivelano giuste ma in situazioni più complesse, apparse solo con la modernità, le euristiche portano a distorsioni del giudizio (bias) che danno luogo a decisioni errate.
Secondo Daniel Kahneman (pp.464-465 di Pensieri lenti e veloci - Mondadori) il nostro pensiero intuitivo non è facilmente educabile e ostacola il riconoscimento dei segnali ambientali che in certi casi renderebbero necessario il passaggio a un pensiero razionale e critico. Un osservatore esterno è sempre meno coinvolto emotivamente di colui che prende decisioni e compie azioni. Occorre quindi impegnarsi a costruire una "società critica", nella quale ci siano "osservatori critici" che sappiano avvertirci dei pericoli insiti in certe situazioni decisionali. Questo è un compito primario delle Istituzioni che devono investire in programmi di formazione al "pensiero critico" degli educatori scolastici. A livello individuale, ecco alcune attività perseguibili:

  1. Atteggiamento critico: sforzarsi di assumere un atteggiamento critico contrastando la tendenza umana innata di saltare subito alle conclusioni e prendere decisioni impulsive. Per approfondire andare alla pagina: Atteggiamento critico 
  2. Lettura: diversi studi confermano che l'attività di lettura migliora l'attività del cervello contrastando i deficit cognitivi e l'invecchiamento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Lettura e Cervello. Inoltre, il  miglioramento cerebrale viene potenziato dalla lettura critica dei testi (non narrativi). 
  3. Apprendimento linguistico: recenti studi hanno confermato che imparare lingue diverse dalla propria (anche in età avanzata) migliora il rendimento cerebrale. Per approfondire andare alla pagina: Bilinguismo e incremento cognitivo

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Pagina aggiornata il 9 marzo 2018

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